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Caldo estremo: Parma deve affrontare il nuovo clima. Le proposte di AVS

7 Agosto 2026/1 Commento/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

Riceviamo e pubblichiamo.

Ieri (giovedì 6 agosto) a Parma è stato il giorno più caldo di sempre: 40.3 di massima, 26.8 di minima e una media record da paese tropicale: 33,55 gradi. Dal primo giugno, si sono registrati 60 giorni su 67 con massime superiori ai 30 gradi. Ben 43 giorni con valori superiori ai 34. Le minime non vanno meglio: 19 notti tropicali in giugno; 26 in luglio; tutte le notti di agosto fino ad oggi con previsione di arrivare anche oltre Ferragosto.

Sono questi i numeri dell’emergenza climatica che stiamo vivendo a Parma come in tutta l’Europa, una delle aree del pianeta più colpite dal riscaldamento globale. Numeri che ci dicono che non ha nemmeno più senso parlare di ondate di calore. Quarantatré giorni di temperature superiori ai 34 gradi in poco più di due mesi, con punte ripetute di 38-40, non sono un’ondata. È, purtroppo, la nuova norma in cui a dominare, inamovibile e incontrastato, è l’anticiclone africano, salvo brevissime interruzioni caratterizzate da violenti temporali causati proprio dall’eccesso di calore.

Inutile sperare di tornare indietro. Misurazioni, modelli e previsioni ci dicono che fra 10 anni quella del 2026 potrà perfino apparire un’estate fresca. E d’altronde ha già polverizzato il record del 2003 a lungo considerato un anno eccezionale non superabile.

La causa è risaputa ed è denunciata da decenni dagli scienziati e dalle forze ecologiste: le emissioni in atmosfera derivanti dall’uso smodato di combustibili fossili. Giusto per avere un’idea, nel 2025, a livello mondiale, sono stati bruciati 38 miliardi di barili di petrolio e 4.000 miliardi di metri cubi di metano.

Gli effetti sulla vita delle persone, sul territorio, sul paesaggio sono devastanti. Solo quest’anno – e l’estate non è ancora finita – sono andati in fumo nella UE centinaia di migliaia di ettari di foresta; i primi studi indicano decine di migliaia di decessi collegati all’eccesso di calore; interi territori soffrono di siccità e carenza idrica e diventano ormai inadatti per coltivazioni con tradizioni secolari; le città sono invivibili, in particolare per gli anziani e per chi vive in abitazioni non climatizzate; lavorare nei cantieri o nei campi nelle ore centrali e pomeridiane è letteralmente a rischio vita; anche solo spostarsi all’esterno è ormai proibitivo.

Questo è quello che ci regala la crisi climatica. E chi continua a negarla su basi antiscientifiche e puramente ideologiche o anche solo a ignorarla, nascondendola dietro casi di cronaca o finte emergenze costruite a tavolino, è un irresponsabile che deve essere chiamato a darne conto ai cittadini e agli elettori. Perché non fa nulla per contrastarla, prevenirne gli effetti e proteggere la popolazione.

L’emergenza climatica, anche se si finge di non vederla, non scompare, anzi peggiora. Ogni giorno perso senza affrontarla significa fare crescere il conto dei danni economici, territoriali e sociali che pagheremo domani, anche in termini di vite umane. Dobbiamo muoverci con urgenza e determinazione, invece di passare il tempo a mettere in discussione i vitali obiettivi climatici fissati dall’Unione Europea.

Da un lato, dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni accelerando nella transizione energetica alle rinnovabili che sono anche la soluzione per ridurre il costo delle bollette, migliorare la qualità dell’aria e garantire una piena autonomia e sovranità energetica, liberandoci dalle guerre, dalle importazioni e dalle dipendenze geopolitiche dei produttori di gas e petrolio. Con un’avvertenza: azzerare le emissioni non ci consentirà di tornare indietro, perché occorreranno secoli per riassorbirle. Serve però a impedire che il termostato della Terra vada fuori controllo facendoci rimpiangere l’estate del 2026.

Dall’altro, bisogna adattarsi perché questo, che ci piaccia o meno, sarà a lungo il clima con cui dovremo convivere. E da questo punto di vista bisogna ripensare completamente le città che sappiamo essere degli accumulatori di calore con temperature notturne superiori di 5-6 gradi rispetto alla campagna circostante. Ripensarle anche in chiave di adattamento ai fenomeni estremi, di vento e di pioggia, prodotti proprio dall’aumento delle temperature.

Come AVS Parma crediamo che la prossima amministrazione comunale dovrà concentrare la sua azione su questi due filoni: conversione energetica e adattamento. Le soluzioni e gli esempi, già attuati con successo in altre città europee, non mancano, spesso coniugano i due aspetti e servono a rendere la città più vivibile, fruibile e bella.

