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Il clima presenta il conto. Dovevamo agire, non lo abbiamo fatto

16 Luglio 2026/0 Commenti/in Editoriali, Opinioni/da redazione

Ieri in Emilia ulteriore assaggio di quello che sarà la nuova normalità.

Potevamo evitarlo, dando una sterzata quando ancora i danni erano contenibili. Non lo abbiamo fatto, perché non volevamo fare sacrifici a scapito dell’economia.

Ma ritardare i sacrifici necessari porta soltanto a doverne fare di ancora più grandi, solo un po più avanti.
Lo stiamo vedendo. Perché perdiamo vite per il caldo, perdiamo tanti soldi per riparare i danni, e anziché GUIDARE il cambiamento distribuendo equamente i sacrifici ed usando con intelligenza le risorse, lo subiamo, creando sempre più disuguaglianze e sempre più esacerbate. Continuiamo a difendere i privilegi proprio di quelli che maggiormente causano il problema e se ne fregano di risolverlo.

Quando anni fa fui tra le persone che avvertivano della necessità dei sacrifici, fummo derisi dalle destre, ignorati dai cosiddetti partiti progressisti, guardati male dagli amministratori e dagli agricoltori, i quali erano stati avvertiti che sarebbero stati loro a farsi carico più di tutti della gestione delle conseguenze, in quanto attori diretti sui territori.

Che dire ora? Una grande amarezza vederci così impreparati, vedere i soldi delle nostre tasse, che in gran parte vengono dal lavoro normale di persone normali che faticano a far quadrare i conti, letteralmente buttati.
Siamo incapaci ed impreparati.
Ascoltiamo gli urlatori che difendono il loro orticello anziché capire che i sacrifici di oggi evitano le sofferenze di domani.
Siamo pessimi genitori delle prossime generazioni, che soffriranno a causa della nostra negligenza.

Dovevamo agire, non lo abbiamo fatto.

Chiara Bertogalli

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-07-16 15:10:542026-07-16 15:10:56Il clima presenta il conto. Dovevamo agire, non lo abbiamo fatto

Orsini a Dedalo, senza contradditorio. Protestano gli ucraini

26 Giugno 2026/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

Riceviamo e pubblichiamo.

Le associazioni e le comunità ucraine di Parma e dell’Emilia-Romagna esprimono profondo rammarico e forte perplessità per la presenza di Alessandro Orsini in un evento patrocinato dal Comune di Parma. (Dedalo, promosso dal giornalista, conduttore tv ed ex assessore alla Cultura, Luca Sommi, ndr)

Desideriamo essere molto chiari: non mettiamo in discussione il diritto di alcuno a esprimere le proprie opinioni. La libertà di parola è un valore fondamentale che difendiamo proprio perché oggi il nostro Paese combatte contro un’aggressione che nega libertà, diritti e sovranità.

Proprio per questo riteniamo incomprensibile che un evento patrocinato da un’istituzione pubblica venga proposto senza alcuna forma di contraddittorio e senza la presenza di esperti, analisti o testimoni diretti capaci di offrire una lettura più oggettiva e trasparente del conflitto.

Le posizioni di Orsini, totalmente sovrapponibili a quelle del Cremlino e per una resa incodizionata del popolo ucraino, sono da anni oggetto di forti contestazioni nel mondo accademico italiano e internazionale. Che tali posizioni vengano presentate in un incontro pubblico è legittimo. Ciò che appare discutibile è che avvenga sotto il patrocinio del Comune di Parma senza che sia garantito quel pluralismo che dovrebbe rappresentare un principio fondamentale di ogni iniziativa culturale promossa o sostenuta da un’istituzione pubblica.

Per noi della comunità ucraina, che da oltre quattro anni viviamo il peso della guerra e dell’invasione su larga scala da parte della Russia, questa scelta è motivo di amarezza. Ancora oggi ogni giorno civili vengono uccisi, città vengono bombardate e milioni di persone vivono le conseguenze della guerra voluta da Putin.

Il nostro stupore è tanto maggiore perché il Comune di Parma ha sempre dimostrato attenzione, solidarietà e vicinanza al popolo ucraino. In questi anni l’amministrazione comunale ha sostenuto iniziative di accoglienza, solidarietà e sensibilizzazione che abbiamo apprezzato e riconosciuto pubblicamente.

Per questo motivo chiediamo all’Assessorato alla Cultura di spiegare le ragioni che hanno portato alla concessione del patrocinio, e di chiarire perché non sia stata prevista la partecipazione di interlocutori in grado di rappresentare la posizione dell’Ucraina, dell’Europa e della comunità internazionale.

