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Scalo a terra. Cosa succede ora all’aeroporto?

3 Agosto 2025/2 Commenti/in News/da redazione

Le risorse per l’operatività dell’aeroporto Giuseppe Verdi sarebbero garantite fino al termine dell’estate, in pratica fino all’ultima domenica di settembre. Dunque chi ha prenotato voli nei prossimi giorni, per una delle 4 destinazioni (Cagliari, Olbia, Palermo, Chisinau) in partenza e arrivo dal Verdi può stare relativamente tranquillo.

Ma allora la scadenza del 5 agosto per scongiurare la messa in liquidazione della società, denunciata da Parma Aeroporto srl – Upi (socio di minoranza col 20% di Sogeap) cosa significa?

Si tratta di una scadenza interna, fissata dai soci di Sogeap (ossia Centerline, azionista di maggioranza col 79,5% e Parma Aeroporto srl, società di scopo dell’Unione Parmense Industriali) nell’assemblea del 30 giugno che ha deciso una ricapitalizzazione di 8 milioni di euro per coprire le perdite e rilanciare. Centerline, con una comunicazione del 1° luglio, ha detto di aver versato quasi 1 milione di euro e questo, appunto, dovrebbe consentire l’operatività per tutta l’estate. Salvo sorprese.

Prima di procedere nella lettura: se non vi raccapezzate ecco qualche link che può essere utile per approfondire. Questi i nostri articoli precedenti: L’aeroporto non decolla (30 maggio) – Crisi Sogeap, aeroporto a un passo dalla chiusura (30 giugno) – Colpo di scena, Centerline si tiene l’aeroporto Verdi (2 luglio) – Ore contate per l’aeroporto (31 luglio) – Botta e risposta tra Upi e Centerline (1 agosto).

Questi i comunicati dei soci Sogeap (1 agosto): Unione Parmense Industriali – Centerline

I commenti di istituzioni, sindacati e politici (2 agosto): intervento del Sindaco di Parma, Michele Guerra – la posizione di Filcams Cgil Parma, Fisascat Cisl Parma Piacenza, Uiltucs E/R– le dichiarazioni di Pietro Vignali consigliere comunale e regionale Forza Italia – il comunicato di Alleanza Verdi Sinistra – la dichiarazione di Maria Federica Ubaldi (Civiltà Parmigiana) – il comunicato del Partito Democratico di Parma

Cerchiamo ora di arguire quali scenari si aprono, dopo il duro scambio di comunicati tra i soci di Sogeap. Uno showdown che paradossalmente può agevolare la soluzione dei problemi.

Facciamo un passo indietro per inquadrare sinteticamente la situazione. Partiamo da un dato di fatto, certificato in questi anni. L’aeroporto “Verdi” di Parma soffre di nanismo e, alle attuali condizioni, non potrà mai produrre utili e, neanche, chiudere in pareggio. Per sostenersi occorre che uno scalo aereo in Italia raggiunga 1 milione di passeggeri. Secondo il piano industriale di Centerline il break even poteva essere raggiunto anche con 7-800mila. Nel 2024 i passeggeri sono stati 133mila. Dunque servirebbero molti più voli e rotte, specialmente con destinazioni europee. Facile a dirsi meno a farsi, anche perché il Verdi non dispone di piazzole e hangar per la sosta degli aerei. Significa che Parma è una destinazione di arrivo e ripartenza. E questo è un elemento di penalizzazione. Inoltre non vi sono servizi a terra (negozi, parcheggi, attività collaterali) che possano fungere da elementi attrattivi e di reddito.

In parte avrebbe potuto essere risolto con il PSA (Piano di sviluppo aeroportuale) con i famosi 12 milioni di fondi ministeriali derivanti da finanziamenti europei. Un dibattito che ha attanagliato la città per anni, poiché nelle intenzioni di Sogeap ante 2019 c’era una virata sullo sviluppo cargo.

Ottenuto il via libera a questo PSA, seppur con i paletti posti dal Comune di Parma nell’ottobre 2023, si è effettivamente affacciato un operatore, Centerline, che nel giugno 2024 ha acquisito la maggioranza di Sogeap ma, a sorpresa, si è detto disinteressato sullo sviluppo cargo, per puntare tutto sul traffico passeggeri, considerato il bacino d’utenza potenziale.

Peraltro per allungare la pista e ampliare l’aeroporto la stima di costi era di 30 milioni, solo un terzo dunque coperto dal finanziamento pubblico, la cui scadenza è il 31/12/25. Se non saranno spesi (e non si vede come possano esserlo, dato che non sono mai partite nemmeno le lettere di avviso esproprio per i terreni confinanti) torneranno a disposizione dello Stato per altre finalità.

E d’altronde – inciso – l’aeroporto di Firenze, che ha una pista più corta di quello di Parma, nel 2024 ha visto 3,4 milioni di passeggeri. Sorge il dubbio che più che la lunghezza della pista conti il bacino di utenza reale e l’attrattività della destinazione.

Come che sia, in un anno Centerline non è riuscita nemmeno a “scaldare i motori”. E d’improvviso si è accorta che il Verdi succhia denaro. Purtroppo in assenza di dati ufficiali (non sono disponibili il bilancio 2024 e neanche il percorso di ricapitalizzazione dell’ottobre ’24) è difficile approfondire le analisi. Fatto sta che ora si è giunti a un punto di svolta. Questi gli scenari possibili.

Scenario 1

I soci si riappacificano e ricapitalizzano, subito con un acconto, e il saldo entro fine settembre. Sogeap può continuare e cercare l’intervento di attori istituzionali, come auspicato da Centerline, che tradotto significa un sostegno pubblico. In che forme è da vedersi, dato che in base alle normative una società privata in perdita non può essere compartecipata da organi dello Stato. Tuttavia le Istituzioni potrebbero agevolare una partnership con altri soggetti gestori di aeroporti, a partire dall’Aeroporto Marconi di Bologna che vede azionista di maggioranza la Camera di Commercio bolognese.

Scenario 2

Centerline si ritira e Upi, tramite Parma Aeroporto srl, sottoscrive il 51% del capitale e riacquisce la maggioranza di Sogeap, per trattare con altri operatori che possano subentrare nella gestione. Anche in questo caso cercando sponde con le Istituzioni e altri gestori di aeroporti, ricontattando forse anche SEA (aeroporti milanesi).

Scenario 3

Messa in liquidazione di Sogeap. Lo scalo sospende le sue funzioni e il personale andrà in cassa integrazione sperando che possa essere ricollocato. Il titolo dell’aeroporto – che ha abilitazione internazionale e fa parte della rete nazionale degli aeroporti – torna ad Enac che apre un bando per la riassegnazione. Le tempistiche complessive dovrebbero essere di un anno, tra liquidazione, apertura bando e assegnazione. Se le condizioni saranno appetibili è presumibile che nell’autunno 2026 arrivi un nuovo gestore pronto a ripartire da zero, senza doversi accollare i debiti pregressi.

Al di là di ogni considerazione politica sul valore dell’aeroporto “Verdi” come infrastruttura al servizio del territorio di Parma, alla fine il punto è questo: se non c’è un ritorno economico, perlomeno in pareggio sul medio-lungo periodo, lo scalo non può rimanere aperto.

Un aeroporto non è considerato un servizio essenziale che il settore pubblico deve garantire ai cittadini. Il gestore può essere una società partecipata, ma un socio pubblico ha il divieto per legge di investire in società in perdita. I privati investono se, giustamente, ricavano un profitto. E qui, invece, ci stanno solo bilanci in “rosso”, con perdite medie di 3,5 milioni l’anno. A bocce ferme dovrà essere fatta una riflessione sul percorso fallimentare della privatizzazione del “Verdi” voluta nel 2008. (dra.fra.)

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_6562.jpeg 1111 1961 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-08-03 12:59:492025-08-03 21:17:21Scalo a terra. Cosa succede ora all’aeroporto?

Botta e risposta tra Upi e Centerline sull’aeroporto “Verdi”

1 Agosto 2025/7 Commenti/in News/da redazione
Le Istituzioni – Regione, Comune, Enac – chiamate ad aprire un tavolo di crisi

Nella serata di venerdì 1° agosto è andato in scena un botta e risposta a suon di comunicati stampa tra Unione Parmense Industriali e Centerline, sul futuro dell’aeroporto a esplicito rischio di chiusura.

Nei commenti, in calce all’articolo, le reazioni di sindacati, istituzioni e politica man mano che arrivano.

La ricapitalizzazione necessaria per garantire l’esercizio economico dello scalo “Verdi” non è stata attuata, secondo la Confindustria parmigiana, a causa del mancato versamento della cospicua quota dei canadesi di Centerline. Il comunicato di Parma Aeroporto srl (controllata da Upi) è uscito alle 17.20.

La risposta di Centerline è giunta alle 21.30. I canadesi, assumendosi la propria parte di responsabilità, addossano agli industriali di Palazzo Soragna il venir meno dell’impegno.

Centerline assicura di voler garantire la continuità di gestione dell’aeroporto Verdi. Ma stando alle tempistiche rese note, ci sarebbe tempo fino a martedì 5 agosto per versare le quote di capitale che consentano di andare avanti. Se debbano essere 8 milioni oppure un acconto minimo si vedrà.

A questo punto le Istituzioni, invocate da ambo le parti e anche dai sindacati, sono chiamate a intervenire ed aprire un tavolo di crisi o di concertazione tra i soci. Staremo a vedere le prossime mosse di Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma ed Enac.

Questi i comunicati diffusi oggi. Dapprima quello di Parma Aeroporto srl, a seguire quello di Centerline.

Scrive Parma Aeroporto srl (controllata Upi) : “Con riferimento agli sviluppi della situazione della società So.Ge.A.P. SpA, che gestisce l’Aeroporto internazionale “Giuseppe Verdi”, nella sua qualità di socio di minoranza di So.Ge.A.P. SpA, dato che dal giugno 2024 la quota di maggioranza è stata acquisita da Centerline Italia Srl, la società Parma Aeroporto Srl, consapevole delle potenziali conseguenze negative sulle possibilità di crescita del territorio e sui dipendenti della società, ritiene doveroso precisare quanto segue.