Rimozione dell’asfalto, creazione di nuovi spazi verdi, incremento delle alberature, solarizzazione di tutti i parcheggi con pensiline ombreggianti, utilizzo di nuovi materiali per pavimentazioni e coperture, sostegno alla rigenerazione e all’efficientamento energetico e climatico degli edifici, promozione della mobilità elettrica. Sono alcune delle linee di intervento che abbiamo illustrato in una iniziativa pubblica a inizio luglio e che rilanceremo a settembre quando presenteremo a Parma la proposta di legge regionale sul clima promossa dal gruppo AVS in Regione

Non c’è tempo da perdere, non possiamo allentare l’attenzione con l’arrivo dell’autunno, non possiamo aspettare una nuova estate per magari scoprire che è ancora più calda di quella attuale. La posta in gioco è la salute e la vivibilità, per tutti, nella nostra città

Nicola Dall’Olio

Coportavoce provinciale Europa Verde – Coordinamento AVS Alleanza Verdi Sinistra Parma

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-08-07 12:46:442026-08-07 12:46:46Caldo estremo: Parma deve affrontare il nuovo clima. Le proposte di AVS

Ancora troppo asfalto a Parma Nord

7 Agosto 2026/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta a sindaco, giunta e consiglio comunale e laboratorio di quartiere San Leonardo e Cortile San Martino.

Negli ultimi anni, ed anche in questi ultimi giorni a causa del grande caldo, abbiamo sentito parlare molto dell’importanza del “verde” nel contrasto al cambiamento climatico, all’aumento delle temperature … in una parola alla crisi climatica. È una evidenza ormai nota a tutti e quindi siamo ben contenti che anche a livello locale si parli di forestazione, di boschi urbani, di rivoluzione verde, di deasiling, di natura espansiva, di città-parco…
Certo negli ultimi anni – grazie anche all’intervento dei privati (con particolare riferimento a Kilometroverde ma non solo) – la città ha visto nascere nuovi boschi urbani e la messa a dimora di alberi in vari luoghi.
 
Anche a Parma Nord (San Leonardo e Cortile San Martino) abbiamo assistito ad interventi in tal senso ma quando sentiamo parlare di “rivoluzione verde” ci vengono i brividi … Sembra che a nessuno appaia evidente quello che invece si palesa davanti ai nostri occhi: tanto asfalto, tante strade senza alberi, cementificazione in aumento, parcheggi senza alberi, traffico in crescita, alberi abbattuti da anni e mai sostituiti, alberi secchi da tempo.
 
Con la prospettiva, purtroppo, che il consumo di suolo non si fermerà: nuove strade, nuovi fabbricati produttivi, fotovoltaico a terra e chissà cosa dobbiamo aspettarci in questa parte della città (logistica?, data center?, biometano? …) che, come dicevamo alcuni anni fa, non sembra affatto la porta della città ma lo zerbino.  
 
Giustamente potreste obiettare che state facendo il possibile per affrontare questa “sfida epocale”, ma a nostro parere il passo è troppo lento e non sufficiente. E purtroppo anche i Rifugi Climatici (idea assolutamente valida) diventano inutili se non ci sono percorsi “ombreggiati” per raggiungerli senza colpi di calore …
 
In attesa di una reale transizione ecologica-ambientale, salutiamo cordialmente.

Manifesto per San Leonardo

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Chiosco di Piazzale Fiume, Ubaldi: “Restituire questo spazio ai cittadini”

7 Agosto 2026/0 Commenti/in Uncategorized, Opinioni, Voci Parallele/da redazione

Riceviamo e pubblichiamo.


A oltre un anno dall’acquisizione del chiosco di Piazzale Fiume da parte del Comune, Federica Ubaldi ha presentato un’interrogazione per conoscere lo stato del percorso di valorizzazione dell’immobile e i tempi previsti per la sua riapertura.

Nel maggio 2025 il Consiglio Comunale aveva approvato l’acquisizione della struttura, riconoscendone il prevalente interesse pubblico e individuando nella sua riqualificazione un’opportunità per restituire alla città un punto di ristoro, un luogo di aggregazione e un presidio capace di contribuire anche al contrasto del degrado nell’area verde. Oggi, però, a distanza di oltre un anno, non conosciamo lo stato di avanzamento del progetto né le tempistiche per la sua riapertura.

Con l’interrogazione chiediamo all’Amministrazione se siano già stati effettuati i sopralluoghi e le verifiche tecniche previste dalla delibera, quale sia lo stato di conservazione dell’immobile e quali interventi risultino necessari per renderlo nuovamente utilizzabile.

Un chiosco aperto non rappresenta soltanto un servizio di ristoro. Significa creare un luogo vissuto, favorire la socialità, aumentare la presenza delle persone negli spazi pubblici e contribuire alla sicurezza e al decoro dell’area. Lasciare un immobile inutilizzato equivale a rinunciare a una risorsa importante per il quartiere.

L’interrogazione punta, inoltre, a chiarire se esista già un progetto di valorizzazione, quali siano i costi previsti per il recupero della struttura, le coperture economiche individuate e quando il Comune intenda pubblicare il bando per l’affidamento in concessione. I cittadini hanno il diritto di conoscere il cronoprogramma dell’intervento. Se il Comune ritiene strategico valorizzare questo immobile, è necessario passare rapidamente dalle parole ai fatti. Restituire il chiosco alla città significa attivare un servizio, valorizzare un’area verde molto frequentata e dare nuova vita a uno spazio pubblico che oggi è triste ed inutilizzato.

Federica Ubaldi, ChiAma Parma

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-08-07 12:31:362026-08-07 12:31:37Chiosco di Piazzale Fiume, Ubaldi: “Restituire questo spazio ai cittadini”

Nuovo polo logistico a Fidenza: M5S chiede trasparenza e visione diversa di sviluppo

7 Agosto 2026/1 Commento/in Voci Parallele, Opinioni/da redazione

Riceviamo e pubblichiamo.

