La voglia di camminare liberə, senza doversi voltare continuamente

Da non perdere la mostra #ioescodasolə

Sabato 22 novembre si terrà il corteo “Siamo il grido di chi non ha voce” in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, organizzato dal Comune di Parma con le scuole superiori e diverse associazioni. Alle ore 10 è previsto il ritrovo in piazzale Santa Croce; la partenza sarà alle ore 10.30. Il corteo attraverserà via D’Azeglio e via Mazzini, con arrivo in Piazza Garibaldi.

Per ricordare l’importanza della Giornata contro la violenza sulle donne sono state organizzate numerose iniziative in tutto il mese di novembre.

Tra queste la mostra fotografica #ioescodasolə di Fiammetta Mamoli, a cura di Parmaforwomen, esposta alla Casa delle Donne in via Melloni e visitabile fino al 30 novembre (orari: lunedì 14.30-18.30; mercoledì e sabato 10-13).

È una mostra fuori dagli schemi perché dà voce a un disagio sottaciuto, sentito “solo” da una parte della società: la percezione della paura che molte donne vivono quando si trovano a uscire da sole. La racconta una delle autrici.

(redazione)

#ioescodasolə

Alla mostra #ioescodasolə abbiamo avuto quattro classi di alcune scuole superiori in visita, per un totale di 96 studenti e studentesse, del liceo Sanvitale e dell’Itis Leonardo da Vinci.

Sono stati momenti intensi, di ascolto e confronto, durante i quali abbiamo potuto raccogliere pensieri, emozioni e proposte, che hanno poi trovato spazio nel pannello che verrà esposto sabato, in piazza Garibaldi, al termine del corteo contro la violenza di genere.

Una paura che non è uguale per tutti

Dalle discussioni è emersa con chiarezza una forte differenza: le ragazze hanno raccontato di vivere con molta più intensità la paura di muoversi da sole, soprattutto la sera. Hanno parlato di strategie per sentirsi protette: le chiamate in tempo reale alle amiche e ai genitori mentre percorrono la strada per rientrare a casa; auricolari tolti per sentire meglio cosa accade intorno; chi esce con il cane per sentirsi più tranquilla; chi allunga il percorso pur di evitare strade meno illuminate o solitarie; chi si siede vicino all’autista quando è sul bus; chi studia l’abbigliamento migliore; chi rinuncia ad uscire a certe ore… Un copione quotidiano entrato a far parte di una “normalità” distorta, che pesa e che non dovrebbe esistere.

Anche i ragazzi hanno riconosciuto che muoversi soli di notte può essere rischioso, ma nessuno di loro ha espresso lo stesso livello di timore o la stessa costante vigilanza che le loro compagne hanno invece dato per scontata. Un divario evidente, che ha dato avvio a riflessioni sincere su libertà, diritti e responsabilità.

Nessuna si salva da solə

Un aspetto particolarmente toccante emerso dagli incontri è stato il senso di sollievo espresso da molte ragazze nel vedere la mostra e nel partecipare al confronto collettivo. Molte si sono sentite rassicurate perché hanno percepito di non essere sole.

Ascoltare altre coetanee raccontare le stesse paure, gli stessi gesti automatici per proteggersi, le stesse rinunce a causa dell’insicurezza, rispecchiarsi in una o in un’altra fotografia, ha creato un senso di comunità e di riconoscimento reciproco. Molte hanno detto di essersi sentite meno “esagerate”, meno sole nei loro pensieri, quasi alleggerite dal sapere che ciò che vivono non è una fragilità individuale ma un’esperienza condivisa.

Lo schwa ǝ

Ioescodasolǝ perché non è una tematica solo femminile ma riguarda anche le persone transgender e, in certi casi, anche i ragazzi quando sono presi di mira dal branco. Per questo abbiamo usato lo schwa, ossia la lettera ǝ, che nel nuovo linguaggio rappresenta tuttǝ.

La mano sul bicchiere

Dai racconti è emerso che quando vanno in discoteca le ragazze tengono sempre una mano a coprire l’imboccatura del bicchiere, oppure girano tutta la serata con una bottiglietta d’acqua senza appoggiarla mai. Il timore è che qualche malintenzionato getti dentro la cosiddetta “pillola dello stupro”. I ragazzi a questa cosa non hanno mai pensato: per loro nessuna mano a coprire il bicchiere.

Parola chiave: consapevolezza

Conversazioni aperte che hanno messo al centro la consapevolezza, il rispetto e il desiderio di costruire una comunità più sicura.

Proprio dalle riflessioni dei ragazzi e delle ragazze è nato il pannello finale: un mosaico di frasi, brevi messaggi, per esprimere cosa significa, oggi, avere paura e al tempo stesso come pretendere un cambiamento.

Tra le affermazioni raccolte, ce ne sono alcune che risuonano con particolare forza:

· La voglia di camminare liberə, senza doversi voltare continuamente

· Il diritto di vivere la propria città senza paura, perché le strade sono di tuttə

· Il desiderio (nel 2025!) che una donna possa vestirsi come vuole, senza diventare bersaglio di catcalling o molestie

Parole semplici ma potentissime, che mostrano quanto il bisogno di sicurezza non sia solo una questione di ordine pubblico, ma di cultura, rispetto e cambiamento sociale.

#ioescodasolə chiuderà il 30 novembre, per un mese ha voluto ricordarci che la paura delle donne non è un fatto individuale ma collettivo, e che combatterla significa ascoltare, educare e agire insieme.

Rosaria Frisina parmaforwomen.it

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