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Stadio, il Parma Calcio verso la rinuncia al parcheggio sotterraneo

18 Settembre 2025/2 Commenti/in News/da redazione

Ancora non è stato presentato il nuovo progetto di ristrutturazione dello stadio Tardini ma una novità ci sarebbe. Il Parma Calcio avrebbe deciso di rinunciare al parcheggio sotterraneo nell’area antistante le tribune.

Lo ha annunciato ieri il sindaco Michele Guerra durante l ‘incontro della giunta comunale coi cittadini del quartiere Cittadella.

Il requisito dei 161 posti auto, imposti dalla Uefa per ottenere la licenza per lo stadio nuovo da 24mila posti, non sarebbe stringente se invece di realizzare uno stadio ex-novo si effettuasse una ristrutturazione ed è appunto la strada che sembra sarà percorsa dalla società di Kyle Krause. Mantenendo l’esistente, la licenza Uefa attualmente in vigore verrebbe confermata.

In quanto infrastruttura storica il vincolo di ampliare i parcheggi decadrebbe. Gli stalli di sosta a servizio delle società e delle autorità sarebbero realizzati a raso nell’antistadio, con un ridisegno degli spazi attuali.

Per il resto non sembra ci siano novità rispetto a quanto emerso già un anno fa e riepilogato dall’assessore allo sport, Marco Bosi. Il Parma Calcio avrebbe rinunciato a demolire e ricostruire lo stadio per procedere ad una riqualificazione a stralci. Sarà conservata la storica tribuna centrale, che peraltro potrebbe vedere un restyling, mentre invece dovrebbero essere rifatti ex novo gli altri tre settori, ossia i distinti e le due curve.

La decisione di procedere a demolizione e ricostruzione sarebbe dovuta anche all’impraticabilità di una soluzione temporanea in provincia, a causa anche di una difficoltosa se non impossibile realizzazione di viabilità con doppio flusso, per tifosi di casa e ospiti.

Al momento rimangono incerte le tempistiche di presentazione del nuovo progetto da parte del Parma Calcio e pertanto la Conferenza dei Servizi indetta dalla Provincia rimane sospesa. La società crociata starebbe attendendo anche il provvedimento del governo, un aggiornamento della legge stadi con l’eventualità di un co-finanziamento statale ai privati che ammodernino le strutture.

Rimane da capire se, a questo punto, il Comune perseguirà comunque l’intenzione di realizzare un parcheggio in zona stadio, che sarebbe previsto nel Pums e che era stato confermato nella primavera scorsa dall’assessore Borghi in consiglio comunale. Di questo non ne è stato fatto cenno nell’incontro di ieri.

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2023/05/IMG_8339-scaled-1.jpeg 1249 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-09-18 11:15:332025-09-18 11:15:35Stadio, il Parma Calcio verso la rinuncia al parcheggio sotterraneo

ReSister, le femministe oltre il confinǝ

17 Settembre 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Intervista a Elisabetta Salvini e Ilaria La Fata della Casa delle Donne

Tremate, le streghe sono finite in vetrina. Se c’è una mossa a effetto molto parmigiana – e anche parallela – è piazzare la Casa delle Donne in pieno centro, con due belle vetrine spaziose, in strada Melloni 1, in locali concessi dal Comune di Parma.

Al mercoledì sera, in fondo al salotto di via Cavour, svoltate a sinistra e le vedrete che discutono, si infervorano e si divertono. È il riconoscimento “pubblico” che il femminismo ha aperto una nuova stagione.

Se volete lasciarvi coinvolgere c’è l’occasione del Festival ReSister (venerdì 19, sabato 20, domenica 21 al parco della musica, ex Eridania) giunto alla terza edizione e organizzato, appunto, dalla Casa delle Donne. Come evento collaterale inaugura oggi alle 18.30, in strada Melloni 1, la mostra fotografica “Diane” con il live della cantante attivista Lgbtqia+ Diane Arthemise Tripet.

Per comprendere come si sta concretizzando questa rinascita del femminismo abbiamo intervistato Elisabetta Salvini e Ilaria La Fata della Casa delle Donne.

Partiamo appunto dalla Casa che da maggio ha trovato casa, ossia una sede. Come funziona, che attività fate?

Elisabetta Salvini: «La Casa delle Donne è uno spazio di libertà, di alleanze e di condivisione di saperi, nei quali poter praticare il femminismo e sentire un senso forte di sorellanza e partecipazione. Per ora la Casa è aperta tre giorni alla settimana e da quando a maggio abbiamo inaugurato la nostra sede – dopo sei anni di attesa – sono successe talmente tante cose che ci riesce difficile metterle in fila.

La Casa delle Donne è orizzontale: tutto quello che decidiamo passa dall’assemblea, non si delega. Ci troviamo al mercoledì sera e siamo in vetrina, coi passanti che ci fotografano. Adesso che abbiamo la sede stiamo iniziando a costruire automatismi che prima, da nomadi, non potevamo avere.

Infatti, in soli tre mesi di vita, abbiamo già ospitato un corso di scrittura creativa per ragazze adolescenti, un pranzo e un corso di afrogym organizzato dalle donne di Ciac, un primo incontro di formazione con le operatrici del centro antiviolenza, la presentazione del libro di Marta Cuscunà in collaborazione con Insolito Festival, un incontro con i ragazzi e le ragazze del Toschi serale che hanno progettato i banner che appenderemo al nostro festival ReSister. Inoltre continua la nostra attività di divulgazione, siamo state chiamate a parlare a Borgotaro, andremo in Università e proprio in questa settimana ospitiamo in via Melloni un laboratorio teatrale tenuto da Elisa Cuppini e una mostra fotografica dal titolo Diane di Giona Mottura, che racconta l’affermazione di identità di un’artista e cantautrice svizzera».

Il fatto che la sede sia in centro è importante, mi pare.

Salvini: «Sì, all’inizio abbiamo vissuto questa sede come un ripiego rispetto a quella che pensavamo al Montanara. In realtà una sede in centro è molto potente. Siamo aperte al lunedì, mercoledì e sabato, alla mattina. Intendiamo la Casa delle Donne come luogo di cura e di lotta. Cura non come “care giver”, ma la cura delle nostre relazioni. Ci siamo rese conto che è difficile costruire relazioni politiche profonde, e adesso stiamo facendo questo all’interno».

Ilaria La Fata: «Verso l’esterno cerchiamo di dare molto spazio anche all’accoglienza, per questo abbiamo attivato lo “sportello degli sportelli” un servizio di accompagnamento ai servizi territoriali. Se qualcuna non sa bene come fare quando ha un problema o è in difficoltà, la indirizziamo nel posto giusto. La Casa delle Donne è una rete dal 2019 con tutte le realtà attive e sane in città. E le istituzioni rispondono».

Com’è la partecipazione?

Salvini «Nelle assemblee ci sono sempre tante persone. Al momento frequentano stabilmente 40 donne. La Casa delle Donne è come se fosse un treno che va, con tante persone che magari non si vedono ma che ci sono sempre e sono l’anima della Casa».

La Fata: «Il festival di quest’anno è stato costruito un pezzettino da ognuna. Un lavoro collettivo».

ReSister, appunto, tre giorni fitti di festival. Per qualità e quantità forse uno dei festival a impronta femminista più importanti a livello italiano. Qual è il messaggio di quest’anno?

