Le responsabilità della Fiera delle armi a Parma e le leve del Comune per fermarla

Riceviamo e pubblichiamo da Nicola Dall’Olio, Co-portavoce provinciale Europa Verde – Verdi di Parma:

Per capire perché a Parma, in questi tempi di guerra, sia arrivata una Fiera delle armi senza che l’Amministrazione Comunale, a parole contraria, potesse impedirla, bisogna conoscere la storia recente della società Fiere di Parma e andare al 2017.
In quell’anno, proprio a ridosso delle elezioni amministrative, il Comune di Parma, guidato da Federico Pizzarotti, e la Provincia di Parma, soci paritetici di maggioranza delle Fiere decidono di vendere parte delle loro azioni per fare cassa e di dare il controllo della società ad un privato, ovvero Credit Agricole.
In cambio di 5 milioni di euro a testa, Credit Agricole diventa socio di maggioranza relativa con il 36% mentre Provincia e Comune, che insieme detenevano la maggioranza assoluta, scendono a poco meno del 17% ciascuno. Anche sommando le quote di Regione e Camera di Commercio, la partecipazione pubblica resta sotto al 50%.

Ai tempi si disse che sebbene divenuti soci di minoranza, gli enti pubblici avrebbero mantenuto il controllo delle scelte strategiche attraverso un patto di sindacato. La realtà è che la gestione operativa e la programmazione fieristica, così come la nomina delle principali cariche direttive, è passata totalmente in mano al socio di maggioranza relativa, che è stato poi affiancato dall’ingresso in società di Fiere di Milano con una quota del 18%.

Ricordo che nell’ultima seduta in Consiglio Comunale del mio mandato denunciai questa svendita che avrebbe privato il Comune di Parma e i soci pubblici del controllo delle Fiere. Le conseguenze di quell’atto, che fu finalizzato dalla giunta Pizzarotti tra il primo e il secondo turno delle elezioni per compiacere e avere il sostegno dei poteri locali, si rendono manifeste oggi, con una Fiera delle armi che con un controllo pubblico non sarebbe mai arrivata sul nostro territorio.

Il Comune di Parma, pur ridotto a socio di minoranza, dispone però ancora di efficaci strumenti per condizionare le scelte di Fiere di Parma. Tutte le autorizzazioni ed i permessi per svolgere le attività fieristiche o semplicemente per ristrutturare od allargare i padiglioni, adeguare i parcheggi, migliorare l’accessibilità dipendono dall’amministrazione comunale. Che, se vuole, ha quindi in mano le leve per intervenire sulle scelte delle manifestazioni fieristiche. Scelte che non possono essere dettate unicamente da questioni di profitto o essere in contrasto, non solo con i valori e le deleghe del programma di mandato, ma con i principi di pace espressi nello Statuto Comunale.

La manifestazione tenutasi sabato a Parma con grande partecipazione popolare dice chiaro una cosa: la fiera delle armi non si deve più tenere. E il Comune non può semplicemente disertare l’inaugurazione. Deve fare in modo che dall’anno prossimo non abbia più luogo. 

Nicola Dall’Olio

Fiera EOS: armi ai minori solo sportive e se autorizzati. La posizione dell’assessora Jacopozzi

Riceviamo e pubblichiamo:

Il Comune di Parma è grato alla Casa della Pace che con tante associazioni ha organizzato un presidio in piazza Garibaldi per dire forte il bisogno di pace e non di riarmo a lato della fiera EOS. In coerenza con la sua visione politica di ricerca della Pace e del disarmo e della condanna della guerra- come recita art. 11 Costituzione- il comune si è impegnato a lavorare con Fiere di Parma perché la fiera Eos resti e rimanga nel perimetro della caccia come sport outdoor.

Nulla della difesa personale e della promozione dell’uso delle armi in sé può essere presente o promosso da EOS: su questo punto abbiamo lavorato fortemente inserendo elementi che non erano presenti gli scorsi anni: obbligo di presentare certificazione autentica (non digitale) per chi fa parte delle federazioni sportive per entrare nelle linee di tiro dai 14 anni in su;

controllo da parte della Questura del poligono di tiro al piattello, accessibile ai soli maggiorenni che volessero provare, con limitazioni assolute dell’utilizzo del fucile all’interno di un perimetro dedicato e delimitato in piena sicurezza; manleva dei genitori, che devono dichiarare il permesso per i figli minorenni di entrare alla fiera; divieto assoluto ai minori di manipolare qualunque arma da fuoco o da taglio all’interno della fiera, con controllo di stuard dedicati, pagati da Fiere, che possono allontanare gli adulti che violano questa normativa.