In data 30 giugno 2025, a fronte della necessità di assicurare le condizioni per garantire la continuità aziendale, i soci hanno approvato una proposta di aumento di capitale, scindibile, fino a 8 milioni di Euro di capitale, avanzata dal CdA di So.Ge.A.P. SpA, aumento che doveva essere sottoscritto entro il 25 luglio 2025, mentre la sottoscrizione del capitale che fosse rimasto inoptato poteva avvenire entro il 30 luglio u.s., con la previsione che il versamento integrale del capitale sottoscritto dovesse essere fatto entro il 5 agosto 2025.

Parma Aeroporto Srl aveva assicurato la propria volontà di sottoscrivere la quota di aumento di capitale corrispondente alla propria quota azionaria del 20% circa, a fronte della sottoscrizione dell’80% dell’aumento di capitale deliberato da parte del socio di maggioranza, Centerline Italia Srl, sottoscrizione quest’ultima che rappresentava la condizione essenziale ed imprescindibile per raggiungere gli 8 milioni di aumento indispensabili per la continuità aziendale.

Il 25 luglio, data ultima per poter sottoscrivere, Parma Aeroporto Srl, in assenza di informazioni da parte di Centerline Italia Srl circa la sottoscrizione del capitale, al fine di poter eventualmente sottoscrivere la propria quota nell’esercizio della prelazione sul capitale inoptato, comunicava di sottoscrivere e versare integralmente una quota minima dell’aumento, riservandosi la possibilità di sottoscrivere successivamente il capitale inoptato.

Purtroppo nella serata del 25 luglio il Presidente di Centerline Italia Srl comunicava che la sua società non avrebbe sottoscritto l’aumento di capitale, mancata sottoscrizione che è puntualmente avvenuta.

Pertanto, per effetto della scelta del socio di maggioranza Centerline Italia Srl, l’aumento di capitale a suo tempo deliberato non ha avuto l’esito necessario a garantire la continuità aziendale, rendendo quindi inutile, in mancanza del restante 80%, la sottoscrizione ed il versamento del 20% da parte di Parma Aeroporto Srl del capitale inoptato.

Parma Aeroporto Srl, che ha sempre puntualmente onorato i propri impegni di socio nei confronti di So.Ge.A.P. SpA e Centerline Italia Srl, nell’esprimere forte preoccupazione per il futuro della società So.Ge.A.P. SpA e per la possibilità di mantenere vivo ed operativo, almeno nel breve termine, l’Aeroporto Giuseppe Verdi, conferma il proprio interesse e la propria disponibilità a collaborare con Centerline Italia Srl e tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali per ricercare, se esistono, possibili iniziative che evitino la chiusura di So.Ge.A.P. SpA e quindi dell’Aeroporto internazionale Giuseppe Verdi”.

Risponde Centerline Airport Partners: “In seguito alle recenti notizie diffuse dai media e alle dichiarazioni dei sindacati riguardo alla situazione attuale dell’Aeroporto di Parma, Centerline desidera fare chiarezza e riaffermare il proprio costante impegno nei confronti del futuro a lungo termine dell’aeroporto.

Negli ultimi 14 mesi, Centerline ha sostenuto pienamente So.Ge.A.P. SpA — sotto il profilo finanziario, operativo e strategico — facendosi carico dei debiti pregressi e garantendo la continuità delle operazioni. Solo con l’ultimo aumento di capitale, Centerline ha investito 5 milioni di euro, andando ben oltre la propria quota proporzionale. Questo contributo significativo riflette la nostra fiducia nel potenziale a lungo termine dell’Aeroporto di Parma e nell’importanza di preservare questo asset fondamentale per la città e per la regione.

Abbiamo assunto questo impegno in buona fede, sulla base di una visione condivisa tra gli azionisti — inclusa UPI — secondo cui la responsabilità del rilancio dell’aeroporto sarebbe stata affrontata collettivamente. Riconosciamo che si tratta di un processo complesso e che tutti gli stakeholder hanno affrontato delle difficoltà. Tuttavia, fino ad oggi, l’onere di finanziare la continuità operativa è ricaduto in modo sproporzionato su Centerline.

Parallelamente a questo impegno finanziario, Centerline ha sviluppato un piano industriale e finanziario attentamente elaborato per l’Aeroporto di Parma. Questo piano — basato su disciplina operativa, fonti di reddito diversificate e investimenti mirati — è attualmente in fase di attuazione. Riflette l’esperienza di Centerline nei processi di rilancio di aeroporti e mira a porre Parma su un percorso di crescita sostenibile, miglioramento della connettività e creazione di valore a lungo termine per tutti gli stakeholder.

Questa situazione non è frutto di cattiva gestione o mancanza di pianificazione, bensì riflette l’urgenza che tutti gli azionisti rinnovino il proprio supporto in modo coordinato — sia a livello finanziario che operativo — nel momento in cui passiamo dalla fase di stabilizzazione a quella di crescita. Centerline ha sempre rispettato i propri impegni: abbiamo garantito il pagamento puntuale di stipendi e fornitori, condiviso un piano dettagliato di rilancio con i sindacati e aumentato la nostra quota di partecipazione al 79,5% nell’assemblea degli azionisti del 30 giugno, per evitare un’interruzione delle attività.

Ribadiamo che la sostenibilità dell’azienda dipende da contributi proporzionali e tempestivi da parte di tutti i partner. Rimaniamo fiduciosi che lo spirito di collaborazione che ha caratterizzato l’inizio di questo percorso — in particolare nella nostra partnership con UPI — possa essere ristabilito e rafforzato nelle prossime settimane.

Guardando al futuro, Centerline continua a lavorare per coinvolgere finanziatori istituzionali terzi per sostenere le esigenze a medio e lungo termine dell’aeroporto, con l’impegno di concludere questo processo entro la fine dell’anno. Parallelamente, siamo pronti a collaborare per completare l’attuale aumento di capitale, che resta fondamentale per garantire le operazioni fino al 2025.

Rivolgiamo un sentito ringraziamento alle autorità locali e regionali per il loro coinvolgimento attivo e accogliamo con favore il dialogo continuo con i sindacati e tutti gli stakeholder istituzionali. Parma merita un aeroporto all’altezza del suo ruolo economico, culturale e logistico nella regione. Raggiungere questa visione richiederà unità, fiducia reciproca e un rinnovato impegno da parte di tutte le parti coinvolte.

Centerline è orgogliosa di aver dato l’esempio. Continueremo a farlo — con professionalità, trasparenza e una ferma convinzione nell’importanza strategica dell’Aeroporto di Parma per la città e per l’intero sistema aeroportuale italiano.

Tuttavia, non possiamo farlo da soli”.

(dra.fra.)

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_6518-scaled.jpeg 1068 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-08-01 21:53:352025-08-02 17:19:38Botta e risposta tra Upi e Centerline sull’aeroporto “Verdi”

Ore contate per l’aeroporto

31 Luglio 2025/8 Commenti/in News/da redazione
Di nuovo una situazione difficile per lo scalo Verdi

Il 31 luglio è stata una giornata di fibrillazione per i destini dell’aeroporto di Parma. La situazione, in stallo da alcune settimane, è precipitata nelle ultime 24 ore.

Nella tarda mattinata di giovedì Carlos Criado, amministratore delegato di Sogeap nonché vicepresidente di Centerline è sbarcato a Malpensa e di gran carriera si è diretto verso Palazzo Soragna, sede dell’Unione Parmense Industriali. Ha incontrato i vertici dell’UPI in un incontro descritto come “teso” e durato alcune ore.

Nessuna dichiarazione ufficiale è uscita dalle due parti coinvolte, naturalmente interpellate dal vostro cronista. Non si sono espressi i canadesi di Centerline (detentori del 79,5% di Sogeap) né l’UPI (che tramite Parma Aeroporto srl conserva il 20% di Sogeap). Come si dice in gergo, le bocche sono rimaste cucite.

Aggiornamento di venerdì 1° agosto ore 22:00. L’Unione Parmense Industriali e Centerline si rinfacciano la crisi a suon di comunicati stampa. Leggi il nuovo articolo con entrambe le posizioni .

Da plurime fonti consultate, in contatto con gli azionisti di Sogeap, emergono due scenari e tali ve li riportiamo. Uno attendista e uno catastrofista. Il primo scenario vede entrambi i soci rafforzare un impegno verso il reperimento di nuovi partner per l’Aeroporto “Verdi”. Il secondo scenario parla invece di un disimpegno dei canadesi e la possibilità che Sogeap venga messa in liquidazione.

Ci sarebbe anche un terzo scenario: ossia Parma Aeroporto-UPI riacquisisce le quote cedute a Centerline un anno fa, mantenendo in vita lo scalo di via Licinio Ferretti fino a trovare un nuovo acquirente.

Stando alle fonti l’ipotesi prevalente è la seconda, ossia quella di una prossima liquidazione di Sogeap.

Attendiamo dichiarazioni ufficiali che, ripetiamo, abbiamo cercato con insistenza già nei giorni scorsi e oggi, specialmente dai rappresentanti di Centerline. Qualora arrivassero aggiorneremo questo articolo.

Ma perché si parla, di nuovo, di ore contate per l’aeroporto Verdi? Non c’era stata, giusto un mese fa, un’assemblea dei soci Sogeap che aveva approvato una ricapitalizzazione di 8 milioni?

Esatto. Il problema sembra che sia dovuto a Centerline che, dopo 1 milione iniziale versato, non ha ottemperato all’accredito degli altri 5,4 milioni di sua spettanza. Se non tutti, nemmeno un altro acconto. E altrettanto ha deciso di non fare Upi con il suo 1,6 milione da versare.