La Fata: «Secondo me siamo state tra le prime realtà a inventare un festival così, era il 2021 ancora in epoca covid. Adesso ce ne sono tanti in giro, perché si sente un grande bisogno di stare insieme e parlare di certi argomenti e l’idea di un festival femminista è un’esigenza che comincia ad essere diffusa. A Milano per esempio fanno un festival sulla mascolinità (Hey Man, 20-21 settembre). Lo sforzo che chiediamo a chi interviene è di essere sempre molto comprensibili per il pubblico. Bisogna avere ancora molta voglia e coraggio di spiegare il femminismo, che non è superato, e non è anni Settanta».

Salvini: «Non è un caso che il primo festival fosse sulle “parole difficili”. Sappiamo che il femminismo utilizza un linguaggio difficile, e quindi proviamo a spiegarlo. La complessità non deve farci paura. Nella seconda edizione c’è stata l’idea di “tenere la testa alta”. In questa terza il tema è “Sconfinatǝ” con la schwa (ossia la e rovesciata: ǝ . È una vocale neutra, usata come simbolo per rappresentare tutti, anche chi non si riconosce nel binarismo di genere, ndr). Nasce da una situazione di angoscia che sentiamo tutte, rispetto alla gestione dei confini nel mondo. I nazionalismi, vediamo quello che sono ancora capaci di fare nel 2025 in diretta tv. Ma c’è anche l’idea che sconfinare significa spostare lo sguardo, togliere i confini che la nostra cultura ci impone: i comportamenti da maschi e da femmina. Il confine di una mascolinità ingombrante. Le donne negli anni Settanta su questo hanno lottato, il loro è stato un movimento di liberazione. Quindi questo tema ci porta anche a ripensare le nostre relazioni, all’amore, a quell’amore romantico che ci è stato raccontato e che ha tanti limiti…» «… ed è sempre un po’ una gabbia» conclude La Fata.

Se guardiamo all’attualità purtroppo ogni settimana c’è una brutta notizia per le donne. Il gruppo facebook “mia moglie”, poi il sito phica.net , la sentenza del giudice di Torino che assolve da maltrattamenti… Invece le notizie positive che riguardano le donne sembrano limitate ai successi sportivi. C’è una distorsione in queste letture?

La Fata: «La società è piena di stereotipi. Il punto è che la stampa mainstream fa uscire le notizie buone sempre puntando l’accento sui singoli successi. Ancora in certi ambiti sportivi si dice che qualcuna ha dimostrato di essere “una donna cazzuta”. Significa che sei meritevole se hai successo ma intanto resti dentro dei binari che sono quelli del potere maschile. Come dire che per essere vincenti devi stare nel modello patriarcale che è così da secoli. Invece per noi contano le dinamiche dal basso, impostare una società che esca dalla logica della performance. Ad esempio ci sono le donne curde o alcune latinoamericane che stanno provando a innestare un modello di comunità paritario, ma non passano le loro storie, e di quel modello non ne sappiamo quasi niente».

Salvini: «Vedi, il femminismo degli anni Settanta ha lasciato una traccia profondissima, da cui non si torna indietro. Ma la narrazione non è stata memorabile, non ha lasciato il segno altrettanto forte. E da sempre si deve ricominciare a dirlo da zero, come se non ci fossero radici e continuità storica. La parola femminicidio, che connota un tipo di delitto molto preciso, e dà consapevolezza viene da un’elaborazione femminista. Anche di recente i più grandi movimenti di cambiamento a cui assistiamo vengono dalle donne: Argentina, Iran, il Black Lives Matter… perché è compito della donna agire una politica trasformativa che metta in discussione tutto».

La violenza sulle donne e la donna come oggetto sessuale. Sono questi i due problemi più grossi che permangono?

Salvini: «Sono problemi oggettivi e i numeri lo dicono. Ma il problema vero è la costruzione delle relazioni che si basano su dinamiche di potere, di controllo, prevaricanti e che rientrano all’interno di una cultura patriarcale. Il lavoro sulle relazioni è complesso e non porta a risultati immediati. È più facile tamponare con leggi sempre più stringenti o con azioni legali sul revenge porn. Vanno bene, però eludono la domanda: perché agiamo in assenza di consenso? Questa è una mancanza essenziale, come si fa ad avere relazioni amorose, con un marito, che non si basano sul consenso? Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia che dice che la violenza deriva da una devirilizzazione maschile è grave ma interroga molto perché dice che c’è ancora una necessità maschile di riconoscersi in costrutti di un virilismo che da sempre è quello che cerchiamo di sgretolare».

Eppure, stando ad alcune analisi politiche sull’elezione di Trump a presidente Usa l’anno scorso, sembra che questo aspetto di “protezione patriarcale” che conferma il ruolo maschile predominante sia stato un elemento vincente, rispetto ad un eccesso di asterischi e scwha nel campo Dem. Come valutate questa cosa?

Salvini: «C’è forse di più, delle studiose spiegano che lo slogan Maga andrebbe correttamente interpretato non come “rifacciamo l’America grande” ma rifacciamo l’uomo, il maschio, americano grande. È un’analisi giusta perché Trump dà risposte rassicuranti sotto questo profilo, invece il femminismo non è rassicurante, né dà risposte certe. Quanto allo schwa non è un eccesso ma il segno di un linguaggio aperto. A proposito ci sono studiosi, ad esempio Acanfora, che invitano a non usare più il termine “inclusione” ma piuttosto quello di “convivenza”, perché appunto dovremmo parlare di convivenza delle differenze. Quanto di più lontano dalla politica trumpiana. Se vogliamo tenere insieme le differenze il linguaggio è il primo strumento a disposizione, specie per chi non si riconosce nel binarismo di genere».

Ecco, la politica progressista, il centrosinistra italiano, come dovrebbe affrontare questi temi?

La Fata: «Potrei rispondere banalmente che, usando parole vecchie, se abbandoni la lotta di classe hai già perso, o se stai nel solco del neocapitalismo… io credo che in tanti vediamo che il rischio del centrosinistra sia quello di allontanarsi dalla società che fa sempre più fatica a tirare avanti. Che cosa rimane dell’impegno politico, della differenza con la destra, se non fai battaglie di sostanza, anche nel linguaggio ma non solo…»

Eppure ci sono diverse persone, in effetti uomini, che credono che le battaglie di genere siano perdenti…

Salvini: «Il linguaggio non è una battaglia di costume, il linguaggio è la forma massima di restituzione della complessità della società e non si può non tenerne conto. Non è casuale che Trump affermi “esistono due generi”, che la Meloni si autodefinisca “Il” presidente. Il dirigismo linguistico del fascismo non è una cavolata. Trump lo sta facendo, e ha il coraggio di essere antidemocratico, quando dice “baciatemi il c… ».

Domandone finale: cosa vuol dire essere femminista, oggi?

La Fata: «Essere femministe non è possibile se non in relazione con le altre battaglie che ci sono adesso. È quella che si chiama intersezionalità, vuol dire che la mia battaglia è quella delle minoranze, quella ambientale, di chi è povero, discriminato, di chi è fuori dal binarismo. Se no sarà sempre un modello a vincere».

Salvini: «Aggiungo che bisogna sempre misurarsi con il senso di inadeguatezza, la cosiddetta sindrome dell’impostore che non è solo femminile ma che tantissime compagne hanno e dobbiamo lavorarci un po’ sopra. A me la Casa delle Donne rende potente non perché dà un potere ma perché dà la possibilità di fare delle cose. E credo che con questo gruppo, in cui ci sono ragazze giovanissime, siamo sulla strada giusta. Hanno molte paure ma ricordo sempre quello che diceva Nilde Iotti, presidente della Camera: lei riusciva a parlare in Parlamento perché diceva le parole delle donne che stavano in piazza Prampolini a Reggio. Questo dobbiamo fare».