È falsa la notizia per cui i quattordicenni potrebbero liberamente accedere ai poligoni di tiro. Lo possono fare solo coloro che sono iscritti, e lo dimostrano, ad una federazione .

Daria Jacopozzi

Assessora alla Partecipazione, Associazionismo, Quartieri, Pace

Catturati tre Pikachu alla Fiera delle armi. La protesta di Extinction Rebellion

Riceviamo e pubblichiamo

All’interno di EOS – European Outdoor Show, la principale fiera italiana dedicata alle armi da caccia e al tiro sportivo, tre grandi Pikachu gonfiabili hanno iniziato a muoversi tra i padiglioni come se cercassero una via di fuga. Non per gioco, ma per istinto: scappare dalle armi.

Nel giro di pochi minuti, i Pikachu sono stati inseguiti e accompagnati all’esterno della fiera, sotto gli sguardi stupiti e divertiti dei visitatori. Fuori dai cancelli, nelle numerose manifestazioni in città le attiviste e gli attivisti di Extinction Rebellion hanno spiegato il senso dell’azione distribuendo carte Pokémon a tutti i passanti con messaggi tipo: “Le armi in Fiera e i Pokemon manifestano”

Questa la dichiarazione di Extinction Rebellion oggi a Parma:

“Oggi noi siamo qui perché è inaccettabile che in una città che si racconta come cultura ai giovani ci siano venditori di morte, è inaccettabile avere la fiera delle armi EOS qui in città. Le armi servono per uccidere. E chi le produce, chi le espone, chi le promuove, sta vendendo morte. E mentre succede questo, fuori le guerre aumentano, si intensificano, si avvicinano. Oggi Pikachu vuole dare una scossa alle fiere di Parma. È entrato qui dentro e ha fatto l’unica cosa sensata da fare, scappare. Non accettiamo che le armi vengano normalizzate, raccontate come sport o divertimento. La morte non è un gioco. Noi scegliamo di non accettarlo, qui a Parma e in nessuna città.”



EOS viene presentata come fiera di “sport”, “outdoor” e “tradizione”. Ma ospita produttori e distributori di armi leggere e accessori militari, in un momento storico segnato da un’escalation sempre più ampia dei conflitti. Dopo gli ultimi attacchi tra Stati Uniti, Israele e Iran, il rischio di un allargamento della guerra è concreto. Già prima di questi eventi, nel mondo erano attivi 61 conflitti armati (Uppsala Conflict Data Program), il numero più alto dal 1946. Oggi quel dato non è solo statistica, ma un rischio concreto di normalizzazione della guerra. Ogni anno questi conflitti causano decine di migliaia di vittime civili, e nelle ultime settimane il rischio è che il numero aumenti ulteriormente con l’estensione delle tensioni in Medio Oriente. Le popolazioni civili restano le più esposte: sotto le bombe, sotto embargo, senza accesso a acqua, cibo e cure.



Mentre la crisi climatica continua a colpire con eventi sempre più estremi provocando oltre 12.000 morti in Italia per ondate di calore (ISS | Eurostat), la risposta non è la prevenzione ma il riarmo, risorse pubbliche vengono dirottate verso armi e conflitti invece che verso adattamento, sicurezza e cura dei territori.



La protesta dei Pikachu ha voluto parlare alla città di Parma, che sarà Capitale Europea dei Giovani 2027 e dichiara l’obiettivo di Carbon Neutral 2030.

«In questo contesto – prosegue XR Parma – normalizzare le armi come intrattenimento o sport non è neutrale, è una scelta culturale e politica. Che messaggio mandiamo ai giovani se una città che parla di futuro, sostenibilità e cura ospita una fiera di armi proprio mentre il mondo è in una spirale di guerra sempre più allarmante e invece di decidere consapevolmente di disarmarsi, continua ad aumentare gli investimenti in armi?».



«Non siamo qui per colpevolizzare chi entra in fiera – chiariscono gli attivisti – ma per rendere visibile una contraddizione enorme. Le armi non sono uno sport. Sono strumenti di morte. E oggi il mondo ne ha già abbastanza di violenza e di morti».

