Hellas Verona – Parma 1-2, esausti e raggianti

A Verona è lunch-match per le cosiddette esigenze televisive (i soldoni di Dazn ai club).

Per impegni professionali e familiari, il Grande Giallo e il Giovane Blu si dividono: il primo a casa sul divano, il secondo sempre presente in trasferta.

Blu si sveglia prima che per andare a scuola, si prepara il pranzo al sacco, veste termica e sciarpa d’ordinanza e si avvia verso i pullman.

La carovana gialloblu viene trattenuta per un tempo che pare eterno e ingiustificato fuori dall’autostrada. Tra ritardi, controlli, si entra in curva al 10′: ci sono ancora gli striscioni da appendere e fino alla mezz’ora la partita si sente con le orecchie, ma non si vede.

Un tempo remoto c’era amicizia tra le due tifoserie gialloblu, anche per via degli stessi colori di maglia e città. Poi le cose sono cambiate.

Verona è conosciuta per essere una delle curve più razziste d’Italia.

Nel 1996 la sentenza Bosman liberalizza il numero di giocatori stranieri, ma europei comunitari, tesserabili nelle squadre. Gli scaligeri mettono sotto contratto il ventenne Maickel Ferrier, giovane speranza neerlandese assistita dal mitico, o famigerato a seconda dei punti di vista, procuratore Mino Raiola, ras di Amsterdam e dintorni.

Passa qualche giorno e sulla curva viene impiccato un fantoccio sorretto da alcuni incappucciati stile Ku Klux Klan. Non paghi dell’eroico gesto e nel dubbio che il loro spregevole punto di vista non sia sufficientemente chiaro espongono due striscioni.

Il primo, in vernacolo locale El negro i ve là regalà. Dasighe el stadio da netar!

Il secondo, in inglese, per farsi capire e ammirare da tutti Negro, go away

Nessuno interviene.

Il giorno dopo il ragazzo, disgustato, straccia il contratto.

Oggi, nella evoluzione dei costumi, e nell’inevitabile superamento delle “barriere” visive del colore della pelle nel selezionare i giocatori da ogni parte del mondo, i cori più identitari della curva veronese recitano meglio negro (o pakistano) che terón oppure Vesuvio, lavali col fuoco. Quest’ultimo, in anni passati, coro caro anche a un popolare e presenzialista ministro della repubblica, appassionato tifoso milanista.

Dopo la sosta per le nazionali, storicamente avversa ai crociati e in una traballante situazione di classifica, si torna in campo per uno scontro diretto delicatissimo: Hellas 6 punti, Parma 8.

Tra i pali, al posto dell’infortunato Suzuki, il figlio di Parma e crozé fino al midollo Edoardo Corvi.

Non sarà l’esordio mitico di Buffon col Milan, ma immagino l’emozione.

Il Verona parte forte, il pramzanissimo Edo ci mette un paio di pezze, con stile e coraggio, ma poi i locali passano in vantaggio. Scoramento. Ma è fuorigioco. Proseguono dieci minuti di assedio e spavento.

La tensione per la posta in palio si sente tutta, ma i crociati spinti dai 1.500 in Veneto, da Giallo urlante davanti alla TV, e dagli incoraggiamenti infrasettimanali a Collecchio, vanno in gol con l’ormai distintivo schema da rimessa laterale: sbracciata di Valenti, spizzata di Pellegrino, Sørensen traversa, riprende l’argentino che capoccia in rete. Oéósoloparmacalciooéósoloparmacalcio.

Il Parma va vicinissimo al raddoppio e viene punito ingiustamente.

Adesso è il Verona che spinge e preme e cerca il gol vittoria, ma uno sciagurato retropassaggio e un tocco morbido ancora di Pellegrino sanciscono la meritata vittoria dei nostri.

Il Giovane Blu torna sotto sera, esausto e senza voce, ma raggiante.

Racconta la partita davanti a una fondina di anolini fumanti con gli occhi lucidi di passione.

È domenica sera, siamo felici.

Hellas Verona – Parma 1-2

Reti: 18′ Pellegrino (P), 65′ Giovane (H), 80′ Pellegrino (P)

Domenica 23 novembre 2025, stadio Bentegodi di Verona. Spettatori totali 26.266 (di cui 1.500 ospiti).

Giallo & Blu 🟡 🔵

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