Si va verso la cassa integrazione per i 90 lavoratori MD-Kamila
In Regione aperta la trattativa per la ricollocazione del personale, spuntano 35 posti
Prima la buona notizia. Si va verso la cassa integrazione per tutti gli 87 lavoratori di MD Service impiegati nello stabilimento Kamila allo Spip. Non è ancora una certezza ma dal tavolo di crisi in Regione si è usciti con la concreta possibilità di attivare la Cig per cessata attività. Si ipotizza la durata di un anno, tenendo presente che la cassa integrazione viene concessa dall’Inps nell’anno solare, quindi fino a dicembre. Ma se le condizioni non mutano, può essere rinnovata appunto fino a dodici mesi complessivi.
La cassa integrazione è già un primo passo, rispetto al licenziamento in tronco con accesso diretto alla Naspi, come fu comunicato via Pec ai lavoratori lo scorso 20 maggio.
Il valore della cig va oltre l’aspetto monetario, perché permette di mantenere una continuità di lavoro, almeno formale, che è dirimente per chi deve ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, ossia una buona parte degli 87 lavoratori alla Kamila che, ricordiamo, sono tutti stranieri extracomunitari.
L’altra notizia, mezza buona, mezza da interpretare, è che da qualche giorno in una parte del magazzino di via dell’Industria si è insediata la Catone e, secondo le indiscrezioni raccolte, sembra esserci una trattativa per l’acquisizione da parte di Catone di tutto lo stabilimento Kamila entro l’anno.
E qui andiamo sulle notizie meno buone. I sindacati speravano di ottenere più impegno e indicazioni per soluzioni occupazionali che riguardassero tutti i 90 facchini e carrellisti.
Invece sono uscite disponibilità per 35 posti, poco più di un terzo dei licenziandi, peraltro con proposte su tre siti di logistica di cui uno sarebbe proprio Catone, per una dozzina di posti, mentre gli altri sarebbero fuori provincia: in provincia di Pavia, nel Consorzio Cisa (di cui fa parte MD) e una dozzina, forse, ad Anzola nel rinnovato centro di smistamento Coop, gestito da Kamila.
Al tavolo di crisi nel palazzo della Regione Emilia-Romagna, coordinato dall’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Paglia, erano presenti dirigenti di Md Service, dei tre sindacati Adl Cobas, Cgil e Cisl (entrambi collegati da remoto) e gli assessori comunali Brianti e De Vanna (anche loro online). Negli spazi esterni di viale Aldo Moro a Bologna era presente un drappello di lavoratori, per un presidio colorato e rumoroso che, al termine ha inscenato una protesta di fronte alla sede di Legacoop.
Non era presente Kamila, che però avrebbe manifestato una disponibilità ad interloquire nel prossimo incontro che si terrà tra le parti, probabilmente la prossima settimana.
Non era presente Coop Alleanza 3.0 che nega recisamente di avere un ruolo e una responsabilità nella vicenda, a dispetto di quanto sostiene invece Adl Cobas.
Coop ritiene di essere solo un committente e comunque che fossero ben chiare le condizioni di apertura nel 2020 del magazzino Kamila a Parma, dovuto alla chiusura per ristrutturazione dell’hub della centrale cooperativa ad Anzola (Bologna). Una riqualificazione con spiccata automazione, su cui Coop ha investito decine di milioni di euro, che doveva concludersi in due anni e invece si è protratta fino all’inizio di quest’anno.
Proprio per queste ragioni Coop Alleanza non intende farsi parte di questa crisi.
Potrebbe tuttavia esserci un impegno del movimento cooperativo, che ha importanti aziende nella logistica, nel concorrere all’offerta di nuove posizioni lavorative in un momento in cui vi è comunque una difficoltà nel reperire personale, per lavori che gli italiani non sono disponibili a svolgere. (dra.fra)



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