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Crisi Sogeap, aeroporto a un passo dalla chiusura

30 Giugno 2025/2 Commenti/in News/da redazione

I canadesi di Centerline non hanno mantenuto fede agli impegni presi e ora l’aeroporto Verdi rischia la chiusura. La conferma arriva da una fonte qualificata.

Al momento del dunque, lunedì 16 giugno, all’assemblea dei soci Sogeap con al primo punto dell’ordine del giorno “ricapitalizzazione” , i canadesi di Centerline (79% delle quote) hanno tergiversato ancora, risultando di fatto indisponibili a sottoscrivere le nuove quote, dopo l’azzeramento del capitale (3,5 milioni euro) andato a coprire le perdite del 2024.

Due giorni dopo, preso atto della situazione, i consiglieri d’amministrazione espressione dell’Unione Parmense Industriali (20%) hanno rassegnato le loro dimissioni, divenute ufficiali il 24 giugno. L’addio è stato dato dallo storico presidente di Sogeap, Guido Dalla Rosa Prati, e da Matteo Ferrari (Ara Group) eletto giusto un anno fa in quota Upi.

Rimangono in carica Carlos Criado, amministratore delegato di Sogeap nonché vicepresidente di Centerline,William O’ Brien, ceo di Centerline, e Claudio Boccardo, manager di lungo corso nell’aviazione, negli ultimi tredici anni amministratore dell’aeroporto dell’isola d’Elba, new entry in cda lo scorso 5 maggio in quota Centerline.

L’uscita di Dalla Rosa Prati e Ferrari ha il sapore della mossa disperata, per mettere spalle al muro O’Brien e Criado e tentare il capovolgimento della situazione, riprendendo in mano Upi le quote e il futuro di Sogeap.

La situazione è precipitata nell’ultimo mese. Da quando Sogeap ha smesso di pagare i fornitori e questi ultimi hanno smesso di fornire i servizi, ad esempio la manutenzione di strumentazione e apparecchiature. È il caso della movimentazione bagagli, da inizio giugno effettuata tutta a mano dai dipendenti dello scalo di via Licinio Ferretti. Da precisare che finora i 24 addetti inquadrati in Sogeap hanno ricevuto regolarmente lo stipendio.

Tuttavia, voci non confermate, indicano una liquidità in cassa per arrivare solo a fine luglio.

In questo momento è praticamente impossibile trovare risposte ufficiali. Niente da Centerline Airport Partners Italia, appoggiata presso lo studio Pirola Associati. Niente dai rappresentanti Upi. Anche i sindacati lamentano il silenzio della proprietà.

Tuttavia, in base alle informazioni raccolte da Parma Parallela, sembra che il debito di Centerline verso Upi ammonti ad almeno 7 milioni di euro, il mancato versamento del sovrapprezzo concordato un anno fa e l’acquisizione del resto del capitale, deciso alla ricapitalizzazione lo scorso ottobre, pari a 2,7 milioni in azioni che di fatto sono rimaste in pegno ad Upi.

Ed ora sarebbero altri 3 / 5 milioni da iniettare in Sogeap per proseguire l’attività.

Sembra prendere corpo il timore, espresso da alcune voci fuori dal coro un anno fa, che Centerline fosse una società prestanome o, nella migliore delle ipotesi, un procacciatore di affari. Che non ha avuto successo.

Di fatto dopo i 2,5 milioni sborsati un anno fa per acquisire la maggioranza in Sogeap, Centerline non ha più finanziato l’aeroporto di Parma. E nemmeno ha prodotto un piano industriale né portato nuovi voli (da domani con l’avvio del volo bisettimanale per Olbia saranno quattro le destinazioni raggiungibili dal Verdi per l’estate: Chisinau, Cagliari, Palermo e appunto Olbia).

D’altronde un’inchiesta di Mi Manda Rai Tre lo scorso gennaio aveva svelato che la sede legale di Centerline era semplicemente un indirizzo presso uno studio legale di Vancouver (città del Canada occidentale).

Il cerino rimane in mano all’Unione Industriali che ha sempre gestito la partita aeroporto tramite il suo direttore, Cesare Azzali. Il conto tuttavia rischia di essere parecchio salato. E con conseguenza anche su Segea-Gazzetta di Parma. Già nota la vicenda del 2023, con gli 8 milioni, prelevati dal capitale Segea per essere spostati in Sogeap. Per sostenere la ricapitalizzazione dell’autunno sarebbero state in pegno le azioni Segea a Credit Agricole. E ora c’è da decidere se proseguire nel sostegno all’aeroporto oppure gettare la spugna.

Che equivarrebbe alla chiusura di Sogeap con riconsegna della concessione aeroportuale a Enac che, a quel punto, aprirà un bando per riassegnare lo scalo di Parma al miglior offerente. E c’è già chi paventa che sarà Bologna, ossia l’Aeroporto Marconi Bologna S.p.A. ad aggiudicarselo.

In questo scenario difficile, sempre per fine luglio sono attese le linee guida della Regione, promesse da De Pascale in campagna elettorale, per disegnare un sistema aeroportuale dell’Emilia-Romagna, sempre che non sia troppo tardi per Parma.

Queste le notizie degli ultimi giorni che riportano nuovamente a un passo dalla chiusura l’Aeroporto Verdi.

Speriamo di essere smentiti.

Riflessioni su quanto accaduto negli ultimi vent’anni sembrano quanto mai opportune, anche per attribuire le giuste responsabilità su un aeroporto mai decollato.

FD

Articoli precedenti:

L’aeroporto non decolla
La Gazzetta passa ai francesi?
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/06/Aeroporto_PSA_fotoalto-ritagliata.jpg 518 947 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-06-30 20:04:472025-07-02 06:19:02Crisi Sogeap, aeroporto a un passo dalla chiusura

I 96 platani da abbattere. Ritirata la delibera

27 Giugno 2025/1 Commento/in News/da redazione


Aggiornamento di sabato mattina. L’Amministrazione Comunale di Parma ha ritirato la delibera di approvazione del progetto di “ammodernamento” di via Spezia che contemplava il taglio di 96 platani. Questo dopo che in una riunione di maggioranza i consiglieri comunali si sono espressi compattamente contro l’ipotesi di abbattimento. Nel pomeriggio di venerdì erano giunte le posizioni di Alleanza Verdi Sinistra, del coordinamento delle associazioni ambientaliste e di altri soggetti. Ne diamo conto in fondo all’articolo.


Venerdì 27 giugno, ore 11 – “Non sapevamo niente fino a ieri” è il commento scoraggiato dei consiglieri comunali di Parma, specialmente quelli della maggioranza. È possibile che davvero non sapessero nulla del taglio di 96 platani lungo la via Spezia, statale della Cisa, tra Parma e Collecchio?

L’ignoranza appare strana ma si spiega anche facilmente. 
Si tratta della proposta di “ammodernamento”, ossia messa in sicurezza con risezionamento della strada statale 62, posa di guard rail e rifacimento pensiline autobus, con la dotazione di una pista ciclabile nel lato est per congiungere gli abitati di Parma e Collecchio. La proposta è datata ormai 20 anni fa; fu lanciata dall’allora sindaco di Collecchio, Giuseppe Romanini, e però i tempi lunghissimi della pubblica amministrazione (leggi Anas e Provincia di Parma) fanno sì che il provvedimento arrivi adesso all’approvazione dei consigli comunali di Collecchio (mercoledì 24 giugno, approvato) e Parma, in calendario lunedì 30 giugno. 
Rimane tuttavia sorprendente che gli attuali consiglieri comunali di Parma non ne sapessero niente, visto che l’iter risulta avviato nella sua fase definitiva un anno fa, nel 2024.

Peccato che i vari enti, dai Comuni coinvolti alla Provincia, alla Regione, ad Anas, nel dare le loro forme di pubblicità e “trasparenza” si fossero ben guardati dall’annunciare che avrebbero tagliato 96 platani (30 a Parma, 66 a Collecchio), come effetto collaterale della realizzazione della pista ciclabile. C’era scritto, naturalmente, nelle pieghe di un documento di 211 pagine. Ma tutti zitti, finché qualcuno se ne è accorto (Enrico Ottolini, il consigliere comunale di Europa Verde).

A Collecchio, che vedrà la parte più consistente delle modifiche, ed è un po’ il Comune referente di questa modifica infrastrutturale, pare non ne abbiano nemmeno parlato dei platani, in consiglio comunale.


Per capirne qualcosa in più si può vedere la registrazione della seduta della commissione consiliare ambiente di Parma. In specifico dal minuto 40’20” viene spiegato perché si dovranno abbattere i platani e come misura di compensazione si prevedano 1.109 arbusti e 208 alberi. Il problema sarebbe dovuto alla posa della pista ciclabile che obbligherebbe a spostare la carreggiata stradale con posizionamento obbligatorio dei guard rail i quali, però, in corrispondenza dei platani non sarebbero flessibili e… dunque si tagliano gli alberi.

Tratto di pista ciclabile esistente ma inutilizzabile. I platani sull’altro lato sono tra quelli a rischio taglio.