Extinction Rebellion Parma annuncia che questa è solo la prima giornata di mobilitazione e invita cittadine e cittadini a interrogarsi su quale modello di città vogliono costruire: una città che investe sulla vita, sulla prevenzione e sulla cura, o una che normalizza la violenza travestendola da sport.

Extinction Rebellion Parma

Richiesta di rinvio a giudizio per proteste per Gaza: un’indagine che colpisce tutti noi

Pubblichiamo e condividiamo la posizione di una quindicina di associazioni in merito agli avvisi di garanzia emessi dalla Procura della Repubblica di Parma a seguito dell’indagine per la manifestazione pro-Gaza del 1° ottobre scorso.

Vedi sotto la presa di posizione.

Premessa a cura di Parma Parallela

La sera del 1° ottobre 2025 anche a Parma, come in tutta Italia, scattò una manifestazione popolare spontanea, autoconvocata, di solidarietà alla Global Sumud Flotilla e alla Palestina, contro gli arresti e la guerra genocida perpretata da Israele. Qui il nostro articolo dell’epoca.

Il corteo spontaneo di un migliaio di persone – che viene additato come “non autorizzato” e le parole hanno il loro peso: in Italia le leggi democratiche consentono tuttora di manifestare senza chiedere autorizzazioni – terminò in stazione, con l’occupazione simbolica dei binari 1 e 2, verso la mezzanotte. Ci fu ritardo dei treni? Da qui l’ipotesi di reato di interruzione di pubblico servizio.

Dopo alcuni mesi l’altro ieri la Procura della Repubblica ha diramato il provvedimento di chiusura delle indagini, condotte personalmente dal procuratore Alfonso D’Avino, mandando 21 avvisi di garanzia dei quali, a quanto apprendiamo, solo a 4 persone si contesta l’occupazione dei binari e ad altre 2 la seduta sul bordo del marciapiede. Agli altri si contesta il reato “in concorso” supponendo un “supporto morale” e “una collaborazione” all’invasione dei binari. Tra questi altri vi sono due assessori (Caterina Bonetti e Francesco De Vanna) e due consigliere (Gabriella Corsaro e Victoria Oluboyo) del Partito Democratico.

Avremo modo di approfondire la vicenda che però, possiamo già dire, assomiglia tanto a un “processo politico” .

E naturalmente si è scatenata la ridda di dichiarazioni di esponenti e partiti politici: di difesa dell’iniziativa politica (che, ribadiamo , non vide l’occupazione dei binari da parte dei quattro pd indagati) da parte delle forze di centrosinistra con Pd, Avs, M5S e di attacco, con anche richieste di dimissioni, da parte del centrodestra e di Chiama Parma.

La redazione di Parma Paralella

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In quella manifestazione non c’erano solo i singoli oggi colpiti dalla magistratura, ma centinaia di parmigiani e stranieri, studenti e cittadini

La notizia della richiesta di rinvio a giudizio per la mobilitazione a sostegno della Freedom Flotilla alla stazione di Parma dello scorso anno non è solo un passaggio procedurale: è il tentativo di trasformare un’istanza di giustizia in un crimine.

In quella manifestazione non c’erano solo i singoli oggi colpiti dalla magistratura, ma centinaia di parmigiani e stranieri, studenti e studentesse, cittadine e cittadini: un atto corale di dignità, nato dall’imperativo morale di rompere il silenzio complice su quanto accadeva e accade a Gaza. Rivendichiamo la legittimità di una mobilitazione che ha messo il corpo e la faccia a difesa dei valori universali.

Mentre le inchieste fanno il loro corso, non possiamo tacere di fronte a un paradosso storico che interroga le coscienze di tutti: mentre non si denuncia il genocidio e anzi se ne è complici, si sceglie di processare la protesta. È inaccettabile che la forza della legge si abbatta con solerzia su chi chiede pace, mentre la politica resta inerme di fronte alla distruzione sistematica di un popolo. L’azione della magistratura va sempre rispettata, ma quando il governo ignora il rispetto dei diritti umani fondamentali, la società civile ha il dovere di reagire.

Esprimiamo la più totale e convinta solidarietà a tutte le persone coinvolte. Non lasceremo solo nessuno in questo percorso: per questo motivo, ci impegniamo a mettere a disposizione delle persone indagate tutto il supporto necessario, anche a livello legale, per difendere non solo i singoli, ma il diritto di tutti a manifestare contro l’orrore.