Non sappiamo se l’Amministrazione del Sindaco Malvisi abbia voluto attendere il completamento dell’iter tecnico con i pareri definitivi di tutti i componenti della Conferenza dei Servizi, ma accogliamo con sollievo il rinvio del voto sul polo logistico di Chiusa Ferranda.

Su interventi di tale portata ogni valutazione deve essere fondata su atti ufficiali e ponderata attentamente in tutte le sue implicazioni presenti e future. Su questo punto una delegazione del Gruppo Territoriale Bassa Parmense del MoVimento 5 Stelle ha insistito durante l’incontro del 27 luglio con il Sindaco e l’Assessore Amigoni.

Abbiamo anche ricordato che le trasformazioni del territorio sono scelte politiche che devono basarsi su una visione chiara e coraggiosa di sviluppo, che ponga al centro ambiente, salute, qualità della vita e un’economia più sostenibile e innovativa.

Il dibattito pubblico recente è stato spesso avvelenato da attacchi personali e allarmismi da condannare. Per esempio, è utile ricordare che siti sottoposti alla “direttiva Seveso” non sarebbero un unicum nel territorio comunale e che l’applicazione di norme più rigorose impone controlli più stringenti da parte dei soggetti preposti, nei quali riponiamo massima fiducia.

Sul piano occupazionale bisogna contestare ogni trionfalismo miope: la logistica crea lavoro, è vero, ma in gran parte impieghi poco qualificati e vulnerabili all’automazione nel medio periodo. L’ampliamento di altri 20 ettari su suolo agricolo richiesto da H.Essers (che oggi occupa 5 ettari e circa 20 addetti a Fidenza) appare del tutto sproporzionato, anche a fronte di centinaia di potenziali posti di lavoro e di rilevanti oneri di urbanizzazione. Proprio in ragione del fatto che tale richiesta sia formalmente legittima ai sensi della normativa regionale (art. 53 della legge regionale 24/2017, Giunta Bonaccini) riteniamo indispensabile una revisione radicale dell’attuale quadro normativo in quanto, con procedure accelerate e “corsie preferenziali”, spiana la strada ad interventi a fortissimo impatto ambientale e improntate ad un consumo di suolo selvaggio.

Certamente il margine decisionale dei Comuni si è ridotto, ma il PUG è uno strumento per definire una strategia complessiva di sviluppo: la Giunta deve mostrare coraggio e approvarlo rapidamente, altrimenti casi come questo si ripeteranno senza regole chiare.

Chiediamo infine il coinvolgimento della cittadinanza: il rinvio del voto finale ci offre tempo per un dibattito pubblico aperto e partecipato. Sollecitiamo il Sindaco Malvisi e la sua Giunta a darci risposte in merito all’approvazione del PUG e alla nostra proposta di un dibattito pubblico che restituisca trasparenza ai cittadini.

Michele Larini, coordinatore provinciale M5S
Claudio Galloni, Rappresentante Gruppo Territoriale Bassa Parmense M5S

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-08-07 12:23:162026-08-07 12:23:18Nuovo polo logistico a Fidenza: M5S chiede trasparenza e visione diversa di sviluppo

Vertenza Kamila/Coop: ancora nessun accordo. Lunedì 27 sciopero ad Anzola

24 Luglio 2026/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

Riceviamo e pubblichiamo da ADL Cobas

Si è concluso senza esito positivo anche il quarto Tavolo di salvaguardia occupazionale convocato dall’Assessorato al Lavoro della Regione Emilia-Romagna per la crisi che coinvolge gli 87 lavoratori, dipendenti della cooperativa MD Service nel magazzino Kamila di Parma. La vertenza nasce dalla chiusura dell’appalto da parte di Kamila che per anni ha operato per la distribuzione di Coop Alleanza 3.0, con il definitivo spostamento delle attività, da parte di quest’ultima, in provincia di Bologna.

Dopo il confronto di martedì, la Regione aveva formulato una proposta di mediazione. Nella riconvocazione di giovedì 23 luglio, le Organizzazioni sindacali ADL Cobas, FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI, unitariamente, hanno condiviso l’impianto della proposta, che garantisce un numero significativo di ricollocazioni a tempo indeterminato, adeguato sostegno economico in caso di trasferimento fuori provincia, un congruo periodo di CIGS per accompagnare i percorsi di ricollocazione e una soluzione economica dignitosa per i lavoratori destinati all’esodo.

La cooperativa MD Service, invece ha respinto la proposta, confermando le stesse posizioni di settimane fa e impedendo, di fatto, il raggiungimento di un accordo.

Da parte sua il committente Kamila – mai presente ai Tavoli istituzionali – contribuirebbe con appena una ventina di ricollocazioni a tempo indeterminato, con un contributo economico del tutto insufficiente per il trasferimento presso il sito di Anzola dell’Emilia e nessuna risorsa aggiuntiva per gli esodi rimanenti.

Assordante resta il silenzio di Coop Alleanza 3.0 che, con il proprio peso e la propria autorevolezza, potrebbe e dovrebbe svolgere un ruolo decisivo nel favorire una soluzione positiva della vertenza.

Dopo settimane di confronto, questa scelta rappresenta un grave atto di irresponsabilità da parte dell’intera filiera.

