Come spesso capita, uno resta a casa a trafficare e l’altro va in trasferta, beata gioventù.
Resta difficile da capire, talvolta da accettare, l’oscillazione nelle prestazioni.
Vero che questa Lazio ha ormai poco se non nulla da chiedere al campionato, ma il Parma passa con sorprendente nonchalance da prestazioni notevoli fatte di rigore, compattezza, attenzione e volontà ad altre impresentabili, desolanti, vuote e demoralizzanti come l’ultima in casa con la Cremonese.
Si torna con un punto, che con un pizzico di fortuna in più (ma quest’anno possiamo candidamente ammettere che la sorte non è stata avara con noi) potevano addirittura essere tre.
Sinceramente, in tanti temevano un tracollo alla ripresa del campionato e di vedere accorciarsi molto pericolosamente la classifica e le inseguitrici.
Questo pareggio invece fa vedere che il Parma di Cuesta non è morto e che ha ancora energie fisiche e mentali per provare a non rovinare quanto costruito in termini di punti e distanza dalla serie B. Che resta l’unico reale e supremo obiettivo di questa squadra e questa società.
Da segnalare, la curva laziale deserta in protesta contro il presidente biancazzurro Lotito e, tra i boys gialloblù, lo striscione in ricordo di Gabriele Sandri, tifoso laziale ucciso dalla polizia nel novembre del 2007.
Lazio-Parma 1-1
Reti: 15′ Delprato (P) ; 77′ Noslin (L)
Sabato 4 aprile 2026 stadio “Olimpico” di Roma. Spettatori: 6.000 (di cui circa 200 ospiti).
Giallo & Blu 🟡 🔵
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/04/Image-2026-04-04.jpeg7391080redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-04-05 08:15:542026-04-05 08:15:56Lazio-Parma 1-1, un punto scacciafantasmi
La temperatura piacevole, un avversario storico sull’orlo del baratro, la possibilità di una vittoria che avrebbe chiuso definitivamente il compito della salvezza e poi due mesi da poter vivere spensieratamente, con l’allegria e la leggerezza di chi ha compiuto la propria missione.
Sotto la curva, i Boys a raccogliere firme per un calcio dal volto un po’ più umano e meno commerciale: richieste che non verranno mai prese in considerazione, ma che è giusto, bello, nobile fare.
In curva ospite non ci sono gli ultras grigiorossi residenti nella provincia di Cremona, causa divieto alla trasferta, ma solo un manipolo di tifosi cremonesi arrivati da chissà quali esotici lidi.
Il primo tempo, definirlo soporifero è quasi una esagerazione di adrenalina: si gioca al ritmo di un’amichevole estiva, attenti a non farsi male. 45 minuti di orrore ed errori.
Nell’intervallo i tifosi gialloblu espongono diversi striscioni a sostegno della causa: orari e calendari più civili, biglietti dai prezzi più abbordabili e compagnia.
Una volta abbassati gli stendardi, parte alto e forte il coro “libertà per gli ultras” che non si sentiva da tempo.
Alla ripresa della contesa un Parma desolante, con i soliti copiosi errori individuali e collettivi e l’atteggiamento passivo, molle che troppe volte s’è palesato quest’anno.
Riusciamo a prendere due gol da una squadra che nel girone di ritorno aveva fin qui fatto quattro punti e pareva ormai irrimediabilmente alla deriva.
Invece…
Già, invece che chiudere la questione salvezza portandoci a più 13 sulla terzultima, ravviviamo la lotta per l’ultimo posto che relega in B, accorciando la classifica a soli 7 punti di vantaggio con 8 gare da giocare.
Tifare, e tifare Parma quest’anno soprattutto, è una vera e propria sofferenza.
Parma-Cremonese 0-2
Reti: 54′ Maleh, 68’ Vandeputte
Sabato 21 marzo 2026 stadio “Ennio Tardini” di Parma. Spettatori: spettatori 16.284 (di cui 13.329 abbonati e 58 ospiti). Giallo & Blu 🟡 🔵
La distanza non impraticabile, la partita di domenica, l’orario pomeridiano. Insomma, ormai capita di rado di avere tutte queste concordanze astrali. Eppure, s’è deciso di non andare.
E come mai un tifoso, anzi, una tifoseria intera per dir la verità, sceglie di non accompagnare i propri colori lontano dal Tardini?
