Presentato il 16° rapporto dell’Osservatorio Economia e Lavoro in provincia di Parma a cura di Cgil e Ires
Il + 0,6% di Pil è segno di stagnazione o stabilità? Comunque lo si interpreti, in un contesto mondiale di incertezze, Parma riscopre di essere un’isola quasi felice per l’economia e il lavoro.
È quanto emerge dal 16° rapporto dell’Osservatorio sull’economia e il lavoro in provincia di Parma, elaborato da Cgil Parma ed Ires Emilia-Romagna, presentato stamane. (Nella foto di apertura i relatori. Da sinistra: Daniela Freddi (Ires), Liliana Tessaroli (Agenzia Lavoro ER), Paola Bergonzi (Cgil Parma), Serena Brandini (Provincia Parma), Giuseppe Iotti (GIA)).
Il rapporto, articolato in varie sezioni su 26 pagine e scaricabile qui, è stato illustrato da Daniela Freddi, ricercatrice IRES Emilia-Romagna (Istituto Ricerche Economiche e Sociali). Se il valore aggiunto nel 2024 è stato del +0,3%, la stima per il 2025, aggiornata a dati di ottobre, è leggermente più alta (+0,6% appunto) ma analoga nelle condizioni ed è interpretabile come una “prosecuzione di tale condizione di stagnazione”.
Il dato del Pil 2024 è estrapolato in tre macroaree: industria in senso stretto (+0,4%), costruzioni (+1,4%), servizi (-0,1%).
Gli asset fondamentali della produzione industriale a Parma sono arcinoti e per darne valenza si sottolinea il dato dell’export: alimentare (28,7%), impiantistica meccanica alimentare (25,5%) e farmaceutica (15,8%) tutti dati in crescita per esportazioni totali di un valore che ha superato i 10 miliardi di euro.
Al tavolo, moderato da Paola Bergonzi, segretaria confederale Cgil, è intervenuto Giuseppe Iotti, presidente Gia (Gruppo Imprese Artigiane) che ha commentato così il dato del Pil: «Io direi che è un segno di stabilità, andiamo meglio di altri territori nazionali ed europei, pensiamo alle difficoltà della Germania, legata all’automotive». Iotti ha confermato le impressioni sui macrosettori facendo una puntualizzazione sull’alimentare. «Nel settore caseario i prezzi sono buoni al momento, mentre nel comparto salumi e prosciutti ci sono problemi dovuti a una visione non lungimirante. A fianco di alcune eccellenze ci sono produzioni quantitative massicce ed è un errore, poiché le politiche di prezzo si riverberano anche sui lavoratori portano a situazioni grigie».
Nelle analisi l’Osservatorio si sofferma anche sui dati del turismo (in crescita nel 2025) e delle imprese attive (stabili dopo il crollo del 2022) prima delle riflessioni sul mercato del lavoro.
E qui i dati si divaricano mettendo in mostra una disparità di genere. Nel 2024 l’occupazione maschile è cresciuta di 300 unità (+0,2%) mentre la componente femminile è diminuita di 900 unità (-0,9%). In termini assoluti queste oscillazioni sono poca cosa. Il totale dei lavoratori occupati in provincia di Parma è di 211.120, di cui 121.040 uomini e 90.081 donne. E però, questo calo nell’occupazione femminile, per due anni consecutivi, è un segnale da analizzare e approfondire.
A dare delle chiavi di lettura ci ha pensato Liliana Tessaroli, responsabile Servizio Territoriale Ovest di Parma e Piacenza per la gestione delle politiche attive del lavoro, delle attività e dei servizi dei Centri per l’impiego. «Il gender gap, tra uomini e donne, a Parma è del 18%, rispetto a una media regionale del 13,3% e quindi sì, è un problema specifico». «In prevalenza – aggiunge Tessaroli – si tratta di neomamme che non riescono a conciliare i tempi di vita e di lavoro e dunque rinunciano al lavoro. Questo problema di conciliazione dei tempi è segnalato dal 38% delle donne». Il dato dipende da una forte presenza di stranieri? Si sono chieste all’Agenzia del Lavoro e hanno cercato una risposta. «In effetti i due dati si parlano. A rinunciare al lavoro c’è un’alta percentuale di donne straniere, specialmente di cultura musulmana, nella fase di vita in cui possono avere dei figli. È lì che il dato di disoccupazione femminile si alza». I Centri per l’impiego, di concerto con i Comuni, hanno iniziato una mappatura degli asili nido incrociando i dati con l’occupazione femminile, per fornire un servizio di informazioni sui diritti per le neomamme. «Il servizio è aperto a tutti ma – dice Tessaroli – su 50 accessi registriamo un solo uomo». Un dato eloquente.
Serena Brandini, consigliera della Provincia di Parma con delega all’edilizia scolastica, riflettendo sul problema Neet (giovani che non studiano e non lavorano) e l’abbandono scolastico ha richiamato il fatto che «il Comune di Parma sta facendo un grande lavoro di life coaching» per i giovani, cosa che non avviene negli altri Comuni, ed è una differenza che si rimarca. Brandini ha poi sottolineato l’importanza di dare spazi e valorizzazioni a iniziative che in ambito formativo sperimentino il lavoro, come ad esempio la Food Farm 4.0.
Tornando al mercato del lavoro si consolida la tendenza degli ultimi anni alla stabilizzazione dei contratti. «In uscita dal covid – afferma Freddi – il lavoro autonomo continua a calare, il tempo determinato è sempre meno attrattivo e vi è una forte trasformazione dei contratti in tempo indeterminato».
In questa situazione uno scambio di pareri è avvenuto sulla cassa integrazione ordinaria, che riguarda poche situazioni ma c’è un ma. «Oggi è diventato molto difficile accedervi, per una Pmi. La legislazione sulle crisi di impresa è divenuta difficoltosa. Spesso le imprese non sanno cosa succederà fra 3 mesi, a livello di ordini e commesse. Di fatto è un taglio di risorse in maniera indiretta da parte politica» ha detto Iotti trovando sponda in Bergonzi: «L’Inps ha assunto un atteggiamento di rigidità verso la Cig che non aiuta. Se un’azienda è ferma, legata ad un’operatività che dipende da mercati lontani, e non ottiene la cassa integrazione per far fronte a situazioni temporanee finisce che dichiara mobilità e licenziamenti».
Infine un’attenzione è stata dedicata al tema infortuni sul lavoro, che da diversi anni sono in graduale diminuzione.
“Gli infortuni denunciati a Parma nel 2024 – si legge nel rapporto dell’Osservatorio – sono stati in totale 6.493, in calo sia rispetto all’anno precedente che nell’ambito della serie storica analizzata. Nel 2012 infatti gli infortuni ammontavano a quasi 9.000. In termini assoluti gli infortuni in provincia di Parma sono maggiori nelle attività manifatturiere, seguite dal trasporto e magazzinaggio, dal commercio e dalle costruzioni”. In specifico “Nelle costruzioni la quota degli infortuni ha avuto, anno su anno, una maggiore variabilità nel periodo analizzato rispetto all’industria, tuttavia, si è sempre assestata intorno al 4,8% in media, quota decisamente maggiore di quella della manifattura (3,1%)”.
Su questo tema Iotti ha auspicato una maggior presenza e severità nei controlli nel settore costruzioni mentre Bergonzi ha affermato che una forte attenzione andrebbe posta sulla logistica, e in quelle aziende dove spesso vi sono anche dieci ditte che lavorano in subappalto, senza ripartizioni e spesso sfuggendo ai controlli. (dra.fra)
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/11/485145314_20251104_114754-scaled.jpg14412560redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2025-11-04 18:07:492025-11-04 18:07:51Economia quasi da isola felice (+0,6% stima Pil nel 2025), preoccupa il calo dell’occupazione femminile (-900 posti di lavoro)
Lavori fermi, danni strutturali alla fontana, alberi seccati
Il cantiere è fermo nella peschiera e sull’isolotto nel Parco Ducale. Si sono verificati problemi strutturali alla fontana del Trianon e alcuni alberi sono seccati.
Una segnalazione preoccupata è giunta a Parma Parallela e così abbiamo interpellato l’assessore ai Lavori Pubblici, Francesco De Vanna per chiedere spiegazioni su cosa è successo, in considerazione del valore affettivo e dell’importanza “così iconica” (come scritto dall’impresa su uno dei pannelli che circondano il cantiere) che rappresenta il laghetto e la fontana di epoca farnesiana, copia di quella famosa di Versailles.
«È successo – spiega l’assessore ai Lavori Pubblici – che quando hanno prevelato le lastre di copertura della fontana l’esoscheletro era più ammalorato di quanto si pensasse. In termini semplici: la struttura muraria interna era costituita da sabbia e ciottoli, in condizioni così fragili da richiedere un intervento di consolidamento per poter rimettere in posa le lastre esterne. È un restauro molto delicato, lo si era visto dall’inizio quando si era dovuto abbattere una quercia il cui apparato radicale si era insinuato sotto la fontana, scalzando le fondamenta. Ma non parliamo di danni, è decisamente fuorviante».
Dunque come intendete procedere? «La ditta è seria. Farà il rafforzamento con tutte le attenzioni del caso per poi lasciare il tempo necessario al consolidamento e più avanti si rimetteranno le lastre. Certo è un imprevisto e per affrontarlo un paio di mesi fa abbiamo deliberato un investimento aggiuntivo di 60mila euro».
Si tratta di un incremento di spesa del 10% sul costo complessivo dell’opera di 600mila euro (408mila l’importo lavori a base d’asta) aggiudicati alla ditta SGC – Sistemi Geo Costruttivi, specializzata in restauri conservativi e ristrutturazioni, con sede in Parma. Il cantiere era partito nell’estate 2024 e doveva terminare in dieci mesi, ma all’inizio di quest’anno il Comune ha deciso di ampliare la riqualificazione alla peschiera (2 milioni di euro, l’investimento) e così tutto si è protratto.
Qualche dubbio è sorto sul fatto che questo problema sia emerso in seguito allo svuotamento del laghetto-peschiera. Potrebbe essere che la subitanea mancanza d’acqua nel sottosuolo abbia provocato qualche dissesto alla struttura della fontana? «Non risulta. – risponde netto De Vanna – Sotto l’isolotto vi è uno strato argilloso, lo svuotamento della peschiera non ha interferito».