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/09/IMG_7245-scaled-e1758104517379.jpeg 1634 2428 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-09-17 12:33:262025-09-17 12:33:28ReSister, le femministe oltre il confinǝ

Ryanair lascia Parma. Sogeap agli sgoccioli, domani l’udienza fallimentare

17 Settembre 2025/1 Commento/in News/da redazione

Come sono lontani i tempi del Parma-Londra. L’orgoglio di volare diretti nella capitale britannica dalla piccola Parigi. Era il 31 marzo 2006. Quel collegamento durò dieci anni, poi la compagnia irlandese lo interruppe. Nel 2016 sembrava che Sogeap volesse puntare tutto sui voli cargo.

Oggi invece la notizia è l’addio di Ryanair: dal 26 ottobre niente più voli per Cagliari e Palermo. Le rotte sono state disdettate in occasione del cambio dell’orario, da estivo a invernale (il calendario aereo segue l’orario solare / legale).

Un colpo ferale per l’aeroporto Verdi, che giunge alla vigilia dell’udienza fallimentare che si terrà domani in tribunale. Sul tavolo del giudice ci sarebbero già diverse ingiunzioni di pagamento che, unite alla situazione di dissesto denunciata dai revisori dei conti, potrebbero portare a una decisione inusuale: ossia un’immediata messa in liquidazione della Sogeap. Di solito, invece, se gli amministratori della società presentano un piano di rientro e rilancio il giudice fallimentare concede tempo, aggiornando il procedimento a una successiva udienza a distanza di due-tre mesi, per verificare se la buona volontà degli amministratori trova riscontro nei dati economici che si raddrizzano. Si vedrà.

In base alle indiscrezioni raccolte Centerline nei giorni scorsi avrebbe finalmente presentato un piano, non proprio di rilancio ma di riassestamento, un piano a breve termine, di sei mesi. Questo piano prevederebbe l’inserimento di un terzo socio (si dice un fondo d’investimento asiatico) con una quota di minoranza. Tuttavia il nodo starebbe sempre nella ripartizione delle quote tra i due soci attuali, Centerline vorrebbe scendere dal 79,5% a una quota tra il 40 e 49% mantenendo la maggioranza mentre avrebbe chiesto a Upi (Parma Aeroporto srl) di salire dal 20 al 40%. UPI avrebbe risposto picche per l’ennesima volta: a farsi carico della ricapitalizzazione deve essere Centerline.
Intanto bye bye Ryanair.

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/09/IMG_6588-scaled.jpeg 1920 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-09-17 07:41:382025-09-17 07:41:40Ryanair lascia Parma. Sogeap agli sgoccioli, domani l’udienza fallimentare

L’assessore Borghi “firma” la riduzione della Picasso Food Forest

5 Settembre 2025/0 Commenti/in News/da redazione

San Lazzaro sud-est. Dall’incrocio tra via Picasso con via Marconi si estende una striscia di verde nascosta da un folto fogliame, è il bosco urbano della Picasso Food Forest (PFF). È il primo esempio a Parma di foresta urbana con alberi da frutto, un caso studiato a livello nazionale e internazionale.

Ebbene: il tratto iniziale di 150 metri quadrati, dove è nata e cresciuta la PFF quattordici anni fa, sarà cancellato dalle ruspe per realizzare una rotatoria a servizio di un nuovo insediamento residenziale che sorgerà nell’altro lato di via Marconi, ora terreno di sterpaglie.

Per salvaguardare la PFF (che nel tempo si è ampliata e arricchita: per sapere cos’è qui il sito web) 1.392 cittadini hanno firmato una petizione, promossa dall’associazione Parma Sostenibile, che chiedeva di rivedere la pianificazione urbanistica suggerendo diverse opzioni alternative alla grande rotatoria: da mini rotonde a incrocio a raso regolato da semaforo a sensori e con la pedonalizzazione di un tratto di 145 metri di via Marconi.

La riduzione della PFF è stata simbolicamente “firmata” dall’assessore Gianluca Borghi, con deleghe alla Sostenibilità Ambientale, Energetica ed alla Mobilità che, giovedì 4 settembre, nel corso di una riunione aperta di due commissioni consiliari (urbanistica e ambiente), ha rigettato le richieste della petizione, rivendicando la maxi-rotatoria come soluzione ideale. E pazienza se si cementa un pezzo di area verde che ospita alberature e giardino delle farfalle.

«Abbiamo considerato con grande attenzione le proposte – afferma Borghi – ma abbiamo convenuto che la realizzazione della rotatoria sia la soluzione ideale e ineludibile. Le mini rotonde non sono compatibili con i mezzi del trasporto pubblico locale: lì continuerà a passare la linea 8. Aumenteranno gli abitanti nella zona, dagli attuali 850 potrebbero potenzialmente raggiungere i 1.500 considerando il subambito di cui stiamo parlando. Anche per favorire il trasporto pubblico locale in chiave Pums noi siamo certi della realizzazione di una rotonda: è la soluzione ecologicamente più positiva, meglio in grado di dare risposte che tutelino sicurezza, far diminuire velocità dei veicoli. La petizione propone attraversamenti a raso o semaforici (asserendo che comporti una diminuzione dell’inquinamento, ndr). Invece la rotatoria porta a una maggior riduzione delle emissioni. Avremo passi carrai che avranno loro fronte su via Marconi, cosa che quindi non rende possibile la pedonalizzazione».

Il perimetro della Picasso Food Forest (dal sito web)

«La rotatoria di 14 metri è tecnicamente impraticabile; abbiamo traslato più possibile verso sud quella progettata. Purtroppo – conclude l’assessore Borghi – è l’esito di un’urbanizzazione» del passato che porta al «sacrificio di una porzione della Picasso Food Forest, che vale il 5% di quell’area (in tutto misura 3.500 mq, ndr), non per sminuirlo ma per riportare a quella dimensione ciò di cui stiamo parlando». «Siamo sicuramente convinti – asserisce l’assessore – che quel che stiamo facendo andrà a ridurre e anche a pregiudicare parte di quella esperienza, ma nel doverlo fare abbiamo cercato di andare a una progettazione che interesserà anche gli investimenti dei privati attuatori che consentano di disegnare mobilità pubblica e privata dolce e meno inquinante possibile».

Sono tanti i dettagli che vengono discussi sulla pianificazione della viabilità su via Marconi, dal fatto che la rotatoria comporta una pista ciclabile doppia, agli ostacoli introdotti dal ministro ai trasporti Salvini per realizzare le zone 30. Non li riportiamo in questo articolo ma chi è interessato può rivedersi la commissione consiliare sul canale youtube del Comune di Parma.

La vicenda del fazzoletto di terra della Picasso Food Forest è paradigmatica di tanti aspetti che rendono difficoltosa la vita democratica. Ci sono i tempi lunghissimi dell’urbanistica, le attribuzioni delle responsabilità politiche delle decisioni, la partecipazione dei cittadini: ad esempio l’eccezionalità di discutere in aula consiliare una petizione firmata da oltre mille cittadini, cosa che, invece, nel buon senso dovrebbe essere la normalità… Poi certo, merito al presidente della commissione consiliare, Franco Torreggiani (PD) di dar parola a Margherita Caruso di Parma Sostenibile nel leggere le richieste della petizione. C’è il valore dell’ambiente (suolo e verde) messo a contrasto con la mobilità cosiddetta sostenibile. C’è il linguaggio degli assessori che parlano ai cittadini come fossero in un consesso di addetti tecnici e legulei, esprimendosi con i numeri delle leggi, quanto di più lontano dalla chiarezza e dall’empatia si possa figurare.

