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Stato di crisi in Gazzetta: 7 prepensionamenti

5 Dicembre 2025/0 Commenti/in News/da redazione

A dispetto del buon andamento dei conti (utili nell’ultimo biennio: 357mila € nel 2024 e 131mila nel 2023) la Gazzetta di Parma srl, società partecipata dell’Unione Parmense Industriali, ha presentato lo stato di crisi.

Ne avevamo scritto qualche mese fa, alle prime avvisaglie.

Il piano che sarà presentato al Ministero del Lavoro prevede 7 prepensionamenti di giornalisti nel 2026, con cassa integrazione preliminare di 3 mesi, oneri a carico dell’Inps.

In compensazione sono previste 4 nuove assunzioni, di cui una già attuata in sostituzione della giornalista dimessasi nella primavera scorsa. Alla fine del 2026 il corpo redazionale sarà di 26 giornalisti (contro i 33 che erano a inizio 2024) per confezionare un giornale identico all’oggi. Il direttore ha voluto mantenere intatta la foliazione (in media 48 pagine) e le tempistiche di aggiornamento del sito web.

Su questi aspetti, a quanto appreso, c’è stato un diverbio con il comitato di redazione e i giornalisti più influenti che tuttavia è rientrato.

Infatti il piano di prepensionamenti è stato approvato dalla redazione, con ampia maggioranza.

Ma chi andrà in pensione? Si tratta dei redattori e redattrici più longevi, ovviamente, ma non tutti poiché occorre che i giornalisti abbiano maturato almeno 25 anni e 5 mesi di contributi e un’età non inferiore di cinque anni rispetto al requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia. Tradotto: 62 anni. Il traguardo d’età però può essere raggiunto anche con un lungo periodo di cassa integrazione. L’obbligo di legge è di “passare” in Cigs almeno tre mesi, ma questo periodo può essere prolungato fino a due anni. Significa che chi ha 60 anni ed è stato assunto prima dei 35 anni può essere “dimissionato” dal giornale.

I 4 nuovi ingressi saranno assunti col livello di praticanti, che siano o meno pubblicisti. Questa decisione aziendale taglia fuori diversi collaboratori e collaboratrici storiche del giornale che, nel frattempo, hanno ottenuto da free lance lo status di giornalista professionista.

Il riverbero sui conti dovrebbe essere notevole: il differenziale tra stipendi lordi dei redattori con anzianità e qualifiche (lasceranno un vice caporedattore, due capiservizio, un vicecapo servizio e due redattori ordinari) e i praticanti è stimato in 1 milione l’anno. Un bel risparmio.

Altre azioni di riduzione dei costi sul personale potrebbero essere attuate nel 2027. Altri due giornalisti raggiungeranno il limite d’età per la pensione, mentre si starebbe ipotizzando il prepensionamento di 7 poligrafici.

Tuttavia sui conti della Gazzetta incombe l’aeroporto. Il nuovo salvataggio di Sogeap con intervento della cordata di industriali parmigiani riuniti in Apollo srl vede anche la presenza diretta di Upi. Dove saranno reperite le risorse che l’Upi inietterà in Sogeap? C’è chi guarda al patrimonio della Gazzetta nel cui bilancio le voci di riserva, aggiuntive alla riserva legale che non si può toccare, ammontano a circa 3,3 milioni. Sarebbe un’operazione infragruppo simile a quelle già attuate negli anni scorsi, che depaupera una società per sostenerne un’altra. (dra.fra)

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_6502.jpeg 1040 2485 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-12-05 11:14:222025-12-05 11:14:24Stato di crisi in Gazzetta: 7 prepensionamenti

Il Commissario si presenta: “Avanti a tappe forzate”. La diga di Vetto pronta fra sei anni… o forse mai.

3 Dicembre 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Sala del Consiglio comunale piena per l’incontro pubblico dedicato alla diga di Vetto: Amministratori dei Comuni del territorio, rappresentanti delle associazioni di categoria e del mondo ambientalista, qualche cittadino comune. A fare gli onori di casa il Presidente Michele Alinovi e l’Assessore all’ambiente Gianluca Borghi (militante no diga fin da quando portava i calzoncini corti), impeccabili nel ruolo di padroni di casa silenziosi: giusto il tempo di un saluto istituzionale e poi tutti zitti (salvo un sorprendente guizzo finale di Alinovi), perché la scena è del Commissario Straordinario Stefano Orlandini, docente dell’Ateneo di Modena e Reggio e braccio armato del Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini con il mandato di imporre una svolta alla tormentata vicenda dell’invaso sull’Enza.

Già, il Commissario Straordinario: figura nominata dal Governo pochi mesi fa, quando evidentemente si è ritenuto che la gestione del progetto da parte degli Enti “ordinari” (Autorità di Bacino del Po e Regione Emilia-Romagna) non fosse adeguata all’urgenza dell’opera. E così, d’imperio, si è scelto di esautorare i decisori locali, di fatto desaparecidos che vengono giusto nominati per cortesia istituzionale, e centralizzare tutto in una governance più energica, dotata di poteri, per l’appunto, straordinari. Come operare “in deroga alle disposizioni in materia di contratti pubblici”, tanto per dirne uno che fa correre qualche brivido nella platea.

Orlandini si presenta con un certo piglio professorale, chiarendo ripetutamente che il suo mandato è di procedere con un cronoprogramma serrato: entro due anni si dovrà arrivare al progetto esecutivo, entro sei al completamento dell’opera. Il tutto con un budget non chiaramente dichiarato ma che sembra collocarsi poco sopra il mezzo miliardo di euro. Tempi e costi assai poco italiani, ma lui sembra convinto: niente fronzoli, il cronometro corre.

Per scaldare la platea ripercorre la storia di un progetto che affonda le radici addirittura nella metà dell’Ottocento. Il riferimento tecnico di base, però, resta il progetto Marcello del 1981: perché innovare va bene, ma sempre con lo sguardo teneramente rivolto al secolo scorso.

Il Commissario sfoglia slide che chiama “lucidi” – nostalgia canaglia – e parla di sé in terza persona, come si conviene a chi è chiamato a risolvere un rebus politico-idraulico assurto per decisione governativa al rango di opera d’interesse nazionale.

Argomenti centrali dell’esposizione, come era facile attendersi, sono i fabbisogni irrigui dell’agricoltura, l’uso idropotabile e la sicurezza idraulica, alle quali l’opera dovrebbe contribuire con una capacità d’invaso importante, parzialmente dedicata alla laminazione delle piene, stimata in circa 68 milioni di metri cubi nel caso dell’ubicazione alla Stretta delle Gazze e 90 milioni se si farà un po’ più in basso, all’altezza dell’abitato di Vetto, soluzione che Orlandini non nasconde di preferire.

En passant, come fosse un inciampo di poco conto superabile di slancio, si scopre che l’ubicazione della diga a Vetto comporterebbe la sommersione della frazione di Atticola, i cui pochi abitanti dovrebbero perciò – volontariamente, sia chiaro – trovarsi un’altra sistemazione.

Altro tema importante, la fase del dibattito pubblico. Lì, promette, ci sarà spazio per recepire osservazioni e apportare modifiche al progetto, a patto che non siano sostanziali, che sennò che commissario straordinario sarebbe?

Tra le slide ad un certo punto si affaccia l’immagine di un occhione, uccello simbolico che abita i greti dei fiumi, una premurosa strizzata d’occhio alla sparuta truppa di ambientalisti in sala.

Dopo una buona ora di esposizione, spazio agli interventi dal pubblico. Arrivano considerazioni e domande di vario tipo: dai grandi temi strategici a questioni più puntuali di portatori di interesse locali.

La sicurezza è la protagonista indiscussa: dall’entusiasmo del Sindaco di Sorbolo Mezzani, Nicola Cesari, che spera di non dover più passare le notti di pioggia a sorvegliare gli argini, alle perplessità di molti sulla franosità dei versanti e sulla questione del trasporto di sedimenti, uno dei problemi chiave della funzionalità idraulica dell’Enza lungo tutto il suo corso. In zona Cesarini, il sorprendente intervento a gamba tesa del Presidente Alinovi, che ponendo una domanda in tema di frane e dissesti mette il carico evocando il Vajont. Nessun tentennamento del Commissario: la sicurezza dell’opera è la stella polare non negoziabile del suo lavoro, le sorti delle popolazioni vallive sono in una botte di ferro.

