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Il Trianon ritrovato e la maggioranza silenziosa

29 Luglio 2026/1 Commento/in Diario della Duchessa, Opinioni/da redazione

Caro Diario,

dopo un’attesa da far parere brevi i cantieri della Cattedrale, l’isolotto del mio amato Giardino ha finalmente ritrovato la sua legittima sovrana. La Fontana del Trianon, che al tempo del mio regno troneggiava all’ombra dell’augusta magione di Colorno, è tornata a zampillare, restituendo l’antico aspetto a quella peschiera che per troppi mesi è parsa un desolato acquitrino in secca.

Certo, la cerimonia ha brillato per quella mesta sobrietà che i moderni governanti, non più avvezzi all’arte della celebrazione, scambiano per virtuosa discrezione: nessun nastro da recidere, brindisi o effetti pirotecnici, i sudditi si sono accontentati delle solite, fortunatamente brevi e puntualmente dimenticabili, orazioni delle autorità: dal Primo Cittadino ai suoi solerti Assessori, fino al Comandante dei Carabinieri, acquartierati tra le avite mura che dominano il Giardino. Ma la vera notizia, caro Diario, non stava su quel modesto palco. Era riposta sulle sponde del laghetto, tra le centinaia di persone accorse per vedere l’acqua tornare a fluire.

Vi erano, è vero, i soliti volti noti della politica, maestranze e scrivani municipali e alcuni notabili cittadini. Ma la folla era per lo più composta da plebe e borghesia di ogni età, giunta al solo scopo di rimirare la fontana risorta. Un momento di appartenenza, giacché per questa città il Trianon non è una semplice opera del Settecento, nata dall’ingegno artistico che solo quei secoli hanno saputo donare, ma un custode di ricordi. Dai rampolli del Gotha al più umile dei parmigiani, ognuno conserva la memoria di un pomeriggio d’infanzia trascorso a gettar briciole ai pesci o a giocare tra i vialetti sotto le fronde ombrose.

In questa piccola adunata, tuttavia, ho notato un dettaglio ancor più prezioso. A sentire le quotidiane lamentazioni che corrono su quelle “reti sociali” dove demagoghi e aspiranti tribuni – gretti come carrettieri e reazionari quanto un nobile della Restaurazione – strepitano di “degrado”, “emergenze” e ruina imminente, parrebbe che Parma sia una nave alla deriva. Sia chiaro, persino dall’empireo il mio augusto sguardo scorge le magagne su cui chi governa dovrebbe profondere ben altro impegno. Eppure ieri attorno alla peschiera si è palesata la vera città, quella maggioranza discreta che non bercia nei baccanali digitali: cittadini che sanno indignarsi quando le cose non funzionano, ma che conservano ancora la grazia di fermarsi, riconoscere e applaudire un lavoro ben eseguito, con una semplicità d’altri tempi, che temevo smarrita per sempre. Il restauro del Trianon non era forse l’urgenza precipua per le sorti del Ducato, e ammetto che i ritardi accumulati avrebbero meritato qualche frustata ai capomastri, ma la giornata di ieri ha dimostrato che la bellezza ritrovata e la memoria sono un collante potente per il popolo che mi fu suddito.

Maria Luigia d’Asburgo Lorena

Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/07/Duchessa_trianon_01.jpeg 843 1600 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-07-29 07:06:322026-07-29 07:06:33Il Trianon ritrovato e la maggioranza silenziosa

Parma, uscio di servizio per il gran ballo a Reggio

14 Maggio 2026/3 Commenti/in Diario della Duchessa, Opinioni/da redazione

Caro Diario,

che bizzarro destino quello della mia diletta Parma! Una città che si pettina e si imbelletta ogni mattina davanti allo specchio della storia, convinta che il mondo intero le dedichi ognora pensieri e sospiri, per poi scoprire — ah, l’umiliazione! — di essere stata ridotta al rango di una misera stazione di posta.

Pare che Catherine, la giovane consorte dell’erede al trono britannico — una Middleton, mi dicono, casata le cui radici fatico a rintracciare nei sacri almanacchi del Gotha — sia atterrata quest’oggi con un vascello alato proveniente dalle lande d’Albione. Ha posato il suo regale piede sul selciato del tribolato aeroporto Ducale non per ammirare le cupole del Correggio o per respirare l’aria della mia nobile Capitale, ma per fuggire seduta stante verso le lande reggiane!

