La vertenza Kamila si inasprisce. Sciopero e presidio in centro. Incontri con le istituzioni

Dopo l’annuncio di 90 licenziamenti e la chiusura del magazzino Kamila di Parma entro inizio agosto, la protesta dei lavoratori in sciopero (adesione quasi alla totalità) supportata dal sindacato Adl Cobas è arrivata oggi nel centro della città emiliana con un doppio presidio: sotto la prefettura e in municipio.

Il sindacato ha chiesto in entrambe le sedi l’apertura di un tavolo di crisi con la cooperativa Md Service, che si occupa di logistica per la grande distribuzione. I lavoratori sono stati ricevuti dal prefetto Antonio Lucio Garufi, in seguito hanno avuto un colloquio gli assessori al welfare Ettore Brianti e alle politiche del lavoro Francesco De Vanna.

Le richieste sono il ritiro immediato dei licenziamenti, l’immediata apertura delle procedure per la richiesta di cassa integrazione e in subordine la ricerca di ricollocamento presso i cantieri di Kamila e Coop Alleanza 3.0.

I due rappresentanti della giunta Guerra hanno preso l’impegno di sondare altre aziende dell’area Spip che potrebbero eventualmente afferire nel magazzino Kamila una volta chiusa l’attuale gestione. Il sindacato ha sollecitato la parte politica a chiedere l’apertura di un tavolo di salvaguardia occupazionale a livello regionale. Agli incontri non hanno partecipato rappresentanti della cooperativa che, secondo Adl Cobas è soltanto l’ultimo anello della catena d’appalto e fino ad oggi “ha soltanto comunicato i licenziamenti dichiarando di non essere in grado di mettere in campo soluzioni alternative: licenziamenti e Naspi per tutti”.

Per Adl Cobas “questa situazione è il risultato delle scelte industriali di Coop Alleanza 3.0, che ha deciso di spostare le attività con la riapertura del centro di distribuzione di Anzola dell’Emilia, luogo che già sei anni fa era stato teatro di un pesantissimo conflitto sociale che aveva lasciato per strada oltre 200 lavoratori. Ora quel sito è stato riaperto proprio con la gestione in appalto della stessa Kamila, assorbendo il lavoro di Parma ma non i lavoratori“.

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