Sui 96 platani da abbattere (poco meno della metà dei 210 che sorgono lungo il lato occidentale della statale Cisa) non sappiamo come andrà a finire. L’ondata di indignazione popolare all’idea di tagliare 96 alberi maestosi è stata ampia e trasversale. L’opposizione sembra che voterà contro, compatta. Il cerino rimarrà alla maggioranza che tra due anni hai voglia a presentarti agli elettori dicendo “abbiamo piantato xxx alberi”. “Sì e i platani su via Spezia, chi li ha tagliati?”.

Stupisce che nell’Amministrazione Comunale di Parma non si colga l’incoerenza del firmare il venerdì un protocollo con il parco nazionale dell’Appennino Tosco emiliano per la cessione di crediti di carbonio e favoleggiando il ruolo necessario degli alberi, per raggiungere la neutralità carbonica al 2030. E il lunedì portare in approvazione una delibera dove, appunto, si tagliano 96 platani.

Ecco, viene da dire che c’è un po’ di autoreferenzialità degli amministratori. 
Dai sindaci agli assessori che sapevano di questi abbattimenti e non li hanno fermati. La maggioranza di centrosinistra è la stessa a Parma e Collecchio e in Provincia. Sembra impossibile che non si parlino tra di loro, che non ci sia una mediazione su questi progetti, su scelte infrastrutturali impattanti e che non ci sia il sentore di quando una cosa sta diventando troppo grossa e decisamente impopolare.


Nel pomeriggio di venerdì 27 giugno riunione di maggioranza a Parma per decidere il da farsi.

Aggiornamento serale: Dopo una lunga riunione della maggioranza che amministra il Comune filtra la notizia che sarebbe stata ritirata la delibera relativa al progetto di “ammodernamento” di via Spezia, e dunque scongiurato il taglio dei platani. Si è in attesa dell’ufficialità da parte dell’Amministrazione Comunale di Parma.

Nel frattempo erano arrivate le prese di posizione di Alleanza Verdi Sinistra e del coordinamento delle associazioni ambientaliste.

“L’alternativa per salvare i platani esiste – dichiarano Nicola Dall’Olio, Sara Fallini e Roberto Ranalli di Alleanza Verdi e Sinistra – Ci sono tracciati alternativi migliori, sia per scopi ricreativi che per la mobilità ciclabile verso i luoghi di lavoro, come quello previsto dallo stesso PUMS che passa da Vicofertile e da lì può raggiunge l’area artigianale di Lemignano. Dall’altro lato, a Sud, si può pensare di raccordare la pista ciclabile prevista sull’argine del Baganza, a lato di strada Farnese, con Vigheffio, Stradella e San Martino Sinzano.
L’alternativa progettuale in grado di adeguare Via La Spezia e di salvaguardare i platani si può dunque trovare, basta avere la volontà politica per farlo. Come Alleanza Verdi e Sinistra ci dispiace e sinceramente non capiamo perché l’amministrazione comunale di Collecchio, per altri versi attenta alle questioni ambientali, abbia approvato il progetto ed accettato il taglio di 60 platani nel tratto di competenza
“. Qui il comunicato integrale di AVS.

“Siamo pronti a dare battaglia per salvaguardare i 96 platani della via Spezia, statale Cisa, tra Parma e Collecchio” hanno comunicato le associazioni ambientaliste. “Da quando la notizia ha cominciato a circolare ieri le nostre associazioni sono state contattate da tanti cittadini allarmati e questo fa ben comprendere come il valore del filare di platani unisca diversi aspetti: naturale, paesaggistico, culturale, storico”. le Associazioni “chiedono ai sindaci Guerra di Parma e Galli di Collecchio di fermare l’iter in corso, stralciare le delibere dai consigli comunali e rivalutare da zero il progetto“. A firmare le dichiarazioni sono: Legambiente, WWF, Parma Sostenibile, A.D.A., Società Parmense di Scienze Naturali, Enpa, Parma Etica, Sodales Parma, Manifattura urbana, Fiab Parma Bicinsieme, Kilometro Verde Parma. Qui il comunicato stampa.

Nella serata di venerdì è giunta l’ufficialità: il Comune di Parma ha deciso di «ritirare dall’ordine del giorno del consiglio comunale di lunedì la delibera relativa all’ammodernamento della SS62 di via La Spezia tra Collecchio e Parma».

«Avevamo già raggiunto risultati significativi nel confronto con Anas – afferma l’assessore Gianluca Borghi– con la riduzione a 12 dei platani da abbattere nel Comune di Parma per i lavori di ristrutturazione, risultati però per noi non ancora sufficienti, stante la previsione complessiva dell’abbattimento di quasi 100 alberi in tutta la tratta interessata dai lavori, tra Parma e Collecchio: alberi monumentali che sono parte imprescindibile del nostro patrimonio storico e paesaggistico».

«Chiederemo quindi a Regione ed Anas di rinviare la prevista Conferenza dei servizi di luglio – fa sapere l’assessore -, così da poter ulteriormente approfondire ogni aspetto relativo alla sostenibilità del futuro tratto urbano della SS62, senza ovviamente tralasciare i fondamentali aspetti legati alla sicurezza di questa fondamentale arteria stradale che riteniamo prioritario riqualificare».

Sulla vicenda è intervenuta anche la consigliera provinciale Federica Di Martino: “Quando nel 2024 ho letto la notizia dei lavori di realizzazione di marciapiedi e pista ciclabile lungo Via Spezia mi sono fatta qualche domanda sul come sarebbero stati realizzati. Tutte le ho pensate ma mai mi è balenato il pensiero che avrebbero potuto abbattere 96 platani (!). Invece nella Commissione Urbanistica del Comune di Parma di mercoledì scorso, dopo che il consigliere Enrico Ottolini di Europa Verde Parma aveva sollevato la questione, gli assessori hanno confermato la previsione di eliminazione di un numero enorme di alberi come da progetto redatto dalla Provincia di Parma per conto di ANAS. Così come i consiglieri comunali di Parma non conoscevano questo aspetto del progetto fino al giorno della Commissione, anch’io da consigliera provinciale non ne sapevo nulla e sono rimasta francamente allibita. Oggi ho presentato una interrogazione al Consiglio Provinciale e conto che nella seduta di lunedì prossimo vengano dati i chiarimenti richiesti, in particolare sugli effetti distorsivi di un tale progetto e sulle alternative possibili“.

Da registrare anche la posizione della sindaca di Collecchio, Maristella Galli, intervenuta dopo il clamore suscitato a Parma e che peraltro minimizza il taglio dei platani. “Tra i nostri obiettivi la sicurezza. Grazie ai “golfi di fermata”, per gli autobus di linea, si tutelano i viaggiatori che scendono e salgono dai bus. Grazie alla realizzazione di rotatorie si metteranno in sicurezza le intersezioni che permetteranno uno scorrimento più fluido del traffico essendo tutti gli ingressi e le uscite in un unico senso di marcia; ciò potrà anche meglio tutelare gli automobilisti che troppo spesso sono vittime di incidenti causati dalla velocità“.

L’ approvazione del progetto “è necessaria per poter attingere e non perdere i finanziamenti statali per il miglioramento della sicurezza stradale del tratto. Durante i numerosi incontri con Anas si sono ottenute notevoli migliorie ma il dibattito non si concluderà in questa fase e l’amministrazione comunale di Collecchio continuerà a perseguire il costante miglioramento del progetto per rispondere alle esigenze dell’utenza, della cittadinanza, delle attività economiche e alla fruibilità, senza dimenticare la sostenibilità ambientale che ci ha portato a ridurre sensibilmente il numero di platani da abbattere“.

Considerato che i platani da abbattere erano 96 su 210, viene da chiedersi se nel progetto preliminare Anas pensasse di toglierli tutti. E ora, invece, si ricomincia da capo e sicuramente gli occhi attenti al progetto di via Spezia / statale Cisa saranno molti più di prima.

Per chiudere, la frase di un vecchio lupo del mare politico a commento di queste 48 ore in cui si è scaravoltato tutto: “Comunque in politica il tempismo è tutto, bastava un niente e quel progetto scivolava via tranquillo”.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_6225-scaled.jpeg 1402 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-06-27 10:53:562025-06-28 08:09:32I 96 platani da abbattere. Ritirata la delibera

Soffochiamo nel traffico. Nel parmense 308mila auto: 2 ogni 3 abitanti

27 Giugno 2025/1 Commento/in News/da redazione

In regola con le emissioni il 76% delle automobili.
I diesel euro 5 a Parma sono quasi 9mila, il 7% del totale auto.

I dibattiti sull’automobile in Italia sono spesso condotti in maniera ideologica. Lo dimostra la recente sollevazione contro il divieto di circolazione, dal prossimo ottobre, per le autovetture alimentate a gasolio con motore euro 5.

Divieto stabilito per decreto (Dl 121 del 12/9/2023) dal governo Meloni e valido per le città sopra i 30mila abitanti nelle regioni padane (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) ai fini di contrastare l’inquinamento da polveri sottili (pm10) e ossidi di azoto (NOx).