Sì, verso Reggio! Ricordo bene che i miei sudditi hanno sempre guardato oltre l’Enza con la sufficienza che si riserva a un borgo del contado. Eppure, mentre Parma si bea dei suoi ricordi e delle sue vanità, i vicini reggiani paiono aver imparato l’arte del presente, attirando principesse con la seduzione della modernità e di filosofie per gli infanti che qui, tra un ponte sul nulla e un’ordinanza sui coriandoli, sbalordiscono come misteri arcani.

Per non dire dell’amaro sorriso che increspa le mie labbra alla lettura dei cronisti locali: Invece di riconoscere con onestà il sorpasso, ammettendo che la Capitale è ormai diventata un mero “scalo di transito”, si affannano a celebrare l’evento con il petto gonfio. Esultano perché la Principessa è scesa qui! È come se un oste si vantasse del prestigio della sua locanda perché un Imperatore vi ha cambiato i cavalli prima di correre a banchettare nel castello del vicino.

“È arrivata alle 12:32”, scrivono con la precisione di un orologiaio svizzero, quasi a voler trattenere quei minuti di gloria riflessa. Ma la verità, caro Diario, brucia più del sole d’agosto: Parma è stata declassata a uscio di servizio, il corridoio che conduce al salotto altrui.

Mentre a Reggio si sventolano bandiere e si discute di futuro, qui ci si accontenta di aver visto passare il convoglio delle carrozze semoventi, nere e funeree come uffici di inquisizione. La superbia provinciale dei decaduti: credere che il solo essere stati grandi un tempo basti a giustificare la erre moscia di oggi.

Svegliati, mia cara Parma! Se continui a guardarti l’ombelico convinta di essere al centro del mondo, finirai per veder passare molti altri sovrani, tutti diretti altrove, mentre tu rimarrai a lucidare le maniglie di una porta che nessuno ha più voglia di varcare.

Maria Luigia Asburgo Lorena

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/05/Image-Duchessa-2026-05-13.jpeg 1046 1600 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-05-14 06:21:182026-05-14 06:21:19Parma, uscio di servizio per il gran ballo a Reggio

Gli echi del cannone per l’olio nero vi svuotano le tasche, eppure basterebbe la diavoleria dei grandi specchi

13 Marzo 2026/0 Commenti/in Uncategorized, Diario della Duchessa, Opinioni/da redazione

Caro diario,

In questi tempi sconsiderati non passa giorno senza che la quiete dell’empireo sia rotta dagli echi del cannone, dai quattro angoli del mondo. Non è certo qualcosa che mi faccia trasecolare, il mio imperiale consorte mi aveva reso avvezza al sentore della polvere da sparo e al frastuono della battaglia. Quello che mi provoca un moto di meraviglia è come, ancora una volta, si sia innalzato fino a toccare la volta celeste il prezzo di quel fetido olio nero che la follia contemporanea considera alla stregua del più prezioso degli elisir di lunga vita.

A ben vedere, i miei amati sudditi devono ringraziare la sorte se il bislacco monarca d’oltreoceano, dal crine color carota, ha deciso di volgere la spada contro le lande di Persia solo a marzo, quando i primi refoli di primavera iniziano a intiepidire magioni e palazzi. Ah, se quel conflitto fosse iniziato qualche mese fa, quanti avrebbero battuto i denti per il freddo nelle loro modeste dimore plebee!

Ai miei tempi avevamo la saggezza del carbone e della legna: sporchi, forse, ma sinceri. Oggi interi popoli dipendono da invisibili soffi di gas e neri umori di petrolio, detenuti da gaglioffi di ogni risma e che viaggiano per migliaia di leghe, per poi ritrovarsi nudi non appena un folle decide di far rombare i cannoni. Vedere questa modernità così orgogliosa dei suoi lumi trovarsi improvvisamente al buio e al gelo per mancanza di previdenza mi suscita un amaro sorriso. Cari sudditi, pare che il progresso vi abbia reso solo più fragili, non più saggi. Avete rinunciato alla rassicurante solidità di un ciocco nel camino per affidare la vostra sopravvivenza a quell’invisibile fluido fulmineo che avete osato incatenare entro sottili filamenti di rame che corrono nei muri. Se quel flusso si arresta, le vostre case diventano antri gelidi, il vostro mondo si oscura e cadete nel panico.