Una posizione che ignora il lavoro di mediazione svolto dalla Regione Emilia-Romagna e gli appelli al senso di responsabilità rivolti anche dal Comune di Parma, pienamente consapevole delle pesanti conseguenze sociali di un licenziamento collettivo di queste dimensioni.

Tutto questo mentre il tempo sta per scadere: il 5 agosto terminerà la procedura di licenziamento collettivo e, senza un accordo, i licenziamenti diventeranno effettivi nel giro di pochi giorni.

Per questo le Organizzazioni Sindacali ADL Cobas, FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI prendono atto dell’atteggiamento della controparte e, insieme ai lavoratori, proclamano per lunedì 27 luglio una giornata di sciopero con presidio presso il magazzino Coop di Anzola dell’Emilia.

Confermando la piena disponibilità a proseguire il confronto fino all’ultimo momento utile, e nella piena fiducia del lavoro delle Istituzioni, la mobilitazione proseguirà fino a quando tutti i soggetti della filiera non contribuiranno concretamente a un accordo giusto che garantisca la massima tutela occupazionale e sociale per gli 87 lavoratori coinvolti e delle loro famiglie.

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-07-24 12:09:012026-07-24 12:09:03Vertenza Kamila/Coop: ancora nessun accordo. Lunedì 27 sciopero ad Anzola

Orsini a Dedalo, senza contradditorio. Protestano gli ucraini

26 Giugno 2026/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

Riceviamo e pubblichiamo.

Le associazioni e le comunità ucraine di Parma e dell’Emilia-Romagna esprimono profondo rammarico e forte perplessità per la presenza di Alessandro Orsini in un evento patrocinato dal Comune di Parma. (Dedalo, promosso dal giornalista, conduttore tv ed ex assessore alla Cultura, Luca Sommi, ndr)

Desideriamo essere molto chiari: non mettiamo in discussione il diritto di alcuno a esprimere le proprie opinioni. La libertà di parola è un valore fondamentale che difendiamo proprio perché oggi il nostro Paese combatte contro un’aggressione che nega libertà, diritti e sovranità.

Proprio per questo riteniamo incomprensibile che un evento patrocinato da un’istituzione pubblica venga proposto senza alcuna forma di contraddittorio e senza la presenza di esperti, analisti o testimoni diretti capaci di offrire una lettura più oggettiva e trasparente del conflitto.

Le posizioni di Orsini, totalmente sovrapponibili a quelle del Cremlino e per una resa incodizionata del popolo ucraino, sono da anni oggetto di forti contestazioni nel mondo accademico italiano e internazionale. Che tali posizioni vengano presentate in un incontro pubblico è legittimo. Ciò che appare discutibile è che avvenga sotto il patrocinio del Comune di Parma senza che sia garantito quel pluralismo che dovrebbe rappresentare un principio fondamentale di ogni iniziativa culturale promossa o sostenuta da un’istituzione pubblica.

Per noi della comunità ucraina, che da oltre quattro anni viviamo il peso della guerra e dell’invasione su larga scala da parte della Russia, questa scelta è motivo di amarezza. Ancora oggi ogni giorno civili vengono uccisi, città vengono bombardate e milioni di persone vivono le conseguenze della guerra voluta da Putin.

Il nostro stupore è tanto maggiore perché il Comune di Parma ha sempre dimostrato attenzione, solidarietà e vicinanza al popolo ucraino. In questi anni l’amministrazione comunale ha sostenuto iniziative di accoglienza, solidarietà e sensibilizzazione che abbiamo apprezzato e riconosciuto pubblicamente.

Per questo motivo chiediamo all’Assessorato alla Cultura di spiegare le ragioni che hanno portato alla concessione del patrocinio, e di chiarire perché non sia stata prevista la partecipazione di interlocutori in grado di rappresentare la posizione dell’Ucraina, dell’Europa e della comunità internazionale.

Comunità Ucraina di Parma e Chiesa Greco Cattolica Ucraina di Parma 

Gruppo volontari di Parma VIVA UCRAINA 

Associazione Ucraina MRIYA OVD di Modena

Olena Kim, Coordinatrice dei gruppi STOP PROPAGANDA RUSSA e InfoDome Europa che si occupano del monitoraggio e contrasto della propaganda russa

Associazione di Volontari ucraini in Italia, REGGIO EMILIA

Associazione MALVA – ucraini di RAVENNA APS

Associazione Italo Ucraina NARYNA  APS di Bologna

Associazione NADIYA ODV di Piacenza 

Associazione ITALIA UCRAINA MAIDAN 

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-06-26 11:25:062026-06-26 11:25:07Orsini a Dedalo, senza contradditorio. Protestano gli ucraini

Acqua pubblica: l’occasione del 2027

10 Giugno 2026/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

Riceviamo e pubblichiamo dal Coordinamento Acqua Pubblica Parma

Il 12-13 Giugno del 2011 i cittadini italiani, con due “Si” a favore dell’abrogazione delle norme che aprivano la strada alla privatizzazione del servizio idrico, indicarono la direzione lungo cui procedere in materia di gestione dell’acqua. Di fatto, dopo 15 anni siamo ancora al palo. I governi che si sono succeduti nel corso degli anni non hanno dato attuazione all’esito della consultazione popolare. In molti territori sono proseguiti processi di privatizzazione, esternalizzazione e finanziarizzazione della gestione dell’acqua, mentre il principio dell’acqua come bene comune è rimasto troppo spesso confinato alle dichiarazioni di principio.

