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Europa Verde di lotta e di governo. Dall’Olio e Franceschi eletti co-portavoce

24 Gennaio 2026/0 Commenti/in News/da redazione

Il congresso della Federazione provinciale di Europa Verde Parma, svoltosi la scorsa settimana, ha eletto all’unanimità co-portavoce provinciali Nicola Dall’Olio (confermato) e Francesca Franceschi (novità, al posto di Sara Fallini che ha scelto di non ricandidarsi) . Ha partecipato all’assemblea anche l’europarlamentare verde Cristina Guarda. (Nella foto di apertura: da sinistra Franceschi, Ottolini, Guarda, Dall’Olio).

I voti sono confluiti sulla mozione “Crescere insieme per la responsabilità di governare”, che rappresenta un punto di svolta. Per dirla con la famosa immagine coniata negli anni ’70 da Enrico Berlinguer, i Verdi di Parma intendono presentarsi ai loro elettori e all’opinione pubblica come un partito “di lotta e di governo”.

Il titolo della mozione è la sintesi di questo programma: Europa Verde vuole cioè ottenere consensi continuando da un lato a lottare per promuovere una visione ecologica del pianeta come bene comune, inscindibile da un’emancipazione sociale a tutti i livelli, ma si candida a crescere spiegando meglio e con più efficacia – assumendo quando possibile responsabilità di governo – quale strada da percorrere in concreto per arrivare a una economia ecologicamente sostenibile. Una strada che sia alla portata di tutti, non solo delle tasche più ricche.

Il complicato periodo storico, segnato dal negazionismo scientifico e climatico (vedi Trump), dalle semplificazioni populiste spesso antidemocratiche, dall’arretramento generalizzato dei partiti Verdi europei e dal ridimensionamento del Green Deal, rende la sfida del “governare” particolarmente difficile. Ma a livello locale e nazionale i risultati di Europa Verde sono positivi. Nel giugno 2022 alle elezioni comunali il candidato sindaco Enrico Ottolini ha ottenuto il 4,6% dei voti, con oltre 3.000 preferenze sul nome, riportando i Verdi dopo vent’anni in Consiglio comunale. Alle successive elezioni politiche, l’Alleanza Verdi-Sinistra Italiana (AVS) ha superato la soglia di sbarramento con il 3,61% dei voti, tornando in Parlamento; alle europee, la stessa alleanza tra Verdi e Sinistra Italiana ha ottenuto a livello nazionale il 6,73%, ma nel Comune di Parma un clamoroso 9,52%. Infine, alle ultime elezioni regionali AVS si è presentata nella coalzione di centrosinistra di De Pascale ottenendo il 5,3% e tre consiglieri. Ottolini è stato il “verde” più votato in regione, anche se non eletto in Consiglio, con 2.189 preferenze (in seguito è diventato co-portavoce regionale del partito, il primo espresso da Parma).

E qui cominciano i problemi, perché l’aumento di consensi di AVS ha alimentato i timori tra alcuni militanti di perdere la forza propulsiva ideale e identitaria che ha sempre contraddistinto i Verdi. Altri invece, spinti dai risultati elettorali, vorrebbero tradurre il consenso in possibilità di “governare” per realizzare concretamente una parte delle proposte ecologiste, affrontando gli inevitabili compromessi.

Ma non è semplice riuscire a “pesare”. Ad esempio in Regione dove AVS ha appoggiato De Pascale, dovendo barcamenarsi tra la lealtà che l’alleanza politica richiede, diventando a volte compartecipi di operazioni che non si condividono del tutto o in parte (ad esempio il piano aeroportuale), e il riuscire ad incidere nelle scelte della maggioranza. Purtroppo non ha potuto partecipare al congresso il consigliere regionale Paolo Burani (Europa Verde Reggio Emilia) attuale presidente della commissione regionale Territorio Ambiente e Mobilità che avrebbe animato la discussione su questi temi.

A Parma la battaglia condotta dai banchi dell’opposizione dall’infaticabile Ottolini ha dato, come si è visto, buoni risultati. Tra le iniziative che Europa Verde ha condotto ricordiamo, ad esempio, la campagna di denuncia dei costi del teleriscaldamento, le petizioni al Parlamento Europeo, il continuo incalzare il Comune sulla transizione energetica, l’appoggio ai comitati contro i progetti dell’aeroporto-cargo, l’opposizione alla via Emilia-bis a salvaguardia dei fontanili, l’impegno contro la realizzazione di un prosciuttificio sotto il Castello di Torrechiara e del mega polo logistico di Medesano, il sostegno al decentramento del nuovo stadio, il ciclo di incontri sulle baby gang….

Ottimo lavoro, ma la mozione votata dal congresso segna un cambio di passo.

Abbiamo chiesto a Nicola Dall’Olio di delineare gli scenari nei quali Europa Verde si muoverà in relazione alle elezioni comunali e politiche del 2027.

Dall’Olio tiene a sottolineare come prima cosa il preoccupante contesto internazionale e il «rischio enorme, anche in Italia, di una deriva autoritaria dove non è solo minacciato il clima e l’ambiente ma la democrazia e le stesse istituzioni senza le quali non si possono neppure fare politiche ambientali» e «la necessità di una presa di responsabilità per quello che sta accadendo e una conseguente scelta di campo».

A livello nazionale è stata ribadita l’alleanza con Sinistra Italiana e AVS lavorerà per «una coalizione di centrosinistra perché ci sono in gioco questioni molto importanti come, ad esempio, l’elezione del Presidente della Repubblica. Ci vuole un’agenda in difesa della democrazia e che, contemporaneamente, guardi ad un futuro ecologico».

A livello regionale questa scelta è già stata fatta, mentre riguardo alle comunali Dall’Olio ricorda che nelle elezioni precedenti «non era ancora nata AVS quando ci siamo candidati assieme a Possibile. E con il PD c’erano sul tavolo questioni molto dirimenti come l’aeroporto cargo, lo stadio e altre situazioni per cui, eletto Ottolini, si è scelto di stare all’opposizione».

Ma è evidente che adesso la situazione è cambiata: «Con AVS a livello nazionale schierato con il centrosinistra sarebbe molto difficile – afferma Dall’Olio – spiegare agli elettori che vogliamo andare da soli, anche per la probabile concomitanza con le elezioni politiche. Dobbiamo sederci attorno a un tavolo per confrontarci con la maggioranza comunale attuale per vedere se si può definire un programma comune, senza dare l’esito per scontato e mantenendo la radicalità delle nostre proposte. Le contrapposizioni così nette sull’aeroporto cargo e lo stadio si sono ridimensionate e adesso ci sono le condizioni per trovare un terreno di dialogo. È arrivato il momento in cui la crescente fiducia ottenuta dall’elettorato deve essere messa in gioco e utilizzata come leva politica per riuscire a realizzare in parte le nostre idee. E ne abbiamo tante».

«Le elezioni comunali del 2027 – conclude il co-portavoce di Europa Verde Parma – sono in realtà molto vicine e vogliamo cominciare da subito a lavorare al nostro programma con dei gruppi dedicati, partendo da quello presentato alle scorse comunali, aggiornarlo, migliorarlo e averlo pronto per un confronto puntuale con la maggioranza che sarà solo su base programmatica: quanto più avremo le idee chiare su quello che vogliamo tanto più potremo negoziare».

Il congresso ha anche rinnovato l’esecutivo provinciale con la conferma di Ximena Malaga Palacio, Eugenio Lori, Rolando Cervi e Giuliana Nico, e l’ingresso di quattro nuovi iscritti: Francesca Gaburro, Federica Filippi, Fausto Richetti e Lorenzo Urbanetto.

Redazione

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/01/ev_coportavoce.jpg 1200 1600 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-01-24 12:12:002026-01-24 15:33:21Europa Verde di lotta e di governo. Dall’Olio e Franceschi eletti co-portavoce

Rotta su Tirana (e poco altro)

21 Gennaio 2026/1 Commento/in News/da redazione

Tornare a volare. Si fa presto a dire, ma il lavoro per i vertici Sogeap – l’ad Michele Bufo, il presidente Giovanni Banchini e l’evergreen Guido Dalla Rosa Prati, rientrato in consiglio d’amministrazione come vicepresidente – è dannatamente difficile.

Solo 4 rotte per l’estate, novità Tirana

La stagione estiva si avvicina, scatterà domenica 29 marzo, ma a due mesi il tabellone dell’aeroporto “Verdi” di Parma è desolatamente scarno: 4 voli di cui uno, l’unica vera novità, è il bisettimanale da e per Tirana, annunciato ieri da Ryanair. E peraltro entrerà in vigore il 1° giugno. Il collegamento con la capitale dell’Albania sarà il venerdì e il lunedì. Giusto giusto un weekendino.

Gli altri voli con la livrea gialloblu irlandese sono le riconferme per Cagliari e Palermo. In tutto 14 voli settimanali, compresa Tirana. Nient’altro, al momento. Anche se è probabile che si aggiunga Olbia nei tre mesi estivi.

E poi il quarto volo, col ripristino della rotta per Chișinău, la capitale della Moldova, con il vettore Flyone.

Le trattative per altre tratte dal Verdi continuano ma la realtà è questa. Non quella favoleggiata delle 12 rotte verso le grandi capitali europee, di cui si parlava nel momento del salvataggio da parte di Apollo 11, la cordata di imprenditori parmigiani, che ha scongiurato il fallimento di Sogeap lo scorso novembre.

Non è ancora detta l’ultima parola, ma i “sogni” dei parmigiani di tornare ai bei tempi, ossia di volare dal cortile di casa a Londra, o a Bruxelles, sembrano destinati a non avverarsi quest’anno.

Ancora senza handling

Ad oggi l’aeroporto è ancora semiparalizzato. La certificazione handling (ossia i movimenti a terra, carico e scarico bagagli, la bigliettazione e altri servizi) scaduta a fine ottobre non è ancora stata riottenuta. Il procedimento è in corso, a inizio gennaio si sono presentati gli ispettori Enac e se tutto filerà liscio la nuova certificazione dovrebbe arrivare a fine mese. La novità è che la domanda per il servizio handling l’ha presentata direttamente Sogeap e non più la controllata Air Mqq che presto dovrebbe essere incorporata per fusione in Sogeap.

