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L’addio al “Monello”, l’ultimo partigiano

6 Giugno 2025/2 Commenti/in News/da redazione

Se ne è andato il 3 giugno, Angiolino Coruzzi, nome di battaglia “Monello”. Era l’ultimo partigiano ancora vivente in provincia di Parma. Avrebbe compiuto 101 anni tra una manciata di giorni.

Ho fatto in tempo ad intervistarlo, un mese e mezzo fa, ricoverato in una casa protetta. Stava già perdendo lucidità ma i fatti salienti che lo videro protagonista nella guerra di Liberazione li ricordava bene. Mi accolse subito con questa frase “Il nostro compito era mandare a casa i tedeschi”

Pubblichiamo qui un breve video, in cui Angiolino Coruzzi ricorda la prima battaglia cui prese parte: l’assalto al presidio fascista di San Michele Tiorre, la notte del 23/24 giugno 1944. Un combattimento feroce, in cui persero la vita diversi militi della RSI e, tra i partigiani, la staffetta Marco Pontirol Battisti.

Il ricordo di Angiolino era ancora nitido. Sono quei particolari del racconto in prima persona che lo rendono vivido, che ci trasportano lì, nell’oscurità, nei pressi della scuola elementare da dove esce il grido delle camicie nere, per darsi coraggio e per incutere timore. «Era il primo combattimento… gridavano “siamo leoni del duce, siam leoni” … eh porca miseria… Sono riuscito a lanciare una bomba a mano dentro dalla finestra e dopo, invece di gridare “siam leoni” dicevano “aiuto, aiuto” perché in una stanza una bomba fa del disastro».

Stavo recuperando altro materiale e informazioni su Angiolino Coruzzi, che militò nella 143^ Brigata Garibaldi ed ebbe una vita intensissima per pubblicarne un ritratto. Lo farò appena possibile (inciso: la documentazione pubblica su di lui è scarsa e sparpagliata, come su tanti altri patrioti che fecero la Resistenza, spesso confinata in ricordi familiari che poi si disperdono, ma questo è un altro discorso).

Ieri i funerali, rapidi, in forma laica e senza orazioni. La benedizione impartita da don Umberto Cocconi e poi un breve ricordo spontaneo di Giovanna Bertani, volontaria dell’Anpi, l’associazione che Angiolino ha frequentato finché ha potuto, assieme al circolo Filippelli, dove passava le sue giornate.

A salutarlo un significativo gruppo di familiari e amici, e una rappresentanza dell’Anpi.

È mancata la presenza delle istituzioni. Nessuno del Comune, nessuno della Provincia. Un peccato. Un segno dei tempi.

Salutiamo Angiolino Coruzzi con le parole che gli ha dedicato Rocco Rosignoli, musicista, cantautore: “Vivere in eterno non è dato a nessuno. Angiolino Coruzzi, partigiano “Monello”, ha lasciato il nostro mondo oggi, all’età di cent’anni. A quanto pare, l’ultimo. Con lui va via tutta la generazione di chi partigiano lo era stato veramente. Ancora l’anno scorso, di questi giorni, era venuto in sede ad assistere a una lettura. L’anno prima, a tesserarsi.

Se vivere per sempre è impossibile, e campare a lungo in relativa salute è qualcosa che si può invidiare, non è comunque per nulla serena per parte mia la ricezione della notizia. Non solo per l’affetto maturato per Angiolino nei pochi anni che l’ho conosciuto, comunque profondo; ma proprio per il tramonto di quella generazione di cui è stato l’ultimo ad andarsene, quella davanti a cui ognuno di noi, a prescindere dall’orientamento politico, ha provato profonda gratitudine e per la cui scelta non potevamo che nutrire profondo incontestabile ed eterno rispetto.

Non erano giganti, erano uomini comuni che hanno fatto una scelta, quella giusta. Guardando indietro, mi chiedo chi vedrà noi e le nostre, me e le mie, come le potrà valutare.

In fin dei conti, la Storia al di là delle frasi fatte non è per nulla un tribunale. Rendere conto a se stessi per primi, senza farsi mai sconti, senza compiere scelte di comodo, rischiando in prima persona sempre, è la lezione che ho potuto imparare dai partigiani che ho avuto la fortuna di incontrare. Per parte mia, ci provo ogni volta.

Grazie partigiano Monello. Grazie a tutti i tuoi compagni che ti hanno preceduto. Qui quel mondo che avete reso migliore va in pezzi. Cercheremo di resistere, i vostri tempi erano più bui, ma forse la vostra anima era più luminosa“

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/06/IMG_5627-scaled.jpeg 1920 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-06-06 09:13:392025-06-06 15:29:38L’addio al “Monello”, l’ultimo partigiano

L’aeroporto non decolla

30 Maggio 2025/3 Commenti/in News/da redazione

Silurato l’ad Tanev dopo tre mesi

Non si intravvedono nuovi voli all’orizzonte. Continua la fase di stallo dell’aeroporto Giuseppe Verdi. Anche per l’estate in arrivo le destinazioni saranno le solite mete balneari: Palermo e Olbia che si aggiungono alle due rotte annuali su Cagliari e Chisinau (Moldova). Spariti i collegamenti AeroItalia su Comiso e Trapani.

Così come è sparito l’amministratore delegato Krassimir Tanev, annunciato in pompa magna a fine gennaio e silurato neanche tre mesi dopo. La notizia si è però saputa solo adesso, consultando gli atti ufficiali perché nessuno dalla proprietà e dalla governance si è premurato di diffonderla tanto che anche i sindacati sono rimasti a bocca aperta nell’apprenderla. Si erano salutati con Tanev a fine marzo aspettando una convocazione in giugno per la presentazione del piano industriale. Invece, ora chissà.

Il ruolo di Ad (o Ceo, in inglese) è tornato sulle spalle di Carlos Criado, il vicepresidente della Centerline, che già aveva assunto il medesimo incarico, con funzione di traghettatore, all’indomani dell’acquisizione di Sogeap da parte della società canadese.

Peraltro anche sul fronte del pacchetto societario permangono delle fumosità. Sempre consultando gli atti (visura camerale) si evince che non c’è ancora stata la conclusione del processo di ricapitalizzazione decisa nell’assemblea straordinaria dell’autunno scorso. In due distinti passaggi fu azzerato il capitale sociale (per coprire le perdite di 3,5 milioni € del 2023) e decisa la ricapitalizzazione sempre per 3,5 milioni circa, ma con l’effetto di estromettere i soci pubblici, impossibilitati a sottoscrivere quote di una partecipata in perdita, e anche altri piccoli azionisti.

Agli atti formali Centerline detiene il 79,5% del capitale sociale di Sogeap ma le azioni rimangono in pegno alla Parma Aeroporto srl, la società di scopo dell’Unione Parmense Industriali. Tradotto non è chiaro se e quanto abbia effettivamente liquidato Centerline all’Upi per le quote azionarie. L’impegno era di versare un sovrapprezzo di 4,5 milioni sul pacchetto azionario precedente, con l’aggiunta di altri 2,7 milioni per la ricapitalizzazione (di questi solo un terzo sarebbe stato versato). Parma Aeroporto srl detiene regolarmente il 20,36% di azioni.

In questo contesto ora arriva un bilancio consuntivo da approvare che, verosimilmente agli anni passati, anche per il 2024 porterà una perdita di oltre 3 milioni € da ripianare.

Lo si può desumere dai dati certificati del traffico aeroportuale (fonte Assaeroporti). Nel 2024 al Verdi sono transitati 133.757 passeggeri (-0,2% sul 2023) da 4.565 voli (-9,3% sul 2023) costituiti per la gran parte da aerei executive. Alla voce cargo spicca lo 0. Nessuna merce è sbarcata l’anno scorso.

E su questo sembra proprio che il capitolo cargo sia definitivamente chiuso e, con esso, l’ampliamento dell’aeroporto. In base alla convenzione Enac-Sogeap del 2019, e con le successive proroghe post-covid, i lavori di allungamento pista devono concludersi al 31/12/2025. Allo stato attuale non solo non è avviato alcun cantiere, ma nemmeno risultano mai ricevute, e quindi spedite, le lettere di esproprio dei terreni privati circostanti l’attuale sedime aeroportuale.

Dunque Centerline su questo aspetto ha tenuto fede alle prime dichiarazioni, ossia il disinteresse completo ai voli cargo. E cosa ne sarà dei famosi 12 milioni € della Regione (in realtà fondi UE depositati al Ministero Trasporti) ? Quelli non spesi, pari a 8,5 milioni, dovrebbero tornare disponibili per lo Stato (e persi dal territorio di Parma) mentre i 3,5 milioni spesi qualche anno fa per aumentare la portanza della pista attuale … quelli dovrebbero essere restituiti da Sogeap, per il mancato completamento dell’intervento. Si vedrà.

Considerato che Sogeap ora è del tutto una società privata non dovrebbe scandalizzare il fatto che nulla venga comunicato all’esterno. E però l’aeroporto non è una fabbrica di cioccolatini. Il suo funzionamento o meno ha ricadute “pubbliche” sull’intera città, senza trascurare il fatto che lo Stato (ossia tutti i cittadini) impiega ogni giorno del personale per garantire i servizi di ordine pubblico: polizia, guardia di finanza e vigili del fuoco. Questi ultimi in particolare sono presenti h 24 con una squadra di 5 vigili, inoperosi per la gran parte del tempo (la stima è di 12 voli al giorno, di cui almeno 10 velivoli privati, cosiddetti executive) mentre le caserme dislocate nel parmense soffrono di una carenza di organico.

