Chi fermerà i palloncini?

Caro Diario,

Mi trovo, ancora una volta, a volgere un guardo sbigottito verso quel Palazzo dove la nobile arte di governare il popolo pare aver ceduto il passo al vezzo di imbrattare carta e sprecare inchiostro. Eppure un tempo l’augusto sigillo di una Duchessa faceva ammutolire i vicoli in città e tremare le lande nel contado.

Poche settimane orsono si è replicato, come una commedia dell’arte recitata da guitti senza memoria, il divieto dei “botti” per il Capodanno. Altro inchiostro, altro fumo! E mentre l’ordinanza veniva affissa, la città pareva l’assedio di Saragozza, con scoppi e detonazioni che facevano sobbalzare persino i miei augusti avi nelle loro marmoree perpetue dimore.

Ma l’ultimo colpo di genio, caro Diario, è giunto proprio in queste ore. E per di più in prossimità delle festività carnascialesche.

Pare che i nostri solerti amministratori abbiano individuato i nuovi nemici dello Stato: i palloncini colorati, le lanterne cinesi e i coriandoli di plastica che i sudditi usano per festeggiare laurea o genetliaco. Ora, sia chiaro: il mio spirito asburgico, pur amante dei ludi, non può che concordare sulla vacuità di tali ninnoli. Sono oggetti sciocchi, inquinanti, privi di quell’eleganza che si addice a una vera celebrazione. Impedire che queste mostruosità moderne deturpino i nostri parchi e i nostri fiumi è un intento che non può che dirsi nobile.

Ammetto che anche il mio amato Adam, conte di Neipperg è entusiasta di tale misura.

Ma a lui medesimo ho posto una domanda banale: chi sorveglierà? Chi si prenderà la briga di rincorrere un manipolo di giovani festanti per un coriandolo ribelle o di multare un fanciullo per un palloncino sfuggito in cielo?

Emanare un editto senza avere i gendarmi pronti a farlo rispettare è un peccato che non trova assoluzione. È la confessione d’una palese inettitudine. Il caro Adam, mai dimentico di essere un generale, avrebbe già messo le guardie all’ingresso dell’Università. E non dubito che, per una settimana, i moderni vigili urbani saranno tesi a vegliare che non si commettano indecenze nell’inosservare questa ennesima “grida”. Ma quanto dureranno a vigilare, prima di esser richiamati ad altri inani compiti?

Che decadenza! Ai miei tempi, se un suddito osava ignorare un editto, non servivano nuove leggi: bastava uno sguardo dei miei ufficiali. Oggi, invece, si moltiplicano i divieti mentre il popolo continua a farsi i propri affari tra un petardo, una libagione proibita e, ne sono certa, un festoso lancio di coriandoli vietati.

Maria Luigia d’Asburgo Lorena

1 commento
  1. Cristina Testi
    Cristina Testi dice:

    Dei coriandoli di plastica, così tanto usati davanti alle varie facoltà universitarie, dovrebbe semplicemente essere proibita la vendita, a mio parere.
    Detto questo, condivido che i controlli sono sempre, e da sempre, il punto debole, in questa Italia fatta di menefreghismo, incuria e degrado generalizzato.
    Grazie.

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