Il referendum del 2011 affermò un principio democratico fondamentale: quando milioni di cittadini si esprimono in modo chiaro e inequivocabile, le istituzioni hanno il dovere di rispettarne la volontà. La mancata attuazione di quel mandato popolare costituisce una ferita per la nostra democrazia.

In occasione dell’anniversario della vittoria referendaria, il Coordinamento Provinciale per l’Acqua Pubblica, che riunisce associazioni del territorio parmense e cittadini impegnati nella difesa dei beni comuni, ricorda che la prospettiva di una gestione integralmente pubblica del servizio idrico è tutt’altro che tramontata. Entro la fine del 2027 giungeranno infatti a scadenza gli affidamenti dei tre gestori attualmente operanti nella provincia di Parma – IREN, EmiliAmbiente e Montagna 2000 – e la necessità di individuare un unico soggetto gestore a livello provinciale renderà inevitabile una ridefinizione dell’assetto organizzativo del servizio.

Nei prossimi mesi si aprirà una fase decisiva per il futuro del servizio idrico provinciale. Per la prima volta dopo molti anni esistono le condizioni per realizzare una gestione integralmente pubblica dell’acqua, dando finalmente seguito alla volontà espressa da milioni di cittadini nel referendum del 2011. Il Coordinamento Provinciale per l’Acqua Pubblica invita pertanto le istituzioni a cogliere questa opportunità storica, affermando con scelte concrete il principio che l’acqua è un bene comune e che la sua gestione deve rispondere esclusivamente all’interesse della collettività e non a logiche di profitto.

Il referendum del 2011 non appartiene al passato. È un mandato democratico ancora attuale che attende di essere pienamente rispettato.

Coordinamento provinciale Acqua Pubblica Parma, Ada Associazione Donne Ambientaliste, Federconsumatori, Legambiente Parma, Parma Sostenibile, Wwf Parma

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-06-10 10:26:112026-06-10 10:26:13Acqua pubblica: l’occasione del 2027

I 90 licenziamenti a Parma pagano il conto di appalti e automazione nella logistica

6 Giugno 2026/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

Pubblichiamo ampi stralci di una riflessione di Adl Cobas

Il 22 maggio scorso è stata annunciata la chiusura del magazzino Kamila di Parma, centro logistico per la rete di distribuzione dei supermercati Coop Alleanza 3.0, con il conseguente licenziamento collettivo di circa 90 lavoratori. Una vicenda grave e pesante dal punto di vista delle ricadute occupazionali, che rischia però di essere raccontata come una delle “tante” vertenze della logistica. Sarebbe un errore. Quello che sta accadendo non riguarda soltanto un appalto che termina o un magazzino che chiude: riguarda il modo in cui vengono gestiti l’innovazione tecnologica, l’occupazione e le responsabilità lungo la filiera degli appalti.

Per comprendere la vicenda bisogna tornare al 2020, quando il polo logistico Coop di Anzola dell’Emilia (BO) venne interessato da un importante processo di ristrutturazione e ammodernamento, con l’introduzione di sistemi di automazione per la preparazione dei pallet e lo stoccaggio intensivo. (…) Nell’ottobre 2020 il magazzino chiuse coinvolgendo oltre 300 lavoratori e per garantire la continuità della distribuzione alimentare della rete Coop in Emilia-Romagna venne quindi attivato e poi potenziato il sito di Parma, gestito da Kamila srl attraverso una filiera di appalti che ha coinvolto il Consorzio CISA e la consorziata Cooperativa MD Service.

(…)

Oggi, una volta completata la riorganizzazione e riportati progressivamente i volumi sul sito automatizzato di Anzola, la storia si ripete: il magazzino di Parma chiude e circa 90 lavoratori vengono espulsi a loro volta, in apparenza senza alcuna alternativa.

La domanda che emerge è semplice: se questa evoluzione era prevista da anni, perché non è stato predisposto alcun serio piano di ricollocazione? Perché non sono stati costruiti percorsi di riassorbimento verso Anzola o altre soluzioni alternative?

Non contestiamo l’innovazione tecnologica in sé, né sosteniamo che i processi produttivi debbano restare immutati.
La questione è un’altra: chi beneficia dell’innovazione tecnologica? Se i lavoratori sono stati indispensabili per anni, perché diventano improvvisamente sacrificabili nel momento in cui la nuova organizzazione entra a regime?

Per i lavoratori, l’innovazione potrebbe e dovrebbe significare meno fatica, meno infortuni, meno malattie professionali e una migliore qualità della vita.
Se invece l’automazione dei processi rimane ad esclusivo appannaggio dei datori di lavoro, l’effetto concreto non può che essere l’aumento dei ritmi, della pressione produttiva, dell’usura fisica e mentale, fino alla perdita del posto di lavoro o alla sua sostituzione con manodopera più precaria e dequalificata.

(…)

C’è poi il contesto in cui tutto questo accade. La logistica è diventata una delle infrastrutture fondamentali dell’economia contemporanea, eppure è anche il settore in cui si sono concentrate negli ultimi anni numerose inchieste su appalti, subappalti, intermediazione di manodopera e compressione dei diritti. Non si può liquidare questa vicenda sostenendo che “nella logistica funziona così”. Se certe dinamiche si ripetono con regolarità, non siamo di fronte a eccezioni ma a problemi strutturali.

