Economia quasi da isola felice (+0,6% stima Pil nel 2025), preoccupa il calo dell’occupazione femminile (-900 posti di lavoro)

Presentato il 16° rapporto dell’Osservatorio Economia e Lavoro in provincia di Parma a cura di Cgil e Ires

Il + 0,6% di Pil è segno di stagnazione o stabilità? Comunque lo si interpreti, in un contesto mondiale di incertezze, Parma riscopre di essere un’isola quasi felice per l’economia e il lavoro.

È quanto emerge dal 16° rapporto dell’Osservatorio sull’economia e il lavoro in provincia di Parma, elaborato da Cgil Parma ed Ires Emilia-Romagna, presentato stamane. (Nella foto di apertura i relatori. Da sinistra: Daniela Freddi (Ires), Liliana Tessaroli (Agenzia Lavoro ER), Paola Bergonzi (Cgil Parma), Serena Brandini (Provincia Parma), Giuseppe Iotti (GIA)).

Il rapporto, articolato in varie sezioni su 26 pagine e scaricabile qui, è stato illustrato da Daniela Freddi, ricercatrice IRES Emilia-Romagna (Istituto Ricerche Economiche e Sociali). Se il valore aggiunto nel 2024 è stato del +0,3%, la stima per il 2025, aggiornata a dati di ottobre, è leggermente più alta (+0,6% appunto) ma analoga nelle condizioni ed è interpretabile come una “prosecuzione di tale condizione di stagnazione”.

Il dato del Pil 2024 è estrapolato in tre macroaree: industria in senso stretto (+0,4%), costruzioni (+1,4%), servizi (-0,1%).

Gli asset fondamentali della produzione industriale a Parma sono arcinoti e per darne valenza si sottolinea il dato dell’export: alimentare (28,7%), impiantistica meccanica alimentare (25,5%) e farmaceutica (15,8%) tutti dati in crescita per esportazioni totali di un valore che ha superato i 10 miliardi di euro.

Al tavolo, moderato da Paola Bergonzi, segretaria confederale Cgil, è intervenuto Giuseppe Iotti, presidente Gia (Gruppo Imprese Artigiane) che ha commentato così il dato del Pil: «Io direi che è un segno di stabilità, andiamo meglio di altri territori nazionali ed europei, pensiamo alle difficoltà della Germania, legata all’automotive». Iotti ha confermato le impressioni sui macrosettori facendo una puntualizzazione sull’alimentare. «Nel settore caseario i prezzi sono buoni al momento, mentre nel comparto salumi e prosciutti ci sono problemi dovuti a una visione non lungimirante. A fianco di alcune eccellenze ci sono produzioni quantitative massicce ed è un errore, poiché le politiche di prezzo si riverberano anche sui lavoratori portano a situazioni grigie».

Nelle analisi l’Osservatorio si sofferma anche sui dati del turismo (in crescita nel 2025) e delle imprese attive (stabili dopo il crollo del 2022) prima delle riflessioni sul mercato del lavoro.

E qui i dati si divaricano mettendo in mostra una disparità di genere. Nel 2024 l’occupazione maschile è cresciuta di 300 unità (+0,2%) mentre la componente femminile è diminuita di 900 unità (-0,9%). In termini assoluti queste oscillazioni sono poca cosa. Il totale dei lavoratori occupati in provincia di Parma è di 211.120, di cui 121.040 uomini e 90.081 donne. E però, questo calo nell’occupazione femminile, per due anni consecutivi, è un segnale da analizzare e approfondire.