Comunità Ucraina di Parma e Chiesa Greco Cattolica Ucraina di Parma 

Gruppo volontari di Parma VIVA UCRAINA 

Associazione Ucraina MRIYA OVD di Modena

Olena Kim, Coordinatrice dei gruppi STOP PROPAGANDA RUSSA e InfoDome Europa che si occupano del monitoraggio e contrasto della propaganda russa

Associazione di Volontari ucraini in Italia, REGGIO EMILIA

Associazione MALVA – ucraini di RAVENNA APS

Associazione Italo Ucraina NARYNA  APS di Bologna

Associazione NADIYA ODV di Piacenza 

Associazione ITALIA UCRAINA MAIDAN 

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-06-26 11:25:062026-06-26 11:25:07Orsini a Dedalo, senza contradditorio. Protestano gli ucraini

Acqua pubblica: l’occasione del 2027

10 Giugno 2026/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

Riceviamo e pubblichiamo dal Coordinamento Acqua Pubblica Parma

Il 12-13 Giugno del 2011 i cittadini italiani, con due “Si” a favore dell’abrogazione delle norme che aprivano la strada alla privatizzazione del servizio idrico, indicarono la direzione lungo cui procedere in materia di gestione dell’acqua. Di fatto, dopo 15 anni siamo ancora al palo. I governi che si sono succeduti nel corso degli anni non hanno dato attuazione all’esito della consultazione popolare. In molti territori sono proseguiti processi di privatizzazione, esternalizzazione e finanziarizzazione della gestione dell’acqua, mentre il principio dell’acqua come bene comune è rimasto troppo spesso confinato alle dichiarazioni di principio.

Il referendum del 2011 affermò un principio democratico fondamentale: quando milioni di cittadini si esprimono in modo chiaro e inequivocabile, le istituzioni hanno il dovere di rispettarne la volontà. La mancata attuazione di quel mandato popolare costituisce una ferita per la nostra democrazia.

In occasione dell’anniversario della vittoria referendaria, il Coordinamento Provinciale per l’Acqua Pubblica, che riunisce associazioni del territorio parmense e cittadini impegnati nella difesa dei beni comuni, ricorda che la prospettiva di una gestione integralmente pubblica del servizio idrico è tutt’altro che tramontata. Entro la fine del 2027 giungeranno infatti a scadenza gli affidamenti dei tre gestori attualmente operanti nella provincia di Parma – IREN, EmiliAmbiente e Montagna 2000 – e la necessità di individuare un unico soggetto gestore a livello provinciale renderà inevitabile una ridefinizione dell’assetto organizzativo del servizio.

Nei prossimi mesi si aprirà una fase decisiva per il futuro del servizio idrico provinciale. Per la prima volta dopo molti anni esistono le condizioni per realizzare una gestione integralmente pubblica dell’acqua, dando finalmente seguito alla volontà espressa da milioni di cittadini nel referendum del 2011. Il Coordinamento Provinciale per l’Acqua Pubblica invita pertanto le istituzioni a cogliere questa opportunità storica, affermando con scelte concrete il principio che l’acqua è un bene comune e che la sua gestione deve rispondere esclusivamente all’interesse della collettività e non a logiche di profitto.

Il referendum del 2011 non appartiene al passato. È un mandato democratico ancora attuale che attende di essere pienamente rispettato.

Coordinamento provinciale Acqua Pubblica Parma, Ada Associazione Donne Ambientaliste, Federconsumatori, Legambiente Parma, Parma Sostenibile, Wwf Parma

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-06-10 10:26:112026-06-10 10:26:13Acqua pubblica: l’occasione del 2027

I 90 licenziamenti a Parma pagano il conto di appalti e automazione nella logistica

6 Giugno 2026/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

Pubblichiamo ampi stralci di una riflessione di Adl Cobas

Il 22 maggio scorso è stata annunciata la chiusura del magazzino Kamila di Parma, centro logistico per la rete di distribuzione dei supermercati Coop Alleanza 3.0, con il conseguente licenziamento collettivo di circa 90 lavoratori. Una vicenda grave e pesante dal punto di vista delle ricadute occupazionali, che rischia però di essere raccontata come una delle “tante” vertenze della logistica. Sarebbe un errore. Quello che sta accadendo non riguarda soltanto un appalto che termina o un magazzino che chiude: riguarda il modo in cui vengono gestiti l’innovazione tecnologica, l’occupazione e le responsabilità lungo la filiera degli appalti.

Per comprendere la vicenda bisogna tornare al 2020, quando il polo logistico Coop di Anzola dell’Emilia (BO) venne interessato da un importante processo di ristrutturazione e ammodernamento, con l’introduzione di sistemi di automazione per la preparazione dei pallet e lo stoccaggio intensivo. (…) Nell’ottobre 2020 il magazzino chiuse coinvolgendo oltre 300 lavoratori e per garantire la continuità della distribuzione alimentare della rete Coop in Emilia-Romagna venne quindi attivato e poi potenziato il sito di Parma, gestito da Kamila srl attraverso una filiera di appalti che ha coinvolto il Consorzio CISA e la consorziata Cooperativa MD Service.

(…)

Oggi, una volta completata la riorganizzazione e riportati progressivamente i volumi sul sito automatizzato di Anzola, la storia si ripete: il magazzino di Parma chiude e circa 90 lavoratori vengono espulsi a loro volta, in apparenza senza alcuna alternativa.

La domanda che emerge è semplice: se questa evoluzione era prevista da anni, perché non è stato predisposto alcun serio piano di ricollocazione? Perché non sono stati costruiti percorsi di riassorbimento verso Anzola o altre soluzioni alternative?

Non contestiamo l’innovazione tecnologica in sé, né sosteniamo che i processi produttivi debbano restare immutati.
La questione è un’altra: chi beneficia dell’innovazione tecnologica? Se i lavoratori sono stati indispensabili per anni, perché diventano improvvisamente sacrificabili nel momento in cui la nuova organizzazione entra a regime?