Provvedimento deciso dal governo per rispondere alle infrazioni dei limiti della qualità dell’aria, che comportano sanzioni dall’Unione Europea. Ma ora, in prossimità dell’entrata in vigore del divieto, si scatenano le proteste bipartisan per “poter circolare liberamente” e considerando tale provvedimento vessatorio per i ceti medi e popolari che “non possono spendere” per cambiare l’automobile.

Tutto ciò spesso senza lo straccio di un dato a supporto delle proprie tesi.

E sì che gli open data sono disponibili. Qui.

E noi li siamo andati a consultare, i dati, scoprendo cose interessanti che vi proponiamo con l’avvertenza che i numeri, di per sé, sono asettici. È la correlazione con il contesto, e l’interpretazione che se ne dà, che dovrebbe essere basata su conoscenze scientifiche e su una visione di prospettiva.

Tutta questa premessa per dire che a Parma città le autovetture diesel euro 5 sono 8.993 pari al 7,13% del totale auto (dati 2024). Si tratta dunque di una minoranza, non piccola ma nemmeno cospicua.

Nel resto della provincia (città esclusa) la percentuale è un po’ più alta: 16.838 auto diesel euro 5 pari al 9,25%.

Per completare il quadro va detto che le autovetture immatricolate a Parma città sono 126.072 e che il 51% sono euro 6. Della quota restante di categorie di motore inferiori, quelle già limitate nella circolazione autunno-invernale in quanto euro 0-1-2 sono il 17%.

In fondo all’articolo, per chi volesse approfondire in proprio, alleghiamo le tabelle che abbiamo ricavato dagli open data Aci. Avvertenza: abbiamo rilevato solo i dati relative alle autovetture. Esclusi, camion, motocicli e altro.

Cos’altro evidenziare? Che le auto alimentate a gas (gpl, metano e ibride) sono 25.892 pari al 20,5%, le ibride sono 10.491 (8,3%) e le elettriche 1056 (0,84%).

Sommando questi numeri, e per farla breve, risulta che a Parma 3 auto su 4 sono in regola per le emissioni inquinanti. Significa che un’ampia maggioranza di cittadini, il 76%, è in regola e avrebbe il diritto di chiedere il rispetto delle normative a tutela dell’aria che tutti respiriamo.

Eppure è una maggioranza silenziosa, ad ora non rappresentata da nessuna forza politica. Le voci che si odono difendono con clamore il 7% di diesel euro 5. È un caso curioso di difesa delle minoranze che, di solito, non si verifica. Ma qui, signore e signori, parliamo di automobile – attenzione, non di diritto alla mobilità – ossia di un oggetto status a cui, volenti o nolenti, non si rinuncia.

E ancora una volta ce lo dicono i numeri. Ampliamo lo sguardo a tutta la provincia di Parma: le autovetture immatricolate nel parmense sono 307.990 a fronte di una popolazione di 458.924 residenti (minorenni inclusi). In pratica 2 macchine ogni 3 persone. Esclusi i minorenni la percentuale di autovetture per abitanti sale all’80%.

E ancora più impressionante è il rapporto sempre più stretto, tra persone e automobile, se guardiamo l’andamento degli ultimi dieci anni: la popolazione è cresciuta del 2,3% passando da 445mila a 458mila, con un +13mila. Le autovetture sono passate da 277.816 (dato 2015) a quasi 308mila l’anno scorso: + 30mila auto.

Come si può spiegare questa accoppiata che, estremizzando, significa 1 persona = 2 auto in più?

Intanto guardiamo ai dati della città, che è il traino dell’aumento della popolazione. In dieci anni i dati statistici (rilevati da Provincia e Istat) dicono che a Parma la crescita di residenti è di 11mila: da 190mila a 201mila. Parallelamente le auto in città sono cresciute “solo” di 13.500 unità.

Questo significa che il resto della provincia ha visto un aumento di 2mila abitanti e di 16.500 macchine. Come mai? È un dato che andrebbe indagato e che non si spiega solo con le flotte aziendali. Può voler dire che negli ultimi anni chi vive nei paesi moltiplica il numero di auto, arrivando ad una per ogni familiare?

Domanda aperta.

In tutto questo andamento un altro dato spicca all’osservazione: l’aumento… rallenta. Tra il 2015 e il 2020 erano state immatricolate 19.000 auto in più (di cui 9.000 in città) mentre tra il 2020 e il 2024 sono +11.000 (di cui 4.500 in città). Abbiamo raggiunto la saturazione o qualcosa sta cambiando nei comportamenti di mobilità? O nel reddito a disposizione delle persone?

Altre domande aperte.

Tornando agli euro 5. Si tratta di auto immatricolate tra 15 e 10 anni fa e in fisiologico progressivo calo. In dieci anni le auto diesel euro 5 in provincia di Parma sono diminuite di 12mila unità (di cui 7mila nella sola città).

La deroga per continuare a utilizzare veicoli inquinanti già esiste da un paio d’anni: è il programma Move-In. Una scatola nera misura il chilometraggio e per un utilizzo urbano, di piccoli spostamenti, è risultato adeguato per garantire la circolazione del mezzo fino al raggiungimento del plafond prestabilito (esempio: 8.000 km/anno per diesel euro 4).

Tabelle coi dati, scaricabili:

Dati_auto_Parma provinciaDownload
dati_auto_ParmacittaDownload
legenda_sigleautoDownload

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_5922-scaled.jpeg 2030 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-06-27 10:25:262025-06-27 10:28:55Soffochiamo nel traffico. Nel parmense 308mila auto: 2 ogni 3 abitanti

Piccoli Studentati crescono

20 Giugno 2025/0 Commenti/in News/da redazione
Nei prossimi due anni altri 500 posti a tariffe agevolate

30. All’esame è un voto che è accolto con gioia.

In questo caso, 30 sono i nuovi posti letto per studenti universitari in una nuova residenza e, dopo anni di immobilismo, è una buona notizia che, giustamente, viene accolta con una certa enfasi.

Tanto che il 23 giugno, lunedì pomeriggio, all’inaugurazione della palazzina studentesca in via Umbria / via Tanara, ci sarà anche la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. Il plesso, ristrutturato tramite Er.Go con fondi PNRR, consta di tre palazzine: una è pronta mentre altre due sono in ristrutturazione, per un totale di 100 posti letto a regime. L’operazione è particolare perché si tratta del recupero ad una funzione sociale di un complesso che era sede di una Rsa per anziani, al centro di un tragico episodio due anni fa.

I 30 posti vanno ad aggiungersi ai 632 che Er.Go, l’azienda regionale per il diritto agli studi superiori, già gestiva a Parma.

Residenze universitaria Er.Go

Residenze universitarie Er.Go n. 7 + 1Posti letto 632 + 30
Cavestro, p.le Bertozzi95
Cocconi, borgo Cocconi20
Ulivi, via Pasini122
San Pancrazio110
Volturno212
Via Casalegno Tobagi25
Montebello, piazza Occorsio48
Tanara30

Una buona notizia tuttavia, continuando nella metafora, è un 30 senza lode, perché siamo lontanissimi dalla cifra che dovrebbe essere garantita, a costi accessibili, dalla nostra città agli studenti fuori sede: 3.600 posti letto.

«Sì – conferma il rettore dell’Università di Parma, Paolo Martelli – in base alle tabelle europee e che il ministero dell’università ha adottato ogni città dovrebbe fornire a costi convenzionati il 20% dei posti letto ai fuori sede. Considerato che quello di Parma è il terzo ateneo per attrattività e che il 57% degli studenti iscritti viene da fuori provincia, ossia circa 17.000, il calcolo percentuale porta ad avere questo numero di 3.600».

Quella degli studentati è una questione nodale per il futuro delle Università e delle città stesse. La protesta delle tende, lanciata due anni fa a Milano dalla studentessa Ilaria Lamera, emulata e dilagata in tutta Italia, compreso Parma, è scemata presto. Per una volta, la politica ha dato una risposta e il governo ha destinato un filone dei fondi PNRR proprio alla costruzione di studentati. In estrema sintesi: 1,2 miliardo di euro per realizzare 60.000 posti letto in tutta Italia. Concretamente 20.000 € di finanziamento per ogni posto letto creato, per tre anni, a patto che il posto letto sia mantenuto disponibile per 12 anni a prezzi calmierati. So’ soldi e le società immobiliari ne hanno subito approfittato. Invece, date le tempistiche molto strette, la Pubblica Amministrazione (Università in primis) non ha potuto approfittarne (occorreva individuare aree edificabili, o immobili da ristrutturare, fare gare, appaltare, aprire i cantieri e concludere i lavori al 30 giugno 2026. E dunque spazio ai privati. A Parma si segnala un’unica operazione in corso: la costruzione di uno studentato da 450 posti letto in strada dei Mercati, nell’ex area Lampogas, ad opera della società Rose Hope Italia srl di Fidenza. Come da normativa il 30% dei posti (ossia 135) sarà riservato a condizioni DSU (diritto allo studio universitario) mentre il restante 70% dovrà comunque essere reso disponibile a prezzi calmierati.

Lo studentato in costruzione in strada dei Mercati

E questo è quanto si sta muovendo e sarà disponibile per il 2026/27.

