La Cooperazione regge. Il problema non è l’AI ma la mancanza di manodopera
Il movimento cooperativo è in buona salute e continua a essere l’ossatura trasversale del terziario tradizionale (commercio, logistica, trasporti, welfare, facility e global service). È quanto emerso dall’assemblea dei delegati di Legacoop Emilia Ovest, andata in scena al Palazzo del Governatore.
Il taglio dell’assemblea, impresso dal presidente Edwin Ferrari, è stato volutamente alto con sguardo alla geopolitica (con la relazione di Lucio Caracciolo di Limes) e alla frontiera dell’innovazione tecnologica che sta portando l’AI (intelligenza artificiale) sviscerata in un approfondito e appassionato intervento da Rita Cucchiara, rettrice di Unimore.
Proprio sul tema AI si è sviluppato il confronto nella tavola rotonda successiva, stimolata dal giornalista Marco Balestrazzi, dalla quale sono usciti gli spunti più interessanti nel rapporto tra teoria e realtà, con le esperienze pratiche di tre cooperative di punta: Proges, La Giovane e Copav.

Ma prima il quadro, fornito dal presidente Ferrari che si è soffermato con riflessioni amare ed acute sulla orribile strage di migranti ad Amendolara (Calabria), nel segno di un caporalato brutale: «In Italia c’è un pezzo di schiavitù significativa. Quasi un’azienda su tre dell’agroalimentare ha una dimensione opaca sui rapporti di lavoro. C’è un dumping di prezzo molto forte, nella produzione e nella distribuzione» che comporta «margini limitatissimi» a chi opera lecitamente «ed è evidente che chiedere solamente ai consumatori di essere etici nelle proprie scelte ha dei limiti». «C’è da proporre un nuovo patto tra Stato, forze dell’ordine e filiere produttive affinché ci sia una condizione che renda inequivocabili alcuni diritti». E Ferrari auto-invita il movimento cooperativo ad «avviare una riflessione pragmatica su questo tema, dato che difficilmente lo farà un mercato che sulla speculazione di quei margini ci vive e convive da troppi anni».
Il quadro è questo: le cooperative associate a Legacoop Emilia Ovest (Reggio, Parma e Piacenza) sono 279. Erano 300 quando Ferrari ha cominciato il secondo mandato, nel 2023. Dunque se ne perdono quattro, cinque all’anno. Le cause? Ferrari le spiega così: «C’è un elemento di calo demografico che significa meno imprese; c’è il fenomeno di aggregazioni societarie» ma il tema vero è che «facciamo fatica a fare nuove cooperative. È un tema che tratteremo di nuovo al congresso del prossimo anno». Il dato positivo è un altro: «Abbiamo 410.000 soci, mentre gli occupati sono 60mila (nei tre territori provinciali sono 17mila), più di quelli che erano i numeri prima della crisi della “produzione e lavoro” del 2010» sostituite dalle cooperative di servizi e sociali «che stanno resistendo meglio a una stagnazione». «Non stiamo registrando rischi di recessione del nostro sistema, ma però un 2026 molto fermo, con settori che hanno più tenuta ed altri in difficoltà, che sono quelli più sofferenti dal punto di vista energetico. Abbiamo delle grandi difficoltà nel recruiting di figure in tutti i settori. Questo ci mette pari anche all’impresa privata, parliamo di un tema economico fondamentale».
E alla fin fine è questo il cruccio che emerge dall’intervento di Nicola Illica Magnani di COPAV azienda di autotrasporti con sede a Fiorenzuola d’Arda. Dopo aver illustrato per sommi capi la creazione di una App basata su AI per ottimizzare i processi interni di trasporto e logistica, e aver spiegato che il caro-carburanti non incide, poiché tutti i contratti sono con la clausola di aumento al crescere dei prezzi (e, con onestà intellettuale ammette che è il consumatore finale a sostenere il costo), Illica Magnani ha evidenziato che la vera difficoltà è che la maggior parte degli autisti di camion ha «55 anni e tra una decina d’anni sarà un problema» poiché non si trova più nessuno disposto a fare questo lavoro.
Il concetto è stato ribadito anche da Ginetto Donati, presidente de La Giovane, cooperativa specializzata in logistica, con 105 mila metri quadri (lineari) di magazzino, in continua crescita di spazi, seppure da sette anni con gli stessi clienti che, peraltro aumentano le commesse. «Nei colloqui di lavoro – ha detto Donati – se dieci anni fa i giovani chiedevano quanto è la paga, oggi ci chiedono “quanto tempo libero ho?” . Ma noi come facciamo a rispondere, quando il problema sono proprio i tempi, oggi peggiorati dopo la chiusura di Hormuz». In pratica, a causa delle crisi belliche, la merce arriva con tempistiche non controllabili e i clienti chiedono che sia rapidamente smistata in uscita. Questo comporta una lavorazione con ore straordinarie anche nei week-end. Risultato: nessun italiano si presenta più ai colloqui di lavoro e, per gli standard de La Giovane, molti stranieri non sono adatti, spesso per la scarsa conoscenza linguistica italiana. Una novità c’è, però: la recente assunzione di un giovane programmatore informatico per gestire la parte a forte automatizzazione dei nuovi magazzini.
Demografia e coesione sociale, due concetti evidenziati in apertura da Caracciolo, sono stati rilanciati da Annalisa Pelacci, presidente Proges da cinque mesi. «Siamo una realtà “human intensity”, prendendoci cura delle persone. La crisi di manodopera la sentiamo in maniera molto forte, è una crisi che necessiterebbe a livello italiano di scelte strutturali, di indirizzi politici di gestione dei flussi migratori con un chiaro intento rispetto all’impiegabilità in base alle necessità delle varie categorie». Dopo essersi soffermata sulle possibili innovazioni di processo dell’AI , Pelacci ha concluso con una battuta, riprendendo i timori dell’affossamento di occupazione che potrebbe provocare l’AI: «Speriamo ci sia una stagione di vocazione per il lavoro di cura. Noi siamo quelli che prendiamo quello che voi scartate (riferendosi ai settori amministrativi, ndr)».
Alla tavola rotonda sono intervenuti anche Barbara Piccirilli (Consorzio Nazionale Servizi) e Daniele Montroni, presidente di Legacoop Emilia-Romagna, in dialogo con Rita Cucchiara e Giuseppe De Ruvo (Limes).
I saluti istituzionali sono stati portati da Francesco De Vanna per il Comune di Parma e Franco Torreggiani per la Provincia di Parma.

(dra.fra)




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