Eppure la diavoleria dei grandi specchi vi consente di imbrigliare l’ardore del sole per produrre il fulmine addomesticato, ma niente, voi preferite continuare a riempire d’oro le tasche di despoti e mariuoli, in cambio di fiumi d’olio mefitico. Certo, quelle lastre di vetro bluastro a base di silicio, simili a scaglie di un drago antidiluviano, fanno scempio della bellezza quando ricoprono i tetti dei palazzi. Se li avessi avuti ai miei tempi li avrei confinati nel contado, ma in quest’epoca dissennata pare che tanti si straccino le vesti di fronte a questa eventualità. Ma io dico, perché accanirsi sulle vestigia della nostra storia? Perché non distendere tali manufatti là dove il suolo è già votato alla produzione, nelle vaste lande agricole che circondano le mura?

Immagino già le obiezioni dei soliti mestatori: “Ma il terreno deve dare frutti!“. A parte che la vostra insipienza sta nutrendo di veleni il suolo, con la scomparsa dei cinguettìi che allietavano l’aere, ebbene: meglio un campo di girasoli di vetro che una città che pare un cantiere di ferraglia mal riuscito. Lasciate che i tetti continuino a guardare il cielo con l’onestà della terracotta, e confinate la vostra bramosia energetica là dove non offende la vista e il buon gusto.

Maria Luigia d’Asburgo Lorena

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/03/duchessa-pannelli-solari-scaled.png 1251 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-03-13 08:46:232026-03-13 08:46:25Gli echi del cannone per l’olio nero vi svuotano le tasche, eppure basterebbe la diavoleria dei grandi specchi

Chi fermerà i palloncini?

6 Febbraio 2026/1 Commento/in Diario della Duchessa, Opinioni/da redazione

Caro Diario,

Mi trovo, ancora una volta, a volgere un guardo sbigottito verso quel Palazzo dove la nobile arte di governare il popolo pare aver ceduto il passo al vezzo di imbrattare carta e sprecare inchiostro. Eppure un tempo l’augusto sigillo di una Duchessa faceva ammutolire i vicoli in città e tremare le lande nel contado.

Poche settimane orsono si è replicato, come una commedia dell’arte recitata da guitti senza memoria, il divieto dei “botti” per il Capodanno. Altro inchiostro, altro fumo! E mentre l’ordinanza veniva affissa, la città pareva l’assedio di Saragozza, con scoppi e detonazioni che facevano sobbalzare persino i miei augusti avi nelle loro marmoree perpetue dimore.

Ma l’ultimo colpo di genio, caro Diario, è giunto proprio in queste ore. E per di più in prossimità delle festività carnascialesche.

Pare che i nostri solerti amministratori abbiano individuato i nuovi nemici dello Stato: i palloncini colorati, le lanterne cinesi e i coriandoli di plastica che i sudditi usano per festeggiare laurea o genetliaco. Ora, sia chiaro: il mio spirito asburgico, pur amante dei ludi, non può che concordare sulla vacuità di tali ninnoli. Sono oggetti sciocchi, inquinanti, privi di quell’eleganza che si addice a una vera celebrazione. Impedire che queste mostruosità moderne deturpino i nostri parchi e i nostri fiumi è un intento che non può che dirsi nobile.

Ammetto che anche il mio amato Adam, conte di Neipperg è entusiasta di tale misura.

Ma a lui medesimo ho posto una domanda banale: chi sorveglierà? Chi si prenderà la briga di rincorrere un manipolo di giovani festanti per un coriandolo ribelle o di multare un fanciullo per un palloncino sfuggito in cielo?