Tempi più lunghi invece sono stimati per arrivare in fondo a rendere abitabili due strutture di proprietà dell’Università: l’ex carcere di San Francesco del Prato (87 posti) e l’ex convento dei cappuccini in borgo Santa Caterina (61 posti).

Il rettore prof. Paolo Martelli

«La scelta della rigenerazione – spiega il rettore – comporta costi più elevati e tempi indefiniti. A San Francesco iniziati gli scavi nelle adiacenze del canale Naviglio sono state trovate delle anfore di epoca romana e dei pavimenti in cotto del periodo farnesiano. La Sovrintendenza ai Beni Architettonici e Culturali ha giustamente fermato tutto per valutare i reperti. Questo però comporta una lievitazione dei costi, a carico dell’Università, e una dilatazione dei tempi. Adesso i lavori dovrebbero riprendere e contiamo di completare in un anno e mezzo, salvo imprevisti. Per Santa Caterina speriamo di dare il via tra poche settimane. La durata del cantiere sarà due anni».

Altre iniziative in essere sono: una manifestazione d’interesse per acquisire in locazione degli alloggi in zona Campus, la partecipazione alla Fondazione Parma Housing Center (presentata mercoledì, qui un comunicato) e l’accordo ancora valido con l’Asp Ad Personam per una quota di posti (70 ?) da ricavarsi in una ristrutturazione con cambio di destinazione, da anziani a giovani, della struttura Romanini-Stuard in Oltretorrente. «Su quest’ultima non ho notizie aggiornate – circostanzia il professor Martelli – mentre la Fondazione Parma Housing che ci vede assieme ad altri enti pubblici per cercare appartamenti sfitti da raccogliere, con le adeguate garanzie e tutele per i proprietari. D’accordo che era già stato tentato un Fondo affitti rivelatosi un insuccesso, ma questa nuova formula è più interessante e speriamo dia frutti, per destinare appartamenti a studenti e, anche, al personale sanitario che è più in difficoltà nel reperire alloggi».

Gli studenti per alloggi in camere singole o doppie a prezzi calmierati possono rivolgersi anche a Camplus (370 posti tra borgo Cocconi e zona Campus) e Joivy-Dove vivo (200 posti al Campus), società private che hanno sviluppato il loro business nel segmento degli alloggi di servizio, tipo studentati, ma aperti a tutti, con fasce di prezzo medie. Con questi soggetti l’Università di Parma ha un’interlocuzione ma non convenzioni.

Insomma tirando tutte le somme, e guardando fiduciosi al 2027, ci sarà un balzo a 1.600 posti, all’incirca.

«Abbiamo bisogno di altri 2.000 posti letto – non ci gira intorno il rettore – Abbiamo presente la necessità di dare risposte sugli alloggi e questo è un tema che riguarda tutta la città. L’Università porta a Parma 17.000 giovani, per cinque anni della loro vita. E dopo la laurea, raggiunta da circa il 70% dei nostri studenti, questi giovani possono fermarsi a lavorare nelle imprese del territorio. E dunque è interesse di tutti essere attrattivi, che significa anche dare servizi, in primis l’alloggio. Er.go copre al 100% il diritto allo studio con un impegno della Regione Emilia-Romagna di 160 milioni, un sostegno aumentato del 5%, tuttavia chi supera la soglia Isee (20.000 euro, ndr) non può accedervi, e sono comunque fasce di popolazione che fanno fatica e che dobbiamo sostenere. I finanziamenti PNRR hanno avuto un impatto positivo ma i fondi non andranno esauriti. Quello che veramente manca è una politica nazionale per gli studentati».

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_6085-scaled.jpeg 1920 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-06-20 11:47:002025-06-20 13:07:44Piccoli Studentati crescono

Come far odiare l’energia rinnovabile

20 Giugno 2025/2 Commenti/in News/da redazione
Infuocata assemblea al rione Colombo, contro un campo fotovoltaico

Le energie da fonti rinnovabili saranno la soluzione che, prima o poi, archivierà i combustibili fossili e permetterà di ridurre l’emissione di gas serra e dunque contenere il riscaldamento globale, sul lungo periodo.

E come mai, allora, i cittadini all’assemblea nel quartiere Colombo, erano tutti inviperiti?

Perché il modo in cui sta planando sul territorio il fotovoltaico, a botte di 10 e più megawatt su terreni agricoli, senza alcun rispetto di pianificazione, di contesto paesaggistico e di distanze verso le abitazioni, sta inducendo nei cittadini l’effetto contrario a quello auspicato. Questo problema avviene in Italia, e non in altri Paesi naturalmente. Il Decreto Energia (dlgs 199/2021) è stato calato dall’alto per facilitare la diffusione delle fonti rinnovabili, da parte di quello che era ritenuto il “governo dei migliori”, ossia il governo Draghi, e però ha fatto strame di qualsiasi partecipazione non solo dei cittadini ma anche degli enti locali e le regioni, che si vedono piovere sulla testa questi mega-impianti senza poter eccepire quasi nulla. E la recente sentenza del Tar del Lazio ha riportato l’individuazione delle cosidette “aree idonee” in capo al governo.

Ricordiamoci peraltro che il ministro dell’ambiente e della transizione energetica in quel governo era il controverso Roberto Cingolani, non certo un ambientalista e che oggi è amministratore delegato di Leonardo (ex Finmeccanica) che si occupa di difesa e aerospazio.

Questo pregresso si riverbera oggi nell’inazione del governo Meloni che sulla questione non interviene nonostante montino polemiche da ogni dove. La situazione in Emilia-Romagna è ben spiegata in questo articolo del settimanale Internazionale. Senza tralasciare che l’obiettivo per la nostra regione è di 6,3 GW di rinnovabili da installare, il che significa che da qualche parte andranno pur messe. Al momento, l’Emilia-Romagna ha già installato circa 1,5 GW e ha 1 GW autorizzato, con altri 1,3 GW in attesa di valutazione. Mancano dunque 2,6 GW.

La situazione a Parma è andata in scena in un orripilante – a detta di chi vi ha partecipato – presentazione dibattito in via Benedetta nel rione Colombo (quartiere San Leonardo) martedì sera.

I residenti della zona si sono scagliati, con toni molto accesi, contro Paolo Pesaresi, ceo della CRV39 srl che fa parte del gruppo Chiron Energy e contro l’ingegnere Massimo Gaggiotti, responsabile autorizzazioni e conformità della medesima società. Non molto meglio è andata agli assessori Vernizzi e Borghi che hanno alzato le mani, dichiarando di non poter intervenire nel procedimento ma casomai mediare con la società energetica.

Peraltro i giochi sono quasi fatti, manca solo un passaggio in conferenza dei servizi aperta da Arpae per verificare l’impatto ambientale ma su aspetti tutto sommato marginali. Potrebbe esserci il tema dell’invarianza idraulica, ma dipende come sarà realizzato l’impianto.

La superficie interessata è di 14 ettari, ricompresa tra via Benedetta, via Setti, via Rocchi e la ferrovia (interconnessione all’alta velocità) come si può vedere nella mappa. I pannelli fotovoltaici copriranno 4 ettari, il 32% della superficie, rispettando la normativa, per un potenza pari a 11,2 MW che saranno realizzati in due stralci da 5,57 MW. Al centro sorgeranno 8 cabine di trasformazione incassate e un elettrodotto interrato collegherà alla rete. Non è chiaro – dalle informazioni raccolte – se i pannelli saranno ancorati a terra con palificazione leggera e rimovibile o se il supporto sarà cementificato.

I motivi di sollevazione popolare stanno in vari fattori. Primo, la mancata trasparenza della società che ha accettato di presentare il progetto solo dopo che, tramite accesso agli atti, il Comitato Rione Colombo ne aveva scoperto l’esistenza. Secondo, il brusco impatto con l’idea della scomparsa dalla vista di via Benedetta, l’asse portante del quartiere, del prato stabile. I pannelli sorgeranno a dieci metri dalla strada e saranno schermati da una siepe. Sicuramente non si vedranno, tranne che dai piani alti, tuttavia il paesaggio cambia inevitabilmente.

Terzo, un pregiudizio negativo verso queste installazioni che si vedono e, squadrate e con vetri scuri rilucenti, non sono considerate belle – come si vedono le antenne di telefonia, mentre ad esempio le polveri sottili, che provocano danni ai polmoni, sono invisibili – e non c’è niente da fare: per come risponde il nostro cervello agli stimoli vale il proverbio “occhio non vede, cuore non duole”.

Quarto è la sfiducia complessiva nel sistema, in cui il cittadino si sente trattato come suddito: anche se benevoli si tratta di impianti che a causa delle loro dimensioni cambiano la dinamica dei territori e però nessuno ha strumenti per opporsi o quantomeno per chiedere varianti al progetto, per mitigarne gli effetti (laddove vi sono) e farsi un’idea ragionata e compiuta su costi e benefici.