Aderiscono:

CIAC, Casa della pace, Casa delle donne, Donne in nero, OltreCoro, Parma Città Pubblica, Rete Kurdistan, UDU Parma – Unione degli Universitari, ANPPIA, Comunità palestinese e solidali, Movimento palestinese x la coltura, la democrazia e la libertà, Montanara laboratorio democratico aps, Oltrecura – Laboratorio di salute popolare, Libera Parma, Coro dei Malfattori, Coordinamento Democrazia Costituzionale, LaPaz

Troppi poteri al commissario per gli stadi

Riceviamo e pubblichiamo.

L’Art. 9-ter del D.L. N. 96 del 30/06/25 convertito con legge n° 119 dell’8/8/2025, n. 119 recante: «Disposizioni urgenti per l’organizzazione e lo svolgimento di grandi eventi sportivi, nonché ulteriori disposizioni urgenti in materia di sport», prevede che, al fine di assicurare la realizzazione e il completamento delle opere necessarie e strettamente funzionali allo svolgimento della fase finale del campionato europeo di calcio “UEFA EURO 2032”, il Presidente del Consiglio dei ministri emani un Decreto con cui è nominato un Commissario straordinario quale soggetto responsabile del processo di indirizzo, coordinamento e attuazione delle attività e degli interventi relativi alle infrastrutture sportive, con riferimento anche agli impianti di proprietà pubblica.
Si conoscerebbe anche il nome di questo commissario: Ing. Massimo Sessa, presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (CSLP) e già commissario per la realizzazione della Base dei Carabinieri all’ex-CISAM per 190ha a S.Piero a Grado (PI) nel Parco di MSRM.

I poteri di questo Commissario sarebbero enormi: avrebbe il compito di assicurare la messa a norma UEFA di almeno 5 stadi da indicare per gli Europei 2032. Egli può agire a mezzo di ordinanza anche “in deroga a ogni disposizione di legge, diversa da quella penale…e dei vincoli inderogabili derivanti dall’appartenenza all’Unione europea”.

Noi non siamo contrari a che EURO32 si svolga anche in Italia né al fatto che 5 stadi Italiani siano adeguati alle norme UEFA per poter ospitare le partite. Siamo invece fermamente contrari a che l’evento sportivo sia preso a pretesto per ogni sorta di speculazione edilizia che produca ampliamenti delle capienze con introduzione di ampie superfici commerciali e/o ricettive in stadi collocati in centro storico o in mezzo a quartieri residenziali magari nelle vicinanze di siti di grande richiamo turistico, compromettendo il fragile tessuto urbanistico consolidato delle città italiane, di grande valore culturale, monumentale e paesaggistico. Siamo altresì contrari alla realizzazione di nuovi impianti sempre corredati di quelle destinazioni economicamente remunerative in aree urbane cosa che in alcuni casi comporterebbe l’abbandono di stadi che potrebbero essere messi a norma con poco, con, in aggiunta, la distruzione di aree di pregio ambientale.


Il tutto magari accelerando e/o saltando le procedure di valutazione di impatto ambientale, le previsioni urbanistiche e i processi partecipativi dei cittadini in caso di variante, le stesse “disposizioni di legge”. Questo ci sembra che nulla abbia a che vedere con lo sport e che presenti non pochi profili di incostituzionalità ora che la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, è stato introdotto tra i principi fondamentali (Art. 9) e come limite alla libertà di iniziativa economica (Art. 41).


Per queste ragioni abbiamo diffidato, per tramite dello studio legale Veronica Dini di Milano, la Presidenza del Consiglio e il Ministero per lo Sport e i Giovani affinché non procedano alla nomina del commissario straordinario.
Chiederemo la sottoscrizione della nostra iniziativa a tutta la cittadinanza.

Comitato Tardini Sostenibile di Parma
Coordinamento Si Al Parco, Si All’ospedale – No Allo Stadio di Roma
Comitato Stadio Pietralata No Grazie di Roma
Comitato promotore Referendum X San Siro di Milano
Comitato No Stadio a San Donato Milanese di Milano
Comitato civico “Tutela zona stadio di Como” di Como
Associazione ambientalista La Città ecologica A.P.S. di Pisa

Un bilancio forte sul sociale e i servizi educativi, nonostante i tagli del governo


Ospitiamo l’intervento di Sandro Campanini, capogruppo Pd in consiglio comunale

Il bilancio 2025 del Comune di Parma conferma e rafforza le scelte fondamentali dell’Amministrazione comunale, coerentemente col programma di mandato, pur dovendo misurarsi con i tagli del Governo che compie un’operazione doppiamente ingiusta: riduce le possibilità di intervento dei Comuni, scaricando su di essi i problemi e imponendo ai Comuni che hanno i conti in ordine, il versamento di fondi allo Stato: per Parma significa, concretamente, mettere a bilancio anche quest’anno una cifra importante, pari a complessivi 1,9 milioni, a favore dello Stato centrale. Quindi più sei virtuoso e più ci rimetti.