Da qualche mese si sono seccate anche delle piante sull’isolotto. Avete indagato le ragioni? «Purtroppo sono state infestate da un parassita il cui nome scientifico è “Phytophthora ramorum” che quando insorge in una pianta la porta rapidamente al disseccamento. Sono 5 gli esemplari attaccati da questo batterio: un olmo, dei frassini e una quercia. Sono piante morte da abbattere per ridurre drasticamente il rischio di contagio nel resto dell’isolotto». Ma come può essere arrivato questo parassita? E il resto del parco ne è immune? «Tutti gli alberi sono monitorati e sotto controllo, non ci sono altri episodi. È difficile dire cosa abbia portato questo microrganismo, un’ipotesi è l’avifauna». Un’altra ipotesi, documentandosi in letteratura scientifica, è che questo agente patogeno della classe degli oomiceti – noto per colpire in particolare le querce, provocandone la “morte improvvisa” – possa essere trasportato “con i residui di terra su calzature, attrezzi e pneumatici”. Essendoci un cantiere da un anno (per la fontana) e da sei mesi per la peschiera, il contagio dovuto ad un’azione antropica non è da escludere.
«Vorrei dire – specifica l’assessore De Vanna – che il settore del verde pubblico sta facendo un costante monitoraggio, l’attenzione sugli alberi in città non ha mai avuto un’attenzione così alta negli ultimi anni. Il patrimonio arboreo di Parma conta 45mila piante ed è inevitabile ci siano casi in cui si ammalorino o si debba procedere ad abbattimenti, però altrettanto interveniamo per sostituire. Nei prossimi mesi metteremo a dimora 400 alberi in tutta la città, di cui una trentina al Parco Ducale, rispettando la filologia delle essenze presenti. E, a parte l’isolotto, non ci sarà alcun abbattimento nel Parco».
Tornando alla fontana, c’è da aspettarsi un prolungamento del cantiere? «La fine dei lavori era prevista nella primavera del 2026 ma ci sarà qualche settimana di slittamento, contiamo di non andare molto oltre giugno».
(dra.fra)
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_7883-scaled.jpeg14202560redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2025-10-31 09:17:462025-10-31 15:26:39Piccoli guai sull’isolotto in Giardino
“ChiAma Parma” verso le elezioni 2027: “Costruiamo un programma coi cittadini, per cambiare le cose”.
Disponibile al confronto sia con Guerra sia con Vignali.
«Certe sere mio padre mi faceva salire in macchina e giravamo per la città. Guardava che fosse in ordine e si appuntava tutto: un lampione spento, una deviazione stradale segnalata male, ogni cosa che non funzionasse. La mattina dopo, prima delle 8, inviava mail agli assessori di riferimento, chiedendo un pronto intervento. Quelle mail erano l’incubo degli assessori. Erano le sue celebri sfuriate perché, da sindaco, il bene di Parma era sempre il suo primo pensiero».
L’approccio alla politica di Maria Federica Ubaldi discende «in maniera viscerale» direttamente dal padre Elvio, sindaco di Parma dal 1998 al 2007. «Ma più che passione per la politica direi che amo la mia città, ed è un amore trasmessomi appunto da mio padre».
Bisogna partire da qui per capire cosa ha spinto Federica, come la chiamano tutti, a lanciare ChiAma Parma, che vuole essere un grande progetto civico in vista delle elezioni del 2027. Dopo tre anni di “apprendistato” come consigliera comunale è pronta a ricoprire un ruolo da protagonista di primo piano nella vita cittadina. Laureata in economia ha lavorato per alcuni anni all’estero, come responsabile di punti retail di noti brand dell’abbigliamento. Rientrata a Parma, dal 2017 lavora nel back office commerciale estero della Cft. Tre anni fa ha ricostituito Civiltà Parmigiana, la storica lista civica del padre Elvio, ed è stata eletta in consiglio comunale con 521 voti, nella coalizione “Ora” guidata da Dario Costi.
Oggi Federica ha 40 anni, è sposata e mamma di due bambine di 3 e 6 anni: «Mi sono accorta che la mia città non era più curata. E a un certo punto della vita ti interroghi: o ti adegui alle cose o cerchi di cambiarle, in meglio».
A chi darà più fastidio Maria Federica Ubaldi? Al sindaco Michele Guerra o al competitor reloaded Pietro Vignali ? O sarà lei, da terzista, a godere tra i due litiganti? Domande premature.
Partiamo piuttosto da capire come mai “ChiAma Parma” ? Che fine fa Civiltà Parmigiana? «ChiAma Parma è una chiamata ai cittadini, un progetto con il fine di costruire un programma per la città, che sia ambizioso. Civiltà Parmigiana è il movimento civico risorto tre anni fa e si è rafforzato, contiamo oltre 100 iscritti. Resta il cuore del progetto civico ma con ChiAma Parma vogliamo aprirci di più, verso chi è interessato a lavorare a favore della città, senza blocchi ideologici».
Però, di fatto, la sua “chiamata” parte da una critica a chi amministra Parma, ossia il centrosinistra, dunque forse si rivolge più agli elettori di centrodestra. «Non guardo necessariamente verso destra; ripeto, il nostro è un posizionamento civico, al di là delle appartenenze politiche. Abbiamo presentato un progetto e vogliamo costruire un programma insieme ai cittadini. E stiamo ricevendo richieste e contatti oltre le aspettative. Stiamo cercando una sede per strutturarci e accogliere meglio le disponibilità».
Se la chiamasse il sindaco Guerra o un esponente del Pd per un confronto, su temi e programmi, andrebbe all’appuntamento? «Assolutamente sì. Peraltro già tre anni fa, dopo il risultato elettorale, avevamo ascoltato con fiducia le aperture del sindaco a un dialogo che però, purtroppo, non si è trasformato in realtà. Le belle intenzioni si sono sciolte come neve al sole». Ad esempio? «Il primo tema erano i servizi educativi, per trovare una soluzione alle liste d’attesa. Ma quando abbiamo presentato una mozione affinché fosse condivisa abbiamo trovato un muro. E tuttora è così. Abbiamo trovato un dialogo più costruttivo su diversi temi con tanti altri consiglieri tra cui ad esempio anche il consigliere Ottolini, esponente dei Verdi».
Stessa domanda ma con interlocutore Vignali, che possiamo dire da candidato sindaco sconfitto nel ’22 è un po’ il capo dell’opposizione. Andrebbe all’appuntamento? «Sì, ma non so se definirlo capo dell’opposizione. Anzi, vede io preferisco la definizione di minoranza che di opposizione, perché la minoranza è costruttiva, fa proposte, come in effetti facciamo. Ad ogni modo con Vignali ci ritroviamo su temi comuni e spesso ci siamo espressi in maniera compatta, con tutti i consiglieri dei vari gruppi in minoranza».
Vignali però le ha fatto uno sgarbo, presentando a sorpresa il suo rinnovato movimento civico “Parma siamo noi” qualche giorno prima del suo annunciato evento di “Chiama Parma”. Le ha dato fastidio? «La nostra intenzione è di parlare con tutti e non esiste alcun dualismo con Vignali. D’altronde il nostro è un percorso che nasce tre anni fa, con le elezioni e l’ingresso in consiglio comunale. È un progetto ambizioso e, ripeto, svincolato dai partiti, e non c’è alcuna guerra in corso con Vignali o con altri; d’altronde credo che lui stesse lavorando per cambiare la dizione del gruppo consiliare che porta il suo nome, dato che in fondo le persone nel nuovo soggetto sono già quelle presenti in consiglio».
Ecco, invece, può dire qualcosa in più su chi ha aderito a Chiama Parma? Abbiamo letto dell’endorsement di Marco Adorni, già candidato sindaco con il gruppo L’altra Parma… «L’ingresso di Adorni è un primo segnale e altri arriveranno, c’è un gruppo forte di Civiltà parmigiana, quelli che erano in lista nel 2022 e sono ancora attivi. Ma ci stiamo allargando».
In consiglio siedono anche Brandini e Costi. Che rapporti ha con loro? Eravate nella stessa coalizione.
«Serena Brandini è in un partito, Azione, e quindi segue quella linea. Ci confrontiamo sempre sui temi e non c’è nessun problema di intesa personale. Con Costi abbiamo fatto una bellissima campagna elettorale, con un programma costruito da semplici cittadini. Il rapporto poi non è andato avanti una volta eletti, e onestamente non so quali saranno le sue intenzioni. L’esperienza in Consiglio comunale mi ha reso più consapevole della complessità delle questioni amministrative: per questo, a differenza della scorsa campagna, ora lavoreremo a un programma più solido e approfondito».
Veniamo allora a temi concreti. Non possiamo parlare di tutto, ma quali sono i tre problemi o priorità per la città? «Prima cosa è il sistema degli Educativi e del supporto alle famiglie. Non ci siamo. È un tema non banale, le liste d’attesa per nidi e scuole infanzia sono ancora fuori controllo, il servizio pre e post scuola inadeguato». Però, scusi, il dopo-scuola è stato allungato dalle 16 alle 18. «È vero ma mi riferisco alla centralizzazione di questo servizio, che prima era affidato in autonomia alle singole scuole. Questo ha causato problemi, i tempi di attivazione del servizio si sono allungati e non sono coincisi con l’avvio dell’anno scolastico, e poi sono aumentati esponenzialmente i costi. Infine l’aumento delle tariffe delle mense. Per chi è appena sopra la soglia Isee di 11.764 euro è un salasso di 190 euro in più all’anno. L’aumento se proprio necessario – e su questo in realtà io credo andasse fatta una scelta politica diversa di allocazione risorse – doveva essere più graduale».
Secondo punto? «Il decoro e la gestione dei rifiuti è uno dei primi temi che andremo ad affrontare in un incontro dedicato. Il livello raggiunto di raccolta differenziata è lodevole ma qualcosa va cambiato, al di là degli abbandoni incivili. In tante città stanno tornando a mettere i cassonetti, a cui l’Amministrazione Pizzarotti aveva fatto il funerale. Forse un sistema misto, in base alle diverse zone della città, è la soluzione da perseguire».
Una terza priorità? «La mobilità. Le criticità sono parecchie e il trasporto pubblico (tpl) è rigido, vanno ripensate le direttrici degli autobus che sono immutate da decenni, nord-sud e est-ovest, con tutti i mezzi che passano dal centro, mentre oggi ci si sposta da una zona esterna all’altra. E poi il Pums (Piano urbano mobilità sostenibile) è stato un fallimento, dato che prende atto che non sono aumentati i passeggeri sugli autobus né gli spostamenti in bicicletta. E il Pums nuovo è un semplice aggiornamento. In più ora c’è un aumento del costo del biglietto autobus e, ultima cosa, i parcheggi scambiatori sono usciti dai radar. Né credo che sia sensata la linea filobus-tramviaria ipotizzata dalla stazione al Campus (per la quale sono stati chiesti finanziamenti statali). Sembra il compitino fatto per non presentarsi a mani vuote. Ma non è quello che serve, basti dire che ignora completamente il collegamento verso nord con San Leonardo e l’Autostrada. Ci vuole qualcosa di più efficace».