A sorpresa, in risposta a una domanda dal pubblico, Orlandini lascia cadere una frase che forse meriterebbe qualche approfondimento in più: è fondamentale considerare non solo la diga, ma tutta l’asta fluviale, su cui da anni è aperto un Contratto di Fiume. Dettaglio neppure accennato fino a quel momento, di quelli che potrebbero cambiare tempi e costi dell’intero progetto. Il tempo dirà se è solo captatio benevolentiae o se c’è un’effettiva volontà in questo senso. Altra sorpresa: malgrado il segnale politico della nomina del Commissario sembri dire tutt’altro, è ancora formalmente sul tavolo anche l’opzione zero, cioè la possibilità che l’opera non si realizzi se non ci saranno le condizioni.

Tra i tanti interventi di plauso entusiastico si distingue il consigliere regionale del Pd, Matteo Daffadà, uno che se si parla di ruspe e cemento si illumina d’immenso, quasi commosso quando il Commissario favoleggia di un cronoprogramma da sei anni “compresa la realizzazione”. Un sogno di efficienza che fa brillare gli occhi a tanti e alzare le sopracciglia a tanti altri.

Per chi fosse interessato ad approfondire è stato attivato il sito https://www.dptorrenteenza.it/ .

Rolando Cervi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/12/Image-2025-12-02_2.jpeg 1116 1984 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-12-03 18:07:222025-12-03 18:07:24Il Commissario si presenta: “Avanti a tappe forzate”. La diga di Vetto pronta fra sei anni… o forse mai.

Con gli industriali torna l’ampliamento dell’aeroporto

30 Novembre 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Cosa dobbiamo aspettarci?

I fatti e qualche retroscena

Il finanziamento europeo in scadenza (9 milioni) sarà prorogato.

La Regione detassa l’imbarco: per Parma vale 1,3 milioni in tre anni.

Intensi contatti con Ryanair, si discute di 12 rotte

Il rientro degli industriali parmigiani al comando della Sogeap comporta il ritorno del piano di ampliamento dell’aeroporto “Verdi”. I fondi europei Fsc 2014-2020 (9 milioni rimasti inutilizzati dei 12 stanziati all’epoca) sono in scadenza al 31/12 di quest’anno e in mancanza di un piano esecutivo dovrebbero svanire, ritornare nel bilancio UE. Ma in Italia si trova sempre una scappatoia e così gli imprenditori di Apollo (la srl della cordata di imprenditori locali che ha acquisito la maggioranza di Sogeap) hanno “sensibilizzato” il deputato di FDI, Galeazzo Bignami, ora capogruppo alla Camera ma già viceministro ai Trasporti, affinché trovasse una soluzione, dato che quei fondi sono nella disponibilità del Ministero Infrastrutture e Trasporti. E così, magicamente, quel finanziamento pubblico torna disponibile per i desiderata degli industriali di Apollo.

No Cargo

Immediata la domanda: ma non è che torna il progetto di un aeroporto cargo? Al momento i vertici di Sogeap non rispondono. Stando alle fonti consultate da Parma Parallela tutto l’impegno sarebbe impostato per far diventare il “Verdi” un importante scalo passeggeri con rotte internazionali e non si parla di cargo. Per averne certezza, al di là delle dichiarazioni, occorrerà aspettare la presentazione del piano industriale.

Da zero a 1 milione di passeggeri, una sfida non facile

Si riparte da zero, anzi da uno … l’Embraer Phenom 300, il nuovo aereo dei Barilla. Per le note vicende (certificazione handling scaduta) ora non ci sono voli di linea in decollo dal “Verdi”. Ma per fare profitti quanti passeggeri devono transitare nello scalo di via Licinio Ferretti? Il piano di Centerline indicava il break-even in 700mila unità. Il vecchio masterplan prevedeva 1,2 milioni al 2035. Di fatto 1 milione di passeggeri è la stima degli studi di settore per stare in equilibrio.

Per raggiungere quell’obiettivo il PSA (piano di sviluppo aeroportuale) prevedeva l’allungamento della pista per consentire l’atterraggio di aerei di maggior portata, tra cui i cargo. Questo “vecchio” piano dovrebbe essere abbandonato. Apollo dovrebbe perseguire la strada di Centerline: puntare tutto sui voli passeggeri. E dunque il nuovo piano vedrà prioritariamente la realizzazione di almeno 2 nuove piazzole di sosta per i velivoli di linea. Ad oggi, infatti, il “Verdi” non può ospitare più di un aereo per volta e questo impedisce un volume di voli sostenuto.

Oltre alle piazzole di sosta, si prospetta un ampliamento del terminal, nuove aree parcheggio per le auto, adeguamenti tecnologici per atterraggi di precisione anche con la nebbia (casomai tornasse, la nebbia). Però attenzione: sembra che si stia valutando anche un allungamento marginale della pista, rimanendo nell’attuale sedime aeroportuale.

Nel frattempo, come anticipavamo, è stata formalizzata la richiesta di cassa integrazione per i dipendenti Sogeap e Air Mqq.

Nove milioni di euro, le coincidenze

In effetti è una coincidenza curiosa che gli industriali parmigiani investano 9 milioni di euro per salvare Sogeap e che i fondi europei per ampliare l’aeroporto corrispondano a quella cifra (come detto erano 12 milioni ma 3 furono spesi nel 2021-22 per adeguamenti della pista). Cifre identiche ma, appunto, una coincidenza. È prevedibile che gli industriali dovranno investire altri denari per l’operatività del “Verdi” nel 2026.

La Regione neutralizza la tassa d’imbarco

La giunta della Regione Emilia-Romagna ha previsto di stanziare nel prossimo triennio 6 milioni di euro per “azzerare” la tassa d’imbarco degli aeroporti minori (denominazione corretta: addizionale comunale sui voli, council tax all’inglese). La tassa è di 6,5 euro per ogni passeggero in partenza. La definizione “comunale” di questa tassa trae in inganno poiché non passa dal Comune ma è introitata direttamente dallo Stato. Per gli aeroporti minori, ossia con un traffico al di sotto del milione di passeggeri, è possibile un accordo tra regioni e ministero infrastrutture stabilendo un forfait che copra 3 o 5 anni, fissando come base il traffico passeggeri dell’anno precedente, in questo caso il 2024. I tre aeroporti minori sono Parma, Forlì e Rimini, che l’anno scorso hanno visto transitare in partenza circa 300mila passeggeri. Su questa base la Regione Emilia-Romagna si è impegnata a versare al ministero la tassa corrispondente, pari a poco meno di 2 milioni di euro l’anno, dal 2026 al 2028. Se il numero di passeggeri in questi aeroporti aumentasse o diminuisse l’esborso rimarrà uguale; è un accordo a forfait, appunto.

Nel complesso per l’aeroporto di Parma è un benefit di 1,3 milione in totale, 434mila euro l’anno.

Fortemente critici contro la tassa d’imbarco sono le compagnie aeree, in particolare Ryanair. Benché facciano solo da esattori (e il costo si riversi sul gestore aeroportuale) vedono questa tassa come un fattore negativo di marketing perché aumenta visivamente il costo del biglietto e questo aspetto può scoraggiare il viaggiatore alla ricerca del prezzo più basso.

Le perplessità

L’impegno della Regione ha trovato consenso tra i gestori aeroportuali e nella politica, con il plauso del centrosinistra e l’abbozzamento del centrodestra. Diversi cittadini, tra cui lettrici e lettori di Parma Parallela, vedono uno spreco di denaro pubblico nel continuare a sostenere iniziative private che finora hanno prodotto risultati economici negativi.

A dar voce alle perplessità è stata esplicitamente Europa Verde. “Non possiamo accogliere senza riserve la proposta di intervenire sulla council tax per gli scali minori – commentano i coportavoce dei Verdi, Sara Londrillo ed Enrico Ottolini -. Se è vero che il tema del sistema aeroportuale regionale è presente nel programma di mandato, riteniamo che la scelta indicata non sia quella più efficace né la più coerente con gli obiettivi di mobilità sostenibile e transizione ecologica che la coalizione si è data … Forlì e Parma sono in una condizione strutturale di fragilità. Pensare che possano sostenere volumi consistenti di traffico significa ignorare limiti che la storia ha già mostrato”. “Il riequilibrio – aggiungono – è necessario, ma non può passare da un aumento netto dei passeggeri, né tantomeno da un modello “mordi e fuggi” che porta vantaggi minimi e temporanei, svuota i territori e amplifica gli impatti ambientali. Più voli significano più emissioni, più rumore, più pressioni sulla salute delle persone. Se vogliamo parlare di sviluppo, dobbiamo considerare anche i costi collettivi”. (Qui il comunicato integrale di Europa Verde).

