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«Abbiamo strappato un accordo difficile a dei colossi». Intervista a Tiziano Ghidelli, ADL Cobas, su vertenza Kamila

7 Agosto 2026/0 Commenti/in News, Interviste/da redazione

Tiziano Ghidelli, assieme a Stefano Re e con Cecilia Muraro e Antonella Amadei, è il sindacalista di ADL Cobas che ha seguito passo passo la vertenza Md-Kamila cercando ostinatamente un accordo per tutelare al meglio possibile gli 87 lavoratori licenziati dallo stabilimento di Parma. In sintesi estrema l’accordo prevede 60 ricollocamenti e ammortizzatori sociali per gli altri.

Ghidelli, le va di ripercorrere la vertenza?

«La trattativa è cominciata con l’avvio della procedura di licenziamento collettivo, inviata via pec il 22 maggio scorso. Ma già si sapeva da più di un anno, da quando il magazzino di Anzola aveva riaperto nell’inverno ‘24-’25, che il destino del magazzino Kamila di Parma era a rischio. Dal luglio ‘25 era stato segnalato un calo anomalo delle attività, i contratti a tempo determinati chiusi, una parte del magazzino messa in vendita su immobiliare.it da parte di Kamila e allora avevamo iniziato una mobilitazione perché era palese come sarebbe finita e avevamo chiesto alla controparte: organizziamoci per tempo. Nonostante questo non è stato fatto nulla».

E arriviamo al licenziamento via Pec.

«Da quella comunicazione il 22 maggio scattano 75 giorni di preavviso, guardacaso per arrivare a inizio agosto quando, è inevitabile, in estate hai meno forza: si prendono le ferie, subentra stanchezza. Non crediamo sia stato un caso questa tempistica.

Su come intendessero gestire la situazione è sintomatica la prima comunicazione, data in una riunione ristretta con un gruppo di lavoratori da parte di un dirigente di Md Service, che disse: “non cambia niente per qualche mese e poi dall’8 agosto andate in naspi” (l’indennità di disoccupazione, ndr).

L’intento era chiaro: una gestione unilaterale della crisi».

Su questa modalità ha inciso il fatto che gli 87 lavoratori siano tutti stranieri (africani e asiatici)?

«Ritengo di sì, tutti stranieri e quindi intendendoli con pochi diritti di cittadinanza. Oltre a questo forse ha contato anche il fatto che in prima istanza fossimo presenti solo noi, come sindacato di base.

Eravamo entrati a difendere i lavoratori con la prima ondata scioperi nel ‘22-’23, quando c’erano forti irregolarità. E poi ricorderei anche lo sciopero nel febbraio ‘25, per il facchino morto dopo un pesante turno lavoro, falciato in un attraversamento ferroviario mentre rincasava».

Il lavoro nella logistica è noto per essere complicato ma questo forse è un unicum, con tre soggetti distinti: un cliente monocommittente che si affida a un operatore della logistica che però non gestisce in proprio la forza lavoro ma si affida a un soggetto terzo. Cosa non va?

«Non saprei dire se è unicum. Di sicuro è un esempio di subappalto doppio, anomalo. Il primo anello della catena non appare in nessun documenti ma tutti lo conoscono e lo dicono, tanto più che ad Anzola e a Reggio Emilia i magazzini (da cui arriva e parte la merce per i supermercati, ndr) sono attaccati agli uffici di Coop Alleanza 3.0. Di fatto quindi è un subappalto di Coop Alleanza che si avvale di un fornitore, Kamila, che a sua volta appalta la manodopera a un altro ancora, Md Service».

Tutto questo è legale ?

«Purtroppo sì».

Da un punto di vista della responsabilità di impresa, cosa dice?

«Il giudizio è assolutamente negativo perché Kamila e Coop non si prendono nessuna responsabilità pur essendo i fruitori del servizio. Questo modo di operare deresponsabilizza la committenza.

L’unico appiglio, che rientra nella legge su infortuni e sicurezza, vede una responsabilità della committenza nel pagamento degli stipendi. Ossia nel caso che la società appaltatrice non pagasse gli stipendi ne è responsabile il mandatario, anche se non è sempre lineare ed è complesso da dimostrare. Di fatto nel magazzino allo Spip di Parma c’erano un sacco di irregolarità contrattuali, ma Kamila diceva “vedetevela con Md service”».

È stata una vertenza lunga e faticosa. Ci riassume qualche numero?

«Dal 22 maggio i lavoratori hanno fatto sciopero almeno 12 giorni, con grande compattezza in un momento che non era per nulla roseo. Abbiamo avuto 10 incontri sindcali e 5-6 tavoli in Regione, forse più, ho perso il conto».

Se non si fosse arrivati all’accordo cosa sarebbe successo?

«In base alla legge 223/91 l’azienda avrebbe pagato una penale, che senza addentrarci nei conteggi delle varie voci, abbiamo stimato in 11.700 € cadauno, per un totale di poco superiore a 1 milione euro. I lavoratori licenziati avrebbero avuto accesso alla Naspi. Nient’altro.

Vorrei richiamare un altro aspetto molto grave, che abbiamo sottolineato anche al prefetto e al sindaco: alcuni lavoratori sono venuti a sapere del licenziamento entrando al turno del pomeriggio il 22 maggio poiché attorno ai cancelli vi era la presenza delle forze dell’ordine. Erano state allertate dall’azienda perché temevano disordini. Cioè intendo dire che prima dei lavoratori, a parte la comunicazione formale via Pec, era stata avvisata la questura. E alcuni di loro hanno appreso del licenziamento interloquendo con la polizia. Se vi sembra normale».

L’accordo alla fine cosa comporta per l’azienda, a livello economico?

«Dipende da quanti prenderanno la buonuscita, da quanti rimarranno in cassa integrazione fino al termine. Possiamo stimare una spesa in una forchetta tra 650mila e 800mila euro».

Un bel risparmio, rispetto a un mancato accordo.

«Certamente. Peraltro abbiamo appreso che avevano stabilito proprio un budget di 1 milione per questa vertenza. Lo hanno esplicitato solo il 31 luglio, e in forza di questo la Regione stessa ha spinto affinché almeno vi fosse un bonus di accompagnamento più alto per coloro che accettavano il trasferimento ad Anzola e Bascapè. E anche per buonuscite più cospicue. Comunque non lo hanno voluto impiegare tutto quel budget, anzi».

Con quale sentimento giudicate questo accordo, alla fine?

«Il sentire condiviso da noi Adl Cobas ma devo unitariamente con gli altri sindacati (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti-Uil) è che non è il migliore degli accordi, ma è il migliore possibile data la situazione. Di più non si poteva tirare.