Cassa integrazione

Per contenere i costi da dicembre è in vigore un regime di cassa integrazione a rotazione per i dipendenti che dovrebbe durare fino alla fine di marzo. Lo scalo sebbene ai minimi termini rimane comunque attivo, se non altro per i voli executive privati.

145mila passeggeri nel 2025 (+8,2%)

Con tutto quello che è accaduto nel 2025 (leggi qui e qui) c’è un dato che fa sorridere. I passeggeri l’anno scorso, rispetto al 2024, sono aumentati dell’8,2% toccando quota 145.343. Anche i movimenti (ossia i voli) sono cresciuti: 5.062 in totale, +10,9% . In gran parte si tratta di voli privati, segno, forse, di un bacino territoriale che può esserci per il Verdi, per questa tipologia.

Obiettivo 450mila passeggeri nel 2026

L’obiettivo per il 2026, fissato dai vertici Sogeap, è di raggiungere i 450mila passeggeri. Il triplo dell’anno scorso. Obiettivo “sfidante” come si dice nel gergo imprenditoriale indicando una meta difficilmente raggiungibile, tanto più se i mesi di attività effettiva saranno nove e non dodici.

Il break-even, ossia il punto di pareggio economico, è considerato raggiungibile a quota 900mila passeggeri. Prudenzialmente questo traguardo è proiettato in avanti, al 2030.

Il tutto in un sistema aeroportuale italiano che ha visto sfiorare i 230 milioni passeggeri, in aumento del 5% sul 2024 e con ulteriori prospettive di crescita. E, dunque, perché non sperare di inserirsi in questo andamento?

Ancora in “rosso”?

Non c’è dubbio che quella del “Verdi” sia una scommessa più che un’impresa. Ci sta di investire a lungo termine prima di vedere un ritorno economico, tuttavia per lo scalo parmigiano l’alea permane alta. Si sa già che gli azionisti dovranno coprire perdite consistenti anche nei prossimi anni, tanto da far ipotizzare un raddoppio dei 9 milioni sottoscritti a novembre per il salvataggio.

E dunque si ripropone la domanda proverbiale: il gioco vale la candela?

La nuova proprietà

Il capitale sociale, interamente versato, ammonta a 9.693.725,44 euro . I 9 milioni corrispondono all’impegno di Apollo 11 (6 milioni investiti dai fratelli Paolo e Luca Barilla assieme a Vittorio Bertazzoni (Smeg), Andrea Ghidini (Overmach), Alberto Figna (Agugiario e Figna Molini) e Giovanni Banchini (Compagnia Generale Riprese aeree)) con l’Unione Industriali che ha messo 3 milioni, tramite la controlla Parma Aeroporto srl. I canadesi di Centerline non hanno sottoscritto quote e però sarebbero ancora al 25% di Sogeap.

Di sicuro 8 milioni sono serviti per ripianare il buco creatosi nell’ultimo biennio. Il milione e mezzo rimanente in cassa difficilmente sarà sufficiente per traguardare il 2026, viste le poche rotte in programma. E non basterà certo la scuola di addestramento piloti, altro accordo raggiunto con Enac dai vertici Sogeap, a compensare i conti.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/09/IMG_6588-scaled.jpeg 1920 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-01-21 21:27:152026-01-21 21:27:17Rotta su Tirana (e poco altro)

Sant’Ilario 2026: applausi, fiori e un cielo sempre più blu

14 Gennaio 2026/1 Commento/in News/da redazione

Il sindaco Guerra: “Parma, una città in movimento”

Martedì 13 gennaio, festività del santo patrono, il Teatro Regio di Parma ha ospitato la quarantesima edizione della passerella cittadina del Premio Sant’Ilario, momento di autocelebrazione istituzionale per eccellenza che forse per la prima volta, complice la volata lunga della campagna per le prossime Amministrative ormai lanciata, ha rischiato di vedere incrinarsi la tradizionale vocazione ecumenica e bipartisan.

Per la stampa le porte del Regio si aprono in anticipo, con trenta minuti di incontro al Ridotto tra Sindaco, media e premiati, qualcuno in disparte quasi imbarazzato dalla solennità dell’occasione, altri serenamente a proprio agio perché più avvezzi all’esposizione pubblica, altri ancora galvanizzati dall’effetto “quarto d’ora di celebrità, cit. Andy Warhol”. Qualche intervista ai volti più noti, photo opportunity, un rapido ringraziamento del Sindaco a tutti i premiati per il contributo dato alla città, mentre Irene Barraco dell’Ufficio Cerimoniale, vera deus ex machina della giornata, dispensa consigli e indicazioni su tempi, percorsi, posti a sedere.

Finito l’incontro a porte chiuse, la platea (a dire il vero con qualche posto libero) e i palchi del Regio regalano il panorama delle grandi occasioni. Ci sono tutti: quelli che contano, quelli che sperano di contare, quelli che temono di non contare abbastanza.

Giunta e consiglieri comunali, con vistose mancanze tra le fila dell’opposizione, rappresentanti di categorie e associazioni, portatori d’interesse di vario genere. Cittadini comuni assai rari, giovani manco a parlarne, salvo una sparuta rappresentanza tra figli e nipoti dei premiati. Tra chi si è morettianamente chiesto “mi si nota di più se vado o se non vado?”, da segnalare la presenza dell’ex sindaco Pizzarotti, mentre non si vedono i leader della destra cittadina Cavandoli, Bocchi, Vignali, protagonisti di polemiche e contro-iniziative nei giorni precedenti (leggi qui il “Sant’Ilario dei quartieri”), optando per una sdegnosa quanto prevedibile defezione. C’è, invece, Maria Federica Ubaldi.

La cerimonia, condotta dall’ormai collaudato Michele Alinovi, si apre con un momento toccante, l’Inno Nazionale eseguito dal coro “Opera in Carcere”. Pubblico doverosamente in piedi, qualcuno si unisce al coro, per fortuna senza farsi tentare dal “poropon poropon poroponponponponpon” tra le due strofe.

Sorprendente ma intrigante la scelta del secondo pezzo: “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano. La maestra del coro Gabriella Corsaro chiama la platea a battere le mani e cantare, ma forse pochi tra coloro che si uniscono hanno ben presente il testo che stanno intonando. A dispetto del ritornello orecchiabile da canzonetta, è un brano amaro, graffiante e purtroppo più che mai attuale nel raccontare ipocrisie, contraddizioni e diseguaglianze della società italiana.

Il ritorno nei binari istituzionali vede l’ingresso sul palco delle Autorità, non senza qualche esitazione del padrone di casa, “sarà l’emozione, o forse la vista” scherza con apprezzabile autoironia. Si prosegue senza scossoni con il discorso di apertura dello stesso Alinovi, l’intervento del vescovo di Parma, monsignor Enrico Solmi, un rapido saluto della maschera dello Dzèvod e la lettura in dialetto di una poesia di Zerbini su San Francesco, protagonisti Cristina Cabassa, Enrico Maletti e i ragazzi di “Io Parlo Parmigiano”.

Arriva finalmente il momento clou, la consegna delle Civiche Benemerenze e delle Medaglie d’Oro. Applausi, strette di mano, mazzi di fiori alle due (due su dodici!) signore presenti nel parterre dei premiati, foto di rito.

Da segnalare il breve intervento di un ironico Paolo Nori, che non manca di punzecchiare l’autoreferenzialità un po’ provinciale di Parma, ma riconosce di sentirsi sempre più parmigiano pur essendosene andato ragazzo, ricorda affettuosamente la luce che a suo dire distingue la città, e chiude citando versi nei quali si riconosceranno molti strajè:

Tu sei una strada, qualcosa che cresce,

quanto più si allontana.

[Angelo Maria Ripellino, 26, in Poesie. 1952-1978, Torino, Einaudi 1990, p. 107]

Dopo un bel momento dedicato alla danza contemporanea con Artemis Danza, ecco l’appuntamento più atteso, quel “discorso sullo stato dell’unione” in salsa ducale con il quale ogni 13 gennaio il Sindaco in carica illustra la sua visione di Città.

Michele Guerra non si allontana dal personaggio che ormai si è cucito addosso: sorridente, rassicurante, cultura solida ma mai ostentata, il genero che ogni signora parmigiana vorrebbe a tavola per il pranzo della domenica.

Il concetto chiave del suo discorso è che Parma è una città “in movimento”, non solo per i tanti cantieri sparsi per la città, ma anche per la crescita della popolazione residente (oltre 202.000 abitanti), il turismo, l’attrattività per i giovani, la buona qualità di vita, mentre il mondo là fuori sembra avere smarrito la bussola: guerre, crisi, proteste, social pieni di rabbia digitale.

Tra ringraziamenti a chi fa cose buone per la città, citazioni filosofiche da Sant’Agostino e inviti a “posare lo smartphone”, il messaggio è chiaro: non basta la militanza da tastiera, torniamo al faccia a faccia. Le piazze di Parma sono tornate a riempirsi, ci si mobilita per i diritti, per l’ambiente, per la pace, ma anche per il passaggio della fiamma olimpica.

Insomma, Guerra costruisce la narrazione (la realtà per oggi può attendere) di una Parma che si muove davvero: cantieri in dirittura d’arrivo, nuovi voli che promettono di portarci chissà dove, teatri che cercano di reinventarsi dopo lo scandalo. A noi cittadini assegna il compito più semplice e più difficile insieme: lasciare il divano, partecipare, confrontarci…

Se vogliamo che Parma vada avanti, dobbiamo muoverci anche noi alzando gli occhi dallo schermo degli smartphone. Oppure restare comodamente alla tastiera a criticare tutto. Ma il Sindaco ci ricorda che la città va avanti, con o senza di noi.