Emanare un editto senza avere i gendarmi pronti a farlo rispettare è un peccato che non trova assoluzione. È la confessione d’una palese inettitudine. Il caro Adam, mai dimentico di essere un generale, avrebbe già messo le guardie all’ingresso dell’Università. E non dubito che, per una settimana, i moderni vigili urbani saranno tesi a vegliare che non si commettano indecenze nell’inosservare questa ennesima “grida”. Ma quanto dureranno a vigilare, prima di esser richiamati ad altri inani compiti?

Che decadenza! Ai miei tempi, se un suddito osava ignorare un editto, non servivano nuove leggi: bastava uno sguardo dei miei ufficiali. Oggi, invece, si moltiplicano i divieti mentre il popolo continua a farsi i propri affari tra un petardo, una libagione proibita e, ne sono certa, un festoso lancio di coriandoli vietati.

Maria Luigia d’Asburgo Lorena

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/02/Duchessa_coriandoli.jpeg 481 825 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-02-06 12:01:382026-02-06 12:01:40Chi fermerà i palloncini?

Auguri! Rimpiangendo il candore della neve e il pudore della nebbia

24 Dicembre 2025/0 Commenti/in Opinioni, Diario della Duchessa/da redazione

Giunge nuovamente il tempo del Natale ed io, dall’alto della mia quieta eternità, volgo l’augusto guardo verso Parma, con un sentimento misto di affetto e di melancolia. Ah, quanto rimpiango la nebbia fitta, che nel contado stagionava deliziosi insaccati e in città avvolgeva le strade con un manto di mistero, e la neve, che scendeva copiosa e puntuale, regalando silenzio e compostezza.

Il Natale arriva ormai con mitezza impertinente, sciogliendo la solennità della ricorrenza oltre che la neve, ormai divenuta creatura rara, e la nebbia un ricordo da cartolina. Il clima muta, le fioriture si confondono, ma quando le stagioni perdono il senno, non è mai solo colpa del cielo.

Ai miei tempi la città imbiancata obbediva con disciplina al mio editto: ogni suddito spalava il marciapiede innanzi la propria dimora. Un gesto semplice che insegnava al volgo come il bene comune cominci sempre dai pochi metri del nostro cortile. Oggi nessuno spala più la neve che non c’è, ma tutti paion lesti a far sparire errori e nefandezze, che invece abbondano in questi tempi sconsiderati: titaniche arene per ludi pedatori, aeroporti da cui s’alzano solo palloni gonfiati e voli pindarici, e strade che per allargarsi chiedono in sacrificio alberi maestosi, colpevoli solo d’esser vissuti troppo a lungo.

E non mancano i mormorii su un celebrato uomo di teatro, tanto incline a dirigere gli altri quanto poco a contener se stesso, smascherato dopo una vita di intemperanze e improvvisamente caduto dalle tavole del palcoscenico al fango del ludibrio. Nulla dirò di più preciso — pare che favellar quel nome sia interdetto financo a una Duchessa – ma auspico che in questo dramma cadano le quinte e si laceri il sipario, acché il gaglioffo e i suoi manutengoli paghino la loro colpa.

Così si chiude l’anno, tra luci intermittenti e ombre persistenti. E io che su queste lande regnai con rigore e grazia, mi permetto di augurare ai miei amati sudditi un Natale freddo per chiarir le idee, silenzioso quanto basta a farle maturare, e un futuro in cui grandi opere non servano più a celare piccoli pensieri.

Maria Luigia d’Asburgo Lorena

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/12/Duchessa_natale25.jpeg 844 1600 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-12-24 10:08:472025-12-24 10:49:44Auguri! Rimpiangendo il candore della neve e il pudore della nebbia

Il popolo non ha pane? Che mangino paura!

25 Settembre 2025/1 Commento/in Diario della Duchessa, Opinioni/da redazione

Caro diario,

quando volgo il mio augusto orecchio alle antiche terre ducali, odo ormai da anni un cicaleccio molesto e ripugnante: la loquela di troppi politici che, anzichè vegliare sul benessere del popolo, paiono dediti a un’arte più antica delle pietre e più viscida del serpente: quella di instillare paura nei cuori e discordia nelle piazze.