Sullo sfondo le invocazioni, da più parti, alla Regione di “governare” e “pianificare” il sistema aeroportuale dell’Emilia-Romagna, dato che l’aeroporto Marconi di Bologna è saturo (10,7 milioni di passeggeri nel 2024) e non può più espandersi. E dunque si vorrebbe dirottare – sembra proprio il verbo giusto – sugli aeroporti minori di Parma e Forlì un po’ del traffico aereo.

La faccenda sembra complicata e, se entrerà nel vivo, farà discutere.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2023/07/20180829_110343_esterno.jpg 1905 2253 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-05-30 08:34:412025-05-30 08:36:35L’aeroporto non decolla

I due mesi che cambiarono Varano

30 Maggio 2025/0 Commenti/in Interviste, News/da redazione

Intervista a Cristina Gabelli eletta sindaca in Val Ceno

Dal Vangelo di Luca, 13, 6-9. Disse anche questa parabola: “Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai”.

È domenica 22 marzo, e la lettura del vangelo propone la parabola del fico sterile. Cristina Gabelli la ascolta alla messa, nella chiesa di Vianino. Un paio di settimane prima le hanno chiesto di candidarsi sindaca, ma lei ha risposto di no, secca. Le pressioni dal gruppo civico di Varano Insieme sono continuate, il suo profilo è ritenuto il più adatto in una situazione difficile. Lei tergiversa e ribadisce il diniego. Finché ascolta quella parabola. «Mi ha toccato nel profondo – racconta Cristina Gabelli, neosindaca di Varano de’ Melegari – è una parabola con diverse interpretazioni; per me, parlando in generale, vale la considerazione che anche se hai già dato tanto nella vita, puoi dare ancora frutti, finché ne hai. Il terreno dissodato è stata la proposta nuova, quella di candidarmi, a cui mai avrei pensato nella vita. In tanti riponevano fiducia in me e allora ho capito e ho accettato».

Sono una donna, sono una madre, sono cristiana. Cosa ne pensa?

«Con questa espressione l’identità di una persona viene ridotta a poche categorie prestabilite, trascurando la complessità che si fissa in un cliché identitario, che non solo semplifica eccessivamente l’identità della persona, ma anche la relega a stereotipi culturali e sociali. Penso che sia una stigmatizzazione del femminile. Perché il femminile ha molti colori, non possiamo ridurlo a quello e, tra l’altro, prima di essere donne siamo persone. È molto rischioso parlare per slogan».

Cristina Gabelli, appena eletta sindaca (foto dalla pagina facebook di Varano Insieme)

Quando ha cominciato a circolare la notizia che sarebbe stata lei la candidata sindaco, quali sono state le reazioni? «Beh, le prime reazioni sono state le etichette messe in giro dalla controparte. Nell’ordine: se avessi vinto avrei riempito il paese di “neri” e di “marocchini”; avrei vietato la caccia nel territorio comunale; avrei fatto chiudere l’autodromo». E lei come ha risposto? «Sono andata ad incontrare i dirigenti dell’autodromo: ancor prima di parlare loro hanno sorriso, cogliendo che era una bufala. Sulla caccia come noto i Comuni non hanno alcuna competenza; sui profughi ho ricordato che è stato l’ex sindaco Restiani a metterli nella frazione di Serravalle. Poi, certo, assieme agli altri della Caritas mi sono attivata perché si istituisse per loro un corso di lingua italiana. È stato utile. Lo sa che molti di questi migranti sono stati assunti nelle ditte della zona, che hanno bisogno di lavoratori e non li trovano?».

Gabelli è stata la folata di cambiamento che ha ribaltato Varano de’ Melegari, comune di 2600 abitanti alle porte della ValCeno. La sorpresa di questa tornata di elezioni (vedi il nostro articolo di una settimana fa) con il centrosinistra che ha vinto in un feudo di centrodestra. Non si partiva da zero a zero.

Alle elezioni del 2020 Giuseppe Restiani aveva vinto con un surplus di 150 voti. Lunedì scorso le urne hanno segnato +51 per Gabelli. Al di là delle percentuali (51,68% per Varano Insieme) è il confronto nei numeri assoluti che segna il recupero e il ribaltamento, con 100 voti in più per il centrosinistra rispetto a cinque anni fa. Notando che è cresciuto il corpo elettorale e parimenti una maggior astensione che, a questo giro, ha colpito il centrodestra.

La famiglia di Gabelli è di Varano da qualche generazione. Cristina ha 55 anni, con il marito e due figli, studenti universitari, abita appena oltre il capoluogo. Laureata in Lettere moderne il suo primo impiego è però stato come educatrice nella comunità per il reinserimento degli ex pazienti psichiatrici a Pellegrino Parmense. «Prima ancora, da studentessa, avevo fatto le campagne stagionali in agricoltura. I miei genitori volevano che imparassi l’etica e il sacrificio del lavoro. Dopo l’esperienza di Pellegrino mi sono ritrovata a fare la coordinatrice della casa protetta di Varsi. Ho fatto un corso di formazione apposito. E in seguito ho assunto lo stesso ruolo per la casa protetta Bonzani di Varano, con 61 posti.

Vi ho lavorato per quasi vent’anni svolgendo un ruolo di organizzazione del servizio e gestione del personale. L’esperienza più pesante è stata con il covid. È stato pochi anni fa e oggi quasi non ci ricordiamo più. Siamo stati bravi e fortunati: nessuno degli ospiti anziani si è ammalato ne è deceduto per covid. Avevamo una scorta di mascherine chirurgiche, che all’inizio erano introvabili. Ricordo che ogni giorno facevamo l’incontro di equipe nel salone, distanziati, e io aggiornavo sulla situazione nazionale e locale, riportando quanto sentivo dal premier Conte e dalle altre figure istituzionali. E poi chiudevo sempre raccontando una barzelletta, per tenere su lo spirito in quei momenti.

Tuttavia mi era venuta voglia di cambiare lavoro; riprendendo la laurea in lettere e studiando alla sera, per conseguire le certificazioni necessarie, sono diventata insegnante. Ho conseguito anche un master in mediazione dei conflitti. Dapprima ho fatto qualche supplenza come maestra alle primarie e da un paio d’anni sono insegnante di sostegno alla secondaria. Ora terminerò l’anno scolastico e da settembre mi metterò in aspettativa per fare la sindaca a tempo pieno».

Fa strano e buffo pensare che in soli due mesi è successo tutto. Cristina Gabelli non aveva mai fatto politica attiva. È così?

«Beh, non proprio. Dovremmo chiederci cosa si intende per fare politica. Io credo che l’impegno per migliorare la società sia in qualche modo un impegno politico, anche se non si fa nei partiti o nelle istituzioni. In questo senso ho fatto volontariato attivo in due organizzazioni: Legambiente e Caritas, non solo per una spinta solidaristica ma con un’idea in testa di portare benefici a livello collettivo, per il benessere delle persone».

Incontro Gabelli all’esterno del Castello di Varano. In questo momento non ha un ufficio. Il municipio è off-limits, in piena ristrutturazione con fondi Pnrr, e gli uffici comunali sono dislocati nella ex-palestra e in parte nel castello. Ma non ci sono stanze riservate per sindaco e assessori. Ed è pur vero che il Comune era commissariato da ottobre, ma anche questa è una cosa che lascia perplessi della precedente Amministrazione comunale a Varano. Ci incamminiamo verso il centro del paese e ogni persona che incontriamo ferma la neosindaca per salutarla e salire sul carro della vincitrice. Ricambia cordiale con tutte, alcune sono elettrici, altri no e ne è ben conscia. Tra i convenevoli, giungono due distinte richieste: chi un posto di lavoro; chi vorrebbe dritte su un alloggio da affittare.

Il lavoro e la casa. Alla fin fine le richieste pressanti, quelle dirette dei cittadini, si assomigliano in ogni dove, verrebbe da dire. Negli incontri elettorali le richieste sono state più variegate, e le lamentele anche.

Quali saranno ora le priorità del mandato?

«Intanto va detto che il programma della lista è stato costruito in qualche mese di confronto e ascolto dei cittadini, anche antecedente al mio impegno. Alla luce di quello vedo tre priorità: la prima è la riqualificazione della vecchia palestra, che ora ospita gli uffici comunali. Una volta liberata l’idea è di trasformarla in uno spazio polivalente ma la progettazione vogliamo farla partecipata, assieme ai cittadini. Lo abbiamo detto e lo faremo. L’area è attigua all’asilo nido e alle scuole, in centro al paese. Si tratta di ripensarla in modo uniforme. Il secondo tema è il sociale: dobbiamo riprendere un dialogo serio nel distretto e cercare fondi per le famiglie, la disabilità e le fragilità. Un capitolo a parte è il taxi sociale che va esteso. Il terzo tema sono i lavori pubblici: ci sono buche nelle strade. Vorrei aggiungere un lavoro di raccordo che come sindaca voglio fare con le 20 associazioni del territorio che talvolta fanno eventi che si sovrappongono, faremo un tavolo di coordinamento».