Vi è inoltre un elemento che non può essere ignorato. La maggioranza dei lavoratori coinvolti è di origine straniera. Persone che da anni lavorano, versano contributi, sostengono famiglie, hanno mutui e partecipano alla vita economica del territorio. Eppure questa vertenza ha ricevuto scarsa attenzione politica e mediatica, a differenza di altre crisi occupazionali che giustamente creano allarme e dibattito nel territorio. I diritti del lavoro non cambiano in base alla nazionalità. Non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, e non può esistere una diversa sensibilità pubblica a seconda dell’origine delle persone coinvolte.

Tanto più perché non stiamo parlando di una multinazionale senza volto o di un fondo speculativo privo di radicamento territoriale. Stiamo parlando di Coop Alleanza 3.0, una delle principali realtà della cooperazione italiana, con migliaia di lavoratori, centinaia di punti vendita e un’enorme influenza economica e sociale nei territori in cui opera. Chi determina la struttura della filiera, la distribuzione dei volumi e l’organizzazione del lavoro non può scaricare ogni responsabilità sugli ultimi anelli della catena degli appalti. (…)

È necessario aprire un confronto che coinvolga tutti gli attori della filiera, a partire da Coop Alleanza 3.0 e Kamila. Ma anche le Amministrazioni pubbliche e sindacati che non possono lavarsene le mani.

Occorre mettere in campo tutte le possibilità disponibili: il riassorbimento in attività logistiche esistenti, l’utilizzo di posizioni aperte presso altri siti produttivi, la costruzione di percorsi di formazione e riqualificazione professionale, fino alla ricerca di opportunità occupazionali presso altre imprese del territorio.

L’obiettivo non può essere la gestione di 90 licenziamenti. L’obiettivo deve essere la tutela di 90 posti di lavoro.

Ci batteremo per questo — e per qualcosa di più grande. Perché se oggi passa l’idea che chi ha lavorato per anni possa essere semplicemente sostituito e dimenticato, domani nessun lavoratore sarà davvero al sicuro. Per questo ci batteremo non soltanto per noi, ma per tutte e tutti.

(Qui la versione integrale del documento)

Adl Cobas

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-06-06 15:02:202026-06-06 15:02:21I 90 licenziamenti a Parma pagano il conto di appalti e automazione nella logistica

Pro e contro la legge regionale su aree idonee per energie rinnovabili

29 Maggio 2026/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

L’assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna il 28 maggio ha approvato la legge sulle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili. Ospitiamo due interventi giunti in redazione prima dell’approvazione, uno favorevole (del consigliere regionale Andrea Massari) e uno contrario, di Legambiente Emilia-Romagna e altre associazioni.

Andrea Massari (PD), vicepresidente della Commissione Ambiente e Territorio : “Proviamo a correggere storture pesanti della norma nazionale”

La Commissione Territorio e Ambiente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha dato il via libera al progetto di legge sulle aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili. Un provvedimento atteso, complesso, che arriva dopo settimane di lavoro intenso, un’udienza conoscitiva partecipata e l’approvazione di una quarantina di emendamenti che hanno rimodulato il testo originario presentato dalla Giunta.

Tra le novità principali introdotte con gli emendamenti figura la riscrittura dell’articolo 4, che fissa i limiti per l’installazione di impianti su suolo agricolo: non oltre l’1,5% della superficie agricola utilizzata regionale e non oltre il 2,5% per ciascun Comune. Introdotto anche un nuovo articolo 4-bis che definisce con precisione i criteri di calcolo della superficie agricola occupata per ogni tipologia di impianto. Rivisti i criteri per gli impianti agrivoltaici, con l’obbligo di mantenere almeno l’80% della produzione lorda vendibile e verifiche triennali, nonché nuove norme per gli impianti flottanti, eolici e fotovoltaici a terra.

“Questa legge regionale è il frutto di un lavoro corposo, serio e responsabile, reso necessario da una norma nazionale fatta male, molto male. Il Governo ha legiferato togliendo ai Comuni ogni minimo potere di pianificazione del proprio territorio. Stiamo parlando degli stessi enti che decidono dove costruire scuole, ospedali, quartieri residenziali, zone produttive e infrastrutture. Eppure sulle fonti rinnovabili, su dove e come installarle, i Comuni non hanno alcuna voce in capitolo. È un errore grave, che non ha precedenti nella storia della pianificazione territoriale italiana. Si è sottratta ai sindaci la capacità di governare le trasformazioni del loro territorio, consegnando di fatto le decisioni al mercato. E in più la legge nazionale riscritta ben due volte! Tratta tutti i territori italiani allo stesso modo, come se non fosse palese che le norme per la Sicilia forse hanno poco a che vedere con l’Emilia Romagna“.

“E non è tutto. La legge nazionale non contiene un solo meccanismo serio a favore dell’autoconsumo, né prevede strumenti che portino i benefici economici sul territorio dove gli impianti verranno installati. Chi ospita un parco fotovoltaico o un impianto eolico non riceve energeticamente nulla in cambio. È una scelta politica precisa, e a nostro avviso profondamente sbagliata. Con il lavoro fatto in Commissione abbiamo cercato di correggere almeno in parte queste storture, introducendo meccanismi premianti l’autoconsumo, limiti sull’uso del suolo agricolo e un sistema di monitoraggio serio. Ma è evidente che la responsabilità politica delle lacune più gravi resta in capo a chi ha scritto, ben due volte!, la norma nazionale.”


