Nel lato nord del Parco Ducale è stato dato avvio all’abbattimento di 18 alberi (12 tigli, 2 olmi, 1 frassino, 1 acero campestre, 1 cedro, 1 cercis – albero di giuda). Subitanee proteste dei cittadini hanno indotto il Comune a sospendere il cantiere a ridosso del tratto di mura farnesiane.
I nidi
La sospensione è stata decisa in via cautelativa ai fini di verificare che attualmente non vi siano nidi di uccelli sugli alberi in questione. La normativa per la protezione della fauna selvatica omeoterma (L. 157/92), nonché il regolamento comunale sul benessere animale, tutelano l’avifauna nel periodo riproduttivo e di nidificazione. In pratica è vietato tagliare o potare alberi in primavera, se vi sono nidi tra i rami con uccelli neonati.
Il progetto
Ma perché il Comune vuole abbattere 18 alberi al Parco Ducale? Va subito escluso il caso di ammaloramento o pericolosità di caduta. Il taglio è dovuto al progetto di “Valorizzazione del limite Nord Est del Parco Ducale – lavori di restauro del muro farnesiano e realizzazione parco pubblico in ampliamento al Parco Ducale – opere complementari” . Lo studio di fattibilità, che potete leggere a questo link, risale alla precedente Amministrazione Comunale (promotore, a quanto risulta, l’ex assessore Alinovi) mentre il progetto esecutivo è stato deliberato dalla giunta comunale lo scorso ottobre 2025 (proponente l’assessore De Vanna) e affidato a Parma Infrastrutture per la sua realizzazione.
In sintesi la valorizzazione consiste nel restauro del tratto residuo di mura farnesiane cinquecentesche con la realizzazione ex-novo di un camminamento nel lato interno del Parco Ducale che permetta la vista sul … condominio di pregio in corso di edificazione nell’area ex-Amnu.
È proprio il camminamento che comporta l’eliminazione del filare di alberi, la gran parte risalente al secondo dopoguerra e dunque con 70-80 anni di vita.
Va detto che il progetto prevede, in seguito, la ripiantumazione di un filare di 9 alberi, a ridosso del nuovo camminamento. Ma è un paradosso eletto a sistema.
Isola di calore
C’è anche un altro aspetto che rende questo cantiere inopportuno perlomeno nelle tempistiche. L’abbattimento degli alberi in primavera / estate, quando sono nella massima espansione le fronde, garantendo quindi un elevato ombreggiamento, da alcuni anni è sconsigliato dagli studi scientifici sulla gestione del verde in ambito urbano, poiché comporta un immediato aumento della cosiddetta isola di calore nei paraggi, fino a 7° C in più.
Consulta del Verde
A quanto risulta la Consulta del Verde non è mai stata interpellata su questo progetto di “valorizzazione” delle mura farnesiane con “demolizione” (scritto testuale nelle carte) degli alberi. La domanda sorge spontanea: a cosa serve allora la Consulta del Verde ?
La spiegazione dell’assessore De Vanna
L’assessore ai lavori pubblici, Francesco De Vanna, da noi interpellato, ha spiegato cosa è successo:
«Quel cantiere è aperto da alcuni mesi ed ha interessato altri aspetti. Non era previsto il taglio degli alberi che, comunque, qui a Parma, in base ai regolamenti comunali adottati, non si può fare in questo periodo. Dal 1° aprile fino al termine della stagione riproduttiva dell’avifauna gli interventi di potatura o abbattimento sono vietati. Su questo siamo rigorosi, l’unica eccezione è uno stato di alberatura pericolante. In questo caso specifico l’impresa ha agito di sua iniziativa senza concordare con nessuno. Appena mi hanno informato che stavano tagliando gli alberi ho avvisato Parma Infrastrutture che ha fatto interrompere i lavori, richiamando appunto il regolamento.
Quanto al seguito vedremo: ne parleremo in Consulta del Verde. Certo, gli uffici tecnici confermano che se si vuole procedere al restauro delle mura farnesiane alcune piante vanno tolte. Faremo comunque le compensazioni necessarie».
Redazione
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_9423-scaled.jpeg19202560redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-05-22 13:27:512026-05-22 15:57:12Il Comune vuole tagliare 18 alberi del Parco Ducale per “valorizzare” le mura farnesiane
Sull’onda dei controlli post-tragedia di Crans Montana nei giorni scorsi il sindaco Michele Guerra ha emesso due ordinanze (le numero 38 e 39) con cui ha disposto il divieto di organizzare spettacoli e, in generale, eventi aperti al pubblico, a due locali: il circolo Amici Artigiani in Oltretorrente e la Corte Glam a Chiozzola.
Sono ordinanze molto severe che stanno mettendo in ginocchio queste due realtà, diversissime tra loro. Sono basate sui motivi di sicurezza e, però, sono contestate dai gestori dei locali.
Il caso spinoso
Il caso più spinoso è quello del circolo Amici Artigiani noto anche come Oca Morta e affiliato all’Arci. Si trova in via Costituente 37. Poco prima dell’ordinanza sindacale il circolo Amici Artigiani aveva ricevuto, sempre dal Comune di Parma, una pesante sanzione amministrativa, a quanto pare di 5.000 euro, per una mancata comunicazione amministrativa relativa al cambio di rappresentante legale, anche se non risulta che dovesse essere obbligatoria e perentoria entro termini definiti.
Di diverso avviso, va da sé, gli uffici comunali che, per questo motivo, hanno sanzionato gli Amici Artigiani.
Va detto – per inciso – che negli ultimi mesi sono state diverse le “multe” comminate a esercizi pubblici in città, per inosservanza di norme varie, in modo estremamente puntiglioso stando alle voci dei gestori, quasi vi fosse una volontà punitiva, più che di controllo.
Questo anche a dispetto del fatto che vi fossero o meno esposti da parte dei residenti, che per la maggior parte arrivano al Comune per l’inquinamento acustico serale o notturno e che, a quanto appreso, riguardano pochi locali tra centro storico e Oltretorrente (e non i due sanzionati con il divieto di organizzare eventi di pubblico spettacolo).
I controlli
Tutto origina dalla tragedia di capodanno a Crans Montana, in Svizzera. Nei giorni seguenti il Ministero dell’Interno ha diffuso una circolare demandando a Polizia di Stato e Vigili del Fuoco di effettuare controlli su ogni locale di intrattenimento ai fini della verifica delle condizioni di sicurezza per il pubblico, in particolare su prevenzione incendi, uscite di emergenza, capienza massima.
Questi controlli a Parma sono stati eseguiti tra febbraio e marzo e, a quanto sembra, non si sono limitati alla sicurezza ma hanno scandagliato ad ampio raggio le attività commerciali, con controlli amministrativi anche da parte della Guardia di Finanza. Le risultanze sono state comunicate a vari enti, tra cui il Comune. Al momento non risulta che altri circoli Arci siano stati sanzionati né, tantomeno, siano oggetto di ordinanze di divieto o inibizione all’uso dei locali per eventi.
La storia del circolo Amici Artigiani affonda le radici nell’Ottocento. È sempre stato in Oltretorrente e a un certo momento divenne famoso per l’appellativo “Oca morta” affibbiato per celia da una donna a cui era stato impedito l’accesso, riservato ai soli uomini. Stando ai racconti all’epoca il circolo era in borgo Fiore. Nel dopoguerra i soci del circolo acquistarono il locale in via Costituente 27 che ha anche uno spazio cortilizio antistante. Il venir meno dei soci storici ha messo in difficoltà la sopravvivenza del circolo in anni recenti; il ricambio, coordinato dall’Arci provinciale, è stato garantito da un’iniezione di soci giovani che hanno rivitalizzato il luogo, ospitando eventi culturali e concerti musicali.