E dunque stallo e chiarimento in corso. Questo trapela dalle fonti consultate, e che riportiamo con il condizionale, pronti ad accogliere un’eventuale nuova smentita.

A questo punto è utile ricapitolare quanto successo nell’ultimo mese e mezzo. Il 20 giugno si dimettono dal cda di Sogeap i rappresentanti UPI e la situazione sembra precipitare (ne abbiamo parlato qui) se non che il 1° luglio Centerline smentisce e dichiara di rimanere in sella (ne abbiamo dato conto qui).

Qualche giorno dopo, sempre nella prima settimana di luglio, si è tenuta una riunione d’urgenza nella sede di presidenza del palazzo della Regione Emilia-Romagna, riunione chiesta al presidente Michele De Pascale dagli industriali di Parma. Risulterebbe che alla riunione fosse presente Guido Barilla accompagnato da altri due imprenditori e con in collegamento da remoto Gabriele Buia, presidente di Upi. Gli industriali avrebbero chiesto al presidente De Pascale di “sensibilizzare” i vertici dell’Aeroporto Marconi di Bologna affinché intervengano. Che tipo di intervento sarebbe possibile? Una partnership che si configuri come alleanza stretta tra i due aeroporti o, meglio ancora, rilevare le quote di Sogeap. De Pascale si sarebbe impegnato ad incontrare Enrico Postacchini, presidente di Aeroporto Marconi spa.

Una riunione di questo tipo fa sospettare che gli industriali di Parma non si fidino di Centerline, nonostante la ricapitalizzazione testé approvata. Tuttavia un autorevole dirigente UPI, e siamo nella seconda settimana di luglio, dichiara a Parma Parallela che la “difformità di vedute” con Centerline “è stata riteniamo opportunamente e utilmente superata” nell’assemblea “che ha visto l’approvazione, anche da parte di Parma Aeroporto, di un aumento di capitale fino a otto milioni di euro in linea con le esigenze della società. Tale decisione ha quindi fatto registrare una rinnovata convergenza di scelte fra Centerline Srl e Parma Aeroporto Srl, al fine di assicurare la continuità aziendale di Sogeap Spa”.

Nel frattempo in Regione Emilia-Romagna viene discussa un’interpellanza presentata dal consigliere Pietro Vignali (Forza Italia) che chiede lumi sull’aeroporto di Parma e sulle “linee guida per il sistema aeroportuale in Emilia-Romagna” impegno assunto nel programma di mandato dal presidente De Pascale. Risponde l’assessora ai trasporti Irene Priolo asserendo che il piano regionale degli aeroporti dell’Emilia-Romagna arriverà “entro l’autunno“. “Ci riaggiorneremo subito dopo la pausa estiva perché avremo le risultanze degli studi che stiamo facendo”.

Nello specifico, sull’aeroporto Verdi, l’assessora Priolo ha dato una risposta ambigua: “abbiamo bisogno che spenda i fondi Fsc perché sono stati destinati proprio per il potenziamento del sistema aeroportuale“. È invece noto che l’ampliamento dello scalo fosse stato da subito accantonato da Centerline e d’altronde nessun atto è stato compiuto dopo l’approvazione del PSA (piano di sviluppo aeroportuale), con i puntelli stabiliti dal consiglio comunale di Parma nell’ottobre 2023. Infine: il finanziamento ministeriale di 12 milioni (di cui circa 3 già utilizzati) scade al 31/12 del 2025 e, salvo proroghe che non sarebbero consentibili, i fondi non saranno più disponibili.

Il piano industriale di Centerline, presentato sommariamente qualche mese fa, d’altronde non contemplava voli cargo e prevedeva un break even a 7-800mila passeggeri (nel 2024 sono stati 133mila) costituiti da voli a medio raggio continentali e rafforzamento dell’accoglienza dei voli executive (ossia aerei privati).

Si passa alla quarta settimana di luglio quando nell’ufficio di De Pascale, in Regione, va in scena un nuovo incontro: presenti il presidente e l’assessora Priolo, il consigliere regionale Andrea Massari, il sindaco di Parma, Michele Guerra, l’ad di Sogeap, Criado, un altro esponente di Centerline e due rappresentanti dell’ambasciata canadese in Italia. È un incontro interlocutorio: i canadesi si sono informati sul “piano regionale per gli aeroporti” ma non avrebbero avanzato alcuna richiesta economica o di supporto verso altri partner.

E arriviamo così alla quinta e ultima settimana di luglio: i sindacati “fiutano” che qualcosa non va. L’ennesima richiesta di incontro a Centerline e Upi è andata a vuoto. Due giorni fa Ryanair ha reso noto il piano commerciale delle rotte invernali e per Parma non ci sono novità, anche quest’anno il collegamento con Palermo viene cancellato dopo l’estate. Inoltre negli ultimi mesi 3 dipendenti Sogeap hanno dato le dimissioni per andare a lavorare in altri scali. “Seguiamo con apprensione l’evoluzione, o per meglio dire l’involuzione delle ultime vicende. – dichiara una fonte sindacale a Parma Parallela – La superficialità con cui questa situazione è stata gestita rivela una totale assenza di visione strategica e di responsabilità, alimentando sfiducia e rabbia tra chi lavora ogni giorno per il buon funzionamento di questo importante snodo aeroportuale. Chiediamo con forza un confronto reale e trasparente con le istituzioni, le parti sociali e le aziende coinvolte, affinché si adottino soluzioni concrete che tutelino i posti di lavoro e ripristinino un minimo di credibilità e progettualità nel settore aeroportuale”.

All’ultimo giorno del mese la situazione è precipitata.

In attesa di capire cosa succederà da domani, rimane da constatare che i documenti ufficiali sull’assetto societario continuano a non essere aggiornati e, parimenti, non è ufficiale il consuntivo del 2024. Secondo le indiscrezioni, in mancanza di risposte certe, il rosso sarebbe stato tra i 3,5 e i 5 milioni di euro. Infine, non risulta che UPI abbia proceduto a rinominare i suoi due rappresentanti in cda Sogeap, posti vacanti dal 20 giugno scorso.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6515-scaled.jpeg 1137 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-31 22:43:092025-08-01 22:09:20Ore contate per l’aeroporto

Nuova crisi in Gazzetta? Chiesti 9 prepensionamenti

31 Luglio 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Un nuovo stato di crisi aziendale si profila alla Gazzetta di Parma. La direzione del personale ha prospettato 9 prepensionamenti di giornalisti, previa ammissione alla cassa integrazione (cigs), dal prossimo autunno.

I prepensionamenti sono stati proposti su base volontaria, a differenza di quanto accaduto nel 2023. A quanto ci risulta 2 giornalisti avrebbero già declinato “l’offerta” preferendo rimanere al lavoro.

Non esiste ancora un piano vero e proprio da parte della società editrice: queste richieste di prepensionamento su base volontaria sono state formulate per testare le risposte dal corpo redazionale. In base ai numeri di adesione la proprietà deciderà se procedere con un accordo soft oppure imponendo un aut aut come, appunto, nell’autunno 2023 quando furono 5 i giornalisti “costretti” alle dimissioni, dopo una cassa integrazione a rotazione tra tutti. Gli esuberi dovevano essere 6 ma dopo la cigs una giornalista si impuntò per rimanere in servizio.

Un approccio morbido, dunque, per evitare il riacutizzarsi delle tensioni dei mesi primaverili culminate nello sciopero che fece mancare il giornale dalle edicole il 12 e 13 aprile scorsi. Quell’astensione dal lavoro fu provocata da un irrigidimento delle parti a seguito della mancata sostituzione di una giornalista dimissionaria che ha optato per la libera professione. A seguito dello sciopero l’azienda ha fatto parziale retromarcia assumendo a tempo determinato un giovane giornalista, il cui contratto terminerà a fine settembre.

Il Cdr (comitato di redazione, ossia la rsu dei giornalisti, detta un po’ sbrigativamente) ha chiesto la stabilizzazione di questa unità lavorativa. Ad oggi la redazione della Gazzetta si avvale di 30 redattori più il direttore (tre giornalisti in meno dopo la crisi del 2023).

Si capisce che 9 prepensionamenti su 30 vuol dire incidere a fondo sulla tenuta del giornale. Per questo motivo il Cdr, sempre informalmente in questa fase, ha fatto presente all’azienda che vuole la sostituzione uno su uno, ossia l’assunzione di un giovane giornalista per ogni redattore prepensionato per poter garantire il prodotto giornale con l’attuale foliazione di 40 pagine, tre/quattro inserti settimanali e, in più, l’aggiornamento del sito web.

Va detto che la normativa dà la possibilità, alle società editrici di giornali in crisi, di limitare a 1 nuovo ingresso ogni 3 esuberi prepensionati.

Ma chi andrebbe in pensione? Si tratta dei redattori e redattrici più longevi, ovviamente, ma non tutti poiché occorre che i giornalisti abbiano maturato almeno 25 anni e 5 mesi di contributi e un’età non inferiore di cinque anni rispetto al requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia. Tradotto: 62 anni. Il traguardo d’età però può essere raggiunto anche con un lungo periodo di cassa integrazione. L’obbligo di legge è di “passare” in Cigs almeno tre mesi, ma questo periodo può essere prolungato fino a due anni. Significa che chi ha 60 anni ed è stato assunto prima dei 35 anni può essere “dimissionato” dal giornale.

La Cigs e soprattutto lo “scivolo” fino alla pensione di vecchiaia, ossia l’integrazione salariale e contributiva, che può durare fino a cinque anni, è a carico dell’Inps. In pratica la crisi di un’azienda privata viene scaricata sullo Stato, ossia sulla collettività.

Ma davvero va così male la Gazzetta di Parma? Gli ultimi dati Ads (accertamenti diffusione stampa) disponibili per il maggio 2025 riportano un dato di vendite individuali pari a 17.549 copie (di cui 15mila cartacee e le altre digitali). Nel 2023, ultimo dato certificato disponibile, il venduto individuale era 19.513 (di cui 17mila cartacee).