Medaglie d’oro

COLSER–Auroradomus

Paolo Nori

Civiche Benemerenze

Ascom Confcommercio Parma

Associazione Nazionale Carabinieri e Associazione Nazionale Polizia di Stato

Emiliano Bozzetti

Club Alpino Italiano (CAI) di Parma

Parma Quality Restaurants

Società dei Concerti di Parma APS

Enrica Valla

Leggi il discorso del sindaco Michele Guerra

Leggi il racconto di Paolo Nori della cerimonia.

Guarda il video della cerimonia

Rolando Cervi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/01/1000154868.jpg 1250 1800 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-01-14 10:35:292026-01-14 11:12:59Sant’Ilario 2026: applausi, fiori e un cielo sempre più blu

Il Sant’Ilario dei quartieri, alternativa radical chic del mattatore Vignali

14 Gennaio 2026/1 Commento/in News/da redazione

C’è una cosa che Pietro Vignali sa fare bene: inventarsi delle occasioni politiche per prendersi la scena. Questo in fondo è stato il “Sant’Ilario dei Quartieri”, un premio alla parmigianità, se vogliamo chiamarla così, inventato dal nulla per ingraziarsi le piccole e grandi associazioni o realtà imprenditoriali che animano la vita nei quartieri di Parma.

La cerimonia alternativa, andata in scena lunedì sera, ha un’estetica radical chic a partire dalla location, la sala Impero dell’hotel Stendhal in via Bodoni: velluti e specchi, accogliente, lussuosa e di dimensioni contenute.

Tanta gente, ma non troppa. Considerando che i premiati erano nove, i premiatori altrettanti e in più amici e parenti si fa presto ad ottenere l’effetto folla. Detto come rilievo di cronaca, nulla più.

Vignali, sindaco ombra

Partiamo dal mattatore, Pietro Vignali, arriva a sala piena con il giusto ritardo, quella dozzina di minuti con cui si fa attendere una prima donna. Parla a braccio un quarto d’ora abbondante, con un’impostazione da sindaco ombra più che da esponente dell’opposizione. La distinzione è sottile, ma importante: concetti fermi in toni pacati, denuncia dei problemi ma nessuno spazio alla polemica spicciola, senso di richiamo all’unità di una comunità. Un controcanto anticipato al discorso del sindaco Guerra, al Sant’Ilario ufficiale (leggi qui: Premio Sant’Ilario, applausi fiori e un cielo sempre più blu). Il pubblico fedele c’è, quanto basta, ci penseranno social, media e propaganda a rilanciare.

La regina degli aperitivi

La strategia politica è ben delineata: in sala nessun simbolo di partito, nemmeno il nome del gruppo consiliare (che sarebbe “Vignali sindaco”, anche se a settembre è stato ribattezzato promozionalmente in “Parma siamo noi”) per rafforzare l’idea del premio senza etichette. Peraltro, vedendo in sala qualche volto del suo partito, Vignali cita un paio di volte “Forza Italia” e poi le associazioni dei suoi consiglieri, “Missione Parma”, “I nostri borghi”.

A fare da madrina ha provato Irene Seletti, sorridente sulla porta, con una buona parola per tutti. Si percepisce che, fuoruscita dalla maggioranza, si trova a suo agio in questa dimensione, dopo i tanti anni con Effetto Parma. Anzi la sente proprio casa sua, Seletti, che forse si allarga un po’ troppo. E magari è solo una battuta riuscita male, ma è Vignali stesso a rimetterla a posto, ringraziandola per la sua solerte attività come «regina degli aperitivi».

Gli altri consiglieri, Marco Osio, Fabrizio Pallini, Virginia Chiastra, (assente Arturo Dalla Tana) stanno nel compitino di accompagnatori /accompagnatrici del premio e tutto fila liscio. Altri politici presenti? La vecchia guardia dei pretoriani, quando Vignali era sindaco: Paolo Buzzi, Giorgio Aiello, Gianfranco Zannoni.

Tutti gli attuali consiglieri di minoranza, delle forze di centro e destra, hanno disertato il Sant’Ilario dei quartieri e, naturalmente, non vi è nessuno della maggioranza.

La fermata dell’alta velocità alle Fiere

Vignali esordisce spiegando didatticamente alla platea la “teoria della finestra rotta”, che non è da associare alla povertà ma al degrado. Sintetizza il suo «tour» nei quartieri, «come quello fatto dalla giunta», ma assicurando che ha raccolto i veri problemi. «C’è scarsa manutenzione dello spazio pubblico; i problemi principali sono due – sottolinea Vignali – : uno è la cura dei quartieri e delle frazioni e l’altro quello della sicurezza e del decoro, che sono due facce della stessa medaglia, perché in una città più pulita ci si sente anche più sicuri e perché se invece di scritte abusive e rifiuti abbandonati, ci fossero angoli puliti e fioriere, ci sentiremmo tutti più sicuri». Quindi spiega di aver istituito un coordinamento di associazioni di quartiere con tre iniziative: un manifesto d’intenti, che in larga parte è una lista di interventi già nel piano delle opere pubbliche dell’Amministrazione Comunale (basti citare la riqualificazione dell’ex scalo merci). «La seconda cosa che ho pensato di fare con questo coordinamento è quella di avviare un percorso d’ascolto chiamato “voce di quartiere” che inizierà nei prossimi giorni» e la terza il «Sant’ilario dei quartieri e lo dico subito non vuole essere di contrapposizione, ma che si inserisce in quelle iniziative collaterali che già esistono, soprattutto per cercare di valorizzare e premiare tutte quelle realtà che hanno dato un contributo fondamentale per il proprio quartiere».

Detto questo Vignali prosegue nell’indicare quelle che sono a suo avviso le tendenze di cui preoccuparsi a Parma: l’aumento della povertà relativa; l’invecchiamento demografico; la disoccupazione giovanile femminile e il lavoro precario; il peggioramento dell’attrattività della città soprattutto in termini di accessibilità. Parma ad avviso di Vignali deve rivendicare il ruolo geocentrico di snodo nord-sud ed est-ovest «e quindi la necessità di collegamenti, a partire da una fermata ad alta velocità alle Fiere». Detto secco senza aggiungere altro, ma chissà se ai Fratelli d’Italia saranno fischiate le orecchie, dato che recentemente hanno fatto votare al Parlamento un impegno per una fermata dei treni veloci a Fidenza-Soragna, e non a Parma.

Sulla vicenda delle molestie sessuali al Teatro Due non una parola.

I premiati “tutti maschi”

Salta all’occhio il parterre tutto maschile dei nove premiati (foto in apertura). A bilanciare ci sono quattro signore tra le premianti, in rappresentanza delle associazioni di quartiere pro-Vignali, base civica del suo progetto politico. Tutti coloro che ricevono la targa del premio sono giustamente orgogliosi e riconoscenti.

In teoria si sono raccolte candidature, ma già non è chiaro il percorso del Sant’Ilario ufficiale, non addentriamoci in questo. La sensazione, tuttavia, è che si sia voluta dare un’impronta ecumenica. Per cui ci sono alcune realtà palesemente ascrivibili, diciamo così, al centrosinistra, per storia e rappresentanza. Per esempio la Polisportiva Coop nel quartiere Pablo oppure la cooperativa Girasoli in Oltretorrente e in fondo anche l’Emporio solidale al Montanara. A scanso di equivoci specifichiamo bene che sono tutte realtà apartitiche e rivolgono la loro opera a tutta la cittadinanza, senza distinzioni. Tuttavia non si può non leggervi un altro obiettivo politico di Vignali. Raggiunto o meno, chissà.

Gli altri premiati sono l’imprenditore dei negozi di gastronomia Silvano Romani (per il centro storico), il circolo Molèn Bass (San Leonardo), l’U.S. Montebello (Cittadella), il Comitato Parco Ferrari (per il Lubiana San Lazzaro – anche se il parco formalmente ricade nel quartiere Cittadella, ma sorvoliamo), il Cubo (per il Molinetto) e, last but not least, l’associazione del Gioco delle 7 Frazioni (per Parma Sud) ed è il ristoratore Achille Scarica che dà la ricetta genuina ai politici per capire se stanno operando bene: «Andate in giro e guardate se la gente sorride oppure no». A occhio si direbbe che … , beh ognuno tragga le sue conclusioni.

Inciso: il più invocato e ringraziato di tutti, ripetutamente, è Marco Mazzoni fautore del Cubo, quel mirabile recupero di ex mobilificio in via Spezia, trasformato in contenitore microcosmo per una miriade di piccole e grandi realtà imprenditoriali e di professionisti. E viene da chiedersi perché il Sant’Ilario dei Quartieri non si sia celebrato lì.

Vogliamo ridere

In chiusura, per non essere da meno al premio ufficiale che ha un angolo di valorizzazione del dialetto, Vignali chiama l’amico Claudio Cavazzini, da poco ex presidente della Famija Pramzana, per due barzellette in dialetto. Cavazzini, invece, preso il microfono si lancia in una filippica contro la Regione, che non finanzia i corsi in dialetto, guastando il finale. Voce femminile: «Vogliamo ridere, Claudio». Il pubblico è composto in prevalenza da pramzàn dal sass, âgée e vagamente nostalgico dei bei tempi andati. Non si intravvede nessun immigrato, e neanche nuovi italiani di seconda generazione. Ma niente, Cavazzini, non è in vena, infila giusto qualche termine: «il parmigiano lo sapete l’è un magnàpret e a’l piäsa magnèr e fär dl’ätor».

Sipario. Anzi: aperitivo.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/01/IMG_8388-scaled.jpeg 1498 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-01-14 10:34:152026-01-14 10:36:45Il Sant’Ilario dei quartieri, alternativa radical chic del mattatore Vignali

Quei vuoti a San Leonardo. Eppur si muove

9 Gennaio 2026/1 Commento/in News/da redazione

Wopa pronto, una Spina in stazione… cosa accadrà all’ex cinema Trento?