Lo stadio fiorentino, in piena città, è in via di ristrutturazione da ormai parecchi mesi, che son diventati anni. I lavori sono fatti a stralci, per evitare chiusura e trasferimento. I punti di contatto con la situazione ducale sono evidenti.
Ebbene, in questi stralci e mesi, la società viola ha deciso di limitare, di comune accordo con municipalità e prefettura, lo spazio per i tifosi ospiti a soli 300 posti. Un numero davvero risibile, anche per una tifoseria non proprio massiva come quella gialloblu.
Però, per una distanza ragionevole, uno scontro salvezza con punti pesantissimi in palio, una collocazione oraria e festiva ideale, sono veramente pochi. Troppo pochi.
E così, come lo scorso anno, Boys e CCPC (Centro Coordinamento Parma Clubs, per evitare fraintendimenti) hanno deciso di disertare la trasferta. O tutti o nessuno.
Ecco, a me queste prese di posizione piacciono e molto. Sarà che sono un po’ idealista, un po’ illuso che la coesione possa condizionare le scelte o indirizzi della società in generale, ma mi piace quando i tifosi alzano la voce non solo per incitare la squadra, ma anche per esprimere in maniera chiara e netta una opinione, una sensazione, una posizione, un dispiacere, la solidarietà.
Sempre più spesso siamo trattati tra bestiame e bancomat. Spostati in mandrie, a orari prefissati, ingressi contingentati, scaglionati, numerati, filmati in una dilatazione di tempi che arriva a coprire diverse ore prima e parecchie dopo la gara effettiva.
Per non parlare dei prezzi e costi, poi. I biglietti, immancabilmente sopra i 20€, spesso sopra i 30€, talvolta a sfiorare i 40€ e parlando di settori popolari. Birra, di ben dubbia qualità che arriva a costare anche 8€ e servita in contesti alquanto degradati, disorganizzati e spesso gestiti in modi opachi.
Anche qui, un piccolo inciso, sulle intenzioni di rendere più attiva e attrattiva la vita negli stadi: questo sarebbe un buon punto di partenza. Con le sole birre, il Tottenham pagava lo stipendio di Harry Kane, il Dortmund parte significativa delle giovanili. Qui, mah…
Quindi, rinunciare a una trasferta, specie per un papà e figlio, tra biglietti, birrette, panini, viaggio & compagnia è un risparmio significativo sul bilancio mensile familiare.
Dall’altro, un gesto per me, per noi, forte e significativo della nostra identità. Che è prima di tutto, sempre collettiva, inclusiva, come abbiamo detto altre volte di famiglia allargata.
A chi sta fuori, probabilmente non interessa, anzi potrà sembrare un po’ surreale o demenziale. E non è detto che non lo sia.
Però, ci si espone, si parla, si chiede, si sta insieme, si prova a cercare rispetto.
Fuori dalla curva, qual è oggi la partecipazione collettiva, comune? E per cosa, per la soluzione di quale dei moltissimi problemi che affliggono la società contemporanea? Per quali dei diritti negati o in via di sottrazione ci si spende ancora insieme agli altri, attivamente?
Non siamo andati a Firenze ma ci siamo trovati in sede, a mangiare prima e poi a guardare la partita, tutti assieme. Come si faceva una volta la domenica, in famiglia.
La partita, gestita ormai con la serenità, la consapevolezza, la calma di una squadra a cui è difficilissimo fare gol. Alla fine, un altro punto guadagnato sulla terzultima. Mancano 10 partite, abbiamo 10 punti di vantaggio.
Lo stadio enorme, il rimbombo come un frastuono e quel pareggio a reti bianche che ci portò in Europa per la prima inimmaginabile volta.
Un paio d’anni prima eravamo ancora impegnati tra Licata e Barletta.
La serie A era un sogno inconfessabile, la salvezza un miraggio, la qualificazione europea esplicitamente follia.
Invece, a quella, ne seguirono altre 13. Quattordici anni di fila in Europa, i trionfi di Wembley in Coppa delle Coppe, i due in Coppa Uefa contro la Juve proprio a San Siro e a Mosca contro il Marsiglia e una Supercoppa surclassando il Milan, ancora una volta qui, a casa loro.