Per i lavoratori, l’innovazione potrebbe e dovrebbe significare meno fatica, meno infortuni, meno malattie professionali e una migliore qualità della vita.
Se invece l’automazione dei processi rimane ad esclusivo appannaggio dei datori di lavoro, l’effetto concreto non può che essere l’aumento dei ritmi, della pressione produttiva, dell’usura fisica e mentale, fino alla perdita del posto di lavoro o alla sua sostituzione con manodopera più precaria e dequalificata.

(…)

C’è poi il contesto in cui tutto questo accade. La logistica è diventata una delle infrastrutture fondamentali dell’economia contemporanea, eppure è anche il settore in cui si sono concentrate negli ultimi anni numerose inchieste su appalti, subappalti, intermediazione di manodopera e compressione dei diritti. Non si può liquidare questa vicenda sostenendo che “nella logistica funziona così”. Se certe dinamiche si ripetono con regolarità, non siamo di fronte a eccezioni ma a problemi strutturali.

Vi è inoltre un elemento che non può essere ignorato. La maggioranza dei lavoratori coinvolti è di origine straniera. Persone che da anni lavorano, versano contributi, sostengono famiglie, hanno mutui e partecipano alla vita economica del territorio. Eppure questa vertenza ha ricevuto scarsa attenzione politica e mediatica, a differenza di altre crisi occupazionali che giustamente creano allarme e dibattito nel territorio. I diritti del lavoro non cambiano in base alla nazionalità. Non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, e non può esistere una diversa sensibilità pubblica a seconda dell’origine delle persone coinvolte.

Tanto più perché non stiamo parlando di una multinazionale senza volto o di un fondo speculativo privo di radicamento territoriale. Stiamo parlando di Coop Alleanza 3.0, una delle principali realtà della cooperazione italiana, con migliaia di lavoratori, centinaia di punti vendita e un’enorme influenza economica e sociale nei territori in cui opera. Chi determina la struttura della filiera, la distribuzione dei volumi e l’organizzazione del lavoro non può scaricare ogni responsabilità sugli ultimi anelli della catena degli appalti. (…)

È necessario aprire un confronto che coinvolga tutti gli attori della filiera, a partire da Coop Alleanza 3.0 e Kamila. Ma anche le Amministrazioni pubbliche e sindacati che non possono lavarsene le mani.

Occorre mettere in campo tutte le possibilità disponibili: il riassorbimento in attività logistiche esistenti, l’utilizzo di posizioni aperte presso altri siti produttivi, la costruzione di percorsi di formazione e riqualificazione professionale, fino alla ricerca di opportunità occupazionali presso altre imprese del territorio.

L’obiettivo non può essere la gestione di 90 licenziamenti. L’obiettivo deve essere la tutela di 90 posti di lavoro.

Ci batteremo per questo — e per qualcosa di più grande. Perché se oggi passa l’idea che chi ha lavorato per anni possa essere semplicemente sostituito e dimenticato, domani nessun lavoratore sarà davvero al sicuro. Per questo ci batteremo non soltanto per noi, ma per tutte e tutti.

(Qui la versione integrale del documento)

Adl Cobas

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-06-06 15:02:202026-06-06 15:02:21I 90 licenziamenti a Parma pagano il conto di appalti e automazione nella logistica

Pro e contro la legge regionale su aree idonee per energie rinnovabili

29 Maggio 2026/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

L’assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna il 28 maggio ha approvato la legge sulle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili. Ospitiamo due interventi giunti in redazione prima dell’approvazione, uno favorevole (del consigliere regionale Andrea Massari) e uno contrario, di Legambiente Emilia-Romagna e altre associazioni.

Andrea Massari (PD), vicepresidente della Commissione Ambiente e Territorio : “Proviamo a correggere storture pesanti della norma nazionale”

La Commissione Territorio e Ambiente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha dato il via libera al progetto di legge sulle aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili. Un provvedimento atteso, complesso, che arriva dopo settimane di lavoro intenso, un’udienza conoscitiva partecipata e l’approvazione di una quarantina di emendamenti che hanno rimodulato il testo originario presentato dalla Giunta.

Tra le novità principali introdotte con gli emendamenti figura la riscrittura dell’articolo 4, che fissa i limiti per l’installazione di impianti su suolo agricolo: non oltre l’1,5% della superficie agricola utilizzata regionale e non oltre il 2,5% per ciascun Comune. Introdotto anche un nuovo articolo 4-bis che definisce con precisione i criteri di calcolo della superficie agricola occupata per ogni tipologia di impianto. Rivisti i criteri per gli impianti agrivoltaici, con l’obbligo di mantenere almeno l’80% della produzione lorda vendibile e verifiche triennali, nonché nuove norme per gli impianti flottanti, eolici e fotovoltaici a terra.