Ryanair

Un paio di giorni fa il gran capo di Ryanair, Michael O’ Leary, ha fatto visita al presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, per parlare del sistema aeroportuale regionale, in particolare delle condizioni per tornare a far volare gli aerei dalla livrea gialloblu negli scali minori. A ruota O’ Leary avrebbe incontrato i vertici Sogeap, l’Ad Bufo e il nuovo presidente Banchini. Viste le turbolenze di quest’anno, il manager irlandese sarebbe disposto a impegnarsi su Parma solo se vedrà stabilità e affidabilità negli interlocutori e uno dei presupposti per far atterrare più aerei al “Verdi” sarebbe un adeguamento dello scalo, in modo da ospitare più voli in contemporanea.

Dal lato parmigiano le richieste sarebbero di 12 rotte, almeno 6 delle quali da e verso capitali europee.

Incoming turistico

E qui spunterebbe un altro capitolo di sostegno con fondi pubblici, per invogliare Ryanair. Ossia la valorizzazione di Parma come destinazione turistica, sulla stregua dell’impegno definito la scorsa estate dall’APT della Regione Emilia-Romagna per Rimini, per un controvalore complessivo di 3 milioni. Questo accordo prevederebbe una politica di incoming, ossia la promozione turistica con manifesti negli aeroporti di partenza dei voli su Parma e sui magazine e altro materiale delle compagnie aeree. Su questo aspetto si dovrebbero impegnare finanziariamente, oltre alla Regione, anche il Comune e la Provincia di Parma. A quanto appreso ci sarebbe un’intesa di massima stabilita tra le istituzioni, Sogeap e la compagnia low cost ma a partire dal 2027, dopo che sarà ripresa l’attività a pieno regime del “Verdi”.

Centerline

E i canadesi di Centerline che fine hanno fatto? All’udienza di giovedì scorso dal giudice fallimentare non si sono visti né il ceo O’Brian, né il vice Criado che invece erano presenti alla prima udienza. A cose fatte è giunto un comunicato stampa, dando una versione invero singolare di quanto accaduto in questi mesi. “Insieme al team di specialisti dell’aeroporto e ai nostri partner globali, – scrive Centerline Airport Partners – abbiamo lavorato per costruire un business plan solido e a lungo termine per l’aeroporto, ponendo le basi per una crescita sostenibile e per un impatto economico significativo per la Regione. Grazie a questo lavoro, abbiamo spianato la strada ad un asset che ha avuto una storia turbolenta dandogli così una vera opportunità per raggiungere il suo potenziale”.

“In questa nuova fase di sviluppo, – prosegue il comunicato – si è capito che era necessario ulteriore capitale per accelerare il rilancio e il programma infrastrutturale. Un nuovo consorzio di imprenditori di base a Parma, guidato dalla famiglia Barilla, ha manifestato l’intenzione di contribuire a questa operazione e di assumere il controllo in linea con i propri obiettivi di investimento”.

“Centerline ha rispettato questa scelta e ha deciso di mantenere una quota di minoranza anziché partecipare come socio di maggioranza a un nuovo round di finanziamenti. Questo ci permetterà di supportare il rilancio dell’aeroporto grazie alla nostra esperienza strategica mentre i nuovi investitori assumeranno la guida della prossima fase di sviluppo in linea con le loro priorità. Ribadiamo il nostro impegno nei confronti dell’Aeroporto Internazionale di Parma e restiamo pienamente convinti del suo futuro potenziale. Attendiamo con entusiasmo di assistere all’avanzamento del business plan che abbiamo contribuito ad elaborare e di contribuire al successo dell’aeroporto sulla base del nostro attivo coinvolgimento e dell’esperienza maturata nel settore”. (Qui il comunicato integrale di Centerline).

La curiosità finale

Si rincorrono le voci sul nuovo assetto di Sogeap, su quale sarebbe la reale quota di Apollo srl (75% o 50%) in relazione all’impegno diretto di Upi tramite Parma Aeroporto srl (che rimarrebbe azionista al 20%), tutto questo in relazione ai mutati rapporti di forza interni, tra industriali e manager. Si vedrà come sarà la composizione del consiglio d’amministrazione.

Altre voci sono diffuse sulla perdita di potere, o meno, del direttore Upi, Cesare Azzali, che, a dispetto di aver rappresentato il nuovo azionista di maggioranza di fronte al giudice fallimentare Vernizzi, non è comparso in alcun modo sul giornale cittadino. C’è chi legge in questi dettagli un segnale di cambiamento, che segue quello avvenuto in modo inatteso nella Fondazione Collegio Europeo di Parma a fine ottobre, dove è stata rinnovata la presidenza dopo 23 anni. (dra.fra)

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2023/08/Aeroporto_PSA_fotoalto-e1691405129545.jpg 697 1155 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-11-30 15:09:412025-11-30 15:33:03Con gli industriali torna l’ampliamento dell’aeroporto

Apollo chiama Parma: nuovo inizio per l’aeroporto

27 Novembre 2025/11 Commenti/in News/da redazione

Ritirata l’istanza di fallimento in tribunale

Gli imprenditori locali investono 9 milioni per salvare Sogeap

Il cavaliere bianco è Apollo. Come novelli astronauti per un’impresa ardimentosa, hanno scelto il nome delle missioni spaziali della Nasa, parte del Programma Apollo allo scopo di portare l’uomo sulla Luna e farlo ritornare in sicurezza sulla Terra. 

Apollo è il nome che gli imprenditori parmigiani si sono dati per la società che ha rilevato la maggioranza di Sogeap (75%) con l’arduo compito di rilanciare l’aeroporto “Giuseppe Verdi” o, meglio, approntare quel decollo che non c’è mai stato negli oltre trent’anni di vita dello scalo, di cui gli ultimi venti gestito dai privati. Anni di pochi voli e passeggeri con costanti “rossi” di bilancio fino ad arrivare allo sprofondo di quest’anno: 8 milioni di “buco” e istanza di fallimento.

Quando tutto sembrava irrimediabile, come nelle fiabe, è entrato in scena il “cavaliere bianco”, Apollo appunto, che ha messo sul piatto 9 milioni di euro ed ha sollevato dalle responsabilità i canadesi di Centerline. Canadesi entrati in pompa magna solo un anno e mezzo fa e però, alla stregua dei fatti, rivelatisi incapaci di dar seguito al loro piano di rilancio del “Verdi” che avrebbe dovuto portare lo scalo parmigiano al break-even in due-tre anni con 700mila passeggeri. Centerline che rimane socio con il 25% ma che, probabilmente, uscirà di scena nei prossimi mesi.

Ma cos’è un cavaliere bianco? In economia e finanza si intende quella figura che interviene per salvare un’azienda in cattive acque, agendo con finalità in apparenza disinteressate, per una buona causa, senza chiedere nulla in cambio.

Investire 9 milioni, di cui 8 per coprire debiti fatti da altri e 1 per l’operatività dei prossimi mesi, sembra proprio un’operazione dettata da scopi che trascendono il “normale” rischio di impresa e l’oculata amministrazione. Va infatti ricordato che nell’ultima decade la media delle perdite d’esercizio di Sogeap è stata di 3,5 milioni all’anno.

Chi sono gli imprenditori parmigiani

Chi sono gli imprenditori nella cordata Apollo? Sono una dozzina e per ora non intendono apparire; tuttavia abbiamo appreso da fonti fidate che ognuno di loro ha versato una quota di 1 milione di euro, o di mezzo milione, a seconda delle disponibilità. Ci sono i fratelli Luca e Paolo Barilla, Roberto Bertazzoni (Smeg), Alberto Figna, Andrea Ghidini (Overmach), Giovanni Banchini (CGR). Quest’ultimo, in virtù della sua attività e delle competenze specifiche nell’aviazione civile, sarebbe designato a ricoprire la carica di presidente di Sogeap. Mentre è stato confermato in carica l’attuale amministratore delegato, Michele Bufo, nominato da Centerline lo scorso 11 ottobre.

La riscossa dell’UPI

In un primo momento sembrava che l’Unione Parmense degli Industriali, che aveva gestito la vendita di Sogeap a Centerline nel maggio 2024, venisse messa in disparte da questa operazione di salvataggio, che non vede comparire altri nomi di peso dell’imprenditoria parmigiana e parmense. Tuttavia la difformità di vedute sul futuro dell’aeroporto, tra i big dell’industria, alla fine non ha dato esito ad un aut aut ma a posizioni più morbide e dunque l’UPI tornerebbe direttamente in scena come azionista di Apollo, con una quota anche più consistente degli altri soci.