C’è poi il quinto aspetto, quello economico. L’impressione è che queste società (la Chiron è marchigiana, mentre un altro campo fotovoltaico previsto ad Alberi di Vigatto fa capo a una multinazionale spagnola e un terzo impianto è previsto nella zona di Botteghino-Porporano) facciano grandi speculazioni economiche. Nessuno nega il diritto al profitto, ma le cifre che girano sono enormi e diventano fastidiose per un ceto medio che fatica ad arrivare alla fine del mese e che, in questo contesto, teme tra le altre cose una diminuzione del valore immobiliare di case comprate con mutuo e sacrifici. Mentre i terreni agricoli su cui installare il fotovoltaico vengono comprati a prezzi fuori mercato, e qualcuno che vende alla fine si trova.

Più facile sembra essere stata l’acquisizione del terreno di via Benedetta da parte della Chiron Energy. Lì, col vecchio Prg, era prevista una espansione residenziale con palazzi alti 5 piani (se i ricordi son corretti) ma poi la crisi del 2007 ha portato alla cancellazione di quella previsione edificatoria, la riconversione ad agricolo e il fallimento della società proprietaria dei terreni, quindi rilevati a poco prezzo dalla Chiron (notizia attendibile ma non compiutamente riscontrata, ndr).

Ultima postilla, per il cortocircuito del mondo ambientalista: sostenitori delle energie rinnovabili ma altrettanto difensori del suolo e del paesaggio. Un binomio difficile, dato che tutti vorrebbero i pannelli fotovoltaici sul tetto, o sulle pensiline a coprire i parcheggi assolati, o il recupero di aree dismesse e degradate (vedi Spip 3) ma i costi e la normativa facilitano “troppo” la posa su terreni agricoli “vergini” rispetto ad altre soluzioni più virtuose.

Redazione

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-19-at-14.23.45.jpeg 254 710 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-06-20 07:48:222025-06-20 12:30:19Come far odiare l’energia rinnovabile

Due anni e mezzo di Giunta Guerra

15 Giugno 2025/0 Commenti/in News/da redazione


Un bilancio alla luce del sole (senza dimenticare il ventilatore)

Se qualcuno aveva ancora dubbi su quanto la politica possa essere un tema caldo, la presentazione del bilancio di metà mandato della giunta Guerra li ha dissolti. Non tanto per il calore degli animi — sempre sotto controllo — quanto per quello, ben più letterale, che ha trasformato il Wopa in una serra tropicale, e il generatore a gasolio per garantire corrente elettrica a microfoni e proiettore è la rappresentazione plastica del perché aumentino le temperature.

Due mezze giornate in cui Sindaco e Assessori si sono alternati sul palco per raccontare la Parma di oggi e, ovviamente, quella di domani. Il tutto sotto lo sventolio continuo di ventagli (le signore più sagge) e di fogli improvvisati (i meno previdenti), con il ventilatorino portatile del vicesindaco Lorenzo Lavagetto diventato oggetto di desiderio tra i suoi colleghi.

L’atmosfera è discreta, si vuole far trasparire la soddisfazione per il lavoro svolto ma senza cercare l’”effetto WOW”: il leitmotiv ripetuto da sindaco e assessori con apprezzabile understatement è “non siamo qui per autocelebrarci, sappiamo che potremmo fare di più, ma ci impegniamo tantissimo per dare il massimo alla città”.

Il sindaco Michele Guerra viaggia con il pilota automatico del suo stile comunicativo sobrio e rassicurante, a tratti bonariamente ironico. Sempre abile nel parlare a lungo dicendo poco, si tiene alla larga dagli argomenti scomodi (ad esempio l’aeroporto Verdi, per citare uno dei grandi assenti dall’evento). Nessuna primadonna in scena: la squadra si presenta collaborativa e coesa, per lo più senza calze (tendenza trasversale che va da Gianluca Borghi, sempre il più glamour nel suo outfit total dark, a Ettore Brianti, più rustico nello stile ma ugualmente sbarazzino alla caviglia).

A onor del vero, qualche primadonna in platea c’è, ma più per farsi vedere che per ascoltare, lo si capisce dal fatto che dopo un’oretta al massimo quasi tutti i VIP o presunti tali guadagnano l’uscita alla chetichella. Per il resto, circa un centinaio di persone il primo giorno, un po’ meno il secondo, in larga parte rappresentanze di categoria, associazionismo, cooperazione, ordini professionali, politica locale (da segnalare la sola Laura Cavandoli tra i leader dell’opposizione in Consiglio). I “semplici cittadini” sono una rarità quasi esotica (anche perché alle 4 del venerdì pomeriggio la gente ancora lavora, o è già partita per il week-end mare o monti), un po’ come i giovani, evocati in ogni intervento e quasi del tutto assenti in carne ed ossa, a parte una manciata di esemplari da tutelare come panda giganti.

Sul palco sfilano gli assessori, ognuno con il proprio pacchetto di slide non sempre governato con disinvoltura con il telecomando, evidentemente non c’è stato tempo per fare le prove.

Tra le parole più usate spiccano “partecipazione”, “inclusione”, “accessibilità”. In ribasso “sostenibilità”, in ossequio allo spirito dei tempi, anzi il Sindaco ridacchia perché qualcuno accusa la sua amministrazione di estremismo green, ma la rappresentanza ambientalista in sala si sente di rassicurarlo: non c’è pericolo. Sorprendentemente non pervenuta “eccellenza”, di solito tanto cara al lessico ducale.

Gianluca Borghi, assessore ad Ambiente e Mobilità, apre il ballo puntando sul grande classico di Parma carbon neutral, svelando uno degli ingredienti forti della ricetta: l’acquisto di crediti di CO₂ dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, prevedibilmente l’unico modo realistico per avvicinarsi alla neutralità climatica promessa al 2030. Tra i tanti progetti ricordiamo le pensiline fotovoltaiche sui parcheggi pubblici, la Fondazione CER (prima in Italia), per chiudere con il sempre condivisibile richiamo ad Alex Langer, buono per tutte le stagioni, che “la transizione deve essere desiderabile“.

Francesco De Vanna, con le sue deleghe a Sicurezza, Lavori pubblici e Verde, sfoggia una certa concretezza: i parchi rigenerati (Ducale, Nord, Testoni, Vetrai), l’impegno per gestire al meglio i 41 mila alberi cittadini, gli sfalci ridotti per favorire la biodiversità. Sulla sicurezza adotta un approccio progressista, senza farsi ingolosire dalla retorica securitaria imperante: spazio (grazie anche a 45 nuovi Vigili) a prevenzione e prossimità, in secondo piano repressione e telecamere. Su questo tema, come è ovvio che sia, San Leonardo riceve attenzioni particolari.

Chiara Vernizzi, assessora alla Rigenerazione Urbana, vola alto, forse anche per la sua estrazione accademica: il PUG è il suo orgoglio, come visione di lungo periodo, frutto anche delle tante osservazioni recepite. Ma sulle piaghe urbane più dolorose — ex scalo ferroviario, teatro dei dialetti, ponte Nord, per dirne solo alcune — il registro resta sul vago, anzi non dice proprio nemmeno una parola.

Beatrice Aimi, assessora alla Comunità giovanile, racconta il faticoso percorso della candidatura UE per Parma Capitale dei Giovani, con tanto di sudori freddi per i documenti da produrre in inglese, forse ChatGPT non ha ancora varcato le porte degli uffici comunali… Grande enfasi sul “co-management”: saranno i giovani stessi a decidere per i giovani. Attenzione ai meno fortunati e lotta a eventifici e progettifici fini a sé stessi. La platea purtroppo si distrae puntualmente ogni volta che vengono snocciolati dati, ma quando Aimi spiega che a Parma i giovani aprono meno partite IVA che altrove perché “qui da noi il lavoro fisso si trova”, i pochi non intenti a guardare il telefono alzano qualche sopracciglio.

Sempre in tema giovani, Aimi illustra il “bollino di regolarità generazionale” apposto su ogni atto comunale e il primato OCSE di Parma nello Youth Check. Altri progetti innovativi la “cittadella dello sport” e gli spazi gratuiti di aggregazione destrutturata. A un certo punto elenca le “cose che lascia”, viene il dubbio che sia il suo discorso d’addio, ma il sindaco interviene subito per evitare malintesi: “però tu rimani con noi”.

Daria Jacopozzi, che presidia la partecipazione e i quartieri, infarcisce i suoi interventi di molte parole chiave (pace, fraternità, inclusione, dialogo, quartieri, diversità) e un po’ di esempi concreti: la piattaforma “Parma Partecipa”, i laboratori di quartiere, le cene di quartiere sono fra le cose che la rendono più orgogliosa.

Da Ettore Brianti, assessore alle Politiche Sociali, una esaustiva e ben argomentata esposizione sull’importante impegno del suo assessorato nel supportare le fragilità e sull’housing sociale, un lavoro oscuro, dietro le quinte, che trova poco spazio sulle prime pagine ma restituisce dignità alla vita di tanti concittadini meno fortunati.

