Una cordata di imprenditori parmigiani sta valutando di rilevare l’aeroporto
Sul piatto un possibile investimento di 9 milioni per scongiurare il fallimento di Sogeap
Interesse anche dagli albanesi di Kastrati Group (Aeroporto di Tirana)
Pur in una situazione vieppiù disperata (leggi: Scaduta la certificazione handling, cancellati i voli di linea) non mancano le manifestazioni di interesse per investire nell’aeroporto di Parma. Nell’intento di salvare Sogeap oppure preparandosi per il dopo 27 novembre, se dovesse avvenire la liquidazione giudiziale.
La cordata parmigiana
Il segnale più concreto è quello di una cordata di imprenditori parmigiani che starebbe valutando di intervenire per risollevare le sorti dell’Aeroporto Verdi. Questa cordata vedrebbe la presenza di una mezza dozzina di industriali, tra cui i fratelli Barilla, Figna, Ghidini e altri che, a titolo personale, ossia senza il coinvolgimento delle rispettive aziende, sarebbero disponibili a investire 9 milioni di euro per l’aeroporto, in via preferenziale salvando Sogeap.
Questa azione da “cavalieri bianchi” non vedrebbe il coinvolgimento di Upi (Unione Parmense Industriali) che finora, tramite Parma Aeroporto srl, era stata il socio privato locale nel ventennio di privatizzazione del “Verdi”. La Confindustria locale rimarrebbe fuori anche perché altri importanti imprenditori parmigiani sarebbero contrari ad investire nuovi capitali di rischio nell’aeroporto.
Per comprendere le motivazioni alla base della cordata parmigiana si può ripescare una dichiarazione di Guido Barilla di due anni fa, nel settembre 2023 quando era in discussione in Comune il PSA (piano di sviluppo aeroportuale) sull’allungamento della pista. Diceva Barilla: “L’aeroporto è un asset fondamentale per lo sviluppo della città. La crescita passa attraverso investimenti mirati: per fare un salto di qualità serve coraggio, senza perdersi in titubanze. Favorire lo sviluppo dell’aeroporto è una scelta da fare”.
E non a caso proprio Guido Barilla, all’indomani delle concitate assemblee Sogeap di fine giugno, richiese un incontro con il presidente della Regione e il sindaco di Parma, per chiedere un intervento istituzionale a sostegno dell’aeroporto.
L’impegno, finora infruttuoso, di Centerline
I tempi sono stretti: il 27 novembre c’è l’udienza dal giudice fallimentare Enrico Vernizzi e va trovato un accordo con Centerline Airport Partners, la società canadese che detiene l’80% delle azioni Sogeap e che, finora, non avrebbe trovato nuovi finanziatori.
Peraltro Centerline non è stata ferma, dopo la prima udienza fallimentare in settembre, derivata da un’istanza di insolvenza per 8 milioni, ossia la mancata ricapitalizzazione del giugno scorso, andata a vuoto anche nei successivi incontri tra Centerline e Upi.
Il nuovo Ceo di Sogeap, Michele Bufo nominato in sostituzione di Carlos Criado (il vicepresidente di Centerline) è fortemente impegnato nella ricerca di nuovi investitori e si tiene in costante contatto con l’headquarter di Centerline che è di stanza a Miami, negli USA. Sembra che un fondo di investimento americano possa essere disponibile a compartecipare al rilancio dell’aeroporto di Parma, ma solo in presenza di un rinnovato impegno di Centerline o di altri investitori.
Bufo, manager siciliano di notevole esperienza nell’aviazione civile, ha svolto diversi incontri istituzionali e con i sindacati e ha riallacciato i fili con Upi e gli industriali, dopo la “rottura” di rapporti estiva.
Peraltro il compito del Ceo, già arduo, si è ulteriormente complicato a seguito del “pasticcio” della certificazione handling (servizi a terra), lasciata scadere il 29 ottobre dalla controllata Air Mqq, che ha portato alla temporanea cancellazione dei voli di linea.