Solo riempiendo gli spazi si può offrire un’idea diversa di futuro, superando la “zona rossa”


In estate, passeggiando per San Leonardo all’ora del crepuscolo, non era inusuale vedere un signore anziano che dal balcone di casa, nelle vicinanze della chiesa, suonava la sua fisarmonica, con sotto ogni volta una piccola folla sempre diversa di spettatori fatti dalle tante sfaccettature che vivono il quartiere. E in quella folla curiosa e divertita, in quel solitario musico, il quartiere deve ritrovare la propria identità.

San Leonardo è una fucina di attività, associazioni, presenze che lo rendono uno dei quartieri più vivi di Parma. Eppure… se ne parla solo per la cronaca nera.

San Leonardo, che si arrivi in treno o in macchina dall’autostrada risulta essere la porta della città ed è inevitabile chiedersi quale prima immagine di Parma può essere trasmessa agli occhi di un visitatore.

In realtà San Leonardo è una periferia come altre. La “zona rossa” è ristretta a un fazzoletto di viuzze attorno alla stazione e all’asse di via Trento, una zona piena di vuoti.

Gli spazi abbandonati non nascono così, lo diventano pian piano. Oggi paghiamo le scelte urbanistiche errate dei primi anni Duemila: progetti faraonici risolti in poco o nulla che, per varie responsabilità, hanno desertificato i dintorni della stazione, già di suo luogo di confine. Diventare terra di frontiera, dove le presenze sono incerte e i traffici loschi, è un attimo.

San Leonardo, il quartiere dell’industrializzazione

Un passo indietro. San Leonardo nasce con una vocazione fortemente industriale: a fine Ottocento con l’inaugurazione della ferrovia sorge il quartiere, con la costruzione delle prime fabbriche. Bormioli sposta e ingigantisce la produzione dall’Oltretorrente a San Leonardo nel 1903. Dieci anni prima aveva aperto la Tosi & Rizzoli, industria di conserve alimentare di origine piemontese. Poi la Manzini, prima azienda impiantistica alimentare. Nel 1934 è il turno della Borsari e figli, creatori del profumo “La violetta di Parma” ad insediarsi in una palazzina con marcati elementi decò, in via Trento. Nel 1955 Chiesi inaugura il suo storico stabilimento in via Palermo.

Questi insediamenti hanno modellato il paesaggio urbano e architettonico anticipando la forte vocazione popolare che il quartiere mantiene tutt’oggi. Nel 1931 viene eretta la chiesa di San Leonardo che, per un quartiere senza una vera e propria piazza, simboleggia un punto d’incontro della cittadinanza e poi si innalzano gli agglomerati dei palazzi in cui via via trovano posto i lavoratori delle vicine fabbriche. Tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo questi stabilimenti, e tanti altri che non abbiamo citato, hanno chiuso. Da lì è partita una trasformazione che è rimasta monca, inespressa.


San Leonardo come laboratorio culturale: i vuoti da rivitalizzare. Il caso dell’ex cinema Trento

Uno dei casi illuminanti di questi vuoti è l’ex DLF (Dopolavoro ferroviario), lo stabile di proprietà di RFI – GruppoFerrovie dello Stato Italiane in via Trento che tuttora reca l’insegna “Pendolino”, nome della mensa ultima destinazione d’uso di questo immobile. In passato ospitava un dancing sul terrazzamento, un negozio spaccio per i ferrovieri e il cinema Trento. Da oltre vent’anni è chiuso e in abbandono.

Nel 2018 il docente universitario di architettura, Dario Costi, ha coordinato un team composto da alcuni laureandi di architettura e di altri dipartimenti creando il progetto urbano strategico “San Leonardo cuore della città”. Tra i tanti luoghi di riqualificazione urbana del quartiere spunta proprio il complesso dell’ex cinema teatro Trento. Il progetto, sviluppato dalla torinese Ilaria Federico, propone una ristrutturazione in chiave di recupero artistico culturale aperto a tutta la comunità del quartiere.

«Il progetto del Cinema Teatro Trento – spiega Ilaria Federico, oggi architetta – si può collocare all’interno di uno studio urbanistico di scala maggiore, che ha come tema principale la rigenerazione del quartiere San Leonardo. La ricerca è iniziata durante il laboratorio di sintesi finale dell’ultimo anno del percorso di laurea magistrale in Architettura e fa parte di un processo di discussione e partecipazione condivisa con istituzioni e associazioni di quartiere. È proprio grazie ai momenti di confronto con gli abitanti del quartiere che si sono delineati gli aspetti su cui si è ritenuto necessario intervenire.

Ogni laureando ha scelto un nodo all’interno della fitta rete urbana del quartiere su cui concentrare la propria ricerca e io sin da subito ho deciso di focalizzare i miei studi sul cinema teatro Trento, sia per la posizione strategica nell’assetto del quartiere, sia per il potere evocativo che solo un luogo dove si è professata dell’arte (in questo caso cinematografica e teatrale) può possedere».

Federico, allora laureanda nel team di Costi, ricorda così quel periodo: «L’idea di dare una nuova vita al cinema teatro Trento è legata alla necessità principale di restituire al quartiere un luogo dove si potesse parlare di arte, di creatività, un condensatore sociale necessario per ridare colore alla gente che lo abita e utilizzarlo come legante tra il centro della città e la prima periferia nord. Progetto ambizioso che se letto all’interno della ricerca più generale trova una reale e concreta giustificazione, soprattutto in risposta al degrado che il quartiere oggi purtroppo sta vivendo.”

«Gli architetti – prosegue Federico – giocano un ruolo etico essenziale nella riscoperta e nella valorizzazione degli spazi abbandonati e il cinema teatro si pone come un perfetto luogo di agglomerazione urbana: basti solo pensare ai suoi accessi, uno da viale Trento e uno dalla quota della stazione ferroviaria, proprio a livello dei binari. L’opportunità di lavorare in quote diverse, oltre ad essere molto stimolante, offre la possibilità di immaginare una città diversa, un quartiere diverso, dinamico e riconoscibile. L’idea alla base della mia tesi era proprio quella di riscrivere urbanisticamente quel nodo, utilizzando l’accesso dalla stazione per dotare l’infrastruttura di un vero punto di raccolta sociale, ad esempio come a Roma Ostiense, dando la possibilità a chi è solo di passaggio di godersi un momento di sosta e di arte. Al contempo una possibilità legata al progetto complessivo era quella collegare direttamente via Trento con il retro stazione, sbloccando la strada alla destra dell’ingresso principale, e al contempo creare una rampa urbana che da via Palermo potesse condurre direttamente ai binari ferroviari, sviluppandosi in corrispondenza del sottopassaggio all’imbocco di via Trento».

L’idea progettuale per l’ex cinema teatro Trento era accompagnata da un percorso fotografico del giornalista Antonio Mascolo nei locali abbandonati, al cui interno sono ancora conservati alcuni pezzi di arredo dell’allora cinema, dando un tocco nostalgico “felliniano” al progetto di recupero dello stabile. «Le foto e l’esperienza di Mascolo – ricorda Ilaria Federico – sono state essenziali, ci ha accompagnato nel percorso di scrittura della tesi, aiutandoci ad osservare gli spazi e i luoghi come solo un grande professionista sa fare».

Un anno e mezzo fa quell’idea progettuale era stata raccolta e rilanciata con l’iniziativa “Insieme per il cinema Trento”, uno dei sei progetti vincitori di “Work In Project”, realizzato da On/Off e Ecole, grazie al bando Youz Officina della Regione Emilia-Romagna. Da allora non se ne è saputo più niente.

«Secondo me – conclude Federico – non è andato in porto per una serie di ragioni, prima tra tutte la mancanza di una visione politica complessiva della città e in particolare del quartiere. Una delle primissime cose che vengono insegnate nella nostra facoltà è che se si vuole ridare vita ad un luogo che vita non ha più, bisogno creare delle occasioni sociali, delle ragioni per cui quel luogo debba essere frequentato. Era proprio questo l’intento della nostra ricerca. Evidentemente, vuoi la mancanza di fondi, vuoi la mancanza di visione, non l’hanno permesso. Di sicuro il PNRR avrebbe potuto rappresentare un ottimo punto di partenza per lo sviluppo del progetto, anche se non nella sua totalità.”

Il Lenz, un teatro virtuoso

Poco più in là, in via Pasubio, troviamo l’esempio del Lenz, teatro che da poco ha compiuto 40 anni di attività attraverso il discorso di un teatro contemporaneo e di avanguardia, è stato il primo centro culturale di un certo spessore del quartiere. Francesco Pititto e Maria Federica Maestri, i due direttori artistici, nel 1989 scelgono i capannoni ex Scedep, all’epoca in stato di incuria ed abbandono, creando un dialogo tra gli spazi industriali che vengono resi vitali proprio dalle produzioni teatrali che vengono messe in scena. È uno dei pochi esempi in Italia, a differenza di ciò che si può vedere in Europa, in cui spazio e resa scenica non possono essere scissi tra loro essendo divenuti ormai un’unica identità.

Una Berlino in salsa parmigiana: Wopa e Spina

È interessante notare come si voglia legare il discorso culturale del quartiere alla sua deindustrializzazione occupandone gli spazi dando una visione molto underground ai vari progetti, come fosse una sorta di Berlino in salsa parmigiana. Il Workout Pasubio (Wopa) ad esempio, che prende vita nell’ex complesso industriale Manzini.

In primavera dovrebbe riaprire il Wopa, dopo la temporaneità degli anni scorsi, in cui è risultato essere un catalizzatore ospitando i mercati a KM0, installazioni, mostre d’arte e concerti (Calcutta, nome d’arte di Edoardo D’Erme, ancora semisconosciuto fece qui uno dei suoi primi concerti).

Nel 2016 lo studio torinese di architetti ACC Naturale Architettura vinse il bando del Comune di Parma riguardo il progetto esecutivo di riqualificazione dell’area, i cui lavori sono durati sei anni.

