A che punto è la notte parmigiana?
E se i negozi sfitti diventassero sale studio, aperte e illuminate fino a notte?
Chiara Vernizzi, assessora comunale alla rigenerazione urbana e al commercio, la butta lì, in chiusura della presentazione dei dati usciti dai questionari “Parma è la notte”.
«È un’esperienza che sta nascendo in alcune città – dice Vernizzi – i negozi sfitti come spazi per lo studio, sotto il controllo dell’Università. Sembra difficile da attuare ma vediamo se si riesce ad arrivarci. Parma è una città universitaria con 34mila studenti di cui la metà fuori sede, in parte pendolari e in parte che si trasferiscono e vivono qui. E sappiamo che gli spazi per studiare sono importantissimi. Di recente l’Università ha deciso di tenere aperto alla sera alcune sale al Campus, un bel segnale, vediamo come va».
Avete presente via Nino Bixio, nel tratto iniziale sinuoso, con il suo grigiore di saracinesche abbassate e “sbordacciate” di scritte e segni? Immaginate di percorrerla la sera con le vetrine illuminate e dentro studenti universitari chini sui libri o, perché no?, a svagarsi, prendere fiato, dopo lezioni ed esami.
Ci voleva questa suggestione (precisiamo: l’assessora, esponendo l’idea, non ha nominato nessuna strada; l’esempio di via Bixio è frutto della fantasia del cronista) per restituire un’immagine di cosa potrebbe concretamente cambiare per dar seguito a spunti e idee uscite dai questionari che per le notti parmigiane vorrebbero “più spazi pubblici” “più iniziative culturali” che intrinsecamente com-porterebbero “più sicurezza”.
La campagna di rilevamento “Parma è la notte” è stata gestita dall’associazione Laboranotte – Officina di Nottologia, su incarico del Comune di Parma e con il sostegno di Emil Banca – BCC.
«Abbiamo avuto una risposta inaspettata, molto alta – afferma in apertura Valeria Di Cosmo, avvocata, presidente di Laboranotte – il segno che la notte è una parte viva della città, che va compresa e analizzata. La notte non è un problema ma è parte di una dimensione urbana, la raccolta di dati non è stata fatta per confermare una narrazione ma per dare strumenti per costruire politiche condivise».
Venendo ai numeri: 6.740 questionari online compilati su quasi 10mila persone che si sono approcciate al test, in tre mesi di tempo, con diffusione social da parte di vari “influencer” tra cui Di Cosmo cita e ringrazia l’ufficio comunicazione dell’Università e il sindaco Guerra: «Dopo il suo post di sostegno alla campagna abbiamo registrato duemila contatti» (un dato che politicamente non è da ignorare, ndr).

E non era un questionario banale: 26 domande e 19 minuti di tempo medio per le risposte. Un numero così alto di compilatori significa un notevole interesse per la “notte”. La base statistica è questa: per genere 58% donne, 41% uomini; per fasce di età: Generazione Z (1997-2012) 24%; Millenial (1981-1996) 34%; Generazione X (1965-1980) 20%; Boomers (1946-1964) 18%.
Il primo dato evidenziato nell’illustrazione curata da Alessandro Lapetina è stato che «il 75% delle persone esce di casa almeno 1 sera alla settimana» (di cui 28% più di 2 sere; il 23,8% 2 volte circa; 23,2% 1 volta). Di contrasto significa anche che il 25%, ossia 1 su 4, non esce mai d’abitudine alla notte. È da decidere quale sia il dato più significativo.
I presentatori di Laboranotte hanno specificato che i dati sono stati esposti grezzi, non sono stati ponderati. In effetti già così c’è molto materiale, tuttavia su alcune voci una segmentazione andrà fatta per comprendere meglio se certe risposte sono targetizzate oppure intergenerazionali.
Un terzo del campione vive in centro (centro storico 22,6% e oltretorrente 13,4% = 36%) e questo è un parziale sbilanciamento, dato che i residenti nei due quartieri centrali di Parma sono il 14,7% della popolazione (fonte: Comune di Parma). Ma probabilmente un segno che sono anche i più interessati (o coinvolti per le problematiche) alla vita notturna, poiché alla domanda (a risposta multipla) “dove esci la sera?” i dati sono questi: Centro storico 81%; Oltretorrente 32,4%; Cittadella 14,7%. Con gli altri quartieri che hanno numeri irrisori. E dove va tutta questa gente? “La notte è conviviale” dice Lapetina: 4 su 5 vanno in ristoranti, bar e casa di amici. Molto gettonati anche gli spazi pubblici e poco i club musicali e le discoteche.
Prima di proseguire va precisato che i dati dei questionari per ora non sono disponibili sul web e li potete trovare nel libricino “Politiche della notte – il caso Parma” edito per l’occasione da Laboranotte e in distribuzione gratuita in vari luoghi.