Legambiente, Coordinamento FREE, Energia per l’Italia e Italia Solare: “Legge aree idonee, un passo falso”

La nuova versione della legge regionale per le aree idonee alla produzione di energia da fonti rinnovabili non è in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Emilia-Romagna. Ne sono convinte Coordinamento FREE, Energia per l’Italia, Legambiente e Italia Solare dopo un’attenta lettura del testo uscito dal confronto della Commissione Territorio dell’Assemblea legislativa della Regione.

“A fronte di un riconfermato obiettivo del ‘Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale’ per la produzione della totalità del fabbisogno elettrico da fonti rinnovabili entro il 2035, fabbisogno peraltro in crescita grazie alla progressiva elettrificazione dei consumi”, sottolineano le associazioni, “la proposta di legge regionale sulle aree idonee continua a prevedere un limite al quantitativo di potenza installata in area agricola, limite dal nostro punto di vista illegittimo rispetto alle previsioni delle norme sovraordinate (che consentono una limitazioni alle aree idonee definite dalla Regione in aggiunta rispetto alla norma nazionale, non certo un tetto assoluto ai nuovi impianti) e palesemente contraddittorio rispetto all’obiettivo regionale.”

Con “area idonea” si indicano porzioni di territorio nelle quali il procedimento di autorizzazione per i nuovi impianti avviene con tempistiche più brevi; in tutte le altre aree, fatte salve quelle escluse da norme nazionali, l’installazione di impianti è consentita con iter autorizzativo ordinario.

La legge regionale specifica, rispetto alla versione precedente, la metodologia di calcolo dell’occupazione di suolo agricolo rispetto alle superfici occupate degli impianti.
“L’introduzione della metodologia è oggettivamente utile, ma risulta evidente dal dibattito pubblico in corso in queste settimane che l’obiettivo finale di questo approccio non sia il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’impiego delle fonti fossili, ma la creazione di un blocco tout court alla realizzazione di impianti in zone agricole; peraltro, si tratta dello stesso suolo agricolo che non è mai stato difeso dal vero consumo, quello che deriva da poli logistici e nuove autostrade, opere decisamente meno utili alla transizione ecologica e per le quali non sono mai stati posti limiti quantitativi. D’altra parte, il sostegno alla sinergia tra agricoltura e produzione di energia non deve essere limitato: al contrario, la coesistenza di entrambe le attività può diventare un fattore determinante per la sopravvivenza delle attività agricole in un territorio vocato all’agricoltura come quello dell’Emilia-Romagna, e le esperienze di impianti agrivoltaici ben progettati si stanno moltiplicando sul territorio regionale.”

Nella legge sono rimasti elementi che, secondo le associazioni, saranno oggetto di ricorso perché in contraddizione con la legge nazionale (quando ulteriormente vincolanti rispetto ad essa, il che non è consentito) e con la giurisprudenza consolidata.

“Si tratta di una misura poco coerente con l’obiettivo dichiarato della legge, ovvero quello di avvicinare il luogo di produzione dell’energia ai consumatori finali: chi vorrà realizzare impianti in autoconsumo nei comuni con più alta densità abitativa e minore superficie agricola disponibile, che sono i comuni con maggior fabbisogno energetico complessivo, si troverà svantaggiato rispetto ad altre aree” commentano le associazioni.

Contraddittorie sono poi le previsioni applicate nel caso dei data center, per i quali si definiscono aree idonee entro i 50 metri di distanza dagli stessi, e per gli impianti industriali e stabilimenti, che vengono considerati tali solo se producono emissioni in atmosfera e per i quali la fascia idonea è pari a 350m di distanza dagli stessi.

“Il paradosso è che si garantisce una superficie di aree idonee maggiore per le attività che emettono in atmosfera, quindi comunque utilizzatrici di sostanze fossili, mentre si restringono le possibilità per i data center, estremamente energivori. Il vantaggio poi si annulla per le imprese che hanno azzerato le emissioni in atmosfera, ad esempio passando a tecnologie interamente elettrificate, e avrebbero bisogno di molta più energia elettrica!”, rilevano.

Permangono il blocco alla realizzazione di impianti nelle aree buffer delle zone UNESCO e il vincolo delle 2300 ore equivalenti per gli impianti eolici.
“In quest’ultimo caso, si tratta di un elemento tecnico che non qualifica la capacità di un impianto di produrre energia, come sostiene chi lo propone, ma che avrà il solo risultato di danneggiare la produttività del singolo aerogeneratore e comportare un maggior consumo di suolo, perché serviranno più rotori per produrre la stessa quantità di energia”, sottolineano le associazioni. “Se l’obiettivo è la riduzione del consumo di suolo, questa è una scelta che va nel senso opposto.”

Si rilevano anche elementi di miglioramento rispetto alle versioni precedenti della proposta di legge, come l’istituzione del tavolo di coordinamento a livello regionale per il monitoraggio dello sviluppo di impianti a rinnovabili e reti di distribuzione elettrica e l’approfondimento dei parametri monitorati.
“Non v’è dubbio che il confronto sui territori debba proseguire: di questo passo, il raggiungimento degli obiettivi regionali al 2035 è molto lontano.”