L’attesa per la riapertura sembra agli sgoccioli visto che il bando di gestione è stato vinto da EMC2, già gestore de Lostello in Cittadella, che ha avuto le chiavi dello stabile. Da quanto appreso l’intenzione è di dedicare il Wopa prioritariamente agli eventi di Parma capitale europea dei giovani 2027.

Discorso diverso per il progetto SPINA, inaugurato alla vigilia di Natale al piano -2 della stazione ferroviaria, nel lato della sosta breve per le auto, dirimpetto alla fermata degli autobus.

Spina nasce come innovativo spazio culturale, simbolo di un processo di riqualificazione urbana e valorizzazione degli spazi pubblici. Il primo intervento vede l’installazione luminosa “THIS IS NOT A COMMERCIAL” del duo artistico sloveno-svizzero Veli & Amos. L’opera, parte di una serie presentata in contesti internazionali, si trova in una galleria vuota e inutilizzata da sempre. Avrebbe dovuto essere uno spazio commerciale, ma nella desolazione dei locali vuoti in stazione, chi mai avrebbe aperto un negozio lì?

E dunque RFI, in sinergia con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma, ha accolto volentieri la proposta dell’associazione Estatico Ets, concedendo quello spazio per cinque anni.  L’intento dei promotori è quello di trasformare e valorizzare un luogo che rappresenta la porta della città come polo culturale e di incontro, grazie all’utilizzo di spazi oggi inutilizzati. Il progetto mira a migliorare sicurezza, estetica e funzionalità, creando un ambiente stimolante, inclusivo e accogliente per cittadini, pendolari, turisti e visitatori, con un forte impatto visivo.

Alice Busani è l’ideatrice di Spina e presidente di Estatico Ets, un’associazione fondata da professioniste con esperienze internazionali che hanno scelto di tornare a Parma per valorizzare il suo patrimonio culturale e sociale. La loro visione si focalizza sulla sicurezza, sull’innovazione sociale e sulla partecipazione attiva, promuovendo una nuova concezione degli spazi urbani come ambienti di creatività, inclusione e partecipazione collettiva. “La realizzazione di Spina – spiega Alice Busani – rappresenta un’importante opportunità. Questo progetto porterà la città nella scena internazionale di arte contemporanea. Attraverso un programma ciclico, le opere d’arte si succederanno nel tempo, verrà data nuova linfa alla scena culturale parmense e animando la città con un flusso costante.” 

Il progetto Spina rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni pubbliche, enti e associazioni possa generare un impatto positivo sulla città, creando un punto di riferimento non solo per l’arte e la cultura, ma anche per lo sviluppo sociale e urbano, magari a forte tinte underground.

Chissà che “la” Spina non sia prodromica per un riutilizzo dell’ex cinema Trento. Senza dimenticare che alle spalle della stazione si allarga l’area dell’ex scalo ferroviario ed ex Boschi della tramontata Stu Stazione. Troppi ex.

Il paesaggio urbano di San Leonardo mostra evidenti, come cicatrici a cielo aperto, i segni dell’industrializzazione rampante del secolo scorso. I profili delle ciminiere che non sbuffano più, le aree dismesse, specchio dei vuoti del quartiere, sembrano a vederli oggi ricordi di un sogno riguardo un futuro che prometteva altro da quello che invece effettivamente c’è.

A San Leonardo, seppur ancora in potenza, è in atto un cambiamento. Dopo anni di immobilismo qualcosa si muove, si vedrà se ci sarà un’accelerata in vista del 2027 e se gli abitanti saranno protagonisti.

Pur senza disconoscere il problema sicurezza, non si può tenere in ostaggio un quartiere di una narrazione esclusivamente a tinte fosche, per meri tornaconti speculativi e politici. San Leonardo, non può fare a meno dei tanti insiemi di caratteri qualitativi sconnessi di cui è composta; questa è la sua forza, il resto è attesa di divenire.

Stefano Frungillo

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/01/001-scaled.jpg 1707 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-01-09 08:34:582026-01-09 08:35:01Quei vuoti a San Leonardo. Eppur si muove

Clamoroso declassamento di Tv Parma: 102esima in graduatoria nazionale

2 Gennaio 2026/2 Commenti/in News/da redazione

Tracollo nei conti. Tagliati 372mila euro di finanziamento pubblico.

Lo smacco è clamoroso. 12TvParma precipita dal 90 al 102esimo posto della graduatoria nazionale delle televisioni commerciali locali stilata dal Mimit (Ministero imprese e made in italy).

E sui finanziamenti pubblici del 2025 cala la mannaia. Il contributo statale per Radio Tv Parma srl (gruppo Gazzetta di Parma) crolla dai 582.000 euro nel 2024 ai 211mila nel 2025: —64%.

La perdita secca è di 372mila euro ed è un colpo pesantissimo sui conti societari. Il fatturato nel 2024 era di 781mila euro. Si profila una notevole perdita in bilancio con gli industriali chiamati a ricapitalizzare.

Il danno è anche di immagine. C’è chi, con sarcasmo, l’ha ribattezzata “102TvParma“.

Non è stato un Natale sereno negli studi televisivi di via Mantova e un contraccolpo potrebbero subirlo anche le ambizioni del dg Pierluigi Spagoni (ad del gruppo Gazzetta di Parma).

Ma non tutto il male viene per nuocere, come dice il proverbio. Per uscire dal “rosso” Tv Parma è obbligata a investire e, dunque, presto ci saranno nuove assunzioni di giornalisti.

Andiamo per ordine.

Finanziamenti pubblici vitali per le tv locali

Il governo nel 2025 ha destinato 105,5 milioni di euro per le televisioni commerciali locali. Senza il finanziamento statale praticamente nessuna emittente televisiva territoriale sopravviverebbe. Le risorse economiche da raccolta pubblicitaria sono insufficienti per tenere in equilibrio i conti.

Per assegnare i contributi viene stilata ogni anno una graduatoria nazionale. La posizione in classifica è determinata da una serie di parametri oggettivi stabiliti dal DPR 146/2017: il personale in organico (i dipendenti: amministrativi, tecnici e, quotati maggiormente, i giornalisti e se sono professionisti è un plus); il rapporto tra ricavi e audience, basata su dati auditel; l’innovazione tecnologica. Quello che conta è il personale: vale i 2/3 del punteggio, mentre gli ascolti incidono per il 30%.

Il plafond è ripartito in due fasce: alla fascia A (le prime 100 tv in graduatoria) vengono assegnati 100,2 milioni, alla fascia B rimangono le briciole: 5,2 milioni per 45 emittenti. Questa ripartizione può essere considerata ingiusta ma, in un contesto di risorse definite, la ratio è di evitare l’assalto alla diligenza, con domande fittizie, e quindi “premiare” i più meritevoli, attribuendo un finanziamento significativo affinché 100 tv (in 100 città) possano svolgere al meglio il servizio di informazione locale. Questa è la teoria, sana, poi c’è la pratica e sappiamo che l’Italia è un paese di furbetti, ma questo è un altro discorso.

Un aspetto da non sottovalutare è che le domande per il contributo si compilano in febbraio, però la graduatoria esce a fine novembre e i conti per far quadrare i bilanci si fanno col Natale alle porte.

La graduatoria nazionale

L’emittente prima in classifica è la pugliese TeleNorba che riceve un bonifico ministeriale di 3 milioni 164mila euro. Seconda la sarda Videolina (2,692 milioni). A seguire Canale Italia, la napoletana Canale 21, Telelombardia e Antenna Tre Veneto.

La prima emiliana è TRC Modena, 25esima, che si porta a casa 1 milione 130mila euro, mentre TeleReggio è 44esima (889mila €).

La centesima è Ètv Marche di Rete7 srl e incassa 567mila €.

12TvParma in otto anni scende dalla posizione 49 alla 102

Come detto 12TvParma nel 2025 si è attestata al 102esimo posto, ottenendo un contributo di 211mila euro. Nel 2024 l’emittente della società Radio Tv Parma srl era 90esima e incamerò 583 mila euro. Il saldo negativo è di 372mila euro.

Da rilevare come nel 2018 12TvParma fosse 49esima in graduatoria. In otto anni la discesa di posizioni è stata progressiva fino alla débacle dell’anno scorso. La diminuzione nei punteggi di valutazione delle performance aziendali si riscontra sia nella voce personale (da 959 a 913 dell’indice Mimit), sia nell’audience (da 724 a 708).

Che la situazione fosse critica era noto. Come mai non si è intervenuti, rafforzando la voce del personale? La domanda è aperta.

Tracollo dei conti

Il fatturato di Radio Tv Parma srl nel 2024 è stato di 781.460 € con un utile di 35mila €. Salta subito agli occhi come il finanziamento pubblico valesse il 75% delle entrate. Il resto deriva da raccolta pubblicitaria e altre fonti. Va detto che il fatturato dell’emittente del gruppo Gazzetta di Parma è in costante calo negli ultimi anni, in parallelo con la discesa nella graduatoria delle tv commerciali.

Il buco di 372 mila euro nel contributo statale dovrebbe portare a un dimezzamento del fatturato nel 2025 e, stando alle fonti consultate dal cronista, a un “rosso” di circa 300mila euro. Un passivo che sarà ripianato non solo estinguendo le riserve ma dovendo anche intaccare il capitale sociale che è di 1 milione 200mila euro.

Potrebbe non essere finita qua. Il declassamento potrebbe riverberarsi anche nell’anno in corso, dato che la graduatoria del Mimit non si basa su un solo anno, ma pondera l’ultimo biennio e, dunque, anche una sterzata nel 2026 potrebbe non essere sufficiente per rientrare tra le 100 di fascia A.

L’obbligo di nuove assunzioni

Dato il contesto (ossia la garanzia governativa di una stabilità del finanziamento pubblico alle emittenti tv, che equivale a un’entrata certa e cospicua, se si rispettano determinati parametri) la scelta per gli amministratori di Radio Tv Parma srl è obbligata: assumere dipendenti per risalire la corrente delle posizioni in graduatoria e ri-ottenere un contributo large size. La strategia opposta, tagliare il personale per ridurre i costi, porterebbe inesorabilmente alla chiusura della tv, non essendo in grado di generare profitti autonomamente.