Va detto che tutti i giornali italiani sono in difficoltà e alla ricerca di nuovi modelli di business che stentano ad essere trovati.

Come noto sui conti della società Gazzettadiparma srl “pesa” il prelievo di capitale, pari a 8,3 milioni effettuato nel 2019 dall’Unione Parmense Industriali nel 2019 come operazione infragruppo per sostenere Sogeap, gestrice dell’aeroporto “Verdi”. In seguito l’UPI per un prestito di 5 milioni, sempre destinato all’aeroporto, ha dato in pegno a Emil Banca BCC (e non a Crédit Agricole come da noi scritto erroneamente in altro articolo, ndr) azioni del controvalore corrispondente di Gazzettadiparma srl, quale garanzia.

(dra.fra.)

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6497-scaled.jpeg 1017 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-31 17:46:462025-07-31 18:10:07Nuova crisi in Gazzetta? Chiesti 9 prepensionamenti

A Langhirano hanno un problema con la privacy

30 Luglio 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Il Garante Protezione Dati Personali sanziona il Comune

Il Comune di Langhirano è stato sanzionato dal Garante della Privacy per violazione dei dati personali nel registro di accesso agli atti, dal 2017 al 2023. Con provvedimento n. 378 del 10 luglio scorso il Garante ha emesso un’ordinanza ingiunzione verso il Comune di Langhirano comminando una sanzione di 12mila euro, riducibili alla metà se il pagamento avverrà entro trenta giorni.

Il provvedimento non è ancora stato pubblicato sul sito del Garante (non appena lo sarà, renderemo il link diretto al documento).

Questo caso segue di pochi mesi un provvedimento analogo, rivolto all’Unione Montana Appennino Parma Est, che peraltro ha sede a Langhirano, sanzionata per uso illecito della videosorveglianza nel comando della polizia locale.

In questo momento l’Amministrazione Comunale di Langhirano è ancora nei termini per decidere se opporsi al provvedimento del Garante o pagare la sanzione.

Tutto ha origine nell’autunno 2023 quando una cittadina langhiranese ha presentato un esposto al Garante per la Protezione dei Dati Personali poiché riteneva illegittimo che il suo nome comparisse nel registro dell’accesso agli atti del Comune di Langhirano, dopo aver fatto richiesta di documenti e pratiche, accanto ai documenti ricevuti.

Il Garante ha aperto un’istruttoria verificando che in effetti comparivano “in molti casi dei dati personali dei soggetti cui si riferiscono gli atti richiesti”.

Richiamando il protocollo sulle linee guida dell’accesso agli atti, definito dal Garante Privacy con ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) in vigore dal 10 gennaio 2017 e che nel punto in esame specifica che il «registro contiene l’elenco delle richieste con l’oggetto e la data e il relativo esito con la data della decisione ed è pubblicato, oscurando i dati personali eventualmente presenti, e tenuto aggiornato almeno ogni sei mesi nella sezione Amministrazione trasparente” ha quindi chiesto chiarimenti al Comune di Langhirano, imputando di aver “tenuto una condotta non conforme alla disciplina rilevante in materia di protezione dei dati personali contenuta nel RGPD” e notificando “le violazioni effettuate”.

L’ente locale ha mandato una memoria difensiva con una serie di punti. Per sintesi ne riportiamo solo uno, quello centrale, ossia che il Comune ha istituito in quel modo il Registro degli accessi “frutto di un’interpretazione ampia del principio di trasparenza anche in relazione al dibattito politico-culturale sul tema di quegli anni”. E precisando che le generalità indicate negli accessi agli atti non erano mai accompagnate da altri dati (codici fiscali, indirizzo, ecc.) tali da permettere di identificare una persona in modo chiaro e incontrovertibile.

Il Garante ha però rigettato questa interpretazione sul tema della trasparenza, accertando “l’avvenuta diffusione online dei dati personali descritti in assenza di una idonea base giuridica” e fornendo esempi dove diversi soggetti erano chiaramente identificabili. Inoltre richiamando di nuovo le linee guida Anac il Garante aggiunge una esplicita circolare del Ministero della Pubblica Amministrazione in cui si precisa che «ciascuna amministrazione indicherà gli estremi delle richieste ricevute e il relativo esito, omettendo la pubblicazione di dati personali eventualmente presenti» (par.8.2.b). L’ampia interpretazione del principio di trasparenza sostenuta dal Comune non può quindi giustificare la diffusione di dati personali online, in quanto non soddisfa nessuno dei presupposti di liceità previsti dall’art. 2-ter del Codice.”

Il Garante nel valutare il provvedimento sanzionatorio prende comunque atto della collaborazione offerta dal Comune di Langhirano che, nelle more del procedimento, già dall’aprile 2024 aveva rimosso dal “registro accesso agli atti” tutti i nominativi delle richieste.

Non manca peraltro di rilevare che “quanto all’illecita diffusione online di dati personali si tiene conto del fatto che la stessa ha avuto a oggetto la diffusione online di dati personali in un caso anche idonei a rivelare lo stato di salute (art. 9 del RGPD), riferiti a diverse centinaia di persone (soggetti che hanno effettuato l’accesso e talvolta anche soggetti a cui i documenti si riferiscono, contenuti nei registri nei registri 7degli accessi anni 2017-2023) mantenuti sul sito web istituzionale almeno fino data dell’invio delle memorie difensive del Comune (aprile 2024). Tale condotta deriva in ogni caso – secondo quanto dichiarato dal Comune – da un’ampia interpretazione del principio di trasparenza e risulta quindi essere di natura evidentemente colposa. Si ritiene pertanto che, nel caso di specie, il livello di gravità della condotta tenuta dal titolare del trattamento sia medio”.

Il dispositivo finale di ordine e ingiunzione vede una sanzione amministrativa pecuniaria di 12mila euro, “salva la facoltà per il trasgressore di definire la controversia mediante il pagamento di un importo pari alla metà della sanzione irrogata, entro il termine di legge”. (dra.fra.)

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/ss_garantepdp-scaled.jpg 860 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-30 16:37:152025-07-30 16:42:08A Langhirano hanno un problema con la privacy

Niente Iren, il “tesoretto” vira sull’integrazione scolastica

29 Luglio 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Il Comune di Parma destina 35 milioni in risparmio su mutui e incremento di servizi alla persona

Niente azioni Iren, né grande opera (quale, poi?), il “tesoretto” del Comune di Parma viene impiegato per risparmiare sui mutui (20 milioni ) per i servizi (7,5 milioni), anticipazioni al Teatro Regio (4,5 mln) e altre spese correnti, per un totale di 35 milioni di euro.

La priorità viene considerata l’integrazione scolastica per disabili (legge 104/92): +1,3 milioni nel 2026 e +1,8 milioni nel 2027 portando il totale di spesa corrente per questo servizio da 3,7 mln del 2025 a 5,5 mln nel 2027. Queste somme future vengono ricavate dal taglio sui mutui, che porteranno a liberare ogni anno 1 milione e 400 mila euro da rate risparmiate.

Il fabbisogno sulla scuola è in crescita esponenziale: +11% di richieste nell’ultimo anno per un totale di 752 studenti con certificazione legge 104. Non si tratta solo di disabilità gravi ma, sempre più di studenti con forme di DSA, Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Le nostre lettrici e lettori ricorderanno che ne avevamo scritto ad aprile, quando preso atto dell’avanzo di 33 milioni, avevamo riportato il dibattito interno nella maggioranza, con l’ipotesi che una larga fetta fosse investita nell’acquisto di azioni Iren. La community di Parma Parallela si era espressa con contrarietà. L’ipotesi è sparita e, ieri in consiglio comunale, non se ne è fatto alcun cenno.

Citando il famoso cineasta potremmo dire che, nel destinare per i servizi alla persona questo notevole avanzo di bilancio, l’Amministrazione Guerra ha fatto qualcosa “di sinistra”. Per i detrattori, esauriti presto i voli pindarici, si è invece configurata una manovra di basso profilo, tra risparmi e iniezioni nella spesa corrente, con ben poco appeal.

La delibera sulla variazione e assestamento di bilancio è stata approvata ieri sera dal consiglio comunale, ultimo atto prima dello sciogliete le righe estivo.

«Per me la delibera più importante del mandato» ha esordito l’assessore al bilancio, Marco Bosi nel presentarla al consiglio comunale e, viste le cifre in gioco, come dargli torto.

«C’eravamo lasciati a fine aprile con 33 milioni di avanzo disponibile e 4 di avanzo vincolato.

28 mlnderivanti da buona gestione e circa 5 di differenza tra entrate e spese (ndr: mancata spesa)».

Su come si è arrivati a questo “tesoretto” (definizione usata esplicitamente dalla consigliera Serena Brandini (Azione) e poi da Fabrizio Pallini (gruppo Vignali sindaco) ma stigmatizzata da Antonio Nouvenne, capogruppo di Prospettive) c’è stata una piccola querelle tra la stessa Brandini, e prima di lei dalla consigliera Laura Cavandoli (Lega) e l’assessore Bosi, per dirimere se frutto di gestione buona o approssimativa.

Al che Bosi ha spiegato nel dettaglio come si è arrivati ai 28 milioni tra cause vinte (la principale contro Ireti per la gestione del verde pubblico negli anni 2009-10, che vide il Comune condannato in primo grado a pagare 5,5 milioni, sentenza poi ribaltata in appello, che ha liberato risorse, appunto) e rivalutazione dei fondi rischi e fondi svalutazione crediti, che si basano sugli ultimi cinque anni e, quindi, si aggiornano automaticamente di anno in anno e, proprio per una gestione più accorta, ha portato a un salto significativo nel liberare risorse.