Ricorso in vista
Proprio qui sta l’inghippo. Stando alle relazioni tecniche il luogo non è consono per pubblici spettacoli poiché non avrebbe il certificato di prevenzione antincendio. Il fatto però è che si tratta di un circolo privato (per accedere occorre la tessera Arci) e si applicherebbe una normativa diversa da quella per locali di pubblico spettacolo in base al TULPS (Testo unico leggi di pubblica sicurezza).
Sulla base di questi elementi i dirigenti del circolo Amici Artigiani, a quanto risulta, stanno valutando un ricorso al Tar avverso ad entrambi i provvedimenti emessi dal Comune: la sanzione e il divieto di utilizzo dei locali per spettacoli.
Lo stop imposto dal Comune rischia di comportare la chiusura del circolo Amici Artigiani e, per le modalità con cui è stata condotta la cosa, ha creato un certo malumore da parte degli ambienti Arci verso l’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Guerra.
Francesco Dradi
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_9420-scaled.jpeg19202560redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-05-22 07:04:182026-05-22 09:09:46Pugno duro del Comune su circolo Amici Artigiani e Corte Glam: divieto agli eventi di pubblico spettacolo
Lo spettacolo di Francesca Mannocchi, anteprima del Festival della Lentezza
Le guerre future non sono altro che germi nel presente di chi vive senza cura dell’altro, nella sordità di chi ascolta senza empatia. La domanda da cui tutto parte è “Se voi foste nella loro stessa situazione cosa fareste? Cosa portereste con voi? Perché fuggire non è altro che sottrarre all’annientamento una piccola porzione di sé”.
Ad aprire in anteprima l’attesa dodicesima edizione del Festival della Lentezza è lo spettacolo “Crescere la guerra “ di Francesca Mannocchi all’auditorium Paganini.
Mannocchi, giornalista di frontiera, ha vissuto e soprattutto raccontato tante guerre e in questo spettacolo intreccia testimonianze e immagini, come fosse un reportage e per mettere in luce allo spettatore come sia lontana quella condizione.
Le storie di Asma, Farim, la nonna del campo profughi di Jenin, Sadia, la sposa bambina dell’Afghanistan, sono testimonianze che attraverso le loro ferite verticali cercano un’immedesimazione da parte nostra che di ferite ne abbiamo ma a differenza loro orizzontale. Il mosaico della guerra porta ad una compassione che però se non riconosce una parità tra le parti non è altro che una forma dolce di dominio. Le musiche di Rodrigo D’erasmo accompagnano il racconto, come una ninna nanna disturbante che costringe a stare sveglio chi guarda.
Il lavoro di Mannocchi non mostra speranza o redenzione, mostra quello che esiste e di come l’essere umano possa essere brutale con il suo simile. E di questa bruttura antropologica bisogna saperne, vederne, poiché, come dice un proverbio Afghano, ogni rosa ha la sua spina e se non si impara a custodire le spine, le rose saranno solo ornamento per i morti.
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/05/crescere_guerra.png657836redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-05-16 14:36:472026-05-16 14:36:48“Crescere la guerra”, germi del presente
In calce, intervista ad Alessandro Albertini, curatore e produttore delle mostre My Light Years e Seed
È un altro livello.
Il giudizio sull’arte contemporanea, di solito, non ha mezzi termini: piace o provoca rifiuto (estetico).
Ma le due mostre di Brian Eno (My Light Years all’Ospedale Vecchio e Seed ai Giardini di San Paolo, fino al 2 agosto) alzano decisamente il livello, intersecando più fattori sensoriali.
Portano a Parma un respiro internazionale come, in altro ambito, fu nel lontano 1993 andare a giocare a Wembley la finale di Coppa delle Coppe (vinta).
Solo che questa volta è Londra che rende visita a Parma e lo fa, appunto, con Brian Eno, artista e performer poliedrico che nel vernissage, davanti a un nutrito pubblico di autorità e invitati, lo scorso 30 aprile, si è lanciato in un’invettiva contro la sua Londra, definita “capitale mondiale dell’evasione fiscale”, lodando al contrario l’Italia (e Parma) per l’ospitalità e l’attenzione alla cultura e all’arte. Se pensiamo a quel che sta avvenendo alla Biennale a Venezia… con quel che è successo con il padiglione Russia, c’è fin troppa apertura, vien da dire.
L’artista impegnato, secondo Brian Eno
E la risposta Brian Eno l’ha data, in senso lato, nell’introdurre all’inaugurazione di Seed, nata dalla fascinazione per i racconti della scrittrice turca Ece Temelkuran, costretta all’esilio. Quasi dieci anni fa, Temelkuran stava scrivendo un libro difficile – Come sfasciare un paese in sette mosse – sull’erosione della democrazia nella sua terra natia, la Turchia, e sul lento avanzare del fascismo nel mondo.
«Il fascismo lo sa benissimo questo – ha detto Eno, attualizzando ai giorni nostri – e opera cercando di creare divisioni perché attraverso la divisione è in grado di controllare la storia, ti dice ciò che deve piacere oppure no e come fare a sbarazzarti di quelli che non ti piacciono. La democrazia è l’opposto: la democrazia è collaborazione, è amicizia ,è dialogo tra persone che magari anche non hanno la stessa opinione all’inizio o mai. Ecco questo è quello che vorremmo fare con questo progetto. Stare sul piatto della democrazia e non sull’altro piatto della bilancia. Noi vogliamo promuovere un futuro in cui gli esseri umani non si ammazzano l’uno con l’altro e questo lo vogliamo fare creando uno spazio speriamo bello in cui le persone si possono incontrare si possono vedere si possono parlare e si possono rispettare».
Questo è il messaggio bello spiano che ha lasciato Brian Eno; musica per le orecchie degli amministratori parmigiani. «Seed è un progetto che sta dentro la stessa filosofia che abita My Light Years, – ha detto il sindaco Michele Guerra – cioè l’idea di poter sostare in questo splendido giardino e ascoltare la poesia sonora che è stata costruita per il visitatore dentro quel messaggio che Brian Eno ha spiegato così bene, che è anche un invito a resistere a quella che è la furia del nostro tempo e a cominciare ad opporre una resistenza che sta dentro anche quella che è la fruizione estetica di occasioni come questa».
Le due mostre sono state fortemente volute dal Comune di Parma (in specifico dall’Assessorato alla Cultura, delega del vicesindaco Lorenzo Lavagetto) e abbinano il respiro internazionale di Brian Eno alla riapertura di due luoghi storici della città che trovano finalmente una loro collocazione nell’offerta culturale. Fondamentale, in questa occasione, il supporto garantito da Fondazione Cariparma e Davines. Seed è anche risultata vincitrice di un bando del Ministero della Cultura.
Le info per visitare My Light Years e Seed le trovate qui. Le mostre valgono il prezzo del biglietto, come si suol dire, e non di meno va ricordato che il terreno (ossia la capacità di apprezzare l’arte contemporanea) a queste rappresentazioni è stato ampiamente preparato dalla rassegna Parma 360, Festival della creatività contemporanea, giunto al traguardo decennale, e con tante proposte in giro per la città, fino al 2 giugno.
My Light Years – Ospedale Vecchio
L’esposizione ha un grande impatto visivo e sembra davvero ritagliata su misura per i ciclopici spazi della crociera dell’ospedale vecchio. Le installazioni visive di Brian Eno sbarluccichano come fossero una pop art 4.0. Un mix tra staticità, video e digitale in un caleidoscopio di forme e colori che mutano lentamente, quasi impercettibilmente, a sfidare la velocità strizzacervelli delle clip da social media.