Ha ricevuto molti messaggi e telefonate, quale l’ha sorpresa di più?

«Ce n’è stata una che… Ho risposto al telefono a tutti, anche ai numeri che non avevo registrato. E una persona mi saluta così: “Ciao, sono Michele, volevo farti i complimenti”, sono rimasta interdetta perché non riconoscevo il timbro di voce e allora ho chiesto: “Scusa, Michele chi?”. Era De Pascale, il presidente della Regione, che figura… abbiamo discorso un po’ ed ho scoperto con piacere che è una persona semplice e motivata».

Dunque deduco che in campagna elettorale non vi eravate mai sentiti.

«No, mai. Assieme al gruppo abbiamo deciso di non chiamare nessuno che fosse espressione di un partito con incarichi provinciali o regionali. Questo per una coerenza di fondo, per rimarcare il carattere civico della lista, benché fosse noto che tre candidati sono iscritti al Pd».

Lei non è iscritta a nessun partito ma si riconosce nel centrosinistra, giusto?

«Ho idee progressiste ma in questo momento non mi identifico in un partito. Considero necessario mantenerci ben saldi ai principi costituzionali. Non so bene cosa sia la sinistra oggi, ma i valori dell’accoglienza e dell’inclusione devono essere il percorso su cui lavorare… senza ignorare i problemi, anzi affrontandoli. Ad esempio l’immigrazione deve essere governata e non trasferita in Albania, come a voler eludere il tema. E intanto il problema rimane inalterato sul territorio».

E, giustappunto, il prefetto di Parma, Garufi ha appena chiesto ai sindaci di impegnarsi di più, per i migranti.

«Vedremo quali saranno le richieste».

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/05/fotolista_varanoinsieme.jpg 1370 2048 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-05-30 06:35:292025-05-30 08:11:24I due mesi che cambiarono Varano

Fontevivo e Varano al voto. Conferma del centrodestra o sorprese?

23 Maggio 2025/1 Commento/in News/da redazione

La posta in palio alle elezioni a Fontevivo e Varano de’ Melegari ha un’importanza che va oltre i confini comunali, per il modo in cui ci si arriva e per la domanda che aleggia: rimarranno feudi del centrodestra o ci sarà un cambio di governo e prospettive?

Domenica 25 e lunedì 26 maggio è turno di elezioni amministrative per pochi comuni. In Italia le città principali al voto sono Genova, Ravenna, Taranto e Matera.

Nel parmense sono 2 i Comuni che rinnoveranno sindaci e consigli comunali: Fontevivo e Varano de’ Melegari. Entrambi da diversi mandati sono amministrati dal centrodestra.

Anche nelle ultime elezioni, europee e regionali, i risultati hanno confermato una prevalenza del centrodestra, nella somma dei voti ricevuti dai vari partiti.

Centrodestra che dunque parte favorito, sia a Fontevivo sia a Varano. Però in un’elezione locale contano molto le persone, oltre che le proposte programmatiche, e proprio per questa ragione potrebbero verificarsi delle sorprese.

Logistica vade retro

Fontevivo (5.504 residenti)

Fontevivo ha due primati: è il comune più piccolo (25 km2) ed è il più cementificato del parmense (25 % del territorio). La presenza dell’interporto ha fatto crescere la fame di nuove aree da destinare alla logistica e negli anni scorsi la multinazionale Techbau aveva avanzato un progetto sugli ultimi 5 ettari rimasti liberi in frazione Case Rosi, chiusi a fazzoletto tra l’abitato, la tangenziale e la ferrovia. Progetto su cui inizialmente l’Amministrazione Comunale era favorevole, ma che aveva suscitato una forte opposizione dei cittadini. La Conferenza dei Servizi ha espresso voto contrario e da lì ne è disceso il diniego votato dal consiglio comunale e la richiesta di danni per 65 milioni avanzata dalla Techbau. Questo nel 2023.

L’ipotesi di destinare a logistica l’area di Case Rosi è tornata a vagheggiare tra i temi della campagna elettorale. Non rientra nei programmi ufficiali e nelle dichiarazioni paludate, ma non sono mancate le polemiche a distanza, culminate sui social in due reel contrapposti tra i candidati con Fabio Moroni (Fontevivo insieme, centrosinistra) a dichiararsi contrario e stuzzicare Mariavittoria Rusca (Fontevivo avanti tutta, centrodestra) che ha chiarito come non si tornerà indietro dal voto contrario espresso dal consiglio comunale due anni fa.

Terreno agricolo a Case Rosi

Dunque se il prato stabile di Case Rosi è salvo (e con esso la qualità di vita degli abitanti) si vedrà nella prossima redazione del Pug se e quali aree saranno destinate allo sviluppo e ad ulteriore consumo di suolo. Il Cepim spinge per espandersi. Moroni ha esplicitato che prima si deve pensare a recuperare le aree industriali dismesse, Rusca precisa che prima l’interporto deve completare le aree al suo interno. Di fondo si avverte un fastidio crescente della popolazione verso la logistica di cui, appunto, non si parla volentieri.

La partita a Fontevivo è aperta poiché il sindaco uscente, Tommaso Fiazza, è stato eletto in consiglio regionale alle recenti elezioni di novembre. Messo di fronte alla scelta obbligata tra rimanere sindaco o consigliere regionale (cariche incompatibili tra loro) Fiazza ha optato per la Regione Emilia-Romagna, dove è l’unico consigliere leghista, e dunque il Comune arriva al voto retto dalla vicesindaca. Da rimarcare che Fiazza, sindaco per due mandati, alle regionali ha trainato la Lega al 43,67% per un complessivo 60,2 % della coalizione di centrodestra (ma alle europee Lega-FdI-FI si erano fermati al 49,6%). E sotto lo spadone della Lega è anche la candidata sindaca Rusca nella lista civica “Fontevivo avanti tutta” che presenta i simboli dei partiti di centrodestra e quello di Fiazza, peraltro candidato consigliere.

Mariavittoria Rusca ha 24 anni ma ha già esperienza amministrativa: eletta cinque anni fa, dapprima consigliera delegata ai giovani, quindi presidente del consiglio comunale, da gennaio è divenuta assessora con le deleghe ambiente, turismo, pubblica istruzione. Nell’agosto scorso è stata eletta nel direttivo provinciale della Lega.

A contendere lo scranno di sindaco si è candidato Fabio Moroni, nella lista civica “Fontevivo Insieme” che senza simboli di partito è comunque riconducibile al centrosinistra ed ha avuto l’appoggio di AVS, Movimento Cinque Stelle e Rifondazione Comunista. Moroni, 39 anni, è un esponente di rilievo del Partito Democratico. È stato consigliere comunale a Fontevivo per dodici anni (2005-2017) e per cinque anni assistente parlamentare degli on. Maestri e Romanini. Laureato in Scienze politiche, oggi è funzionario nella pubblica amministrazione.

Moroni vanta una solida amicizia e colleganza di partito con Michele De Pascale, il neo presidente della Regione Emilia-Romagna, che è venuto mercoledì al circolo Pontetarese, per l’appuntamento clou della campagna elettorale e lanciare il rush finale.

Non c’è stato alcun confronto diretto tra i candidati sindaco. Rusca ha rifiutato le proposte di incontri pubblici con Moroni. Sempre molto affollati gli appuntamenti di entrambi i candidati che dunque hanno caricato di stimoli i rispettivi elettorati. L’Amministrazione uscente si è premurata nell’ultimo mese di asfaltare più strade possibili e sfalciare aree verdi mentre dall’opposizione si è messo in risalto l’aumento delle tasse comunali deciso nell’ultimo anno.

Lo spettro della “decadence”

Varano de’ Melegari (2.579 residenti)

Non una parola, non uno spiffero è uscito in una campagna elettorale, condotta a distanza dalle parte, con toni civili e azzeramento delle polemiche, se non le solite bazzecole da paese. Anche qui nessun confronto tra candidati: proposte avanzate da Gabelli e rifiutate da Restiani.

Tuttavia sul voto a Varano aleggia lo spettro della “Decadence”, l’associazione chiamata a organizzare una festa BDSM (Bondage sadomaso) alla fine del luglio scorso, 2024, nel Castello Pallavicino (di proprietà comunale). Tale festa, saltata all’ultimo nel fuoco delle polemiche, ha fatto naufragare la maggioranza di centrodestra qualche mese dopo, in ottobre, con conseguente “decadenza” del sindaco Restiani e commissariamento del Comune.

Ricordiamo ai lettori ignari che c’era stata, nel luglio 2019, una festa “Decadence” dagli stessi contenuti e luoghi, con comportamenti trascesi anche in pubblico e, visti da testimoni oculari, amplessi sessuali in luoghi esterni al castello. Ne scaturì un putiferio, poi finito nel dimenticatoio.

Forse per quello, o per altri motivi, il sindaco Restiani e l’assessore Spaltini l’anno scorso ricontattarono i responsabili di Decadence, per un’altra festa da svolgere appunto in luglio, ma tenendo all’oscuro il resto dei componenti della maggioranza che, una volta appreso dell’appuntamento, si dichiararono fortemente contrari.