Mi scusi ma una linea dall’autostrada al campus fa venire in mente il progetto della metropolitana… cosa dice a riguardo? «Che se avessimo la metropolitana oggi non parleremmo in questi termini del problema trasporto pubblico. Dopo il tramonto di quel progetto non si è stati capaci di proporre nessuna alternativa valida per un trasporto di massa. Sicuramente subentrò un periodo di crisi ma si scelse di perdere i finanziamenti stanziati… Oggi non si può pensare di riproporre le stesse cose di vent’anni fa, però va impostato un ragionamento nuovo sul tpl, che sia più rapido, magari non solo su gomma, sapendo che nella nostra città le corsie preferenziali non sono facili da ricavare».
C’è qualcosa da salvare dell’attuale Amministrazione? «L’organicità del lavoro dell’assessore al welfare, Brianti. Le politiche sulla casa stanno seguendo un percorso interessante ma derivano da una precisa scelta politica su temi e risorse, che è quello che è mancato in altri settori, come dicevo prima. Positivo è anche il piano di adeguamento strutturale delle scuole, non solo in funzione antisismica, tuttavia manca poi la parte di integrazione nel tessuto sociale dei quartieri. Le scuole rinnovate devono poter aprire i loro ambienti, penso alle palestre in particolare, anche ad altre funzioni fuori dall’orario scolastico».
Francesco Dradi
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/10/Mf_Ubaldi.jpg6801583redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2025-10-17 09:05:432025-10-17 11:06:56Ubaldi terza incomoda, ripropone il civismo puro
Cosa cambia per le famiglie: tariffe, investimenti, insolvenze
Attorno al futuro delle mense scolastiche del Comune di Parma si è acceso il dibattito politico cittadino.
Si è discusso molto per via della netta contrarietà all’esternalizzazione in project financing della ristorazione scolastica da parte della consigliera Ines Seletti che poi ha lasciato la maggioranza (Effetto Parma) per passare nelle fila dell’opposizione (gruppo Vignali sindaco).
In questo articolo cerchiamo di spiegare, nel concreto, cosa cambierà dal prossimo anno nei vari aspetti che riguardano il servizio di ristorazione scolastica per asili nido, scuole dell’infanzia, scuola primaria (già elementari) e scuola secondaria di primo grado (già scuole medie).
Tutte le informazioni riportate sono desunte dai dibattiti intercorsi nella commissione consiliare del 2 ottobre e nel consiglio comunale del 6 ottobre e da successive richieste verificate dal cronista con l’assessorato ai servizi educativi.
I pasti a scuola
Nella relazione in delibera è indicata l’erogazione di 1 milione 600mila pasti all’anno per 13.100 iscritti, nei 53 plessi scolastici, dai nidi alle medie. Il pasto è composto da primo piatto, secondo piatto, contorno e frutta. Qui il menu dal sito del Comune di Parma.
Tariffe
Dal 7 gennaio 2026 scatterà l’aumento del costo per gli utenti, dopo 12 anni di tariffa inalterata. In questi anni l’aumento dei costi per l’inflazione, a indice Istat, è stato compensato dal Comune.
La novità per le tariffe è un ampliamento da quattro a sei fasce Isee della modulazione del costo, per calmierare l’aumento per il ceto medio-basso. Una scelta fortemente rivendicata dall’assessora ai servizi educativi Caterina Bonetti. L’aumento più elevato è per la fascia Isee sopra i 26mila euro, con il costo del singolo pasto in aumento di 1,11 euro.
Nello specchietto sotto riportiamo tutte le modifiche alle tariffe. Va specificato che per nidi e scuole infanzia comunali il costo è ricompreso nella quota mensile di iscrizione.
Esternalizzazione del servizio ristorazione
Nelle scuole dell’obbligo (primaria e secondaria) la ristorazione è stata progressivamente esternalizzata da 25/30 anni. In seguito anche per nidi e scuole infanzia il Comune ha dismesso il servizio in proprio. L’ultima gara d’appalto è stata nel 2014 e aggiudicata a Camst e Serenissima che, dunque, gestiscono da 12 anni il servizio. Il contratto originario prevedeva un 5+3 anni ma il biennio Covid (2020-21) ha comportato un prolungamento e, in seguito, nel 2023 la gara Intercent-Er valida per tutta la regione non ha soddisfatto i requisiti tecnici voluti dal Comune di Parma che, pertanto, ha prorogato di un ulteriore biennio il servizio. A fine 2024 Camst, nelle more di legge, ha proposto al Comune un project financing (in italiano: finanza di progetto).
Project Financing
Il project financing contempla un’esternalizzazione completa del servizio, mediante regime di concessione, in capo al soggetto privato che si aggiudicherà la gara europea. Il servizio ristorazione sarà messo a bando per 15 anni, per un controvalore complessivo di 150 milioni di euro. Il gestore aggiudicatario trarrà la remunerazione tramite la riscossione diretta delle tariffe dagli utenti (gestirà iscrizioni, fatturazione e recupero crediti). Il gestore dovrà garantire investimenti per 7 milioni e 95mila euro in attrezzature di cucina e ammodernamenti dei refettori (tra cui pannelli fonoassorbenti, nuovi tavoli) da espletare nel primo triennio e un “revamping”, ossia rinnovamento, dal decimo al dodicesimo anno di contratto, in 35 strutture su 53, più i 2 asili nido nuovi che apriranno l’anno prossimo.
Tutte le nuove attrezzature, gli arredi e l’ammodernamento degli ambienti diventeranno a tutti gli effetti patrimonio del Comune di Parma.
La consigliera Seletti ha asserito che durante il suo mandato da assessora furono investiti in nuove attrezzature 550mila euro e si sarebbe potuto continuare così.
(Facendo le debite proporzioni, nell’arco di 15 anni, gli investimenti comunali sarebbero 1,65 milioni a fronte dei 7 milioni del privato, ndr).
Il project finacing per la ristorazione scolastica è ancora poco praticato in Italia e ha dato adito a diverse obiezioni, peraltro tutte rigettate dal Consiglio di Stato, menzionate dalla dirigente del settore educativi, Donatella Signifredi nelle commissioni consiliari e in consiglio comunale, che ha certificato come il gestore privato si accolli effettivamente un rischio di impresa nella gestione degli insoluti, delle fluttuazioni del mercato delle materie prime e della variazione del numero di utenza. Questo punto è stato oggetto di perplessità e dibattito in consiglio comunale da parte dell’opposizione di centrodestra, in specifico dal consigliere Pietro Vignali (dell’omonimo gruppo). È seguito un botta e risposta con il consigliere Manuel Marsico (Pd) che ha ricordato come le passate amministrazioni Ubaldi / Vignali avessero puntato forte sulla finanza di progetto.
Nel settore educativo va ricordato che la prima partnership pubblico-privata con la costituzione di Parmainfanzia, tuttora in vigore per la gestione di un buon numero di nidi e scuole d’infanzia, fu attivata nel primo mandato del sindaco Ubaldi. Parmainfanzia permette di superare alcune rigidità dell’ente pubblico, espletando comunque un servizio di pari qualità.
Tempistiche di gara
La gara del project financing sarà indetta dal Comune in gennaio con aggiudicazione prevista in aprile e attivazione del contratto dal 1° settembre 2026
La scelta tra gara d’appalto tradizionale e project financing
La proposta del project financing arriva da Camst ma, come da normativa, sarà messa a gara, da aggiudicare al miglior offerente in base al rapporto qualità-prezzo. L’Amministrazione Comunale ha scelto una gara di project financing rispetto ad una gara d’appalto tradizionale perché offrirebbe la possibilità di una miglior innovazione di servizio con investimenti economici altrimenti non praticabili. L’assessora Bonetti ha sottolineato come la linea politica dell’Amministrazione nel settore educativo sia quella di investire nella stabilizzazione del personale (88 assunzioni fra maestre ed educatrici), nell’estensione dell’apertura pomeridiana (dalle 16 alle 18) e nel garantire il servizio di educatori per la crescente domanda di certificazioni di disabilità (1 milione di euro di spesa aggiuntiva).
Le critiche dell’opposizione riguardano il fatto che il p.f. sia una scelta di comodo e che, in più, svuoti di ruoli e competenze il settore educativo.
Cam
La consigliera Seletti ha puntato il dito sui Cam (Criteri ambientali minimi), ossia sul fatto che per indire la gara di project financing sia sufficiente rispettare, appunto, i Cam, che al momento stabiliscono standard di servizio ben al di sotto di quanto in vigore attualmente nelle mense del Comune. Seletti ha fatto l’esempio degli alimenti “biologici” che per i Cam è sufficiente siano del 10% mentre nel suo mandato da assessora la fornitura bio è stata portata al 90%.
L’assessora Bonetti ha precisato che i Cam saranno la base di gara, ma molti criteri qualitativi migliorativi saranno posti ad un livello più avanzato. Non è entrata nel dettaglio poiché le specifiche debbono essere tenute riservate fino alla pubblicazione del bando di gara, pena l’invalidazione per turbativa.
Un altro elemento che può fare la differenza, per i partecipanti alla gara, è l’ubicazione del centro preparazione e cottura pasti. Ossia se obbligatorio che sia insediato nel territorio comunale di Parma oppure solo facoltativo.
Insoluti
Attualmente l’insoluto dalle bollette della ristorazione scolastica ammonta a circa 500mila euro. Insoluto significa famiglie che non pagano il servizio, per quanto dovuto. L’onere ricade sul Comune di Parma che trasmette alla società partecipata Parma Valore Comune la gestione della pratica e la riscossione del credito, di non semplice recupero.
Il passaggio della riscossione delle bollette al soggetto gestore privato, col project financing, comporterà due aspetti. Il Comune, non si accollerà più il rischio di insolvenza delle utenze, quindi con minori costi a bilancio per mezzo milione di euro. Dall’altro renderà più difficile l’evasione all’utente poiché, se non dovesse pagare, il gestore potrà iscriverlo nella banca dati delle persone non solvibili, banca dati a cui fanno riferimento le banche e le società erogatrici di credito. Significa che eventuali pratiche di prestito risulterebbe più difficili, per un utente moroso della mensa scolastica.