Anche il Milan degli invincibili di Capello cadde per mano crociata, dopo 57 gare invitte, ancora una volta su questo palcoscenico, con una punizione del Tino Asprilla.
Quindi, insomma, più che da vittima sacrificale, ieri il Parma è salito a Milano nelle vesti di bestia nera cabalistica. Specie in considerazione del fatto che la squadra di Allegri veniva da ben 24 partite senza sconfitte.
Partita ordinata, pulita, quasi impeccabile.
Cuesta tesse la ormai consueta tela di ragno in cui gli avversari si impantanano, addormentano, affannano.
Solo uno svirgolone concede una volée a Leaõ che bacia il palo interno, palla alle spalle di Edo Corvi e, un po’ molto fortunatamente, fuori.
All’80’ l’annullamento iniziale del gol di Troilo pare immediatamente fuori luogo. Le polemiche ci sono e saranno sempre, ma il blocco di Valenti non è sanzionabile perché non fa sostanzialmente nulla e l’argentino salta con anticipo e sovrasta Bartesaghi senza commettere irregolarità.
Che dire, la zona Europa è lì a soli tre punti… (È ironia: per qualificare l’ottava in Conference, le squadre italiane dovrebbero conquistare il quinto posto in Champions, e se va beh, ciao)
La serie B, vincesse oggi la Fiorentina il derby col Pisa, resterebbe distante 8 punti, con 12 gare ancora da giocare.
Non è finita, ovviamente, tutto può cambiare in un battibaleno, ma una cosa mi sento di dirla.
Non giochiamo bene, non siamo divertenti né spettacolari, ma fare del proprio meglio con quel che si ha è una regola aurea non solo del calcio, ma della vita. Non si scelgono le proprie carte, ma solo come giocarle.
Onore a Carlos Cuesta per quanto fatto e, soprattutto, ottenuto, fino a oggi.
Queste ultime righe sono dovute anche al piccolo Giallo che ha sempre difeso e ammirato il giovane allenatore crociato, pure nelle settimane di feroci #cuestaout.
Venerdì sera c’è il Cagliari, io sarò a bottega, ma non perdere questo prossimo scontro diretto, insomma, ecc. ecc.
Milan-Parma 0-1
Reti: 80′ Troilo (P)
Domenica 23 febbraio 2026 stadio “Giuseppe Meazza”, San Siro, Milano. Spettatori: spettatori 73.017 (di cui 1.500 circa ospiti).
Giallo & Blu 🟡 🔵
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/02/Image-2026-02-22.jpeg8131080redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-02-23 08:27:472026-02-23 08:27:49Milan Parma 0-1, la bestia nera siamo noi
Stefano ha vent’anni, va a scuola e lavora da un fioraio. Ha una testa di ricci e la passione per gli alabardati triestini. All’uscita da un incontro di Coppa Italia contro l’Udinese, mentre recupera la macchina, quattro agenti lo fermano, lo buttano al muro, lo manganellano.
Torna a casa, va a letto, sta male. Il giorno dopo il ricovero in ospedale, settimane di coma e muore.
Testimonianze concordanti sulla violenza ingiustificata delle forze dell’ordine. La madre, costituitasi parte civile, riceve offerte di danaro per chiuderla lì. Che rifiuta, senza nemmeno rispondere, sdegnata. E minacce, tante.
Postilla: il questore di Trieste nel 1984 era Antonino Allegra. Avete già sentito questo nome e non ricordate dove? … Allegra era il capo dell’ufficio politico della questura di Milano quando fu defenestrato l’anarchico Giuseppe Pinelli, il 15 dicembre 1969.
Il processo vede solo una lieve condanna (non scontata) per uno degli imputati, il più giovane, coetaneo di Stefano.
Da allora, e ancora oggi, amici, familiari, ultras anche d’altre squadre salgono a Valmaura per ricordarlo, commemorare Stefano Furlan, uno di noi.
A lui, è intitolata la curva del nuovo stadio di Trieste, il “Nereo Rocco”, in via ufficiale, così come per noi, la Nord è dedicata a Matteo Bagnaresi.
Siamo brutti, spesso beceri, talvolta maleducati e qualcuno anche violento. Ma non siamo quello, non siamo solo quello. Oggi uno striscione in curva ricordava il mitico Kamala e anche qui risaliamo agli anni Ottanta.