In questo caso (solo in questo? domanda pleonastica del cronista) il finanziamento pubblico stimola un comportamento virtuoso nella società privata: assumere.

Allo stato attuale i dipendenti di Radio Tv Parma sono 16 di cui 6 giornalisti (quattro a tempo pieno e due part-time). Le previsioni per rientrare nella fascia A del Mimit indicano la necessità dell’assunzione di 2 giornalisti a tempo pieno, di cui almeno 1 già con lo status (e lo stipendio) da professionista.

Data l’urgenza della situazione, nell’ultima decade di dicembre sono stati tenuti colloqui e provini; probabilmente entro fine gennaio vedremo almeno un volto nuovo nelle edizioni del tg diretto da Pietro Adrasto Ferraguti.

Le ambizioni e l’imbarazzo dell’ad

Ora, in una città abituata ad accalorarsi per la presenza o meno nella top ten delle varie classifiche nazionali, pensate cosa può significare essere 102esima in ambito televisivo. Potrebbe valere un dibattito… in una trasmissione tv. Non accadrà.

Tuttavia, stando alle fonti consultate dal cronista, l’imbarazzo (eufemismo) che si è originato per questo declassamento non è da poco. Tutti guardano al direttore generale di Radio Tv Parma, nonché amministratore delegato di Gazzetta di Parma srl, Pierluigi Spagoni.

Soprattutto perché Spagoni, fino a questo passo falso, era considerato in pole position per sostituire Cesare Azzali nella carica di direttore dell’Upi, Unione Parmense Industriali. Il contratto di Azzali, che ha 72 anni, è in scadenza a giugno e sembra proprio che questa volta non sarà confermato, andando in quiescenza. Dai numerosi colloqui, svolti dai vertici confindustriali per assegnare la poltrona di direttore a Palazzo Soragna, sembrava che il favorito a succedergli fosse il 43enne Spagoni. Fino all’incaglio della 102esima posizione di 12TvParma.

Va peraltro rimarcato che Spagoni non può essere considerato l’unico responsabile, in quanto la situazione di decrescita si trascinava da anni. I consigli d’amministrazione, sia di Radio Tv Parma sia del gruppo Gazzetta, erano a conoscenza dei numeri della graduatoria e la politica del “braccino corto” per la televisione era sostanzialmente avallata da tutti, in un quadro di informazione locale che non vede concorrenti.

Le tensioni tra soci

Radio Tv Parma srl non è di proprietà esclusiva dell’Upi, che la controlla tramite la finanziaria di Gazzetta di Parma (55%), ma vede come socio di minoranza (40%) TR Media, società editoriale di Coop Alleanza 3.0, entrata nel capitale di Radio Tv Parma in conseguenza degli accordi per l’assorbimento della defunta Teleducato nel 2018. Una residua quota del 5% è della famiglia Allodi.

TR Media possiede Trc Modena e TeleReggio (che veleggiano nella parte medio alta della graduatoria) e non è per nulla contenta della situazione creatasi a Parma. Si vedrà, in caso si dovesse procedere a una ricapitalizzazione, se la controllata delle Coop sarà disposta a sottoscrivere l’aumento di capitale o preferirà diluire la quota.

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2026/01/Screenshot-2026-01-02.png 1255 2284 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2026-01-02 11:59:192026-01-02 11:59:22Clamoroso declassamento di Tv Parma: 102esima in graduatoria nazionale

Il Teatro Due prova a ricomporre la frattura col pubblico

19 Dicembre 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Incontro carico di tensione. Dura posizione della Casa delle Donne assieme a molte compagnie teatrali.

Alle nove di sera, dopo due ore di confronto, scontro più che incontro, al Teatro Due l’aria è più pesante che mai. La distanza tra i vertici teatrali (cda e direttrice) e il pubblico anziché accorciarsi si è ampliata. È a quel punto che Simona Caselli (componente del cda e dal lungo cursus honorum nella cooperazione e in politica, a sinistra) interviene di “cuore” e salva la situazione in corner.

Con un “coup de théâtre» modifica la linea difensiva tenuta fino a quel momento dal cda di Fondazione Teatro Due: ammette che si sono sbagliate parole e atteggiamenti nel comunicato del 6 dicembre, quello in cui il cda ha annunciato il ricorso avverso la sentenza del tribunale del lavoro. Fa chiarezza finalmente su quanto è in gioco ora, ossia il futuro del Teatro Due. E prova a dire come se ne esce dalla vicenda delle molestie e violenze sessuali commesse dal regista “innominato” che ha visto la condanna in solido del teatro, per non aver vigilato.

Caselli parla in modo spiano, parla forse fin troppo e con linguaggio colorito, ma c’è un rapporto col pubblico da ricucire e sembra essere l’unica ad averlo compreso a fondo, concludendo dice «Almeno non andate via col bicchiere vuoto, ma mezzo pieno» ed è quella la sensazione, in effetti. Per riempire l’altra metà, servirà molto di più dell’empatia. E non è detto che gli uomini, e le donne, al vertice siano adatti per tutte le stagioni. Anzi, proprio questo è il messaggio venuto dalla platea: è ora di cambiare qualcosa, altrimenti rimarrete soli.

In queste righe proviamo a dare un sunto del clima e delle novità emerse in due ore intense, vibranti e glaciali.

Le scuse

L’incontro pubblico “per fare alcune riflessioni attorno a quanto si sta dibattendo in questi giorni su procedimenti giudiziari e sulla posizione di Teatro Due” gira col passaparola nelle chat. Si tiene nella sala grande, folta partecipazione ma le prime file rimangono vuote. Per due terzi è un pubblico femminile, intergenerazionale. I vertici del Teatro siedono sotto il palco, di fronte alla platea. (È notizia di stamane che è venuto a mancare Roberto Delsignore, esponente di lungo corso nel cda).

Apre Giacomo Giuntini (staff del teatro, responsabile ufficio regia) che legge la posizione ufficiale. Subito le scuse. «Il Teatro è vicino ed esprime solidarietà a tutte le vittime, a chi ha denunciato e chi ancora non l’ha fatto». Parole importanti ma che non distendono gli animi. Le scuse alle attrici che hanno denunciato molestie e violenze verranno pronunciate anche da direttrice e presidente. Inevitabili, dovute e però tardive.

Non sapevamo

«Tutti sapevano, si era sempre detto… No, io non sapevo» dichiara il presidente di Fondazione Teatro Due, Oberdan Forlenza. «Non sapevamo» hanno ribadito Giuntini e Paola Donati, la direttrice in carica da oltre vent’anni e in scadenza di contratto nel 2026. Anche Paolo Bocelli, socio fondatore della compagnia del Collettivo, intervenendo dal pubblico dirà «Mi autoaccuso, non avevo valutato bene certi atteggiamenti» del regista «ma non ero a conoscenza» di molestie e violenze.

Il “non sapevamo” è il terreno più scivoloso. È vero, nessuna denuncia è agli atti ma da quando è stata data evidenza pubblica alla sentenza le voci si rincorrono in città sul libertinaggio del regista, con aneddoti e circostanze. D’altronde nella prima sentenza, quella di luglio 2024, il giudice Moresco, mette in fila sette donne che testimoniano di aver subito molestie e violenze sessuali dal regista. Possibile che, seppur senza denunciare, tutte siano state zitte anche nel ristretto ambito teatrale? È su questo discrimine che si gioca la credibilità e la reputazione del Teatro Due e di chi ci lavora come Donati: «sono entrata in teatro nel 1981, avevo 19 anni, oggi ne ho 63». Donati ripercorre il suo percorso, leggendo da un foglio un discorso a volte criptico, riferendosi al regista dice «Non è solo un tradimento di valori, ma di una vita», poi prova ad allargare «in altri teatri europei ci sono vicende anche peggiori» illustrando il caso del Théatre du Soleil, e soffre parlando degli ultimi cinque anni , «due volte sono stata interrogata in tribunale», ribadisce «io non ho capito». Viene applaudita, Donati, da una parte della platea. Ma non creduta dalla parte che rimane silenziosa.

Dopo, rispondendo al pubblico, la direttrice dirà che è vero che il regista rimaneva in teatro fino a tarda notte, per le prove «ma non obbligava nessuna attrice a fermarsi». In questo passaggio Donati ignora l’abuso di potere esercitato dal regista: certo che non c’era obbligo formale, ma sostanziale sì. Nella sentenza si riporta che durante il corso di alta formazione il regista sbottò “se lo decido io tu non metti più piede in nessun teatro d’Italia“. Come fa una giovane attrice a sottrarsi alla richiesta di un regista affermato di fermarsi oltre l’orario, anche se rimani da sola con lui? È questo lo scollamento palese che il pubblico “sente” verso la direzione.

Teatri contro il Due

La battaglia per far luce su quanto accaduto e chiedere un cambiamento se la è intestata la Casa delle Donne. «Qualcuno si chiedeva dove fossero le femministe? Eccoci» dice Terry Portesani, portavoce che si alza dal pubblico e legge la posizione del movimento di protesta (potete leggerla qui integralmente) «perché pretendiamo che il cda del teatro si assuma la responsabilità di quanto accaduto al suo interno, senza cercare di modificare una realtà cristallizzata dalle sentenze, senza autoassolversi e agisca di conseguenza a partire dalle dimissioni della direzione». Al di là delle dichiarazioni contano, più che mai, le numerose firme in calce alla dichiarazione dove oltre a Casa delle Donne e Centro Antiviolenza e altre associazioni spiccano i nomi di compagnie e teatri locali: Festina Lente, Giolli, Lenz Fondazione, Loft, Micro Macro, Progetti&Teatro, Teatro del Cerchio, Teatro Necessario, ZonaFranca.