E non a caso oggi in tribunale, a rappresentare la cordata parmigiana neo-azionista di maggioranza Sogeap, c’era l’immarcescibile Cesare Azzali, direttore dell’UPI da venticinque anni. Sembrava sull’orlo del defenestramento dopo il tracollo estivo dell’aeroporto e, invece, rieccolo dominus. «Non rilascio dichiarazioni» ha detto sornione alla richiesta del cronista.

(Nella foto di apertura: da sinistra Cesare Azzali (UPI) con Michele Bufo (Sogeap); alle loro spalle gli avvocati Cristian Fischetti e Gianluca Paglia, uscendo dall’ufficio del giudice fallimentare).

L’udienza

Cinque minuti è durata l’udienza dal giudice fallimentare Enrico Vernizzi. D’altronde c’era poco da discutere. Il legale del collegio dei revisori, avvocato Gianluca Paglia, ha depositato l’atto di desistenza della liquidazione giudiziale. «Abbiamo preso atto dell’assemblea straordinaria che ha disposto l’aumento di capitale, – ha spiegato l’avvocato Paglia – e dunque è cessata quella crisi finanziaria che aveva dato corso all’istanza di messa in liquidazione; non sussiste più il problema dell’insolvenza».

La conferma è arrivata dall’avvocato Cristian Fischetti, legale di Sogeap, decisamente raggiante, rispetto alla tensione dell’udienza di due mesi fa: «Non esistono più elementi per la dichiarazione liquidazione giudiziale, la società non è più insolvente e non ci sono altre istanze. Attendiamo la camera di consiglio nei prossimi giorni… avremo ottimi risultati». La sentenza di chiusura per estinzione del procedimento di liquidazione giudiziale dovrebbe arrivare a metà della prossima settimana.

Le nuove rotte internazionali

Si prosegue dunque con Bufo nel ruolo di Ceo di Sogeap. In questo mese e mezzo ha riallacciato molti rapporti e relazioni, tra le quali la più importante è con Ryanair , il vettore low cost che domina sui cieli italiani. Il rilancio del “Verdi” può avvenire solo con nuove rotte internazionali , questa è la convinzione comune tra gli investitori. Le indiscrezioni parlano di una trattativa con Ryanair per collegare Parma con 6 capitali europee e di un totale di 10 destinazioni (compreso il ripristino delle tratte con Sardegna e Sicilia) gestite dalla compagnia irlandese. Le novità si vedranno in primavera.

Riavviare l’operatività, tra handling e cig

Altro compito del Ceo sarà quello di riottenere rapidamente la certificazione per l’handling, scaduta il 30 ottobre che ha portato alla sospensione dell’unico volo di linea rimasto, il Parma-Chisinau della FlyOne. Handling è il termine che riassume i servizi a terra, bigliettazione, trasporti interni, carico scarico bagagli e merci. Nel frattempo, in considerazione dei tempi tecnici per l’attivazione dei nuovi voli, potrebbe essere valutata l’ipotesi di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria a rotazione per il personale.

E il contributo della Regione Emilia-Romagna?

Venerdì scorso, nell’illustrare le linee di bilancio, il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, ha annunciato un sostegno di 6 milioni di euro complessivi in tre anni per i tre aeroporti minori (Parma, Forlì e Rimini) tramite la “neutralizzazione” della tassa d’imbarco. Approfondiremo l’argomento in un prossimo articolo.

Nei commenti le dichiarazioni dei politici e della società civile, man mano che arrivano.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_8128-scaled.jpg 1309 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-11-27 18:24:302025-11-27 18:24:32Apollo chiama Parma: nuovo inizio per l’aeroporto

Breaking News +++ Barilla salva l’aeroporto in extremis +++

26 Novembre 2025/3 Commenti/in News/da redazione

La cordata di imprenditori parmigiani guidata dai fratelli Barilla è riuscita nell’intento di salvare in extremis l’aeroporto di Parma o, meglio, la società di gestione aeroportuale, Sogeap. Avevamo anticipato questa mossa nei giorni scorsi.

Nel pomeriggio di mercoledì 26 novembre si è tenuta un’assemblea straordinaria della società di gestione dell’Aeroporto Verdi che ha visto gli imprenditori parmigiani deliberare l’aumento di capitale per 9 milioni di euro e acquisire il 75% della Sogeap mentre i soci canadesi di Centerline sarebbero scesi al 25% non sottoscrivendo al momento alcun investimento.

A questo punto è scongiurata la liquidazione giudiziale di Sogeap, su cui avrebbe dovuto decidere domattina, 27 novembre, il giudice fallimentare Enrico Vernizzi. Visto il positivo esito della ricapitalizzazione il collegio dei sindaci revisori avrebbe depositato la desistenza e, se così fosse, domani il giudice dovrebbe dichiarare estinto il procedimento di liquidazione giudiziale.

Ricordiamo che il procedimento si era aperto per l’istanza debitoria di 8 milioni di euro, depositata dai revisori in seguito alla mancata ricapitalizzazione in agosto.

Centerline Airport Partners (che aveva l’80% delle azioni di Sogeap dalla ricapitalizzazione del novembre 2024) aveva chiesto al socio di minoranza Parma Aeroporto srl, società controllata da Unione Parmense degli Industriali, di versare una quota maggiore, ricevendo un diniego ed erano anche volate parole forti tra i soci.

(dra.fra)

Notizia in aggiornamento…

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/09/IMG_6588-scaled.jpeg 1920 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-11-26 17:48:502025-11-26 18:46:34Breaking News +++ Barilla salva l’aeroporto in extremis +++

La voglia di camminare liberə, senza doversi voltare continuamente

21 Novembre 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Da non perdere la mostra #ioescodasolə

Sabato 22 novembre si terrà il corteo “Siamo il grido di chi non ha voce” in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, organizzato dal Comune di Parma con le scuole superiori e diverse associazioni. Alle ore 10 è previsto il ritrovo in piazzale Santa Croce; la partenza sarà alle ore 10.30. Il corteo attraverserà via D’Azeglio e via Mazzini, con arrivo in Piazza Garibaldi.

Per ricordare l’importanza della Giornata contro la violenza sulle donne sono state organizzate numerose iniziative in tutto il mese di novembre.

Tra queste la mostra fotografica #ioescodasolə di Fiammetta Mamoli, a cura di Parmaforwomen, esposta alla Casa delle Donne in via Melloni e visitabile fino al 30 novembre (orari: lunedì 14.30-18.30; mercoledì e sabato 10-13).

È una mostra fuori dagli schemi perché dà voce a un disagio sottaciuto, sentito “solo” da una parte della società: la percezione della paura che molte donne vivono quando si trovano a uscire da sole. La racconta una delle autrici.

(redazione)

#ioescodasolə

Alla mostra #ioescodasolə abbiamo avuto quattro classi di alcune scuole superiori in visita, per un totale di 96 studenti e studentesse, del liceo Sanvitale e dell’Itis Leonardo da Vinci.

Sono stati momenti intensi, di ascolto e confronto, durante i quali abbiamo potuto raccogliere pensieri, emozioni e proposte, che hanno poi trovato spazio nel pannello che verrà esposto sabato, in piazza Garibaldi, al termine del corteo contro la violenza di genere.

Una paura che non è uguale per tutti

Dalle discussioni è emersa con chiarezza una forte differenza: le ragazze hanno raccontato di vivere con molta più intensità la paura di muoversi da sole, soprattutto la sera. Hanno parlato di strategie per sentirsi protette: le chiamate in tempo reale alle amiche e ai genitori mentre percorrono la strada per rientrare a casa; auricolari tolti per sentire meglio cosa accade intorno; chi esce con il cane per sentirsi più tranquilla; chi allunga il percorso pur di evitare strade meno illuminate o solitarie; chi si siede vicino all’autista quando è sul bus; chi studia l’abbigliamento migliore; chi rinuncia ad uscire a certe ore… Un copione quotidiano entrato a far parte di una “normalità” distorta, che pesa e che non dovrebbe esistere.

Anche i ragazzi hanno riconosciuto che muoversi soli di notte può essere rischioso, ma nessuno di loro ha espresso lo stesso livello di timore o la stessa costante vigilanza che le loro compagne hanno invece dato per scontata. Un divario evidente, che ha dato avvio a riflessioni sincere su libertà, diritti e responsabilità.

Nessuna si salva da solə

Un aspetto particolarmente toccante emerso dagli incontri è stato il senso di sollievo espresso da molte ragazze nel vedere la mostra e nel partecipare al confronto collettivo. Molte si sono sentite rassicurate perché hanno percepito di non essere sole.