Caterina Bonetti, disinvolta e sorridente come nel suo stile, sgranocchia agilmente il suo “pezzo di panel” (il gioco di parole, forse involontario, è proprio suo): dopo essersi a lungo soffermata sulle biblioteche, racconta il boom delle diagnosi di problemi comportamentali e nello spettro autistico tra i bambini, i piani per abbattere le liste d’attesa negli asili e, sul fronte innovazione, il fiore all’occhiello del “digital twin” della città, per mappare habitat e abitanti. Anche qui molte parole chiave come inclusione, lotta alla discriminazione e pari opportunità.

Lorenzo Lavagetto, vicesindaco e assessore alla cultura, suscita qualche sorriso divertito del pubblico con la sua autoironia sulla delega alla tutela degli animali: “croce e delizia, molta croce, poca delizia“. Rivendica un’offerta culturale diffusa, popolare, spesso gratuita, portata vicino alle persone nei quartieri fuori dal centro.

Marco Bosi, assessore a Sport e Bilancio, sottolinea l’importanza di progetti che sopravvivano ai cicli politici. È molto fiero di Giocampus, nato 25 anni fa, progetto sicuramente tra i più virtuosi per longevità e contenuti, grazie al quale Parma oggi guida l’Emilia-Romagna nella lotta all’obesità infantile, mentre a suo tempo era fanalino di coda. Annuncia poi che Parma potrebbe ospitare gli assoluti di atletica al Campo Scuola nel 2026, grazie agli importanti lavori iniziati dopo l’alluvione del 2014 dal predecessore Marani. Non dedica un secondo alla vicenda Tardini, il progetto potenzialmente più impattante sulla città di questi decenni, ma pazienza, mica c’è tempo per parlare di tutto…

La gastronomia — finora lasciata in panchina — trova qualche minuto di attenzione da Bosi, con un inatteso occhio alla sostenibilità: Parma, città creativa Unesco, dovrà ripensare i suoi modelli alimentari tradizionali per ridurne gli impatti e adeguarsi a un mondo che cambia. Certo, dal dire al fare…, ma almeno finalmente qualcuno osa parlare di cibo a Parma sottolineando le criticità e senza limitarsi alle solite frasi fatte.

Chiusura morbida e senza domande

Si chiude nella tarda mattinata di sabato, manco a dirlo, con l’ennesimo saggio di understatement di Guerra: ringraziamenti e sorrisi, mentre il momento per le domande promesso il giorno prima viene saltato a piè pari senza che nessuno protesti, ormai s’è fatta una certa e il pranzo in famiglia chiama.

L’evento sul bilancio di metà mandato si chiude come era cominciato: compostezza, messaggi rassicuranti, qualche lampo di concretezza e zero sorprese. Parma si governa così: stando alla larga dagli argomenti scomodi, con un ventilatore sempre pronto in caso faccia troppo caldo.

RC

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/06/evento-meta-mandato-1.jpg 801 1456 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-06-15 18:02:082025-06-15 18:02:09Due anni e mezzo di Giunta Guerra

Langhirano: il Garante Privacy sanziona l’Unione montana per videosorveglianza illecita della Polizia locale

13 Giugno 2025/0 Commenti/in Uncategorized, News/da redazione

Quando a essere multati sono i vigili la notizia è da manuale giornalistico: l’uomo che morde il cane.

È accaduto a Langhirano. La telecamera di sorveglianza dell’accesso al comando di Polizia locale non era adeguatamente segnalata e dunque era illecita (o meglio: illecito l’uso che se ne è fatto).

Una denuncia per “violazione della disciplina in materia di protezione dei dati personali, riguardante il trattamento dei dati personali, mediante una telecamera di videosorveglianza” all’esterno della sede dei vigili urbani, è stata presentata nel 2023 al Garante della Privacy, che ha aperto un fascicolo istruttorio, chiedendo informazioni al titolare del trattamento dati ossia all’Unione Montana Appennino Parma Est, sotto cui ricade la Polizia locale a servizio dei Comuni consociati (sette comuni: Langhirano, Lesignano, Neviano, Tizzano, Corniglio, Monchio, Palanzano).

Dopo le risposte fornite dall’Unione e ulteriori approfondimenti il Garante ha stabilito “che, nel caso di specie, il livello di gravità della violazione commessa dal titolare del trattamento sia alto”.

È quanto si legge nel provvedimento n. 201 del 10 aprile 2025 (emesso il 28 aprile) in cui il Garante della Privacy, concedendo che l’Unione montana “non ha precedenti” ed “ha offerto buona cooperazione” “ritiene di determinare l’ammontare della sanzione pecuniaria nella misura di euro 8.000” e di ingiungere al pagamento della sanzione (riducibile alla metà se pagata entro 30 giorni) e di apporre “un’informativa di primo livello sul trattamento dei dati personali”.

L’Unione montana ha accettato l’ingiunzione e il 26 maggio ha emesso due determine riconoscendo implicitamente di avere torto (nella prima determina è scritto: “ritenuto opportuno non proporre ricorso dinnanzi all’autorità giudiziaria ordinaria avverso il Provvedimento del Garante”), per pagare la somma ridotta di 4.000 euro e acquistare 4 cartelli con la scritta “Area videosorvegliata” per 122 euro.

Cercando di uscire dal linguaggio burocratico-legalese degli atti tentiamo di spiegare in termini semplici cosa è successo. Alla base di tutto è bene sapere che vi è un rapporto fortemente conflittuale tra agenti e comando della polizia municipale dell’Unione montana (su questo torneremo in un prossimo articolo). La sede del comando all’epoca dei fatti era in via Cascinapiano 1 a Langhirano, mentre ora è ubicata nella palazzina comunale in via Pelosi 11 sempre a Langhirano, che è il paese in cui ha sede l’Unione montana, essendo Langhirano il Comune principale con una popolazione di oltre 10mila abitanti, sui 22mila dell’intera Unione montana.

Il 2 gennaio 2023 un agente di polizia municipale fuori servizio entra alle 20 nella sede del Comando ad uffici chiusi, per cercare degli effetti personali che ha dimenticato. Non sta compiendo atti illeciti (come è stato appurato successivamente). La domanda è: potrebbe entrare a sede chiusa per motivi personali o non potrebbe? E nel farlo deve seguire delle procedure particolari?

Il punto viene messo dal comandante che notifica all’agente un provvedimento disciplinare che si basa anche sul fatto che è stato ripreso dalla telecamera di sorveglianza. E qui scatta l’incogruenza che porta l’agente a denunciare il fatto, considerandolo un abuso, al Garante della Privacy.

Nell’istruttoria il Garante, tramite le informazioni ricevute dall’Unione montana, appura che la telecamera è stata installata nel 2016 per motivi di sicurezza urbana a tutela degli immobili di proprietà, e che, per questi motivi, il termine massimo di conservazione dei dati sia 7 giorni. Peccato che nella notifica all’agente del procedimento disciplinare sia indicata la data del 13 gennaio (undici giorni dopo il fatto) e che le riprese non potessero essere utilizzate per il “trattamento dei dati personali dei lavoratori”.

Semplificando, possiamo dire che si tratta di due errori gravi commessi dal Comando di Polizia locale che il Garante accerta chiedendo chiarimenti all’Unione la quale li fornisce senza remore, in uno scambio epistolare a più riprese nel corso del 2024.

Due in particolare i rilievi mossi dal Garante: il primo è che per il tipo di inquadrature della videocamera di sorveglianza essa non si può configurare idonea per la “sicurezza urbana integrata”, il secondo è che è possibile riprendere l’attività dei lavoratori ma questo aspetto deve essere oggetto di un accordo sindacale e notificato specificamente (informativa di secondo livello) ai lavoratori. L’Unione montana ha siglato l’accordo sindacale sulla videosorveglianza il 21 novembre scorso, dopo l’avvio del procedimento del Garante.

Insomma, ora quella telecamera è in regola.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/06/videocamera_pexels-photo-207574-scaled.jpeg 1707 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-06-13 09:15:272025-06-13 09:26:29Langhirano: il Garante Privacy sanziona l’Unione montana per videosorveglianza illecita della Polizia locale

Tra dialogo e rabbia contro la microcriminalità

13 Giugno 2025/0 Commenti/in News/da redazione
Le richieste di “Giù le mani da Parma” al prefetto e alla polizia locale

Ci sono due filoni che emergono dalla conferenza stampa di “Giù le mani da Parma” il movimento civico contro la microcriminalità nato a San Leonardo, che preannuncia un terzo corteo manifestazione per sabato 21 giugno, con ritrovo in piazzale della Pace alle 10.30.

C’è il filone ufficiale, dei portavoce Gianluca Zoni e Mauro Franchi, che espone richieste di dialogo quasi moderate.

E c’è il filone rabbioso, degli aderenti, che non esita a “prendersela” con i carabinieri che durante i pattugliamenti non farebbero il loro dovere (una voce si alza per dire, addirittura, che simpatizzerebbero coi pusher) e con la magistratura che dovrebbe essere più inflessibile con i condannati, mandandoli in carcere senza concedere la sospensione condizionale della pena.

In conferenza stampa non una parola è stata rivolta contro il sindaco Guerra che, invece, nel volantino della manifestazione di sabato prossimo è il primo bersaglio, reo di “non ascoltare”.