“Questa legge regionale è il frutto di un lavoro corposo, serio e responsabile, reso necessario da una norma nazionale fatta male, molto male. Il Governo ha legiferato togliendo ai Comuni ogni minimo potere di pianificazione del proprio territorio. Stiamo parlando degli stessi enti che decidono dove costruire scuole, ospedali, quartieri residenziali, zone produttive e infrastrutture. Eppure sulle fonti rinnovabili, su dove e come installarle, i Comuni non hanno alcuna voce in capitolo. È un errore grave, che non ha precedenti nella storia della pianificazione territoriale italiana. Si è sottratta ai sindaci la capacità di governare le trasformazioni del loro territorio, consegnando di fatto le decisioni al mercato. E in più la legge nazionale riscritta ben due volte! Tratta tutti i territori italiani allo stesso modo, come se non fosse palese che le norme per la Sicilia forse hanno poco a che vedere con l’Emilia Romagna“.

“E non è tutto. La legge nazionale non contiene un solo meccanismo serio a favore dell’autoconsumo, né prevede strumenti che portino i benefici economici sul territorio dove gli impianti verranno installati. Chi ospita un parco fotovoltaico o un impianto eolico non riceve energeticamente nulla in cambio. È una scelta politica precisa, e a nostro avviso profondamente sbagliata. Con il lavoro fatto in Commissione abbiamo cercato di correggere almeno in parte queste storture, introducendo meccanismi premianti l’autoconsumo, limiti sull’uso del suolo agricolo e un sistema di monitoraggio serio. Ma è evidente che la responsabilità politica delle lacune più gravi resta in capo a chi ha scritto, ben due volte!, la norma nazionale.”


Legambiente, Coordinamento FREE, Energia per l’Italia e Italia Solare: “Legge aree idonee, un passo falso”

La nuova versione della legge regionale per le aree idonee alla produzione di energia da fonti rinnovabili non è in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Emilia-Romagna. Ne sono convinte Coordinamento FREE, Energia per l’Italia, Legambiente e Italia Solare dopo un’attenta lettura del testo uscito dal confronto della Commissione Territorio dell’Assemblea legislativa della Regione.

“A fronte di un riconfermato obiettivo del ‘Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale’ per la produzione della totalità del fabbisogno elettrico da fonti rinnovabili entro il 2035, fabbisogno peraltro in crescita grazie alla progressiva elettrificazione dei consumi”, sottolineano le associazioni, “la proposta di legge regionale sulle aree idonee continua a prevedere un limite al quantitativo di potenza installata in area agricola, limite dal nostro punto di vista illegittimo rispetto alle previsioni delle norme sovraordinate (che consentono una limitazioni alle aree idonee definite dalla Regione in aggiunta rispetto alla norma nazionale, non certo un tetto assoluto ai nuovi impianti) e palesemente contraddittorio rispetto all’obiettivo regionale.”

Con “area idonea” si indicano porzioni di territorio nelle quali il procedimento di autorizzazione per i nuovi impianti avviene con tempistiche più brevi; in tutte le altre aree, fatte salve quelle escluse da norme nazionali, l’installazione di impianti è consentita con iter autorizzativo ordinario.

La legge regionale specifica, rispetto alla versione precedente, la metodologia di calcolo dell’occupazione di suolo agricolo rispetto alle superfici occupate degli impianti.
“L’introduzione della metodologia è oggettivamente utile, ma risulta evidente dal dibattito pubblico in corso in queste settimane che l’obiettivo finale di questo approccio non sia il raggiungimento degli obiettivi di riduzione dell’impiego delle fonti fossili, ma la creazione di un blocco tout court alla realizzazione di impianti in zone agricole; peraltro, si tratta dello stesso suolo agricolo che non è mai stato difeso dal vero consumo, quello che deriva da poli logistici e nuove autostrade, opere decisamente meno utili alla transizione ecologica e per le quali non sono mai stati posti limiti quantitativi. D’altra parte, il sostegno alla sinergia tra agricoltura e produzione di energia non deve essere limitato: al contrario, la coesistenza di entrambe le attività può diventare un fattore determinante per la sopravvivenza delle attività agricole in un territorio vocato all’agricoltura come quello dell’Emilia-Romagna, e le esperienze di impianti agrivoltaici ben progettati si stanno moltiplicando sul territorio regionale.”

Nella legge sono rimasti elementi che, secondo le associazioni, saranno oggetto di ricorso perché in contraddizione con la legge nazionale (quando ulteriormente vincolanti rispetto ad essa, il che non è consentito) e con la giurisprudenza consolidata.

“Si tratta di una misura poco coerente con l’obiettivo dichiarato della legge, ovvero quello di avvicinare il luogo di produzione dell’energia ai consumatori finali: chi vorrà realizzare impianti in autoconsumo nei comuni con più alta densità abitativa e minore superficie agricola disponibile, che sono i comuni con maggior fabbisogno energetico complessivo, si troverà svantaggiato rispetto ad altre aree” commentano le associazioni.

Contraddittorie sono poi le previsioni applicate nel caso dei data center, per i quali si definiscono aree idonee entro i 50 metri di distanza dagli stessi, e per gli impianti industriali e stabilimenti, che vengono considerati tali solo se producono emissioni in atmosfera e per i quali la fascia idonea è pari a 350m di distanza dagli stessi.

“Il paradosso è che si garantisce una superficie di aree idonee maggiore per le attività che emettono in atmosfera, quindi comunque utilizzatrici di sostanze fossili, mentre si restringono le possibilità per i data center, estremamente energivori. Il vantaggio poi si annulla per le imprese che hanno azzerato le emissioni in atmosfera, ad esempio passando a tecnologie interamente elettrificate, e avrebbero bisogno di molta più energia elettrica!”, rilevano.