Prima l’assessore al bilancio aveva spiegato come «l’aumento del costo della vita ha portato a rivedere i contratti dei dipendenti enti pubblici, e a parità di personale la spesa è in crescita di 3,5 milioni. Così come è cresciuto il compenso per i dipendenti delle cooperative, molti servizi sono affidati a loro, e impattano per circa il 14%, con servizi divenuti più cari». Inoltre l’invecchiamento della società, il maggior bisogno di servizi e «la prossima apertura di due asili, la palestra a Moletolo, la nuova biblioteca di Alice, lo spazio mostre all’ospedale vecchio, comporteranno maggiore spesa corrente».

E dunque l’avanzo viene così destinato: 20 milioni e 97mila in “sostituzione di fonti di finanziamento” (tradotto: non si accendono mutui); 12 milioni applicati alla spesa corrente di cui 4,5 mln in anticipazione al Teatro Regio (anticipo spalmato per tre annualità, con l’effetto di irrobustire le casse del Regio adesso e che consentirà dall’anno prossimo un minor esborso del Comune) e altri 7,5 milioni in tanti capitoli correnti di cui i principali sono: 2 mln contributi per rette servizi anziani, 800mila mense scolastiche, 400mila per scuole infanzia gestiti da Parmainfanzia, 1,750 mln a SMTP per il trasporto scolastico tra plessi in ristrutturazione e scuole temporanee.

E, per l’anno prossimo, la «scelta politicamente più rilevante» ossia l’incremento per l’integrazione scolastica disabili, illustrato in apertura di articolo. La composizione della voce di spesa vede anche l’incidenza dell’aumento da 22,20 € a 26,20 €, su base oraria, del costo del personale.

Una scelta che fa felice l’assessora ai servizi educativi, Caterina Bonetti, da mesi sotto pressione, incalzata da famiglie che non riuscivano a vedersi riconosciuto il servizio di educatore sociale. Un diritto per gli studenti certificati legge 104 (a ore variabili, in base alla gravità del deficit) che la normativa mette in capo come obbligo ai Comuni, per i propri residenti. Mentre l’insegnante di sostegno, parimenti riconosciuto se portatori di disabilità, è personale del ministero dell’Istruzione. Come detto sono in crescita i riconoscimenti dei DSA – Disturbi Specifici dell’Apprendimento tipo dislessia o discalculia, spesso abbinati a disturbi del comportamento e altre difficoltà – come disabilità coperte dalla legge 104.

Bonetti ha avvisato che «adesso sono 752 gli studenti con certificazione 104, ma continueranno ad arrivare richieste a settembre, ottobre. È un trend incrementale stabile». La questione riguarda il mondo scuola nel suo complesso e merita di essere approfondita a parte, perché questo aumento di certificazioni di disabilità indicano qualcosa che non funziona più nel sistema, oltre a rischiare di affibbiare uno stigma psicologico e sociale su ragazze e ragazzi.

«Confermo che a questi ritmi – dice Bonetti a Parma Parallela – il sistema non regge da un punto di vista economico, occorre che il governo si ponga urgentemente la questione».

Altrettanto significativo il sostegno per l’accesso alle mense scolastiche. Anche in questo caso sarebbe meritorio di un approfondimento. L’opposizione, in particolare la consigliera Ubaldi, ha rimproverato la terza proroga del servizio, appaltato 11 anni fa. L’assessora Bonetti ha risposto dicendo che si stanno facendo valutazioni anche in base alle esperienze vicine, per esempio la gara Intercent-Er che ha già visto tre aumenti e il caso di Bologna dove un prezzo basso di remunerazione del servizio ha visto la gara d’appalto andare deserta. E ha difeso la scelta del Comune di Parma di tenere la tariffa più bassa in regione: 1,30 € / pasto, per le fasce meno abbienti.

Bonetti ha informato che le tariffe sono ferme da 11 anni e ci saranno adeguamenti Istat, e solo quelli, nella consapevolezza che, per la scontistica della ristorazione scolastica, le famiglie con figli in età scolare iscritte al servizio con Isee sotto i 15.000 € sono il 42% e, di questi, ben il 30,7% presenta Isee sotto gli 11.764 euro.

Naturalmente gli interventi e la discussione tra consiglieri e assessori ha spaziato sui tanti capitoli di spesa aggiornati con gli incrementi. Tra questi è spuntata un’area spettacoli in zona Mercati e varie voci di ammodernamento per canile e gattile, con il vicesindaco Lorenzo Lavagetto che ha precisato che si sta valutando se ristrutturare o fare nuovi box per il canile.

In diversi si sono soffermati sui capitoli della sicurezza: nuova videosorveglianza e street tutor (per questi ultimi +15mila euro), al punto che il consigliere Giuseppe Tramuta (Fratelli d’Italia) ha espresso, inaspettatamente, apprezzamento per la delibera.

Tutta la discussione di questa delibera la potete vedere e ascoltare sul canale youtube del Comune, dal minuto 03:20:34.

Le singoli voci di spesa le trovate nel documento tecnico proposto in delibera.

Mentre il riferimento all’integrazione scolastico era nella relazione di accompagnamento (vedi qui due pagine estrapolate, 2026 e 2027).

Il sindaco Michele Guerra ha voluto spiegare le «ragioni di questa manovra di bilancio. Vediamo quanto si sta alzando il costo di vita. Il Comune vive la stessa situazione: nei servizi e sul costo del lavoro. Non ci lamentiamo affatto, perché vediamo persone che possono stare meglio, anche se ciò grava sulle nostre casse. L’avanzo è il risultato di buona amministrazione, cogliamo l’occasioneper andare a colpire i mutui.

Tutti abbiamo pensato: con questo avanzo facciamo qualcosa di eclatante, ma si è preferito un’azione di previdenza che darà più respiro sulle possibilità di spesa nelle prossime annualità.

Andiamo in questa direzione convintamente. E diamo un segnale specifico sull’integrazione scolastica, aumentando a dismisura la possibilità di accompagnare bambini e bambine nel percorso scolastico. Investiamo nei servizi sociali in ugual misura perché glienti territoriali sono interrogati per primi dai cittadini ma va detto che gli enti stanno per arrivare al limite. La domanda cresce ma le nostre possibilità di risposta le vediamo indebolirsi. È da ripensare il sistema del welfare. Il fronte di solidarietà cui crediamo molto, costa».

La manovra sui mutui è stata decisa anche per tenere sotto controllo l’indebitamento. Il previsionale di inizio anno era di accendere prestiti per lavori pubblici pari a 35 milioni di euro. Una somma non da poco. Con i 20 milioni resi disponibili, ora si vedrà se gli uffici tecnici avranno la capacità di avviare le determine per gli ulteriori 15 milioni di spesa previsti, da coprire con mutui. La pressione si sposta sull’assessore ai lavori pubblici, Francesco De Vanna, che da un lato deve spingere per effettuare le opere e le manutenzioni, dall’altro è chiamato a ponderare la spesa per ulteriori risparmi. Si vedrà a ottobre con il secondo assestamento di bilancio.

A oggi l’indebitamento del Comune di Parma è di 118 milioni (dato 2024) in proiezione a 124 mln (fine 2025) mentre il gruppo Comune+Partecipate è indebitato per circa 260 milioni (220 mln + circa 40 di Stt).

Giusto per usare un metro di paragone la famosa relazione del commissario Ciclosi nel 2012 accertava un debito complessivo di 810 milioni di cui 160 a carico del Comune.

E dopo due ore si è arrivati al voto.

Prima va rimarcata, tra gli altri, l’assenza dei consiglieri Pietro Vignali (Forza Italia), Priamo Bocchi (Fratelli d’Italia) e Manuel Marsico (Partito Democratico), tutti giustificati. In particolare è spiccata l’assenza di Vignali, che spesso fa il contropelo sugli aspetti economici delle delibere e, comunque, per la visione che porta dai banchi di opposizione. Stranamente è risultato assente sia nella seduta di aprile sia in quella di ieri, eppure si è trattato di due delibere molto importanti in questo mandato.

La delibera è stata approvata con 17 voti favorevoli (la maggioranza), sei contrari (Cavandoli, Chiastra, Pallini, Osio, Ubaldi, Ottolini) e tre astenuti (Brandini, Seletti, Tramuta). L’analisi politologica di questi voti potrebbe essere argomento estivo di chiacchiera, se non ci fossero problemi ben più rilevanti all’orizzonte. Ad ogni modo curioso il voto astensivo benevolo di Tramuta (FdI) che in un primo momento era favorevole (come è diverso da Bocchi…), stizzita l’astensione di Ines Seletti (Effetto Parma) proprio sulla delibera-monstre del suo collega di partito, Bosi. Non è la prima volta di una difformità di Seletti, ma questa fa più rumore.

Invece nello scacchiere del futuro centrosinistra possiamo notare Brandini (Azione) che si avvicina mentre Ottolini (Europa Verde) si allontana.

Discorsi balneari, da farsi sotto l’ombrellone. A settembre si ricomincia.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6483-scaled.jpeg 952 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-29 20:08:442025-07-29 20:51:57Niente Iren, il “tesoretto” vira sull’integrazione scolastica

Sciopero alla Padanaplast di Roccabianca

25 Luglio 2025/0 Commenti/in News/da redazione


Vertenza dei 120 lavoratori per gli adeguamenti contrattuali

Adesione quasi totalitaria allo sciopero alla Padanaplast di Roccabianca (gruppo Eni-Versalis) indetto dai sindacati Filctem Cgil e Usb Lavoro privato. Oggi, venerdì 25, è il terzo giorno di astensione dal lavoro, con il blocco della fabbrica. La modalità è quella dello sciopero di 4 ore articolato a macchia, a inizio turno o fine turno, a seconda dei reparti.

Dai primi riscontri sindacali l’adesione è stata pressoché totale, da parte dei 90 operai (il personale degli uffici non era coinvolto). Lo sciopero ha comportato, di fatto, il blocco della produzione e anche ostacolato gli approvvigionamenti, il che rallenterà la ripresa dell’attività dello stabilimento, dopo le ferie di agosto. In contro risposta il management ha disdettato il tavolo delle trattative per gli adeguamenti contrattuali, incontro che doveva tenersi oggi, prima della pausa per ferie. Se ne riparlerà a settembre. (In foto lo stabilimento Padanaplast, credits Google Maps).