Gradimento del servizio (e sprechi)
Il gradimento della ristorazione scolastica è valutato favorevolmente o molto favorevolmente dall’85% degli utenti. Anche questo punto è stato dibattuto in consiglio, poiché il passaggio a una gestione del tutto privata potrebbe comportare il rischio di un abbassamento di qualità senza adeguate contromisure. L’assessora Bonetti ha risposto che la parte della rigorosità dei controlli non subirà variazioni. Il servizio controlli è appaltato a un soggetto terzo e, alla scadenza nel 2027, sarà rifatta la gara. Inoltre c’è il Comitato mense, i questionari per i genitori e altre modalità di rilevamento.
Va detto che una piccola querelle ha riguardato il ruolo da “assaggiatrice” dell’assessora ai servizi educativi. Seletti d’abitudine, una volta a settimana, si recava in plessi diversi, consumando il pasto per testare di persona quantità e qualità. Bonetti invece non lo fa, considerandolo un’ingerenza impropria.
Lo spreco dei pasti a scuola è un altro elemento di pseudo valutazione del servizio. Nella vulgata si ritiene che se i bambini non mangiano i “piatti” questi non siano di buona qualità. La realtà è più complessa e articolata e merita un approfondimento a parte, considerando che gli scarti generali del servizio si attestano al 27%, un dato inferiore alla media regionale (30%). Sull’argomento sprechi è in corso una riflessione tra i tecnici dell’assessorato per arrivare a una riduzione significativa.
Seletti, dalla maggioranza all’opposizione
Abbiamo riportato, nei vari punti, buona parte delle critiche formulate da Ines Seletti, così, come le risposte puntuali fornite dall’assessora Bonetti o dai tecnici. Chi volesse documentarsi può guardare le registrazioni delle riunioni sul canale youtube del Comune di Parma.
Rimane il dissenso di fondo di Seletti rispetto alla linea politica dell’Amministrazione Comunale. “I nostri servizi – ha detto e ripetuto Seletti – si spogliano di una funzione e del rapporto diretto con genitori e utenza, per capire dove sono problemi” giudicando a serio rischio “il futuro dei servizi educativi e del patrimonio comunale” afferente. Bonetti ha spiegato che il project financing non muterà né comprometterà questi aspetti. Dunque un dissenso inconciliabile che ha portato la consigliera Seletti a votare contro la delibera del project financing per la ristorazione scolastica e dimettersi dalla maggioranza al termine del consiglio. E, il giorno dopo, aderire al gruppo “Vignali sindaco”. Va ricordato che Seletti aveva già votato contro un’altra importante delibera, quella della variazione di bilancio da 37 milioni, nel luglio scorso.
Francesco Dradi
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/10/menu_sitocomunepr.jpg814990redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2025-10-10 16:33:212025-10-10 16:33:22Ristorazione scolastica: tutte le novità (e i motivi dei dissidi politici)
Preoccupazione è dir poco. C’era tensione e scontento nelle oltre 300 persone che hanno affollato la sala dell’Unione dei Comuni Taro-Ceno a Borgotaro mercoledì sera, con gente in piedi e anche nelle scale di accesso. Inoltre tanti collegati via video alla diretta della presentazione del progetto di parco eolico sui crinali tra la Valtaro e la Valceno.
Assemblea convocata dal Comune di Borgo Val di Taro, a ridosso del deposito del progetto “Parma A” che prevede 22 pale eoliche alte circa 200 metri, mentre un secondo progetto “Parma B” non è ancora stato depositato ma ne contempla altre 25, a corona del primo. In totale 47 pale eoliche nell’arco di 20 chilometri.
Il progetto è stato presentato dall’azienda Duferco Energia ed è stato depositato al Ministero dell’Ambiente per la Valutazione di Impatto Ambientale. Ci sono 30 giorni per presentare le osservazioni.
L’incontro è stato introdotto dal sindaco Marco Moglia che a portavoce di altri primi cittadini (erano presenti i sindaci di Valmozzola, Bardi, Bedonia e Compiano) si è dichiarato contrario a questa impostazione e progetto. Con il supporto della Provincia di Parma vi è l’intenzione di allestire una task force di consulenti per presentare osservazioni tecniche di contrasto alla proposta nei termini di legge. Era presente anche il consigliere regionale Matteo Daffadà, che ha assicurato l’intervento della Regione Emilia-Romagna. Come detto i tempi sono stretti, ma seguono le normative introdotte negli anni dai governi di centrodestra per accelerare l’approvazione delle infrastrutture, con buona pace della partecipazione dei cittadini. Il progetto prevede un investimento di 220 milioni di euro e la documentazione prodotta consta in oltre 600 pagine fitte di annotazione tecniche.
All’incontro non era presente la ditta, peraltro non invitata e nemmeno i parlamentari e consiglieri regionali del centrodestra, anche loro non risulta fossero invitati.
Buona parte dei presenti erano i proprietari dei terreni inseriti negli elenchi degli espropri. Si tratta di terreni a bosco o a pascolo. Tra queste anche porzioni di territorio inserite nel bio distretto Alte Valli, altre dove vi è produzione e raccolta di funghi porcini IGP e di tartufaie.
In molti punti non vi è adeguata viabilità, o anche una totale mancanza di strade, per il trasporto delle pale eoliche. Per la loro installazione sembra che sia previsto un disboscamento di 17 ettari di bosco. Inoltre, l’installazione degli aerogeneratori andrebbe a ricadere su terreni, quelli appenninici, fragili dal punto di vista idrogeologico.
La preoccupazione nella popolazione montanara è forte e la contrarietà all’impianto pure.
Chi è il proponente. Il fatturato consolidato del gruppo Duferco nel 2024 è stato di circa 18,4 miliardi. Per la singola società Duferco Energia S.p.A., il fatturato è stato di € 3,5 miliardi. Proprietario della Duferco è Antonio Gozzi, tra le altre cose membro del consiglio generale di Confindustria e presidente dell’Entella Chiavari (squadra di calcio di serie B).
Redazione
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/10/Image-2025-10-09-_02.jpeg12001600redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2025-10-10 15:52:072025-10-10 16:05:36Le pale eoliche della Duferco sull’Appenino in Valtaro. Contrarietà di sindaci e popolazione
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_7468-scaled.jpeg20212560redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2025-10-03 16:44:562025-10-03 17:36:16Parma con Gaza, 15mila in corteo
Domani 3 ottobre sciopero e corteo. Ritrovo ore 9 piazzale Santa Croce
Parma è Palestina, tutto il mondo è Palestina.
Da mesi si susseguono le manifestazioni per chiedere la fine della guerra a Gaza e auspicare una Palestina libera. Però ci voleva un atto di rottura, un pieno coinvolgimento della società occidentale.
Il confine è stato oltrepassato ieri sera.
Non è un programma politico, non è un appello costruito a tavolino. È stata piuttosto una spinta collettiva, potente, che ieri sera ha fatto scattare qualcosa. L’ennesimo atto illegale dello Stato criminale e genocida di Israele – la cattura e gli arresti della Global Sumud Flotilla in acque internazionali – ha acceso una miccia che speriamo non si spegnerà tanto presto.
E così, all’improvviso, migliaia di persone sono scese nelle piazze, nelle strade, hanno invaso i binari delle stazioni. Un gesto che in questo Paese non si vedeva da decenni: protestare davvero, con convinzione, per lanciare un segnale chiaro.
Il corteo spontaneo, formatosi alle 22 in Oltretorrente, in piazzale Picelli, e fluito davanti al Teatro Regio, ingrossandosi fino in stazione, per occupare simbolicamente i binari è la risposta, pacifica, nonviolenta, e ugualmente ferma e determinata.
Domani, venerdì 3 ottobre, ci sarà uno sciopero generale in tutta Italia, convocato da Cgil e Usb, per protestare contro lsraele e lo sterminio in atto a Gaza, contro l’ignavia del governo italiano. A Parma il ritrovo è alle 9 in piazzale Santa Croce, da lì partirà il corteo per piazza Garibaldi dove si terrà un presidio.
Ci sentiamo tutti parte di una svolta della storia. Una svolta tragica, che vede un governo e uno stato presunto democratico agire con l’intento di annientare un popolo. Quell’equilibrio instabile che reggeva da decenni tra Israele e Palestina non c’è più e, purtroppo, nessuna potenza mondiale (gli USA per primi, che anzi col presidente Trump soffiano sul fuoco) vuole fermare il governo criminale di Israele.
I continui appelli a desistere, in specie dalla nostra premier, non fanno che sancire e rafforzare un concetto pericoloso: l’occupazione illegale da parte di Israele è legittimata, mentre chi rispetta il diritto internazionale No.
Questo rappresenta il fallimento di ogni regolamentazione sovranazionale, cosa che le estreme destre evidentemente perseguono, gettando il mondo nel caos e in balia della legge del più forte.
Per questo ognuno nel suo piccolo è chiamato a fare i conti con la sua coscienza. E, nel suo piccolo, Parma sta rispondendo, dalle istituzioni al popolo: lunedì il consiglio comunale ha votato a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina (invitando il governo a questo atto) mentre da giorni si susseguono i presidi in piazza Garibaldi (anche oggi dalle 17 alle 20).
Si scende in piazza per dire: “Adesso basta”. Dire che l’inaccettabile passività dei governi europei – e soprattutto del nostro – non è più tollerabile. Dire che la complicità silenziosa con chi calpesta diritti, libertà e vite umane non può più passare sotto silenzio. Non si tratta di tifare per una parte o per l’altra: si tratta di riconoscere una verità che è sotto gli occhi di tutti in un’escalation continua da due anni. Due anni di violazioni del diritto internazionale, di umiliazione oltre l’indicibile della dignità umana, di uso cieco della forza da parte di criminali spietati. Quando i governi si rifugiano nella finta diplomazia dei balbettii e dell’ambiguità, resta la voce delle persone comuni. Ieri sera, quella voce si è alzata forte, come non accadeva da tempo. Non è la soluzione, non è la fine di un percorso, ma è l’inizio di qualcosa.
Un segnale che dice: l’indifferenza non è più un’opzione.
Tutt* con la Global Sumud Flotilla a difendere il diritto internazionale, a difendere Gaza e la Palestina, tutt* in piazza a difendere i valori con i quali siamo cresciut*: mai più genocidio.
La Redazione di Parma Parallela
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/10/IMG_7401.jpeg879750redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2025-10-02 12:09:582025-10-02 12:09:59Parma è Palestina, tutto il mondo è Palestina
Intervista sul nuovo movimento “Parma siamo noi”, sull’antagonismo con la Ubaldi, aeroporto e zone rosse, le assenze dal consiglio comunale, la polizia locale e il caso Bonsu.