Da sempre, il racconto della curva, delle curve, è univoco, come il racconto del lupo cattivo. Salvo poi, glissare sulle connivenze tra malavita organizzata e alcune frange o tra alcuni partiti e alcuni gruppi di tifosi. Ma pare che da noi vada così, e che stia benissimo sostanzialmente a chiunque non abbia mai messo piede in una curva.
Abbiamo guardato la partita come si fa in una famiglia: tifando, sostenendo, incoraggiando e urlando quando, contro ogni evidenza logica, una squadra, la nostra, che dopo dieci minuti era in vantaggio di un gol e in superiorità numerica è comunque riuscita a farsi raggiungere sul pareggio e rimanere inchiodata sull’1-1 fino al minuto 93.
Lì, passione, amore, cieca fiducia sono state ripagate da un’incornata del bomber argentino Pellegrino che ha fatto esplodere di gioia la Nord e tutto lo stadio.
Un amico m’ha scritto che s’è sentito fino in via Repubblica.
Fuori dallo stadio, lamentandomi della sofferenza straziante di questa partita e questo campionato, il piccolo Blu m’ha detto «certo che a te non ti va mica mai bene niente, dai là»
29 punti in 24 giornate.
Adesso, con qualche arcano e lisergico incastro, potremmo essere addirittura a quattro punti dalla zona Conference League.
Domenica 15 febbraio 2026 stadio “Ennio Tardini” di Parma. Spettatori: spettatori 17.237 (di cui 13.329 abbonati e 1.363 ospiti).
Giallo & Blu 🟡 🔵
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/02/Image-2026-02-15_1.jpeg15362048redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-02-16 08:43:592026-02-16 09:01:35Parma-Hellas Verona 2-1, la curva è una famiglia
I nostri Giallo & Blu in altre faccende affaccendati si sono persi la miracolosa vittoria al Dall’Ara di Bologna agguantata in pieno recupero, quando tutto faceva supporre uno scialbo zero a zero. Un’ora giocata in superiorità numerica dai crociati, ma sempre la solita gara di attesa, fortuna e paratone…
Non che il Bologna abbia fatto meglio, nemmeno nei primi venti minuti giocati in parità. Tutto questo a denotare un livello di serie A imbarazzante, con un abisso tecnico e tattico tra le prime sei e tutte le altre.
Sembra paradossale ma, pur con questo Parma, si intravvede la permanenza in serie A e senza eccessive angustie. Stimando un’ipotetica quota salvezza a 36 punti vorrebbe dire che ne servono altri dieci, con quattordici partite da disputare. E, peraltro, nelle ultime cinque stagioni in tre volte ci si è salvati con 31 o 32 punti.
Insomma, se vince domenica prossima non è fatta, ma quasi … e in casa col derelitto Verona non fare bottino pieno sarebbe un delitto.
(foto in apertura, screenshot da canale youtube di dazn)
La redazione
Bologna-Parma 0-1
Rete: 94’ Ordòñez
Domenica 8 febbraio 2026, stadio “Renato Dall’Ara” di Bologna. Spettatori: 24.823 (ospiti 1.000 circa)
La Redazione
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/02/Screenshot-2026-02-09-scaled.jpg16002560redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-02-09 15:24:582026-02-13 09:31:00Bologna-Parma 0-1, si intravvede la salvezza, addirittura
“Ci basterà veder la maglia per cantare ancora” sulle note di “Maledetta primavera” di Loretta Goggi è uno dei nostri cori preferiti, ma si intona raramente.
Eppure, in un certo senso, è la quintessenza del tifo parmigiano.
La scelta, di cui abbiamo accennato qualche gara fa, di non intonare più canzoni per i singoli giocatori ma solo per i colori e la maglia è una scelta radicale, forte, ampiamente condivisa. Ciascuno, porta i colori come vuole e come crede. E ciascuna bandiera, maglietta, sciarpa, credo dica un po’ di chi la indossa e porta e sventola.
I nostalgici, i colpi di fulmine, gli artigiani, gli ironici e autoironici (o forse solo consapevoli, come i “VECCHI INUTILI”). Abbiamo tutti qualche maglia e qualche sciarpa e non solo una, credo. Aggiunte in varie occasioni, per vari motivi. Ci sono quelle casuali e quelle delle grandi occasioni, quelle scambiate con altri tifosi in trasferte più o meno epiche, più o meno esotiche.