La soddisfazione dell’accordo, al di là delle misure concrete, è nel vedere sconfitto chi voleva una gestione unilaterale e ha tentato di far saltare l’accordo fino all’ultimo. Data la situazione di partenza si tratta di un buon accordo perché tiene insieme prospettive occupazionali con una riqualificazione a livello più alto che può significare stipendi più alti e un lavoro meno usurante».

Quei 25 posti, se pur a tempo determinato, garantiti da un’azienda di Parma (che fa parte del gruppo Colser, ndr) non sono citati nell’accordo ma si può dire che sono stati decisivi?

«Sono stati decisivi al pari di tutti gli altri aspetti. Va detto che non è specificato il numero né l’azienda ma quella soluzione rientra nell’accordo perché è previsto un corso di riqualificazione professionale finalizzato a dare la qualifica da carrellista e per questo l’accordo è firmato anche dall’Agenzia regionale del Lavoro, che si prende questo onere».

Come è stato condotto il tavolo di salvaguardia dalla Regione? Intendo dire, chi era presente effettivamente a svolgere un ruolo di mediazione?

«Nei tavoli regionali, la mediazione è stata condotta dall’assessore Paglia e dal funzionario Ferrari, della sua segreteria politica. C’è stato un coinvolgimento pieno e anche una presenza concreta dell’Agenzia per il lavoro».

Tornando indietro al 2020, quando aprì il magazzino di Parma era chiaro che fosse temporaneo, dovuto alla ristrutturazione del magazzino di Anzola, l’hub di Coop Alleanza. Forse il problema sta nel fatto che dovevano essere contratti a tempo determinato per 12-18 mesi e invece è durato 6 anni.

«Se fosse stato davvero una necessità temporanea, le cose sarebbero state chiare. Ma il magazzino di Parma è durato sei anni e mezzo e a maggior ragione, come minimo ci doveva essere un risarcimento dignitoso per i lavoratori. Di più: si poteva e doveva prendere in mano la vicenda un anno fa, trovando soluzioni dignitose. Così non è stato etico. I lavoratori sono stati merce da utilizzare e scartare quando non servivano più.

Fa riflettere anche il fatto che sei anni fa il reclutamento di molti lavoratori fu fatto nei centri di accoglienza per immigrati, ce lo disse il Ciac, fatta da soggetti non proprio limpidi, di un’altra cooperativa».

Vorrei chiudere con due domande personali. Tutta questa vicenda cosa le lascia?

«Un misto di sentimenti. C’è un po’ di tristezza quando finisce un percorso come questo, misto tra lavoro e attivisimo, con un gruppo di persone che ha avuto una dignità incredibile, e ha saputo mantenere lucidità e compostezza sempre. Perdere un gruppo così, che inevitabilmente sarà scorporato, dispiace.

Dall’altro lato c’è una grande soddisfazione per aver strappato un accordo difficile con colossi della logistica e della distribuzione.

Ci sono anche un po’ di arrabbiature: la prima per il sistema degli appalti nella logistica, un sistema malato, dove ogni attore fa lo scaricabarile sull’altro: il committente sul prestatore di manodopera e viceversa. Non se ne esce mai. Sono ostacoli continui che celano un vero sfruttamento, non lo dico solo io, ci sono anche le inchieste della magistratura in altri casi.

E poi un po’ di arrabbiatura per il silenzio mediatico su questa vicenda, a parte alcune voci. In Emilia-Romagna che una vertenza così con 87 lavoratori, impiegati da 6 anni e mezzo, silenziata forse perché coinvolgeva attori economici forti, fa riflettere. Va detto invece che la Regione si è spesa, ha messo il massimo impegno e la faccia per arrivare all’accordo».

Lei perché fa il sindacalista? Una vicenda così può lasciare il segno?

«Ho sempre fatto attivismo a Bergamo, da cui provengo e a Bologna, dove mi sono trasferito, facendo esperienze al Labas e al Tpo, nelle lotte per il diritto ad abitare e, in parallelo, lavorando alcuni anni come operatore sociale dell’accoglienza. Queste due cose mi hanno portato a scegliere il sindacato come attività lavorativa e politica a tempo pieno. Per il futuro dico: mai dire sempre, mai dire mai.

C’è una motivazione ideologica politica che regge, rispetto a tanta fatica e frustrazioni, e anche a insulti e minacce. Un aspetto che più di altri fa riflettere sono le denunce che ricevi, una tra l’altro proprio da Kamila, nel febbraio 2025. Vedremo, adesso continuiamo».

(dra.fra)

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_9493_rid-copia.jpeg 1919 2500 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-08-07 17:16:442026-08-07 20:20:15«Abbiamo strappato un accordo difficile a dei colossi». Intervista a Tiziano Ghidelli, ADL Cobas, su vertenza Kamila

«Nella logistica ci vuole più responsabilità di impresa». Intervista al sindaco Michele Guerra

6 Agosto 2026/0 Commenti/in News, Interviste/da redazione

Sindaco Guerra, ieri dopo una lunghissima trattativa si è arrivati ad un accordo per gli 87 lavoratori licenziati dal magazzino Md-Kamila. Qual è la sua valutazione?

«Il commento non può che essere positivo perché era una situazione estremamente delicata che ha veramente scosso la città, e anche noi come Amministrazione. Abbiamo cercato, con l’impegno mio e degli assessori Brianti e De Vanna, di dialogare con la Regione e con i lavoratori che sono venuti anche in Comune, per cercare di fare in modo che si potesse arrivare ad una soluzione.

La soluzione aveva degli elementi complessi perché si trattava di capire chi potesse essere impiegato altrove, e a quali condizioni economiche, quindi bisognava riuscire a far quadrare un tavolo non semplice; devo dire che, quando dall’assessore regionale Paglia abbiamo saputo che la situazione si era composta in un modo soddisfacente, siamo stati contenti. Noi crediamo che le città e i Comuni debbano avere un ruolo su queste vicende, anche se la pertinenza non è quella di regolare le politiche del lavoro, però laddove la comunità e la sua coesione vengono messe a rischio vanno trovati gli strumenti per essere coinvolti».

Questa vertenza ha messo in mostra i lati oscuri del sistema della logistica che sembra lasciare in balìa degli eventi i lavoratori che all’improvviso, se salta una commessa, si chiude il contratto e loro non sanno più a chi rivolgersi. Come si può affrontare la questione? Cioè, che ruolo possono avere, anche a livello locale, le Amministrazioni?

«Io credo che questa vicenda un po’ insegna che è un tema che va affrontato insieme, cioè deve essere la politica ai vari livelli, dall’articolazione regionale a quella locale, a coordinarsi.