Ah, che sublime trovata! Poiché governare uomini liberi richiede intelletto e virtù, essi hanno deciso di ridurre i cittadini a gregge tremante verso i potenti e branco ringhioso verso i derelitti. Quale finezza strategica! Invece di edificare scuole, spargono sospetti; invece di riparare strade, scavano fossati; invece che ponti, innalzano muri; invece di pane, distribuiscono paura.

In questi giorni la corsa al dileggio della plebe ha toccato il suo culmine: una bislacca invenzione minacciosamente appellata “zone rosse”, sventolata come un drappo davanti a un toro cieco di terrore e di rabbia, illuso di potersi trarre in salvo mentre corre a casaccio verso un fato nefasto.

Io, che ho visto la gloria e il declino di regni ed imperi, non posso che restare allibita dinanzi a tanta mediocrità travestita da furbizia. La politica, un tempo nobile esercizio dell’ingegno, è ridotta a teatrino da fiera, dove i ciarlatani gridano a perdifiato solo per vendere la loro mercanzia avariata di “degrado” e “sicurezza”.

Oh, povero il mio amato popolo! Applaude, trema, si divide. Alcuni gridano contro i forestieri, altri contro i vicini; nessuno più si accorge che la vera causa di ogni nefandezza è la paura, che i mestatori seminano e coltivano con la malignità di un giardiniere che cura rovi e gramigne.

Ahimè, caro diario, se questa è l’arte del governo moderno, paiono degne di maggior rispetto le monarchie assolute, come la mia! Millantavano anche loro di farlo “per il bene del popolo”, ma almeno avevano la decenza di opprimerlo apertamente.

Con un sospiro che sa di sgomento e di rassegnazione, chiudo queste pagine pregando che il popolo si desti un giorno dal suo sonno, e scacci questi lugubri corvi che si pretendono statisti.

Maria Luigia d’Asburgo Lorena

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/09/ML-la-paura-quotidiana.jpg 814 1024 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-09-25 16:27:122025-09-25 16:27:13Il popolo non ha pane? Che mangino paura!

Quale scempio, ponte tra lo spreco e l’assurdo!

18 Luglio 2025/0 Commenti/in Diario della Duchessa, Opinioni/da redazione

Caro diario

Spesso il mio spirito ha un tremito, mirando un’opera dalla guisa di insaccato che giace lungo il corso del mio amato torrente, e che non ha nemmeno un nome, vien detta “Ponte Nord”. Ah, e io che credevo che i ponti servissero a collegare luoghi, persone, idee! Ma qui, a quanto pare, il solo collegamento è quello tra spreco ben impacchettato e regno dell’assurdo.

Mi raccontano che questo bislacco tubo metallico, i cui bagliori offendono gli occhi da lontano, fu progettato in tempi recenti e nefasti farneticando di farne una “struttura abitabile”! Sventuratamente i manigoldi obliarono di dirci da chi, e per fare cosa.

E dopo una manciata di lustri, eccolo lì: simulacro di potere e ingordigia, monumento all’inutilità, boudoir di vanità malate. Negli ultimi giorni poi taluno, incurante di coprirsi di ridicolo, pare abbia osato accostare questo grottesco artefatto alla Tour Eiffel. La Tour Eiffel! Quel prodigio d’ingegno e audacia, che svetta sulla Ville Lumière come emblema di un’epoca e d’una nazione, paragonato a un salsiccione metallico abbandonato: entrambi sono oggetti originali, certo, ma l’uno è simbolo d’un sogno ardito, l’altro d’un incubo indigesto.

Mi domando con quale improntitudine si possa tentare di giustificare cotanto scempio estetico, al quale non ravviso eguali alla mia epoca. Da Duchessa, volli opere che migliorassero la vita, decorassero la città e nobilitassero lo spirito. Questo ponte, invece, è un palco senza attori sul quale ogni giorno va in scena una farsa.

E ora mi giunge novella che il Comune, in uno slancio di speranza mista a disperazione, ha indetto un bando per cercare chi, bontà sua, voglia utilizzare il ponte, come si lancia un fazzoletto dal balcone sperando che qualche cavaliere lo raccolga. Chi risponderà? artisti della rassegnazione, trapezisti dell’assurdo o illusionisti del danaro pubblico?