Detto che dai questionari emerge «una richiesta attiva» ossia «più programmazione, più luoghi dove vivere la notte e interesse per iniziative culturali e sociali, non solo di intrattenimento» e che il rumore non è considerato tra le preoccupazioni prioritarie, si arriva al tema sicurezza che è stato trattato da Luca Marola, ispiratore di Laboranotte e “nottologo” per eccellenza, che con due colpi di fioretto ha inquadrato la questione: «La sicurezza è il tema da campagna elettorale permanente ma giusto due settimane fa il più autorevole esponente sul tema, ossia il ministro dell’interno, ha detto chiaramente che “Parma non è una città fuori controllo”» e, dunque, vediamo la conferma dal barometro dei questionari secondo cui, su una scala da 0 a 5 , di giorno Parma è al 3,52, ossia pienamente sicura, mentre di notte si scende a 2,28.
Detto questo da altre domande si evince che «la notte per i cittadini di Parma è al 73% un’opportunità e al 11% un problema» anche se per l’80% la priorità notturna rimane la sicurezza. E come si affronta allora? «Con più gestione e meno restrizioni – afferma Marola – ossia i cittadini prediligono presidi delle forze dell’ordine, maggiori controlli per far rispettare le normative che già ci sono, mentre non sono percepiti come risolutori provvedimenti come la riduzione di orari o la diminuzione di licenze (per la vendita di bevande alcoliche). I tavoli di mediazione tra esercenti dei locali e residenti sarebbero efficaci per il 60% e la presenza di bagni pubblici gratuiti sarebbe una soluzione per l’84,5%». WC che per un’ampia maggioranza dovrebbero restare aperti tutta la notte, così come h24 ci vorrebbero presidi delle forze dell’ordine, mentre le iniziative culturali sono gradite nella fascia oraria 20-00 e il campione si spacca a metà tra chi vorrebbe le biblioteche/librerie aperte fino a tardi e chi è disinteressato (qui forse decisivo è capire il posizionamento delle fasce d’età).
«E alla fine ci sono state 880 risposte aperte, pari al 15%. Le abbiamo lette tutte – conclude Marola – e ci sono diversi spunti, i più ricorrenti sono “eventi” e “spazi” accanto a “sicurezza”, ma c’è chi ringrazia semplicemente per l’opportunità di potersi esprimere ed essere ascoltato. C’è anche chi ci dice “testocloni”».
«Negli ultimi anni è cambiato il modo di vivere la notte – afferma l’assessora Vernizzi tirando le fila – specialmente dopo il covid, quando furono concessi gli spazi pubblici per facilitare la ripresa degli esercenti e non si è più tornati indietro. Il problema è l’assembramento esterno anche oltre l’orario di chiusura. La richiesta di spazi pubblici colpisce e in centro non sarà semplice».
«La governance notturna non dovrà essere repressiva ma conciliante su alcune situazioni puntuali che esistono e su cui va trovato un equilibrio tra il sacrosanto diritto al riposo degli abitanti e tra chi ha un lavoro e un’attività attrattiva».
(dra.fra)



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