Permangono il blocco alla realizzazione di impianti nelle aree buffer delle zone UNESCO e il vincolo delle 2300 ore equivalenti per gli impianti eolici.
“In quest’ultimo caso, si tratta di un elemento tecnico che non qualifica la capacità di un impianto di produrre energia, come sostiene chi lo propone, ma che avrà il solo risultato di danneggiare la produttività del singolo aerogeneratore e comportare un maggior consumo di suolo, perché serviranno più rotori per produrre la stessa quantità di energia”, sottolineano le associazioni. “Se l’obiettivo è la riduzione del consumo di suolo, questa è una scelta che va nel senso opposto.”

Si rilevano anche elementi di miglioramento rispetto alle versioni precedenti della proposta di legge, come l’istituzione del tavolo di coordinamento a livello regionale per il monitoraggio dello sviluppo di impianti a rinnovabili e reti di distribuzione elettrica e l’approfondimento dei parametri monitorati.
“Non v’è dubbio che il confronto sui territori debba proseguire: di questo passo, il raggiungimento degli obiettivi regionali al 2035 è molto lontano.”

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-05-29 10:35:492026-05-29 10:35:49Pro e contro la legge regionale su aree idonee per energie rinnovabili

Parma Sassuolo 1-0 tributo a Cuesta. Nelle giovanili si semina per il futuro

25 Maggio 2026/0 Commenti/in Curva Nord, Opinioni/da redazione

L’ultima di campionato assomiglia all’ultimo giorno di scuola.

Obiettivo già raggiunto, sole e temperature ormai estive, leggerezza.

Abbiamo più volte criticato la società per visione e investimenti e vedremo con che rosa ci si presenterà a settembre, chi partirà e chi resterà tra i giocatori e chi sarà la guida dei gialloblu il prossimo campionato.

Mister Cuesta ha dimostrato di avere le doti sportive e umane per formare un gruppo, renderlo affiatato e solido, portarlo alla salvezza con buona sicurezza.

Meriterebbe di restare, con poche cessioni e qualche rinforzo di qualità.

Ma la sensazione è che sia stata un’annata pesantissima per lui e che gli estimatori, così giovane, così preparato, così dedicato certo non mancano.

E l’idea di andare altrove, con un programma più definito, articolato, qualitativamente importante, potrebbe essere allettante e molto.

In curva, il giusto tributo sia prima del match con striscione dedicato, che a fine gara con il coro mentre Carlos dirigeva da comprovato maestro l’orchestra di sciarpe e bandiere.

Affetto reciproco e vero, non solo dopo la bella prestazione di ieri conclusa vittoriosamente grazie al bel gol di Pellegrino e a una prestazione ancora intensa, vogliosa e propositiva.

Speriamo di non dover ripartire da zero con un nuovo tecnico e un parco giocatori più stravolto che rinnovato.

Ma se da questo lato critiche, magagne, storture (e torture) non sono mancate, dobbiamo anche ammettere che oltre la prima squadra c’è una semina che non passa inosservata.

Intanto, il Parma resta la rosa più giovane di serie A e ieri in campo abbiamo visto Mikolajewski titolare e sostituito poi da Cardinali e diversi primavera in panchina.

Primavera maschile che ha chiuso la prima fase di campionato in testa e che ora si gioca le semifinali nazionali.

La primavera femminile ha perso la finale di Coppa Italia contro la fortissima Juventus, mentre l’U17 delle ragazze è in semifinale nazionale.

Sempre ieri, l’U14 maschile, capitanata da Gio Guerra, figlio del sindaco Michele, ha sbaragliato il Napoli 3-0 vincendo lo scudetto di categoria.

Insomma, ci sono anche tanti spunti per guardare al futuro con ottimismo.

Quanto a noi, non possiamo che ringraziare Parma Parallela per averci ospitato e dato la possibilità di esprimere la nostra opinione e visione dalla curva, averci dato l’opportunità di condividere la nostra passione e di farlo insieme, da padre e figlio. Grazie anche a tutti quelli che ci hanno letto e hanno interagito: è stato un piacere e un onore.

Forza Parma, sempre.

Ti amo anche quando vinci.

Parma-Sassuolo 1-0

Rete: 80’ Pellegrino

Domenica 24 maggio, stadio “Ennio Tardini” di Parma, spettatori 17.369 (di cui abbonati 13..329, ospiti 442)

Giallo & Blu  🟡🔵

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/05/Image-2026-05-24.jpeg 481 1080 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-05-25 07:44:222026-05-25 07:44:22Parma Sassuolo 1-0 tributo a Cuesta. Nelle giovanili si semina per il futuro

Como-Parma 1-0 e lo stand dell’autocritica al Festival della Serie A

18 Maggio 2026/0 Commenti/in Curva Nord, Opinioni/da redazione

Tanti anni fa, ero ragazzo, entrando alla Festa nazionale de l’Unità, un caro amico chiese informazioni su dove trovare lo stand dell’autocritica.

Il personale all’ingresso non la prese bene e ne nacque una discussione piuttosto accesa.

Come spesso accade in questo Paese, l’ironia è ben accetta e tollerata solo se è rivolta ad altri.

Alla stessa maniera non mi aspetto non solo di trovare un banchetto dell’autocritica, ma nemmeno parole di responsabilità in uno dei tanti discorsi retorici che verranno pronunciati al Festival della Serie A, organizzato dalla Lega Calcio a Parma, nel primo weekend di giugno a campionato terminato e prima dell’inizio dei mondiali americani, dove l’Italia non ci sarà.

A Como si è giocato a mezzogiorno, non il classico lunch match domenicale, ma in contemporanea con tutte le altre gare valevoli per la prossima qualificazione Champions, ben cinque.

Il calendario ormai da anni viene sorteggiato da un algoritmo, a cui vengono date umanamente tutte le informazioni necessarie di cui tenere conto. Ebbene, a nessuno è venuto in mente di evitare la contemporaneità tra la finale degli Internazionali di tennis al Foro Italico e una gara interna di formazioni romane nell’adiacente stadio Olimpico. Men che meno un derby. Eppure, è quello che è successo.

E, a cascata, il classico balletto italiano di scaricabarile, prevaricazione, interventi terzi tra Lega, Federazione Italiana Tennis, Prefettura, TAR del Lazio.

Con accordi mancati, imposizioni che duravano mezz’ora, rifiuti e piagnistei bambineschi.

Anche per questo, l’Italia è un paese farsesco perennemente sull’orlo del fallimento.

E questo ne è uno degli affreschi migliori o peggiori secondo i punti di vista.

Migliaia di tifosi hanno dovuto aspettare e riprogrammare più volte la trasferta al seguito della propria squadra o la partecipazione alla gara di casa, solo perché il personale preposto non è in grado di gestire un campionato, né la prefettura di far rispettare le proprie decisioni.

Forse, davvero, quello stand, farebbe bene a molti, se non all’intero paese.

Per quanto riguarda la partita, il Como è una delle squadre più belle da vedere: organizzata, ariosa, divertente, propositiva.

Ha avuto tante occasioni, è passato giustamente in vantaggio, ma con un po’ di fortuna e bravura il Parma, con il tradizionale atteggiamento accorto, è rimasto sempre in partita. Anzi, anche oggi avrebbe trovato il gol del pareggio, annullato per questione millimetrica dal VAR.

Manca l’ultima e poi anche questo campionato sarà consegnato agli annali e vedremo come si deciderà di proseguire per il prossimo, se con questa guida tecnica o meno e chi resterà nella rosa e chi andrà altrove.

La proprietà gialloblu, in questi anni, ha speso e investito ben più dei blu comaschi, ma i risultati sono ben diversi. Anche qui, forse, qualche riflessione e un minimo di autocritica sarebbero benvenuti.

Ma si sa, a noi tifosi, piace sognare.

Como-Parma 1-0

Rete: 58’ Moreno (C)

Domenica 17 maggio 2026, stadio “Sinigaglia” di Como; spettatori totali 11.365 (circa 200 ospiti).

Giallo & Blu  🟡🔵

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/05/Image-2026-05-17.jpeg 669 1056 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-05-18 07:00:522026-05-18 07:00:54Como-Parma 1-0 e lo stand dell’autocritica al Festival della Serie A

Parma, uscio di servizio per il gran ballo a Reggio

14 Maggio 2026/3 Commenti/in Diario della Duchessa, Opinioni/da redazione

Caro Diario,

che bizzarro destino quello della mia diletta Parma! Una città che si pettina e si imbelletta ogni mattina davanti allo specchio della storia, convinta che il mondo intero le dedichi ognora pensieri e sospiri, per poi scoprire — ah, l’umiliazione! — di essere stata ridotta al rango di una misera stazione di posta.

Pare che Catherine, la giovane consorte dell’erede al trono britannico — una Middleton, mi dicono, casata le cui radici fatico a rintracciare nei sacri almanacchi del Gotha — sia atterrata quest’oggi con un vascello alato proveniente dalle lande d’Albione. Ha posato il suo regale piede sul selciato del tribolato aeroporto Ducale non per ammirare le cupole del Correggio o per respirare l’aria della mia nobile Capitale, ma per fuggire seduta stante verso le lande reggiane!

Sì, verso Reggio! Ricordo bene che i miei sudditi hanno sempre guardato oltre l’Enza con la sufficienza che si riserva a un borgo del contado. Eppure, mentre Parma si bea dei suoi ricordi e delle sue vanità, i vicini reggiani paiono aver imparato l’arte del presente, attirando principesse con la seduzione della modernità e di filosofie per gli infanti che qui, tra un ponte sul nulla e un’ordinanza sui coriandoli, sbalordiscono come misteri arcani.

Per non dire dell’amaro sorriso che increspa le mie labbra alla lettura dei cronisti locali: Invece di riconoscere con onestà il sorpasso, ammettendo che la Capitale è ormai diventata un mero “scalo di transito”, si affannano a celebrare l’evento con il petto gonfio. Esultano perché la Principessa è scesa qui! È come se un oste si vantasse del prestigio della sua locanda perché un Imperatore vi ha cambiato i cavalli prima di correre a banchettare nel castello del vicino.