Ma cosa chiedono i lavoratori, tramite i sindacati e le RSU? Innanzitutto un aggiornamento dei livelli e degli inquadramenti contrattuali, poiché vi sono diversi casi di lavoratori nel medesimo ruolo nella gestione degli impianti, però inquadrati con livelli differenti. Questo si ripercuote in busta paga: nel concreto si tratta di 50-60 euro mensili in meno che, in tempi di inflazione, si fanno sentire acutamente. Un’altra richiesta pressante riguarda la sostituzione dei dipendenti che vanno in quiescenza affinché siano rimpiazzati con assunzioni dirette del personale interinale che già lavora in azienda. Secondo fonte sindacale sui 120 addetti in Padanaplast sono circa 30 gli interinali o in staff leasing. Il contratto e la busta paga sono uguali, non così le garanzie che gli interinali possono attestare presso le banche per richiesta mutui o altre esigenze, vedendosele spesso respingere.

La storia della Padanaplast è una parabola ormai tipica: fondata nel 1971 da un’intuizione di un imprenditore locale (Carlo Avanzini) nel tempo si è specializzata nella produzione di tubi e compound di una miscela plastica innovativa. Acquisita dalla Solvay nel 2000 e poi, nel 2017, dal gruppo marchigiano Finproject, è di nuovo passata di mano quattro anni fa, nel settembre 2021, entrando in Versalis, società del gruppo Eni impegnata nei settori della petrolchimica e della chimica “sostenibile”, da fonti rinnovabili.

Nell’ultimo anno, anche a seguito di razionalizzazioni nel gruppo Eni-Versalis, con le chiusure di stabilimenti al sud (Brindisi, Priolo), i sindacati hanno registrato un irrigidimento nella posizione del management della Padanaplast che, sulle rivendicazioni di adeguamenti contrattuali, è divenuto evasivo e procrastinatore. Tra le varie richieste dei lavoratori c’era anche la riqualificazione degli spogliatoi, unica cosa che è stata riconosciuta. E dunque la vertenza si è inasprita ed ha portato a un primo sciopero il 4 luglio e ora a questo nuovo pacchetto di ore di astensione dal lavoro, nella speranza che la situazione possa sbloccarsi in autunno.

La maggior parte di operai e impiegati alla Padanaplast è residente nella bassa parmense, con una piccola minoranza di Fidenza. (dra.fra)

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/Padanaplast_dagooglemaps.png 785 2252 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-25 10:30:542025-07-25 10:30:56Sciopero alla Padanaplast di Roccabianca

Qualcosa sta cambiando sotto l’ombra dei platani

18 Luglio 2025/0 Commenti/in News, Interviste/da redazione
Intervista a Enrico Ottolini (Europa Verde – AVS) verso il 2027

I 96 platani di via Spezia sono l’imprevisto che sblocca la situazione. Serviva un atto, un gesto concreto per avviare il dialogo tra Pd ed Europa Verde (AVS) verso le elezioni amministrative del 2027, dopo l’apertura del neo-segretario cittadino del Pd, Francesco De Vanna, che auspica un allargamento della maggioranza. Nella permanenza di visioni diverse è spuntata l’occasione inattesa di trovarsi sulla stessa linea per la salvaguardia dei platani: il ritiro della delibera sull’abbattimento del lungo filare di alberi è avvenuto senza bisogno di discuterne.

Abbiamo intervistato il consigliere comunale di Europa Verde-Verdi-Possibile, Enrico Ottolini. I segnali che registriamo sono ancora da decifrare, tra molte critiche e qualche apertura. E il balenare di un passo indietro.

Ottolini “nasce” come biologo con una grande passione per i corsi d’acqua e, da qualche anno, è impegnato come politico con buoni risultati per far risorgere i Verdi. Eletto in consiglio comunale tre anni fa, nel novembre scorso ha sfiorato l’elezione in Regione Emilia-Romagna nella lista AVS (Alleanza Verdi Sinistra) e da marzo è co-portavoce (cioè segretario) regionale di Europa Verde-Verdi.

Partiamo da qui, Ottolini. Che bilancio trarre dopo quattro mesi?

Io direi intanto che c’è tutta la consapevolezza che la mia elezione assieme a Sara Londrillo (i Verdi ripartiscono il ruolo di segretario tra due co-portavoce di genere diverso) è venuta a seguito di un vero congresso, dove si sono confrontate due idee diverse che in fondo sono le due anime che ci sono sempre state nei Verdi, quelle che i Grunen tedeschi chiamano “realos” e “fundis”.

Così all’impronta direi che da questo percorso lei è nei “realos”.

Esatto. Non lo si direbbe eh? Però sono convinto che queste due anime debbano convivere ed è giusto che ci siano tutte e due. Poi, alternativamente, una è maggioranza e l’altra è minoranza, però sono entrambe rappresentative dei Verdi. Un aspetto di rilievo è che abbiamo visto una crescente partecipazione dei giovani che, dopo le recenti amministrative, hanno assunto in alcuni comuni dei ruoli importanti per noi.

Penso a Rubiera con Nora Boccolini, 22 anni, che ha una delega ai giovani e Hiba Alif, studentessa di 20 anni nominata assessora a Ravenna. Sono entrambe giovanissime e possiamo dire che si comincia finalmente a notare una presenza e una partecipazione significativa dei giovani al nostro partito, che è in prima fila al contrasto della crisi climatica, tema che qualche anno fa vide grosse manifestazioni giovanili.

E in Regione come stanno andando le cose?

È una sfida interessante avere tre consiglieri in regione, eletti in AVS e ognuno esponente di un pezzo dell’alleanza: c’è Paolo Burani di Europa Verde, Simona Larghetti di Coalizione Civica di Bologna, e Paolo Trande che entrato come civico, del movimento Insieme a Sinistra ora si è iscritto in Sinistra Italiana. E naturalmente c’è l’assessore Giovanni Paglia, di Sinistra Italiana, in rappresentanza di Alleanza Verdi Sinistra.

Dopo una fase di rodaggio, stiamo cominciando a ingranare una collaborazione day by day con il gruppo consiliare che è eterogeneo e rappresenta tutti e, peraltro, avere un consigliere di Europa Verde è un valore aggiunto. I tre consiglieri sono molto attivi, affiatati e anche ben attrezzati. Dobbiamo imparare a dare più risonanza sui territori al lavoro che stiamo facendo a livello regionale.

In questo contesto com’è quindi il rapporto e la valutazione sull’operato del presidente De Pascale e della giunta nel suo complesso, dopo il primo semestre?

Enrico Ottolini alla chiusura della campagna elettorale di AVS per le elezioni regionali. Il primo a sinistra è Giovanni Paglia, ora assessore a casa, lavoro e politiche giovanili (novembre 2024).

Stiamo ottenendo dei risultati in alcuni settori nostri in cui viene riconosciuta una nostra competenza, per esempio sta andando in porto la legge regionale sul clima. Però non stiamo ancora contaminando come vorremmo le politiche regionali nel loro complesso. Una prima verifica di questa nostra capacità di incidere sarà l’attuazione delle politiche per la gestione dei corsi d’acqua, dove abbiamo una visione diversa rispetto al presidente De Pascale; però confidiamo nell’impegno di entrambi a trovare un’intesa efficace, concreta, effettiva per intervenire sulla base delle conoscenze tecnico-scientifiche più innovative che vengono indicate dall’Unione Europea.

Parlando di corsi d’acqua ci si riferisce anche al tema alluvioni, giusto?

Esatto. Noi comprendiamo l’esasperazione dei cittadini, tuttavia la tabula rasa non è la soluzione per i corsi d’acqua. Gli approfondimenti e la normativa tecnica sviluppata dalla Regione negli ultimi decenni, le esperienze realizzate e la competenza acquisita da tanti tecnici, dimostrano che un fiume sano dal punto di vista ecologico è un fiume più sicuro. E poi vanno fatte distinzioni tra i fiumi romagnoli che scorrono in pianura, dove c’è effettivamente un conflitto molto forte, e i torrenti emiliani, più ampi e diversificati.

Nel rapporto con la Regione si avvantaggia dell’esperienza in consiglio comunale a Parma, tre anni di opposizione. Che valutazione dà dell’operato del sindaco Guerra e della sua giunta?

Direi che sono evidenti alcuni grandi bluff che ci hanno tenuto impegnati dalla campagna elettorale a questi primi tre anni di consigliatura: l’aeroporto e il Tardini. Di fatto nel momento in cui l’Amministrazione è voluta andare a vedere le carte, si sono rivelati progetti del tutto inconsistenti, come quello dell’ampliamento dell’aeroporto, o con molti più problemi di quelli che inizialmente erano taciuti, e lo vediamo con lo stadio… Direi che, al dunque, non rimane niente di una visione e progettualità di chi ha governato Parma nei decenni precedenti.

Peraltro non si vedono grandi trasformazioni nella città e gli obiettivi che secondo noi dovrebbero guidare il cambiamento, cioè la transizione ecologica, la neutralità carbonica verso una sostenibilità ambientale, non sono supportati da una volontà politica forte di raggiungerli davvero. C’è una totale mancanza di coraggio, ad esempio i risultati ottenuti nella transizione ecologica, penso alle fonti rinnovabili, sono state realizzati quasi esclusivamente dai privati con le loro risorse e progetti. L’Amministrazione Comunale al di là di fare eventi, assemblee e documenti di contratto climatico non ha di fatto posto in essere ad ora delle iniziative concrete, visibili e importanti di transizione ecologica.

Lei è critico anche su altri aspetti.

Ci vorrebbe più coraggio anche nell’affrontare gli errori del passato, penso alle tante strutture vuote che abbiamo e in particolare a quella forse più simbolica di tutte che è il ponte Nord sulla quale io avrei fatto almeno un’ipotesi di demolizione rispetto agli altri scenari. Comunque ne parleremo quando andrà deserto il bando per la manifestazione d’interesse.

