Atalanta Parma 4-0, tra accademia loro e calvario nostro
I miracoli sono tali in quanto unici e non ripetibili.
Invece il Parma, dopo Napoli, ripropone a Bergamo uno schema ultradifensivo con cinque dietro, tre mediani, Bernabè e una punta impiegata finora pochissimo.
Dopo venticinque minuti siamo già sotto di due gol e il resto è tra accademia (loro) e calvario (nostro).
Quando penso agli ultimi dieci anni, in Italia, a un modello di società piccola, con un bacino ristretto di tifosi e i conti da far quadrare senza rinunciare a sogni e ambizioni, a sviluppo e visione penso a Bologna e Atalanta.
Lo avevo già scritto qualche rubrica addietro: cinque anni fa, quando è arrivato Krause, lui e Percassi, presidente dei bergamaschi, hanno speso gli stessi soldi.
Noi per retrocedere, loro per andare in Champions.
Sono seguiti tre campionati di B: uno catastrofico, uno che si stava raddrizzando proprio sul finale e il terzo, finalmente, vinto. Lo scorso anno, salvezza all’ultima di campionato, proprio qui a Bergamo.
Nel mezzo, legioni di giocatori d’ogni latitudine, spesso con pochissima esperienza e presenze nei campionati professionistici. Ancor più turnover di dirigenti, forse. E una visione che io, noi, tanti, stentiamo a individuare, intravedere, comprendere.
Giocatori valorizzati e rivenduti a peso d’oro: pochini; stabilità tecnica, direi di no; solidità della squadra non pare; consolidamento della categoria, insomma; proiezione per il futuro nebulosa a essere generosi.
Nel frattempo gli orobici, solo per citare la cessione più importante di ciascuna stagione, hanno sacrificato: Retegui, Koopmeiners, Højlund, Romero incassando, solo da questi quattro giocatori, 260 milioni di euro.
Negli stessi anni la squadra è finita rispettivamente ottava, quinta, quarta e terza partecipando alla Champions League passando anche i gironi e disputando i quarti di finale, oltre che vincere una storica Europa League.
Quest’anno, dopo l’addio di Gasperini che ha guidato l’Atalanta nove anni, hanno fatto la scelta inconcepibile e ingiustificabile di ingaggiare Juric, un tecnico che recentemente aveva collezionato retrocessioni e praticato un gioco speculativo, sorpassato e davvero poco entusiasmante. Se ne sono presto accorti e sono corsi ai ripari, firmando con Palladino: tecnico giovane, preparato, che già in A si era fatto notare e in Europa aveva condotto la Fiorentina in semifinale di Conference.
Dopo l’avvio stentato, oggi l’Atalanta in campionato è settima a 5 punti dalla qualificazione europea, in Champions è già qualificata alla fase successiva e una non impossibile vittoria mercoledì in Belgio potrebbe farla accedere direttamente agli ottavi di finale.
Noi, il Parma: a una settimana dalla fine del mercato di gennaio, spesso giustamente definito di riparazione, abbiamo fatto solo cessioni, rescisso il contratto di un portiere 40enne restato in rosa due mesi e nessun acquisto.
Tutto va bene, Madama la Marchesa. La passione non muore, non svanisce, ma ogni tanto un po’ d’amaro in bocca resta.
Chiudiamo questa imbarcata con un pensierino che c’è tornato sotto gli occhi recentemente, una citazione da un bel libro su Vivaldi del Maestro (anche d’ironia, storico contributore del mitico Vernacoliere livornese) Federico Maria Sardelli: “L’entusiasmo non sostituisce la preparazione che bisogna avere alle spalle”.
Qui, ahinoi, vediamo scarseggiare anche l’entusiasmo.
Ma ci attende Parma – Juve. In trentacinque anni, è diventata una partita speciale. Non vediamo l’ora di essere in curva nord, domenica prossima.
Atalanta-Parma 4-0
Reti: 15’ rig. Scamacca, 24’ De Roon; 73’ Raspadori, 92’ Krstović
Domenica 25 gennaio 2026, stadio “New Balance Arena” di Bergamo. Spettatori: 21.815 spettatori (ospiti 500 circa)
Giallo & Blu 🟡 🔵




stando più nello specifico, il rigore dell’1-0 è stato di un’ingenuità che sarebbe ingiustificabile in prima categoria, segno che la qualità è modesta in tutti i reparti. Fortuna che alle spalle ce ne sono parecchie messe addirittura peggio.
La qualità individuale in questa rosa non è certamente eccelsa, ma l’impressione è che nessuno sia messo nelle condizioni di esprimersi al meglio. È una squadra che appare fragile sotto tutti i punti di vista, fortemente inesperta. Anche quest’anno è la rosa con meno presenze in A con poco più di mille partite contro una media di oltre il doppio, e questo fa tanto. Ricordiamo la difesa di D’Aversa nel 18-19. L’esperienza e autorevolezza di Bruno Alves faceva stare in campo bene, guidandoli e aiutandoli Iacoponi, Gagliolo mica Baresi e Maldini…