Seed – Giardini di San Paolo
La combinazione tra il luogo dei Giardini (perfettamente ripuliti coi vialetti ridisegnati a puntino, le chiome maestose di tigli e querce, il terreno ricoperto da una pacciamutare di cortecce, tutto marrone senza un filo d’erba verde) nidi sonori che rilasciano cinguettii musicali composti digitalmente da Brian Eno, abbinati ai racconti (leggibili tramite qr-code) di uccelli immaginari e fantastici di Ece Temelkuran, nella quiete racchiusa dalle alte mure di San Paolo, porta a pensare a un futuro distopico della natura nell’Antropocene: un terreno brullo dove ascolteremo il suono degli uccelli riprodotto, potendone leggere le caratteristiche, vere o inventate. Quasi una premonizione sul futuro che ci attende, se l’umanità non cambierà rotta.
Intervista ad Alessandro Albertini, curatore e produttore
Alessandro Albertini, produttore e curatore indipendente classe 1978, si dedica dapprima (dal 2006) all’organizzazione di rassegne e festival musicali, per poi concentrarsi sulle attività di rappresentanza, produzione e curatela artistica, privilegiando la collaborazione con video e sound artist internazionali.
Albertini, come è nata l’idea di questa doppia mostra (My Light Years e Seed) ?
Nasce principalmente dal fatto che io già lavoravo con Brian e quindi gli sottoponevo delle idee e ce le “rimpallavamo” un po’. Ho pensato che Parma fosse il contesto giusto per ospitare la sua arte, le sue opere, la sua creatività. Abbiamo fatto dei sopralluoghi e si è innamorato abbastanza presto dei Giardini di San Paolo che lui ha visto in uno stato completamente diverso, abbastanza fatiscente. Però è l’aspetto di questo luogo chiuso nel centro cittadino, un luogo che comunque tutto sommato non è piccolissimo, ma intimo.
Un luogo stendhaliano…
Sì pare che effettivamente sia citato anche nella Certosa di Parma, non si sa con certezza. Quindi abbiamo iniziato a lavorare su un’installazione che avesse luogo qua. Ed è poi da questa creazione che è partita anche l’idea di fare la retrospettiva all’Ospedale Vecchio. Ragionando sull’installazione all’interno del giardino, è nata in lui la suggestione di adottare i racconti di Ece Temelkuran, di questi uccelli immaginari che abitassero il giardino… Al di là di tutto la trovo molto poetica questa installazione.
Ho avuto l’occasione di sentirla quasi in completa solitudine ed è veramente fantastica.
Mi sembra che il valore di questa operazione culturale sia anche la dimensione della città che la ospita, al di là che sia Parma. In una grande città forse si sarebbe diluita tra mille iniziative.
Un giornalista mi ha chiesto: perché non l’avete fatta a Milano? Ritengo che non avrebbe avuto senso in una grande città, innanzitutto perché comunque probabilmente non sarebbe riuscita a valorizzare effettivamente l’opera artistica.
Quante mostre di Brian Eno sono state ospitate in Italia?
Se ci riferiamo a “My Light Years” (la mostra ospitata presso l’Ospedale Vecchio), nessuna. È la prima retrospettiva europea di Eno e la più completa di sempre. “SEED”, invece, è la prima installazione outdoor totalmente site specific presentata in Italia; ètotalmente pensata per questo luogo: questa installazione vive qui e non potrà vivere altrove. Una cosa abbastanza importante è che che il progetto Seed ai Giardini di San Paolo è stato premiato col primo posto del PAC 2025 del Ministero della Cultura, sia per il punteggio ricevuto sia per entità del finanziamento erogato. Oltre alla realizzazione di un’installazione site specific, il progetto ne prevedela registrazione e il riversamento sul vinile: l’installazione sarà oggetto di field recording (registrazione sul campo) e sarà incisa su un vinile in unica copia. Eno ne curerà tutti i passaggi compreso l’artwork, e il risultato finale sarà acquisito in maniera permanente dalla Casa del Suono e lì rimarrà testimonianza della collaborazione con la città, quindi rimarrà traccia di questa collaborazione non dico in eterno, però comunque a lungo.
Quali sono state le difficoltà da superare?
Quando ne abbiamo cominciato a parlare si stava uscendo dalla pandemia del covid; si iniziava a parlare di riaperture, c’era una grande vitalità con l’intenzione di portare la gente fuori.
L’idea era già tutta “confezionata” ma c’era il problema della disponibilità dei luoghi. Il PNRR ha interessato altri luoghi cittadini e anche questo sito ma abbiamo dovuto attendere, peraltro questa attesa ha permesso di includere altro. C’è da dire che ogni volta che ci siamo trovati di fronte a un ostacolo io ho sempre cercato di rilanciare con qualcosa di più grosso, ancora più prezioso e quindi tutto sommato il tempo non è passato infruttuosamente ed anzi ha permesso di concretizzare questo progetto artistico che è unico, fondamentalmente concentrato sull’opera di Eno. La sua opera poi diventa l’occasione per riscoprire luoghi della città che da anni erano chiusi, quindi è bello associare comunque un progetto artistico alla restituzione di certi luoghi simbolici alla comunità.
Il profilo internazionale di queste due mostre è molto marcato. C’è qualcosa che avete preso altrove con l’intenzione di portarla qui, a parte che c’è un’anima turca che mi sembra che sia venuta fuori in modo molto evidente?
Ece Temelkuran, oltre ad essere una donna molto coraggiosa, un intellettuale molto vivace e anche una persona deliziosa. L’idea di associare un’installazione di Brian Eno ai Giardini di San Paolo mi è nata qualche tempo fa, negli anni del covid, quando Brian aveva presentato “IN A GARDEN”, installazione audio realizzata su commissione di Serpentine Galleries e con la direzione artistica di Hans Ulrich Obrist, per il Serpentine Pavilion 2021 progettato da Sumayya Vally di Counterspace ad Hyde Park a Londra. Non era stata tanto l’installazione in sé a muovere qualcosa in me, ma era stato un piccolo saggio che lui aveva scritto ad accompagnamento dell’installazione, nel quale offrira una sua interpretazione della creazione artistica e dell’arte.
Di solito, diceva Brian, si tende ad associare l’arte all’architettura, dove al centro della creazione c’è il designer, l’archistar, quindi il genio di Renzo Piano piuttosto che Philip Stark o altri grandi nomi. Brian, di contro, tende ad osservare l’arte più come una forma di giardinaggio: tu metti un seme che poi prende forme che tu magari nemmeno ti aspettavi. Non governi mai pienamente la tua creazione, che tende a prendere le sue forme in maniera quasi autonoma. Parti con un’idea e nel tempo capita che essa cambi, magari anche totalmente. SEED è il nome che ho proposto a Brian. Era come se osservassi Parma, la città nella quale sono nato, in un momento un po’ faticoso, come se avesse bisogno di un’occasione di rinnovamento. E mi sembrava che quest’immagine del gettare un seme e vederlo germogliare fosse un’immagine molto efficace e mi ha sedotto. E quindi l’idea che io ho voluto poi trasferire a Brian è stata proprio quella, cioè Parma aveva proprio bisogno di un seme e, ad inaugurazione avvenuta, ho la sensazione che possa attecchire, poi dopo dipende dalla comunità, proteggerlo, farlo germogliare e crescere.
Il suo rapporto con Brian Eno mi sembra di capire sia molto intrecciato ma con notevole autonomia. È così?