Quanto a me, resto in ascolto dai miei salotti celesti, dove l’inutilità non trova posto — ché qui persino le nuvole sanno dove andare. E attendendo che a codesto Ponte Nord possa un giorno trovarsi un senso, una funzione, un’anima o almeno un nome… mi farò portare un ventaglio più grande, ché quello attuale non basta più a lenire il mio sbigottimento.

Maria Luigia d’Asburgo Lorena

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/selfie-Marilu-ponte-nord-scaled.jpg 999 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-18 09:35:532025-07-18 09:35:55Quale scempio, ponte tra lo spreco e l’assurdo!

Que nul n’agisse en mon nom

11 Luglio 2025/3 Commenti/in Diario della Duchessa, Opinioni/da redazione

Caro diario,

Apprendo con un misto di sbigottimento e sommessa compassione che nella mia amata Parma ha preso forma un nuovo sodalizio, vanitosamente battezzato “Team Vannacci – Maria Luigia”. Un nome che già si copre di ridicolo con questo vezzo delle parole albioniche da parte di chi favella a vanvera di “patria”, e che vuole evocare la mia memoria e l’orgoglio di chi mi fu suddito, ma ahimè risulta cacofonico nell’inverecondo abbinamento . Le cronache narrano di una “prima riunione operativa” sparuto coacervo di trenta pretendenti a un istante di misera gloria politica.

Ma io mi chiedo: cosa mai potrà uscir di buono da costoro, se il loro primo atto è fregiarsi del mio nome di Duchessa, palesemente senza nulla conoscere del mio operato? Io ponevo il mio sigillo su opere a sollievo dei poveri, sulla costruzione di viali ombrosi, ponti eleganti, alla mia corte si celebravano la sobrietà, l’arte, la bellezza, la libertà dei costumi. Se questi figuri davvero credono che basti arraffare un nome di Duchessa per raccogliere brandelli di consenso, allora ci troviamo in un mondo al contrario.

Confesso che il mio nobile cuore duole nel vedere tanti miei amati concittadini lasciarsi abbagliare da tanta volgare sfrontatezza. Questa frenesia del mostrarsi d’acciaio mi ricorda certe armature della mia epoca: pesanti, fragorose, lucidate fino al ridicolo… e spesso vuote all’interno.

Ma che volete? Il secolo nuovo sembra adorare il clamore più che la sostanza. E così, mentre il “team” marcia compatto tra un incontro e una dichiarazione roboante, mi chiedo sommessamente se tanta retorica virile non sia, dopotutto, una corazza fin troppo rigida per contenere qualcosa di più incerto. E se non vi sia, dietro tanta granitica postura, il timore d’un cedimento ben più intimo di quanto si voglia ammettere.

Ad ogni modo, ribadisco: se proprio desiderano far uso del mio nome, che lo facciano per piantare alberi dalle fronde rigogliose, per educare i giovinetti al bene e al bello, per proteggere i deboli, piuttosto che per ostentare volgarità, scherno verso tutto ciò che appare diverso, ricette di governo rudimentali e fantasiose. Che nessuno si azzardi a contrabbandare la mia memoria in uno stendardo agitato da mani troppo tese nella frenesia di farsi notare.

Duchessa Maria Luigia Asburgo Lorena

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/duchessa-pride-team-vannacci.png 1233 2789 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-11 06:49:532025-07-11 07:08:40Que nul n’agisse en mon nom

Arboricidio a Collicolo

4 Luglio 2025/2 Commenti/in Diario della Duchessa, Opinioni/da redazione

Caro diario

Mentre mi ristoro da queste giornate canicolari tra fronde verdeggianti, senza mai cessare di volgere l’occhio a ciò che accade nelle mie amate terre parmensi, mi è giunta notizia di una nuova opera che si vorrebbe intraprendere e questo, di per sé, non mi dispiacerebbe: fui io medesima a promuovere ponti, strade, canali, viali e piazze, purché l’utile andasse sempre accompagnato dal bello, e il bello, a sua volta, da ombre gentili e fruscii di foglie.