A quel punto Restiani ha fatto marcia indietro trovando il modo di far saltare la festa di Decadence, la quale associazione, però avendo già venduto biglietti e fatto battage pubblicitario, si è notevolmente risentita e, a parte gli aspetti legali, ha aperto la sentina scrivendo sui social con linguaggio piccante gli scambi intrattenuti con assessore e sindaco. In ambito politico, trascorsa l’estate, la rottura definitiva nell’ex maggioranza è arrivata in un consiglio comunale di inizio ottobre, creando una frattura insanabile nelle fila del centrodestra.

Ora come niente fosse Giuseppe Restiani, 67 anni, già appartenente alla Lega, si ricandida alla carica di sindaco (ha già svolto 1 mandato e quattro/quinti) sempre alla guida di una lista civica di centrodestra “Varano nel cuore” ma senza più i 4 ex componenti della maggioranza, tra cui Alessandro Saglia Codeluppi, divenuto il suo più forte oppositore dopo esser stato il consigliere più votato alle scorse elezioni, e già vicesindaco nel primo mandato.

I risultati di europee e regionali vedono il centrodestra di poco sopra al 50% ma, alla luce del trash di decadence, si vedrà se ci sarà la tenuta o meno.

Dall’altra parte il centrosinistra ha scelto la via della lista civica pura, “Varano Insieme”, candidando a sindaca Cristina Gabelli, 54 anni, alla prima esperienza politica sul campo ma attiva dalla giovane età nel volontariato, nel mondo cattolico e in quello ambientalista. In lista sono presenti 3 candidati consiglieri appartenenti al Pd. La novità sembra essere stata ben accolta, e la curiosità di conoscere e ascoltare Cristina Gabelli ha visto incontri molti affollati, sopra le aspettative, nel capoluogo e in tutte le frazioni. Come detto incontri tutti basati sulla presentazione del programma e l’ascolto di lamentele e suggerimenti. Su tutti il degrado degli impianti sportivi e l’esigenza di mantenere ed innovare i servizi alla persona, specie l’assistenza domiciliare.

Altrettanto Restiani, negli incontri con la popolazione, si è concentrato solo sugli aspetti positivi del suo mandato e sulle promesse di riprendere il lavoro interrotto.

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/05/IMG_5888-copia.jpeg 894 1664 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-05-23 12:41:142025-05-23 14:10:51Fontevivo e Varano al voto. Conferma del centrodestra o sorprese?

Pums: un primo sguardo tra qualità tecnica e contraddizioni

9 Maggio 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Uno degli strumenti di pianificazione che più impattano sul quotidiano di tutti i cittadini è il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), recentemente adottato dalla Giunta Comunale di Parma.

Diamo tutti per scontato di doverci muovere quotidianamente per studio, lavoro, svago o altre necessità, ma in genere non ci preoccupiamo di come è pensato e progettato il sistema che soddisfa questo nostro bisogno. La mobilità non è una questione solo tecnica, al contrario, è una delle dimensioni che più profondamente plasmano la qualità della nostra vita. Eppure, troppo spesso i cittadini tendono a delegare questi temi agli specialisti, senza coglierne l’effetto sulla loro esistenza.

Un’analisi più approfondita del nuovo PUMS potrà avvenire solo dopo la presentazione ufficiale prevista per la prossima settimana e, soprattutto, alla luce dell’esito delle osservazioni che dovranno essere depositate entro metà giugno. Nel frattempo, una prima lettura dei documenti — centinaia di pagine dense di analisi e proposte — consente già alcune riflessioni. La delibera di giunta che adotta il PUMS è dello scorso 2 aprile e la trovate qui.

Il nuovo PUMS di Parma si presenta come un documento tecnicamente solido, certamente più maturo rispetto a quello del 2017, uno dei primi redatti in Italia.

I principi generali e molte delle misure previste appaiono pienamente condivisibili, poi si tratterà di capire con quale investimento economico e politico si cercherà di implementarle, ma certamente la prima impressione è complessivamente favorevole: si parla di incentivare il trasporto pubblico, la mobilità ciclabile e quella attiva in generale, con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’uso dell’auto privata. A oggi, oltre la metà degli spostamenti urbani a Parma avviene ancora in automobile, una percentuale troppo elevata che è indispensabile ridurre.

Tuttavia, il documento presenta anche alcune contraddizioni su cui è giusto riflettere. La più evidente riguarda il progetto Via Emilia Bis, indicata come opera acquisita nonostante l’iter autorizzativo e progettuale sia appena agli albori. Ancora più sorprendente è che l’analisi di scenario preveda che questa infrastruttura intercetti anche parte del traffico autostradale della A1, un controsenso totale. Le autostrade esistono proprio per drenare traffico dalla viabilità ordinaria, se succede l’inverso c’è decisamente qualcosa che non va.

Un secondo elemento critico è l’aumento previsto della velocità media in città al 2030-2035. Questo dato contraddice l’obiettivo, citato più volte nel piano, di implementare misure di mitigazione della velocità, fondamentali per aumentare la sicurezza stradale. Più velocità non significa solo più rischio, ma anche imboccare una strada contraria rispetto alle buone pratiche europee. Una recente ricerca ha evidenziato che ridurre di un solo chilometro orario la velocità media a livello europeo potrebbe salvare oltre 2.000 vite all’anno. Bologna, che ha implementato il progetto “Città 30” nel 2024, ha ridotto la velocità media nel territorio comunale di soli 2 km/h, eppure ha visto dimezzarsi le vittime della strada. Per questo, non solo l’obiettivo di aumento della velocità appare difficilmente ottenibile, ma soprattutto non desiderabile. Il giusto obiettivo di aumentare la fluidità del traffico non può e non deve generare più velocità, ma più sicurezza.

Un piano di mobilità del 2025 deve avere il coraggio di affermare con chiarezza che la velocità nel tessuto urbano va ridotta. Non è solo una scelta tecnica, è una scelta di civiltà che, dati alla mano, salva la vita delle persone.

Rolando Cervi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/05/monopattini.jpg 539 962 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-05-09 11:00:372025-05-09 11:16:19Pums: un primo sguardo tra qualità tecnica e contraddizioni

Pd a congresso. Disputa per il nuovo segretario

2 Maggio 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Entra nel vivo la fase congressuale territoriale del Partito Democratico che rinnoverà gli organismi direttivi e, soprattutto, i segretari.

La Direzione regionale del partito ha deliberato che i congressi di circolo dei Dem si tengano tra il 15 maggio e il 15 giugno. Le candidature a segretario regionale devono essere depositate entro il 6 maggio. Ogni Federazione provinciale è demandata a decidere al proprio interno date e procedure.

È probabile che la quasi totalità dei congressi a Parma e provincia si terranno in giugno.

Ma chi saranno i nuovi segretari provinciale e cittadino di Parma?

Le candidature “forti” di Andrea Massari (consigliere regionale ed ex sindaco di Fidenza) per il provinciale e di Francesco De Vanna (assessore comunale) sono tramontate nel giro di un mattino. È stato sufficiente richiamare ai distratti l’articolo 21 dello statuto del Pd che definisce le incompatibilità tra cariche istituzionali e di partito.

Nei casi specifici: un consigliere regionale non può candidarsi a segretario provinciale; un assessore di un grande comune, superiore a 50mila abitanti, non può candidarsi a segretario cittadino (e nemmeno alla carica provinciale).

In teoria si potrebbe derogare ma entrambe le aree politiche che dirigono il partito (Schlein / Bonaccini) sono propense ad evitarle perché basterebbe un caso, sul territorio regionale, per aprire una cascata di richieste.

E allora – stando alle voci raccolte in queste fasi preliminari – si profila una conferma a segretario provinciale per Nicola Bernardi che dovrebbe essere candidato unico.

Più aperta la discussione per la segreteria cittadina che avrà un’importanza relativamente elevata tra un paio d’anni, alle elezioni amministrative, con l’uscente Michele Vanolli che passa la mano.

In questo momento le carte sono ancora coperte, sfumato De Vanna, circolano come papabili i nomi di due consiglieri comunali che sarebbero in competizione: Gabriella Corsaro e Manuel Marsico, rappresentanti di anime politiche diverse. È ancora presto però e l’intenzione dei dirigenti è quella di convergere su una candidatura unica anche per la città, per non creare fratture. Nel gioco degli equilibri su scala regionale, la candidatura cittadina potrebbe essere espressione dell’area Schlein.

A proposito di regionale, per la carica di segretario PD Emilia-Romagna si va verso una riconferma di Luigi Tosiani.

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-05-02 10:45:552025-05-02 12:44:33Pd a congresso. Disputa per il nuovo segretario

Il Comune di Parma scopre un tesoretto di 33 milioni. Sarà investito in azioni Iren?

2 Maggio 2025/1 Commento/in News/da redazione

Il Comune di Parma si ritrova con un tesoretto di 33 milioni di euro, frutto di un avanzo di bilancio. La delibera è stata approvata lunedì scorso in consiglio comunale.

E adesso l’Amministrazione Comunale deve decidere come spenderli o, meglio, investirli.

La notizia è passata quasi inosservata e, comunque, decisamente sottostimata.

In tempi di magra ritrovarsi in casa 33 milioni pronta cassa è una bella soddisfazione per il sindaco Guerra che, a metà mandato, si trova nell’invidiabile condizione di poter dare un colpo d’ala al quinquennio e proprio su questo aspetto si aprono diversi scenari.