Sì, perché comunque abbiamo ruoli completamente diversi. Io non mi arrogo alcuna velleità artistica e penso che lui non abbia nessuna velleità di carattere meramente organizzativo, insomma produttivo. Indubbiamente c’è dialogo, c’è fiducia; la mia nasce dalla profonda conoscenza dell’artista, che amo e rispetto profondamente. È un artista che mi ha in qualche modo educato a una condotta di vita e a un’attività nella quale ingaggio me stesso quotidianamente, ossia la ricerca della semplicità. Il cercar di viaggiare quanto più possibile leggeri. E poi l’amore verso gli altri, che penso che sia la più grande energia che un essere umano possa avere.
Da quanti anni collaborate?
Cinque, sei anni.
Quindi non è molto; si può dire che questo progetto, Seed e My Light Years, sia venuto fuori quasi spontaneo, all’inizio del vostro rapporto?
Sì. In realtà mi sono avvicinato a lui con un bagaglio pieno, pieno di progetti, e quindi ci vorrà tempo per metterli tutti a frutto.
Francesco Dradi
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/05/77-MILLION-PAINTIGS-2-scaled.jpg17062560redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-05-14 07:15:172026-05-14 10:13:55Brian Eno accende la luce e getta i semi di una Parma internazionale
Novità sul sito del Comune di Parma. All’indirizzo Impianti per energie rinnovabili – Comune di Parma sono disponibili da qualche giorno le informazioni aggiornate relative all’installazione di impianti fotovoltaici e agrivoltaici. L’ elenco consente di consultare i progetti in corso, approvati, in valutazione, o conclusi “nell’ottica -si legge nella pagina- della massima trasparenza amministrativa”. Un’iniziativa non scontata che risponde alla richiesta di alcuni cittadini e che ha avuto da subito l’approvazione del sindaco. Oltre all’elenco in costante (si spera) aggiornamento è presente una mini-guida per orientarsi nelle procedure autorizzative e nelle competenze. Un primo importante passo per avere la possibilità essere informati sin da subito nei riguardi degli impianti foto/agrivoltaici a terra, un settore in continua espansione che può portare a situazioni di conflitto sia ambientale che con le confinanti comunità di cittadini (come nel caso di Via Setti).
Questa lista sarà probabilmente destinata ad allungarsi in conseguenza dell’imminente entrata in vigore della Legge Regionale per la “Localizzazione degli impianti alimentati a fonti rinnovabili nel territorio regionale”, cioè le cosiddette “aree idonee” la cui votazione finale da parte dell’Assemblea Legislativa è prevista per il 26/27 maggio. La normativa è fondamentale per permettere all’Emilia Romagna di raggiungere il target di produzione da fonti rinnovabili previsto dal PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima). Il primo target è stato raggiunto, ma era il più facile. Tra il 2021 e il 2025 si trattava di installare 1.851 Mw e si è arrivati a superarlo con 1.944 Mw.
Qui sotto la tabella riassuntiva nazionale:
Ma non bisogna cantar vittoria perché adesso arriva il difficile, cioè raggiungere il target del 2030 che per l’Emilia Romagna prevede il raggiungimento di 6,3 Gw (gigawatt) di potenza installata. La tabella del target 2025 sopra riportata è espressa in Mw (megawatt), che equivalgono per la regione a 1,944 Gw (1 Gw= 1.000 Mw). Si tratta quindi di triplicare nei prossimi 5 anni, dal 2026 al 2030, la produzione di energia da fonti rinnovabili rispetto a quanto installato nel lustro 2021-25.
La lista del Comune, se tutti gli impianti previsti entrassero in funzione, corrisponde a una potenza di 100.000 kw, cioè 100 Mw, il che equivale a 0,1 Gw. Una semplice equivalenza per dare un’idea di scala. Un terzo derivante dal solo progetto del Borgazzo a Coloreto. Poi naturalmente si devono considerare gli impianti sui tetti delle case e in generale su tutti i tipi di coperture (stalle, parcheggi…), quelli a biogas e gli eolici. Ma sappiamo quanti sono le difficoltà da superare, sia economiche che ambientali, per non parlare di quelli “antropici” (come il mettere d’accordo i condòmini) o puramente tecnici (tetti che così come sono non reggerebbero i pannelli o non hanno una buona esposizione solare).
Un discorso a parte si farà in seguito sulle CER, le Comunità Energetiche Rinnovabili, una strada intrapresa anche dal Comune di Parma con la Fondazione C.E.R. costituita nel luglio del 2024 e che in questi giorni è stata presentata al pubblico: www.fondazionecerparma2030.it
L’elemento fondamentale per lo sviluppo delle energie rinnovabili resta comunque l’imminente Legge Regionale sulle aree idonee. Quando sarà promulgata cercheremo di sintetizzarne e approfondirne i contenuti.
Redazione
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/05/fotovoltaico_terra_festivalasvis.jpeg350700redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-05-07 21:26:442026-05-07 21:26:45Fotovoltaico a terra, ecco l’elenco dei progetti a Parma. E siamo solo all’inizio
Al fischio di inizio la sala è mezza vuota. Una cinquantina i presenti (di cui la metà è di parte istituzionale tra consiglieri comunali, delegati, amministratori di enti, ufficio stampa e addetti vari). Il sindaco Michele Guerra dà l’avvio in Oltretorrente all’ultimo ciclo degli incontri “Giunta nei quartieri” e si capisce subito che il clima è quello disteso delle partite di fine campionato ad obiettivo raggiunto (salvezza o qualificazione alle coppe, fate voi). Tutt’altro rispetto a un anno fa, quando la platea ribolliva e furono anche urla. Un segno che questi incontri non spostano più.
Oggi, come allora, la sensazione è che la formula non funzioni (gli incontri così strutturati: il fronte degli assessori che parla in modo frontale, senza una slide, o una paginetta da distribuire al pubblico sulle cose fatte o da fare. L’anno scorso c’era un foglio-giornale dimenticabile e, appunto, non riproposto).
Appena meglio era la modalità del primo biennio: incontri a rotazione con un assessore presente in ogni quartiere; formula abbandonata poiché la gente andava solo se c’era il sindaco, il vicesindaco o l’assessore ai lavori pubblici e alla sicurezza.
Forse è anche una questione di linguaggio. Le assessore e gli assessori parlano come fossero in consiglio comunale: discorsi lunghi, infarciti di “politichese”, concretezza limitata… e i temi spinosi (i soliti: sicurezza e decoro) lasciati in fondo, quando il tempo regolamentare è esaurito, il custode preme per chiudere, e allora si va di recupero mentre l’attenzione smobilita.
C’è chi si ferma fuori per il post-partita, dove si può parlare a tu per tu con qualcuno tra assessori e delegati che si intrattiene e, incalzato, dà le risposte “vere” alla mancata soluzione dei problemi che per “bon ton” istituzionale (verso gli organi dello Stato) e per affastellamento di tanti temi non è stata data in pubblico.
Premessa doverosa
L’Oltretorrente è un quartiere vivo e vivace, ricco di proposte e socialità. Ne abbiamo scritto qui.
Altrettanto non mancano i problemi (Qui un reportage lungo, lungo su piazzale Inzani) e negli incontri pubblici, va da sé, sono sovraesposti. I cittadini non si presentano per applaudire ma per porre questioni sulle cose che, a loro dire, non vanno.