L’interessamento degli albanesi
In questo contesto si sarebbero fatte avanti due o tre società del settore, per acquisire informazioni e manifestare interesse. Tra questi il Kastrati Group, società albanese che gestisce l’aeroporto di Tirana, capitale dell’Albania. Questo gruppo, fondato e presieduto da Shefqet Kastrati, è composto da numerose branche: infrastrutture, assicurazioni, turismo.
Il ruolo della Regione Emilia-Romagna
Nel contempo il Ceo Bufo sarebbe in trattativa con Ryanair, soprattutto, e con altre compagnie low cost, per delle rotte in collegamento diretto da Parma con capitali europee, tra cui Bruxelles. Tratte del genere permetterebbero un sostegno indiretto da parte della Regione Emilia-Romagna che, come fatto per l’aeroporto di Rimini, impegnerebbe delle risorse economiche per promuovere Parma come destinazione turistica. In gergo tecnico si definisce “incoming”. I risvolti si rifletterebbero anche sui conti della Sogeap, non solo per l’aumento del traffico passeggeri. Tuttavia questa operazione produrrebbe un vantaggio nel medio-lungo termine, non nell’immediato, in cui servono capitali freschi.
La tassa di soggiorno
C’è poi un’altra richiesta, formulata sia da Centerline, sia dalla cordata parmigiana, a Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna. Quella di “assorbire” con fondi regionali la “tassa di soggiorno” sui passeggeri in partenza. Questa imposta definita “di soggiorno” è in realtà una “addizionale comunale sui voli” del valore di 6,5 euro; soldi che finiscono in parte ai Comuni e in parte allo Stato, ed è di non facile decrittazione nei suoi passaggi. Sarebbe caricata sul costo del biglietto, ma di fatto pesa sui conti delle società aeroportuali.
Ad esempio ogni passeggero che transita al Verdi “costa” a Sogeap circa 20 euro. Questo costo dovrebbe essere sostenuto dalle compagnie aeree ma da oltre vent’anni le low cost hanno sovvertito questo rapporto e ad oggi contribuiscono per circa un quarto del costo. I ricavi, e i guadagni, le società aeroportuali li ottengono dai servizi a terra: parcheggi e centri commerciali. Servizi che al “Verdi” sono marginali. E dunque la “tassa di soggiorno”? Ecco, se fosse sostenuta da un ente terzo, come la Regione, non peserebbe sui costi delle compagnie aeree e, a cascata, allevierebbe il costo aeroportuale del passeggero.
Ma le Regioni possono dare questo contributo? Non si configura come aiuto di Stato? A quanto pare le Regioni possono legittimamente addossarsi in bilancio questo contributo per gli aeroporti minori, ossia con traffico fino a 1 milione di passeggeri. In Emilia-Romagna questa condizione vale per Parma (133mila), Forlì (130mila) e Rimini (325mila), dati 2024.
E questo sarebbe un preciso impegno assunto da De Pascale nell’interlocuzione con Sogeap e con la cordata parmigiana.
Cosa succederà?
Le trattative tra privati sono in corso. Potrebbe anche essere che la presenza di una cordata parmigiana possa invogliare investitori esteri (fondi) a sostenere Centerline in un rilancio.
La scadenza del 27 novembre in tribunale potrebbe non essere più una tagliola, nel senso che pur in assenza di un piano di sviluppo aeroportuale ma di fronte a un impegno comprovato di investitori a salvare Sogeap, il giudice fallimentare potrebbe concedere altro tempo. Questo basandosi sul fatto che la società aeroportuale sta rimanendo operativa, seppur ai minimi termini. Certo rimangono le istanze creditizie dei fornitori a pesare sul procedimento.
Il Phenom 300
In questo contesto c’è un fatto privato che è degno di una rilevanza pubblica, perlomeno tra gli appassionati di volo. Ossia l’arrivo a Parma di un Phenom 300, prodotto dalla brasiliana Embraer e considerato uno dei migliori aerei per uso privato sul mercato (fonte: Il Sole 24 Ore, aprile 2025).
Sul sito dell’azienda produttrice è definito come il “jet a pilota singolo più veloce e a più lungo raggio in produzione”, nonché il “jet leggero più venduto al mondo” che può portare fino a 10 passeggeri.