Accanto a Borghi, l’assessora all’urbanistica Chiara Vernizzi ha riassunto l’iter dell’area: «Il Pua (piano urbanistico attuativo) di via Marconi, vige in funzione di una convenzione attuativa del 29/12/2023 nelle more transitorie della legge 24/17 (la legge urbanistica regionale, ndr)» In pratica: «l’area è edificabile dal 2007 quando fu inserita nel Psc, nel 2008 nel Poc e nel 2009 fu sottoscritto accordo pubblico-privato ex art 18 legge 20/2000. A fronte della legge 24/17 l’Amministrazione Comunale ha verificato che fosse tutto in regola» e non essendoci elementi ostativi sul piano tecnico e legale ha rilasciato il permesso a costruire. Il progetto autorizzativo è in corso e prevede la realizzazione di diversi condomini residenziali per potenziali 500 abitanti.

Il consigliere Marco Boschini (Parma Coraggiosa) ha subito puntualizzato: «Vorrei ricordare chi c’era nel 2007 a sindaco della città: Ubaldi e Vignali. Questo progetto è figlio di quel periodo storico, di quella concezione urbanistica del territorio. Da ormai 20 anni mi batto contro il consumo di suolo e contro operazioni che hanno poco a che fare nell’intercettare i reali bisogni della cittadinanza. Per fortuna ora c’è un cambio di rotta normativo in questa regione. Lo dico non per scaricare su altri, ma giusto ricordare come sono andate le cose».

Il consigliere Stefano Cantoni (PD) chiede alla giunta di riconsiderare le ipotesi alternative alla rotonda presentate dalla petizione mentre la consigliera Laura Cavandoli (Lega) si esprime a favore della pedonalizzazione del tratto di via Marconi.

Su questi temi, come al solito, è il consigliere Enrico Ottolini (Europa Verde) a cogliere le pecche. A cominciare dal fatto che pur spostando la rotatoria, si salvaguardano 7 stalli di parcheggio nel lato opposto anziché una ulteriore porzione di PFF, e chiedendo lumi su uno studio che prevede mille passaggi di auto all’ora nella rotatoria, ossia 17 auto al minuto, in una zona che pur con il nuovo quartiere rimarrà residenziale e periferica. Il dirigente dell’assessorato alla mobilità, Andrea Mancini, balbetta una conferma su questo studio che non si capisce da dove provenga, sostenendo che comunque anche con la metà di auto la rotatoria comporta minori emissioni inquinanti dalle auto rispetto ad un incrocio semaforico.

Incrocio via Picasso-via Marconi. Sullo sfondo a destra i posteggi che rimarranno inalterati.

Infine Ottolini sottolinea come l’Amministrazione Comunale non abbia ritenuto di fare alcuna relazione agronomica sulla PFF , su quanto si perderebbe (l’assessora Vernizzi spiega che la mappatura del verde è stata appena fatta sull’area del Pua Marconi) e dunque l’elenco lo snocciola il consigliere di Europa Verde: «Quattro ciliegi, un nespolo, tre noci, due mirabolani, un melo … e il giardino delle farfalle che verrebbe eliminato».

A tentare di ricucire interviene il presidente del consiglio Michele Alinovi (Effetto Parma): «Il percorso della petizione ha portato degli esiti, rispetto all’impostazione iniziale alcune riflessioni interdisciplinari hanno portato a miglioramento: la riduzione del diametro della rotatoria c’è». Peccato che questo risultato non sia quantificato in alcun modo, cioè quanta porzione di PFF venga preservata rispetto al progetto originario.

«La PFF è nata dal basso e sostenuta da me come precedente amministrazione. – spiega Alinovi – Nel Piano del Verde del Comune la food forest è uno degli elementi. La nuova lottizzazione avrà una area verde perpendicolare a lato via Marconi. Ci sarà un attraversamento pedonale. Si può immaginare, magari con uno sforzo economico dell’Amministrazione che i 150 mq vengano recuperati» affidando alla PFF quella striscia di terra «serpente ecologico, serpente come linea sinuosa, s’intende» da non renderla una classica area verde attrezzata, ma già destinarla dall’inizio come predisposizione atta ad ospitare una food forest «per i 500 abitanti nuovi che arriveranno e vedranno una comunità come funziona attorno a questa modalità di fruizione».

Ignari di tutto, la mattina del 5 settembre, un gruppetto di bambini con i loro insegnanti ed educatori perlustra la PFF alla ricerca di frutti e piante “strane” per apprendere sul campo la biodiversità.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/09/IMG_7152-scaled.jpeg 1600 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-09-05 17:49:032025-09-05 17:49:05L’assessore Borghi “firma” la riduzione della Picasso Food Forest

Riaprono i negozi a Parma (senza nuovi centri commerciali). Turismo: boom di case vacanze che sottraggono alloggi per gli affitti

1 Settembre 2025/0 Commenti/in News/da redazione

L’epitaffio politico lo ha lasciato Claudio Franchini, direttore del gruppo Ascom Confcommercio Parma: «Se il grande mall avesse aperto sarebbero stati dati diversi». Ossia: oggi non ci sarebbe nessun rallegramento per i tanti negozi che aprono in città ma, al contrario, chiusure in serie.

Il grande mall è l’ecomostro abbandonato, vicino alle Fiere. Ne riparliamo sotto, per rinfrescare la memoria.

La dichiarazione di Franchini è giunta al termine del giro di interventi degli ospiti alla conferenza stampa del Comune di Parma sulla presentazione dei dati sulle attività economiche a Parma. Tutti col segno + in ogni settore di commercio, artigianato e servizi. Nel 2024, rispetto all’anno precedente, si registrano un totale di 378 attività in più (708 nuove aperture a fronte di 330 cessazioni). Per il commercio in specifico i dati dicono 161 aperture contro 118 chiusure per i negozi di vicinato e 11 aperture e 2 chiusure per le medie strutture, con superficie di vendita compresa tra 250 e 2.500 mq.

Stesso discorso per bar e ristoranti (+21), commercio all’ingrosso e online (+371), artigianato di servizi (+55) e strutture sanitarie (+8). Anche le strutture ricettive portano un bel segno positivo ma qui sono luci e ombre. Ci arriviamo tra poco.

I dati di Parma (qui il report completo), con più aperture che chiusure, sono in controtendenza nazionale e il sindaco Michele Guerra si frega le mani, metaforicamente: «Si parla di città in crisi, si usano toni allarmistici e oggi invece usciamo con l’ottimismo nel cuore. Quando l’assessora Vernizzi mi ha comunicato che erano pronti i dati sul commercio mi aspettavo il segno meno dappertutto. E invece… questa è una fotografia per cominciare a ragionare e fare analisi economiche e sociologiche. Sono dati positivi e dietro i numeri dovremo fare analisi qualitative, ci sono quartieri che prosperano e altri su cui lavorare. Ma sono anche il frutto dell’impegno di questi tre anni».

I numeri sono stati snocciolati dall’assessora al commercio, Chiara Vernizzi, che ha richiamato come l’attività dell’Amministrazione «tramite i bandi abbia rafforzato alcune zone: Oltretorrente, via Mazzini e via Garibaldi, e recentemente il Pablo». Il prossimo passo sarà dar forza al cosiddetto “Hub urbano di Parma” per i quartieri Parma Centro e Oltretorrente, recentemente approvato dalla Regione Emilia-Romagna che entro fine anno emetterà un bando per assegnare 14 milioni a cui peraltro concorreranno ben 63 hub urbani riconosciuti in tutta la regione.

Le riflessioni di sindaco e assessora si sono poi concentrate sulle difficoltà del ricambio e della continuità generazionale dei commercianti, anche quelli che continuano a ottenere buoni risultati economici.

Tra le dichiarazioni e i commenti dei rappresentanti di Ascom-Confcommercio, Confesercenti e Cna, succeduti alla presentazione dei dati, nella sala di rappresentanza in municipio, quello più ficcante è stato di Franchini: «In cinque anni vi sono stati grossi cambiamenti nel commercio. In città constatiamo che non ci sono state aperture di grandi strutture di vendita, sopra i 2mila metri quadrati. È un cambio di paradigma». Da qui la dichiarazione sul mall di Baganzola.

Il piano urbanistico attuativo del Mall venne approvato dal consiglio comunale con Vignali sindaco, nel 2009, e poi ribadito con il permesso a costruire concesso dall’Amministrazione Pizzarotti nel 2017. Erano previsti 110 negozi, un cinema multisala e altre attività.

Le associazioni ambientaliste (Legambiente, Wwf, Ada) si accorsero che il mega centro commerciale interferiva con la fascia di rischio dell’aeroporto e fecero un esposto alla Procura della Repubblica che il 18 ottobre 2018 mandò la Guardia di Finanza a sequestrare il cantiere, con l’ipotesi del reato di abuso d’ufficio. L’area è stata dissequestrata nel 2022 ma la sussistenza della fascia di rischio aeroportuale è stata confermata e il nuovo permesso a costruire ha ridotto in maniera drastica cubature e numero di attività, stravolgendo e annullando di fatto la possibilità di edificare un centro commerciale.

A proposito di grandi superfici di vendita ora è in ballo la possibilità di un consistente ampliamento dell’ex Parma Retail, ridenominato in Parma Promenade che sulla carta prevede 80 punti vendita di grandi catene commerciali.

Altro argomento affrontato è stato quello delle strutture ricettive. Nel 2024 si sono registrate 231 aperture contro 95 chiusure (+136). Se il numero degli alberghi è rimasto stabile è aumentato quello delle strutture extralberghiere: b&b, case e appartamenti per vacanze, affittacamere e appartamenti ammobiliati per uso turistico. Questi ultimi rappresentano ben 161 strutture delle 321 menzionate.

Questo numero letto in controluce – come rilevato dal vostro cronista – significa 161 appartamenti sottratti al mercato abitativo locale e degli studenti fuori sede. Questa interpretazione è stata confermata dal sindaco Guerra che ha spiegato: «Il turismo a Parma cresce come presenze ma gli albergatori denunciano una flessione. Questo si vede soprattutto nell’accoglienza di nuclei familiari, il costo di locazione di un appartamento per una famiglia di 4 persone è sensibilmente inferiore rispetto al costo alberghiero. Di fatto le famiglie di turisti stranieri cercano solo quella tipologia di case vacanza. Stiamo vedendo cosa succede nelle città a maggior attrattività turistica, con i centri storici svuotati degli abitanti.

Parma non è ancora a quel livello di rischio ma un pensiero lo stiamo facendo su come contrastare questa tendenza. Si tratta di combattere con due risposte: da un lato la leva fiscale, seppur nel poco che ci compete dall’altro con politiche abitative che intercettino case vuote. In questo senso va la Fondazione Parma Housing Center, per permettere ai piccoli proprietari di affittare senza incorrere nei due rischi principali che vengono spesso citati, l’insolvenza e i danneggiamenti. Poi c’è un discorso da affrontare sui canoni che devono essere accessibili. Siamo appena partiti ma la Fondazione per la casa sta ricevendo un buon riscontro di interesse».

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/09/IMG_7109.jpeg 813 1497 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-09-01 16:31:562025-09-01 18:34:55Riaprono i negozi a Parma (senza nuovi centri commerciali). Turismo: boom di case vacanze che sottraggono alloggi per gli affitti

L’aeroporto finisce in tribunale. Il 18 settembre udienza alla sezione fallimentare

28 Agosto 2025/2 Commenti/in News/da redazione

Un nuovo colpo di scena. È stata fissata per giovedì 18 settembre presso la sezione Fallimentare del Tribunale, l’udienza sul futuro di Sogeap. Entro quella data Centerline e ParmaAeroporto-Upi dovranno presentare un piano di rilancio oppure saranno i giudici a risolvere l’empasse, avviando la procedura di liquidazione.

Il coinvolgimento del tribunale sarebbe un atto dovuto a seguito della segnalazione dei sindaci revisori di Sogeap. La perdita di bilancio del 2024 (un “rosso” mai reso noto, tra i 3 e i 5 milioni di euro) e la mancata ricapitalizzazione hanno obbligato i revisori dei conti alla segnalazione ai giudici.

Nel frattempo la riunione tra i soci di Sogeap, tenutasi martedì sera, non aveva dato esito ad alcuna novità sostanziale.

Centerline sarebbe vicina alla presentazione di un nuovo investitore per l’aeroporto di Parma (si parla di un fondo d’investimento) ma per finalizzare gli accordi avrebbe bisogno di altro tempo. Tempo che ora viene a restringersi in una ventina di giorni.

La notizia è stata divulgata dai sindacati. “Le lavoratrici e lavoratori dello scalo parmense, non meritano certo questo trattamento, – commenta Fabio Piccinini, segretario regionale Uil Trasporti – che negli anni più volte si è riproposto mettendo a rischio l’occupazione e ancor meno lo merita la città di Parma, che verrebbe privata di un ulteriore sistema di mobilità e di un aeroporto già definito di interesse nazionale. Oltre a questo, il paventato rischio di una liquidazione di SO.GE.A.P., andrebbe a vanificare tutti gli sforzi fatti in questi anni per sostenere le attività aeroportuali, ricomprese in un modello regionale nel quale più volte si parla della necessità di una regia per una maggiore collaborazione tra tutti gli scali dell’Emilia-Romagna“.


“Non si vuole assolutamente entrare nei delicati equilibri e confronti dei soci, – conclude Piccinini – ma è sicuramente arrivato il momento di dare corpo alle promesse e agli impegni presi da parte di tutti gli attori, istituzioni comprese, perché in tutto questo scenario, è bene e fondamentale rammentare che sono circa 200 le lavoratrici e lavoratori (diretti e indiretti) che rischiano il posto di lavoro“.

(dra.fra)

Notizia in aggiornamento…

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_6856-scaled.jpeg 1920 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-08-28 15:04:212025-08-29 15:17:28L’aeroporto finisce in tribunale. Il 18 settembre udienza alla sezione fallimentare

Aeroporto: stallo continuo. Nuovo incontro martedì 26

22 Agosto 2025/3 Commenti/in News/da redazione

Un nuovo round tra i soci Sogeap è stato fissato per martedì prossimo, 26 agosto. Questo l’esito dell’assemblea di ieri, iniziata nel tardo pomeriggio e durata un’oretta.

Non ci sono comunicazioni ufficiali sull’esito della riunione. Da quanto trapela tuttavia si arguisce che l’incontro tra Centerline e ParmaAeroporto-Upi, che avrebbe dovuto essere decisivo, è terminato in un “nulla di fatto”. A quanto pare i canadesi hanno ancora preso tempo, procrastinando nuovamente la decisione di infondere risorse economiche e non presentando la loro declinazione del cosiddetto “Piano Enac”.

Il futuro dell’aeroporto rimane appeso a un filo, si rimarca solo la volontà formale di Centerline di proseguire nelle interlocuzioni. C’è peraltro un atto concreto: la nomina di un nuovo consigliere d’amministrazione, in sostituzione del dimesso Claudio Boccardo. Il nuovo consigliere in quota Centerline è Michele Bufo, operational services manager dell’aeroporto di Trapani. Non risulta che Unione Parmense Industriali abbia nominato i due consiglieri di sua spettanza, rimasti vacanti dopo le dimissioni di Dalla Rosa Prati e Ferrari il 20 giugno scorso.