Nonostante questo, il bilancio di previsione 2026 destina ingenti risorse al sociale e famiglie – 119,4 milioni – a partire dalle maggiori fragilità, a cui vanno aggiunti 25 milioni per l’edilizia pubblica e popolare, e al settore scuola/servizi educativi, per un totale di 72,2 milioni (ricordando che, così come nel trasporto pubblico, le tariffe coprono solo una parte dei costi reali) con un ulteriore sforzo finanziario per l’incremento dell’assistenza scolastica agli alunni con certificazione, purtroppo in costante aumento, importo di cui il Comune si fa carico in assenza di contributi statali; stessa cosa per i minori stranieri non accompagnati, un tema complesso e “nuovo” i cui costi ingenti sono solo parzialmente finanziati dal Governo anche se sarebbe suo compito coprirli (il Comune ha speso, dal 2023, 6 milioni, ricevendone a rimborso dallo Stato solo 2). Da evidenziare anche i 20,4 milioni per sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente, i 22,8 milioni per politiche giovanili, sport e tempo libero, i 22,2 milioni per beni e attività culturali.

A livello di spese per investimenti e opere pubbliche, si va verso la chiusura entro i tempi stabiliti dei 45 cantieri PNRR, dai due nuovi asili alle ristrutturazioni e adeguamento/messa in sicurezza di scuole, dal piano casa alla riqualificazione di impianti sportivi come il Palasport e Palaciti (già inaugurato) a quello di strutture civiche come l’ex Municipio di san Lazzaro di via Zarotto (che diventerà la nuova sede di un servizio molto importante quale il Centro per le famiglie) e via Argonne, recentemente concluso (elenco completo degli interventi PNRR al link: https://www.comune.parma.it/it/argomenti/pnrr/i-progetti-del-comune-di-parma), solo per citare alcuni esempi. Per ulteriori interventi in programma, il filo conduttore è quello della rigenerazione urbana, a partire dalla soluzione di alcune “ferite” lasciate alla città dalle giunte Ubaldi-Vignali: il progetto, assieme alle Fiere, per il ponte Nord, il recupero dell’area “ex scalo merci” (per la parte di competenza del Comune), la conclusione dei lavori del teatro Guareschi (c.d. “teatro dei dialetti”), la prosecuzione dei progetti sull’Ospedale Vecchio, l’avvio del progetto di rifacimento della piscina di Via Zarotto, la conclusione dell’ex Cral Bormioli e altro. Molto importante la nuova palestra inclusiva di Moletolo (con Parma capitale dello sport inclusivo 2027) che ci renderà una delle poche città con un impianto di questo genere. Procede la sistemazione del parco Ducale (fontana del Trianon e non solo) e si avvieranno i necessari miglioramenti di piazzale Dalla Chiesa.

Sulla riqualificazione dello stadio Tardini si è in attesa del nuovo progetto che dovrebbe essere maggiormente in linea con la mozione e successiva delibera approvate da Consiglio comunale e Giunta nel 2023.

Spazio anche alla mobilità sostenibile: si continua a lavorare per vedere finanziato il progetto di trasporto veloce di superficie Stazione-Campus, si conferma l’affidamento in house a Tep per il trasporto pubblico locale (che ammonta a 66,9 milioni), nuove piste ciclabili anche verso alcune frazioni (es. Alberi, San Prospero) e manutenzione di quelle esistenti, realizzazione di ulteriori parchi gioco inclusivi come quelli già conclusi e riqualificazione di altri (come ad esempio il parco Celestina Bottego di via Pascal), impegno per ottenere finalmente l’avvio della variante della ferrovia Pontremolese da Vicofertile in città, già approvata dal Consiglio comunale.