“È arrivata alle 12:32”, scrivono con la precisione di un orologiaio svizzero, quasi a voler trattenere quei minuti di gloria riflessa. Ma la verità, caro Diario, brucia più del sole d’agosto: Parma è stata declassata a uscio di servizio, il corridoio che conduce al salotto altrui.

Mentre a Reggio si sventolano bandiere e si discute di futuro, qui ci si accontenta di aver visto passare il convoglio delle carrozze semoventi, nere e funeree come uffici di inquisizione. La superbia provinciale dei decaduti: credere che il solo essere stati grandi un tempo basti a giustificare la erre moscia di oggi.

Svegliati, mia cara Parma! Se continui a guardarti l’ombelico convinta di essere al centro del mondo, finirai per veder passare molti altri sovrani, tutti diretti altrove, mentre tu rimarrai a lucidare le maniglie di una porta che nessuno ha più voglia di varcare.

Maria Luigia Asburgo Lorena

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/05/Image-Duchessa-2026-05-13.jpeg 1046 1600 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-05-14 06:21:182026-05-14 06:21:19Parma, uscio di servizio per il gran ballo a Reggio

Sul 25 aprile, la brigata ebraica e l’accusa di odio razziale

11 Maggio 2026/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

Riceviamo e pubblichiamo una nota congiunta di Comunità palestinese di Parma, Potere al Popolo Parma e Fronte della Gioventù Comunista Parma

Diverse persone sono state raggiunte da un avviso di fine indagini per la contestazione alla Brigata Ebraica durante il corteo del 25 aprile dell’anno scorso.  Queste notifiche non ci stupiscono troppo; dopo le 21 denunce arrivate dopo le mobilitazioni per la Flotilla, sono la prova di un atteggiamento repressivo a livello nazionale verso chiunque osi mettere in discussione l’operato del governo italiano o dei suoi alleati, tra cui Israele. Se solo a Parma vengono aperti 40 procedimenti per chi lotta contro un genocidio significa che ci attendono tempi bui.

Nel merito della questione: agli indagati viene contestato il reato di violenza privata con l’aggravante dell’incitamento all’odio razziale per aver “costretto” la Brigata Ebraica a chiudere uno striscione che recitava «anche loro 5000 sionisti hanno liberato l’Italia». Potremmo – e lo faremo con un opuscolo dedicato che verrà presentato il 15 maggio – entrare nel dettaglio di cos’è stata dal punto di vista storico la Brigata Ebraica. Qui non ci dilungheremo sul ruolo militare e politico ricoperto storicamente dalla Brigata Ebraica, né sull’utilizzo politico in tempi recenti. Ci interessa invece affermare il principio che il 25 Aprile non può essere lo spazio per sostenere un genocidio.

Il 25 Aprile rappresenta la sconfitta del fascismo, di quel regime che aveva limitato qualsiasi libertà politica e sindacale, che si era macchiato di crimini orrendi in Italia e nelle colonie, che era corresponsabile per lo scoppio della guerra e che – da ultimo – aveva collaborato nel compiere il genocidio contro il popolo ebraico.

Se in questa giornata si portano in piazza bandiere e simboli di uno Stato il cui governo è accusato di commettere un genocidio, di torturare i prigionieri palestinesi nelle carceri e che è il principale responsabile della guerra in Medio Oriente allora nessuno può credere alla buona fede. Diciamo nessuno perché a contestare la presenza di quello striscione non c’erano solamente i fantomatici “Propal”, ma c’erano – come si legge anche nelle carte della Procura – centinaia di persone normalissime, di ogni età, scese in piazza spinte da un genuino sentimento antifascista e schifate dalla presenza di quei simboli e quelle bandiere.

Chi si assume l’onere di portare in piazza una provocazione di questo tipo non può poi piangere lacrime di coccodrillo per la naturale e pacifica contestazione ricevuta. Durante il corteo, del resto, non ci sono state violenze né minacce, né tantomeno alcun odio razziale verso i componenti della Comunità Ebraica, ma solo la legittima contestazione a chi in quel contesto ha voluto fare una provocazione politica. L’unica violenza è stata fatta contro la memoria dei partigiani, provando a usare la piazza del 25 Aprile come strumento per giustificare le politiche di Israele.

Riteniamo oltraggiosa, inoltre, l’accusa di odio razziale. Sostenere che la Brigata Ebraica sia stata contestata in quanto composta da ebrei è ridicolo. Il problema – come è stato sempre chiaramente detto – sono i messaggi portati, non la religione o la cultura di appartenenza.

Ciò ci differenzia dalle forze politiche di destra che sostengono la Brigata ebraica, alcune delle quali con dei seri e reali problemi di antisemitismo e razzismo. Usare la scusa dell’antisemitismo per mettere a tacere le critiche all’operato israeliano – come fatto con il recente DDL Gasparri – è subdolo e controproducente perché strumentalizza un fenomeno grave e drammatico per degli interessi politici miopi e contingenti.

Del resto, qualcuno davvero pensa che se da quel palco avessero parlato Moni Ovadia o Ilan Pappè sarebbero stati contestati? Qualcuno pensa che se su quello striscione si fossero ricordati le centinaia di partigiani ebrei che hanno partecipato alla Resistenza – Curiel, Sereni, Terracini, Levi tra tutti – i manifestanti si sarebbero comportati allo stesso modo?