Su un caso come questo credo che anche il mondo della cooperazione dovrebbe interrogarsi su quali possano essere le condizioni che impediscano situazioni come quelle che si sono verificate.

E poi, però, ci vuole anche da parte di chi fa impresa nell’ambito logistico un senso di responsabilità che io credo in questo momento sia il vero salto di qualità nel mondo economico, che differenzia chi ha questa responsabilità di impresa e chi non ce l’ha. Per fortuna noi viviamo in un territorio in cui in gran parte delle persone, e gran parte delle imprese, queste responsabilità si palesa.

Purtroppo non sempre questo si registra e dobbiamo lavorare insieme, politica in testa, perché questa cosa avvenga. Credo che però la Regione Emilia Romagna da questo punto di vista dia segno di funzionare bene; anche il Patto per il lavoro e per il clima è un patto che in fondo porta dentro alcuni degli elementi che devono cercare di limitare fortemente stati di crisi come questo».

Come avete trovato la disponibilità del gruppo Colser (che pur non rientrando nell’accordo, ha permesso di dare una soluzione alla crisi)?

«È stato un lavoro di squadra».

Un’ultima domanda sui lavoratori che in gran parte abitano a Parma. Sono tutti stranieri per cui forse questo aspetto ha tolto molta attenzione pubblica sulla vertenza, ma questo è un giudizio mio. Molti di loro abitano a San Leonardo e sono contenti di vivere a San Leonardo, non c’è un po’ una contraddizione in questo aspetto?

«Questa cosa ha due aspetti e, innanzitutto, spiega una volta di più che cosa significhi capire chi sono e che cosa fanno i cittadini stranieri residenti nella nostra città. 
Io lo ripeto sempre, perché purtroppo c’è una idea strana per cui una parte di opinione pubblica pensa che straniero significhi fuorilegge, e noi invece abbiamo una città che oggi conta oltre 35.000 cittadini stranieri residenti perfettamente integrati alla nostra economia, i quali non svolgono tutti lavori pienamente soddisfacenti o che sono in grado di consentire loro uno stile di vita come la nostra città purtroppo così costosa spesso richiede, ma che si impegnano ogni giorno a Parma e che ricoprono ruoli decisivi in alcuni settori economici che altrimenti non sarebbero coperti, quindi da questo punto di vista impariamo qualcosa anche da questa vicenda.

L’ho imparato anch’io incontrandoli in Comune, quindi, ed è il secondo aspetto, il fatto che queste persone risiedano nel quartiere San Leonardo che ha una storia operaia e che in parte la mantiene, anche se la residenzialità degli operai è cambiata dal punto di vista anche della loro origine, ci dice molto di un quartiere che io credo abbia vissuto in questi anni un percorso di miglioramento e di riqualificazione molto forte. Non è ancora finita, bisogna andare avanti ancora, però io vedo questi cittadini, con i quali parliamo, come dei parmigiani a tutti gli effetti, non c’è modo di dirlo diverso da questo: stanno nella nostra economia, i loro figli studiano nelle nostre scuole, loro si sentono di Parma, e noi siamo orgogliosi che lo siano».

(dra.fra)


https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/08/IMG_0212.jpg 895 1289 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-08-06 10:47:482026-08-06 10:47:50«Nella logistica ci vuole più responsabilità di impresa». Intervista al sindaco Michele Guerra

Accordo raggiunto per gli 87 lavoratori dal licenziamento Md-Kamila: ricollocamento per 60 facchini

5 Agosto 2026/0 Commenti/in News/da redazione

Sul filo di lana, nel primo pomeriggio di mercoledì 5 agosto, è stato raggiunto l’accordo, con ricollocamenti e buonuscite, del licenziamento collettivo degli 87 lavoratori Md-Kamila di Parma. L’incontro, tenutosi presso l’Assessorato al Lavoro della Regione Emilia-Romagna, è proseguito fino alle 17:00 per regolare formalmente tutti gli aspetti di una vicenda complessa.

Stando alle prime notizie si parla di circa 60 ricollocamenti: 22 all’hub di Anzola (Bologna) gestito da Kamila per conto di Coop Alleanza 3.0; 12 posti al polo logistico del consorzio Cisa (di cui fa parte Md Service) a Bascapè (Milano sud); e infine 25 posti presso i magazzini di un’azienda di Parma, fuori dal perimetro. Ossia di un altro soggetto non coinvolto nella crisi aziendale e che dunque non è citato nell’accordo.

Qui il comunicato stampa unitario delle segreterie territoriali di FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI-UIL e ADL Cobas sul raggiungimento dell’accordo.

Nella giornata di oggi è stato risolto anche l’ultimo incaglio che era sulla parte di bonus per alloggio per il trasferimento in altre città. I sindacati sono riusciti a strappare un incentivo di 3.000 euro netti pro-capite. Inoltre, per questi posti ad Anzola e Bascapé, è stata ottenuta la possibilità di un’assunzione differita, fino al 30 settembre. Molti lavoratori, infatti, obbligati a fruire delle ferie in chiusura di contratto, sono tornati nei paesi d’origine e, con le prospettive incerte sulla vertenza, avevano deciso di allungare la permanenza di qualche settimana e, appunto, c’è chi rientrerà in Italia a settembre.

Una trattativa dura che si è finalmente indirizzata verso una soluzione positiva la scorsa settimana grazie alla novità, frutto delle relazioni istituzionali di Regione e Comune di Parma, della disponibilità offerta dall’azienda parmigiana per 25 posizioni da facchini-carrellisti, accompagnati da un percorso formativo di riqualificazione professionale a carico della Regione che a tal fine offre 30 posti.

Va precisato che i 25 posti sono a tempo determinato, a quanto noto per un massimo di 8 mesi.

Le disponibilità a trasferirsi ad Anzola erano 28, ma Kamila non si è smossa ed è rimasta ferma su 22 posizioni.

Dunque i posti ufficiali di ricollocamento stabiliti nell’accordo sono 34. Per tutti gli altri scatta la cassa integrazione straordinaria per 12 mesi (è stata inoltrata richiesta ufficiale al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali a conclusione del tavolo, per la cig fino al 31 dicembre in base alle regole; per l’anno prossimo si rifarà la domanda se ci saranno le coperture nella legge finanziaria, cosa che si dà per scontata). L’importo della cig dovrebbe essere di poco inferiore a mille euro.

Qui si aprono tre possibilità per i lavoratori: rimanere in cig un anno e poi accedere alla Naspi oppure, seconda possibilità, dare le dimissioni e ottenere la buonuscita; o, terza ipotesi, accedere al percorso di riqualificazione professionale per ottenere la qualifica di carrellista e poi firmare un contratto a tempo determinato presso un’azienda di Parma. Tale soluzione, ribadiamo, è extra rispetto all’accordo pur essendo decisiva ai fini dello stesso.