La situazione di microcriminalità che viene posta all’attenzione è sempre e solo quella del tratto iniziale del quartiere San Leonardo, con epicentro in via Brennero. Una presenza permanente di spacciatori, tossicodipendenti e piccoli delinquenti che non si riesce ad eliminare e induce esasperazione nei residenti, denuncia Zoni.

«La discussione della mozione che abbiamo proposto in consiglio comunale – afferma il portavoce di Giù le mani da Parma – non ci ha soddisfatti, quindi faremo una conferenza stampa mensile per dire quello che succede. Le nostre manifestazioni sono servite, abbiamo visto una maggior presenza delle forze dell’ordine e anche il prefetto ha detto al sindaco che la polizia locale dev’essere attiva 24 ore».

Fatto questo preambolo Zoni elenca quattro richieste: «Primo, chiediamo un rafforzamento del presidio territoriale, sappiamo che le forze dell’ordine a disposizione sono minime per cui chiediamo al prefetto di fare richiesta al governo per aumentare l’organico».

Seconda richiesta: «Vorremmo un presidio notturno della polizia locale. Bene 45 nuovi agenti assunti, ma vorremmo che facessero adeguata formazione, per evitare che si ripetano episodi come quello noto, accaduto in via D’Azeglio recentemente» Terzo: «Serve più coordinamento tra le istituzioni e con i cittadini. Il Comitato Sicurezza della Prefettura deve essere più coinvolgente».

Quarto: «Vogliamo maggior pattugliamento delle zone critiche, come via Brennero. E il presidio di polizia locale in San Leonardo non può essere aperto solo due ore al giorno, con spesso i vigili che sono fuori in strada, e questo ben venga. Ma il presidio dev’essere presenziato, magari trasferendo personale amministrativo dal Duc». Infine Zoni avanza qualche richiesta spicciola: «ragionare sulla dotazione e l’uso di taser (pistola elettrica) alla polizia locale», «utilizzo del Daspo», «ripristino del nucleo cinofilo» «attivare convenzioni per gli assistenti civici volontari a fianco della polizia locale, intesi come volontari delle associazioni nazionali della polizia di stato o dei carabinieri».

L’avvocato Franchi chiede esplicitamente a chi sovrintende alla sicurezza «l’istituzione di un tavolo tecnico di concertazione, con la partecipazione permanente della civicità, ad esempio del coordinamento che rappresentiamo e di analoghi comitati o rappresentanze», rimarcando che «la sicurezza dev’essere la prima priorità dello Stato» a cui compete legiferare in tema di «ordine pubblico e sicurezza, come stabilisce l’articolo 117 della Costituzione».

FD

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/06/Screenshot-2025-06-13-alle-10.03.42.png 1188 2874 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-06-13 08:56:582025-06-13 08:59:30Tra dialogo e rabbia contro la microcriminalità

Stazione, sette mesi di scale immobili

10 Giugno 2025/2 Commenti/in News/da redazione

Sono quasi 7 mesi che, in stazione, le scale mobili sono fuori servizio dal piano -2 (corrispondente all’arrivo di autobus, taxi e auto in sosta breve) al piano -1, il mezzanino di accesso ai binari.

Non si tratta di un disagio da poco. Riguarda almeno 10mila viaggiatori al giorno. Difatti la stazione di Parma è classificata da RFI come ad alta frequenza (da 10 a 20mila viaggiatori/ giorno).

La sostituzione della scala mobile è stata effettuata. Sarebbe pronta alla riapertura, ma le barriere gialle rimangono a impedirne l’accesso. Come mai?

“Carissimi, – ci scrive dalla community la lettrice S.B. – volevo segnalarvi i disservizi della stazione di Parma. Ci sono lavori in corso che sono iniziati il 25.11.2024 (non si vede mai nessuno lavorarci però!) con chiusure delle scale mobili che portano dal livello stradale al piano intermedio e viceversa e chiusura dell’ascensore che porta al binario 6.

Mi è capitato alcune volte di aiutare delle signore con bagagli ingombranti costrette a salire le scale… Ora, sulle informazioni relative ai lavori c’è scritto che la tempistica del cantiere è di un anno, però trovo assurdo che questa situazione possa dilungarsi così tanto e causare parecchi disagi ai viaggiatori.Inoltre in questi giorni è stato chiuso l’accesso al primo binario, senza specificare di quale tipo di lavori si tratta, seppure più brevi”.

Abbiamo contattato invano RFI (Rete Ferroviaria Italiana) per avere delle risposte. Purtroppo è la situazione del Paese Italia, dove il cittadino (e ormai anche i mezzi di informazione) non ottiene spiegazioni, risposte, dove non c’è nessuna trasparenza. E allora siamo costretti ad affidarci alle testimonianze informali, alle indiscrezioni, per capire cosa succede, ricostruendolo intrecciando le voci con gli scarni dati ufficiali.

La nuova stazione, inaugurata nel 2014, ha sempre avuto vita travagliata, fin dalla sua progettazione nell’epoca della grandeur ubaldiana. La sua costruzione ha risucchiato soldi pubblici come in una voragine (almeno 90 milioni) per una struttura poco funzionale, bruttina e fin dall’avvio continuamente oggetto di rotture nei suoi collegamenti interni.

Dopo anni di segnalazioni e riparazioni estemporanee, RFI ha preso atto che scale mobili e ascensori andavano smantellati e sostituiti con impianti nuovi.

Il cantiere, per un appalto di 700mila euro affidato alla ditta Camar di Castelnovo Monti, riguardava, appunto, il rifacimento delle scale mobili dal -2 al -1 e dell’ascensore per i binari 6 e7. I lavori hanno preso avvio il 25 novembre scorso e dovevano concludersi in tre mesi. Ma dopo la sostituzione della scala mobile tutto si è fermato e solo nei giorni scorsi sono ripresi i lavori per l’ascensore. Stima di conclusione lavori: un mese. In fondo sarebbe un ritardo di 5 mesi, anche poca cosa viene da dire amaramente.

Intanto altri lavori di riqualificazione al binario 1 hanno comportato lo spostamento dei convogli per e da La Spezia sul binario 2 ma nessun cartello segnaletico è stato affisso per segnalarlo. Certo ci sono i tabelloni elettronici e gli annunci all’altoparlante. Tuttavia è un’altra mancanza di informazione ai cittadini.

All’esterno, al livello 0, ossia dalla stazione alla piazza Dalla Chiesa, da mesi sono interdette le passerelle pedonali di collegamento tra la stazione e le rastrelliere delle bici e i posteggi moto. Basta dare un’occhiata allo sbriciolamento del piano di calpestio in vetro temperato per coglierne il motivo (anche qui, nessun cartello). Possibile che dopo dieci anni sia così malridotto? (Anche qui: citofonare l’archistar Bohigas che disegnò la nuova stazione, ma potremmo aggiungere i progettisti, le ditte incaricate dei lavori, la società di trasformazione urbana Stu Stazione, i politici dell’epoca…)

Vedremo se la sistemazione delle passerelle rientrerà nel nuovo cantiere che RFI dovrebbe appaltare nel corso del 2025 (che contemplerà vari interventi: le scale mobili da 0 a -1, due ascensori, rifiniture esterne, per un totale di altri 700mila euro). I lavori dovrebbero marciare in contemporanea con quelli predisposti dal Comune di Parma per il prossimo autunno, per la riqualificazione della piazza, inclusa la fontana del monumento a Bottego. Stanziati 2 milioni di euro.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_5967-scaled.jpeg 2560 1920 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-06-10 16:44:492025-06-11 09:10:16Stazione, sette mesi di scale immobili

Referendum Cittadinanza, festa della nuova Italia al parco Pellegrini

6 Giugno 2025/0 Commenti/in News/da redazione

“Giugno all’inizio è un mese ancora sospeso. Si porta dentro l’ultimo ricordo dell’inverno, l’aria che spazzola l’ultima neve delle vette e corre fresca in pianura.

C’è tanta energia e bellezza in questa sera: chissà dove porta, chissà cosa porta”.

Prendiamo a prestito le parole di Andrea Baroni, enologo e scrittore, per calarci nella festa di chiusura della campagna elettorale per il referendum cittadinanza, andata in scena ieri sera (5 giugno) nel parco Vero Pellegrini, nello spazio Avért.

Sembra una festa di fine anno scolastico: allegra e malinconica.

Con tanta gioventù come fosse all’ultimo ballo. Il referendum come un pre-engagement politico.

La sfida di vincere il referendum dell’8 e 9 giugno è tutta in salita: raggiungere il quorum (50%+1 voto, che renderà valido il risultato dello scrutinio, altrimenti nulla) sarà un miracolo. Questa consapevolezza di fondo allontana, anzi non fa proprio apparire, l’ansia e la tensione elettorale. Rimane dunque quel guardarsi e poter dire: pure per poco, e anche se il governo e la Rai hanno silenziato i referendum, abbiamo messo al centro del dibattito, e del pensiero degli italiani, il tema della futura identità nazionale. Questo il punto di merito, al di là del quesito tecnico sulla riduzione dell’attesa da 10 a 5 anni della cittadinanza italiana per le richieste di chi è cittadino straniero.