Il bilancio poi prevede fondi per la cultura, a sostegno di grandi eventi come il Festival Verdi ma anche molte altre iniziative, il turismo (settore in crescita), la sicurezza urbana, le manutenzioni del verde, il commercio, gli impianti fotovoltaici sugli edifici comunali (a tale proposito è già stata avviata la prima comunità energetica a Parma grazie ai pannelli installati sul tetto della scuola Albertelli Newton) e i miglioramenti dell’illuminazione pubblica,

Grande attenzione al tema giovani con la prosecuzione delle azioni di partecipazione e coinvolgimento verso Parma Capitale europea dei giovani 2027.

Molti altri aspetti si potrebbero toccare vista la quantità di temi che un bilancio necessariamente affronta: nel complesso si può parlare di un bilancio che da un lato mantiene e rafforza la coesione sociale e dall’altro porta verso il traguardo importanti trasformazioni, nel segno della sostenibilità, della rigenerazione e della valorizzazione delle grandi potenzialità che Parma esprime.

Sandro Campanini

Capogruppo Partito Democratico in Consiglio comunale

Quattro Comuni parmensi esclusi dalla “Legge Montagna”

Un bel nome: Legge Montagna! Peccato si traduca in un brutto colpo a diversi Comuni dell’Appennino.
Nel parmense, stando ai criteri annunciati dal Governo, perderanno lo status di comuni montani Fornovo di Taro, Solignano, Pellegrino parmense e Varano de’ Melegari. Zac, un colpo netto.
Spiego meglio, dietro al titolo rassicurante e bello “Legge Montagna” si nasconde una realtà amara: tagli pesanti ai territori che più avrebbero bisogno di sostegno. Con i nuovi criteri voluti dal ministro Calderoli, oltre 1.200 Comuni montani spariranno dall’elenco dei beneficiari dei contributi e agevolazioni previsti per le aree più in difficoltà. I più colpiti in Italia saranno gli appennini, il 40% dei Comuni saranno eliminati dalla lista dei Comuni montani, riducendo risorse e attenzione proprio dove servono di più.

Daranno la colpa ad un algoritmo freddo, fatto di altimetrie e pendenze, perché sarà lui a decidere chi è “montano” e chi no, ignorando la vita reale di comunità già alle prese con spopolamento, servizi più costosi e infrastrutture più difficili da mantenere in efficienza.
Questa non è una legge di tutela, è una legge di esclusione. Una scelta che premia palesemente le Alpi e penalizza l’Appennino, ampliando le aree di possibile isolamento socio economico.

Dietro la retorica della “razionalizzazione” si consuma un’altra ingiustizia: un colpo durissimo alle nostre comunità e tutto per mano politica. Bel nome, brutto colpo.

L’avevo già segnalato in merito alla grande frana nel comune di Valmozzola, occhio alla mano pesante del Governo che sta per abbattersi sui tanti comuni montani.

La grande frana che minaccia la viabilità e l’esistenza di una azienda agricola a Valmozzola è un monito che non possiamo ignorare: l’Appennino va curato. La colata di terra avanza verso la strada comunale di Lamino e la statale 308, mettendo a rischio un allevamento con 600 capi bovini, cuore della produzione di Parmigiano Reggiano. Non è solo una questione locale: è il futuro di intere filiere e comunità. Le strade che collegano aziende straordinarie devono essere mantenute aperte e sicure, e i sindaci – come quello di Valmozzola – vanno sostenuti con mezzi e fondi adeguati. Difendere la montagna significa difendere lavoro, identità e qualità che rendono grande l’Italia. Ogni scelta che riduce attenzione e investimenti su questi territori è una scelta contro il Paese.


Andrea Massari, consigliere regionale, Partito Democratico

Altre richieste di chiarimenti sulle tariffe di ristorazione scolastica

I rappresentanti delle scuole primarie Albertelli – Zerbini – Newton, non demordono e pongono altre domande all’assessora ai servizi educativi. Qui il nostro articolo, con le proteste dei genitori e le spiegazioni dell’assessora Bonetti. Di seguito la nuova lettera dei genitori, che pubblichiamo.

Gentilissimo Assessore,
abbiamo attentamente analizzato la Sua risposta e, pur apprezzando la disponibilità a motivare le scelte effettuate, elucubrando con dovizia quanto riportato, desideriamo sottoporre alcuni chiarimenti.
In primo luogo, ci preme comprendere come mai l’aumento delle tariffe sia stato deliberato dopo la chiusura del bando, senza offrire alle famiglie la possibilità di pianificare le iscrizioni a mensa e ai servizi aggiuntivi, quali pre-scuola e ludoteca.
 