L’azienda farebbe parte del gruppo Colser e offre 25 posti a tempo determinato, come detto. C’è fiducia che, date le prospettive del gruppo, tali contratti possano poi essere convertiti in tempo indeterminato. Diciamo che il primo contratto sarebbe una sorta di periodo di prova.

Nell’accordo i sindacati hanno ottenuto che i lavoratori che optino per tale soluzione ottengano la sospensione della cassa integrazione per distacco e, se non confermati, possano poi rientare nel percorso cig + naspi.

Tornando alla seconda possibilità: i licenziati che presentassero le dimissioni subito, rinunciando alla Naspi, ottengono una buonuscita di 8.000 euro; c’è anche un’altra opzione con dimissioni al 30 settembre: buonuscita di 6.000 euro, dopo due mesi di cig e conservando l’accesso alla Naspi.

L’incentivo all’esodo, ossia la buonuscita, è stato un altro punto di lungo stallo tra le parti. Md-Kamila era ferma su 4-5.000 euro, mentre i sindacati chiedevano almeno 10mila euro.

Da specificare infine che quei lavoratori che rimanessero fino al termine della cassa integrazione potranno ottenere un incentivo tra gli 11mila e i 12.500 euro, a seconda dell’ammontare complessivo rimasto.

“Le Parti firmatarie esprimono dunque soddisfazione – si legge nel comunicato sindacale – per il raggiungimento di un accordo che coniuga la tutela del reddito, la continuità occupazionale e l’adozione di misure economiche di supporto alla transizione professionale, riducendo al minimo il trauma sociale della cessazione dell’appalto. Ne esce sconfitta l’idea di una gestione unilaterale delle crisi occupazionali, che non offre alternative per i lavoratori e le lavoratrici coinvolti.

Allo stesso tempo, la vertenza ha sottolineato la necessità di continuare a tenere accesi i riflettori sulle profonde criticità del sistema degli appalti, sull’assenza di tutele realmente efficaci per le lavoratrici e i lavoratori in appalto e sull’urgenza di affermare una piena responsabilità dei committenti lungo tutte le filiere”.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_0190.jpg 673 1189 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-08-05 15:15:262026-08-05 22:01:15Accordo raggiunto per gli 87 lavoratori dal licenziamento Md-Kamila: ricollocamento per 60 facchini

Rinvio a mercoledì, ultimo giorno disponibile, per la vertenza Kamila

3 Agosto 2026/0 Commenti/in News/da redazione

Tutto rinviato a mercoledì 5 agosto. Dopo 4 ore di discussioni, nel pomeriggio di lunedì, si è chiuso ancora con un nulla di fatto il tavolo di salvaguardia tra imprese e sindacati, con la mediazione della Regione, per gli 87 lavoratori in via di licenziamento collettivo.

Mercoledì e non più. Mercoledì infatti è l’ultimo giorno utile per la procedura di licenziamento (che sarà ufficiale dall’8 agosto), a meno di proroghe per trattare ancora, che però al momento sono state escluse da Md-Kamila. La trattativa è incagliata sugli stessi punti di venerdì scorso: i sindacati chiedono qualche posto in più nel magazzino di Anzola (di Kamila-Coop Alleanza 3.0) e un consistente aumento della buonuscita, per ora ferma a 5.000 euro.

Se la procedura si chiudesse senza accordo, il conto per Md-Kamila sarebbe abbastanza salato , tra sanzioni e contributi verso gli enti statali, e dovrebbe aggirarsi attorno a 1 milione di euro. Se venisse firmato l’accordo, l’esposizione debitoria sarebbe della metà.

Qui lo stato delle trattative raggiunto venerdì scorso, con circa 57 posti disponibili su tre siti (di cui uno a Parma, presso un’azienda fuori dal perimetro Md-Kamila). Il tentativo sindacale è di dare uno sbocco lavorativo ad altri facchini e ottenere un contributo una tantum per la ricerca di alloggio nei siti di Anzola e Bascapè.

Qui il recap della vertenza, iniziata il 21 maggio con la lettera di preavviso di licenziamento collettivo.

Redazione

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/06/Image-2026-06-26_15.jpeg 1204 1600 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-08-03 19:19:102026-08-03 19:21:07Rinvio a mercoledì, ultimo giorno disponibile, per la vertenza Kamila

Vertenza Kamila a oltranza. Lunedì si terrà l’ultimo tavolo di crisi in Regione

31 Luglio 2026/0 Commenti/in News/da redazione

Ancora un nulla di fatto al tavolo di salvaguardia in Regione Emilia-Romagna, tenutosi oggi, per la vertenza Md-Kamila-Coop Alleanza. C’è ancora distanza tra le parti, nonostante alcune novità. L’assessore regionale Paglia ha riconvocato il tavolo per lunedì 3 agosto, per un ultimo tentativo che possa portare ad un accordo sugli 87 licenziamenti di facchini dello stabilimento Kamila di Parma.

La novità emersa, frutto delle relazioni istituzionali di Regione e Comune di Parma, riguarda la disponibilità di un’azienda di Parma per 25 posti, accompagnati da un percorso formativo di riqualificazione professionale a carico della Regione.

Nessuna novità invece da Kamila, ferma all’offerta di 22 posti all’hub di Anzola mentre la richiesta sindacale è di alzare a 28 posizioni, che corrisponderebbero alle disponibilità dei lavoratori di Parma disposti a trasferirsi. Posizioni che ci sarebbero, poiché Kamila sta continuando con colloqui di lavoro in loco.

Hub di Anzola che lunedì scorso si è fermato per uno sciopero unitario, coordinato da Cgil, Cisl e Adl Cobas, con un picchetto esterno dei facchini in esubero da Parma e la solidarietà dei lavoratori bolognesi.

Altri 10-12 posti sono disponibili a Bascapè (Milano Sud) dal Consorzio Cisa di cui fa parte Md.

Rimarrebbero dunque senza sbocco 30 lavoratori per i quali i sindacati chiedono una buonuscita più consistente, considerati i 6 anni di impiego presso il magazzino Kamila allo Spip di Parma. Ma l’azienda sarebbe ferma su una cifra di 5mila euro.