Ascoltare altre coetanee raccontare le stesse paure, gli stessi gesti automatici per proteggersi, le stesse rinunce a causa dell’insicurezza, rispecchiarsi in una o in un’altra fotografia, ha creato un senso di comunità e di riconoscimento reciproco. Molte hanno detto di essersi sentite meno “esagerate”, meno sole nei loro pensieri, quasi alleggerite dal sapere che ciò che vivono non è una fragilità individuale ma un’esperienza condivisa.

Lo schwa ǝ

Ioescodasolǝ perché non è una tematica solo femminile ma riguarda anche le persone transgender e, in certi casi, anche i ragazzi quando sono presi di mira dal branco. Per questo abbiamo usato lo schwa, ossia la lettera ǝ, che nel nuovo linguaggio rappresenta tuttǝ.

La mano sul bicchiere

Dai racconti è emerso che quando vanno in discoteca le ragazze tengono sempre una mano a coprire l’imboccatura del bicchiere, oppure girano tutta la serata con una bottiglietta d’acqua senza appoggiarla mai. Il timore è che qualche malintenzionato getti dentro la cosiddetta “pillola dello stupro”. I ragazzi a questa cosa non hanno mai pensato: per loro nessuna mano a coprire il bicchiere.

Parola chiave: consapevolezza

Conversazioni aperte che hanno messo al centro la consapevolezza, il rispetto e il desiderio di costruire una comunità più sicura.

Proprio dalle riflessioni dei ragazzi e delle ragazze è nato il pannello finale: un mosaico di frasi, brevi messaggi, per esprimere cosa significa, oggi, avere paura e al tempo stesso come pretendere un cambiamento.

Tra le affermazioni raccolte, ce ne sono alcune che risuonano con particolare forza:

· La voglia di camminare liberə, senza doversi voltare continuamente

· Il diritto di vivere la propria città senza paura, perché le strade sono di tuttə

· Il desiderio (nel 2025!) che una donna possa vestirsi come vuole, senza diventare bersaglio di catcalling o molestie

Parole semplici ma potentissime, che mostrano quanto il bisogno di sicurezza non sia solo una questione di ordine pubblico, ma di cultura, rispetto e cambiamento sociale.

#ioescodasolə chiuderà il 30 novembre, per un mese ha voluto ricordarci che la paura delle donne non è un fatto individuale ma collettivo, e che combatterla significa ascoltare, educare e agire insieme.

Rosaria Frisina parmaforwomen.it

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_8042-scaled.jpeg 1899 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-11-21 11:03:532025-11-21 11:03:55La voglia di camminare liberə, senza doversi voltare continuamente

Torrechiara salva. Il Tar rigetta il ricorso di Galloni per il prosciuttificio

20 Novembre 2025/2 Commenti/in News/da redazione


Riconosciute le ragioni della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio

Stupore per la “singolare gestione” del Comune di Langhirano


Il Tar di Parma, con sentenza n. 488 del 5 novembre scorso, ha rigettato il ricorso della ditta Fratelli Galloni spa avverso il diniego della Conferenza dei servizi a costruire un prosciuttificio a Torrechiara.

Nella sentenza i giudici del Tribunale Amministrativo Regionale dell’Emilia-Romagna (Italo Caso, presidente, Caterina Luperto, referendario estensore, Paola Pozzani, referendario) riconoscono, nel merito e in diritto, la tutela del vincolo paesaggistico che vige dal 1976 sulla piana della val Parma nel lungo tratto sottostante al castello di Torrechiara e, dunque, l’inedificabilità per stabilimenti industriali. Il progetto di «nuova costruzione di stabilimento produttivo per lavorazione e stagionatura prosciutti denominato “Parco Galloni”» aveva ricevuto l’alt da parte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Parma e Piacenza che, emettendo parere negativo, aveva di fatto “chiuso” la Conferenza dei Servizi costringendo il Comune di Langhirano a negare il permesso di costruire alla Fratelli Galloni, nell’ottobre 2022.

Davide batte Golia

La vicenda esplose nell’afosa serata dell’ 11 agosto 2022 quando, a dispetto del periodo estivo, in una affollatissima sala a Pilastro, i consiglieri comunali di opposizione, Federica Di Martino e Paolo Piovani, esposero il progetto di un nuovo prosciuttificio dell’azienda F.lli Galloni, che sarebbe dovuto sorgere in un appezzamento agricolo ad Arola, nelle vicinanze della rotatoria sulla strada Massese, con vista sul castello di Torrechiara. Il progetto era già in fase avanzata, con tanto di delibera e conferenza dei servizi sincrona volute dal sindaco di Langhirano, Giordano Bricoli, per arrivare sbrigativamente all’approvazione.

Lo stratagemma, per passare di colpo da area agricola ad industriale, era di ricorrere all’art. 53 della legge regionale urbanistica 24/17 che, per ampliamenti vicini all’attività produttiva già in essere, consente di bypassare le norme. Tuttavia saltò subito all’occhio che la vicinanza allo stabilimento principale della F.lli Galloni era in realtà una distanza di almeno 5 km. E poi, altro elemento, si andava a costruire in una zona con vincolo paesaggistico. Il nuovo prosciuttificio avrebbe deturpato il paesaggio e la vista da e verso il castello di Torrechiara, costruito nel ‘400 da Pier Maria Rossi per l’amata Bianca, così da goderne il panorama sulla val Parma, tra campi, torrente e colline ondulate. Uno dei valori che, tuttora, attrae i visitatori turistici.

Subito scattò una ferma opposizione popolare, con il coinvolgimento di associazioni locali (Comitato civico Pilastro Arola Calicella), esponenti politici (Verdi, Movimento 5 Stelle, Possibile), associazioni ambientaliste e di interesse generale (Legambiente, WWF, Italia Nostra, Ada, Parma Città Pubblica e altre). La Soprintendenza che già nell’immediatezza aveva espresso perplessità e chiesto modifiche progettuali, nel settembre emise parere negativo.

E qui va dato merito alle persone che operano professionalmente negli enti, resistendo anche a pressioni indebite, quando in gioco vi sono affari da milioni di euro. La funzionaria della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Parma e Piacenza che seguì il procedimento, per competenza territoriale, era l’architetta Marina Ferrari mentre la Soprintendente era l’architetta Maria Luisa Laddago.

Chiusa negativamente la prima conferenza dei servizi, l’impresa presieduta da Carlo Galloni presentò un secondo progetto, ridotto nelle dimensioni. Il movimento di opposizione diede vita ad una grande manifestazione a Torrechiara nel gennaio 2023 (da cui la foto di apertura) che provocò la reazione stizzita dell’Unione Parmense Industriali.

Anche la seconda conferenza dei servizi si chiuse con parere negativo.

Tutta la vicenda nei dettagli la trovate raccontata qui.

Il ricorso al Tar

Il ricorso al Tar della Fratelli Galloni, assistita dall’avvocato Giorgio Pagliari, era avverso il primo procedimento, aperto nel luglio 2022 e bocciato nell’ottobre successivo.

Nello specifico i ricorsi della Fratelli Galloni erano due. Nel primo ricorso si chiedeva l’annullamento del parere negativo della Soprintendenza contenuto nel preavviso di rigetto dell’istanza, e nel secondo si impugnava la successiva determinazione dirigenziale del Comune di Langhirano che concludeva negativamente la Conferenza dei Servizi “tenuto conto del parere negativo non superabile espresso dalla Soprintendenza”.

“Per entrambi i ricorsi – si legge nel provvedimento emesso dal Tar di Parma – si sono costituiti in giudizio in resistenza la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Parma e Piacenza e la Direzione Regionale Musei Emilia-Romagna. Per entrambi i ricorsi si è costituito in giudizio anche il Comune di Langhirano, precisando di aver adottato la determinazione conclusiva negativa della conferenza dei servizi unicamente sulla scorta del parere negativo espresso dalla Soprintendenza e rimettendosi a giustizia per la decisione del merito”.

Questa difesa rinunciataria del Comune di Langhirano è da evidenziare, poiché lo stesso Tar ci tornerà sopra.

Inoltre entra nel processo anche il sig. Federico Tornielli di Crestvolant, proprietario contiguo all’area acquisita da Galloni, che dalla eventuale costruzione dello stabilimento avrebbe subito “gravi pregiudizi di natura ambientale e paesaggistica” e una svalutazione delle sue proprietà. Tornielli “ha proposto atto di intervento ad opponendum in entrambi i giudizi” venendo accolto dal Tar.

Le eccezioni respinte dal Tar

Nella sua disamina l’avvocato Pagliari, in difesa di Galloni, ha prodotto ben nove eccezioni “in motivo di diritto” contro il parere della Soprintendenza sostenendo l’illegittimità delle posizioni espresse dalle funzionarie della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio.