Nella Sua risposta, è stato indicato che la scelta è legata a motivi di bilancio e agli incrementi di materie prime, energia, costi del personale e adeguamento Istat.
 
Tuttavia, per tutti gli altri bandi scolastici, gli adeguamenti seguono l’anno scolastico.
Può chiarire perché, in questo caso, l’aumento sia applicato sull’anno solare?
 
Non sarebbe opportuno valutare di applicarlo a partire dal 1° gennaio 2027, così da consentire alle famiglie di programmare con ragionevole anticipo le spese scolastiche?
 
In secondo luogo, ci chiediamo come possano incidere sulle famiglie costi quali personale ed energia, considerando che il servizio è esternalizzato tramite bando e che il prezzo base è già fissato contrattualmente.
Sarebbe possibile fornire l’esatta composizione dei costi che hanno determinato l’aumento, distinguendo chiaramente le voci imputabili al Comune da quelle imputabili alla ditta appaltatrice?
 
Desideriamo inoltre richiamare l’attenzione sull’impatto dell’aumento sulle famiglie a medio-basso reddito.
I dati pubblicati dall’Inps nel 2025 mostrano che una quota rilevante di famiglie presenta un Isee inferiore ai 10.000 €, mentre altre, con Isee compreso tra 15.000 € e 20.000 €, risultano comunque economicamente fragili.
Per un nucleo con Isee pari a 16.000 €, l’aumento deliberato comporta un incremento annuo della spesa mensa di circa 202–215 €, pari a circa il 16–17%. (*)
Infine, relativamente ai confronti con altre realtà territorialmente comparabili, Lei ha citato Reggio Emilia, Piacenza, Modena e Rimini. Ritiene opportuno includere anche questo parametro nella valutazione delle politiche di equità per le famiglie parmigiane?
 
Alla luce di quanto sopra, desideriamo sottoporre specificamente due ulteriori interrogativi:
Primo, come mai tutti gli altri adeguamenti tariffari dei servizi scolastici comunali sono sempre stati applicati a partire dall’inizio dell’anno scolastico e, in questo caso, l’aumento ha decorrenza su base anno solare?
 
Gli uffici del comparto amministrativo non sarebbero più in grado di adottare la prassi consolidata?
Secondo, è corretto affermare che “l’Amministrazione Comunale può modificare, annualmente, le tariffe con apposito atto di Giunta Comunale, in conformità ai criteri generali stabiliti dal Consiglio Comunale”, come risulta dal Regolamento per la determinazione delle tariffe. Da quale peculiare esigenza nasce l’applicazione di questo principio in deroga alla prassi consolidata?
Tale deroga, fino ad oggi, non era mai stata adottata.
Secondo Lei, questa scelta può considerarsi coerente con il principio di tutela delle famiglie, sancito implicitamente dalla diligenza del buon padre di famiglia?
 
Perché non si potrebbe rimandare l’adeguamento al prossimo anno scolastico, come avvenuto in tutte le precedenti occasioni?
Confidiamo in un Suo riscontro chiaro e dettagliato che risponda compiutamente sia alle domande della precedente comunicazione sia ai dubbi e quesiti emersi successivamente.
I rappresentanti di classe dell’Istituto Albertelli Zerbini Newton

(* Per la precisione: l’aumento per la fascia Isee 15-20.000 € è leggermente inferiore: incremento del 13,8% per totale di 198 € su 200 pasti annui, come appurato e scritto da Parma Parallela nell’articolo citato, ndr)

Le note stonate del salvataggio dell’aeroporto

Il Tribunale fallimentare di Parma ha archiviato il procedimento di fallimento dell’aeroporto. Non conosciamo i dettagli e, come semplici cittadini, non li conosceremo mai. L’unica cosa che possiamo fare è rileggere la storia che gli organi di stampa ci hanno raccontato e farci delle domande. Sì, perché nella storia raccontata qualche nota stonata c’è.

Suona strano, infatti, che una società mentre è in fase di fallimento, continui a pagare regolarmente gli stipendi ai suoi dipendenti e invece appena viene salvata li metta tutti in cassa integrazione. Suona strano, che tutti coloro che prima erano giustamente preoccupati (e noi con loro)  per le sorti dei lavoratori tanto da organizzare presidi, appelli e comunicati, ora invece stiano tutti zitti e apparentemente “felici” che i lavoratori non percepiscano più il loro stipendio e che sia lo stato a pagare la cassa integrazione. 