Io, credo di ricadere tra i nostalgici, sarà l’età.
Il primo sogno, quasi inconfessabile, è stato nel 1987.
Dopo la trionfale promozione in B, il Parma di Sacchi e Ceresini lotta per la serie A. A maggio, prima della partita col Bologna, un cioppetto di energumeni avvicina me e il mio compagno e ci chiede le sciarpe. Non c’erano i controlli e i flussi dei tifosi ospiti come oggi, non c’era la tessera del tifoso e tutto era più rustico e ruspante. Noi, tredicenni imberbi e impotenti, cediamo i vessilli coi pugni in tasca.
Ma vinciamo 2-0 e siamo in corsa per qualcosa di indicibile. Ci giochiamo tutto o quasi un paio di giornate dopo, al Tardini contro il Cesena. Ricordo uno stadio strabordante di persone, coloratissimo, chiassoso, carichissimo.
Ho comprato allora una delle sciarpe che porto ancora oggi, quella dei CRUSADERS, i crociati.
Qualche volta, qualcuno me l’ha chiesta in scambio, ma no. Quella, no.
Purtroppo, un gol di testa di Bordin ci punisce e l’ulteriore sconfitta della settimana seguente a Cremona chiude i giochi promozione. Pensare che in città si vociferó che la società chiese di perdere quelle partite, perché andare in serie A sarebbe costato troppi soldi in gestione… Come cambiano i tempi: oggi, senza coppe europee o serie A molti club falliscono.
Sogno sfumato per tre punti e mai avrei pensato che di lì a un paio d’anni saremmo davvero andati in A.
La Juve ha battezzato il nostro esordio nella massima serie. Contro i bianconeri abbiamo vinto la prima Coppa Italia e quella sera meriterebbe una pagina a parte.
E come dimenticare il trionfo in Coppa UEFA a Milano, con un San Siro esaurito e assordante. E infine gialloblu.
Ma se chiedete a un tifoso del Parma di citare una sfida con la Vecchia Signora, beh non sorprendetevi se molti opteranno per la partita del 9 gennaio 2000.
Se ne parlava anche stamattina attorno allo stadio. Buffon, Thuram, Cannavaro, Dino Baggio, Crespo e poi Del Piero, Davids, Zidane, Inzaghi, Zambrotta… Qualcuno ha detto “c’era più qualità in quella partita lì, che in tutta la serie A di oggi” e istintivamente non mi sentirei di contraddirlo troppo.
È stata la prima partita nella storia della A giocata a ora di pranzo. Un sole bello, basso. Il Tardini carichissimo. E io con la mia CRUDASERS al collo.
Quasi tutti, la ricordano per il pareggio insperato, meraviglioso, travolgente, che gasa ancora oggi, di Hernan Crespo, al 92°, sotto la Nord, in 9 contro 11.
E perché, a conti fatti, oltre al tracollo all’ultima giornata di Perugia, sono i due punti che hanno contribuito a far perdere lo scudetto alla Juve. Senza quel gol, in Umbria ci sarebbero andati da campioni d’Italia.
Però, i più accorti e accorati, di quella partita, si portano dentro al cuore il ricordo dell’espulsione di Dino Baggio.
Sanzionato con il cartellino rosso, dopo qualche passo verso gli spogliatoi, il nostro n. 8 si gira verso l’arbitro Farina e, clamoroso, mima il gesto dei soldi sfregandosi indice e pollice di ciascuna mano.
Fatto da uno che nella Juve ci aveva giocato, negli anni cui le voci di collusione e corruzione, e improprie relazioni, tra classe arbitrale e Juventus erano piuttosto insistenti e diffuse. (Qualche anno dopo fu Calciopoli). Squalifica pesantissima, divieto di convocazione in nazionale, venduto alla Lazio che lo impiega col contagocce, la sua carriera è finita lì. Il potere dei potentati nel calcio.
E idolo totale, assoluto imperituro della Nord.
Della partita di ieri, che dire? Ho portato un’altra sciarpa e mi fermo qui.