Eccezioni tutte respinte dal collegio giudicante del Tar che riporta ampi stralci, se non tutta l’articolata e approfondita motivazione di diniego firmata dalla Soprintendenza. Qui ci limitiamo a trascrivere una delle motivazioni-chiave: “i volumi e le geometrie previste, che comprendono l’edificazione di tre fabbricati principali, funzionali alla destinazione d’uso prevista, di cui uno lungo ben 80 metri e alto più di 6 metri, comportano un consistente consumo del suolo, una totale alterazione della vista “da e verso” il Castello di Torrechiara e una incidenza sui caratteri paesaggistici tali da non poter essere, neppure con i massimi livelli di mitigazione, resi compatibili con la tutela paesaggistica dell’area, senza intaccare e stravolgere profondamente e irreversibilmente i valori oggetto di tutela di questi luoghi”.

“Dalla piana lettura della citata documentazione emerge l’infondatezza di tutte le censure articolate nei ricorsi” scrivono i giudici del Tar, demolendo le argomentazioni addotte dal ricorrente.

“Sono prive di fondamento – si legge nella sentenza – le censure con cui parte ricorrente deduce il difetto di motivazione, dal momento che il parere della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Parma e Piacenza, atto presupposto della determinazione di conclusione negativa della conferenza dei servizi, per come esposto, fornisce ampia e dettagliata indicazione delle cause ostative alla realizzazione del nuovo insediamento produttivo, delineando i tratti essenziali del progetto di costruzione dello stabilimento “Parco Galloni”, le caratteristiche del vincolo paesaggistico impresso sull’area di interesse e, infine, le ragioni di incompatibilità del progetto con la tutela paesaggistica dell’area in questione”.

Nella sentenza c’è anche un richiamo all’articolo 9 della Costituzione (che tutela paesaggio, ambiente, biodiversità, ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni, ndr) “la cui salvaguardia costituisce un limite legittimo all’esercizio dell’attività di iniziativa economica” e nel rimarcarlo il Tar rimanda a una recentissima sentenza del Consiglio di Stato (8 ottobre 2025, n.7865).

La “singolare gestione” del Comune di Langhirano

Non manca, da parte dei giudici amministrativi, una metaforica tirata d’orecchi all’Amministrazione Comunale di Langhirano, rappresentata in giudizio dall’avvocato Giorgio Conti. “Giova precisare che tali considerazioni, come dettagliatamente evidenziato dall’Avvocatura dello Stato (che difende la Soprintendenza e la Direzione Regionale Musei dell’Emilia-Romagna, ndr), sono frutto di una singolare gestione del procedimento unico da parte del Comune di Langhirano, che, in maniera del tutto inusuale, ha dapprima trasmesso alla Soprintendenza la proposta di accoglimento dell’istanza di autorizzazione paesaggistica e solo successivamente ha indetto la conferenza dei servizi nella quale si sarebbe dovuto esprimere sulla legittimità edilizia e urbanistica dell’intervento ai fini dell’applicazione dell’art. 53, comma 1, lettera b), della Legge Regionale dell’Emilia-Romagna 21 dicembre 2017 n. 24”.

Ragion per cui, a margine del già espresso parere negativo sulla richiesta autorizzazione paesaggistica, la Soprintendenza puntualizza che «poiché la conformità edilizia e urbanistica dell’intervento in progetto è presupposto per l’avvio del procedimento di autorizzazione paesaggistica, resta inoltre da chiarire se l’aderenza ai principi della LR 24/2017, risulti soddisfatta» e che «considerato che la ratio della norma ha come scopo la riduzione del consumo del suolo e la tutela e valorizzazione degli ambiti agricoli, storici e culturali (art. 1, comma 2, lettere a, c, d, e,), l’applicazione dell’art. 53, comma 1, lett. b) si suppone sia da considerarsi come un’eccezione, così come specificato all’art. 5, comma 1 e all’art. 6, commi 1 e 5».

Con tutti questi codicilli lettrici e lettori si saranno già persi. Significa che la corretta interpretazione della legge urbanistica regionale indica che le deroghe per costruire al di fuori di aree già classificate come edificabili è possibile solo per interesse pubblico o per mancanza di aree alternative idonee (che invece c’erano, circa una dozzina).

Ditta Fratelli Galloni condannata alle spese

In conclusione il Tar rigetta i ricorsi della ditta Fratelli Galloni condannandola al pagamento delle spese processuali in favore della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Parma e Piacenza, liquidate complessivamente in € 4.000 oltre accessori di legge. Le spese sono invece compensate per il Comune di Langhirano e per gli altri convenuti.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2023/05/324876589_2371611559667381_9222568122470462408_n.jpg 768 1024 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-11-20 16:05:452025-11-20 16:05:48Torrechiara salva. Il Tar rigetta il ricorso di Galloni per il prosciuttificio

A che punto è la notte parmigiana?

13 Novembre 2025/0 Commenti/in News/da redazione


E se i negozi sfitti diventassero sale studio, aperte e illuminate fino a notte?

Chiara Vernizzi, assessora comunale alla rigenerazione urbana e al commercio, la butta lì, in chiusura della presentazione dei dati usciti dai questionari “Parma è la notte”.

«È un’esperienza che sta nascendo in alcune città – dice Vernizzi – i negozi sfitti come spazi per lo studio, sotto il controllo dell’Università. Sembra difficile da attuare ma vediamo se si riesce ad arrivarci. Parma è una città universitaria con 34mila studenti di cui la metà fuori sede, in parte pendolari e in parte che si trasferiscono e vivono qui. E sappiamo che gli spazi per studiare sono importantissimi. Di recente l’Università ha deciso di tenere aperto alla sera alcune sale al Campus, un bel segnale, vediamo come va».

Avete presente via Nino Bixio, nel tratto iniziale sinuoso, con il suo grigiore di saracinesche abbassate e “sbordacciate” di scritte e segni? Immaginate di percorrerla la sera con le vetrine illuminate e dentro studenti universitari chini sui libri o, perché no?, a svagarsi, prendere fiato, dopo lezioni ed esami.

Ci voleva questa suggestione (precisiamo: l’assessora, esponendo l’idea, non ha nominato nessuna strada; l’esempio di via Bixio è frutto della fantasia del cronista) per restituire un’immagine di cosa potrebbe concretamente cambiare per dar seguito a spunti e idee uscite dai questionari che per le notti parmigiane vorrebbero “più spazi pubblici” “più iniziative culturali” che intrinsecamente com-porterebbero “più sicurezza”.

La campagna di rilevamento “Parma è la notte” è stata gestita dall’associazione Laboranotte – Officina di Nottologia, su incarico del Comune di Parma e con il sostegno di Emil Banca – BCC.

«Abbiamo avuto una risposta inaspettata, molto alta – afferma in apertura Valeria Di Cosmo, avvocata, presidente di Laboranotte – il segno che la notte è una parte viva della città, che va compresa e analizzata. La notte non è un problema ma è parte di una dimensione urbana, la raccolta di dati non è stata fatta per confermare una narrazione ma per dare strumenti per costruire politiche condivise».

Venendo ai numeri: 6.740 questionari online compilati su quasi 10mila persone che si sono approcciate al test, in tre mesi di tempo, con diffusione social da parte di vari “influencer” tra cui Di Cosmo cita e ringrazia l’ufficio comunicazione dell’Università e il sindaco Guerra: «Dopo il suo post di sostegno alla campagna abbiamo registrato duemila contatti» (un dato che politicamente non è da ignorare, ndr).

E non era un questionario banale: 26 domande e 19 minuti di tempo medio per le risposte. Un numero così alto di compilatori significa un notevole interesse per la “notte”. La base statistica è questa: per genere 58% donne, 41% uomini; per fasce di età: Generazione Z (1997-2012) 24%; Millenial (1981-1996) 34%; Generazione X (1965-1980) 20%; Boomers (1946-1964) 18%.

Il primo dato evidenziato nell’illustrazione curata da Alessandro Lapetina è stato che «il 75% delle persone esce di casa almeno 1 sera alla settimana» (di cui 28% più di 2 sere; il 23,8% 2 volte circa; 23,2% 1 volta). Di contrasto significa anche che il 25%, ossia 1 su 4, non esce mai d’abitudine alla notte. È da decidere quale sia il dato più significativo.

I presentatori di Laboranotte hanno specificato che i dati sono stati esposti grezzi, non sono stati ponderati. In effetti già così c’è molto materiale, tuttavia su alcune voci una segmentazione andrà fatta per comprendere meglio se certe risposte sono targetizzate oppure intergenerazionali.

