Caldo estremo: Parma deve affrontare il nuovo clima. Le proposte di AVS

Riceviamo e pubblichiamo.

Ieri (giovedì 6 agosto) a Parma è stato il giorno più caldo di sempre: 40.3 di massima, 26.8 di minima e una media record da paese tropicale: 33,55 gradi. Dal primo giugno, si sono registrati 60 giorni su 67 con massime superiori ai 30 gradi. Ben 43 giorni con valori superiori ai 34. Le minime non vanno meglio: 19 notti tropicali in giugno; 26 in luglio; tutte le notti di agosto fino ad oggi con previsione di arrivare anche oltre Ferragosto.

Sono questi i numeri dell’emergenza climatica che stiamo vivendo a Parma come in tutta l’Europa, una delle aree del pianeta più colpite dal riscaldamento globale. Numeri che ci dicono che non ha nemmeno più senso parlare di ondate di calore. Quarantatré giorni di temperature superiori ai 34 gradi in poco più di due mesi, con punte ripetute di 38-40, non sono un’ondata. È, purtroppo, la nuova norma in cui a dominare, inamovibile e incontrastato, è l’anticiclone africano, salvo brevissime interruzioni caratterizzate da violenti temporali causati proprio dall’eccesso di calore.

Inutile sperare di tornare indietro. Misurazioni, modelli e previsioni ci dicono che fra 10 anni quella del 2026 potrà perfino apparire un’estate fresca. E d’altronde ha già polverizzato il record del 2003 a lungo considerato un anno eccezionale non superabile.

La causa è risaputa ed è denunciata da decenni dagli scienziati e dalle forze ecologiste: le emissioni in atmosfera derivanti dall’uso smodato di combustibili fossili. Giusto per avere un’idea, nel 2025, a livello mondiale, sono stati bruciati 38 miliardi di barili di petrolio e 4.000 miliardi di metri cubi di metano.

Gli effetti sulla vita delle persone, sul territorio, sul paesaggio sono devastanti. Solo quest’anno – e l’estate non è ancora finita – sono andati in fumo nella UE centinaia di migliaia di ettari di foresta; i primi studi indicano decine di migliaia di decessi collegati all’eccesso di calore; interi territori soffrono di siccità e carenza idrica e diventano ormai inadatti per coltivazioni con tradizioni secolari; le città sono invivibili, in particolare per gli anziani e per chi vive in abitazioni non climatizzate; lavorare nei cantieri o nei campi nelle ore centrali e pomeridiane è letteralmente a rischio vita; anche solo spostarsi all’esterno è ormai proibitivo.

Questo è quello che ci regala la crisi climatica. E chi continua a negarla su basi antiscientifiche e puramente ideologiche o anche solo a ignorarla, nascondendola dietro casi di cronaca o finte emergenze costruite a tavolino, è un irresponsabile che deve essere chiamato a darne conto ai cittadini e agli elettori. Perché non fa nulla per contrastarla, prevenirne gli effetti e proteggere la popolazione.

L’emergenza climatica, anche se si finge di non vederla, non scompare, anzi peggiora. Ogni giorno perso senza affrontarla significa fare crescere il conto dei danni economici, territoriali e sociali che pagheremo domani, anche in termini di vite umane. Dobbiamo muoverci con urgenza e determinazione, invece di passare il tempo a mettere in discussione i vitali obiettivi climatici fissati dall’Unione Europea.

Da un lato, dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni accelerando nella transizione energetica alle rinnovabili che sono anche la soluzione per ridurre il costo delle bollette, migliorare la qualità dell’aria e garantire una piena autonomia e sovranità energetica, liberandoci dalle guerre, dalle importazioni e dalle dipendenze geopolitiche dei produttori di gas e petrolio. Con un’avvertenza: azzerare le emissioni non ci consentirà di tornare indietro, perché occorreranno secoli per riassorbirle. Serve però a impedire che il termostato della Terra vada fuori controllo facendoci rimpiangere l’estate del 2026.

Dall’altro, bisogna adattarsi perché questo, che ci piaccia o meno, sarà a lungo il clima con cui dovremo convivere. E da questo punto di vista bisogna ripensare completamente le città che sappiamo essere degli accumulatori di calore con temperature notturne superiori di 5-6 gradi rispetto alla campagna circostante. Ripensarle anche in chiave di adattamento ai fenomeni estremi, di vento e di pioggia, prodotti proprio dall’aumento delle temperature.

Come AVS Parma crediamo che la prossima amministrazione comunale dovrà concentrare la sua azione su questi due filoni: conversione energetica e adattamento. Le soluzioni e gli esempi, già attuati con successo in altre città europee, non mancano, spesso coniugano i due aspetti e servono a rendere la città più vivibile, fruibile e bella.

Rimozione dell’asfalto, creazione di nuovi spazi verdi, incremento delle alberature, solarizzazione di tutti i parcheggi con pensiline ombreggianti, utilizzo di nuovi materiali per pavimentazioni e coperture, sostegno alla rigenerazione e all’efficientamento energetico e climatico degli edifici, promozione della mobilità elettrica. Sono alcune delle linee di intervento che abbiamo illustrato in una iniziativa pubblica a inizio luglio e che rilanceremo a settembre quando presenteremo a Parma la proposta di legge regionale sul clima promossa dal gruppo AVS in Regione

Non c’è tempo da perdere, non possiamo allentare l’attenzione con l’arrivo dell’autunno, non possiamo aspettare una nuova estate per magari scoprire che è ancora più calda di quella attuale. La posta in gioco è la salute e la vivibilità, per tutti, nella nostra città

Nicola Dall’Olio

Coportavoce provinciale Europa Verde – Coordinamento AVS Alleanza Verdi Sinistra Parma

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