A questo punto comincia a stringere il tempo per l’operatività del “Verdi” nel mese di settembre. Nessuna comunicazione in tal senso è giunta ai lavoratori dello scalo, se non appunto l’impegno verbale di Centerline a dare continuità. Però la liquidità in cassa è garantita solo a fine agosto. Martedì sarà il giorno decisivo?

È quello che tutti si augurano, in un modo o nell’altro. Ma le sensazioni raccolte dal cronista di Parma Parallela, consultando varie fonti, sono che serva almeno un altro mese di colloqui tra Centerline e potenziali nuovi partner.

Le istituzioni seguono passo, passo la vicenda e si comincia a vociferare di una possibile soluzione ponte, gestita direttamente da Enac, almeno per settembre.

Proprio Enac starebbe svolgendo un ruolo attivo da “advisor” – e dunque non neutrale – e avrebbe già raccolto l’interesse di operatori del settore pronti ad affiancare gli attuali soci Sogeap.

Ogni buona intenzione tuttavia si ferma nell’attendere la mossa economica di Centerline, che non arriva. Si ricade sempre nel punto di crisi conclamata ormai due mesi fa, ossia la mancata ricapitalizzazione di Sogeap (8 milioni, approvati nell’assemblea del 30 giugno) a carico soprattutto di Centerline, azionista di maggioranza con il 79,5% delle quote.

I canadesi hanno chiesto a ParmaAeroporto-Upi (20%) di risalire nelle quote, ricevendo picche. Da qui i rapporti tesissimi tra i due soci e la situazione di stallo che prosegue.

Tutti gli attori in gioco vorrebbero evitare la liquidazione. Sia i soci privati, sia le istituzioni (Enac, Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma). Enac in particolare vorrebbe scongiurarla pur avendo già chiarito che, casomai venisse messa in liquidazione Sogeap, la gestione dell’aeroporto “Verdi” sarà riassegnata con un bando di gara, poiché lo scalo parmigiano è ritenuto essenziale nello scenario degli aeroporti italiani.

(dra.fra)

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_6855-scaled.jpeg 1997 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-08-22 12:11:162025-08-22 12:17:08Aeroporto: stallo continuo. Nuovo incontro martedì 26

Ultima chiamata per l’aeroporto. Rinviata al 21 agosto l’assemblea decisiva di Sogeap

13 Agosto 2025/1 Commento/in News/da redazione

Ultim’ora. Rinviata di una settimana, a giovedì 21 agosto, l’assemblea di Sogeap. Centerline lo ha annunciato con uno stringato comunicato: “Stiamo collaborando con tutti gli azionisti di So.Ge.A.P., in stretta coordinazione con le autorità aeronautiche italiane, il Comune di Parma e la Regione Emilia-Romagna, a una proposta per sostenere la continuità finanziaria dell’Aeroporto di Parma. Tale proposta sarà presentata per esame e discussione all’Assemblea dei Soci del 21 agosto, come parte del nostro più ampio piano strategico e industriale per rilanciare e far crescere lo scalo“. (comunicato stampa – ore 11.21 del 14 agosto 2025)

Si è verificato lo scenario 4 del nostro articolo, pubblicato mercoledì 13 agosto alle 18.30.

Sono ore febbrili, che trascorrono sul filo del rasoio, in questa vigilia del D-Day per l’aeroporto “Giuseppe Verdi”.

Domani, giovedì 14 agosto, alle ore 15 è fissata l’assemblea di Sogeap che dovrà stabilire se proseguire o meno la gestione dello scalo parmigiano. Trapela ben poco delle intenzioni dei due soci, i canadesi di Centerline e Unione Parmense Industriali (che ha il 20% di Sogeap tramite la controllata Parma Aeroporto srl). Dalle varie fonti consultate da Parma Parallela sembra che i contatti di Centerline verso potenziali investitori e con gli attori istituzionali proseguano fino all’ultimo.

Upi è alla finestra, pronta a fare la sua parte solo se i canadesi rifinanzieranno Sogeap anche solo in minima quota per proseguire fino al termine del 2025.

Come ha chiarito il sindaco Michele Guerra nella sua lettera aperta, la volontà di Centerline è proseguire ma cedendo quote azionarie, scendendo dunque dal 79,5% fino al 51% o anche meno purché rimanga in maggioranza. Qui sta il problema poiché Upi non intende risalire dal 20% e, in queste giornate calde, nessun investitore “terzo” si sarebbe affacciato, salvo sorprese tenute in serbo per essere calate sul piatto domani.

C’è di vero che Centerline sembra voler rimanere in sella. Un segnale in tal senso è stato l’incontro con i sindacati, dopo il presidio inscenato giovedì scorso di fronte all’aeroporto.

Qualche giorno fa l’ad Carlos Criado ha incontrato in call i sindacati di categoria (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti) per fare il punto della situazione. Assieme a Criado c’erano due manager di Sogeap. L’incontro è stato interlocutorio e svolto con toni distensivi. Criado avrebbe ammesso le mancanze di Centerline nelle relazioni sindacali e non solo, porgendo delle scuse.

Peraltro l’amministratore delegato di Sogeap sarebbe stato molto abbottonato sul futuro dello scalo, asserendo di voler seguire un piano-ponte prospettato da Enac, senza entrare nei dettagli e ribadendo la volontà di Centerline di una redistribuzione degli impegni tra canadesi e Upi per proseguire. Criado non avrebbe fatto alcuna promessa, anzi chiarendo che se non si riuscirà a seguire la rotta tracciata da Enac, Sogeap chiuderà i battenti.

Si sarebbe dovuto tenere un successivo incontro tra vertici Sogeap e una delegazione di dipendenti ma tale riunione è stata procrastinata dalla proprietà di giorno in giorno, fino a domattina, poche ore prima dell’assemblea.

Enac è l’ente statale dell’aviazione civile e, tra i vari compiti, gestisce l’affidamento degli aeroporti (mentre la proprietà degli scali è dello Stato). Non è chiaro quale possa essere il piano-ponte di Enac per Sogeap se non, a grandi linee, che nella gestione del “Verdi” sarebbe affiancata da Enac stessa nella ricerca di risorse e nel ridefinire un piano industriale a medio-lungo termine. Rimane il nodo che la ricapitalizzazione di 8 milioni, approvata il 30 giugno scorso, debba essere finanziata almeno in buona parte dagli attuali soci, Centerline e Parma Aeroporto.

Potrebbe esserci un intervento una tantum della Regione Emilia-Romagna? Secondo alcune fonti Centerline lo avrebbe esplicitamente richiesto al presidente Michele De Pascale, secondo altre invece la richiesta di sostegno è stata generica. C’è il fatto che proprio la settimana scorsa la Regione Emilia-Romagna ha destinato 3 milioni di euro all’Aeroporto Fellini di Rimini in un capitolo legato alla promozione turistica. Lo stesso schema potrebbe ripetersi per Parma ma solo a condizione che l’aeroporto Verdi cammini sulle proprie gambe. Ossia sarebbe escluso che dalla Regione arrivi adesso un finanziamento per il salvataggio di Sogeap, un intervento che rischierebbe di essere un contributo vano (detto volgarmente: soldi gettati in un pozzo senza fondo). Ma ci sarebbe stata una disponibilità di massima a sostenere l’aeroporto in futuro, se stabilizzato e perlomeno in pareggio, con la modalità adottata per Rimini.