Non c’è dubbio che Pietro Vignali sia un volpone della politica e che sappia fiutare l’aria. Ed è così che nel principiar dell’autunno, bruciando tutti sul tempo, ha piantato i paletti nel campo del centrodestra, avvisando che lui ci sarà tra due anni, alle elezioni comunali del 2027.
Vignali, 57 anni, già sindaco di Parma dal 2007 al 2011, ora è capogruppo in consiglio comunale della lista “Vignali sindaco” e dal novembre 2024 consigliere regionale di Forza Italia.
Allora Vignali, ha già deciso di ricandidarsi sindaco?
«Approfitto della domanda per fare chiarezza. Tutto nasce da una domanda di Ferraguti (conduttore della trasmissione ParmaEuropa, su 12 TvParma, ndr) che mi ha colto di sorpresa. Non ho detto che mi candido, ma è bene circostanziare il messaggio: sarò in campo, vedremo in che modo».
Può spiegare un po’ meglio cosa intende? Perché in diversi hanno inteso che si vuole ripresentare come candidato sindaco, nell’ambito di questo nuovo movimento “Parma siamo noi”.
«Assolutamente non intendevo questo, d’altronde non ha alcun senso candidarsi a sindaco due anni prima, il candidato sindaco si sceglie sei mesi prima dell’elezione. E, ripeto, in questo momento non penso a candidature né a sindaco, né a consigliere. Abbiamo invece deciso di esserci fra due anni a seguito degli incontri molto partecipati che ho svolto nei quartieri tra la primavera e l’estate. Ho fatto tredici incontri e mi ha colpito come vi sia molto disagio tra i cittadini, soprattutto per la mancata cura della città. Ricevo di continuo sollecitazioni, la gente mi vede come un paladino e d’altronde l’anno scorso sono stato eletto in Regione con 8mila preferenze».
Cosa vuol essere il movimento “Parma siamo noi”?
«È l’evoluzione del mio gruppo consiliare, Vignali sindaco, una lista civica che alle scorse amministrative ha preso il 14%, la seconda lista più votata dopo il Pd. La facciamo evolvere in un movimento, “Parma siamo noi” appunto, che possa inglobare altre realtà civiche a partire dalle 9 associazioni di quartiere che sono nate recentemente. Ognuna di queste associazioni vede la presenza di circa 50 persone. Ecco, una gamba del movimento saranno le associazioni di quartiere, l’altra saranno dei dipartimenti tematici per sviluppare idee. Le attività si vedranno in itinere. E poi si sono uniti altri gruppi e associazioni civiche come Missione Parma che esprime Virginia Chiastra , I Nostri Borghi, l’associazione storica di Fabrizio Pallini…»
Ma loro sono già consiglieri comunali nel suo gruppo…
«Sì, ma sono realtà importanti che confermano l’impegno. E poi c’è SoS Parma, gruppo di Devis Brozzi, molto partecipato, che ha dato il là alle manifestazioni sulla sicurezza».
Prima citava la sua elezione in Regione, che è avvenuta nelle fila di Forza Italia, partito nel quale a gennaio scorso è entrato nella segreteria nazionale… adesso però si ripresenta civico?
«Intanto in Comune sono stato eletto tre anni fa con una lista civica e gli altri quattro consiglieri del gruppo sono tutti rimasti civici e poi Forza Italia è sempre stato un interlocutore privilegiato del civismo parmigiano, già col sindaco Ubaldi. E non dimentichiamo che quando Berlusconi fondò Forza Italia agli inizi la volle come una lista civica nazionale, senza politici».
Ad ogni modo con la sua uscita ha bruciato sul tempo la presentazione del nuovo gruppo di Maria Federica Ubaldi…
«Io non volevo bruciare nulla, io è da marzo che faccio incontri nei quartieri, li ho fatti tutta l’estate, sono tutti rendicontati e poi, ripeto, l’accelerata l’ha data l’intervista di Ferraguti con quella domanda imprevista».
Comunque sia anche la Ubaldi ha lanciato un nuovo movimento civico “ChiAma Parma”, un percorso analogo, ci possono essere convergenze?
«Anche la Ubaldi è già consigliera comunale, eletta in Civiltà Parmigiana, e non ci vedo nulla di nuovo».
Tuttavia in vista delle elezioni tra due anni forse dovrete trovare un’intesa, anche con altri soggetti. Come la vede in prospettiva?
«È difficile prevedere adesso cosa succederà da qui al 2027. Tre anni fa emersero delle candidature che non erano previste, come la lista “Ora” di Dario Costi che fece una performance importante».
Le sue critiche all’Amministrazione Guerra sono parecchie. C’è qualcosa di salvabile?
«Salvo le politiche per la casa. Su quello c’è grande dinamismo, forse potrebbe fare uno sforzo per aumentare la dote del patrimonio pubblico. Vedremo alla fine quanti saranno gli immobili risistemati. Importante è stata la delibera sulle Fiere, che anche noi abbiamo votato. E d’altronde il patto di non belligeranza tra Cibus e Tuttofood cominciò con me. Poi vedo delle buone intenzioni sull’Alta Velocità. Su questo, per una fermata in linea, si deve lavorare a prescindere dagli schieramenti politici, per il bene della città e vedo che lo si sta facendo. Cosa che invece non successe sull’aeroporto, quando fu grazie ai nostri voti che passò la delibera per lo sviluppo aeroportuale, con la maggioranza spaccata».
Ecco, le chiedo, non fu un errore politico? Intendo dire: se aveste votato contro, la delibera non sarebbe passata, ciò avrebbe causato una pesante crisi in maggioranza e forse avrebbe portato alla caduta del sindaco.
«Non fu un errore, noi agimmo con grande senso di responsabilità, per dare una prospettiva all’aeroporto, se no come città saremmo stati tagliati fuori dal mondo. Io ho sempre creduto nell’aeroporto, tanto che, sotto il mio mandato, un anno ricapitalizzammo per 6,5 milioni di euro. Dopo sono stati fatti passi indietro come i gamberi. Ora siamo in una situazione difficile ma è dovere di tutti rilanciarlo».
Lei ha mai interloquito con i canadesi di Centerline?
«No, mai. Da consigliere regionale ho fatto interrogazioni per chiedere alla Regione di spingere su un sistema aeroportuale regionale. Oggi ci troviamo Bologna satura, Rimini che va per conto suo, peraltro con fondi regionali del turismo, e Parma e Forlì che stanno morendo. La Regione avrebbe dovuto muoversi prima, adesso vediamo cosa dirà il piano nazionale aeroporti».
Una critica che le viene mossa è di “saltare” i consigli comunali, risulta presente alla metà dei consigli.
«Io vado quando posso. Da un anno sono consigliere regionale e il mio lavoro, di revisore e consulente creditizio mi trattiene spesso fuori città. Però io faccio opposizione con iniziative nei quartieri».
Sembra un po’ snobbare il consiglio comunale.
«No, nessun snobismo, ripeto quando posso vado. Bisognerebbe però misurare l’attività politica anche in base agli atti. Il mio gruppo consiliare ha prodotto 60 mozioni, non sono poche».
Cambiando argomento. Zone rosse. Ha letto le critiche della Camera Penale di Parma (gli avvocati penalisti, ndr)?
«No, cosa dicono?»
In sostanza che è un provvedimento che limita le libertà personali e che, in altra regione, è già stato destituito dal Tar.
«Non è mio compito dare pareri di legittimità su provvedimenti ministeriali. L’altro giorno ho incontrato il ministro Piantedosi il quale mi ha detto che con le zone rosse sono stati effettuati, in tutta Italia, più di due milioni di controlli e duemila gli arrestati. Al di là di questo le zone rosse servono a dare un impulso ai controlli nelle zone critiche».
Questo provvedimento, le zone rosse, conferma che c’è un problema di ordine pubblico, di spettanza del governo e meno dei Comuni…
«Non proprio, perché la circolare ministeriale dice anche “cari sindaci potete fare ordinanze che introducano il divieto di vendita di alcolici in determinati orari e con tante casistiche. Ci sono poi linee sulla rigenerazione urbana e altro. A Parma abbiamo un forte problema nella zona nord, in via Palermo e dintorni, c’è poi il tema dei mini-market che vendono gran quantità di alcolici e andrebbero regolamentati. O meglio un regolamento valido c’era, emanato sotto il sindaco Pizzarotti dall’assessore Casa, ma poi il Pd lo ha annacquato e non lo stanno attuando. E queste sono competenze del Comune: commercio, riqualificazioni, ordinanze. Certo ci vogliono i controlli di polizia di stato e carabinieri, ma il Comune può agire, anche con la polizia locale, ad esempio ripristinando il nucleo investigativo».
Mi scusi, però il “nucleo investigativo” fa venire in mente il caso Bonsu.
«Non è che per un errore fatto da un vigile, annulli il tutto. Sarebbe come dire che per il caso Cucchi si dovrebbe azzerare l’Arma dei Carabinieri… poi che la polizia locale si debba occupare di sicurezza urbana e prevenzione l’ha detto il decreto Minniti, che era un ministro del Pd. In consiglio comunale diversi mesi fa avevo detto che era meglio se il sindaco fosse andato a Roma a chiedere le zone rosse, come aveva fatto il sindaco di Reggio Emilia, invece di scrivere le letterine a Repubblica, a seguito di quel caso del vigile investito in via D’Azeglio».
Francesco Dradi
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/10/vignali_quartieri-e1759391414453.jpg8231878redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2025-10-02 09:59:382025-10-02 09:59:39Vignali scalda i muscoli per il 2027 e ritorna “civico”
Un reportage lungo 24 ore nel cuore dell’Oltretorrente
05:58 STAAC … il rumore secco, meccanico, di una serratura che scatta, rompe il silenzio notturno. Si apre un portone ed esce una ragazza in bicicletta. Rapida si dilegua verso strada D’Azeglio: l’attende il bar in cui lavora.
06:00 Da via Galaverna sbuca un giovane, a passeggio con due cani: uno grande bianco e uno piccolo nero. Un altro portone si apre: un uomo esce a piedi. Qualche finestra si illumina dietro le persiane. In strada D’Azeglio transita la macchina del lavaggio strade col suo ronzìo di spazzole.
06:03 Un giovane migrante, nero, arriva in bicicletta ed entra in casa, ha finito il turno di lavoro in fabbrica. Un altro uomo esce e va, la luce al 17 si è spenta.
Per dieci minuti tutto tace in piazzale Inzani. Anche i borghi intorno sono silenziosi. L’illuminazione pubblica non lascia angoli bui. In alto, il cielo è ancora blu scuro, l’aria è tersa, si capisce che sarà una bella giornata.