L’angolo maledetto
In questo senso sono due i “buchi neri” dell’Oltretorrente, quei punti dove si va oltre la soglia dell’accettabile convivenza sociale. Tutto sommato “due” è pochissimo e però queste situazioni si trascinano da anni, senza che si riesca a risolverle o perlomeno ridimensionarle. E lo scoramento di chi abita lì è palpabile e inscalfibile. «Siamo esasperati» dice una signora, con un tono di voce da sala da té delle cinque, che è l’antitesi di quel che trova tutti i santi giorni sul selciato stradale nel trivio dei borghi Galaverna-Marodolo-Poi. «Deiezioni (umane, ndr), sacchetti di immondizia sparsi, vetri rotti», persone sfatte che consumano stupefacenti, «non si potrebbe mettere almeno una toilette?».
L’idea di una “toilette” stabile è respinta, prima che dall’Amministrazione da altri residenti con alzate di sopracciglio, poiché potrebbe essere usata in modo improprio e forse più fuori che dentro. Però, nei pour parler a fine incontro, emerge che dei wc mobili potrebbero essere una soluzione tampone per il venerdì e sabato sera quando i locali si sovraffollano. Si vedrà.
L’altro “abisso” è il crocevia di via Imbriani con borgo Fiore e borgo Parente, definito “l’angolo maledetto”, dai residenti. Non passa giorno che non ci sia un intervento delle “volanti”: ubriaconi, diverbi verbali, litigi che qualche volta sfociano in risse. A infastidire è la costante presenza di sfaccendati, da mezzodì a tarda sera. L’infilata di esercizi alimentari a gestione di immigrati facilita la vendita di bevande alcoliche a buon mercato. C’è anche il sospetto (e ci fermiamo qui nel riportare le voci) che uno o due negozietti smercino anche altre sostanze…
Sicurezza
Il sindaco Guerra non divaga: è ben conscio della situazione “sicurezza” e la illustra in profondità, ma non potendola padroneggiare, alla fine sembra alzare le braccia. Questi i punti essenziali della sua articolata risposta, a partire “dall’angolo maledetto”.
«Quando sento dire che l’Amministrazione Comunale sottovaluta il problema, mi incaz..» «Abbiamo investito svariati milioni di euro: assunzioni per la Polizia municipale, gli street tutor che ci copiano in altre città, gli agenti di comunità (ex vigili di quartiere)». «Le zone rosse spostano il problema, ora San Leonardo sembra svaporato dalla cronaca cittadina, e poi ci siamo ritrovati più problemi nell’Oltretorrente». «Il 90% degli atti delinquenziali portano al fermo o all’arresto di chi li commette». «La criminalità è micro: spaccate, risse, bottigliate. Casi comunque che inducono uno stato continuo di attenzione». «C’è un consistente numero di persone in povertà grave, non integrate e che ogni tanto purtroppo si macchia di comportamenti sbagliati». «Più del 50% delle aggressioni sono di minorenni: c’è un ventaglio di cause, tra cui il vuoto delle famiglie. I luoghi di aggregazione giovanile ci sono ma non vogliono essere frequentati» (il sindaco intende: dai giovani problematici. E d’altronde c’è libertà di scelta, non possono essere luoghi di segregazione, ndr). «Ogni due settimane si riunisce in Prefettura il Comitato di Ordine e Sicurezza, che vede i comandi delle forze dell’ordine da una parte e il Comune e la Provincia di Parma dall’altra, e si valutano le situazioni; ad esempio dove spostare i presidi fissi dell’esercito». «Il tema sicurezza è anche politico ma il sindaco non ha gli strumenti. L’Anci, con sindaci di sinistra e di destra perché il problema è di tutti (vedi il recente omicidio a Massa, amministrata dal centrodestra, ndr) ha chiesto al governo mezzo miliardo di euro per potenziare gli organici e gli strumenti locali».
Alcol, ordinanza difficile da far rispettare
Dal pubblico il signor Elio Castrucci ricorda che un elenco dettagliato di problemi e possibili soluzioni è stato presentato lo scorso autunno in un esposto a prefetto, questore, sindaco. E non ha avuto risposta. «Le valutazioni degli organi competenti sono in corso – rassicura l’assessore Francesco De Vanna – si tratta di questioni complesse; il dialogo con i cittadini è regolare ma si può migliorare». Commento da cronista: poteva essere dato, prima di oggi, un riscontro perlomeno di ricezione e attenzione a questo esposto, firmato da un centinaio di persone.
Castrucci poi chiede esplicitamente di «vietare il consumo di alcolici in strada e di regolamentare gli orari di vendita di certi negozi». Il sindaco Guerra: «Le ordinanze ci sono e le sanzioni vengono fatte, c’è anche l’ordinanza di divieto di consumo in bottiglie di vetro, l’attività è in essere ma non vuol dire che la situazione si riesca a cambiare facilmente». Su questo punto l’argomentare del sindaco sembra un po’ debole. I residenti ritengono che controlli a tappeto, ripetuti e costanti, risolverebbero il problema. Dal lato dell’Amministrazione c’è il tema dell’impegno di risorse: servirebbero numerose pattuglie per un lasso di tempo lungo, da sottrarre ad altre attività.
A parere non richiesto del cronista è questione di priorità, che certo possono discendere da decisioni prese nel Comitato di Ordine e Sicurezza, quindi non solo del Comune.
Casa della Salute all’ex Ugolino
La scaletta degli argomenti era stata proposta dal “Laboratorio di Quartiere” (il nuovo esperimento di “consiglio di quartiere” ) e qui riportiamo sinteticamente gli altri punti.
La Casa della Salute in via Pintor diventerà una Casa della Comunità, con ulteriori servizi non solo sanitari, e sarà spostata negli spazi ora vuoti dell’ex ospedale Ugolino, in strada del Quartiere. Quando? Tempistiche vaghe: un paio d’anni. Adesso lo sforzo è sul trasferimento della casa della salute del Pablo, verso il padiglione Cattani nell’ospedale Maggiore. Tutto quanto è patrimonio gestito dalla Ausl, ma il Comune ha voce in capitolo, come si capisce dall’assessore Ettore Brianti.
Romanini-Stuard
Sarà inaugurato il 20 maggio il recupero e trasformazione con fondi PNRR in 14 alloggi della porzione di edificio in disuso da vent’anni, che era sede dell’economato del complesso Romanini-Stuard, con ingresso da via Rismondo. Gli alloggi sono destinati ad anziani parzialmente autosufficienti. Gli “altri pezzi” del Romanini-Stuard saranno recuperati a residenzialità per studenti e altri lavoratori.
Piazzale Matteotti
Partirà in estate il restyling di piazzale Matteotti, con un finanziamento di 600mila euro per rigenerare il piazzale come luogo di incontro per famiglie. Sono previste nuove alberature, giochi per l’infanzia, attrezzatura sportiva per pratica libera. Non sono previsti wc pubblici.
Piazzale Serventi
La riqualificazione di piazzale Serventi ha dato adito a molte polemiche e l’Amministrazione ha deciso di fare un concorso di idee per «trovare l’equilibrio tra desigillazione e minor variazione del numero di parcheggi – ha detto l’assessora Chiara Vernizzi – nella ricerca di aree limitrofe per tenere un saldo zero» sugli stalli di sosta. Tre progetti, su nove, sono stati scelti dall’apposita commissione, in cui era stato coinvolto anche un firmatario dell’Oltretorrente, contrario all’idea iniziale, e ora si dovrà pervenire al progetto definitivo. Le tempistiche non ci sono. Lo stesso cittadino ha chiesto che la porzione di area verde del complesso Santa Teresa convenzionata ad uso pubblico sia effettivamente resa fruibile pubblicamente ai cittadini.