Questo, però, non succederà mai: quelli morti in montagna durante la Resistenza sono ebrei scomodi da celebrare, perché invece che giustificare un genocidio ci ricordano il diritto dei popoli a resistere e lottare per la libertà.

Chiudiamo con una riflessione. Gli attacchi al 25 Aprile si moltiplicano. Quest’anno le tensioni hanno rappresentato una costante in tutte le maggiori piazze italiane, dagli spari contro l’ANPI a Roma – con l’attentatore che ha inizialmente dichiarato di appartenere alla Brigata Ebraica – alle tensioni a Bologna e a Milano si sta aprendo una divisione sempre più grande. Da una parte c’è chi prova ad arruolare questa data per difendere i propri piani di guerra o, addirittura, di genocidio. Noi – e la grande maggioranza di chi in quella piazza c’era – continueremo a difendere i valori della Liberazione e li praticheremo anche il prossimo 25 Aprile.

Comunità palestinese di Parma, Potere al Popolo – Parma, Fronte della Gioventù comunista – Parma

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-05-11 11:19:162026-05-11 11:19:17Sul 25 aprile, la brigata ebraica e l’accusa di odio razziale

Parma-Roma 2-3, complimenti a questo Parma

11 Maggio 2026/0 Commenti/in Curva Nord, Opinioni/da redazione

L’influenza di stagione ci mette KO entrambi. A fatica, arriviamo sul divano. Un occhio mezzo aperto.

A questo punto della stagione, per chi ha raggiunto l’obiettivo salvezza, ci sono due squadre.

Chi gioca con leggerezza, facendo fare minuti a chi ha giocato meno, provando qualche soluzione nuova, mostrando un atteggiamento diverso, un po’ più spavaldo.

Oppure chi va in campo con evidente disinteresse: ritmo blando, agonismo amichevole, svagatezza di chi il proprio l’ha già fatto e testa, polmoni e gambe sono già in vacanza.

Il Parma, questo Parma, no.

Entra in campo con una ferocia inaudita, come fosse una finale, la finale.

Sempre compatti, attenti. Si raddoppia, si fa densità, se si recupera palla ci si rovescia in attacco, anche con più uomini rispetto al solito. E poi, quando si va sotto su una palla persa malamente a centrocampo sarebbe lecito (e umano) aspettarsi che la squadra si sciolga.

Invece, no.

Non il Parma, non questo Parma.

Alza addirittura la voglia, la grinta, l’impegno, l’unione di intenti. Arriva il pareggio, bellissimo, di Strefezza costruito magistralmente da HNC (Hans Nicolussi Caviglia, il centrocampista letterato). E anche qui, potrebbe essere lecito rallentare, mollare e invece no.

A una manciata di minuti dalla fine, nel giorno della festa della mamma, Mandela Keita regala il gol che fa esplodere il Tardini e ci fa sussultare sul divano e ammirare l’esultanza in tribuna della mamma, che gli diede quel nome così evocativo di impegno e riscatto e di cui il centrocampista del Parma sente il peso e l’orgoglio.

Nel mezzo, qualche svarione difensivo, che mica siamo impenetrabili, ma ci pensa Suzuki con alcune mirabolanti parate. E un gol annullato a Pellegrino per un fuorigioco di un compagno che lascia molto l’amaro in bocca.

Ecco, se la partita fosse finita qui, sarebbe stato bello, buono e pure giusto.

Con anche alcune vecchie glorie gialloblu sugli spalti: Melli, Osio, Benarrivo, Buffon e altri e il mio idolo Tomas Brolin, addirittura in Curva a lanciare i cori.

Ma sappiamo che il calcio non è una scienza esatta e il regolamento è così articolato e complesso che l’interpretazione supera sempre la norma scritta.

La Roma, nei sei minuti di recupero concessi dall’arbitro Chiffi, prima pareggia in mischia grazie a un evidente assist di braccio di Mancini. Poi, addirittura, sorpassa il Parma con un rigore concesso per una cintura di Britschgi su Rensch, nonostante il giocatore giallorosso commetta, per primo, una netta irregolarità sul nostro difensore.

Si potrebbe fare polemica e pure dietrologia, sul peso in Federazione della società crociata e di quella capitolina, degli interessi nella corsa Champions, ma non ne faremo.

Facciamo invece i complimenti al Parma, a questo Parma, per la fantastica prestazione odierna.

Le voci di corridoio, dicono di uno spogliatoio spaccato, di senatori contro il mister. Beh, se guardiamo all’esultanza e all’entusiasmo genuino di tutti al gol di Nelson e alla gara di oggi, l’evidenza racconta davvero tutt’altro.

Onore al Parma, questo Parma.

Parma-Roma 2-3

Reti: 22′ Malen (R); 47′ Strefezza (P), 87′ Keita (P), 94′ Rensch (R), 100′ Malen (R)

Domenica 10 maggio 2026, stadio “Ennio Tardini” di Parma; spettatori totali 18.685 (di cui 13.329 abbonati e 781 ospiti).

Giallo & Blu  🟡🔵

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/05/Image-2026-05-11-at-06.19.42.jpeg 600 1000 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-05-11 08:23:052026-05-11 08:28:02Parma-Roma 2-3, complimenti a questo Parma
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