Il fascino indiscreto del lupo, un vicino ingombrante

Non c’è dubbio che l’argomento sia sexy, di quelli che garantiscono la sala piena (150 posti) anche alle cinque e mezza di un piovoso pomeriggio feriale. Se poi ci aggiungiamo il tempismo, visto che il giorno prima, con una certa eco mediatica, è uscita in Gazzetta Ufficiale la legge sul declassamento della specie, ecco che il successo dell’incontro “Vita selvaggia del lupo in pianura” non può che essere una certezza. (foto in apertura da Osservatorio Lupi WWF Fidenza).

L’evento, organizzato dall’Associazione Donne Ambientaliste (ADA) e dalla Società Parmense di Scienze Naturali, è incentrato sulla relazione di Daniele Ecotti, dell’associazione Io Non ho Paura del Lupo, che da dieci anni opera in Alta Valtaro con attività di ricerca, monitoraggio sul territorio e divulgazione scientifica, con l’obiettivo di promuovere la convivenza tra l’uomo e il superpredatore. Ne risulta un momento finalmente basato sui dati e sull’ascolto, per riportare il tema del lupo fuori dal sensazionalismo politico – mediatico, con una riflessione seria sulla convivenza tra Uomo e Natura.

Ad aprire la serata, dopo i saluti della padrona di casa Laura Dello Sbarba di ADA, sono i brevi interventi di Donato Grasso, zoologo dell’Università di Parma, di Franca Zanichelli della Società Parmense di Scienze Naturali, del tenente Claudio Strippoli dei Carabinieri Forestali, tutti concordi nel sottolineare la necessità di diffondere una corretta conoscenza sul lupo per ridurre la conflittualità, contrastando una narrazione spesso urlata e distorta, che alimenta paure più che fornire informazioni.

Particolarmente affascinante l’approccio di Zanichelli, che ci ricorda come in qualche modo il lupo «ci rimette al nostro posto», costringendo a ripensare il modo in cui abitiamo l’ambiente, un vicino ingombrante che ci obbliga a riconsiderare la nostra convivenza con gli altri elementi degli ecosistemi di cui facciamo parte.

È il momento di Daniele Ecotti, che affronta in chiave divulgativa i principali aspetti legati alla biologia e al comportamento del lupo: che tipo di animale è, come e dove vive, qual è la sua struttura sociale, come si muove sul territorio e quali elementi vanno presi in considerazione quando emergono conflitti – reali o percepiti – con le attività umane.

Un passaggio cruciale è quello dedicato all’ascolto delle comunità locali. Ecotti, che in montagna vive e lavora, sottolinea l’importanza di mettersi nei panni di chi vive quotidianamente la presenza dei lupi come una minaccia per le proprie attività, per i propri animali non solo d’allevamento, ma spesso anche quelli da affezione. Timori che non possono essere liquidati con superficialità, pena l’impossibilità di una vera convivenza.

A completare il quadro, l’intervento di Chiara Alessandrini, volontaria della stessa associazione, che presenta splendidi video di lupi ripresi anche in contesti fortemente antropizzati: strade, quartieri periferici, aree ai margini – e talvolta all’interno – dell’abitato di Parma. Immagini suggestive, ma anche capaci di sollevare interrogativi concreti sulla gestione della specie in ambienti così diversi da quelli nei quali considereremmo “normale” incontrarli.

Ed è proprio su questo punto che si accende il dibattito finale con il pubblico, dando voce a posizioni anche molto distanti. Da un lato chi, pur vivendo in zone di pianura ormai stabilmente abitate dai lupi, li descrive come animali affascinanti e totalmente innocui per l’uomo, criticando aspramente l’uso politico e mediatico della paura. Dall’altro, cittadini che abitano in frazioni o quartieri periferici e raccontano situazioni vissute con preoccupazione: esemplari avvistati vicino a scuole dell’infanzia, o a breve distanza durante una passeggiata con il cane.

Alle varie posizioni gli esperti presenti rispondono con un doppio messaggio. Da un lato, il riconoscimento che il timore è comprensibile e merita risposte più tempestive e proattive da parte delle istituzioni: monitoraggi, presenza di tecnici sul territorio, valutazioni attente di ogni singola situazione. In casi particolari anche interventi di dissuasione o, in circostanze estreme, di rimozione (cattura o abbattimento) degli animali, possono essere funzionali alla convivenza e quindi preziosi ai fini della conservazione della specie.

Viene però anche ribadito con chiarezza che la presenza del lupo non è ad oggi da ritenere una minaccia concreta per l’uomo: la probabilità di attacchi non è pari a zero, ma è estremamente bassa e i danni complessivi causati dalla specie restano limitati. Solo per fare qualche esempio, i rimborsi a livello regionale per danni da cinghiale sono il triplo di quelli da lupo, e perfino gli impatti di specie come il picchio o il piccione richiedono indennizzi economici superiori. Proprio per questo, se è fondamentale che la questione non venga sottovalutata, è altrettanto importante evitare allarmismi e affrontare il tema con equilibrio, evitando approcci “di pancia” e affidandosi ai dati di fatto e alle evidenze tecniche.

Due ore di incontro senza risposte semplici, incentrato su un’esigenza sempre più urgente: ricostruire una convivenza consapevole, basata su conoscenza, ascolto e responsabilità condivisa.

Rolando Cervi

Avevamo parlato anche noi di lupi in questo video

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