Un terzo del campione vive in centro (centro storico 22,6% e oltretorrente 13,4% = 36%) e questo è un parziale sbilanciamento, dato che i residenti nei due quartieri centrali di Parma sono il 14,7% della popolazione (fonte: Comune di Parma). Ma probabilmente un segno che sono anche i più interessati (o coinvolti per le problematiche) alla vita notturna, poiché alla domanda (a risposta multipla) “dove esci la sera?” i dati sono questi: Centro storico 81%; Oltretorrente 32,4%; Cittadella 14,7%. Con gli altri quartieri che hanno numeri irrisori. E dove va tutta questa gente? “La notte è conviviale” dice Lapetina: 4 su 5 vanno in ristoranti, bar e casa di amici. Molto gettonati anche gli spazi pubblici e poco i club musicali e le discoteche.

Prima di proseguire va precisato che i dati dei questionari per ora non sono disponibili sul web e li potete trovare nel libricino “Politiche della notte – il caso Parma” edito per l’occasione da Laboranotte e in distribuzione gratuita in vari luoghi.

Da sinistra: Luca Marola, Valeria Di Cosmo, Chiara Vernizzi

Detto che dai questionari emerge «una richiesta attiva» ossia «più programmazione, più luoghi dove vivere la notte e interesse per iniziative culturali e sociali, non solo di intrattenimento» e che il rumore non è considerato tra le preoccupazioni prioritarie, si arriva al tema sicurezza che è stato trattato da Luca Marola, ispiratore di Laboranotte e “nottologo” per eccellenza, che con due colpi di fioretto ha inquadrato la questione: «La sicurezza è il tema da campagna elettorale permanente ma giusto due settimane fa il più autorevole esponente sul tema, ossia il ministro dell’interno, ha detto chiaramente che “Parma non è una città fuori controllo”» e, dunque, vediamo la conferma dal barometro dei questionari secondo cui, su una scala da 0 a 5 , di giorno Parma è al 3,52, ossia pienamente sicura, mentre di notte si scende a 2,28.

Detto questo da altre domande si evince che «la notte per i cittadini di Parma è al 73% un’opportunità e al 11% un problema» anche se per l’80% la priorità notturna rimane la sicurezza. E come si affronta allora? «Con più gestione e meno restrizioni – afferma Marola – ossia i cittadini prediligono presidi delle forze dell’ordine, maggiori controlli per far rispettare le normative che già ci sono, mentre non sono percepiti come risolutori provvedimenti come la riduzione di orari o la diminuzione di licenze (per la vendita di bevande alcoliche). I tavoli di mediazione tra esercenti dei locali e residenti sarebbero efficaci per il 60% e la presenza di bagni pubblici gratuiti sarebbe una soluzione per l’84,5%». WC che per un’ampia maggioranza dovrebbero restare aperti tutta la notte, così come h24 ci vorrebbero presidi delle forze dell’ordine, mentre le iniziative culturali sono gradite nella fascia oraria 20-00 e il campione si spacca a metà tra chi vorrebbe le biblioteche/librerie aperte fino a tardi e chi è disinteressato (qui forse decisivo è capire il posizionamento delle fasce d’età).

«E alla fine ci sono state 880 risposte aperte, pari al 15%. Le abbiamo lette tutte – conclude Marola – e ci sono diversi spunti, i più ricorrenti sono “eventi” e “spazi” accanto a “sicurezza”, ma c’è chi ringrazia semplicemente per l’opportunità di potersi esprimere ed essere ascoltato. C’è anche chi ci dice “testocloni”».

«Negli ultimi anni è cambiato il modo di vivere la notte – afferma l’assessora Vernizzi tirando le fila – specialmente dopo il covid, quando furono concessi gli spazi pubblici per facilitare la ripresa degli esercenti e non si è più tornati indietro. Il problema è l’assembramento esterno anche oltre l’orario di chiusura. La richiesta di spazi pubblici colpisce e in centro non sarà semplice».

«La governance notturna non dovrà essere repressiva ma conciliante su alcune situazioni puntuali che esistono e su cui va trovato un equilibrio tra il sacrosanto diritto al riposo degli abitanti e tra chi ha un lavoro e un’attività attrattiva».

(dra.fra)

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7267-scaled.jpeg 1150 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-11-13 03:18:412025-11-14 11:45:08A che punto è la notte parmigiana?

Una cordata di imprenditori parmigiani sta valutando di rilevare l’aeroporto

7 Novembre 2025/6 Commenti/in News/da redazione


Sul piatto un possibile investimento di 9 milioni per scongiurare il fallimento di Sogeap
Interesse anche dagli albanesi di Kastrati Group (Aeroporto di Tirana)

Pur in una situazione vieppiù disperata (leggi: Scaduta la certificazione handling, cancellati i voli di linea) non mancano le manifestazioni di interesse per investire nell’aeroporto di Parma. Nell’intento di salvare Sogeap oppure preparandosi per il dopo 27 novembre, se dovesse avvenire la liquidazione giudiziale.

La cordata parmigiana

Il segnale più concreto è quello di una cordata di imprenditori parmigiani che starebbe valutando di intervenire per risollevare le sorti dell’Aeroporto Verdi. Questa cordata vedrebbe la presenza di una mezza dozzina di industriali, tra cui i fratelli Barilla, Figna, Ghidini e altri che, a titolo personale, ossia senza il coinvolgimento delle rispettive aziende, sarebbero disponibili a investire 9 milioni di euro per l’aeroporto, in via preferenziale salvando Sogeap.

Questa azione da “cavalieri bianchi” non vedrebbe il coinvolgimento di Upi (Unione Parmense Industriali) che finora, tramite Parma Aeroporto srl, era stata il socio privato locale nel ventennio di privatizzazione del “Verdi”. La Confindustria locale rimarrebbe fuori anche perché altri importanti imprenditori parmigiani sarebbero contrari ad investire nuovi capitali di rischio nell’aeroporto.

Per comprendere le motivazioni alla base della cordata parmigiana si può ripescare una dichiarazione di Guido Barilla di due anni fa, nel settembre 2023 quando era in discussione in Comune il PSA (piano di sviluppo aeroportuale) sull’allungamento della pista. Diceva Barilla: “L’aeroporto è un asset fondamentale per lo sviluppo della città. La crescita passa attraverso investimenti mirati: per fare un salto di qualità serve coraggio, senza perdersi in titubanze. Favorire lo sviluppo dell’aeroporto è una scelta da fare”.

E non a caso proprio Guido Barilla, all’indomani delle concitate assemblee Sogeap di fine giugno, richiese un incontro con il presidente della Regione e il sindaco di Parma, per chiedere un intervento istituzionale a sostegno dell’aeroporto.

L’impegno, finora infruttuoso, di Centerline

I tempi sono stretti: il 27 novembre c’è l’udienza dal giudice fallimentare Enrico Vernizzi e va trovato un accordo con Centerline Airport Partners, la società canadese che detiene l’80% delle azioni Sogeap e che, finora, non avrebbe trovato nuovi finanziatori.

Peraltro Centerline non è stata ferma, dopo la prima udienza fallimentare in settembre, derivata da un’istanza di insolvenza per 8 milioni, ossia la mancata ricapitalizzazione del giugno scorso, andata a vuoto anche nei successivi incontri tra Centerline e Upi.

Il nuovo Ceo di Sogeap, Michele Bufo nominato in sostituzione di Carlos Criado (il vicepresidente di Centerline) è fortemente impegnato nella ricerca di nuovi investitori e si tiene in costante contatto con l’headquarter di Centerline che è di stanza a Miami, negli USA. Sembra che un fondo di investimento americano possa essere disponibile a compartecipare al rilancio dell’aeroporto di Parma, ma solo in presenza di un rinnovato impegno di Centerline o di altri investitori.

Bufo, manager siciliano di notevole esperienza nell’aviazione civile, ha svolto diversi incontri istituzionali e con i sindacati e ha riallacciato i fili con Upi e gli industriali, dopo la “rottura” di rapporti estiva.

Peraltro il compito del Ceo, già arduo, si è ulteriormente complicato a seguito del “pasticcio” della certificazione handling (servizi a terra), lasciata scadere il 29 ottobre dalla controllata Air Mqq, che ha portato alla temporanea cancellazione dei voli di linea.

L’interessamento degli albanesi

In questo contesto si sarebbero fatte avanti due o tre società del settore, per acquisire informazioni e manifestare interesse. Tra questi il Kastrati Group, società albanese che gestisce l’aeroporto di Tirana, capitale dell’Albania. Questo gruppo, fondato e presieduto da Shefqet Kastrati, è composto da numerose branche: infrastrutture, assicurazioni, turismo.