In tutto questo registriamo un’altra defezione dal cda di Sogeap, quella di Claudio Boccardo, nominato da Centerline in maggio e dimessosi il 1° agosto.

Riassumendo cosa può succedere domani, sapendo che le scadenze ultimative del 25 luglio e del 5 agosto, pena la liquidazione di Sogeap, sono già passate e che lo scalo è ancora in funzione, dato che in fondo l’Italia è la terra dei penultimatum?

1) I soci si riappacificano e mettono mano al portafoglio e ricapitalizzano, se pur con acconti. 2) Uno dei soci porta un nuovo investitore. 3) Si procede alla messa in liquidazione della società. 4) I soci si aggiornano per un’ulteriore assemblea entro fine agosto. (dra.fra.)

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_6564-scaled.jpeg 1541 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-08-13 18:32:222025-08-14 11:55:17Ultima chiamata per l’aeroporto. Rinviata al 21 agosto l’assemblea decisiva di Sogeap

Sindaco Guerra: “Aeroporto: tavolo di crisi attivo, con regia Enac. Centerline vuole ridurre quota e Upi non rileva azioni. Le polemiche sono tristi”

10 Agosto 2025/3 Commenti/in News/da redazione

Caro Direttore,

il dibattito sul destino dell’aeroporto di Parma ha tenuto banco nelle cronache dell’ultima settimana, con registri diversi, allarmando anzitutto le lavoratrici e i lavoratori del “Giuseppe Verdi” e interrogando la città rispetto alla funzione e al ruolo di questa infrastruttura.

A seguito del mancato aumento di capitale – la cui notizia è della tarda serata del 25 luglio – che avrebbe dovuto mettere in sicurezza l’aeroporto, considerate le criticità che attraversano SoGeAp, le istituzioni pubbliche, Comune di Parma e Regione Emilia-Romagna in testa, sono subito intervenute per comprendere cosa stesse accadendo tra i soci e per supportare la delicata fase che veniva ad aprirsi.

Non c’è stato un singolo giorno senza che siano avvenuti confronti tra i due soci privati – Centerline e Parma Aeroporto – e i rappresentanti del pubblico, incluso ovviamente ENAC. Personalmente, oltre ad aver preso parte ad ognuna delle molte e articolate riunioni organizzate in formazioni di volta in volta diversa, mantengo la quotidianità del dialogo con i due soci, con ENAC e con la Regione stessa, in modo da garantire quella necessaria mediazione che il Comune ha il dovere di mettere in campo in queste fasi.

Proprio per il mio ruolo pubblico, ritengo necessario dare un aggiornamento sul dove siamo oggi, ricapitolando ciò che è accaduto a partire dal 26 luglio.

La decisione del socio di maggioranza Centerline, che ha in capo la gestione operativa dello scalo, di non sottoscrivere l’aumento di capitale atteso ha spiazzato e acuito la crisi in cui SoGeAp si trova, con conseguente rischio di liquidazione della società. Pur continuando a dichiarare in ogni sede la volontà ad impegnarsi nell’aeroporto di Parma, Centerline ha fatto emergere la volontà di vedersi supportata da altri partner e di non voler proseguire con una quota societaria così alta (ad oggi è il 79.5% di SoGeAp). Tale scelta apre un problema, dal momento che l’altro socio, Parma Aeroporto, che aveva deliberato la sottoscrizione della sua parte di aumento di capitale, non è intenzionato ad investire risorse economiche che non siano quelle corrispondenti alla quota della sua partecipazione in SoGeAp.

L’azione delle istituzioni pubbliche – Regione, Comune ed ENAC – è stata da subito decisiva per dare corpo a un tavolo di confronto allargato che ascoltasse i soci, analizzasse le ragioni della crisi e le possibili vie di ricomposizione e prefigurasse scenari eventualmente alternativi e praticabili, rispetto ai quali è fondamentale la regia di ENAC – e a tal riguardo i numerosi confronti avuti in questi giorni con il Direttore Generale D’Orsogna, cui va il mio ringraziamento, mi hanno dato prova di un impegno fattivo di ENAC, che è, come noto, il proprietario dell’aeroporto di Parma.

Nell’immediato, come ho avuto modo di spiegare alle segreterie delle sigle sindacali con cui siamo in costante contatto, la preoccupazione primaria è stata quella di garantire anzitutto gli stipendi e le coperture del mese di agosto. Accanto ad essa, la necessità di avere un quadro più completo e più chiaro della situazione, delle intenzioni dei soci e degli investitori che vi sono dietro. Il tutto avendo ad obiettivo quello di identificare – se esiste – una strada percorribile e concreta che dia un senso compiuto all’aeroporto di Parma.

Un senso che sia le strategie regionali che quelle nazionali – molto chiaramente esposte da ENAC – riconoscono allo scalo di Parma, la cui concessione, se venisse liquidata SoGeAp, tornerebbe nelle mani di ENAC che la rimetterebbe sul mercato. Un senso che – lo ribadisco una volta di più, per evitare malintesi, chiacchiere e perché è stato un punto più volte sottolineato anche in queste riunioni – è quello di uno scalo passeggeri, con la possibilità di concentrarsi anche sui voli “executive”.

Ora, che cosa accadrà nei prossimi giorni? I soci sono al lavoro per valutare se sussistano le condizioni per una soluzione economicamente sostenibile (e affidabile) per andare avanti. È un lavoro che corre su binari privati, su confronti con gli investitori, con accanto ENAC e immediatamente a fianco il Comune e la Regione che hanno il dovere di presidiare questo difficile terreno, pur senza avere parte in SoGeAp.

Inutile ad oggi, mentre scrivo questo aggiornamento, spingersi oltre e azzardare previsioni. Possiamo dire che nessuno tra i soci auspica la liquidazione e che entrambi condividono l’attenzione e il rispetto che si devono alle lavoratrici e ai lavoratori; possiamo dire che sarà probabilmente necessario attendere il 14 agosto, giorno in cui è stata fissata un’Assemblea dei soci di SoGeAp da cui potranno uscire informazioni ulteriori e più definite per capire quale percorso si intraprenderà.

Come istituzioni pubbliche proseguiremo nel fare il nostro dovere, che in questa fase ci è stato sempre riconosciuto da entrambi i soci privati e che ci vede, come dicevo, ogni giorno coinvolti e cercati.

Le polemiche sono un contorno triste, su cui non voglio spendermi. L’assurdità, in una situazione del genere, di tentare di addossare colpe al Comune di Parma o alla Regione Emilia-Romagna per ciò che è accaduto lo scorso 25 luglio si commenta da sé e può fondarsi solo su una scarsa o incompleta conoscenza dei fatti o delle possibilità e dei perimetri di intervento del pubblico.

Continuiamo a fare il nostro lavoro, è la sola cosa utile in questo momento.

Michele Guerra

Sindaco di Parma

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_6859-scaled.jpeg 1413 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-08-10 07:47:372025-08-10 07:47:39Sindaco Guerra: “Aeroporto: tavolo di crisi attivo, con regia Enac. Centerline vuole ridurre quota e Upi non rileva azioni. Le polemiche sono tristi”

Liquidità agli sgoccioli. Presidio dei sindacati all’aeroporto

7 Agosto 2025/2 Commenti/in News/da redazione

Assemblea Sogeap giovedì 14 agosto per scongiurare la crisi

Vien da definirlo un aeroporto balneare: aperto tutto agosto poi, chiusi gli ombrelloni, accatastate le sdraio, tutti a casa.