L’Embraer Phenom 300 sarebbe in corso di acquisizione da parte della famiglia Barilla. Andrebbe a sostituire l’attuale Honda Jet HA-420 (fino a 6 passeggeri) che, dato in permuta, avrebbe un valore da “usato” di circa un terzo, rispetto al nuovo Phenom.
Chissà che questo velivolo non sia foriero di nuove avventure nei cieli e per lo scalo parmigiano.
Francesco Dradi, col supporto della redazione




Mi dispiace doverlo dire ma questa questione mi sembra bene interpretare un tratto peculiare (difetto) di Parma. Una città oligarchica, poco incline al cambiamento e con una spiccata ritrosia ad aprirsi.
Una cordata dei soliti imprenditori servirebbe solo a legittimare ulteriormente il fatto che l’aeroporto Verdi è e sarà (sarebbe?) un aeroporto privato, ad uso e consumo di pochi.
A noi inquinamento atmosferico, acustico e spese? No, grazie
Laura
Sono sconcertata dalle energie e dalle risorse sprecate in questo progetto fallimentare. È nato moltissimi anni fa per altri scopi e si trova in mezzo alla città, come possiamo condannare i cittadini a pagarne le spese in termini di rumore, rischio e ulteriore inquinamento? Oltre che lo spreco di ulteriori soldi pubblici, perché anche di questo stiamo parlando, per l’ interesse di pochi industriali. Il personale ovviamente dovrà essere tutelato e ricollocato, ma Parma ha bisogno di ripartire senza la zavorra dell’ aeroporto.
Biongiorno. Trovo intollerabile che una città come la nostra abbia perso la stazione dell Alta Velocità e ora l aeroporto. Abbiamo fiere di grandissimo interesse il teatro Verdi arte e manifattura nell alimentare a livello mondiale ma le grandi percorrenze…. non siamo in grado di averle. È follia incuria totale provincialismo. In altre parole Vergogna x chi dovrebbe guidare in parma in alto e in questo caso è proprio il caso di dirlo
Tutti tentativi per riuscire a recuperare i soldi improvvisamente investiti.
Se l aeroporto per 30 anni non è di fatto decollato, non si capisce cosa possa far mutare la prospettiva, a meno di introdurre una nuova variabile, cioè i cargo.
Con la vicinanza di hubs come Bologna (BLQ) e Milano (BGY, LIN ed MPX), le risorse pubbliche andrebbero forse concentrate nel migliorare le connessioni con questi snodi (preferibilmente via rotaia, ma anche bus shuttle). Se la cordata di imprenditori ha un disperato bisogno di un piccolo aeroporto privato per jet privati liberi di farlo senza però scaricarne l’onere su un territorio ed un pubblico già esausto. Anche se la presa visione dei dati di inquinamento Copernicus dovrebbe fare riflettere anche degli imprenditori, illuminati o meno
https://www.copernicus.eu/en/media/image-day-gallery/low-air-quality-po-valley
Gli snodi di cui parla, sono letteralmente al collasso. Bologna ha dirottato alcuni voli su Forlì che, nonostante faccia un terzo dei passeggeri l’anno di parma, funziona benissimo, proprio perché l’aeroporto del capoluogo di regione non riesce a star dietro al flusso di voli e passeggeri. Bergamo, hub Ryanair, è sfruttato al 100% col suo picco di 400 voli al giorno in una sola pista.
Parma si trova perfettamente a metà e sarebbe ora di pompare l’aeroporto, visto e considerato che, ogni tratta proposta nell’arco degli anni, ha portato aerei quasi sempre full di persone.
Per i cargo invece vuole allungata la pista.
Vedo che si parla di inquinamento a causa dell’aeroporto (nonostante anche con i nuovi progetti di 700k di passeggeri l’anno si parlerebbe di una decina di voli al giorno massimo) quando abbiamo un inceneritore estremamente inquinante: un po’ di fisica di base non guasterebbe per capire la diversità di ordine di grandezza.