Il ruolo della Regione Emilia-Romagna

Nel contempo il Ceo Bufo sarebbe in trattativa con Ryanair, soprattutto, e con altre compagnie low cost, per delle rotte in collegamento diretto da Parma con capitali europee, tra cui Bruxelles. Tratte del genere permetterebbero un sostegno indiretto da parte della Regione Emilia-Romagna che, come fatto per l’aeroporto di Rimini, impegnerebbe delle risorse economiche per promuovere Parma come destinazione turistica. In gergo tecnico si definisce “incoming”. I risvolti si rifletterebbero anche sui conti della Sogeap, non solo per l’aumento del traffico passeggeri. Tuttavia questa operazione produrrebbe un vantaggio nel medio-lungo termine, non nell’immediato, in cui servono capitali freschi.

La tassa di soggiorno

C’è poi un’altra richiesta, formulata sia da Centerline, sia dalla cordata parmigiana, a Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna. Quella di “assorbire” con fondi regionali la “tassa di soggiorno” sui passeggeri in partenza. Questa imposta definita “di soggiorno” è in realtà una “addizionale comunale sui voli” del valore di 6,5 euro; soldi che finiscono in parte ai Comuni e in parte allo Stato, ed è di non facile decrittazione nei suoi passaggi. Sarebbe caricata sul costo del biglietto, ma di fatto pesa sui conti delle società aeroportuali.

Ad esempio ogni passeggero che transita al Verdi “costa” a Sogeap circa 20 euro. Questo costo dovrebbe essere sostenuto dalle compagnie aeree ma da oltre vent’anni le low cost hanno sovvertito questo rapporto e ad oggi contribuiscono per circa un quarto del costo. I ricavi, e i guadagni, le società aeroportuali li ottengono dai servizi a terra: parcheggi e centri commerciali. Servizi che al “Verdi” sono marginali. E dunque la “tassa di soggiorno”? Ecco, se fosse sostenuta da un ente terzo, come la Regione, non peserebbe sui costi delle compagnie aeree e, a cascata, allevierebbe il costo aeroportuale del passeggero.

Ma le Regioni possono dare questo contributo? Non si configura come aiuto di Stato? A quanto pare le Regioni possono legittimamente addossarsi in bilancio questo contributo per gli aeroporti minori, ossia con traffico fino a 1 milione di passeggeri. In Emilia-Romagna questa condizione vale per Parma (133mila), Forlì (130mila) e Rimini (325mila), dati 2024.

E questo sarebbe un preciso impegno assunto da De Pascale nell’interlocuzione con Sogeap e con la cordata parmigiana.

Cosa succederà?

Le trattative tra privati sono in corso. Potrebbe anche essere che la presenza di una cordata parmigiana possa invogliare investitori esteri (fondi) a sostenere Centerline in un rilancio.

La scadenza del 27 novembre in tribunale potrebbe non essere più una tagliola, nel senso che pur in assenza di un piano di sviluppo aeroportuale ma di fronte a un impegno comprovato di investitori a salvare Sogeap, il giudice fallimentare potrebbe concedere altro tempo. Questo basandosi sul fatto che la società aeroportuale sta rimanendo operativa, seppur ai minimi termini. Certo rimangono le istanze creditizie dei fornitori a pesare sul procedimento.

Il Phenom 300

In questo contesto c’è un fatto privato che è degno di una rilevanza pubblica, perlomeno tra gli appassionati di volo. Ossia l’arrivo a Parma di un Phenom 300, prodotto dalla brasiliana Embraer e considerato uno dei migliori aerei per uso privato sul mercato (fonte: Il Sole 24 Ore, aprile 2025).

Sul sito dell’azienda produttrice è definito come il “jet a pilota singolo più veloce e a più lungo raggio in produzione”, nonché il “jet leggero più venduto al mondo” che può portare fino a 10 passeggeri.

L’Embraer Phenom 300 sarebbe in corso di acquisizione da parte della famiglia Barilla. Andrebbe a sostituire l’attuale Honda Jet HA-420 (fino a 6 passeggeri) che, dato in permuta, avrebbe un valore da “usato” di circa un terzo, rispetto al nuovo Phenom.

Chissà che questo velivolo non sia foriero di nuove avventure nei cieli e per lo scalo parmigiano.

Francesco Dradi, col supporto della redazione

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/08/IMG_6856-scaled.jpeg 1920 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-11-07 10:35:512025-11-07 11:28:48Una cordata di imprenditori parmigiani sta valutando di rilevare l’aeroporto

Aeroporto alla paralisi. Scaduta la certificazione handling, cancellati i voli di linea

5 Novembre 2025/2 Commenti/in News/da redazione


Situazione sempre più difficile al “Verdi”. Rimangono solo i voli privati

L’aeroporto Verdi va verso la paralisi. Oggi è stato cancellato il volo di linea, in arrivo e partenza per Chisinau.

Una decisione dolorosa quanto inevitabile dopo il fatto increscioso accaduto sabato scorso quando l’aereo della FlyOne proveniente dalla capitale moldava è stato dirottato su Verona per l’atterraggio. Un atto obbligato in quanto la certificazione di “handling” era scaduta dal 29 ottobre.

L’handling in sostanza è lo svolgimento dei servizi aeroportuali a terra: bigliettazione, movimentazione bagagli, parcheggi, trasporto dal terminal all’aereo e viceversa, ed è regolato da una specifica certificazione Enac. L’autorizzazione era in capo alla società Air Mqq, controllata al 100% da Sogeap ma, appunto, una società diversa, con un amministratore unico diverso.

A quanto pare il nuovo Ceo di Sogeap, Michele Bufo, si sarebbe infuriato nell’apprendere di questo nuovo intoppo che porta di fatto alla cancellazione dei voli di linea, in attesa del ripristino della certificazione. Non proprio un bel biglietto da visita per cercare nuovi investitori. Peraltro la tratta per Chisinau era l’ultima rimasta attiva, dopo la disdetta di Ryanair delle rotte per Cagliari e Palermo, chiuse il 26 ottobre.

Tuttavia, una volta scaduta la certificazione handling, il procedimento per riottenerla deve ricominciare da zero e, stando alle informazioni raccolte, prevede verifiche lunghe, fino a 30 giorni. Peraltro a oggi non sarebbe stata ancora richiesta una nuova certificazione.

L’aeroporto di Parma rimane dunque operativo solo per i voli executive, ossia i voli privati. Anche questi si sono ridotti a tre, quattro voli al giorno, con pochi passeggeri, di solito senza bagagli. A tal fine Sogeap si è organizzata per garantire il trasporto in sicurezza dal terminal ai velivoli in pista.

Michele Bufo, è stato nominato Ceo (ossia amministratore delegato) di Sogeap in sostituzione di Carlos Criado (il vicepresidente di Centerline) lo scorso 10 ottobre. Bufo è un manager siciliano di notevole esperienza, già direttore generale e commerciale di Airgest, la società che gestisce l’aeroporto di Trapani, ha lavorato per diversi anni anche come dirigente per l’Ente Nazionale per l’Assistenza al Volo (Enav).

Bufo si sarebbe buttato a capofitto nel tentativo di salvare Sogeap, operando su più fronti: ricerca di nuovi investitori, ricerca di nuove tratte verso capitali europee e, nell’immediato, operazioni di contenimento costi.

Gli orari di apertura dello scalo sono stati ridotti. Il bar, scaduto il contratto in essere, è chiuso dal 24 ottobre. Le pulizie sono effettuate al minimo e a giorni alterni. Al personale è stato chiesto di smaltire tutte le ferie residue. Ma non basta, ai sindacati l’Ad ha annunciato di voler chiedere la Cigs (cassa integrazione straordinaria) per tutti i lavoratori.

Per non sottrarsi Bufo avrebbe rinunciato alla prima mensilità di stipendio e decurtandosi della metà il secondo mese. Il terzo, dicembre, in realtà sarà condizionato dall’esito dell’udienza dal giudice fallimentare, il 27 novembre.

A tal proposito, anche se tutto sembra andare verso la parola fine, non è detta l’ultima parola poiché sono in corso diversi interessamenti di potenziali nuovi investitori per il “Verdi”. Ne daremo conto in un prossimo articolo a breve.

Francesco Dradi, col supporto della redazione

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/11/IMG_7977.jpg 580 2036 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-11-05 20:11:302025-11-05 20:11:32Aeroporto alla paralisi. Scaduta la certificazione handling, cancellati i voli di linea
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