Di primo acchito l’intenzione, tra le fila della maggioranza che amministra il Comune, era quella di comprare azioni Iren con un duplice effetto: garantirsi un dividendo maggiore ogni anno, utilizzabile per la spesa corrente, e aumentare il “peso” politico nella multiutility. Col passare dei giorni tuttavia sono emersi altri ragionamenti e, se così possiamo dire, altri “appettiti”.

Ma procediamo con ordine.

La novità di un avanzo eccezionale ha cominciato a circolare a metà marzo. A inizio aprile è divenuta certezza con la delibera di giunta che ha assunto il bilancio consuntivo 2024 sottoposto infine al consiglio comunale per la ratifica lunedì 28 aprile: delibera approvata con 18 voti favorevoli della maggioranza e 5 contrari delle opposizioni.

È stato il grande momento di Marco Bosi, assessore al bilancio, che ha presentato i conti soddisfatto ma con understatement, senza enfasi. Potete ascoltarlo, e vederlo, nella relazione esposta al consiglio comunale (qui il punto esatto)

Bosi ha introdotto il bilancio dicendo che è rientrato l’allarme sul costo dell’energia ma nel biennio l’inflazione è stata del 13% ed ha portato, per gli stessi servizi erogati, ad un incremento della spesa corrente per 5,4 milioni di euro (ndr: d’ora in avanti useremo la sigla mln = milione di euro). Purtroppo parimenti le entrate per la parte corrente si sono contratte di 1,1 mln.

La maggior entrata per il Comune deriva dall’Imu: 56,086 mln in calo rispetto ai 57,3 mln dell’anno precedente. Probabilmente dovuta – dice Bosi – a una recente sentenza sui fabbricati che permette ai coniugi di fissare la residenza in immobili differenti (ndr, par di capire: diventando prima casa, dunque esenti Imu).

Nel frattempo è anche calato il recupero dell’evasione Imu, il grosso è già rientrato.

Il Comune inoltre deve sottostare alla Spending Review e quindi per il 2024 ha dovuto “restituire” allo Stato 1,125 mln.

Sul fronte delle uscite anche da rilevare l’aumento dei costi salariali. I dipendenti a tempo indeterminato del Comune sono cresciuti passando da 1.117 a 1.215. Le assunzioni totali nel 2024 sono state 204: una parte è stabilizzazione di contratti a termine. Il saldo finale di circa 100 unità è dovuto anche a pensionamenti e mobilità verso altri datori di lavoro.

Da porre attenzione all’indebitamento che, dopo tanti anni, cresce in maniera significativa: l’anno scorso il Comune ha acceso mutui per 19 milioni (a fronte degli 11 nel 2023) e la situazione debitoria cresce, per il solo Comune (ossia senza le partecipate) passando da106 a 118,5 mln.

E veniamo alle entrate che hanno portato all’avanzo “monstre” .

Si parte da alienazioni finanziarie straordinarie passate da 1 mln a 4,180 con le operazioni sulle partecipate Smtp e PGE.

Raddoppiano i contributi di costruzione: in vista del nuovo PUG si sono accelerate e concluse pratiche non più rimandabili, facendo passare le entrate di oneri di urbanizzazione da 4,923 nel 2023 a 8,635 mln nel 2024.

Ma quello che rende il 2024 un “anno eccezionale e irripetibile” è il lavoro fatto sui fondi rischi.

che ha liberato risorse davvero ingenti.

Si tratta di tre azioni diverse. Un lavoro certosino dell’avvocatura (sia dovuto a cause concluse in modo positivo per il Comune, sia con oneri di spesa ridotti rispetto alle previsioni, sia con un ricalcolo del rischio sulle cause aperte) ha portato alla riduzione del Fondo rischi su cause da 21,850 a 12,500 mln. Dunque risorse liberate per 9,348 mln.

Stesso lavoro sul fondo crediti di dubbia esigibilità: ossia la percentuale su crediti non incassati nel quinquennio, ridotto di 9,488 mln

Terzo componente: riduzione fondo perdite su partecipate pari a 2,277

“La somma di queste voci cuba 21 milioni, la parte più importante dell’avanzo – afferma l’assessore al bilancio – così come i risultati straordinari in termini entrate: hanno permesso di non postare a fondo ciò che avevamo accantonato nel corso dell’anno, come da normativa: altri 7 milioni” (ndr dalle voci straordinarie citate sopra) e si arriva a 28 milioni”.

Infine va in avanzo una mancata spesa, prevista, di 5 mln. (ndr: in teoria un risparmio, ma in realtà si tratta di una mancata spesa nel settore sociale e famiglia che nel complesso eroga servizi per 80 milioni … ma non riesce a spenderli tutti e questo induce mugugni nella stessa maggioranza ma peraltro l’opposizione non affonda su questo tema)

E dunque si registra “Un avanzo di 33 milioni: il più importante di sempre sia in riferimento al passato sia guardando ai prossimi anni. È stato fatto un lavoro di pulizia eccezionale – sottolinea Bosi, prima di mettere in guardia – nel 2025 avremo un incremento di 1,5 mln nei costi stipendi, che aumenterà a 2,5 mln nel biennio, più gli aumenti Istat. Inoltre nl 2026 si andranno a ultimare le opere Pnrr, con maggiori oneri in termini di utenze”.

Bosi prudentemente si astiene da dare una linea politica su come indirizzare il “tesoretto”:

“La responsabilità – dice l’assessore – è di utilizzare queste risorse per creare spazi di spesa sulla spesa corrente nei prossimi anni. Non giocarceli, come fatto con gli avanzi in passato, solo sulle esigenze dell’anno in corso. Dovremo fare ragionamenti completamente diversi. Sia verso un indebitamento che cresce ma anche in ottica del triennale delle opere pubbliche”.

E qui veniamo alle proposte su come spendere questi 33 milioni.

Il dibattito interno alla maggioranza è ancora embrionale, come attestano gli interventi susseguitisi in consiglio comunale. Dopo l’unico rimbrotto giunto dal consigliere di opposizione Bocchi (FdI) sono intervenuti, congratulandosi con giunta e staff tecnico del Comune, i consiglieri Boschini (Parma Sinistra Coraggiosa), Campanini, Marsico, Arcidiacono (Pd), Nouvenne (Prospettive) e Pinto (Effetto Parma) chi richiamando le esigenze di welfare, chi di riduzione indebitamento, chi di approfittare per razionalizzare spese, tagliare quelle marginali e rafforzare altri settori o indirizzare in nuovi servizi. Infine, in modo circospetto, si chiede di aprire un ragionamento su come investire in modo fruttuoso l’avanzo, senza citare il soggetto destinatario delle attenzioni. In quest’ottica, dalla registrazione del consiglio comunale sono da ascoltare in particolare gli interventi dei consiglieri Marsico e Pinto.

Togliamo il velo. Come anticipato, la prima intenzione circolata nella maggioranza di centrosinistra – e tuttora è l’intenzione che va per la maggiore – è di comprare azioni Iren. Subito si ipotizzava di investire pressocché la totalità del “tesoretto”.

Col passare dei giorni sono emerse richieste di “attenzione” da parte dei 9 assessorati e dunque il ragionamento in corso ora è di investire 20 milioni in Iren. E qui si aprirebbe il capitolo del “valore” di acquisto delle azioni. Operando sul flottante oggi il valore di mercato di un’azione Iren è stimato in 2,3 euro. (Ndr: a inizio marzo la quotazione era di 2,01 euro, oggi 2 maggio è salita a 2,5 euro… effetto delle voci o del super utile 2024 di Iren?)

Dunque, per la somma di 20 milioni, il Comune di Parma incrementerebbe dello 0,5% il suo pacchetto azionario. Secondo altri ragionamenti, che ipotizzano l’acquisto di azioni da parte di un socio pubblico in via privilegiata a un costo di 1,6-1,8 euro ad azione, se ne potrebbero acquisire un numero maggiore. Al di là di queste valutazioni, il risultato si scosterebbe di poco.

Il “peso” politico di Parma che oggi detiene il 3,163% delle azioni Iren (direttamente e tramite le partecipate), rispetto ai Comuni soci di Reggio Emilia, Torino e Genova, non cambierebbe. La stima sui maggiori dividendi da incassare sarebbe di 1 milione aggiuntivo – rispetto ad esempio ai 5,3 milioni che arriveranno a Parma quest’anno da Iren. Si tratta di risorse utilizzabili per finanziare la spesa corrente, dunque considerate strategiche.

Nel frattempo stanno emergendo altre due opzioni. Da un lato l’intenzione di realizzare una “grande opera” che dia lustro all’operato dell’Amministrazione, e del sindaco. Per prima cosa si sta valutando il piano delle opere pubbliche che vede diverse incompiute. In pole position ci sarebbe l’intervento sull’ex scalo merci in viale Fratti (per farci cosa?) e in subordine l’ex deposito Tep (ora Smtp) in via della Villetta, da destinare a casa della salute ove trasferire l’attuale polo sanitario di via Pintor, per poi ristrutturare a uso scolastico l’edificio Ausl.

Opere di riqualificazione necessarie ma che non paiono tuttavia di portata tale da lasciare il segno.

E in seno all’Amministrazione si vorrebbe qualche idea nuova, più creativa, un pensiero out of the box, anche se le tempistiche di ideazione, progettazione e realizzazione andrebbero ben oltre la scadenza delle elezioni del 2027.