Immaginate dunque il mio trasecolare quando ho appreso che codesta “riqualificazione” – orrenda parola moderna, tanto quanto le intenzioni che cela – prevede il taglio di novantasei platani in pieno rigoglio. Novantasei! Una strategia arboricida degna di Attila, più che di amministratori pubblici che pretendono di governare le antiche lande ducali.

Ah, quanto amore posi io nella creazione dei viali alberati, che ornassero le strade ma anche le anime dei passanti! Era mia ferma convinzione che un viaggio non fosse solo spostamento, ma esperienza dell’armonia. E che dire dell’ombra? Consolazione degli affaticati, ristoro dei pensierosi, rifugio degli innamorati e dei filosofi erranti!

Ma oggi — oh, tempi nefasti! — par che la nuova nobiltà non sia più fatta di gentiluomini colti e botanici dilettanti, bensì di burocrati infatuati di escavatrici e cemento. I quali, ahimè, pensano che un albero non sia che un ostacolo sulla loro tabella di marcia. E quel che più mi duole è che la sindaca del borgo di Collicolo (una gentil donna che ama definirsi amica della natura, forse perché l’ha vista una volta in un documentario), pare aver firmato il tutto col piglio con cui un tempo si mettevano al patibolo riottosi e congiurati.

Mi si dice che ella organizzi feste dedicate all’ambiente. Mi chiedo se, per coerenza, offrirà un banchetto anche all’inaugurazione del cantiere, mentre tronchi e rami cadono sotto i colpi delle accette.

Oh, quanto è facile parlare d’amore per la Terra, finché un albero non ostacola un appalto.

Così chiudo questa mia pagina con un auspicio amaro: che il popolo si sollevi contro queste nefaste intenzioni e ottenga, con le buone o con le cattive, la salvezza degli aviti patriarchi verdi.

Maria Luigia Asburgo Lorena

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-04-at-12.30.41.jpeg 602 1600 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-04 05:50:592025-07-04 10:46:37Arboricidio a Collicolo

Quale titanica arena per ludi pedatori!

15 Settembre 2023/0 Commenti/in Diario della Duchessa/da rolandocervi

Caro Diario

sventurata è la vista che si trova dinnanzi a tale monstruosità! Un’arena per ludi pedatori dall’architettura futuristica, insensata titanica creazione, con finanche un parcheggio sotterraneo per carrozze semoventi conficcata nel cuore della città! Che arditezza, che sacrilegio nei confronti dell’armonia architettonica che fino ad oggi, con tanto impegno, i miei amati sudditi avevano saputo preservare.

Chi sono questi figuri, sbarcati dalle lande transoceaniche ostentando tasche traboccanti, che ardiscono erigere simili costruzioni circensi, altari alla Dea Eupalla, meta di plebi vocianti e orde di lanzichenecchi latori di disordini e tumulti?

E che ne pensano gli sconsiderati che amministrano quella che fu la capitale del mio augusto regno? Non avranno intenzione di porre il loro sigillo su questa dissennata intrapresa?

Ma, come si conviene a noi nobili, sappiamo volgere un guardo indulgente anche a tali sventure. Forse, in qualche maniera bizzarra, intendono rendere tributo ai loro illustri progenitori. Forse vogliono dimostrare con questa creazione, in cui il buon gusto e la saggezza sono stati sacrilegamente conculcati, che la nostra grandezza non può essere superata. Perché altrimenti nulla, se non un incubo o qualche malsano delirio, potrebbe spiegare un simile affronto alla bellezza e all’eleganza che la nostra epoca ha saputo generare!

Sarà, dunque, un’insolita pietra miliare nella storia della nostra città, un segno di un’epoca futura che forse riusciremo a decifrare soltanto con l’andar del tempo. E che tempo! 90 anni nientemeno, a quanto mi è stato riferito, di occupazione da parte dei barbari. Ben strano destino, essere spettatori di questo strambo balletto tra il passato e il futuro, mentre noi nobili continueremo ad alimentare l’eterna fiamma della tradizione e della nobiltà d’animo.

Tua Duchessa ML Asburgo Lorena

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2023/09/ml-nuovo-tardini_-scaled-1.jpg 1484 2560 rolandocervi https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png rolandocervi2023-09-15 08:33:422023-09-15 08:33:42Quale titanica arena per ludi pedatori!
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