Arboricidio a Collicolo
Caro diario
Mentre mi ristoro da queste giornate canicolari tra fronde verdeggianti, senza mai cessare di volgere l’occhio a ciò che accade nelle mie amate terre parmensi, mi è giunta notizia di una nuova opera che si vorrebbe intraprendere e questo, di per sé, non mi dispiacerebbe: fui io medesima a promuovere ponti, strade, canali, viali e piazze, purché l’utile andasse sempre accompagnato dal bello, e il bello, a sua volta, da ombre gentili e fruscii di foglie.
Immaginate dunque il mio trasecolare quando ho appreso che codesta “riqualificazione” – orrenda parola moderna, tanto quanto le intenzioni che cela – prevede il taglio di novantasei platani in pieno rigoglio. Novantasei! Una strategia arboricida degna di Attila, più che di amministratori pubblici che pretendono di governare le antiche lande ducali.
Ah, quanto amore posi io nella creazione dei viali alberati, che ornassero le strade ma anche le anime dei passanti! Era mia ferma convinzione che un viaggio non fosse solo spostamento, ma esperienza dell’armonia. E che dire dell’ombra? Consolazione degli affaticati, ristoro dei pensierosi, rifugio degli innamorati e dei filosofi erranti!
Ma oggi — oh, tempi nefasti! — par che la nuova nobiltà non sia più fatta di gentiluomini colti e botanici dilettanti, bensì di burocrati infatuati di escavatrici e cemento. I quali, ahimè, pensano che un albero non sia che un ostacolo sulla loro tabella di marcia. E quel che più mi duole è che la sindaca del borgo di Collicolo (una gentil donna che ama definirsi amica della natura, forse perché l’ha vista una volta in un documentario), pare aver firmato il tutto col piglio con cui un tempo si mettevano al patibolo riottosi e congiurati.
Mi si dice che ella organizzi feste dedicate all’ambiente. Mi chiedo se, per coerenza, offrirà un banchetto anche all’inaugurazione del cantiere, mentre tronchi e rami cadono sotto i colpi delle accette.
Oh, quanto è facile parlare d’amore per la Terra, finché un albero non ostacola un appalto.
Così chiudo questa mia pagina con un auspicio amaro: che il popolo si sollevi contro queste nefaste intenzioni e ottenga, con le buone o con le cattive, la salvezza degli aviti patriarchi verdi.
Maria Luigia Asburgo Lorena




Quanta grazia e lungimiranza in questa bellissima pagina di diario. Auspico la salvezza degli aviti patriarchi verdi e al tempo stesso considero utile una pista ciclabile, agevolmente praticabile, non solo per sportivi e lavoratori proletari. Quanto mi piacerebbe proporre alla mia amica Claudia: oggi andiamo in gita al Nevicati, io con la mia attempata bicicletta tu con la tua sedia a rotelle!
Nel concreto non si potrebbe fare di via Spezia un senso unico di sola andata per le auto e utilizzare per il ritorno, per il senso opposto di marcia, per le auto, la strada che passa per Vigheffio?!? Oppure alternative simili?!?
E magari piantare anche altri alberi!!!
Laura
Organizzate qualche sistema di protesta pacifica contro la giunta collecchiese?
Io sono pronta a dare una mano.
Grazie per il vostro imoegno.