Domenica 1 febbraio 2026, stadio “Ennio Tardini” di Parma. Spettatori: 22.017 (di cui 13.329 abbonati e 3.500 ospiti)
Giallo & Blu 🟡 🔵
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/02/Image-2026-02-01_A.jpeg12502040redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-02-02 08:34:542026-02-02 08:34:59Parma-Juventus 1-4, storia di una sciarpa e… di Dino Baggio
I miracoli sono tali in quanto unici e non ripetibili.
Invece il Parma, dopo Napoli, ripropone a Bergamo uno schema ultradifensivo con cinque dietro, tre mediani, Bernabè e una punta impiegata finora pochissimo.
Dopo venticinque minuti siamo già sotto di due gol e il resto è tra accademia (loro) e calvario (nostro).
Quando penso agli ultimi dieci anni, in Italia, a un modello di società piccola, con un bacino ristretto di tifosi e i conti da far quadrare senza rinunciare a sogni e ambizioni, a sviluppo e visione penso a Bologna e Atalanta.
Lo avevo già scritto qualche rubrica addietro: cinque anni fa, quando è arrivato Krause, lui e Percassi, presidente dei bergamaschi, hanno speso gli stessi soldi.
Noi per retrocedere, loro per andare in Champions.
Sono seguiti tre campionati di B: uno catastrofico, uno che si stava raddrizzando proprio sul finale e il terzo, finalmente, vinto. Lo scorso anno, salvezza all’ultima di campionato, proprio qui a Bergamo.
Nel mezzo, legioni di giocatori d’ogni latitudine, spesso con pochissima esperienza e presenze nei campionati professionistici. Ancor più turnover di dirigenti, forse. E una visione che io, noi, tanti, stentiamo a individuare, intravedere, comprendere.
Giocatori valorizzati e rivenduti a peso d’oro: pochini; stabilità tecnica, direi di no; solidità della squadra non pare; consolidamento della categoria, insomma; proiezione per il futuro nebulosa a essere generosi.
Nel frattempo gli orobici, solo per citare la cessione più importante di ciascuna stagione, hanno sacrificato: Retegui, Koopmeiners, Højlund, Romero incassando, solo da questi quattro giocatori, 260 milioni di euro.
Negli stessi anni la squadra è finita rispettivamente ottava, quinta, quarta e terza partecipando alla Champions League passando anche i gironi e disputando i quarti di finale, oltre che vincere una storica Europa League.
Quest’anno, dopo l’addio di Gasperini che ha guidato l’Atalanta nove anni, hanno fatto la scelta inconcepibile e ingiustificabile di ingaggiare Juric, un tecnico che recentemente aveva collezionato retrocessioni e praticato un gioco speculativo, sorpassato e davvero poco entusiasmante. Se ne sono presto accorti e sono corsi ai ripari, firmando con Palladino: tecnico giovane, preparato, che già in A si era fatto notare e in Europa aveva condotto la Fiorentina in semifinale di Conference.
Dopo l’avvio stentato, oggi l’Atalanta in campionato è settima a 5 punti dalla qualificazione europea, in Champions è già qualificata alla fase successiva e una non impossibile vittoria mercoledì in Belgio potrebbe farla accedere direttamente agli ottavi di finale.
Noi, il Parma: a una settimana dalla fine del mercato di gennaio, spesso giustamente definito di riparazione, abbiamo fatto solo cessioni, rescisso il contratto di un portiere 40enne restato in rosa due mesi e nessun acquisto.
Tutto va bene, Madama la Marchesa. La passione non muore, non svanisce, ma ogni tanto un po’ d’amaro in bocca resta.
Chiudiamo questa imbarcata con un pensierino che c’è tornato sotto gli occhi recentemente, una citazione da un bel libro su Vivaldi del Maestro (anche d’ironia, storico contributore del mitico Vernacoliere livornese) Federico Maria Sardelli: “L’entusiasmo non sostituisce la preparazione che bisogna avere alle spalle”.
Qui, ahinoi, vediamo scarseggiare anche l’entusiasmo.
Ma ci attende Parma – Juve. In trentacinque anni, è diventata una partita speciale. Non vediamo l’ora di essere in curva nord, domenica prossima.