Mi hanno informato che i residenti stanno raccogliendo firme per un esposto da presentare alle autorità. Mi dicono, genericamente, che sono stufi del degrado causato dai bivacchi e dal rumore a tarda sera. Con lo spirito da cronista, ossia riportare i fatti interloquendo con le persone, decido di osservare per 24 ore la vita di piazzale Inzani, il cuore dell’Oltretorrente, quartiere simbolo dell’accoglienza, per tentare di capire cosa succede realmente, se le preoccupazioni dei residenti sono fondate o meno. È un venerdì di inizio settembre, uno dei giorni “caldi” del fine settimana in quella che qualcuno definisce la Montmartre parmigiana, o della piccola Parigi.
È un reportage lungo, mettersi comodi per la lettura.
Il cuore dell’Oltretorrente, immagine satellitare tratta da Google Maps
Mattina: la vita di paese
06:15 Un altro giovane migrante africano esce in bici dal 34, va al lavoro. Il rumore in lontananza di una saracinesca che si alza. Faccio due passi. Il primo negozio ad accendere le luci è l’ortofrutta di Asghar in via Imbriani all’angolo con borgo Cocconi. Dall’altro lato la barista Sonia prepara il bancone della Latteria 66 e due clienti sono già fuori che attendono.
Alle 6, la prima che va al lavoro, in bici
06:25 Il borbottìo di una moto in borgo Fiore si allontana verso borgo Parente. Si avvia la prima auto, da via Galaverna. Una signora con un bel vestito africano multicolore esce da casa e, con un panno, pulisce accuratamente dentro e fuori la sua auto, una renault clio. Venti minuti e rincasa.
06:45 I due gatti bianchi del piazzale fanno la loro comparsa e a passi felpati tentano una vana cattura di piccioni che becchettano attorno alle botti di Rivamancina.
06:50 Arriva la macchina del lavaggio, coadiuvata da addetti con lance-spruzzatori che lavano anche i marciapiedi. In dieci minuti il piazzale è sciaquato da cima a fondo. Intanto che asciuga si leva un leggero odore di detersivo.
07:15 Un uomo si affaccia da una finestra e tossisce mentre fuma una sigaretta.
Altri padroni portano i cani a passeggio: uno, due, tre, quattro… in un’ora se ne contano una decina, almeno un paio fanno i bisogni nei colletti dei tigli. Il cielo si è schiarito, un nuovo giorno inizia. Tra poco ricomincerà la scuola e allora sarà un transito di studenti, dapprima verso i licei e poi bambine e bambini della primaria. Per ora una ragazza bionda con zaino trascina una valigia con le ruote che risuonano ritmicamente sui sampietrini, e parlando al telefono, si dirige verso via D’Azeglio. Chissà che viaggio l’attende.
07:23 Si sente il rumore sordo della soffiatrice in borgo Fiore. Un netturbino la sta azionando; da sotto le auto in sosta sospinge i detriti in mezzo alla strada: bottiglie, tappi, “gratta e perdi” accartocciati. In piazzale gira in mezzo agli alberi, già qualche foglia ingiallita comincia a cadere, oltre alla minuzzaglia di altri rifiuti. Viene “soffiato” tutto tranne dai colletti dei tigli, che sono 9, e pieni di tappi e residui vari. Quella sporcizia non viene mai ripulita dagli addetti Iren, come se gli alberi fossero una zona franca. Ci pensano, di tanto in tanto, i residenti.
07:30 Arriva la macchina spazzatrice, che farà due passaggi aspirando tutto o quasi. Il netturbino svuota i sacchi dai bidoni neri, stradali. Due narrazioni da sfatare: primo, l’orario di pulizia dei borghi non è le 5, ma tra le 7 e le 8. Secondo: le bottiglie di vetro sono sospinte dalla soffiatrice in mezzo alla strada e la macchina le aspira senza romperle. In qualche caso può capitare ma, di solito, tutti i vetri rotti vengono aspirati.
07:35 Una mamma sospinge un passeggino con bambina in età d’asilo: parlano in francese.
07:52 Secondo passaggio della macchina spazzatrice.
Lavaggio completo, piazza ripulita…… tranne i colletti dei tigli
07:55 Arriva un’ambulanza della Pubblica Assistenza, trasporti ordinari. Una signora anziana, scesa da un palazzo, da qualche minuto sta attendendo con aria smarrita… evidentemente ha però chiesto aiuto per un servizio sanitario. La caricano con attenzione e cortesia.
Una giovane asiatica cerca il patronato Inpal, con un discreto anticipo sull’orario di apertura. Sono due i Caf-patronati in strada Inzani, in concorrenza, diretti da ex protagonisti della politica locale: Gianni Bellini e Brenno Begani. Dal lunedì al sabato in questi uffici affluiscono decine di persone, in prevalenza stranieri, per le pratiche con la pubblica amministrazione.
08:00 Suona la campana dell’Annunziata, come ogni giorno da 450 anni.
Passa in bici un operatore con gilet giallo e un contenitore cilindrico sulle spalle con asta e spruzzatore, si avvicina ai tombini: una spruzzata e via.
8:05 Arriva il camioncino raccolta vetri. Un inevitabile fracasso nello svuotamento dei bidoni, e via.
Arriva un idraulico al 22, precede di poco l’autospurgo. C’è stata una fuoriuscita di acque negli scantinati e a piano terra. I problemi delle case vecchie, le fognature son tutte collegate in stecca e probabilmente un intasamento in un edificio ha provocato una fuoriuscita in un altro. Si tratta di capire dove e rimettere in sesto tutto. Una scocciatura, l’intervento durerà una mezz’ora.
08:40 È il turno del camioncino raccolta carta. I muratori cominciano a lavorare nei due cantieri di ristrutturazione edile di palazzi in borgo Fiore e via Galaverna. Uno è vuoto da tempo: i nuovi appartamenti sono già in vendita.
09:00 Una signora anziana in bici si ferma accanto alla statua di Padre Lino, un paio di minuti, il tempo di una preghiera. Sarà l’unica a farlo in tutta la giornata. Non miglior sorte per la palina che all’imbocco da via D’Azeglio ricorda le Barricate del 1922: affondata nelle erbacce, nessuno si soffermerà.
09:30 Un uomo maghrebino sui 40 arriva in bici e si posiziona all’angolo di borgo Fiore, fuma qualche sigaretta e attende. Qualche minuto e all’angolo opposto, tra piazzale e strada Inzani, un uomo sui 60, dal viso sciupato accosta la bicicletta. Dopo un po’ tira fuori una bottiglia dalle borse della bici e beve un goccio. Poi scrive sul telefono e gli arriva una telefonata, risponde con inequivocabile “r” parmigiana.
09:45 In borgo Fiore negli stalli riservati ai ciclomotori è parcheggiata impropriamente un’automobile audi, prima c’era una seat. Poi subentrerà una fiat Cinquecento, finché a ora di pranzo arriverà una ragazza in scooter che, discutendo con l’automobilista, riuscirà a farsi liberare il posto per le moto.
09:50 Una giovane donna inveisce contro un giovane uomo, contestandogli la scomparsa di 10 euro, “dovevamo andare al Ducale” urla, lui replica con voce impastata che è andato in stazione. Litigano e poi si allontanano spingendo a mano le rispettive bici. Non serve un occhio di lince per accorgersi che sono tossicodipendenti da crack.
09:55 Due signore con valigioni escono da Borgofiore house, locazione turistica. In via Imbriani i tavolini dei bar sono affollati. Se manca una cosa in piazzale Inzani è un bar da colazioni, ma abbondano nelle vicinanze.
10:40 Un viandante, con zaino e sandali, viene a rinfrescarsi alla fontanella e, già che c’è, si lava i denti prima di riprendere la sua strada.
10:30 La signora Mara tira fuori le sedie dal 24 e chiacchiera con le amiche che passano a dare un saluto, è rammaricata per i bivacchi e gli ubriachi. “Sono molto tollerante ma ormai qui si è passato il segno. Persone che bevono di continuo, a volte rumore fino alle tre di notte. Devo dire che da un paio di settimane, da quando i vigili hanno intensificato i passaggi un po’ la situazione è migliorata”. Mara vive in piazzale fin da bambina. Mi racconta un aneddoto sul padre Orazio. “Era garzone nella bottega di barbiere di suo padre, mio nonno, all’11. Durante la guerra si prestò a fare la staffetta per i partigiani. Nascondeva armi, portava volantini. Un giorno ne aveva un gran pacco, ma avvertito del rischio di perquisizionedei fascisti li buttò nella stufa tutti insieme, ne uscì un gran fumo e si danneggiò il camino che quasi si incendiava, tanto che i proprietari sfrattarono mio nonno dalla bottega”. Mara è una dei tanti che è firmato la petizione / esposto.
Per saperne di più contatto uno dei promotori, il signor Elio. Mi risponde cortesemente: “Per l’esposto stiamo raccogliendo le ultime firme, sarà indirizzato al prefetto e al questore e per conoscenza al sindaco. Dopo, forse, lo manderemo alla stampa. È promosso da residenti in via Imbriani, piazzale Bertozzi e piazzale Inzani. C’è un problema di ordine pubblico: è un disturbo reale provocato da una quantità di nulla facenti, che sono sempre per strada, bevendo e spacciando.
Non è una questione di immigrati che, anzi, meno male che ci sono. Si tratta di un misto di persone, la situazione forse non è di vero pericolo, ma va affrontata perché pian piano sta peggiorando. Altrettanto la presenza dei locali è ben accettata e si è favorevoli, la vita del piazzale è molto migliorata negli ultimi anni, tuttavia qualche locale, uno in specifico, non rispetta quanto sottoscritto con la licenza, in particolare per l’impatto acustico nelle ore notturne. Nell’esposto suggeriamo qualche provvedimento che si può prendere, ma preferisco non anticiparli”.
11:00 Gli impresari edili del cantiere hanno dei bei macchinoni e non si fanno scrupolo di parcheggiare in palese divieto… d’altronde è una sosta breve.
Il signor Stefano, che abita al 24, termina di riverniciare la saracinesca al 12, che era scarabocchiata con segni incomprensibili. Non è casa sua ma di Armando, cantante lirico che giunge di lì a poco, lamentando un mal di denti. Un saluto, due chiacchiere: è quella vita tranquilla degli storici abitanti dell’Oltretorrente, tutti che si conoscono e si prendono cura reciprocamente.
Nel frattempo in piazzale arrivano due persone, entrambe tunisine appurerò in seguito, una si siede su un cordolo che cinge un tiglio, con sguardo perso, e l’altro si accomoda sul gradino della casa popolare: ha due bottiglie di birra. Arriva un altro uomo, accento parmigiano, con birra e sigaretta, si appoggia alla staccionata della birreria.