L’altra opzione, più prudenziale, suggerisce di intervenire sui mutui per ridurre l’indebitamento con una maxi-operazione di ricontrattazione, andando a chiudere i mutui più onerosi. Come scritto sopra, l’anno scorso ha visto crescere l’indebitamento complessivo a 118,5 milioni.

In tutto questo ci sono poi da gestire le richieste degli assessori, costretti a “tirare la cinghia” nell’ultimo anno, e che vorrebbero un bonus di spesa di 1 o 2 milioni, a seconda del peso dell’assessorato, per un totale di circa 10 milioni.

Questi i fatti (delibera e discussione pubblica in consiglio comunale sull’avanzo di 33 milioni) e le indiscrezioni (raccolti in ambito di maggioranza). Ora qualche considerazione e una domanda a lettrici e lettori.

La prima impressione è senz’altro positiva: sapere che il Comune ha a disposizione una bella somma per interventi straordinari a favore della comunità, di questi tempi, è un bel segnale.

La seconda è la sorpresa di trovare in un colpo solo tali razionalizzazioni dei fondi rischi e svalutazioni crediti da far domandare se una miglior armonizzazione non fosse possibile già negli anni trascorsi.

La terza è sull’assenza di gran parte della minoranza nel consiglio comunale di lunedì scorso, su una delibera così significativa e che si prestava a letture contrastanti: invece assenti Vignali, Cavandoli, Ubaldi e anche Brandini, Costi e Osio; solo Bocchi è intervenuto, chiedendo peraltro un minimo chiarimento sulla spesa sociale.

C’erano assenze anche tra le fila della maggioranza tra cui risaltava lo scranno vuoto del sindaco Guerra e, anche questo, è degno di nota.

La quarta considerazione è che la città e la democrazia, per quanto assonnata, meriterebbe un dibattito pubblico – ancora meglio un percorso partecipato, ma forse questo è ambire troppo – sulla destinazione di questo utile /avanzo di bilancio. Crediamo che un centrosinistra in quanto tale non dovrebbe avere timori nell’imbastire un confronto simile. L’opzione di investire in Iren ha con sé pregi e difetti, perché se è vero che i dividendi si riverberano sui Comuni è altrettanto vero che i servizi di Iren vengono pagati dagli stessi cittadini e, come insegna la vicenda teleriscaldamento, non proprio a buon mercato.

Infine la domanda a lettrici e lettori: voi come investireste i 33 milioni del “tesoretto” del Comune?

Scrivetelo a pr.parallela@gmail.com

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/05/municipio-parma.jpeg 159 318 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-05-02 10:37:552025-05-02 12:37:57Il Comune di Parma scopre un tesoretto di 33 milioni. Sarà investito in azioni Iren?

Il Cepim ha messo gli occhi sull’ex Eridania

18 Aprile 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Logistica: la Cgil apre il dibattito su diritti e sostenibilità

L’apertura della bretella autostradale Tibre, tra i refoli di vento di un mercoledì mattina primaverile, porta con sé una voce (soffiata due volte, e insomma due indizi non fanno una prova, ma perlomeno indicano una traccia): il Cepim è interessato ad acquisire l’ex zuccherificio Eridania di San Quirico Trecasali per farne un polo distaccato dell’interporto di Fontevivo.
La Tibre forse non si completerà mai (torneremo ad approfondire l’argomento) ma quei 9,5 km di autostrada tra Ponte Taro e il casello di Sissa-Trecasali “accorciano” di molto la percorrenza tra l’interporto Cepim e l’ex zuccherificio.


A quanto noto al momento siamo allo studio delle carte: a favore c’è un’area produttiva dismessa di 115 ettari e con un lungo corridoio di accesso/parcheggio che può ospitare fino a 450 camion. Contro c’è il fatto che l’impianto industriale andrebbe smantellato per essere riconvertito. Non un’operazione banale.
Tuttavia il Cepim ha fame di nuovi spazi, come confermato dai vertici sei mesi fa, e non potendosi più ampliare nell’insediamento storico ha avviato una ricerca di siti esterni, facilmente collegabili. L’areale di primo interesse è su Bianconese e Ponte Taro. Si vedrà.

Quello che è certo è che la logistica ha fame di terreni e l’inaugurazione del casello di Sissa-Trecasali ha già scatenato gli appetiti. Per ora le aree intorno sono tutte agricole ed ex-cave, a parte il polo industriale di San Quirico dove accanto all’ex zuccherificio sono in attività il lievitificio Lesaffre e la centrale elettrica Edison.

Al proposito un interessante convegno organizzato martedì scorso dalla Cgil a Fidenza, dal titolo “Logistica lungo la via Emilia” ha portato a riflettere sugli effetti indesiderati della logistica che ha assunto una centralità indiscussa nel processo economico, non più ancillare all’industria ma forza autonoma capace di determinare i destini di un territorio, come accaduto nella vicina Piacenza dove ha generato una forte conflittualità sociale e un depauperamento ambientale.

«Fidenza con la bassa ovest del Parmense – ha detto Raffaele Tagliani, coordinatore Cgil zona Fidenza-Salso, nell’introdurre il convegno – è un territorio abbastanza ferito dalla logistica che, possiamo dirlo, è stata lo scheletro del liberismo globalizzato degli ultimi trent’anni dove si combinano tutti gli effetti deleteri sul piano sociale e ambientale, a caduta. Oggi si parla di neo-protezionismo, vedremo cosa succederà ma intanto la via Emilia , intesa come asse di un territorio, è sovraffollata di logistica, in forte espansione e che assume una centralità non solo come movimentazione merci ma come modello economico-industriale fatto di bassi salari, discriminazioni, grave consumo di suolo, conflittualità con le popolazioni. C’è una competitività aziendale esasperata e va a discapito dei lavoratori e del territorio».
«La crescita occupazionale è il nostro fine – spiega Tagliani – ma spesso la logistica porta cattiva occupazione e questo aspetto deve vedere una maggior presenza degli enti ispettivi e della prefettura nel monitoraggio della situazione. Sotto il tema ambientale vediamo che a valle il territorio cementificato non assorbe più l’acqua quando piove. Il lavoro è un lavoro migrante che ha bisogno di servizi come abitazioni, mobilità sicura, servizi alle famiglie. Tutto è ribaltato sulle istituzioni pubbliche con costi non sostenibili, manca una responsabilità sociale aziendale. E sul fronte sindacale lo vediamo nell’uso smodato del subappalto con costante precarizzazione».

Nella zona ovest del parmense sono circa 10.000 gli addetti nella logistica (stime Filt-Cgil). Le ditte principali dove operano sono: Stef (polo del freddo), Bormioli Luigi, Pinko, Socogas e comparto agroalimentare.

Convegno Cgil “Logistica lungo la vvia Emilia”. Da sinistra: Burani (nello schermo), Giannelli, De Rose, Bergonzi, Rossi, Leonardi, Tagliani (in piedi)

Prima di Tagliani aveva portato il saluto il sindaco di Fidenza, Davide Malvisi asserendo che il Comune «sta lavorando a un documento guida per il nostro territorio sulla logistica che si basi sul lavoro di qualità e sulla sostenibilità ambientale. Fidenza con la bassa ovest è un nodo strategico e non vuole essere solo un luogo di transito e stoccaggio. Su questo abbiamo già dato».

La tavola rotonda, moderata da Paola Bergonzi, segretaria confederale Cgil Parma con delega a logistica e appalti, si è aperto con l’intervento del sociologo del lavoro Emanuele Leonardi, dell’Università di Bologna che è partito da un dato: «Nel 2024 in Italia sono stati distribuiti 1 miliardo di pacchi. Un dato che già dice tutto. Il lavoro nella logistica è un prisma, un polo attrattore per l’economia sotto tre profili: produttivo, commerciale e di innovazione creativa» sotto questo aspetto Leonardi invita a guardare Amazon che col suo algoritmo combina «il massimo dell’innovazione con il massimo dello sfruttamento». Ma c’è dell’altro «nel mondo della logistica al contempo vi è un’enorme illegalità diffusa che porta a conflittualità anche se ora stiamo entrando in una nuova fase. Dai picchetti del 2011 a Piacenza, con le tragedie connesse, è poi intervenuta la magistratura che certo coi suoi tempi ha portato anche con recenti sentenze alla stabilizzazione di contratti per 50mila lavoratori, con riflessi anche per l’Agenzia delle Entrate che ha portato a recuperare svariati milioni di euro elusi fiscalmente».

Il consigliere regionale Paolo Burani (AVS – Europa Verde), presidente della commissione Territorio ambiente e mobilità della Regione Emilia-Romagna ha battuto molto sull’esigenza di porre un freno al consumo di suolo «la nostra regione è al secondo posto in Italia» e «in provincia di Parma si è già superato il 10% di superficie impermeabilizzata». Burani ha spiegato che nel programma di De Pascale ci sia «la revisione della legge urbanistica regionale per limitare le deroghe dell’articolo 53 alle sole opere di interesse pubblico; rafforzare la programmazione di area vasta; limitare gli insediamenti ai nodi già esistenti; rigenerare gli stabilimenti vuoti e arrivare a un vero saldo zero di consumo di suolo collegandolo esplicitamente al desealing» ovvero la desigillazione del suolo dal cemento con ripascimento di terreno.