Domenica 25 gennaio 2026, stadio “New Balance Arena” di Bergamo. Spettatori: 21.815 spettatori (ospiti 500 circa)
Giallo & Blu 🟡 🔵
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/01/Image-2026-01-25.jpeg9051080redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-01-26 10:09:542026-01-26 10:09:56Atalanta Parma 4-0, tra accademia loro e calvario nostro
Incò a piova, stäma a ca’, mi diceva mio nonno quando il cielo era grigio e c’era rischio pioggia, per cui niente partita al Tardini, ma solo alla radio.
Crescendo, ho maturato il sospetto che l’input e la decisione venissero dalla nonna, terrorizzata dal freddo e dall’umidità che chissà quali danni e sofferenze avrebbero causato al nipote. Mio nonno, secondo me, sarebbe andato volentieri e io pure.
Da adolescente, quando sono diventato autonomo, non mi perdevo una partita: se pioveva mi mettevo la cerata, ma neanche tutte le volte; se si gelava, mi coprivo un po’ più del solito, ma neanche tanto. Ero adolescente e come tale mi sentivo immortale e immune alle intemperie.
Anche Blu, adesso, è sempre in felpa, gelo o acqua, come nel nubifragio contro il Bologna. Sua mamma resta perplessa, ma io le dico che è giusto così.
“Piove, ma l’ultras non si muove”, farà ridere, ma è stata la mia prima presa di coscienza di diversità.
Oggi, c’era sollievo per la mancata pioggia e si ironizzava sulla copertura del nuovo stadio. Già, il nuovo stadio, che fine ha fatto? Si fa, non si fa, dove si fa, quando si fa, chi la fa e chi lo sa?
Credo che questa proprietà si distingua per la fumosità: alcune intenzioni, ma azioni perlomeno dubbie. Lo stadio, doveva essere uno dei pilastri se ne parla da tanto, ma boh.
Lato tecnico: i giovani, la forte identità, la crescita, ecc.
Coi soldi che ha speso Krause, Bologna e Atalanta sono andate in Champions. Noi, in B. Per metterci tempo poi a tornare in A e salvarci a mezz’ora dalla fine. E quest’anno, insomma, quest’anno non è in discesa e in campo non è esattamente il Carnevale di Rio. Per non parlare poi del numero, tendente all’infinito, di dirigenti arrivati, presentati e spariti.
Eppure, quando gioca il Parma, il richiamo è fortissimo. Almeno, per noi.
Anzi, posso dire una cosa a nome di tutti e due? Abbiamo visto qualche impianto europeo, bellissimo, comodissimo, coperto. Oppure pensiamo agli stadi arabi o americani climatizzati. Ecco, quello, per me, per noi, non è calcio, ma soprattutto non è amore.
Il calcio, il Parma, è amore e passione e non può passare attraverso la curva coperta, lo stadio fuori città col parcheggio e stazione del treno o la metro leggera.
Il calcio, la curva, la nord, è il Tardini, è lo stadio in città, è arrivare in bici e a piedi, è ciapär dal fredd e bere il Borghetti per scaldarsi, sono le cerate e i poncho per la pioggia, è cantare fradici tutta la partita, tornare a casa senza voce e far ‘na bella doccia bollente. Quello, è amore. Quello è “piove, ma l’ultras non si muove“.
Per cui, personalmente, confido nell’immobilismo italico e tenermi questo Tardini, ancora per un po’.
Ormai, siamo multinazionali: in ufficio e in campo, l’identità è sempre più labile e resta soprattutto nei colori, nei cori e nella passione. Magari una volta ne parliamo di più, passando attraverso Bilbao, Amsterdam e Glasgow.
E sempre magari, un’altra volta, diciamo due parole sul valore metafisico del pareggio: mezza vittoria, mezza sconfitta?
Intanto, un altro punto e tre risultati utili consecutivi. Anche se per due volte di fila, il man of the match è stato il nostro portiere e qualcosa vorrà pur dire. A Napoli, Filippo. Oggi, Edo.
E i cori dalla curva, a qualcuno scappano. Sempre più tifosi a intonare convinti “EdoEdoEdoEdo”, nonostante il divieto di cori personalizzati.
Ma lui è di Parma.
E quando viene sotto la Nord, gli brillano gli occhi. E un po’ anche a noi.
Parma-Genoa 0-0
Domenica 18 gennaio 2026 stadio “Ennio Tardini” di Parma.