Domani assemblea dei lavoratori per fare il punto della trattativa.

dra.fra

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_0190.jpg 673 1189 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-07-31 18:18:282026-07-31 21:36:50Vertenza Kamila a oltranza. Lunedì si terrà l’ultimo tavolo di crisi in Regione

La risposta solidale dell’Oltretorrente all’attentato (fallito) alla sede dei Giovani Comunisti

31 Luglio 2026/1 Commento/in News/da redazione

Il dubbio che serpeggiava ieri sera in piazzale Inzani, tra le centinaia di persone accorse a sentire e dare solidarietà ai Giovani Comunisti, è se gli attentati falliti contro la loro sede, siano opera di quattro invasati oppure se si stia delineando una strategia. Una linea della tensione in stile anni Settanta, dove la lotta politica in non pochi casi sfociava negli assalti incendiari alle sedi di partito, destra contro sinistra e viceversa. E, come sappiamo, in gravi fatti di sangue e anche omicidi. A Parma ne fu vittima Mariano Lupo, il 25 agosto 1972.

Ora è presto per dire che piega prenderà la situazione ma la preoccupazione è palpabile. Il tentativo, fallito, è andato in scena in Guasti di Santa Cecilia, quasi all’angolo con strada Bixio, dove quattro giovani a torso nudo ma incappucciati hanno provato a dar fuoco alla serranda che ospita la sede della FGC, provando con bidoni della spazzatura (mercoledì) e innaffiandola di benzina (venerdì). Il trambusto provocato ha destato l’attenzione degli abitanti che si sono affacciati e con qualche urla hanno disperso gli anonimi vigliacchi.

La FGC ha convocato un’assemblea per parlarne e la risposta dell’Oltretorrente (e non solo) c’è stata: in piazza Inzani qualche centinaio di persone, molti giovani, hanno ascoltato i tanti discorsi che si sono alternati lungo due ore.

I primi interventi sono stati di Mattia Gabella e Beatrice Taverna, responsabili della FGC parmigiana. Analisi lucide sulla situazione internazionale e nazionale e sugli accadimenti a livello locale. Il clima d’odio che si sta fomentando, da parte delle forze di destra al governo, che non perdono occasione per imputare ai “diversi” le colpe di degrado, ma in realtà provando a innescare una guerra tra poveri.

È Taverna in particolare a mettere in luce il filo che collega gli ultimi avvenimenti seguiti alla morte di Abderrahim Fakir al Pilastro a Bologna, schiacciato a terra dai poliziotti che lo stavano arrestando. Le successive manifestazioni di cordoglio, protesta, solidarietà, che si sono tenute anche a Parma. E giustappunto su quella di Parma ha puntato il dito – via social – il consigliere comunale e regionale di Fratelli d’Italia, Priamo Bocchi, che vi ha letto “un’iniziativa deplorevole contro lo Stato”. E, guardacaso, alcune sere dopo si è verificato il fallito attentato incendiario alla sede della FGC. È bene precisare che Taverna non ha correlato alcuna causa-effetto, e lo ribadiamo anche noi, tuttavia la successione dei fatti e delle parole è stata questa.

Verso la fine ha portato la sua testimonianza Fabio Landini docente di Economia all’Università di Parma che sulla porta del suo studio una delle scorse mattine ha trovato disegnata una svastica, al posto dei due adesivi antifascisti che vi aveva apposto. Un chiaro segnale di intimidazione.

Il clima è questo, si sta facendo caldo non solo per il meteo.

Screenshot

dra.fra

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/07/FGC_03-e1785493914317.jpeg 667 1600 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-07-31 12:36:022026-07-31 12:36:04La risposta solidale dell’Oltretorrente all’attentato (fallito) alla sede dei Giovani Comunisti

Tutti matti in Emilia, il circo si fa rodeo dall’appennino alla bassa

31 Luglio 2026/0 Commenti/in News/da redazione

Dal 31 luglio al 2 settembre torna in scena per la sua XI edizione Tutti Matti in Emilia, rassegna internazionale di circo contemporaneo con un programma che intreccia ben 16 appuntamenti (10 spettacoli di 9 compagnie) per 11 giornate di attività in 9 spazi diversi disseminati in provincia di Parma, spaziando dal clown all’acrobatica e alla giocoleria, tutte creazioni tout public, per un pubblico di tutte le età.


Grazie alla sua consueta modalità diffusa, infatti, il galeone circense di Tutti Matti in Emilia navigherà per più di un mese in lungo e in largo per tutto il territorio parmense, tra la città, la pedemontana (Collecchio, Montechiarugolo, Sala Baganza), la bassa (Ragazzola) e, novità di questa edizione, l’Appennino, con una speciale sezione che include due weekend di appuntamenti a ingresso libero e gratuito nelle aree all’aperto adiacenti il Rifugio Lagoni, la Stazione turistica di Prato Spilla, il Centro Faunistico Monte Fuso e il Rifugio Lagdei, strutture della Provincia di Parma.

Il primo scenario della rassegna, nel weekend 31 luglio e 1 e 2 agosto, sarà dunque la montagna: per la prima volta gli spettacoli saliranno in quota e a inaugurare il programma sarà venerdì 31 luglio, alle ore 17.00, al Rifugio Lagoni lo spettacolo Clown in Libertà di Teatro Necessario, in cui la musica incontra il clown contemporaneo, creazione diventata ormai una pietra miliare del suo genere (foto in copertina).


Sabato 1 agosto, doppio appuntamento nello stesso luogo: Chien Barbu Mal Rasé presenterà alle ore 15.00 Circo Palacinca, un varietà imprevedibile e clownesco, mentre alle ore 17.00 la compagnia tutta al femminile di clown-vocale Le Radiose porterà in scena On Air, coinvolgendo il pubblico in un recital retrò, con canzoni anni ’30 e ’40.
 Domenica 2 agosto ci si sposterà alla Stazione Turistica di Prato Spilla, dove alle ore 15.00 tornerà Circo Palacinca di Chien Barbu Mal Rasé, seguito alle ore 17.00 da Attacchi di Swing con il duo Alessandro Mori (clarinetto) e Corrado Caruana (chitarra).


Nello stesso weekend sabato 1 e domenica 2 agosto la rassegna farà tappa anche al Parco Nevicati, grazie al contributo del Comune di Collecchio, con protagonista alle ore 21.00 il gruppo tutto femminile di Kolektivo Konika in Matrimonio: portés acrobatico, ruota cyr e umorismo si intrecciano in uno spettacolo circense che svela le contraddizioni di un rituale antico, tra tradizione e modernità.


La rassegna è realizzata da Teatro Necessario Circo – Centro Nazionale di Produzione di Circo Contemporaneo, con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Ministero della Cultura e con il contributo di Fondazione Cariparma. Le tappe in Appennino sono possibili grazie al sostegno della Provincia di Parma; le tappe nelle diverse località sono realizzate grazie al sostegno di Comune di Parma, Comune di Collecchio, Comune di Sala Baganza, Comune di Montechiarugolo e Teatro di Ragazzola.