Errico Giannelli, segretario provinciale Filt-Cgil ha sottolineato come si è partiti, e tuttora vi siano molti casi, di «lavoratori in difficoltà sociali e linguistiche che faticano a prendere consapevolezza dei diritti» spesso caratterizzati da «una transumanza tra un settore e un altro» mentre oggi comincia a vedersi «più stabilità, con salari decenti. Una platea di lavoratori con cui operare» dove il sindacato non è visto solo come aiuto per richieste di abitazioni e trasporti ma è impegnato «nel valorizzare le professionalità dei lavoratori, con aumenti salariali e diversificazione delle competenze, anche con elevate qualificazioni». (Giovedì si è verificato un infortunio sul lavoro nella Brt di Fontevivo, qui l’intervento di Giannelli)

È stato quindi il turno di Claudio Rossi, consigliere comunale di Fidenza con delega al Lavoro. Rossi, in passato sindaco di Fidenza e poi professionista in ruoli apicali nel mondo della logistica e trasporti, ha fatto un intervento ricostruendo il quadro storico, con tutti i cambiamenti intercorsi dal 1992 all’oggi con un’inevitabile processo di concentrazione nel quale, delle prime 10 aziende che operano nel settore in Italia, nessuna è di proprietà italiana. «È un settore – ha illustrato Rossi – che necessita di grandi investimenti e con spalle finanziarie robuste dato che ha margini ridotti: l’utile medio di un’azienda di logistica e trasporti è dell’1,5% sul fatturato. Questo comporta una feroce riduzione dei costi per competere». A cascata una sorta di «vassallaggio delle aziende fornitrici e diffuse illegalità, quindi servirebbero delle regole chiare per dare dignità ai lavoratori». In questo senso «il Comune di Fidenza sta cercando di stabilire alcune regole del gioco, scegliendo un atteggiamento pragmatico. Non diremo di sì a chiunque si presenti e valuteremo caso per caso la proposta che viene fatta, anche in relazione alla possibilità di usare il 3% di suolo (in base alla normativa regionale urbanistica, ndr) per lo sviluppo». «Il Comune di Fidenza – ha concluso Rossi – intende approvare due provvedimenti entro fine giugno. Il primo è un protocollo per la logistica sostenibile. Il secondo è l’adozione di un provvedimento che formalizzi la soglia retributiva minima negli appalti per i servizi comunali, con la possibilità per il Comune di introdurre un sistema premiante per le aziende che offrano i livelli salariali più alti».

Paola Bergonzi al proposito ha puntualizzato che «langue sul tavolo del Prefetto una bozza di protocollo sulla logistica, per dare linee di indirizzo sugli appalti, vincolanti per le aziende» sulle tutele per i lavoratori. Un protocollo che ogni Comune deciderà se accogliere o meno.

L’ultimo giro di tavolo è stato di Michele De Rose, segretario nazionale della Filt Cgil, partito da un’autocritica interna al sindacato per poi sottolineare come per la logistica «non c’è nessuna programmazione nazionale, né ci sono assi territoriali di riferimento» tanto che Fidenza fa parte della zona logistica milanese che, peraltro, si estende fino a Bologna. In questo contesto De Rose ha quindi rivendicato «il protocollo Cgil con Amazon, unico sindacato al mondo a riuscirci» nell’introdurre tutele. E se «nessun sindaco riesce a dire di no ad Amazon» De Rose prevede che alla fin fine il colosso di Bezos «dovrà sottostare» alle 5 sorelle, ossia le 5 compagnie marittime che controllano il trasporto merci mondiale. Una di queste è MSC che ha «appena comprato 49 porti in centro e sud America. Capite cosa vuol dire?».

Tornando alla logistica in Italia De Rose prevede percorsi di «internalizzazione del personale» dato che oggi le imprese del settore non conoscono i processi produttivi, come si organizza il lavoro e la gestione del magazzino, avendo esternalizzato tutto e il sindacato si impegnerà «affinché tutti i lavoratori della filiera appartengano alla stessa azienda, con gli stessi diritti».

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_5533-scaled-e1744969709681.jpeg 943 1860 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-04-18 10:18:092025-04-18 10:19:54Il Cepim ha messo gli occhi sull’ex Eridania

Il giorno che non sconvolse niente

11 Aprile 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Sospiro di sollievo. Il casaro può continuare a miscelare tranquillo il latte nelle caldere del parmigiano-reggiano. I dazi trumpiani sono stati sospesi all’ultimo minuto e il 9 aprile 2025 non sarà ricordato nella storia.

Anche a Parma e in Emilia il respiro è stato profondo e, appunto, di sollievo. La preoccupazione per le ricadute sull’economia locale, in conseguenza delle mosse del governo americano, c’erano tutte. E non sono svanite. La sensazione di turbolenze rimane incombente. Anche perché comunque un dazio flat al 10% è stato comunque imposto dagli USA a tutti i paesi (Cina a parte). E ammesso e non concesso che sia stata una strategia speculativa sulle Borse che, tramite vendite e acquisti al ribasso, ha permesso di arricchire la stretta cerchia del governo oligarchico americano.

Ci si stava preparando ai dazi e controdazi. Giusto per dare l’idea UnionCamere Emilia-Romagna ha pubblicato giovedì un accurato report sull’interdipendenza tra Emilia-Romagna (e dunque Parma) e USA. Lo studio “Dall’America all’officina. Quando il mercato statunitense fa la differenza” è stato curato da Guido Caselli, vicepresidente UnionCamere. Ne riportiamo qualche stralcio e tabella.

“Chi esporta? – Ecco i numeri riportati da Unioncamere – sono 5.788 le imprese che hanno esportato verso gli Stati Uniti dall’Emilia-Romagna nel 2024. Il 73% di queste, pari a 4.305 imprese, hanno sede legale in Emilia-Romagna, e realizzano l’84% del fatturato export complessivo. L’automotive, con 276 società, vale un terzo dell’export complessivo. La meccanica assomma oltre 1.100 imprese e realizza un quarto di quanto venduto negli USA. Tra i prodotti al primo posto si collocano le auto da turismo seguite dalle le piastrelle; nella top ten anche macchine per il packaging, imbarcazioni da diporto, parmigiano reggiano. 1.144 aziende esportatrici sono ditte individuali o hanno fatturato inferiore al milione. Le imprese più grandi, con oltre 25 milioni di fatturato, sono 788, pari al 18% del totale esportatrici, e realizzano l’86% del commercializzato negli USA”.

“Chi rischia di più? – si chiede Unioncamere dando voce alla domanda comune –
Per valutare il rischio che i dazi e le politiche commerciali di Trump rappresentano per ciascuna impresa nello studio è stato calcolato un indice di vulnerabilità del mercato americano attraverso il rapporto tra export verso gli Stati Uniti e fatturato globale. Sono state considerate vulnerabili, con differenti livelli di rischiosità, le imprese per le quali il mercato americano contribuisce per almeno il 5% alla realizzazione del fatturato aziendale complessivo. Non che per le altre aziende l’imposizione dei dazi sia irrilevante: l’individuazione della soglia del 5% è solo per dare evidenza alle società che rischiano di essere fortemente penalizzate dall’applicazione dei dazi. Le imprese vulnerabili sono 1.256, il 29% delle esportatrici negli Stati Uniti. Tra le imprese con esposizione maggiore ritroviamo 93 delle prime 100 imprese esportatrici. A livello settoriale sono le filiere collegate alla meccanica a presentare i valori di vulnerabilità più elevati: dal 43% delle aziende delle macchine per l’agricoltura fino al 33% dell’automotive”.
Per chi vuole approfondire consigliatissimo l’intero rapporto. Lo trovate qui.

Sebbene, come visto, siano i manufatti della meccanica quelli che generano maggior valore nell’export e senza ignorare la simbolicità di Ferrari, Lamborghini e Ducati, il prodotto per eccellenza che identifica l’Emilia, e Parma, è il formaggio parmigiano-reggiano. Perché è sulle nostre tavole tutti i giorni, è buono, e identifica e rappresenta l’immagine di una filiera che fa food valley: l’erba dei prati stabili, le vacche nelle stalle, la mungitura, il latte nelle caldere, le forme rotonde che stagionano impilate negli scaffali altissimi.

Il parmigiano-reggiano ha trovato terreno fertile in USA.
Le vendite totali del re dei formaggi hanno fatto incassare 2,9 miliardi di euro (dati 2023); la quota dall’export in tutto il mondo è del 47%. Di questa quota il 22,5% è venduta negli USA. In pratica 1 forma su 10 di parmigiano-reggiano è destinata al mercato dei 50 stati americani.

Cosa sarebbe successo con dazi del 20%? Secondo stime attendibili il prezzo al consumo del 24 mesi sarebbe passato dagli odierni 50 dollari al kg a 59 dollari/kg. Un aumento del genere avrebbe frenato il consumatore a stelle e strisce? Il timore era forte, seppur non espresso in maniera diretta dai vertici del Consorzio del Parmigiano-reggiano.