Dal profilo instagram Referendum Cittadinanza Parma

La festa per il referendum cittadinanza è lo iato palpabile tra la vecchia e la nuova Italia.

I capelli bianchi, che sono largamente prevalenti alle feste di partito e di chiusura campagne elettorali politiche, si contano sulle dita di una mano. Il pubblico (una cinquantina di persone ad ascoltare i relatori, il quadruplo ai tavoli ad abbeverarsi di aperitivi in attesa della chiusura in musica) è quasi tutto giovane di quella indefinitezza dei giovani come sono intesi oggi: dai 20 ai 35 anni.

È l’avanguardia della nuova Italia: molto femminile, colorata, senza appartenenze politiche esplicite e però forse con il limite di essere una crème.

La serata è stata ottimamente organizzata dal comitato promotore di Parma del Referendum Cittadinanza (Joy Olayanju, moderatrice, Maria Letizia Zanoletti, presentatrice, Luca Amadasi, factotum) con ospiti di rilievo nazionale.

Prima di cominciare, uno sguardo a chi c’è della politica locale. Siccome il Comitato chiede di non esporre bandiere di partito, ci adeguiamo e li elenchiamo senza accanto le siglette di partito.

Tra i primi ad arrivare: Victoria Oluboyo, Michele Alinovi, Enrico Ottolini in cargo bike, l’assessore Gianluca Borghi, in bici azzurra fiammante. E poi si vedranno: Antonio Nouvenne, Massimo Pinardi, Sara Fallini e Giulia Nico, Marco Bosi, Leonardo Spadi, Giuseppe Negri. Ci scusiamo se ci fossero stati altri, che non abbiamo visto.

Nel pubblico altre figure di rilievo della vita cittadina: Luca Marola (che sarà omaggiato di un applauso per la sentenza di assoluzione dal processo cannabis light), Giuseppe Iotti (presidente G.I.A.), Niccolò Delsoldato (uno dei direttori di Punto e virgola).

E naturalmente, poiché il suo nome spiccava in locandina, c’è il sindaco Michele Guerra a cui tocca l’apertura, con un discorso motivazionale.

L’arte oratoria del sindaco è sempre efficace anche se si avvertiva un po’ di stanchezza, al termine di una giornata intensa per Guerra, scandita da mille impegni tra cui l’evento conclusivo dell’Assemblea per il Clima, ulteriore tassello del percorso “Parma carbon neutral”, ma questa è un’altra storia, anche se tutto si tiene.

«L’altro giorno ero a un incontro dei corsi serali alla scuola Bodoni – affonda subito il sindaco – un ragazzo, venuto dall’Albania a 3 anni e che oggi ne ha 23, mi ha chiesto “sono qui in Italia da sempre e rimarrò qui, mi sento come voi. Perché non posso ancora esprimere il mio voto?” Questo perché sono lunghissimi i processi per ottenere la cittadinanza. E oggi tanti concittadini di Parma ci chiedono di impegnarci per un loro diritto, ma è un vantaggio per tutti: una società che garantisce più diritti è una società che sta meglio. A Parma sono 35mila i cittadini stranieri residenti e sono pochi quelli da paesi dell’Unione Europea. Sono cittadini che lavorano, fanno impresa, portano risorse e demografia, un tema che deve starci a cuore».

«La città – prosegue Guerra – si sta un pochino sprovincializzando, grazie a tanti cittadini provenienti da tante parti del mondo, la parmigianità arroccata si sta un po’ sgretolando» e scusate ma son parole da rimarcare, queste del primo cittadino.

Sul referendum Guerra parla di «dibattito lunare, surreale», che addita i migranti solo come delinquenti. Senza nascondersi «c’è una quota di devianza, ma se partiamo dal presupposto che è tutto male, noi siamo destinati a spegnerci, come dice la nostra demografia. È un Paese che va spegnendosi. Accanto a questo dibattito assurdo, c’è l’invito al non-voto. Stiamo chiedendo a questo Paese di non informarsi e non dire come la pensa. E, dopo, per forza che starà a casa. Il quorum è difficile. Ma diciamo a tutti di andare a votare: non possiamo rimpiangere di non aver dato tutto quello che abbiamo».

A seguire, moderati da Joy Olayanju, sul palco si sono alternati Livio Cancelliere, avvocato immigrazionista, Antonella Soldo, autrice quesito referendario e coordinatrice campagna, Viktoria Karam, attivista e gestrice dell’account instagram Volti Italiani e Michele Rossi, direttore del Ciac, ente di tutela diritti della popolazione immigrata.

Dal profilo instagram Referendum Cittadinanza Parma

Cancelliere ha spiegato l’oggetto del referendum e il tecnicismo che, se vincesse il sì, ridurrebbe da 10 a 5 anni la possibilità di fare la richiesta di cittadinanza. Spiegando che in realtà i dieci anni sono da intendere come un 10+3 a causa delle procedure burocratiche, dopo la presentazione della domanda.

E fermo restando gli altri requisiti da rispettare richiamati da Soldo: conoscenza della lingua italiana al livello B1, reddito negli ultimi tre anni, fedina penale senza reati. « E guardiamo invece ad alcuni onorevoli che siedono in Parlamento» dice caustica Soldo che attacca senza remore il governo: «Persone che alimentano paure per raccattare voti» con il paradosso che volendo inseguire gli scafisti «nel globo terracqueo» il risultato è che «abbiamo il triplo degli sbarchi da quando sono loro al governo». «Vorrei vivere in un paese più moderno, che non ha paura, che gestisce con razionalità i problemi – spiega Antonella Soldo – se uno stupra è un reato grave, non potrà mai chiedere la cittadinanza. Il referendum è per coloro che vivono e lavorano qui e hanno figli che vanno a scuola. Cinque anni di legale residenza sono più che sufficienti». Infine la coordinatrice nazionale del referendum cittadinanza sottolinea che «abbiamo 230 organizzazioni dai grandi partiti a piccole associazoni che hanno visioni diverse, ma si sono messe insieme su questo tema. Il referendum è una prova di democrazia, chiunque dovrebbe ringraziare perché si faccia».

Viktoria Karam è l’emblema della nuova Italia: «Sono nata a Salerno da genitori brasiliani, mio padre era un giocatore di hockey e hanno deciso di stabilirsi in Italia. Ma io ricevo la cittadinanza italiana solo a 22 anni e mezzo. Per questo ho creato la pagina instagram Volti Italiani, per mostrare la vita reale di ragazze e ragazzi, nati qui o che vogliono diventare italiani. La legge che regolamenta la cittadinanza è ferma da 33 anni, non rispecchia la società di oggi, che è molto più integrata di allora. Il referendum è il primo passo per affrontare il tema e discutere di ius soli e ius scholae. La pagina instagram ha lo scopo anche di contrastare tante fake news, come ad esempio il fatto che la Germania rilasci meno provvedimenti di cittadinanza dell’Italia. Il punto è che se nasci in Germania, dopo 5 anni la cittadinanza è automatica».

«Da come si definisce la comunità dei cittadini si definisce l’identità del Paese – dice Michele Rossi – Questo referendum è un momento di riflessione profonda. È un minimo atto di giustizia, ma anche un atto politico verso chi ha scelto l’Italia, studiando e lavorando, e ora continuare a privare queste persone della partecipazione non è solo ingiustizia, è una feroce manipolazione del tempo di vita. Questo referendum ci fa ragionare su come la Pubblica Amministrazione manipola il tempo delle persone, spesso ricattando i tempi di vita e in questo c’è una saldatura con i temi dei referendum del lavoro».

Rossi fa degli esempi concreti: «In Italia non c’è una politica per entrare legalmente. L’immigrazione è forzatamente illegale e l’unico modo per regolarizzarsi è la domanda di asilo politico, che sta diventando oggetto di una campagna furibonda. Questi sono i tempi di attesa per domanda di asilo a Parma: 5 mesi per arrivare agli sportelli, 13 mesi per l’esame della domanda, e poi fino a 12 per risposta. Sono quasi 3 anni di vita, senza legittimità giuridica, il che vuol dire spesso tre anni di lavoro nero e sfruttamento abitativo e anche criminale. Questo referendum ci pone di fronte a questi temi».

E Rossi lascia una postilla sulla casa: «Se fino a qualche anno fa la situazione era difficile, oggi per un immigrato non è più possibile trovarla, c’è un razzismo sociale».

Questa sera ore 21 appuntamento al parco Bizzozero per la festa di chiusura del Comitato cittadino per i 5 Sì ai Referendum.

Lunedì scorso, per i referendum sul lavoro, c’è stato in piazza Garibaldi il comizio di Maurizio Landini, segretario nazionale Cgil.

Chi vuole approfondire può rivedere le puntate del nostro podcast Parma Parallela Live in cui abbiamo parlato dei referendum, ospitando Joy Olayanju e Maria Letizia Zanoletti del comitato promotore referendum cittadinanza e Matteo Rampini del comitato dei 4 referendum sul lavoro.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_5993-scaled.jpeg 1183 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-06-06 11:02:152025-06-06 11:33:37Referendum Cittadinanza, festa della nuova Italia al parco Pellegrini
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