Accordo raggiunto per gli 87 lavoratori dal licenziamento Md-Kamila: ricollocamento per 60 facchini

Sul filo di lana, nel primo pomeriggio di mercoledì 5 agosto, è stato raggiunto l’accordo, con ricollocamenti e buonuscite, del licenziamento collettivo degli 87 lavoratori Md-Kamila di Parma. L’incontro, tenutosi presso l’Assessorato al Lavoro della Regione Emilia-Romagna, è proseguito fino alle 17:00 per regolare formalmente tutti gli aspetti di una vicenda complessa.

Stando alle prime notizie si parla di circa 60 ricollocamenti: 22 all’hub di Anzola (Bologna) gestito da Kamila per conto di Coop Alleanza 3.0; 12 posti al polo logistico del consorzio Cisa (di cui fa parte Md Service) a Bascapè (Milano sud); e infine 25 posti presso i magazzini di un’azienda di Parma, fuori dal perimetro. Ossia di un altro soggetto non coinvolto nella crisi aziendale e che dunque non è citato nell’accordo.

Qui il comunicato stampa unitario delle segreterie territoriali di FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTRASPORTI-UIL e ADL Cobas sul raggiungimento dell’accordo.

Nella giornata di oggi è stato risolto anche l’ultimo incaglio che era sulla parte di bonus per alloggio per il trasferimento in altre città. I sindacati sono riusciti a strappare un incentivo di 3.000 euro netti pro-capite. Inoltre, per questi posti ad Anzola e Bascapé, è stata ottenuta la possibilità di un’assunzione differita, fino al 30 settembre. Molti lavoratori, infatti, obbligati a fruire delle ferie in chiusura di contratto, sono tornati nei paesi d’origine e, con le prospettive incerte sulla vertenza, avevano deciso di allungare la permanenza di qualche settimana e, appunto, c’è chi rientrerà in Italia a settembre.

Una trattativa dura che si è finalmente indirizzata verso una soluzione positiva la scorsa settimana grazie alla novità, frutto delle relazioni istituzionali di Regione e Comune di Parma, della disponibilità offerta dall’azienda parmigiana per 25 posizioni da facchini-carrellisti, accompagnati da un percorso formativo di riqualificazione professionale a carico della Regione che a tal fine offre 30 posti.

Va precisato che i 25 posti sono a tempo determinato, a quanto noto per un massimo di 8 mesi.

Le disponibilità a trasferirsi ad Anzola erano 28, ma Kamila non si è smossa ed è rimasta ferma su 22 posizioni.

Dunque i posti ufficiali di ricollocamento stabiliti nell’accordo sono 34. Per tutti gli altri scatta la cassa integrazione straordinaria per 12 mesi (è stata inoltrata richiesta ufficiale al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali a conclusione del tavolo, per la cig fino al 31 dicembre in base alle regole; per l’anno prossimo si rifarà la domanda se ci saranno le coperture nella legge finanziaria, cosa che si dà per scontata). L’importo della cig dovrebbe essere di poco inferiore a mille euro.

Qui si aprono tre possibilità per i lavoratori: rimanere in cig un anno e poi accedere alla Naspi oppure, seconda possibilità, dare le dimissioni e ottenere la buonuscita; o, terza ipotesi, accedere al percorso di riqualificazione professionale per ottenere la qualifica di carrellista e poi firmare un contratto a tempo determinato presso un’azienda di Parma. Tale soluzione, ribadiamo, è extra rispetto all’accordo pur essendo decisiva ai fini dello stesso.

L’azienda farebbe parte del gruppo Colser e offre 25 posti a tempo determinato, come detto. C’è fiducia che, date le prospettive del gruppo, tali contratti possano poi essere convertiti in tempo indeterminato. Diciamo che il primo contratto sarebbe una sorta di periodo di prova.

Nell’accordo i sindacati hanno ottenuto che i lavoratori che optino per tale soluzione ottengano la sospensione della cassa integrazione per distacco e, se non confermati, possano poi rientare nel percorso cig + naspi.

Tornando alla seconda possibilità: i licenziati che presentassero le dimissioni subito, rinunciando alla Naspi, ottengono una buonuscita di 8.000 euro; c’è anche un’altra opzione con dimissioni al 30 settembre: buonuscita di 6.000 euro, dopo due mesi di cig e conservando l’accesso alla Naspi.

L’incentivo all’esodo, ossia la buonuscita, è stato un altro punto di lungo stallo tra le parti. Md-Kamila era ferma su 4-5.000 euro, mentre i sindacati chiedevano almeno 10mila euro.

Da specificare infine che quei lavoratori che rimanessero fino al termine della cassa integrazione potranno ottenere un incentivo tra gli 11mila e i 12.500 euro, a seconda dell’ammontare complessivo rimasto.

“Le Parti firmatarie esprimono dunque soddisfazione – si legge nel comunicato sindacale – per il raggiungimento di un accordo che coniuga la tutela del reddito, la continuità occupazionale e l’adozione di misure economiche di supporto alla transizione professionale, riducendo al minimo il trauma sociale della cessazione dell’appalto. Ne esce sconfitta l’idea di una gestione unilaterale delle crisi occupazionali, che non offre alternative per i lavoratori e le lavoratrici coinvolti.

Allo stesso tempo, la vertenza ha sottolineato la necessità di continuare a tenere accesi i riflettori sulle profonde criticità del sistema degli appalti, sull’assenza di tutele realmente efficaci per le lavoratrici e i lavoratori in appalto e sull’urgenza di affermare una piena responsabilità dei committenti lungo tutte le filiere”.

Francesco Dradi

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