Informazioni complete sul programma e i biglietti di Tutti Matti in Emilia e Tutti Matti per Colorno: www.tuttimattipercolorno.it e su www.teatronecessario.it

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/07/Clown-in-liberta.jpg 1333 2000 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-07-31 11:22:402026-07-31 11:22:44Tutti matti in Emilia, il circo si fa rodeo dall’appennino alla bassa

Fidenza: a sorpresa stralcio della delibera Essers

30 Luglio 2026/0 Commenti/in News/da redazione

Stasera non si discuterà, nel consiglio comunale di Fidenza, la delibera della variante Essers. A quanto risulta sarebbe stata la stessa società, emanazione della multinazionale belga H. Essers, a chiedere lo stralcio dall’ordine del giorno della delibera “per ragioni di opportunità”. Inevitabilmente la richiesta del proponente del progetto è stata accolta.

In consiglio comunale, e in piazza Garibaldi, si terrà ugualmente un presidio del Comitato “Per il Futuro di Fidenza”, per far sentire la presenza e ribadire la contrarietà a questo progetto che vedrebbe l’insediamento di un polo logistico su 20 ettari attualmente di campagna, in località Chiusa Ferranda.

Nel frattempo, alla soddisfazione di Fratelli D’Italia (qui il video del consigliere comunale Domenico Aiello) nettamente contrari al progetto della Essers , si unisce il giudizio negativo dei Verdi espresso dal consigliere regionale Paolo Burani e dal co-portavoce del partito Enrico Ottolini: «Fermare l’ampliamento. Venti ettari di suolo agricolo per un maxi deposito logistico della chimica sono una scelta sbagliata. Serve screening ambientale e no all’uso disinvolto dell’art.53»

Nel loro intervento i Verdi si soffermano in particolare su quei 70 metri mancanti che permetterebbero all’azienda di evitare lo “screening” ambientale, ossia la verifica di assoggettabilità a VIA , Valutazione di Impatto Ambientale. Che appunto si può evitare se l’area oggetto di intervento è inferiore a 200.000 metri quadri. E nella richiesta del proponente l’area si ferma appunto a 199.930 mq.

È uno dei punti segnalati agli enti, ai fini di appurare i fatti, dal Comitato per il Futuro di Fidenza e che trovate nel file “Segnalazioni”.

Redazione

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/07/area_essers.jpg 984 1174 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-07-30 17:48:222026-07-30 17:48:25Fidenza: a sorpresa stralcio della delibera Essers

A Fidenza si consuma nuovo suolo

29 Luglio 2026/2 Commenti/in News/da redazione


La variante Essers: logistica su 20 ettari di campagna

Domani sera, giovedì 30 luglio, il consiglio comunale di Fidenza si troverà a votare una delibera che dà il via libera ad una variante urbanistica per trasformare 20 ettari di campagna in un’area logistica, in base all’articolo 53 della legge urbanistica regionale.

In pratica altri 200.000 metri quadrati di suolo fertile e irriguo della pianura padana scompariranno sotto una colata di cemento.


Il percorso della variante

Il proponente, l’azienda Essers Italia srl della multinazionale belga H. Essers, ha avanzato la richiesta il 16 marzo scorso, come si apprende dalla proposta di delibera in consiglio comunale (che potete leggere qui) e il progetto è stato pubblicato nel BUR (bollettino della Regione) il 7 maggio; in contemporanea sono stati mandati i preavvisi di esproprio ai proprietari dell’area, ma solo a inizio giugno la “notizia” è cominciata a circolare in vie informali, dopo che l’assessore all’ambiente e alla partecipazione, Franco Amigoni, ne ha dato un’informativa al gruppo consiliare di maggioranza.

A metà giugno si è costituito il Comitato “Per il futuro di Fidenza” che ha studiato le carte per opporsi al progetto, indire un’assemblea coi cittadini a Chiusa Ferranda, lanciare una petizione (qui, se la volete firmare) e alla fine presentando 6 osservazioni puntuali (qui per leggerle). I referenti del Comitato sono Michele Scita e Lidia Decaneto.

Mai l’Amministrazione Comunale di Fidenza, né il proponente Essers, hanno pensato di indire un’assemblea pubblica di informazione su questo progetto. Nel frattempo si sono già svolte due riunioni di Conferenza dei Servizi (28 maggio e 22 luglio) senza che siano emerse contrarietà dagli enti preposti.

Ma come si è giunti a questo punto?

Follow the money

“A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina” dice il proverbio andreottiano e, seguendo l’indicazione dei cronisti americani, abbiamo cercato di individuare la pista del denaro per capire il senso dell’operazione. E la pista è lì, scritta nero su bianco in delibera : “Avremo quindi un Contribuito Straordinario (CS) corrispondente a 3.023.605,00” di oneri urbanistici. Ossia il Comune di Fidenza, se il progetto andrà in porto, incasserà 3 milioni di euro che in tempi di vacche magre che si prospettano con la fine dei fondi PNRR sono grasso che cola, per rimanere su frasi fatte.

E, a proposito di Pnrr, questa moneta sonante – secondo un esponente della maggioranza, consultato da Parma Parallela – è “manna dal cielo” per coprire il “buco” scoperto sulla vecchia scuola “Ongaro”. Per chi non è Fidenza: grazie ai fondi Pnrr il Comune ha deciso di costruire una nuova scuola elementare, più grande, a servizio del quartiere Villa Ferro, recente espansione residenziale di villette tra Fidenza e Salsomaggiore. E, con l’inaugurazione della nuova scuola, abbattere il vecchio edificio scolastico per ricavare parcheggi e un’area verde (ah, si fa presto a dire desealing, ndr). Purtroppo a una verifica più approfondita è emerso che le pareti della vecchia scuola, risalente al 1979, contenevano amianto in fibre e, dunque, i costi di abbattimento e smaltimento sono lievitati del triplo: da 700mila a 2 milioni di euro. Un colpo basso per il bilancio comunale. È per questo che la variante urbanistica H. Esssers diventa così preziosa. E ne rimarranno d’avanzo per altri interventi. O è solo pensar male?

Il ricorso all’art. 53 e il nuovo Pug che tarda a venire

In base alla normativa un’azienda non può decidere di costruire i suoi stabilimenti dove vuole, ma deve attenersi alle aree destinate a sviluppo produttivo nella pianificazione urbanistica. Con un’eccezione, prevista appunto dall’articolo 53 della legge regionale 24 del 2017, la cosiddetta legge urbanistica.