Desertificazione commerciale
Il sindaco Guerra ha esplicitato una sensazione comune: «La crisi del commercio è irreversibile dovuta alla concorrenza dell’e-commerce e all’impoverimento generale. In questo contesto la nostra Amministrazione non ha rilasciato alcuna licenza per grandi superfici commerciali (intesi come ipermercati o centri commerciali, ndr) a differenza del passato. E abbiamo erogato 650mila euro in bandi per favorire il commercio tradizionale». L’assessora Vernizzi ha specificato che è allo studio un progetto per «i negozi sfitti nel tratto iniziale di via Bixio, da piazzale Corridoni a via Costituente». È seguita un’interazione con il pubblico sul problema delle vetrine abbandonate e sporche, di come favorire nuovi esercizi, di come contrastare certe tipologie di negozi, mentre l’assessora precisava che leggi e regolamenti sul commercio sono rigidi e il Comune può impedire molto poco e cerca di favorire anche l’insediamento di attività artigianali, ma non ci sono imprenditori in tal senso. Sanzioni sui negozi sfitti e incontrollati sono state fatte negli ultimi mesi, ha detto l’assessore De Vanna.
Turismo e Ospedale Vecchio
Il sindaco Guerra con un certo orgoglio ha detto che è appena partito il «lancio dell’Ospedale Vecchio» come contenitore di mostre per l’arte contemporanea, «un recupero costato 16 milioni di euro e durato dieci anni» rivendicando alla prima Amministrazione Pizzarotti la volontà di «mantenerlo pubblico e non privatizzarlo come erano le intenzioni precedenti, anche pagando delle penali». E la prima mostra, My Light Years di Brian Eno, in programma fino al 2 agosto, sta già vedendo un notevole afflusso di pubblico che valica il ponte di Mezzo, lasciando l’area monumentale del centro. «È la prova concreta che l’Ospedale Vecchio può diventare un polo di attrazione dell’Oltretorrente».
Capitale europea dei giovani in piazzale Picelli
L’assessora Beatrice Aimi ha affermato che per la Capitale europea dei giovani, l’anno prossimo, saranno individuati 8 luoghi di riferimento in città e uno sarà in piazza Picelli. Saranno impostate come Agorà contemporanee, con specifici temi di discussione e quello di piazzale Picelli sarà “Oltre la disinformazione”, con la presenza di facilitatori e media tra cui il sito di fact-checking Pagella Politica.
(dra.fra)
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_9364rid-scaled.jpeg19202560redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-05-07 15:40:572026-05-07 15:41:18Il rito stanco della Giunta nei quartieri
A Fidenza ecco due festival di cammini, letture e riflessioni per capire dove va il mondo e ritrovare uno spazio di identità personale. Si parte con il Francigena Fidenza Festival, dal 5 al 10 maggio, e si prosegue con il LSD (Libri suoni destinazioni) Festival dal 21 al 24 maggio.
Il Francigena Fidenza Festival è alla sesta edizione (in apertura, foto da una passata edizione). Il cammino è di tutti è il tema di quest’anno: è una dichiarazione d’identità che fa dell’evento uno spazio culturale aperto e partecipato, in grado di connettere dimensione spirituale e civile, tradizione e contemporaneità, comunità locale e viaggiatori da tutta Europa.
Un programma denso di spunti, tra sezione cinema (docufilm sui cammini, tra cui giovedì 7 ore 21 “Lo sguardo lento” di Bruno Palma, che racchiude trenta tappe della Francigena dal Passo del Gran San Bernardo fino a Santa Maria di Leuca) visite guidate, presentazioni di libri e conferenze in cui spiccano in particolare alcuni appuntamenti.
Sabato 9, ore 18 al Tendone Met@ Eleonora Sacco — autrice, viaggiatrice e guida in Caucaso, Asia Centrale e in alcuni paesi arabofoni — presenta il suo libro Piccolo alfabeto per viaggiatori selvatici (EDEA, 2020): un manifesto personale sull’idea di viaggio come pratica radicale, per chi sceglie di andare dove le mappe finiscono.
Sabato 9, alle ore 19.00 parte dal parcheggio alla base della chiesa di Cabriolo la camminata ad anello Cabriolo–Siccomonte–Cabriolo: 5,9 km al tramonto tra le prime alture che il viandante incontra dopo la lunga pianura, con arrivo intorno alle 20.45 e visita eccezionale della Pieve dedicata a Santo Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury. Al Teatro Magnani chiude la giornata alle ore 21.00 la lectio magistralis di Vito Mancuso, importante teologo e scrittore: Homo Viator è una riflessione sull’essenza itinerante dell’essere umano, da sempre alla ricerca di un punto fermo che, per definizione, non esiste.
Domenica 10 alle ore 7.30 il ritrovo in Piazza Garibaldi, alle ore 8.00 la partenza ufficiale di Lenti alla Meta, la camminata da Fidenza a Fornovo Taro a cura del Gruppo Podistico il Quadrifoglio: un inno alla lentezza, all’attraversamento del paesaggio e alla partecipazione collettiva. Al rientro, alle ore 11.00 in Piazza Garibaldi, un pasta party a base di prodotti Barilla, con il supporto della Protezione Civile di Parma e Fidenza.
Il festival è organizzato dal Comune di Fidenza in collaborazione con l’Associazione Europea delle Vie Francigene (AEVF), con la cura organizzativa diLibera Officina Culturale ed Eventi22 e con il sostegno dell’Università degli Studi di Parma, della Diocesi di Fidenza e di Destinazione Turistica Emilia.
LSD FESTIVAL Libri Suoni Destinazioni invece si svolgerà presso la Corte e il Palazzo Ex Orsoline Spazio Of, a Fidenza. Rompiamo le righe è il titolo dell’edizione di quest’anno, con un programma immersivo di tre giorni con presentazioni di libri, conversazioni, concerti, mostre e laboratori, tutti ad ingresso gratuito.
Tra gli ospiti: venerdì 22, ore 18.30 Simone Pieranni, giornalista di Chora Media, podcaster e scrittore, esperto di Cina, che presenterà Lo specchio americano. Lo sguardo della Cina sugli Stati Uniti; sabato 23, ore 15 Mattia Insolia che presenterà l’ultima sua opera, La vita giovane (Mondadori, 2026), in cui tratta il tema di chi siamo prima di diventare noi stessi. Appena trentenne, l’autore scrive una storia da una posizione eccezionale, quella di chi ha il talento e l’esperienza per raccontare la sua generazione dal di dentro; domenica 24, ore 17 Pietro Del Soldà, filosofo e voce tra le più riconoscibili del panorama culturale italiano, conduttore di “Tutta la città ne parla” su Rai Radio3, presenta Amore e libertà. Per una filosofia del desiderio (Feltrinelli, 2025), un viaggio filosofico nel cuore del desiderio come esperienza di libertà, alla ricerca di un modo più consapevole di vivere l’amore.
Grande attesa (sabato 23, ore 16) per l’ospite centrale di questa edizione: Marco Damilano, giornalista, scrittore, editorialista di «Domani», conduttore del programma Il cavallo e la torre su Rai 3, che presenterà Noi siamo i tempi. La Chiesa di Francesco e Leone nel mondo a pezzi di prossima uscita per Mondadori. Attraverso interviste e testimonianze inedite, Damilano ricostruisce il progetto dei due papi venuti dalle Americhe, geopolitico, ma soprattutto culturale. Sono le «cose nuove» del XXI secolo di un cattolicesimo sempre in missione, impegnato contro ogni fondamentalismo, che, nel cuore dell’Occidente in guerra, lotta per una pace «disarmata e disarmante». Con il rischio di restare una voce inascoltata, di trovare piazze vuote e chiese deserte, nella crisi della fede. Di fronte ai capi delle Nazioni che ripetono ossessivamente prima noi, prima i nostri, prima il nostro Dio, dire «tutti, tutti, tutti», accogliere e salvare tutti, è oggi il messaggio più radicale, eversivo, evangelico.