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-05-29 10:35:492026-05-29 10:35:49Pro e contro la legge regionale su aree idonee per energie rinnovabili

Sul 25 aprile, la brigata ebraica e l’accusa di odio razziale

11 Maggio 2026/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

Riceviamo e pubblichiamo una nota congiunta di Comunità palestinese di Parma, Potere al Popolo Parma e Fronte della Gioventù Comunista Parma

Diverse persone sono state raggiunte da un avviso di fine indagini per la contestazione alla Brigata Ebraica durante il corteo del 25 aprile dell’anno scorso.  Queste notifiche non ci stupiscono troppo; dopo le 21 denunce arrivate dopo le mobilitazioni per la Flotilla, sono la prova di un atteggiamento repressivo a livello nazionale verso chiunque osi mettere in discussione l’operato del governo italiano o dei suoi alleati, tra cui Israele. Se solo a Parma vengono aperti 40 procedimenti per chi lotta contro un genocidio significa che ci attendono tempi bui.

Nel merito della questione: agli indagati viene contestato il reato di violenza privata con l’aggravante dell’incitamento all’odio razziale per aver “costretto” la Brigata Ebraica a chiudere uno striscione che recitava «anche loro 5000 sionisti hanno liberato l’Italia». Potremmo – e lo faremo con un opuscolo dedicato che verrà presentato il 15 maggio – entrare nel dettaglio di cos’è stata dal punto di vista storico la Brigata Ebraica. Qui non ci dilungheremo sul ruolo militare e politico ricoperto storicamente dalla Brigata Ebraica, né sull’utilizzo politico in tempi recenti. Ci interessa invece affermare il principio che il 25 Aprile non può essere lo spazio per sostenere un genocidio.

Il 25 Aprile rappresenta la sconfitta del fascismo, di quel regime che aveva limitato qualsiasi libertà politica e sindacale, che si era macchiato di crimini orrendi in Italia e nelle colonie, che era corresponsabile per lo scoppio della guerra e che – da ultimo – aveva collaborato nel compiere il genocidio contro il popolo ebraico.

Se in questa giornata si portano in piazza bandiere e simboli di uno Stato il cui governo è accusato di commettere un genocidio, di torturare i prigionieri palestinesi nelle carceri e che è il principale responsabile della guerra in Medio Oriente allora nessuno può credere alla buona fede. Diciamo nessuno perché a contestare la presenza di quello striscione non c’erano solamente i fantomatici “Propal”, ma c’erano – come si legge anche nelle carte della Procura – centinaia di persone normalissime, di ogni età, scese in piazza spinte da un genuino sentimento antifascista e schifate dalla presenza di quei simboli e quelle bandiere.

Chi si assume l’onere di portare in piazza una provocazione di questo tipo non può poi piangere lacrime di coccodrillo per la naturale e pacifica contestazione ricevuta. Durante il corteo, del resto, non ci sono state violenze né minacce, né tantomeno alcun odio razziale verso i componenti della Comunità Ebraica, ma solo la legittima contestazione a chi in quel contesto ha voluto fare una provocazione politica. L’unica violenza è stata fatta contro la memoria dei partigiani, provando a usare la piazza del 25 Aprile come strumento per giustificare le politiche di Israele.

Riteniamo oltraggiosa, inoltre, l’accusa di odio razziale. Sostenere che la Brigata Ebraica sia stata contestata in quanto composta da ebrei è ridicolo. Il problema – come è stato sempre chiaramente detto – sono i messaggi portati, non la religione o la cultura di appartenenza.

Ciò ci differenzia dalle forze politiche di destra che sostengono la Brigata ebraica, alcune delle quali con dei seri e reali problemi di antisemitismo e razzismo. Usare la scusa dell’antisemitismo per mettere a tacere le critiche all’operato israeliano – come fatto con il recente DDL Gasparri – è subdolo e controproducente perché strumentalizza un fenomeno grave e drammatico per degli interessi politici miopi e contingenti.

Del resto, qualcuno davvero pensa che se da quel palco avessero parlato Moni Ovadia o Ilan Pappè sarebbero stati contestati? Qualcuno pensa che se su quello striscione si fossero ricordati le centinaia di partigiani ebrei che hanno partecipato alla Resistenza – Curiel, Sereni, Terracini, Levi tra tutti – i manifestanti si sarebbero comportati allo stesso modo?

Questo, però, non succederà mai: quelli morti in montagna durante la Resistenza sono ebrei scomodi da celebrare, perché invece che giustificare un genocidio ci ricordano il diritto dei popoli a resistere e lottare per la libertà.

Chiudiamo con una riflessione. Gli attacchi al 25 Aprile si moltiplicano. Quest’anno le tensioni hanno rappresentato una costante in tutte le maggiori piazze italiane, dagli spari contro l’ANPI a Roma – con l’attentatore che ha inizialmente dichiarato di appartenere alla Brigata Ebraica – alle tensioni a Bologna e a Milano si sta aprendo una divisione sempre più grande. Da una parte c’è chi prova ad arruolare questa data per difendere i propri piani di guerra o, addirittura, di genocidio. Noi – e la grande maggioranza di chi in quella piazza c’era – continueremo a difendere i valori della Liberazione e li praticheremo anche il prossimo 25 Aprile.

Comunità palestinese di Parma, Potere al Popolo – Parma, Fronte della Gioventù comunista – Parma

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-05-11 11:19:162026-05-11 11:19:17Sul 25 aprile, la brigata ebraica e l’accusa di odio razziale
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