L’eccezione prevede che per un ampliamento in terreni contigui di uno stabilimento esistente si possa derogare al vincolo urbanistico tramite una variante.

E dunque la H.Essers che si è insediata un anno fa in un magazzino di 50.000 mq, nell’area logistica di Chiusa Ferranda che già ospita la Stef (ex Marconi) coi suoi stabilimenti frigo, a nord del casello autostradale, ha proposto un ampliamento di 200.000 mq nei terreni adiacenti.

(Se ve lo state chiedendo: sì, l’articolo 53 è il caso del progetto di prosciuttificio a Torrechiara, stoppato e infine invalidato al Tar. Ma, a proposito, pare che l’azienda Galloni stia avviando il ricorso al Consiglio di Stato).

Peraltro la valenza dell’articolo 53 decadrebbe dalle possibilità una volta approvato il nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG) che la stessa legge regionale indicava come obbligo ai Comuni da assolvere entro il 2025. Il Comune di Parma, ad esempio, lo ha approvato in via definitiva il 26 giugno scorso. Nelle more un paio di anni fa aveva dato il via libera ad un altro contestato insediamento di logistica che ora si chiama VGP Park Parma Paradigna ed ospita tra gli altri il centro logistico della Mutti spa.

Ecco, l’area logistica di Paradigna si estende su 10 ettari. Il progetto di H.Essers è di cementificare 20 ettari (200mila mq appunto, di cui 82 mila mq saranno coperti da magazzini).

A Fidenza la precedente Amministrazione Comunale, guidata dal sindaco Andrea Massari, aveva lasciato il PUG alle battute finali. Dopo le elezioni nel 2024, rivinte dalla coalizione di centrosinistra con Davide Malvisi sindaco, l’iter era ripreso con l’intento di approvarlo entro la fine del 2026 ma il nuovo PUG sta rimanendo nel cassetto e, a quanto si dice, se ne vorrebbe rimandare l’approvazione al 2027 o 2028. Questa dilazione favorisce, detto come elemento oggettivo, “eccezioni” e “deroghe” come il caso in questione.

Chi è la Essers

La H.Essers è una multinazionale belga che ha il suo core business nella logistica farmaceutica. Fondata nel 1928 da Henry Essers è tuttora condotta a gestione familiare pur avendo un fatturato di 1,1 miliardo di euro. La filiale italiana Essers Italia srl l’anno scorso ha fatturato poco meno di 20 milioni e, come detto, nel maggio 2025 ha aperto un suo magazzino a Fidenza con l’intenzione di farlo diventare un hub strategico per il sud Europa. Naturalmente per allettare il territorio ogni azienda che si insedia con un certo impatto promette sempre dei posti di lavoro. Non ci sono cifre precise, in un documento si parla di 240 posti , in una dichiarazione di 300. Si parla di lavoro qualificato ma la gran parte sarebbero posizioni da facchino. Peraltro il Comitato “Per il futuro di Fidenza” spulciando documenti ha scoperto un accordo strategico tra l’H. Essers e la Spider Robots per una progressiva automazione di tutti i siti logistici dell’azienda belga e, dunque, in prospettiva ci sarebbe una forte riduzione di personale. Sul lavoro nella logistica si dovrebbe aprire un capitolo a parte (per serendipità rimandiamo alla vertenza in corso Md-Kamila).

Attualmente nel magazzino di Fidenza risultano impiegati circa 30 addetti.

Naturalmente la Essers ha una sua anima ecologica: il 30% della flotta è composta da automezzi elettrici e i nuovi capannoni saranno ricoperti da pannelli fotovoltaici.

Il pericolo chimico

Il Comitato “Per il futuro di Fidenza” mette in guardia anche dal rischio di incidente chimico. Il nuovo magazzino Essers sarebbe destinato a smistare vernici e prodotti simili e stoccherebbe anche materiale chimico pericoloso per un volume di 1000 m3, equivalenti a 500 mq di magazzino (sugli 82mila previsti).

Per questo motivo ha chiesto l’autorizzazione in base alla direttiva Seveso allegato 6 per il trattamento delle merci ma anche per l’allegato 1 e 2 che classificano l’attività come manifatturiera. “Come si possa pensare – dice Michele Scita – di concedere l’autorizzazione Seveso su un terreno con falda acquifera a tre metri ci sembra molto preoccupante. Tra l’altro qui a Fidenza con i danni lasciati dalla chimica nei decenni precedenti, dalla Cip e dalla Carbochimica. Ricordo che la bonifica, costata 47 milioni allo Stato cioè ai contribuenti, è ancora in corso e forse terminerà nel 2028. Peraltro è un’operazione di contenimento più che di bonifica. Ecco, ora riaprire il capitolo della chimica in questo modo ci pare molto più che una leggerezza”.

La questione sicurezza, per il rischio chimico, è molto complessa ed è probabile che darà adito a ricorsi. Il Comitato punta su questo aspetto per provare a fermare tutto il progetto. Qui le segnalazioni e un’integrazione che sta facendo circolare.

Il 3%

Tornando alla legge regionale urbanistica, c’è da ricordare che, nel 2017, fissava Il limite del 3% come soglia massima di consumo di nuovo suolo consentito per ciascun Comune rispetto al proprio territorio urbanizzato fino all’anno 2050. “Nel 2023 – afferma Scita – la Provincia di Parma, allora presieduta dal sindaco di Fidenza, Massari, scrisse al Comune per certificare che quel 3% corrispondeva a 95mila mq. E ora, in un colpo solo se ne mangiano il doppio”.

Scita evidenzia un paradosso: il limite di legge è il 3% ma le possibilità di deroga sono tali (escluse le infrastrutture di interesse pubblico, esclusi gli ampliamenti aziendali, eccetera) che solo un’Amministrazione Comunale rigorosa lo rispetterebbe.

Il cerchiobottismo

Il Comitato “Per il futuro di Fidenza” è apolitico ma nasce in ambienti di sinistra, si è presto infoltito con i preoccupati abitanti della frazione Chiusa Ferranda e con l’arrivo dei consiglieri ed esponenti di Fratelli d’Italia, Domenico Aiello e Gian Franco Uni. Questo per dire come la battaglia sia trasversale e con le inevitabili accuse e controaccuse di strumentalizzazioni e opportunismo politico che, peraltro, fanno parte del gioco.

La posizione favorevole assunta dal sindaco Malvisi (esplicitata di fatto nelle argomentazioni della delibera comunale) ha alimentato anche un dibattito interno alla maggioranza con le liste civiche Fidenza Fare Comunità e Officina Fidenza Futura (un consigliere ciascuna) nettamente critiche ma si vedrà se giungeranno alla rottura, votando contro o astenendosi sulla delibera domani sera che, con le opposizioni contrarie, così passerebbe per il rotto della cuffia. Difficile, però, che vadano contro.