LSD Festival è un progetto a cura di Simona Cini, Fabrizio Cesario, Manuela Copercini, Annalisa Zilioli, in collaborazione con Ass. L.O.C. Libera Officina Culturale, realizzato con il contributo del Comune di Fidenza e Fondazione Cariparma, con il patrocinio di Comune di Fidenza e Regione Emilia-Romagna.
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/05/crocevia-francigena.jpg13291772redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-05-06 14:55:482026-05-06 14:55:50A Fidenza, Francigena e LSD: due festival in cammino, in un mondo turbolento
Quattrocento insulti razzisti. Quattrocento commenti che sono al vaglio dei legali, passibili di denuncia e risarcimento danni.
Victoria Oluboyo sul suo profilo Threads (social network di Meta) è stata bersaglio di una shit-storm (letteralmente: tempesta di merda) sotto un post dove celebrava il 25 aprile con un suo ritratto in corteo, definendosi “la faccia fiera di chi si dichiara antifascista da oramai 32 anni 🇮🇹” .
La “colpa” di Victoria non è tanto di aver celebrato la Festa di Liberazione dell’Italia dal nazifascismo (anche quello, eh) quanto di essere una giovane donna di pelle nera, per giunta italiana.
A Parma è abbastanza conosciuta: consigliera comunale nel Partito Democratico, di cui fa parte della Direzione nazionale, sostenitrice della segretaria Schlein. Italiana dalla nascita, la sua famiglia è di origine nigeriana. Laureata in giurisprudenza all’Università di Parma, ha vinto un concorso ed è funzionaria nella Pubblica Amministrazione.
Lo scorso 1° ottobre Oluboyo manifestò a favore della Global Sumud Flotilla e per la Palestina. Per questo motivo, a seguito di un esposto, è stata indagata dal procuratore D’Avino, assieme ai compagni di partito Bonetti, Corsaro e De Vanna e ad altre 17 persone, per concorso nel reato di interruzione di pubblico servizio, conseguente all’occupazione dei binari ferroviar. Qui il riassunto della vicenda. Per inciso, se ve lo state chiedendo: sono trascorsi due mesi dall’avviso di garanzia e tutto è fermo. Gli indagati hanno le memorie difensive pronte ma non sono ancora stati chiamati dai magistrati per chiarire la loro posizione.
L’ingiuria a sfondo razziale è stata depenalizzata dieci anni fa, ma resta un illecito civile che permette di chiedere il risarcimento danni. Ed è quello che farà Oluboyo, anzi sta già facendo. Il suo avvocato ha sporto denuncia e la questura, in collegamento con la polizia postale, è già al lavoro per individuare, una ad una, le persone fisiche che si nascondono dietro i profili social.
Oltre la metà degli insulti provengono da profili anonimi, ma in diversi non si sono fatti problemi a utilizzare il profilo personale per lasciare impropri e invettive. Da una rapida analisi emerge questa profilazione media dei “leoni da tastiera”: maschio, bianco, di mezza età, tendenzialmente di destra, sparsi sul territorio nazionale. Pochi quelli di Parma, ma ci sono.
A quanto pare alcuni, resisisi conto, hanno cancellato i commenti, perlomeno quelli più ignobili. Ma gli screenshot erano già stati fatti e le attività di indagine permetteranno di risalire alla gran parte, se non a tutti.
Lo stesso post di Victoria Oluboyo su Instagram è passato quasi inosservato, mentre non è stato pubblicato su facebook. Viene da chiedersi cosa sarebbe stato sul social network più popolare, visto il tenore dei commenti indignati, e alcuni inqualificabili, sotto il post su facebook della testata Parma Today, indignati sì, ma contro la solidarietà espressa dal sindaco Guerra a Oluboyo. E in questo caso la gran parte sono commenti di parmigiani.
Ma d’altronde non diciamo nulla di nuovo. In questa deriva ci sono precise responsabilità di Meta (la società dei più diffusi social network) e dai responsabili degli account che non esercitano alcune moderazione sui commenti, per ignavia o per la ricerca di qualche clic in più.
Da rimarcare anche che le vittime degli insulti sono in larga prevalenza donne, specie coloro che prendono posizione pubbliche.
Dunque, quando la soglia della sopportazione viene superata (sempre che sia accettabile considerare che vi sia una soglia) è giusto procedere con la richiesta di risarcimento economico per danni morali.
“L’odio si paga, ho voluto denunciare per questo motivo. – ha detto Victoria Oluboyo in un’intervista – La gente anche per questi commenti d’odio si toglie la vita; io ho le spalle larghe, ma dobbiamo essere attenti ai messaggi che mandiamo online, dobbiamo essere un esempio per le seconde generazioni”.
(dra.fra)
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_9338.jpg17391290redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-05-02 07:06:272026-05-02 07:06:29Quattrocento insulti razzisti a Victoria Oluboyo
Il libro di Tito Pioli nel ricordo di Mario Tommasini
Pagare con i fiori: che cosa assurda! Pagare con i fiori è una roba da matti!
Fa ridere e, infatti, la gente ride quando Tito Pioli legge:“Quindici gerbere per comprare una bicicletta. Così diceva Mario Sini: nel nostro paese si paga coi fiori. Un cellulare gli dai un giglio, un trilocale tre girasoli, una visita medica dall’urologo gli dai una violetta”.
“Paghiamo coi fiori” è un capitolo del libro “Mondo Matto” scritto da Tito Pioli già anni fa e ora pubblicato dalla Nuova Editrice Berti, e presentato nei giorni scorsi all’Oltrelab, crocevia tra bar e locale da happening, gremitissimo per l’occasione.
Il reading di Pioli, con gli intermezzi della cantante e musicista Annamaria Senatore e della compagnia Anellodebole, rientrava tra gli appuntamenti per i venti anni dalla scomparsa di Mario Tommasini che ha fatto tante cose ma, su tutte, è ricordato per la chiusura del manicomio di Colorno e la liberazione dei matti, in tutta Italia, in combutta con lo psichiatra Franco Basaglia.
Al proposito all’Ape Museo è stata prorogata fino al 10 maggio “Manicomio Occupato!” la mostra documentario-fotografica sull’occupazione dell’Ospedale Psichiatrico di Colorno nel 1969.
I fiori e i matti. Per serendipità, dal podcast “Camminare fra le donne” di Sara Poma (Chora Media), traiamo questa frase: Alda Merini (ricoverata nell’ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano dal 1964 al 1972) dice riguardo a quel periodo: “Quando la legge Basaglia ci ha aperto i cancelli e abbiamo visto le rose, le abbiamo mangiate. Avevamo fame di prati e di libertà”.
Possiamo fare parallelismi, anche arditi? Naturalmente sì, sulla nostra testata.
Ritornando all’Oltrelab. “Possiamo banalmente ricordare Mario Tommasini come un personaggio politico – dice Giovanni Ronchini, critico letterario, nella prolusione – che però aveva una visione con portata poetica” ed è una naturale conseguenza che sia stato proprio “Tito Pioli, con la sua prosa inconfondibile in un libro capovolto, scaravoltato, che rovescia le regole” a riprenderne il pensiero ma attenzione, avverte Ronchini, “Mondo matto non è una biografia, né un saggio realista; il personaggio di Mario Sini (protagonista del racconto) è ispirato ma non è Mario Tommasini e anzi ricorda tantissimo San Francesco d’Assisi. Si narra di una sua conversione radicale, da un mondo borghese, conservatore aderisce ad un altro sistema di regole, quello del mondo dei diseredati e dei reietti e ne subisce lo stesso trattamento”.