È il segno tangibile della frattura tra il Teatro Due e il territorio. In sala ad ascoltare ci sono anche i politici, i consiglieri comunali Priamo Bocchi (FDI) e Serena Brandini (Azione), poi faranno capolino anche il sindaco Michele Guerra e il vicesindaco Lorenzo Lavagetto. Si intrattengono un po’, derogando dal consiglio comunale in corso, in cui si discute il bilancio.

La guerra di date

Dopo qualche intervento dal pubblico, tra cui Bocelli che invita a “finirla qui” ritirando il ricorso, per poter andare avanti, prende la parola il presidente Forlenza (in cda dal 2016, riconfermato presidente il 4 agosto 2021, è magistrato al Consiglio di Stato) e ripercorre i fatti insistendo molto sul fatto che il 16 luglio 2021, due giorni dopo aver ricevuto la segnalazione dall’ avvocata dell’associazione Amleta, fu «il sottoscritto» a denunciare in Procura la situazione. Nello stesso giorno «si chiedono e ottengono le dimissioni di quella persona» e si interrompe ogni rapporto. «Arriva poi una lettera del suo avvocato che nega e dice che erano tutte calunnie. Avremmo potuto aspettare le sentenze, chi avrebbe potuto contestare il cda per una posizione di attesa? Interrompere i rapporti significava accettare il rischio di essere screditati, ma noi abbiamo creduto alle vittime». «Nessun perdono per chi fa questi atti» sottolinea Forlenza. La Casa delle Donne peraltro rimarca che la posizione del Teatro Due era in qualche modo dovuta, di fronte a una diffida, seguente alla prima denuncia in Procura depositata nel marzo 2021 da Amleta. Nel dibattito si è proseguito a dar spazio alle date dei vari passaggi, in modo anche un po’ stucchevole, guardando al passato.

Il ricorso

Quel che conta ora, e che stride per l’opinione pubblica, è il ricorso fatto dal Teatro avverso la sentenza. “Per quale motivo?” domanda una signora dal pubblico dando voce a tutt*. «La sentenza dice che è la persona autore dell’illecito. Il Teatro, ai sensi dell’articolo 2087, avrebbe dovuto vigilare e predisporre le cautele necessarie. Non siamo d’accordo su questo punto, la non predisposizione delle cautele» taglia corto Forlenza, senza spiegare i motivi del dissenso, lasciando arguire che loro avevano fatto tutto il possibile.

I danni

Il dibattito si infiamma, va avanti a botte e risposte. Dal pubblico si ricorda che gli attuali frequentanti il corso di alta formazione “Casa degli artisti” sono entrati in sciopero; molte persone sono sconcertate dal tono delle risposte, oltre che dalle argomentazioni. Elisabetta Salvini, presidente della Casa delle Donne condenserà in una frase il risentimento: «Noi vogliamo bene a questo teatro e vogliamo tornarci, ma perché non avete detto niente finora? Serve un’assunzione di responsabilità».

In qualche modo le dà ragione Simona Caselli «Sono d’accordo è un’occasione in parte perduta, ma rifaremo gli incontri. Anche questo è servito e dobbiamo rielaborare». Nel merito: «Io sono furiosa per il tradimento del regista, che artisticamente stimavo. Per me è stato uno shock totale. Sono io che ho sostituito l’innominato nel consiglio d’amministrazione». En passant Caselli ricorda che la carica è onorifica, non retribuita. «Potevo rifiutarmi ma ho deciso di entrare perché nel 2021 da poco avevamo perso Gigi Dall’Aglio, per il covid» e con la cacciata del regista «perdevamo un altro pilastro artistico» un doppio colpo durissimo «ma sono entrata perché questo teatro ha scelto da che parte stare, ha creduto alle donne», le attrici vittime, mentre «arrivavano lettere dagli avvocati che minacciavano azioni di responsabilità» per aver dimissionato il regista.

«In quel momento il teatro rischiava di morire» dice appassionata Caselli e tuttora il futuro è a rischio, perché «dipendiamo dai finanziamenti pubblici» e questa vicenda complica maledettamente le cose. Senza contare «il danno esagerato, in termini di milioni, che subiamo per non poter più utilizzare il repertorio di quella persona».

Caselli è inviperita: «Lui scampa il penale (in divers* hanno sottolineato che per questi reati il termine di querela sia limitato a un anno, e andrebbe modificato, ndr) ma non può farla franca così. Ha provocato un danno morale e di immagine enorme. Lui si è dichiarato nullatenente ma noi siamo obbligati a rivalerci su di lui e lo faremo». «In questi quattro anni il Teatro ha funzionato, ora si tratta di ricostruire la fiducia con la città».

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_8258-scaled.jpg 1247 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-12-19 13:09:372025-12-19 17:23:47Il Teatro Due prova a ricomporre la frattura col pubblico

Cosa stride della posizione del Teatro Due a confronto con la sentenza del Tribunale del lavoro

13 Dicembre 2025/0 Commenti/in News/da redazione

Sabato scorso la Fondazione Teatro Due ha emesso un comunicato stampa in merito alla sentenza di condanna, in solido col regista reo di molestie e violenze sessuali su due attrici, emessa dal Tribunale del Lavoro di Parma. In questo comunicato i vertici del Teatro Due rigettano le motivazioni di condanna e annunciano ricorso in appello. Tuttavia, sia nell’immediatezza (come già scritto da Parma Parallela, il comunicato è stato diffuso mentre era in corso l’iniziativa “Rompere il silenzio” alla Casa delle Donne facendo calare il gelo sui presenti) sia ad una attenta rilettura sono emerse delle forti perplessità.

Abbiamo così esercitato una parafrasi critica, confrontando il testo del comunicato del Teatro Due con la sentenza e con l’attinenza a date e fatti. Si tratta di un’analisi critica giornalistica, senza nessuna pretesa di sostituirsi alla magistratura, svolta al servizio di lettrici e lettori per dare elementi di discernimento di una vicenda che continua a far discutere in città. Non entriamo nel balletto di “dimissioni sì, dimissioni no” della direttrice del Teatro Due, Paola Donati. Al proposito esprimiamo il massimo garantismo, tuttavia va rimarcato che sono già tre le sentenze di condanna della direzione del teatro, le prime due passate in giudicato; sulla terza, che ordina il risarcimento alle vittime, ci sarà l’appello.

Si consiglia la lettura dal desktop del pc.


Parafrasi del comunicato di Fondazione Teatro Due

Comunicato stampa Fondazione Teatro DueSentenza del Tribunale del Lavoro
(estrapoliamo stralci delle sentenze in relazione alle contestazioni mosse dal Teatro)
Annotazioni giornalistiche
redazione Parma Parallela

Fondazione Teatro Due appella la sentenza del Tribunale del Lavoro di Parma.
Il regista ha agito di nascosto, fuori dai luoghi del Teatro e la prima denuncia in Procura è stata quella della Fondazione. Il CdA conferma piena fiducia a lavoratrici, lavoratori e direzione

Le sentenze a riguardo della vicenda delle molestie e violenza sessuale commesse dal regista sono già tre.
Una sentenza di primo grado, su ricorso della consigliera di parità della Regione Emilia-Romagna, del 25 giugno 2024 (Tribunale di Parma, sottosezione Lavoro, giudice Moresco) e una della Corte d’ Appello di Bologna del 28 febbraio 2025. Entrambe di condanna del Teatro Due, e passate in giudicato.
La terza sentenza, sempre per gli stessi fatti ma con ricorso presentato dalle vittime, è del 24 settembre 2025. Tutte le sentenze condannano il regista e il teatro.

Nessuna solidarietà viene espressa dal CdA della Fondazione Teatro Due verso le due attrici Ombrato e Stecchetti, vittime delle molestie e delle violenze del regista, a prescindere che siano avvenute anche in teatro, come denunciato dalle stesse e riconosciuto nelle sentenze.

Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro Due, riunitosi venerdì 5 dicembre, ha preso atto della discussione che si sta articolando attorno alla sentenza non definitiva del Tribunale del Lavoro che ha interessato un regista da anni ormai esterno all’organizzazione e la Fondazione stessa.

Benché la sentenza sia del 24 settembre e la conferenza stampa delle associazioni D-Differenza Donna e Amleta sia del 24 novembre, il Cda ritiene di riunirsi solo il 5 dicembre per discutere della vicenda.
Curiosa coincidenza il comunicato stampa esce il giorno dopo, nel corso di svolgimento dell’iniziativa “Rompere il silenzio” della Casa delle Donne alla presenza delle attrici Ombrato e Stecchetti. Forse per depotenziarne gli effetti mediatici?

Il CdA ha rilevato che l’interpretazione degli aspetti fattuali della sentenza – sulla quale ha finora tenuto il riserbo in esecuzione dell’ordine del Giudice, ma divulgata da altri – proposta negli ultimi giorni presenta importanti lacune. A tutela della buona reputazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Teatro, della direzione e della governance, il CdA ha ritenuto di assumere una posizione ufficiale e pubblica con la quale chiarire diversi aspetti e così indurre a riflettere ed evitare letture strumentali e fuorvianti in riferimento alle questioni che riguardano il Teatro.

Il Tribunale di Parma – Sezione Lavoro, in persona del Giudice dott.ssa Ilaria Zampieri,
definitivamente pronunciando nella causa in epigrafe indicata, disattesa o assorbita ogni
contraria istanza, eccezione e difesa, così provvede:
1. Accerta e dichiara la responsabilità civile (dei convenuti) per le condotte illecite (molestie di contenuto sessuale) poste in essere ai
danni di (prima vittima). 2. Accerta e dichiara la responsabilità civile (dei convenuti) per le condotte illecite (violenze sessuali e private e molestie di contenuto
sessuale) poste in essere ai danni di (seconda vittima).
3. Condanna in solido tra loro al pagamento (…)

Innanzitutto, si respingono integralmente le accuse di connivenza rispetto ai comportamenti violenti del soggetto. Alla luce di quanto risulta dalla sentenza, il regista si è reso responsabile di comportamenti gravi, inaccettabili e contrari ai valori cui si ispira l’impegno della Fondazione. Pertanto, è deprecabile che una questione così importante come quella della lotta alle discriminazioni e alla violenza di genere, che è centrale per la Fondazione fin dalla sua creazione, si sia trasformata in un attacco politico e mediatico.
In questo contesto, il CdA è solidale e conferma piena fiducia alle lavoratrici e ai lavoratori del Teatro e alla sua direzione.