La data di chiusura è stata fissata a fine mese. Coincidenza: quest’anno l’ultimo giorno d’agosto, il 31, è una domenica. Col rientro serale degli ultimi voli dei vacanzieri, da Palermo e Cagliari, l’aeroporto “Giuseppe Verdi” di Parma chiuderà per mancanza di liquidità. Questa è la dura e amara realtà, a meno che… tra una settimana, giovedì 14 agosto, in una nuova assemblea straordinaria dei soci Sogeap, qualcuno metta mano al portafoglio.

Queste le due certezze che filtrano dal presidio dei lavoratori aeroportuali andato in scena stamattina di fronte all’ingresso delle partenze del “Verdi”, organizzato da Cgil, Cisl e Uil con i relativi sindacati di categoria.

Da un lato la proprietà ha garantito che gli stipendi di agosto saranno pagati e, dunque, ancora per questo mese si lavora a pieno ritmo. Dall’altro ha rimandato ogni discorso sul futuro all’assemblea indetta alla vigilia di ferragosto. Un nuovo round di colloqui tra Centerline e Unione Parmense Industriali al fine di verificare se si possano ristabilire le condizioni per continuare e ricapitalizzare, oppure no e avviare l’aeroporto alla procedura di liquidazione.

Si respirava sconcerto e speranza, stamattina, tra i lavoratori. Se Sogeap dovesse fallire andranno a spasso, e non basta la prospettiva di due anni di Naspi (contributo di disoccupazione) a consolare. E nemmeno la possibilità di poter essere riassorbiti da un ipotetico nuovo gestore che, prima o poi, dovesse arrivare.

Gli addetti alle dirette dipendenze di Sogeap sono 25; la gran parte sono in servizio da oltre dieci anni, c’è chi tocca i 26 anni, chi arriva a 32. Lavoratori specializzati che difficilmente troverebbero altri impieghi e con una vita e legami familiari sul territorio. Inoltre si possono conteggiare altri 20-25 lavoratori diretti dell’indotto e un altro centinaio che parzialmente gravitano sull’aeroporto.

La vita di Sogeap è sempre stata caratterizzata da cicli di alti e bassi, l’arrivo di Centerline l’anno scorso aveva infuso ottimismo che però dopo qualche mese era scemato: i referenti della società canadese si sono visti poco e ancora meno hanno interloquito col personale.

E le Istituzioni? Al momento stanno alla finestra, in attesa di conoscere le decisioni che i soci privati prenderanno il 14 agosto. Se le cose andassero male sarà aperto un tavolo di crisi.

«Le Istituzioni si sono mosse tempestivamente – afferma Fabio Piccinini, segretario regionale Uil Trasporti – la Regione sta monitorando la situazione in vista del 14 agosto, per l’assemblea dei soci. Dopo, immagino, ci sarà comunque una convocazione del tavolo di crisi e non si esclude che, dopo il primo passaggio regionale, venga riportato nell’alveo nazionale vista la presenza di Enac. Nei giorni scorsi abbiamo avuto anche un’interlocuzione con il Comune di Parma, il sindaco ci ha presentato la situazione nella quale Enac ha rappresentato ai soci i diversi scenari che sono sul tavolo, oggetto di discussione in aggiunta alla questione economica».

«Abbiamo voluto questo presidio – dice Paolo Chiacchio, segretario confederale Cgil Parma – per dare un risalto ancora un po’ più forte a questa vicenda, se ce ne fosse bisogno. E quindi una manifestazione sia come sindacati confederali sia di categoria per ribadire ancora una volta la nostra preoccupazione a partire innanzitutto dall’aspetto occupazionale. A parte i dipendenti diretti di Sogeap se guardiamo all’intero indotto si va oltre 150 unità e in prima battuta vogliamo esprimere preoccupazione per tutti loro. L’unico incontro fatto ad oggi è con l’Amministrazione comunale, che pure non ha più ruolo diretto dopo l’uscita dal capitale sociale dell’ottobre scorso: abbiamo condiviso le preoccupazioni».

«Non capiamo l’atteggiamento di Centerline – prosegue Chiacchio – dopo l’avvio del piano rilancio, e l’impegno per il mantenimento dello scalo con determinati parametri, non si è visto nulla dell’immissione di capitale per cui si era impegnata. Le richieste di incontro dai sindacati di categoria alle parti sono cadute nel vuoto, e ora abbiamo inoltrato una richiesta più generale anche alle istituzioni e auspichiamo che venga risposto».

«Siamo in una condizione di chiedere un intervento pubblico e privato, – circostanzia Angela Calò, segretaria confederale Cisl Parma e Piacenza – l’aeroporto è un elemento strategico per la città di Parma: chiediamo sicuramente un piano di rilancio e non dei piani tampone come fino a oggi. E vorremmo che ci fosse un confronto continuo anche con le parti sociali, oltre alla volontà di mantenerlo in vita. Sono momenti molto caldi, anche per prospettive nefaste che non vogliamo tacere, noi auspichiamo che ci sia una volontà politica di intervenire».

A dare solidarietà ai lavoratori, e garantire un costante interessamento alla situazione aeroporto, erano presenti i consiglieri comunali del Partito Democratico, Alessandra Tazzi, Giulio Guatelli e Franco Torreggiani e il consigliere comunale e regionale di Fratelli d’Italia, Priamo Bocchi.

Tra i presenti anche Stefano Marinelli, della segreteria nazionale Uil Trasporti, che prova a inquadrare la situazione in un macro scenario:

«Dal punto di vista nazionale, augurandoci ci sia il rifinanziamento di capitale da parte dei privati, per scongiurare fallimento e licenziamenti, occorre fare un lavoro a 360° assecondando il piano nazionale aeroporti, seguito dall’ex sottosegretario ai trasporti, Bignami, che prevedeva un sistema a rete. Purtroppo in Italia ci sono ancora due regioni che non lo hanno attuato: Emilia-Romagna e Piemonte. Dove invece è stato fatto, il sistema funziona. Un caso di specie è la Puglia, dove c’è un soggetto “Aeroporti di Puglia” che gestisce quattro scali con piano industriale univoco». (Il piano nazionale aeroporti è un riferimento condiviso ma in realtà è ancora rimasto in bozza, non ancora approvato dal governo, ndr).

Ma in Puglia c’è un’unica società di gestione aeroportuale, qui la situazione vede quattro gestori differenti, giusto?

«Esattamente, una sinergia è quello sui cui dovrebbe puntare l’Emilia-Romagna perché a oggi vediamo Parma in questa situazione, Forlì rifinanziata e in perdita, e Rimini che va per conto suo. Ognuno con una scelta industriale differente. Occorrerebbe una legge regionale dove la Regione indica Parma per smaltire voli da Bologna; chiaramente ciò avverrebbe con l’autorizzazione della compagnia aerea. Peraltro un sistema del genere richiederebbe dei servizi di collegamento con l’alta velocità, che dista 30 km, o di trasporto pubblico locale in continuità, servizi che oggi non ci sono».

Forse anche il bacino d’utenza non è tale da generare molto traffico?

«Parma è tra Linate e Bologna ma ha un bacino d’utenza di mezzo milione di persone: con i servizi sopra richiamati l’appeal ci sarebbe. Lo vediamo dai dati di traffico di aeroporti piccoli, ad esempio Foggia, provincia di 300mila abitanti, ha visto un aumento di 150% (62.500 passeggeri nel 2024, ndr) perché la Regione Puglia ha stanziato fondi per basare una compagnia aerea fissa su Foggia, che dà prospettiva. Se queste scelte non vengono fatte purtroppo anche un eventuale aumento di capitale cadrà nel nulla».

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_6847-scaled.jpeg 1920 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-08-07 17:04:302025-08-07 17:10:37Liquidità agli sgoccioli. Presidio dei sindacati all’aeroporto
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