11:45 Il tempo di andare a prendere un caffè in via Imbriani e i “bivaccatori” sono scomparsi; in compenso c’è un van blu con targa tedesca infilato in mezzo alle rastrelliere delle bici. Inciso: il piazzale è ztl pedonale, c’è categorico divieto di sosta. Dopo un quarto d’ora una famigliola con aria vacanziera esce da un palazzo che non risulta essere alloggio turistico, o perlomeno nessuna targhetta lo evidenzia. Salgono sul van e se ne vanno.
Due bambine, figlie dei negozianti dell’Africa Market 2, danno un tocco di vivacità rincorrendosi e scherzando. Sono le uniche. Nessun altro fanciullo scenderà a giocare in piazzale; di più: non si vedranno neanche ragazzi, fino ai 20 anni nessuno frequenta piazza Inzani.
12:00 Una nonna si ferma a riposare sotto l’ombra dei tigli, nel passeggino una bambina addormentata. In un cortile interno il signor Roberto si affanna con cacciaviti e chiavi inglesi per sostituire il motorino del tergicristallo della sua auto, mi spiega che lo ha recuperato da un rottamaio per risparmiare e spendere meno della metà.
13:00 Ha aperto l’osteria da Virgilio e i tavoli cominciano a riempirsi. Tra gli alberi è rimasto un solitario a bere birra.
All’ora di pranzo la piazza Inzani si svuota … ha una sua bellezza
Pomeriggio: il turno degli immigrati
13:50 Sono arrivate tre persone, sembrano dell’est europa: usano i bidoni del vetro come tavolini su cui appoggiare bottiglie di birra.
14:10 Uno dei tre va a comprare il secondo giro all’Africa market 2, il negozio di alimentari e generi vari al civico 7 del piazzale. Sarà un continuo andirivieni fino a sera.
15:10 nella compagnia degli europei arrivano altri due; mentre poco distante sono tornati i tunisini.
È ora di parlare con loro.
Approccio il gruppo: il più spigliato si fa avanti e, sotto anonimato, accetta di parlare e mi dice che sono moldavi. Quasi tutti indossano magliette rosse con logo di una nota azienda locale. Uno arriva anche col furgone della ditta lasciandolo… in divieto di sosta. Alla fine il gruppo sarà di una decina di persone. Lui abita in via Bixio da 14 anni, spiega che si fermano a bere qui e non al bar perché la bottiglia di birra acquistata al market costa 1,80 €. Così hanno preso l’abitudine di trovarsi qui, in piazzale, a fine turno, specialmente nei week end. Bevono, chiacchierano e stanno tranquilli, mi assicura.
Mi avvicino all’altro gruppo. Sono tutti tunisini e, di fatto, divisi in mini gruppetti. Colui che mi risponde dice di essere operaio metalmeccanico a San Polo di Torrile da 32 anni e di abitare in centro. Non beve, passa di qui a vedere se ci sono amici. Mi dice “Sedersi al bar costa troppo, i nostri stipendi sono bassi. Allora ci troviamo in compagnia così. Ma non facciamo niente di male, e buttiamo le bottiglie nei bidoni”. Lo rivedrò verso le 21, decisamente brillo. E di bottiglie disperse ce ne saranno. Il problema è anche questo: i baristi se ti vedono in “basa” (ubriaco) smettono di servirti, invece il market continua a vendere bottiglie a chiunque.
Un altro è muratore imbianchino, si chiama Omar. Da qualche anno vive a Langhirano ma prima abitava in via Imbriani. “Sono innamorato dell’Oltretorrente” dice “e quando posso torno qua, perché mi trovo bene”. Ha preso un giorno di permesso mettendo in fila la visita dal medico e altre commissioni. Tra un impegno e l’altro torna in piazzale, dalla mattina. E intanto che si ferma, beve birra, da solo o in compagnia.
17:00 Aprono i locali. Rivamancina coi suoi 14 tavolini e 60 sedie sotto i tigli è il fulcro, per la posizione strategica e i prezzi popolari: una birra piccola 3 €.
Alfredo e Genni hanno rilevato il locale da Marcello, che in primavera si è spostato in via Imbriani aprendo un’osteria trattoria, dove prima c’era Beppe. Alfredo era educatore e gestore di centri accoglienza migranti mentre Genni (diminutivo di Generoso) era operaio in Parmalat. “Siamo soddisfatti di come sta andando il primo anno – dicono – abbiamo diversificato un po’ l’offerta rispetto a prima, puntiamo comunque ancora su eventi musicali e culturali, ogni quindici giorni, tranne d’estate. E c’è un buon riscontro. I concerti richiamano persone ma siamo attenti a non sforare gli orari. In piazzale ci sono diverse anime che convivono, questo è un bene. Noi chiudiamo all’una, come gli altri, nel fine settimana”.
18:05 Ecco la pattuglia della polizia municipale: scendono due agenti. In un battibaleno dai bivacchi le bottiglie spariscono, rimangono dei bicchieri di plastica con birra o vino. I moldavi si spostano lato muro del condominio Acer. I vigili (perché tutti li chiamano così) controllano e si intrattengono cordialmente. I gruppetti sono aumentati e ora ci sono anche africani coi capelli rasta e altri europei. Uno di questi, un po’ alticcio, offre da bere al capopattuglia: “Lo sa che faccio il bravo”. Non è proprio vero, mi diranno poi degli altri: è già stato segnalato, gli hanno ritirato la patente.
L’agente imposta bonariamente una discussione sul rispetto delle regole.
Il cartello sopra il lampione è categorico: divieto di consumare alcolici al di fuori dei luoghi di somministrazione, ordinanza del 2015. Chiedo al capopattuglia se tale divieto è ancora in vigore. Mi risponde affermativamente ma che l’indicazione dai superiori è di far rispettare le regole con buon senso. “La linea è sottilissima, qui in piazzale Inzani” dice. Lascia intendere che si punta a tenere sotto controllo la situazione usando tolleranza. Si cerca di evitare il fatto grave, monitorando e tollerando alcuni comportamenti fuori dalle regole, purché non si esageri.
Alle 18:20 la pattuglia se ne va.
Il signore moldavo conferma: è da due mesi che “passano e rompono. Noi ci spostiamo un po’. Ma siamo tranquilli. Deve sentire a mezzanotte il rumore che fanno i tavolini del bar, quello è il vero problema”.
Vado a parlare con Virgilio. “Guarda non dico niente, tanto già le sanno tutti le mie critiche al Comune”. Ma è vero, domando, che ha subìto un furto? “Sì, tutti i locali qui hanno subìto furti quest’anno, tranne Rivamancina e invece due volte il Bastian Contrario. A me sono entrati la primavera scorsa da sotto la saracinesca, che lascia uno spazio tra gradini e scivolo, hanno sfondato la porta, arraffato il fondo cassa e altra roba. Poi da una finestrella sono andati nel cortile interno, si sono arrampicati sul pluviale e, passati nel condominio a fianco, sono scappati. Era mattina e li hanno visti. Niente, ho fatto riparare la porta, messo l’allarme e altri accorgimenti”.
Rispetto ai dati comunicati dal prefetto (-12% di furti in città) per i locali di piazzale Inzani è stato un anno pesante mentre, a sentire i residenti, nessuna abitazione sarebbe stata visitata dai ladri nel corso del 2025.
Sera: aprono i locali, arriva la gioventù
19:00 Un’auto si ferma davanti all’Africa market. Rimane, in divieto di sosta, fino alle 19:40. C’è qualche acquirente che esce con sacchetti di spesa ma in quel negozio almeno tre quarti dei clienti comprano solo bottiglie di birra.
Un operatore sociale che lavora coi migranti mi dice che a suo avviso “I problemi sono ingigantiti; questo quartiere sarebbe deserto se non ci fossero gli stranieri. D’altronde il problema, determinato da alcuni, è che vogliono vivere qua come vivono a casa loro, e questo evidentemente non è possibile”. Le persone che frequentano (o bivaccano, come volete) il piazzale sono immigrati di prima generazione e, di fatto, non sembra esserci integrazione ma coesistenza nel nostro tessuto sociale.
Ogni storia è diversa ma ho rilevato, sia dal signore tunisino che dal moldavo, come non abbiano intenzione di rimanere in Italia: quando tra una decina d’anni andranno in pensione, torneranno al paese d’origine. Un altro tunisino, invece, mi è sembrato sull’orlo della disperazione. Ha lavorato trent’anni come facchino e manovale, era coniugato ma da un po’ è separato e senza lavoro. Mi parla delle figlie che stanno a Ferrara, sposate, e non vede mai. Di fatto vive all’addiaccio, mangia alla mensa Caritas. Ha un bicchierino di caffè e una birra. Forse è quello che berrà meno di tutti. “Non tornerò più in Tunisia, là non c’è più nessuno della mia famiglia”.
19:30 Entro al Bastian Contrario. “Il grosso tema – mi dice Marco, il titolare – è distinguere il problema diurno da quello notturno. E comunque è già tutto scritto nei regolamenti comunali che sono pieni di commi. Per contrastare i bivacchi si può partire applicando ai market il divieto di vendita di alcolici freddi. Il problema dei tossici che fumano crack va affrontato con una strategia nazionale, con delle azioni di social street. Per il notturno il discorso vale per tutta la città: i dehors devono rispettare l’impatto acustico e si potrebbe introdurre il divieto di dare le bevande in bicchieri di plastica. Però consideriamo che per i locali il problema è un altro: quest’anno tutti, tutti stiamo registrando un calo del fatturato del -20% sull’anno scorso. C’è un calo generale dei consumi: la gente beve meno, mangia meno e si ferma di più. Si dovrebbe premiare chi si comporta bene e improntare un dialogo con gli altri per rimetterli in riga”.
20:00 C’è un alterco tra una coppia che esce da un palazzo e il gruppetto dei moldavi che occupano il marciapiede, ostruendo il passaggio. Il dissapore scema rapidamente. Dopo una mezz’ora i moldavi se ne vanno.
20:38 Una volante della polizia transita a passo d’uomo: i poliziotti osservano ma è tutto calmo.
Che destino per Padre Lino… la statua è una invisibile linea di demarcazione
20:55 I dehors dei locali hanno i tavolini tutti occupati, tranne il ristorante Opera Viva che stasera fa servizio al chiuso. Il vociare dai tavoli sotto i tigli è intenso. La statua di padre Lino è come una demarcazione. Di qua gli avventori “regolari”, tutti italiani, di là adesso rimangono solo tre ragazzi africani a bere dalle bottiglie. I tunisini si sono messi in borgo Fiore, sono rimasti in tre e sono palesemente ubriachi. Uno inveisce contro Israele. Di lì a un’ora non ci saranno più. L’assembramento di migranti che bevono e si intrattengono è nel crocicchio di via Imbriani che immette in piazzale Bertozzi. Quello sembra essere il vero punto critico dell’Oltretorrente.
21:15 Arriva il camioncino della raccolta differenziata dell’organico, svuota tutti i bidoni tranne uno che è riempito di vari rifiuti e, di fatto, abbandonato.
21:30 Non c’è più nessuno a bivaccare in piazzale. Nella vicina via Galaverna c’è una chiazza di orina e vetri in frantumi di una bottiglia.
21:45 Comincia il djset dentro il Gagarin. “Con questo – mi racconta Michele, che gestisce il locale assieme ad Alessio – fanno 52 mesi di attività. Siamo ancora in perdita, lo riconosco senza problemi. I tre mesi estivi per noi sono un bagno. Siamo un locale a trazione universitaria, fascia d’età 24/35 , ma le domeniche in cui ospitiamo musica dal vivo, blues, bossa nova, il target si alza ai 30/50”. “Saremo qui fino a quando riusciranno a farmi chiudere – commenta con un’ombra di amarezza – eppure non siamo solo un cocktail bar carino; organizziamo eventi che nessun altro fa: ospitiamo band locali, facciamo microfono aperto e, più importanti, le serate con Emergency e Ottavo colore parlando di temi non facili. Siamo anche noi un presidio per il quartiere. Abbiamo ricevuto tantissimi sopralluoghi della polizia municipale, e siamo sempre risultati in regola; devo dire che gli agenti hanno sempre agito con buon senso”.
22:30 A Rivamancina ci sono tavoli pieni e una quarantina di persone in piedi.
Nello stallo di sosta riservato ai disabili, si fermano, senza contrassegno, prima un opel corsa di un immigrato poi una mercedes A200 di un giovane parmigiano elegante.
22:50 Chiude Opera viva
23:00 Chiude Africa market. Grande afflusso a Rivamancina e buona affluenza al Gagarin (musica a porte ancora chiuse), il vociare è alto.
23:15 Virgilio sbaracca.
23:45 In borgo Fiore e piazzale Bertozzi non c’è più nessuno.
00:00 Scocca la mezzanotte e tutto è tranquillo, 150 persone a Rivamancina; una trentina fuori dal Gagarin che adesso tiene la porta aperta e la musica si sente abbastanza all’esterno. Da considerare che c’è l’effetto imbuto, dato dal restringimento in quel tratto che collega il piazzale con strada D’Azeglio.
Piazzale Inzani alle 00:45 di un venerdì di inizio settembre
Tenera è la notte, i nottambuli meno
00:30 Incrocio un residente: “Se le serate fossero tutte così ci metterei la firma. Vedrai cosa succederà tra poco quando riprenderà la vita universitaria”. E, comunque, fa notare che non ci dovrebbero essere avventori in piedi, che il livello acustico delle voci è troppo alto, che il Gagarin ha le porte aperte con la musica e invece dovrebbero essere chiuse. Chi abita in affaccio sul piazzale deve avere le camere da letto verso l’interno, altrimenti non può resistere.
00:45 Al Bastian Contrario spengono le luci; all’una chiude con una puntualità svizzera nel mentre a Rivamancina cominciano a ripulire i tavoli vuoti e al Gagarin chiudono la porta.
01:15 Un avventore del Rivamancina si allontana, va a orinare in via Galaverna e poi torna a sorseggiare il suo drink come niente fosse. Dal bar continuano a mescere qualche birra, mentre nel dehor, in uno sferragliare, impilano tavoli e sedie.
01:25 Il Gagarin comincia a chiudere; da via D’Azeglio arriva un gruppetto di ragazzi con due cartoni di pizze, si siedono a terra, vicino al Rivamancina. Ci sono ancora una cinquantina di persone in piazza, una ragazza gioca con un cane lupo. Una coppia si è appartata in via Galaverna, per lasciarsi o riconciliarsi.
01:35 A Rivamancina chiudono il tendone e il bar ma c’è attività di sistemazione per l’indomani, dal magazzino al locale; intorno la gente non si schioda, tenera è la notte a chiacchierare e finir di bere.
01:50 Dal Gagarin se ne vanno gli ultimi.
01:55 In piazza un gruppetto si mette a battere le mani. Il volume delle voci sembra più alto.
02:00 Un altro ragazzo va a orinare, in borgo Fiore.
Da via Galaverna la coppietta torna insieme, si è riconciliata.
02:05 Il gruppetto più numeroso, a prevalenza femminile, si avvia verso D’Azeglio, ma si ferma e intona un coro. Arriva un invito al silenzio dai gestori di Rivamancina. Si allontanano. Sul lato strada arriva e parcheggia un’auto, tre persone scendono e si intrattengono a bere, fumare e conversare.
02:15 Si salutano gli amici della pizza; rimangono tre gruppetti; c’è da dire che molti sono venuti in bici; che rimane poco “rudo” per terra, tutto sommato; che praticamente nessuno abita in piazzale o nei borghi d’intorno.
02:35 Spariscono tutti, cala il silenzio e finisce l’osservazione diretta del cronista. Buonanotte.
Francesco Dradi
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/09/IMG_7270-scaled.jpeg14682560redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2025-09-25 12:42:002025-09-25 14:12:29La linea sottilissima di piazzale Inzani
Centerline ottiene nuovo tempo, intanto al “Verdi” sono state sospese le pulizie
Il procedimento per la liquidazione giudiziale dell’aeroporto “Verdi” di Parma è stato rinviato al 27 novembre.
In quella data si terrà la nuova udienza fissata dal giudice fallimentare Enrico Vernizzi che dovrà stabilire se il tempo concesso, due mesi e dieci giorni, è stato ben impiegato dagli amministratori di Sogeap, ossia se il piano di risanamento che è stato presentato sarà perlomeno avviato.
Altrimenti dovrà prendere una decisione dolorosa e dichiarare la liquidazione giudiziale, ossia il fallimento di Sogeap e la chiusura dell’aeroporto. L’istanza presentata dal collegio dei sindaci revisori in estate riporta un’insolvenza di 8 milioni di euro. Un atto dovuto quello dei sindaci revisori, composto dai commercialisti Corrado Zanichelli (Parma), Arcangelo Canitano (Roma) e Vittorio Artuso (Reggio Calabria) e che corrisponde all’importo della mancata ricapitalizzazione, pur approvata nel cda di Sogeap il 30 giugno scorso.
L’udienza odierna nello studio del magistrato Vernizzi è durata mezz’ora, un po’ più del previsto. Alla fine è andata come gli addetti ai lavori prevedevano, secondo la prassi nelle sezioni fallimentari. Se gli imputati presentano un piano di risanamento e si presentano in udienza il giudice sostanzialmente prende atto della buona volontà e concede altro tempo.
Da sinistra: Andrew O’Brian (presidente Centerline), l’avvocato Cristian Fischetti (legale per Centerline), Carlos Criado (ad di Sogeap, vicepresidente Centerline) sorridenti prima dell’udienza in sezione fallimentare del tribunale di Parma (18/09/2025).
E così in tribunale si sono visti di persona Andrew O’Brian e Carlos Criado, rispettivamente presidente e vicepresidente di Centerline, quest’ultimo anche amministratore delegato di Sogeap, attorniati da quattro professionisti, tra avvocati e consulenti milanesi. A rappresentare i sindaci revisori altri quattro legali, guidati dall’avvocato Gianluca Paglia.
Ma non tutto deve essere filato liscio dal giudice. In uscita i volti erano tesi e le dichiarazioni positive sono state pronunciate a denti stretti. Però sì: è stato tirato un sospiro di sollievo da parte dei canadesi.
«Vogliamo continuare la “mission” – ha detto O’Brian, ceo di Centerline, ai cronisti presenti – per portare l’aeroporto di Parma al successo e svilupparlo per il bene e l’interesse della città di Parma. Questa è la promessa che facciamo e adesso abbiamo maggior tempo per continuare nella nostra “mission”». «Abbiamo il tempo che ci è stato concesso dal tribunale nell’interessi di tutti, anche dei dipendenti – hanno confortato gli avvocati – Il fatto che l’azionista è arrivato appositamente dal Canada ha dimostrato l’interesse di Centerline». Alla richiesta di chiarimenti sul piano di risanamento, e alla domanda se ci siano nuovi investitori pronti a intervenire, le risposte sono state evasive: «Non è possibile aggiungere niente. Ci sono tanti interessi e parti coinvolte e le informazioni possono essere mal interpretate. È un momento molto delicato quindi è meglio stare zitti».
A parlare tuttavia sono le immagini che giungono dall’aeroporto, inviateci da una lettrice. Da qualche giorno i bagni e gli ambienti comuni non vengono ripuliti e la situazione si commenta da sola.
Situazione in aeroporto Verdi, immagini inviate da una lettrice (18/09/25)
Fonti sindacali confermano che i servizi esterni, manutentivi e di pulizia, sono stati ridotti o annullati. D’altronde pare che siano già state depositate 11 ingiunzioni di pagamento da fornitori.
E dal 26 ottobre, volenti o nolenti, anche Ryanair dismetterà i suoi voli da/per Cagliari e Palermo. L’unica tratta dal “Verdi” rimarrà il volo per Chisinau, Moldavia.
In serata è giunta anche la nota ufficiale di Centerline. La riportiamo di seguito.
“Siamo lieti – scrive Centerline – che il Tribunale abbia accolto la nostra richiesta di differire la propria decisione sulla domanda di liquidazione giudiziale di Sogeap formulata dal collegio sindacale della società.
La decisione del tribunale conferma la serietà del progetto presentato da Centerline per il rilancio dell’aeroporto Giuseppe Verdi e la ferma volontà dell’azionista di maggioranza di portare a compimento il turnaround dello scalo.
Lavoreremo senza sosta nelle prossime settimane con le istituzioni e tutti gli stakeholders coinvolti per garantire la continuità operativa di questa infrastruttura e consentire alla comunità locale di sfruttare pienamente questo asset strategico.“
Francesco Dradi
Tutte le puntate precedenti le trovate andando a ritroso nel nostro sito.
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_6859-scaled.jpeg14132560redazionehttps://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.pngredazione2025-09-18 16:48:282025-09-18 20:47:58Aeroporto, la sofferenza continua. L’insolvenza è di 8 milioni. Udienza fallimentare rinviata a fine novembre
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