Non a caso Mario Sini è scacciato a botte dalla città che non accetta il pagamento in fiori, e trova rifugio nel paese di Barbiano dove il sindaco Lecca, al contrario, ha stabilito i fiori come mezzo di pagamento.
Nella visione immaginifica di Pioli le persone reali assumono poteri taumaturgici e, in fondo, sono omaggi alla dirittura morale con tanto di nome e cognome e, accanto appunto al Mario (Tomma)Sini finiscono Fabrizio Leccabue e Alessandra Belledi, contro le mummie del potere nell’adorazione del denaro.
“La rovina di questa città – legge, infine, Tito Pioli dal suo libro – sono le old gang, questa è la città del museo delle mummie umane senza espressione; i nervi e i muscoli cominciano a muoversi solo quando parli di soldi; 500 euro si muovono cinque muscoli del viso; 5.000 euro si muovono dieci muscoli del viso; Mario Sini è stato arrestato per aver causato per decine di volte disordine pubblico (ad esempio: nel duomo di Orvieto la gente guardava i matti in gita e non più l’inferno di Luca Signorelli)e lui ha dichiarato non c’è niente di impossibile: voi siete matti, noi siamo normali”.
Scatta l’applauso convinto e liberatorio, magari fosse così facile.
E però per scardinare lo status quo ci vogliono idee folli e volontà di ferro. Come le aveva Tommasini. Senza sconfinare nell’agiografia, ha ragione Marco Boschini, anfitrione dell’incontro e direttore artistico del Festival della Lentezza: “Tutte le volte che qualcuno organizza un’iniziativa per ricordare le opere e i progetti di Mario Tommasini la città si attiva, si popola”.
Non c’è dubbio che sarà un successo anche la prima visione del docufilm “Mondo Matto – Un viaggio per Mario Tommasini”, in programma giovedì 4 giugno al Cinema D’Azeglio. Docufilm in corso di lavorazione a cura di Maddalena Tasca e Vincenzo Picone della compagnia Anellodebole. Per sostenere il docufilm è attivo un crowdfunding: https://sostieni.link/40048 .
(dra.fra)
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/04/IMG_9300-scaled.jpeg14252560redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-04-29 15:32:122026-04-30 15:17:52Pagare con i fiori: è un mondo matto
Anteprima il 15 maggio “Crescere la guerra” di e con Francesca Mannocchi
La lentezza è un invito prima che un festival, giunto alla dodicesima edizione. È un po’ questo il refrain emerso dai molteplici interventi nella conferenza stampa di presentazione del Festival della Lentezza, organizzato dalla Turbolenta Aps con tanti partner pubblici e privati, che si terrà dal 5 al 7 giugno alla Casa della Musica, in piazzale San Francesco (in apertura foto del festival l’anno scorso) e nei dintorni: piazzale Salvo D’Acquisto e Borgo delle Colonne. L’intero programma è consultabile sul sito lentezza.org.
Un’anteprima d’eccezione è in programma venerdì 15 maggio: Crescere, la guerra uno spettacolo di e con Francesca Mannocchi (giornalista de La Stampa) con musiche di Rodrigo D’Erasmo. Quanto mai attuale con i conflitti in corso in Medio Oriente che tengono il mondo con il fiato sospeso. Mannocchi intreccia voci e testimonianze per mettere in luce il punto cieco della nostra umanità: l’indifferenza. Una riflessione profonda sul tempo, la memoria e la responsabilità collettiva. All’Auditorium Paganini (biglietto 35 € – prevendite qui).
Il claim del 2026 del Festival della Lentezza è “Tutti giù per terra” perché il filo conduttore sarà il “gioco” e dunque grande spazio ai bambini (e a chi vorrà tornare ad esserlo) con Orso Ludo, Parma Gamers, Spazio 84, Artetipi, Trickster-p, Micro Macro ets e altri ancora, tra cui la costruzione di una parata di cartone a cura di Circolarmente.
Lentezza ma programma rutilante di eventi e ospiti, tanto che quest’anno viene abolita la prenotazione, per ampliare la possibilità di scegliere all’ultimo momento a cosa assistere. Quattro o cinque incontri saranno a pagamento (da 5 a 15 €) perché i costi sono alti e una compartecipazione al pubblico è richiesta. Tra gli ospiti ne segnaliamo alcuni più di grido (ognuno con incontro dedicato): venerdì 5 giugno trovate Jacopo Veneziani e Vittorio Gallese; sabato 6 giugno: Riccardo Iacona, Elena Granata, Andrea Pennacchi; domenica 7 giugno: Viola Ardone e gran chiusura con Nada in concerto.
Il festival della Lentezza è stato presentato da Davide Spaggiari, presidente di Turbolenta: «È una resistenza culturale più che mai necessaria». Sono intervenuti il presidente della Provincia di Parma, Alessandro Fadda: «È un invito a rallentare, riprendersi un po’ di tempo, riflettere, approfondire, conoscere meglio», il vicesindaco del Comune di Parma, Lorenzo Lavagetto: «Ci dà chiavi di lettura sul mondo e incontra una notevole domanda di approfondimento da parte della cittadinanza» mentre Franco Magnani, presidente della Fondazione Cariparma ha sottolineato come «la lentezza è un invito a riflettere prima di parlare», ricordando il suo tempo in scadenza (due anni ancora di mandato) e invitando tutti il 14 maggio all’apertura della nuova sede della Fondazione Cariparma, in piazzale Santafiora. Poi l’intervento di Serena Pelosi di Chiesi group, main sponsor del festival che «promuove cultura, dialogo, sviluppo del territorio, che sono i nostri obiettivi». Brevi interventi anche da Artetipi, Orso Ludo, Spazio 84, Saltatempo prima delle conclusioni del direttore artistico del Festival Lentezza, Marco Boschini: «Il programma ha un suo equilibrio per far sentire a casa il pubblico, tra ospiti di livello e laboratori. Quest’anno il Festival è incentrato sul gioco, un tema sottovalutato dal mondo degli adulti, in un contesto dove non ci guardiamo più» andando di fretta.
Tra le innovazioni, una collaborazione con Parma Aut per rendere il festival più accessibile, con una sala di decantazione riservata a chi ha bisogno di momenti più lenti e meno affollati. E un ricordo di Mario Tommasini con la proiezione del documentario a lui dedicato dalla compagnia Anello Debole, giovedì 4 giugno al cinema D’Azeglio.
In concomitanza con il Festival della Lentezza anche quest’anno ci sarà, negli stessi giorni e nel centro di Parma, il Festival della Serie A. Cacofonia esemplificativa delle contraddizioni sociali e culturali, e dunque politiche, nel frullatore in cui ci muoviamo e in cui si fatica a trovare una direzione: tra l’elogio della lentezza da una parte e, dall’altra, la passione per un calcio malato e forse in declino (vedi “arbitropoli”, Italia fuori dai Mondiali, il campionato più brutto degli ultimi anni). Peraltro, volendo leggervi una correlazione, il calcio giocato dal Parma di Cuesta è stato un simbolo di attesa e lentezza, nessuna concessione estetica al gioco, ma spietatamente efficiente nel raggiungere il risultato. In antitesi con l’imprinting del Festival Lentezza, dove lo scopo del gioco vuole essere il divertimento puro e semplice.
“O tempora, o mores!” dicevano gli antichi.
(dra.fra)
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/04/Strega2.jpg6671000redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-04-28 17:30:382026-04-28 17:30:40Pronti a rallentare? Dal 5 al 7 giugno Festival della Lentezza (con una concomitanza)
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