«Nella logistica ci vuole più responsabilità di impresa». Intervista al sindaco Michele Guerra
Sindaco Guerra, ieri dopo una lunghissima trattativa si è arrivati ad un accordo per gli 87 lavoratori licenziati dal magazzino Md-Kamila. Qual è la sua valutazione?
«Il commento non può che essere positivo perché era una situazione estremamente delicata che ha veramente scosso la città, e anche noi come Amministrazione. Abbiamo cercato, con l’impegno mio e degli assessori Brianti e De Vanna, di dialogare con la Regione e con i lavoratori che sono venuti anche in Comune, per cercare di fare in modo che si potesse arrivare ad una soluzione.
La soluzione aveva degli elementi complessi perché si trattava di capire chi potesse essere impiegato altrove, e a quali condizioni economiche, quindi bisognava riuscire a far quadrare un tavolo non semplice; devo dire che, quando dall’assessore regionale Paglia abbiamo saputo che la situazione si era composta in un modo soddisfacente, siamo stati contenti. Noi crediamo che le città e i Comuni debbano avere un ruolo su queste vicende, anche se la pertinenza non è quella di regolare le politiche del lavoro, però laddove la comunità e la sua coesione vengono messe a rischio vanno trovati gli strumenti per essere coinvolti».
Questa vertenza ha messo in mostra i lati oscuri del sistema della logistica che sembra lasciare in balìa degli eventi i lavoratori che all’improvviso, se salta una commessa, si chiude il contratto e loro non sanno più a chi rivolgersi. Come si può affrontare la questione? Cioè, che ruolo possono avere, anche a livello locale, le Amministrazioni?
«Io credo che questa vicenda un po’ insegna che è un tema che va affrontato insieme, cioè deve essere la politica ai vari livelli, dall’articolazione regionale a quella locale, a coordinarsi.
Su un caso come questo credo che anche il mondo della cooperazione dovrebbe interrogarsi su quali possano essere le condizioni che impediscano situazioni come quelle che si sono verificate.
E poi, però, ci vuole anche da parte di chi fa impresa nell’ambito logistico un senso di responsabilità che io credo in questo momento sia il vero salto di qualità nel mondo economico, che differenzia chi ha questa responsabilità di impresa e chi non ce l’ha. Per fortuna noi viviamo in un territorio in cui in gran parte delle persone, e gran parte delle imprese, queste responsabilità si palesa.
Purtroppo non sempre questo si registra e dobbiamo lavorare insieme, politica in testa, perché questa cosa avvenga. Credo che però la Regione Emilia Romagna da questo punto di vista dia segno di funzionare bene; anche il Patto per il lavoro e per il clima è un patto che in fondo porta dentro alcuni degli elementi che devono cercare di limitare fortemente stati di crisi come questo».
Come avete trovato la disponibilità del gruppo Colser (che pur non rientrando nell’accordo, ha permesso di dare una soluzione alla crisi)?
«È stato un lavoro di squadra».
Un’ultima domanda sui lavoratori che in gran parte abitano a Parma. Sono tutti stranieri per cui forse questo aspetto ha tolto molta attenzione pubblica sulla vertenza, ma questo è un giudizio mio. Molti di loro abitano a San Leonardo e sono contenti di vivere a San Leonardo, non c’è un po’ una contraddizione in questo aspetto?
«Questa cosa ha due aspetti e, innanzitutto, spiega una volta di più che cosa significhi capire chi sono e che cosa fanno i cittadini stranieri residenti nella nostra città. Io lo ripeto sempre, perché purtroppo c’è una idea strana per cui una parte di opinione pubblica pensa che straniero significhi fuorilegge, e noi invece abbiamo una città che oggi conta oltre 35.000 cittadini stranieri residenti perfettamente integrati alla nostra economia, i quali non svolgono tutti lavori pienamente soddisfacenti o che sono in grado di consentire loro uno stile di vita come la nostra città purtroppo così costosa spesso richiede, ma che si impegnano ogni giorno a Parma e che ricoprono ruoli decisivi in alcuni settori economici che altrimenti non sarebbero coperti, quindi da questo punto di vista impariamo qualcosa anche da questa vicenda.
L’ho imparato anch’io incontrandoli in Comune, quindi, ed è il secondo aspetto, il fatto che queste persone risiedano nel quartiere San Leonardo che ha una storia operaia e che in parte la mantiene, anche se la residenzialità degli operai è cambiata dal punto di vista anche della loro origine, ci dice molto di un quartiere che io credo abbia vissuto in questi anni un percorso di miglioramento e di riqualificazione molto forte. Non è ancora finita, bisogna andare avanti ancora, però io vedo questi cittadini, con i quali parliamo, come dei parmigiani a tutti gli effetti, non c’è modo di dirlo diverso da questo: stanno nella nostra economia, i loro figli studiano nelle nostre scuole, loro si sentono di Parma, e noi siamo orgogliosi che lo siano».
(dra.fra)



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