Spettatori: 16.433 (di cui 13.325 abbonati e nessuno ospite; trasferta vietata ai tifosi del Genoa per gli scontri causati prima della partita casalinga contro l’Inter del 14/12/2025)
Giallo & Blu 🟡 🔵
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/01/Image-2026-01-18-at-17.33.26-e1768757146618.jpeg12171997redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-01-18 18:30:162026-01-18 18:30:18Parma-Genoa 0-0 “Piove, ma l’ultras non si muove”
San Gennaro ha fatto il miracolo, ma con la miriade di partite di queste settimane si dev’essere confuso.
Turno infrasettimanale, serale, lontano, recupero per l’impegno arabo prenatalizio in Supercoppa dei partenopei. Infilato tra due scontri diretti, quello vittorioso di domenica scorsa in Salento e quello prandiale che ci aspetta col Genoa.
Da Parma si muove solo qualche decina di meritevolissimi a appassionati tifosi. (foto di apertura, dal web)
Giallo in bottega e il piccolo Blu in sede, che vuol dire nella tana dei Boys. Si guarda in streaming.
Quando un’ora prima della partita vengono ufficializzate le formazioni, nessuno sbuffa. Ci sta. Turnover massimo, testa e gambe e polmoni allo scontro di domenica col grifone e per oggi, pazienza. Tanto, giochi coi campioni d’Italia, reduci dal poderoso pareggio di San Siro con l’Inter: crociati, vittima sacrificale.
Cuesta mette in campo chi ha giocato meno, chi ha avuto meno occasioni, chi ha voglia di dimostrare qualcosa stasera e per il futuro, ci sta.
Densità: difesa a tre, fasce coperte, tre mediani, una mezza punta e Cutrone a inseguire tutti, squadra sempre dietro la linea del pallone e bus parcheggiato davanti alla porta.
E in porta? Filippo Rinaldi. Un altro esordiente, altro enfant du pays. Sponda reggiana dell’Enza, tutta la trafila nelle giovanili gialloblu, qualche prestito in C, convocazione negli azzurri dell’Under 21. Tornato al Parma come terzo portiere. Ora di anni ne ha 23. Chissà l’emozione: esordio in serie A, al Maradona contro i campioni in carica.
Quando in estate è arrivato Carlos Cuesta, spagnolo, allievo giovanissimo di Arteta (mister dell’Arsenal), quasi tutti si aspettavano un giochista esasperato, un avanguardista, un pirotecnico innovatore.
Invece, dev’essere un realista. Squadra corta, compatta, coprire gli spazi, le linee di passaggio, si sta dietro e si aspetta.
Dopo 10 minuti il Napoli passa, ma c’è un fuorigioco piuttosto cavilloso (sembra ampio e invece è millimetrico, lo rileva il Var) e il gol è annullato.
Poi, dal Napoli sempre pressione, possesso palla, diversi tiri, ma si resiste, stoici e compatti. Più il tempo passa, più ci aspettiamo l’ingiusta beffa. Che però non arriva. È festa grande. Un altro punto, pesante per la classifica e il morale. E, alla fine, è anche meritato.
Il pareggio nello sport esiste “strutturalmente” solo nel calcio. Il pareggio meriterebbe una riflessione a parte. Nell’epoca dei 3 punti, cioè da trent’anni, il pari è una mezza sconfitta per le “grandi” e una mezza vittoria per le “piccole”.
Filippo, man of the match: nessun miracolo, ma tante solide parate. E i gesti belli, commoventi, del calcio: i complimenti del portiere del Napoli e l’abbraccio fortissimo e gioioso con Edo Corvi, a cui per una partita ha preso il posto.
In attesa del recupero del Verona di stasera siamo momentaneamente a +8 sulla B. Il Parma ha 22 punti fatti segnando 14 gol in 20 gare.
Che il tennis sarà lo sport del diavolo, ma il calcio a volte non è certo da meno.
Domenica, si pranza di nuovo in curva. Forza Parma, sempre.
Napoli-Parma 0-0
Mercoledì 14 gennaio 2026 stadio “Diego Armando Maradona” di Napoli. Spettatori: stima 45mila (ospiti 60 circa)
Giallo & Blu 🟡 🔵
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/01/Image-2026-01-14.jpeg8401080redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2026-01-15 09:34:292026-01-15 09:34:32Napoli Parma 0-0, o del portiere crociato esordiente in serie A, man of the match
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