A cercare di tenere insieme l’ampliamento logistico ma dando un’impronta ambientale è il già citato assessore Franco Amigoni che in un esercizio di cerchiobottismo ha stilato e diffuso un ricco e puntuale documento intitolato “Il consumo di suolo – perché è un problema serio” in cui si evidenzia “Tra il 2006 e il 2024 Fidenza ha aggiunto quasi 84 ettari di suolo consumato netto. Nel solo ultimo anno monitorato l’incremento netto è stato di quasi 13 ettari”. Il documento di OFF (scaricabile qui) al cronista appare come una forte critica all’operato dell’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Malvisi.

E sia consumo di suolo

La questione è stata discussa anche in una Direzione del circolo del Partito Democratico di Fidenza, nei giorni scorsi, con la maggioranza favorevole alla variante e, invece, qualche voce critica che ricordava come la Regione Emilia-Romagna, a guida Pd, intenda andare a codificare nella nuova legge urbanistica il principio del “consumo di suolo a saldo zero”. Il sindaco Davide Malvisi non si sarebbe lasciato scalfire, andando avanti sul proposito di considerare utile la variante, benché ci sia nuovo consumo di suolo.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/07/area_nuovalogistica_essers.jpg 546 826 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-07-29 12:43:452026-07-29 13:39:55A Fidenza si consuma nuovo suolo

Pastasciutte antifasciste e dove trovarle

24 Luglio 2026/3 Commenti/in News/da redazione

Sabato 25 luglio 2026

In questo 2026 gli episodi di squadrismo fascista, purtroppo, si stanno intensificando. Un buon antidoto è mangiare una pastasciutta antifascista, l’appuntamento che si rinnova ogni 25 luglio per ricordare la caduta del duce Mussolini e del fascismo, il 25 luglio del 1943 (che era una domenica).

La pastasciutta, piatto popolare della tradizione italiana, fu il moto spontaneo della famiglia Cervi che la offersero fumante in piazza a Gattatico per festeggiare la fine del ventennio di oppressione degli italiani. La riproposizione della pastasciutta, come simbolo di unione popolare nel segno della democrazia, è tornata in auge all’inizio degli anni Duemila, in strade e piazze italiane.

Questo gesto di condivisione, di auspicio per la pace e la democrazia, evidentemente dà fastidio e qualche anonimo vigliacco vandalizza le strutture che la organizzano, come accaduto in Valtellina nei giorni scorsi, con pesanti danni al Rifugio Gino e Massimo in località Grioni.

Sabato 25 luglio nel parmense le pastasciutte antifasciste sono 16. A Parma ci sono due appuntamenti.

📍 In Oltretorrente la pastasciutta antifascista è organizzata da Officina popolare assieme al circolo Arci Aquila Longhi. Dalle 20 sotto i portici dell’ospedale vecchio in via D’Azeglio. (Parte del ricavato sosterrà le spese legali degli indagati Pro PAL).

📍 Invece l’Anpi di Parma, sezione Laura e Lina Polizzi, organizza la pastasciuttata a Baganzola, al campo fratelli Mordacci, dalle ore 20.

Sotto trovate l’elenco di tutte le pastasciutte. L’appuntamento principale rimane all’Istituto Cervi a Praticello di Gattatico, in provincia di Reggio Emilia, dalle 18 fino a tarda sera (link al programma completo).

Qui il racconto di quei giorni drammatici e di speranza per il destino dell’Italia, che portarono alla caduta del fascismo, con la lettura del messaggio radio del re agli italiani alle 22.45 del 25 luglio ’43.

Qui il racconto della pastasciutta originale, offerta dai Cervi in realtà il giorno dopo, 26 luglio.

Fu un lunedì di gioia, con astensione spontanea dal lavoro in fabbrica e manifestazioni popolari con comizi improvvisati in piazza e assalti alle case del fascio, improvvisamente deserte, con distruzione dei ritratti di Mussolini.

A Parma ci furono due episodi, tra tanti, da ricordare: l’imprenditore Tomaso Barbieri delle omonime Officine Meccaniche, nel piazzale di barriera Bixio, offrì da bere vino rosso a tutti gli operai e alla popolazione. Le maestranze della vetreria Bormioli Rocco, invece, forgiarono dei manufatti in vetro rappresentanti falce e martello, poi regalandoli alla gente che manifestava.

Queste le pastasciutte nel parmense:

25/07 | 19:30 | Berceto 📍 Baita Ass. Alpini | Inizativa collaterale: Inaugurazione mostra: Berceto 1939/1946 Dal fascismo alla Repubblica | organizza ANPI Berceto

25/07 | 20:30 | Collecchio 📍 Circolo ARCI “Il Cervo” | ANPI Collecchio

25/07 | 20:00 | Corniglio📍 Beduzzo, Pro Loco | Anpi Corniglio

25/07 | 20:00| Felino, San Michele Tiorre 📍Circolo “Maurizio Bertani”, via Berlinguer | ANPI Felino

25/07 | 21:00 | Fidenza 📍 piazza Garibaldi | Raccolta fondi per Emergency a Gaza | Comune Fidenza – Anpi – Fattoria La Rebecca

25/07 | 20:00 | Riccò di Fornovo 📍Circolo Arci Guatelli | Arci Riccò e Anpi Fornovo

25/07 | 20:00 | Lesignano de’ Bagni 📍Parco Ex Terme | durante la serata si esibirà il Coro dei Malfattori e la Banda Popolare dell’emilia Rossa | Associazione pro Terme APS

25/07 | 20:00 | Mezzano Inferiore 📍Circolo Arci La Capanna Verde | ANPI Mezzani Distaccamento Po

25/07 |19:00 | Tortiano di Montechiarugolo 📍 Circolo Arci “La Ricreativa” in via Stanislao Solari 59 | ANPI Montechiarugolo

25/07 | 20:00 | Isola di Palanzano 📍Circolo | Anpi Parma Est

25/07 |19:30 | Sala Baganza 📍 via delle Barricate | ANPI Sala Baganza

25/07 | 20:00 | Sorbolo📍 Centro Civico Gruppini | ANPI Sorbolo e Arci Officina Cineclub

25/07 | 20:00 | Traversetolo📍 Lido Valtermina | ANPI Traversetolo

Domenica 26/07 | 20:00 | Bore 📍Salone Oratorio Papa Francesco | ANPI sez. Bore

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/07/manifesto_pastasciutteantifasciste.png 874 1284 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-07-24 09:17:192026-07-24 19:27:23Pastasciutte antifasciste e dove trovarle
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