Un’altra cosa che non le va giù è il centro sportivo all’ex Cral Bormioli.

Oltre al poco coraggio c’è poca coerenza, sembra che la giunta lavori per compartimenti stagni. Da una parte abbiamo le politiche della mobilità che dicono di ridurre l’uso delle auto e dall’altra parte a settembre apriremo l’ex Cral Bormioli senza una pista ciclabile, senza una fermata dell’autobus, senza marciapiede e con un parcheggio da 250 posti. Direi che è proprio l’emblema dell’incapacità del Comune di lavorare in modo coerente.

Con queste premesse come si fa allora a pensare di andare in coalizione con il centrosinistra alle prossime elezioni? L’assessore De Vanna ha fatto delle aperture, come le valuta?

Apprezziamo che vi sia un’apertura e un’interlocuzione con Europa Verde rispetto al futuro, però è chiaro che stiamo parlando del 2027, nel frattempo il mio ruolo non cambierà, sono stato eletto come candidato sindaco in alternativa a Guerra e credo sia corretto rimanere coerenti nello svolgere un ruolo di opposizione propositiva. Abbiamo sempre fatto proposte con una valenza di governo e continuerò a farle e non trincerarmi nel mio orticello verde. Sono proposte mirate che possono essere acquisite da una maggioranza di centrosinistra, in una regione storicamente di sinistra, che voglia intendere l’ecologismo non come un settore di un’amministrazione ma come un nuovo punto di vista per affrontare tutte le politiche locali.

Faccia un esempio.

Le mie proposte non sono quasi mai massimaliste. Ad esempio non è passata una mozione per non cementificare le aree verdi e un’altra per applicare un articolo del reglamento del verde sul censimento degli alberi di pregio. Mentre è stata accolta la proposta di istituire un’Area di Riequilibrio Ecologico nel torrente Parma. Un gran bel segnale, rispetto a quanto prevedeva il progettista del Pug, di stravolgimento del torrente, e sono certo che darà i suoi frutti in futuro.

Insomma, cosa deve accadere a Parma affinché ci sia un accordo politico che veda AVS integrarsi con l’attuale maggioranza di centrosinistra?

Ci sono passaggi da compiere. Io ho fatto la mia parte in una stagione importante dei Verdi, con il ritorno in consiglio comunale dopo 30 anni, il partito è cresciuto, si è affermato e poi il passaggio con Alleanza Verdi Sinistra che alle ultime regionali ci ha visto raggiungere l’8,2% in città, e come detto svolgo un’opposizione costruttiva per dare un peso da esterno alla maggioranza, che porti a una consapevolezza dei limiti entro i quali lo sviluppo di una città si deve realizzare. Ma il mio ruolo potrebbe fermarsi a questa fase. Di sicuro la crisi climatica e ambientale incombe e vi è la necessità di affrontarla con un’Amministrazione che abbia al suo interno una forza ecologista con un peso reale in una maggioranza di centrosinistra. Si vedrà come e con chi.

Un’ultima domanda sui platani di via Spezia. Per il momento è scongiurato il rischio che si abbattano 96 platani ed anzi c’è un impegno politico alla loro salvaguardia e, dalle ultime informazioni raccolte, sembra proprio che in autunno sarà presentato un progetto rivisto per la riqualificazione di via Spezia. Che sentimento prova oggi sapendo che è merito suo aver scovato in tempo utile, tra le carte del progetto, la previsione dell’abbattimento delle piante?

Mi sono messo un’oretta prima della riunione di commissione consiliare a guardare le carte e tra tanti elaborati mi è saltato all’occhio la tabella con l’abbattimento degli alberi. Il sentimento è di sentire un’enorme responsabilità sulle spalle, nel senso che se io per un qualche motivo non fossi stato in quella commissione, quell’attenzione sui platani non saltava fuori. È una cosa enorme, anche rispetto a procedure amministrative che sottovalutano gli effetti macroscopici sulla vita delle persone, non solo della tutela ambientale, come abbiamo visto dalla sollevazione popolare.

Quello che un po’ stempera la responsabilità e mi alleggerisce è la presenza delle associazioni che sono intervenute subito e stanno dialogando con le amministrazioni. . Mi piace il fatto che questo stop sia servito a creare lo spazio per una partecipazione diretta, perché è importante che la politica apra degli spazi alla partecipazione dei corpi intermedi che ragionano con finalità ampie di bene comune. Se no rischiamo di ritrovarci solo un comitatismo con vanghe e picconi.

C’è poi la questione del limite. Intendo dire che in tanti casi gli atti di questa Amministrazione per me superano i limiti di quanto è tollerabile per una politica che sia un minimo decente in termini ambientali. Quando ho segnalato il rischio di abbattimento dei platani mi sono detto che era un limite da non oltrepassare, se poi si vuole andare insieme in futuro. Ecco per la prima volta la maggioranza in modo compatto non ha oltrepassato il limite. Per la prima volta quello che per me era un limite invalicabile lo è diventato anche per l’Amministrazione, certo all’ultimo momento, all’ultimo secondo, però non è stato oltrepassato. È stato un segnale importante.

(dra.fra)

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6366-scaled-e1752827305439.jpeg 2290 2027 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-18 09:54:262025-07-18 09:54:27Qualcosa sta cambiando sotto l’ombra dei platani

CSAC chiuso e dimenticato da 9 mesi

11 Luglio 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Nove mesi di chiusura per il CSAC, nel silenzio generale.

E ancora non si sa quando potrà riaprire al pubblico. Manca l’autorizzazione antincendio da parte dei Vigili del Fuoco.


Era la notte fra il 19 e il 20 ottobre 2024 quando, a seguito di piogge copiose (anvedi oh, il cambiamento climatico, ndr) il canale in zona Paradigna esondò mandando sott’acqua la centrale termica e tecnologica del Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC), centro di ricerca dell’Università di Parma che dal 2007 ha sede presso l’abbazia di Valserena.

Da quel giorno il Csac è off limits.

L’ultima comunicazione pubblica è del gennaio scorso. Sul sito web del Csac campeggia, virtualmente scolorito, un avviso di chiusura: “siamo spiacenti di comunicare che, in seguito ad un evento calamitoso che ha colpito il complesso di Valserena lo scorso ottobre, non vi sono le condizioni di sicurezza e agibilità sufficienti a garantire la tutela e il comfort delle persone; pertanto è stata disposta la sospensione di tutte le attività in presenza e dei servizi erogati dal Centro e dal museo. Gli uffici tecnici dell’Università stanno lavorando per ripristinare la situazione, tuttavia al momento non abbiamo tempistiche certe sulla fine dei lavori. Ci scusiamo per il disagio recato. Staff CSAC”.

Il Csac — fondato dal professor Arturo Carlo Quintavalle nel 1968, si spostò negli anni Ottanta al padiglione Nervi (oggi Workout Pasubio) e da lì all’abbazia di Valserena — è strutturato in cinque sezioni – Arte, Fotografia, Media, Progetto, Spettacolo – nelle quali sono conservati circa 12 milioni di pezzi. All’attività didattica e al servizio dell’Archivio e del Centro di Ricerca rivolto agli studiosi, si integra quella del museo e delle mostre a rotazione nell’abbazia di Valserena, destinate a un pubblico generalista. Ogni anno erano circa 15mila i visitatori.

Il Csac è un’istituzione di spessore internazionale ma la sua chiusura sembra non interessi a nessuno a Parma e, di conseguenza, nemmeno altrove, pur essendo considerato il più importante archivio italiano sul tema (infinito) della Comunicazione. Non una voce – politica, culturale, della società civile – che abbia chiesto conto all’Università come mai la chiusura si protragga così a lungo.

A volte bastano interrogazioni in Comune, in Regione per sollevare il caso, sollecitare gli enti e la comunità a fare pressioni per un’accelerazione nelle procedure di riapertura.

Dunque quando riaprirà il Csac? Alla nostra domanda da cronisti, il rettore dell’Università di Parma, Paolo Martelli, sfoggia un sorriso speranzoso: «Spero presto, ora siamo nelle condizioni di una ripresa completa, mancano solo le verifiche sull’impianto antincendio. Specificando che è una ripresa funzionale, tramite generatori esterni. Per la nuova centrale tecnologica i tempi sono più lunghi».

Quanto lunghi? E qui il rettore allarga le braccia sconsolato: «Se fosse la nostra casa privata avremmo già risolto. Ma siamo un ente pubblico, dobbiamo seguire le regole: c’è un appalto da fare e prima dell’appalto ci sono vincoli da rispettare, progetti da redigere. Ora siamo a buon punto: le prescrizioni della Sovrintendenza sono state affrontate. Il progetto è nelle mani di un professionista che sta interloquendo con la Sovrintendenza. La progettazione è in fase avanzata, poi arriverà in consiglio d’amministrazione e valuteremo i costi, a carico dell’Università. Il danno è stato ingente, siamo assicurati però va ripristinato tutto quanto andato completamente distrutto».

Insomma tempistiche ufficiali per la riapertura al pubblico del Csac non ce ne sono. Considerando che tra poco arriva agosto, inscalfibile mese di ferie, è presumibile che “l’antincendio” slitterà a settembre. Mentre per la nuova centrale tecnologica ci vorrà almeno un anno.

Ma perché la centrale termica e tecnologica era sottoterra?