A dare delle chiavi di lettura ci ha pensato Liliana Tessaroli, responsabile Servizio Territoriale Ovest di Parma e Piacenza per la gestione delle politiche attive del lavoro, delle attività e dei servizi dei Centri per l’impiego. «Il gender gap, tra uomini e donne, a Parma è del 18%, rispetto a una media regionale del 13,3% e quindi sì, è un problema specifico». «In prevalenza – aggiunge Tessaroli – si tratta di neomamme che non riescono a conciliare i tempi di vita e di lavoro e dunque rinunciano al lavoro. Questo problema di conciliazione dei tempi è segnalato dal 38% delle donne». Il dato dipende da una forte presenza di stranieri? Si sono chieste all’Agenzia del Lavoro e hanno cercato una risposta. «In effetti i due dati si parlano. A rinunciare al lavoro c’è un’alta percentuale di donne straniere, specialmente di cultura musulmana, nella fase di vita in cui possono avere dei figli. È lì che il dato di disoccupazione femminile si alza». I Centri per l’impiego, di concerto con i Comuni, hanno iniziato una mappatura degli asili nido incrociando i dati con l’occupazione femminile, per fornire un servizio di informazioni sui diritti per le neomamme. «Il servizio è aperto a tutti ma – dice Tessaroli – su 50 accessi registriamo un solo uomo». Un dato eloquente.

Serena Brandini, consigliera della Provincia di Parma con delega all’edilizia scolastica, riflettendo sul problema Neet (giovani che non studiano e non lavorano) e l’abbandono scolastico ha richiamato il fatto che «il Comune di Parma sta facendo un grande lavoro di life coaching» per i giovani, cosa che non avviene negli altri Comuni, ed è una differenza che si rimarca. Brandini ha poi sottolineato l’importanza di dare spazi e valorizzazioni a iniziative che in ambito formativo sperimentino il lavoro, come ad esempio la Food Farm 4.0.

Tornando al mercato del lavoro si consolida la tendenza degli ultimi anni alla stabilizzazione dei contratti. «In uscita dal covid – afferma Freddi – il lavoro autonomo continua a calare, il tempo determinato è sempre meno attrattivo e vi è una forte trasformazione dei contratti in tempo indeterminato».

In questa situazione uno scambio di pareri è avvenuto sulla cassa integrazione ordinaria, che riguarda poche situazioni ma c’è un ma. «Oggi è diventato molto difficile accedervi, per una Pmi. La legislazione sulle crisi di impresa è divenuta difficoltosa. Spesso le imprese non sanno cosa succederà fra 3 mesi, a livello di ordini e commesse. Di fatto è un taglio di risorse in maniera indiretta da parte politica» ha detto Iotti trovando sponda in Bergonzi: «L’Inps ha assunto un atteggiamento di rigidità verso la Cig che non aiuta. Se un’azienda è ferma, legata ad un’operatività che dipende da mercati lontani, e non ottiene la cassa integrazione per far fronte a situazioni temporanee finisce che dichiara mobilità e licenziamenti».

Infine un’attenzione è stata dedicata al tema infortuni sul lavoro, che da diversi anni sono in graduale diminuzione.

Gli infortuni denunciati a Parma nel 2024 – si legge nel rapporto dell’Osservatorio – sono stati in totale 6.493, in calo sia rispetto all’anno precedente che nell’ambito della serie storica analizzata. Nel 2012 infatti gli infortuni ammontavano a quasi 9.000. In termini assoluti gli infortuni in provincia di Parma sono maggiori nelle attività manifatturiere, seguite dal trasporto e magazzinaggio, dal commercio e dalle costruzioni”. In specifico “Nelle costruzioni la quota degli infortuni ha avuto, anno su anno, una maggiore variabilità nel periodo analizzato rispetto all’industria, tuttavia, si è sempre assestata intorno al 4,8% in media, quota decisamente maggiore di quella della manifattura (3,1%)”.

Su questo tema Iotti ha auspicato una maggior presenza e severità nei controlli nel settore costruzioni mentre Bergonzi ha affermato che una forte attenzione andrebbe posta sulla logistica, e in quelle aziende dove spesso vi sono anche dieci ditte che lavorano in subappalto, senza ripartizioni e spesso sfuggendo ai controlli. (dra.fra)

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *