Crisi Md-Kamila, trattative avanti piano. Nervosismo tra i lavoratori. Martedì nuovo round in Regione Emilia-Romagna

Comincia a serpeggiare un certo nervosismo tra i facchini scaricati da Kamila. Ieri sera si è tenuta un’altra assemblea dove i sindacalisti di Adl Cobas, Stefano Re e Tiziano Ghidelli, hanno relazionato sullo stato della situazione dopo l’ultimo incontro con Md Service (che ha in carico il personale del magazzino Kamila). Qui gli ultimi articoli (4 luglio; 26 giugno; 10 giugno)

Martedì prossimo, nuovo incontro di trattative in Regione

«C’è qualche timido segnale di apertura ma siamo ancora distanti da condizioni accettabili» ha detto Stefano Re annunciando un nuovo round di negoziati al tavolo di crisi istituzionale, «in Regione, martedì prossimo», convocato dall’assessore al lavoro, Paglia.

In assemblea si coglie la volontà dei lavoratori di arrivare ad un accordo. Ma non a tutti i costi. Non per un piatto di lenticchie. La dead line dell’8 agosto, quando scatterà il licenziamento collettivo, si avvicina e le offerte di Md – Kamila sono sempre risicate e lasciano malcontento. «Mai più lavorerò per loro» sbotta uno che evidentemente non ha intenzione di accettare l’offerta di posti di lavoro delocalizzati.

L’azienda punta sul logoramento e la divisione dei lavoratori per risparmiare il più possibile ma i manager di MD sanno che senza accordo il conto sarebbe più salato. Tanto che l’ultima offerta avanzata al tavolo è un “contributo una tantum di 1.000 euro” come supporto alla ricerca di un alloggio per quei lavoratori che accettano il posto all’hub logistico di Kamila ad Anzola. Inoltre il monte economico per le liquidazioni degli esuberi sarebbe aumentato di 80mila euro, verso i 400mila totali.

Questi operai della logistica sono tutti immigrati stranieri, ricordiamolo, e non sono avvezzi alle dinamiche contrattuali e sindacali, non riescono a cogliere con immediatezza tutti gli aspetti e le sfumature. I sindacalisti devono ripetere più volte le condizioni sul tavolo.

Le offerte dell’azienda Md-Kamila

Al momento sono queste: 22 posti ad Anzola (Bologna) più altri 8 (o 12) a Bascapé (Milano sud). Per gli altri ci sarebbe una buonuscita di 5.000 euro o, in alternativa, cassa integrazione di dodici mesi.

Le intenzioni dei lavoratori sarebbero queste: 27 disponibilità per Anzola; 22 accettazioni di buonuscita (a cifre più elevate) con prospettiva di un anno di Naspi; in 5 accetterebbero il posto da Catone (con delle garanzie più serie); 4 o 5 andrebbero in cig, mentre i rimanenti non si sono espressi. Peraltro si è colto che una dozzina di operai, che si sono defilati, avrebbero raggiunto un pre-accordo informale con il management di Md per il trasferimento al polo logistico di Bascapé, dove sarebbero già andati in sopralluogo, con un pullmino aziendale.

Questo defilarsi di un gruppetto imprecisato è vissuto come un tradimento del fronte di lotta da buona parte dei lavoratori in assemblea (circa 40 presenti ieri sera) e si ripete più volte la parola «vergogna» verso gli assenteisti e gli aziendalisti, ma Re invita a considerare l’eventuale accordo separato «di coloro che sono amici di Md» come un’opportunità: «Se le posizioni da affrontare sono 75 invece che 87 forse si riesce a ottenere qualcosa in più».

Le richieste sindacali, a quanto pare sostenute dalla Regione Emilia-Romagna, sono queste: innazitutto arrivare a 30 posti riservati ad Anzola, con un supporto concreto per la ricerca dell’alloggio (e i mille euro stanziati, cadauno, sono ben accolti ma dovrebbero essere raddoppiati, considerati i costi delle caparre per gli affitti); in secondo luogo delineare con precisione il quadro delle garanzie che possono accompagnare i posti offerti da Catone (che sta già operando in una parte affittata del magazzino Kamila e che sarebbe disposto ad assumere fino a 25 operai in prova per 3 mesi; ma è un’offerta precaria, poco circostanziata e si vorrebbe appunto che vi fosse un automatismo per tempi più lunghi, se non proprio l’indeterminato).

Lo stallo sulla buonuscita

Sulla buonuscita, che interessa a molti che rimarrebbero a Parma alla ricerca di nuovo lavoro, le parti sono distanti. Dai calcoli effettuati dai sindacalisti si tratterebbe di una somma pro-capite di 5 o 6mila euro, mentre la richiesta sindacale è molto più alta, in ragione del fatto che sei anni fa, quando chiuse per ristrutturazione il magazzino di Anzola, ai lavoratori licenziati fu garantita una buonuscita di 25mila euro. Una cifra che viene ritenuta non avvicinabile oggi. La trattativa è comunque aperta. Il sindacato vorrebbe che la Regione spingesse su Kamila e su Coop Alleanza affinché ampliassero il plafond economico, visti i recenti buoni risultati d’esercizio e di fatturato di entrambe le aziende.

L’assenza del Comune *

In tutto questo si evidenzia l’assenza completa al tavolo di crisi in Regione, benché invitati, e nelle interlocuzioni tra le parti, dell’Amministrazione Comunale di Parma. Va precisato che il Comune non gioca un ruolo diretto nelle crisi aziendali, ma si percepisce un disinteresse politico, una mancanza di sensibilità verso la situazione di 87 lavoratori, la gran parte dei quali cittadini residenti a Parma.

Da inizio luglio il magazzino Kamila allo Spip è vuoto e i lavoratori timbrano il cartellino, entrano e si siedono in attesa che finisca il turno. Fra tre settimane tutto sarà finito. C’è ancora il tempo per raggiungere un accordo che possa quantomeno alleviare l’amaro.

*Errata corrige del cronista: Esponenti del Comune di Parma hanno partecipato in call al primo e al secondo incontro del tavolo di salvaguardia in Regione. Nessuno era presente al terzo incontro, tenutosi martedì scorso. Il Comune è comunque in costante contatto con l’assessore regionale Paglia e ha avviato interlocuzioni con operatori della logistica per sondare disponibilità a offrire posizioni lavorative.

Francesco Dradi

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