«Era sotto il piano di campagna – risponde il rettore – perché la Sovrintendenza, ai tempi della ristrutturazione, aveva imposto di metterla sottoterra per ragioni di mitigazione ambientale. Sulla zona di Paradigna c’è un vincolo paesaggistico e, ragionevolmente, non si può edificare. Purtroppo con l’allagamento è saltato tutto quello che c’era dentro: la componente elettrica e la componente riscaldamento e raffrescamento. Tutto questo con un danno che vi lascio immaginare.Una situazione di emergenza che abbiamo risolto con gruppi elettrogeni esterni per dare un minimo di funzionalità e, soprattutto, per rendere agibili gli impianti di sicurezza, ovviamente. Sotto questo aspetto tutti i pezzi del Csac sono stati mantenuti in buona conservazione. Vorrei rassicurare sul fatto che l’Archivio non ha risentito minimamente. Si è fermata la fruibilità di quel patrimonio, perché senza riscaldamento non si poteva svolgere attività di studio, non si poteva aprire al pubblico. Ora in questo periodo di chiusura forzata si è provveduto a sistemare altri aspetti, ad esempio riordinare spazi in cui era accatastato del materiale, migliorare la disposizione dei pezzi».

Il personale del Csac, dopo un iniziale periodo di disorientamento, si è dedicato alla digitalizzazione dei materiali e riconvertendo l’accoglienza degli studiosi in modalità da remoto, con la trasmissione a distanza di disegni e progetti. Tra smart working, prima, e successivamente sparpagliati in altri settori amministrativi, gli addetti del Csac hanno fra l’altro continuato a gestire la ricezione e spedizione dei materiali dell’Archivio per mostre temporanee. Paradossalmente, riuscendo ad affrontare con più dedizione la convenzione tra Csac e Assessorato Cultura del Comune di Parma che ha visto ospitare, a Palazzo Pigorini da marzo a maggio scorsi, la mostra “Intorno ai ’70: ideologie, progetti, linguaggi nelle collezioni CSAC”.

La convenzione triennale prevede un’esposizione doppia, in città e nell’abbazia di Valserena. Quella lato Università, relativa agli Anni Settanta, in teoria sarebbe prevista in autunno. Ma la chiusura prolungata del Csac rende incerte le tempistiche organizzative e non è detto che si possa allestire.

Vedremo se nel 2026, quando in mostra ci saranno i materiali degli anni ‘80, il Csac potrà riaprire oppure si troverà una diversa sede universitaria, ad affiancare l’esposizione al palazzo Pigorini.

A quanto noto, la nuova centrale tecnologica dello Csac dovrebbe sorgere nello stesso punto della precedente, vicino al parcheggio visitatori. Si svilupperà sul piano stradale e dovrebbe essere celata alla vista da una cortina di arbusti.

Forse questa chiusura forzata poteva essere l’occasione di ripensare la funzione e la fruizione del Csac, in ottica del grande pubblico, e allo stesso modo innescare una riflessione sugli spazi dell’abbazia di Valserena, dotata di aule convegni e foresteria, in disuso da tempo. (dra.fra)

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/IMG_6356-scaled.jpeg 1507 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-11 06:37:372025-07-11 08:36:06CSAC chiuso e dimenticato da 9 mesi

Colpo di scena: Centerline si tiene l’aeroporto Verdi

2 Luglio 2025/6 Commenti/in News/da redazione

Colpo di scena: apprendiamo che due giorni fa, il 30 giugno, si è tenuta una nuova assemblea dei soci Sogeap in cui i canadesi di Centerline hanno erogato un primo versamento di quasi 1 milione di ricapitalizzazione su 8 milioni totali stabiliti.

Questa e altre informazioni ci giungono – finalmente – da Centerline, per il tramite della società di comunicazione che da pochissimo tempo è stata re-incaricata di curare pr e media relation della società canadese.

Sotto queste note vi proponiamo la “smentita” che ci è giunta e che volentieri pubblichiamo.

Attenzione alla data: il 30 giugno è lo stesso giorno in cui Parma Parallela raccoglieva notizie e pubblicava l’articolo “Crisi Sogeap: l’aeroporto a un passo dalla chiusura”. E naturalmente chiedevamo e cercavamo informazioni anche presso chi cura gli affari di Centerline, senza ricevere risposta. Come peraltro già avvenuto in altre occasioni nei mesi scorsi. Ma va bene così.

Rimangono aperti diversi punti che saremo lieti di chiarire con gli amministratori di Sogeap-Centerline, dato che comunque la crisi di Sogeap si è innescata a seguito dell’assemblea dei soci del 16 giugno, che doveva sancire la ricapitalizzazione e invece chiusa con un nulla di fatto che ha portato, due giorni dopo, alle dimissioni del presidente Guido Dalla Rosa Prati e del consigliere Matteo Ferrari. Dimissioni che forse hanno sortito il loro effetto.

Rimane il fatto che le visure camerali, che sono gli atti ufficiali da cui si possono desumere le informazioni di una società, al 30 giugno non rilevavano cambiamenti negli assetti azionari, essendo questi ancora fermi al giugno 2024. Dunque lasciavano presupporre che le azioni di Sogeap detenute da Centerline dopo la ricapitalizzazione dell’ottobre 2024 fossero ancora in pegno all’Unione Parmense Industriali (come risulta da un documento ufficiale di gennaio 2025).

Potremmo anche fare puntualizzazioni sul servizio di handling, così come sulle rotte aeree in essere o dei mesi scorsi verso le isole (Sardegna e Sicilia) che sono subordinate agli accordi che intercorrono tra compagnie aeree e Stato / regioni insulari. E anche potremmo circostanziare ulteriormente le difficoltà nelle relazioni sindacali.

Ma tutto questo ora ha poca importanza, di fronte al fatto che Centerline è viva e si impegna a dare un futuro all’aeroporto Verdi. (dra.fra.)


La smentita di Centerline

Gentilissimi,

abbiamo letto con grande attenzione il contenuto dell’articolo “Crisi Sogeap, aeroporto a un passo dalla chiusura” pubblicato sul blog Parma Parallela in data 30 giugno 2025.

L’articolo contiene numerose inesattezze, che ledono l’immagine della nostra società e rendono un’errata cronaca dei fatti e interpretazione degli eventi. Molti degli elementi riportati avrebbero potuto essere facilmente verificati chiedendo riscontro ai diretti interessati. Ma così non è avvenuto e, pertanto, ci vediamo costretti a smentire quanto da voi erroneamente affermato.

Il testo si apre con un grave errore. È falso che Centerline non sia disponibile a sostenere finanziariamente Sogeap: sarà al riguardo appena il caso precisare che nel corso dell’assemblea del 30 giugno 2025 Centerline ha garantito a Sogeap un’ulteriore iniezione di liquidità per quasi un milione di euro che consentirà alla società di continuare a svolgere la propria attività sino all’integrale sottoscrizione da parte dei soci del nuovo aumento di capitale per un importo sino ad Euro 8 milioni approvato nel corso dell’ultima assemblea. .

Ogni tentativo di spiegare le dimissioni di alcuni membri del CdA in ragione di una presunta indisponibilità di Centerline a sostenere finanziariamente Sogeap e, parimenti, di interpretare le intenzioni di UPI assume pertanto una connotazione meramente speculativa ed appare esclusivamente orientato a denigrare l’operato del socio di maggioranza.

Non risponde del resto a verità neppure l’affermazione secondo cui Sogeap avrebbe smesso di pagare i fornitori. Nel paragrafo, in modo alquanto ambiguo, viene menzionato il generico malfunzionamento di macchinari, a supporto della tesi di un presunto abbandono dello scalo intero. Ebbene, non si tratta di altro che di uno specifico guasto di una macchina che deve essere risolto con un nuovo contratto di manutenzione appena firmato. Del resto, lo stesso paragrafo ammette che tutti gli stipendi dei dipendenti sono regolarmente pagati, di fatto confutando l’impalcatura stessa del resto del testo.

Tale impalcatura si fonda, invece, su “voci non confermate”, come espressamente dichiarato nell’articolo: è così che Parma Parallela intende “raccontare con un altro taglio quella Parma vivace e popolare, che spesso rimane sottotraccia”, come dichiara raccontandosi sul proprio sito?

Non risponde a verità neppure l’affermazione contenuta nell’articolo che vorrebbe contestare a Centerline un presunto inadempimento degli obblighi contrattuali assunti nei confronti di UPI in sede di acquisto della quota di maggioranza di Sogeap. Sarà al riguardo appena il caso precisare, senza volersi diffondere troppo su circostanze e informazioni di natura strettamente confidenziale, che non solo Centerline ha onorato tutti gli impegni presi, ma in sede di sottoscrizione nell’ottobre 2024 dell’aumento di capitale si è fatta peraltro carico delle esigenze finanziarie di Sogeap in misura superiore rispetto alla sua partecipazione, decidendo di salire dal 51% al 79,5% delle quote di Sogeap.

Per quanto riguarda invece la gestione dell’aeroporto, non è vero che non siano stati portati nuovi voli. Per 5 mesi infatti sono state attive le rotte per Comiso e Trapani, chiuse poi per decisioni dell’operatore.

Per quanto riguarda altri scenari che coinvolgono UPI su altri dossier, siamo totalmente estranei, ed accostare la nostra società e il nostro operato a tali situazioni è del tutto inadeguato e fuori luogo. Ed è semplice speculazione il coinvolgimento dell’aeroporto Marconi di Bologna.

Una delle accuse più ricorrenti mosse nei confronti di Centerline e del nuovo corso di Sogeap è la mancanza di comunicazione, specialmente nei confronti dei sindacati che “lamentano il silenzio della proprietà”. È dunque utile far sapere ai lettori che la proprietà ha incontrato i sindacati lo scorso marzo 2025, illustrando le linee guida del piano di rilancio per l’areoporto.

Riservandoci la possibilità di intraprendere azioni a tutela della nostra reputazione (soprattutto in relazione all’illazione che Centerline sia una società prestanome), auspichiamo che tale smentita venga pubblicata integralmente, così da fornire ai lettori la corretta interpretazione dei fatti e della situazione dell’Aeroporto Internazionale Giuseppe Verdi, il cui rilancio è lo scopo del nostro impegno quotidiano ormai da un anno, e intendiamo che tale sia ancora per molto tempo.

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/2018_aeroporto_esterno.jpg 833 1511 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-02 18:04:052025-07-02 18:06:24Colpo di scena: Centerline si tiene l’aeroporto Verdi
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