«Saremmo entrati in un periodo di fluttuazione con elevato rischio per i produttori – dice Saverio Delsante, allevatore e produttore di parmigiano-reggiano – ma questo perché pur essendo la base siamo l’anello debole. Sono i dati Ismea a dirlo: il valore pagato dal consumatore va al 20% all’agricoltore, il 30% al caseificio che trasforma, il 50% al grossista e alla GDO. Sono questi ultimi a decidere il prezzo finale. L’imposizione dei dazi va vista in questo rapporto, col rischio di un calo del prezzo di remunerazione della filiera per compensare il costo del dazio, in teoria un problema per il grossista ma di fatto chi assorbe il rischio finale è il produttore. Insomma si innescherebbe un processo speculativo inverso».

«La questione dazi va inquadrata su almeno tre livelli. – spiega Filippo Arfini, docente di economia agroalimentare dell’Università di Parma – Partiamo dalle grandi aziende, multinazionali o no, che hanno già insediato da tempo una loro produzione negli Stati Uniti. Pensiamo alla Barilla che ha uno stabilimento di pasta ad Aimes nell’Iowa, uno stato della corn belt, dove si produceva solo mais che invece ha diversificato in grano duro. Possiamo dire sommariamente che per queste aziende i dazi non incidono. Chi sarebbe veramente colpito, e siamo al secondo livello, è l’industria della meccanica alimentare (come evidenzia il rapporto UnionCamere). L’invenzione della Food Valley non è solo cibo, ma anche brevetti e capacità uniche nell’industria di trasformazione che vedono qui presenti i leader mondiali. Ormai nel ricambio generazionale in larga parte queste aziende sono passate di mano, dalle famiglie dei fondatori a grandi gruppi anche stranieri. Il fatturato è in massima parte derivante dall’export, si tratta di un’industria poco resiliente, altamente specializzata che fatica a reinventarsi e con un personale di alto valore aggiunto. È l’altro lato della genialità del prodotto. Con dazi elevati (e già ci sono quelli su acciaio e alluminio) c’è il serio rischio di un contraccolpo».

«Il terzo livello è quello del prodotto tipico, a denominazione d’origine protetta – continua Arfini – e qui mi permetto di andare controcorrente e dire che non tutto il male viene per nuocere. Intanto iniziamo col dire che in Europa e in Canada il marchio dop è riconosciuto e protetto. Negli USA non c’è protezione, devi pagare un trademark stato per stato, tanto che prolifica il “parmesan”. Ma onestamente non c’è paragone tra quel formaggio e il nostro parmigiano-reggiano. La qualità dei nostri prodotti è innegabile e riconosciuta dai consumatori che possono permetterselo.
Tanto è vero che negli ultimi dieci anni la produzione di parmigiano-reggiano è aumentata di 1 milione di forme, di fatto tutte destinate all’export. Sono dati ufficiali. E proprio qui sta il punto. Produrre così tanto vuol dire importare molta più soia, come mangime, e aumentare in quantità rilevante gli scarti, le deiezioni e le emissioni inquinanti che impattano sul nostro territorio. E tutto questo per vendere agli americani? … Attenzione: io non dico che piccolo è bello, ma una riflessione va fatta. E forse non a caso in questi giorni di rinnovo dei vertici del Consorzio del Parmigiano-Reggiano si è innescata una polemica poiché sono entrate le grandi aziende come Lactalis e sono rimasti fuori i piccoli caseifici della montagna reggiana. Certo non è più il tempo dei mille caseifici, ma per tenere quei ritmi di produzione le stalle passano da 100 a 500, 1.000 capi bovini e si pone una questione etica e ambientale. Se il prezzo del latte dovesse scendere da 30 € a 25 € al quintale, cosa succederebbe? Lo stesso discorso vale per i vini. Tanto che oggi chi volesse fare l’agricoltore si trova delle barriere enormi all’ingresso, impiantare un vigneto è diventata una roba da capitalisti e d’altronde, in generale, si va verso un’agricoltura industriale. Al contempo ci sono e rimangono piccoli agricoltori che se la cavano molto bene sul mercato, senza esportare niente
».

In questo week-end ci sono i caseifici aperti. Vale sempre la pena andare a conoscere da vicino “come si fa” il parmigiano-reggiano. Approfittatene per chiacchierare con casari e allevatori e chiedere come la pensano su dazi, filiera e evoluzione dell’agricoltura.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/IMG_8540-scaled.jpeg 1796 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-04-11 08:44:002025-04-11 13:35:33Il giorno che non sconvolse niente

La Gazzetta passa ai francesi?

5 Febbraio 2025/1 Commento/in News/da redazione
Qualche retroscena sulla nomina del bulgaro Tanev, nuovo ad di Sogeap (aeroporto)

Lo ammettiamo il titolo è un acchiappa-clic. Però la notizia, col punto interrogativo, non è infondata. La abbiamo appresa grazie alle dichiarazioni rilasciate da Gabriele Buia, presidente dell’Unione Parmense degli Industriali all’inviato della trasmissione Mi Manda Rai Tre andata in onda domenica 26 gennaio. Così abbiamo scoperto che le azioni di Segea (la società editrice di Gazzetta e Tv Parma) sono in pegno a una banca. Quale sia questa banca Buia non lo dice ma è un segreto di pulcinella: si tratta della ex Cariparma ora Credit Agricole. Banca francese, appunto.

E perché gli Industriali hanno dato in pegno a Credit Agricole le azioni della Segea?

Le hanno date a garanzia del prestito concesso per tenere in vita l’aeroporto Giuseppe Verdi nel biennio 2022-2023. Ricorderete tutta la battaglia attorno al progetto di ampliamento cargo? Ecco tutto ruotava attorno alla prosecuzione dell’attività di Sogeap (società che gestisce l’aeroporto Verdi) che perdeva 3,5 milioni di euro l’anno.

Un “rosso” ineluttabile stanti le attuali condizioni di poco traffico aereo.

Sempre dall’ascolto di Manda Rai Tre apprendiamo che un aeroporto per fare utile deve avere un traffico di circa 1 milione di passeggeri l’anno, per arrivare al pareggio deve superare i 500mila passeggeri. Dall’aeroporto di Parma nel 2024 sono transitati 120mila passeggeri e dunque possiamo prevedere che anche per l’anno scorso il “rosso” sarà di circa 3 milioni. Da ripianare quest’anno.

E chi paga?

E qui spunta fuori il nuovo salvatore della patria, il manager bulgaro Krassimir Tanev con lunga esperienza in compagnie minori dell’aviazione (Blue Air, Flyadeal, AeroItalia). A lui, nominato nuovo Ceo di Sogeap lo scorso 31 gennaio, sono affidati compiti non piccoli. Vediamoli.

Sempre Mi Manda Rai Tre ha portato alla luce del sole una notizia di cui nei salotti della città si parla dallo scorso ottobre, da quando Centerline ha dato “buca” non saldando nei tempi concordati le quote acquisite di Sogeap. E, a quanto risulta, tuttora non sono state pagate. Si tratta di 2 milioni di euro di ricapitalizzazione decisa a settembre (che ha portato alla fuoriuscita di tutti i residui soci pubblici) e dei 4,5 milioni di sovrapprezzo delle azioni acquistate ad aprile dal pacchetto detenuto dall’UPI, direttamente o indirettamente tramite la società Parma Aeroporto srl. A oggi Centerline detiene il 79,5% delle azioni e Parma Aeroporto il 20,36%.

Ricordiamo che quelle azioni l’UPI fu costretta a riprenderle dal socio austriaco Meinl Bank, in fuga. Non avendo fondi propri l’UPI attinse da quelli di Segea-Gazzetta come denunciato nell’estate 2023 dal cdr (comitato di redazione) della Gazzetta e confermato da Buia che nella citata intervista ha parlato di normale transazioni di fondi tra società appartenenti a uno stesso gruppo. Peccato che il prelievo di 8 milioni di euro abbia poi comportato uno stato di crisi della Gazzetta con pre-pensionamenti forzati di cinque giornalisti. Almeno, questa la denuncia del cdr all’epoca.

Ma quel prelievo non è bastato, da qui le azioni di Segea date in pegno a Credit Agricole.

Una situazione che all’Upi contavano di risolvere con l’approvazione del Piano di Sviluppo Aeroportuale (approvato dal consiglio comunale nel novembre 2023 con la spaccatura della maggioranza e il soccorso dell’opposizione di centrodestra) e il successivo arrivo dei canadesi di Centerline. Che – e questa è l’altra novità (in realtà una conferma) svelata da Mi Manda Rai Tre – è una società fantasma. La sede legale a Vancouver (Canada) è solo un indirizzo postale. La netta sensazione è che Centerline sia solo un procacciatore d’affari o, speriamo di no, un prestanome.

Sta di fatto che il cerino dell’aeroporto Verdi si sta spegnendo di nuovo – pare che le risorse in cassa siano sufficienti per arrivare ad aprile – e chi rischia di ritrovarselo in mano è sempre l’Upi.

Ora la nomina di Tanev che ha un triplice compito: rilanciare l’aeroporto, risanare i conti e, indirettamente, restituire la Gazzetta agli Industriali.

Francesco Dradi

Fonti consultabili:

https://www.raiplay.it/video/2025/01/Mi-manda-Raitre—Puntata-del-26012025-674efd2d-f59e-4966-8e9d-5936f9b44370.html Dal minuto 27’.

https://www.linkedin.com/in/krassimir-tanev-20ba8a17

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-02-05 20:39:002025-06-30 20:43:31La Gazzetta passa ai francesi?
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