Ma suona ancora più strano che dopo la notizia del salvataggio ci sia stata una levata di scudi della politica locale che ha iniziato ad inneggiare ai “Passeggeri, passeggeri” vantandosi di aver contrastato se non azzerato il rischio Cargo. La realtà dei fatti ci racconta una storia un po’ diversa: il Masterplan presentato qualche anno fa che prevedeva l’allungamento della pista e la trasformazione dell’aeroporto in cargo, masterplan che ha ottenuto l’ok della Commissione Via e l’ok in Conferenza dei servizi grazie al Sì del Consiglio Comunale di Parma, è ancora attivo e non è mai stato annullato o ritirato.

A quel Masterplan sono ancora associati 9 milioni di euro di fondi europei stanziati dalla Regione Emilia-Romagna per allungare la pista, stanziamento già scaduto, ma che di anno in anno viene prorogato. Perché tutti coloro che hanno inneggiato ai Passeggeri nonostante abbiano con il loro voto contribuito a dare l’ok al Cargo, per coerenza e onestà intellettuale verso tutti noi cittadini, non chiedono e pretendono pubblicamente che il Masterplan venga annullato? Il ritiro del Masterplan metterebbe davvero la parola “FINE” all’annosa questione Cargo Si-Cargo No, fugherebbe ogni dubbio, metterebbe pace, tranquillizzerebbe i tantissimi cittadini preoccupati per le loro sorti, per le loro famiglie, per i loro figli e nipoti, per la loro città.

Perché il Signor Sindaco, non si fa paladino del ririto e annullamento del Masterplan e chiede alla Regione Emilia-Romagna di non prorogare più i 9 milioni stanziati per allungare la pista?

Associazione NoCargo Parma

Nottologia, indagine poco accurata

La presentazione avvenuta nei giorni scorsi dei risultati sull’indagine “nottologica” parmigiana, assistita dalla presenza di un qualificato schieramento di assessori, loro delegati e dirigenti comunali, non ha fugato le diffidenze su tale iniziativa ma le ha purtroppo confermate e amplificate.

È stato enfaticamente fatto notare che i questionari compilati sono stati circa di un terzo superiori a quelli di Bologna (forse perché il sindaco ed il rettore di quella città non hanno ritenuto opportuno esporsi come è stato fatto da noi) e che, nonostante tutto, i risultati confrontati con la varietà della popolazione sono affidabili (affermazione confutabile). Quello che non si è detto è che il questionario poteva essere compilato più volte da una stessa persona, cosa che già mette in dubbio la scientificità del risultato. Inoltre, grave che dopo l’intervento conclusivo dell’assessora competente sia stato impedito ai presenti di intervenire per fare domande e sviluppare un doveroso dibattito.

Per questi e altri motivi, l’invito a prendere sul serio tale sondaggio non può che essere rigettato al mittente. Un’analisi statistica impostata correttamente prevede una strategia di campionamento molto dettagliata e precisa, che deve selezionare gli intervistati per fasce di interesse socio/economico e pesare diversamente le risposte in base a criteri oggettivi accuratamente ponderati. Significativa la palese soddisfazione nel riferire che il rumore più fastidioso è risultato quello delle macchine operatrici della nettezza urbana, mentre quello provocato dagli assembramenti notturni dei locali era valutato molto meno impattante. Grave errore all’interno del quesito stesso, perché del rumore vanno considerati non soltanto i decibel, ma anche la loro durata insistente nel tempo!

La cosiddetta attività notturna merita un ben diverso metodo di approccio.
Prima di tutto va anteposto il diritto costituzionale alla salute (e quindi al riposo) ed il diritto alla sicurezza urbana di tutti i residenti, entrambi, è bene rammentarlo, la cui funzione di tutela è affidata al nostro primo cittadino. Inoltre già attualmente leggi nazionali e regolamenti comunali, se applicati, sarebbero puntualmente in grado di gestire egregiamente l’intera materia. Nessuno nega la possibilità di ragionare sull’argomento per contemperare al meglio le varie necessità, ma senza cestinare i punti fermi citati, che rappresentano (e non è cosa da poco) essenziali componenti della vita democratica di una comunità.
Il denaro investito in queste “nottologie” non ha purtroppo prodotto un libro di testo/ riferimento per i futuri studiosi della disciplina.

Parma in Centro