2.4.2 Parimenti responsabile per i gravi fatti dei quali si è dato conto, sia pur per un titolo differente, è la convenuta, la quale ha omesso di vigilare, e, dunque, di apprestare le misure necessarie al fine di scongiurare la realizzazione, da parte di un soggetto in posizione apicale nell’organizzazione della medesima – quale regista, docente e consigliere di amministrazione – di tali, reiterate e sistematiche, condotte, apertamente discriminatorie nei confronti delle aspiranti attrici e registe di sesso femminile.
Non risultano, invero, decisive le argomentazioni difensive svolte, sul punto, dalla convenuta e dirette a dimostrare l’assenza di consapevolezza, in capo ai vertici della in ordine alla situazione venutasi a creare;
…
come questo Giudice ritiene, l’illecito debba essere addebitato all’Ente, quale titolare di una posizione di garanzia, a titolo di responsabilità (individuale) omissiva impropria, non può revocarsi in dubbio che la stessa sia, parimenti all’autore dell’illecito, dal momento che, come noto, “non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.

Si ritiene inoltre doveroso e necessario chiarire alcuni passaggi fondamentali che non sono ancora emersi, benché desumibili dalla sentenza, ma che possono contribuire alla piena ricostruzione della vicenda.
1) Anche sulla scorta di quanto emerso in giudizio, è accertato che la Fondazione mai è stata resa edotta di alcuna criticità; nemmeno ha avuto anche solo avvisaglie di fatti idonei per costituire “campanelli di allarme”.
Analogalmente a quanto concluso dall’intestato Tribunale all’esito della controversia
intentata dalla Consigliera Regionale per la Parità, ritiene questo giudice che, nella
fattispecie in controversia, siano emersi plurimi elementi suscettibili di attestare la
conoscibilità di tali avvenimenti
in capo alla convenuta.
Anzitutto, era noto il sistematico utilizzo, da parte del (regista) degli spazi del teatro oltre i tempi di sua ordinaria apertura e frequentazione.
La stessa direttrice del Teatro convenuto, ha riferito, invero, di essere a conoscenza dei ritardi di nell’iniziare il corso e, dunque, della necessità di recuperare tali ritardi, mediante, appunto, la prosecuzione delle lezioni oltre l’orario curriculare.
L’anomalia della circostanza – in quanto reiterata e sistematica – avrebbe imposto ai vertici dell’Ente di approfondire le ragioni di tali ritardi quantomeno al solo di fine di sollecitare il al rispetto degli orari prefissati, e, dunque, di attivare, per esempio, informali consultazioni anche con gli allievi del corso.
L’assenza di una sufficiente attenzione per le dinamiche emerse è, altresì, attestata da
alcuni episodi riferiti dai testimoni escussi in corso di causa.

La Fondazione è stata condannata: l’assenza di “campanelli d’allarme” che il regista tenesse questi comportamenti, aggrava la responsabilità, e suona stonata alla luce delle tante testimonianze raccolte dal giudice.

La direzione e i vertici sono condannabili per due motivi:
1. Se non sapevano significa che non avevano il controllo, quindi erano inadeguati nello svolgere il loro ruolo di controllo.

Inoltre, come scritto nel paragrafo successivo del comunicato della Fondazione,
2. avere “immediatamente interrotto qualsiasi rapporto con il regista” senza fare indagini interne o provare a capire se la segnalazione fosse del tutto veritiera, vuol dire che sapevano o perlomeno sospettavano fortemente che il regista era indifendibile. Avrebbero potuto metterlo in “aspettativa” in attesa di ulteriori indagini e, invece, interrompere qualsiasi rapporto, sembra essere un segnale della conoscenza della veridicità incontrovertibile della gravità degli atti.

2) la Fondazione ha ricevuto, il 14 luglio 2021, una pec dai legali dello studio “Lavoro Vivo” ed indirizzata anche a molte Autorità pubbliche e alla Consigliera regionale di parità, in cui veniva riferito che l’associazione era in possesso di testimonianze concernenti condotte del regista e si richiedeva un “intervento urgentissimo”. Nonostante la comunicazione non menzionasse alcuna attrice o corsista, rendendo, così, impossibile ogni approfondimento di sorta, la Fondazione
si è immediatamente attivata, rivolgendosi, il 16 luglio 2021, prima di altri, alla Procura della Repubblica ed interrompendo, altrettanto immediatamente, qualsiasi rapporto col regista.
(La precedente descrizione di questo specchietto era errata, alla luce dell’incontro pubblico del 18 dicembre in Teatro Due la correggiamo e riformuliamo):
A quanto appreso la prima denuncia alla Procura di Parma è depositata nel marzo 2021 dall’associazione Amleta. Il 14 luglio gli avvocati diffidano il Teatro Due che dunque riunisce d’urgenza il cda, prende atto della situazione e il presidente Forlenza si reca personalmente in procura a denunciare.
Le denunce penali non hanno esito poiché per questa tipologia di reato si deve denunciare entro un anno dal fatto.
3) Nel giudizio successivamente istaurato dalle due corsiste, la Fondazione, convenuta insieme col regista, ha, a propria volta, agito nei confronti di quest’ultimo.
Un atto rimarchevole, peraltro dovuto.
4) La pronuncia resa dal Tribunale imputa, alla Fondazione, nella sostanza, di non aver adottato comportamenti proattivi sul piano della tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro, sebbene si trattasse di intercettare condotte avvenute in contesti esterni ed estranei al teatro.Una testimone, lavoratrice in Teatro: “Preciso
che non mi hanno mai detto niente ma la Sig. mi ha scritto una mail dopo la fine del corso dicendomi che doveva riferirmi una cosa molto importante che era successa. lo mi sono offerta di ascoltarla chiedendole di posticipare poiché era un periodo di lavoro intenso ma lei non mi ha più riferito nulla”. Per quanto la teste precisi che la segnalazione fosse successiva al corso, la mancata attivazione, a fronte della predetta segnalazione costituisce quindi la conferma – ancorché non il fondamento – dell’imputabilità soggettiva delle discriminazioni al teatro, denotando la completa mancanza di sensibilizzazione alla tematica che qui rileva;
…
Dalle dichiarazioni rese dalle testimoni escusse, sono, infine, emersi veri e propri episodi
di violenza sessuale, essendo emerso che il regista, per un verso, nel contesto delle prove
teatrali, assumeva atteggiamenti costrittivi e violenti nei confronti delle corsiste, obbligandole a toccare o farsi toccare le parti intime, e, per altro verso, che lo stesso con atteggiamenti manipolatori e approfittando della posizione di asimmetria nella relazione
con le corsiste nonché dell’ammirazione di cui il medesimo nutriva presso le stesse in ragione della sua fama di grande regista, convinceva le giovani attrici a seguirlo presso la sua abitazione con la scusa di voler provare monologhi e scene teatrali, per poi costringerle ad avere rapporti sessuali non consensuali con lui.

Già prima di questa sentenza, il Teatro ha portato a compimento un piano per migliorare e affinare ulteriormente il sistema interno di tutela antidiscriminatoria, ciò sebbene appositi controlli dell’Ispettorato del lavoro avessero evidenziato l’inesistenza di criticità in tale ambito prima dell’implementazione del piano stesso. Attualmente, il Teatro possiede un sistema di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori nei luoghi di lavoro tra i più efficaci e completi del settore. Il Teatro, infatti, da sempre è schierato contro ogni discriminazione e non è un caso la significativa presenza di donne nel management e nello staff, in numero di gran lunga superiore alla media italiana. La Fondazione condanna ogni forma di violenza, molestia e discriminazione di genere e conferma il suo impegno incondizionato a tutela delle proprie lavoratrici, dei propri lavoratori e di ogni persona che partecipi alle sue proposte formative e artistiche.
Nella prima sentenza, giugno 2024, il giudice ordinava:
– adozione di un codice di condotta che affermi che la violenza e le molestie non saranno tollerate e che contenga informazioni sulle
procedure di denuncia e di indagine;
– istituzione di programmi di formazione rivolti a tutti gli operatori/operatrici, funzionali alla prevenzione della violenza e delle molestie, che prevedano obiettivi misurabili;
– aggiornamento del DVR e /o comunque previsione in apposita sezione del DVR di misure di prevenzione e sicurezza sul tema delle molestie e molestie sessuali;
– previsione di misure a protezione delle vittime, testimoni e informatori contro la vittimizzazione e le ritorsioni, in particolare con istituzione di canali di segnalazione, con modalità sicure e riservate, di casi di molestie e violenze durante le prove degli spettacoli;
(e altri punti ancora, ndr)

Anche in ragione di queste considerazioni,
la Fondazione ha già deliberato di proporre appello avverso la sentenza del Tribunale del Lavoro, nelle statuizioni che riguardano la sua posizione, ed ha, al contempo, avviato le iniziative necessarie per rivalersi nei confronti del regista, anche per i danni morali e materiali causati al Teatro e a chi appartiene alla sua organizzazione.
La giudice condanna regista e Fondazione in solido tra loro al pagamento in favore della prima attrice vittima 24.571,88 euro e della seconda attrice vittima 82.057,32 euro
a titolo di risarcimento dei danni non patrimoniali subiti, oltre agli interessi legali e una parte delle spese di lite.
Il ricorso in appello è di prassi. Significativa, per quanto dovuta, l’azione di rivalsa nei confronti del regista.
Va segnalata l’eventualità che il regista non possa saldare, in tutto o in parte il risarcimento di oltre 110mila euro; in tal caso sarebbe a carico della Fondazione Teatro Due.
https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/12/IMG_8212-scaled.jpeg 1697 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-12-13 11:40:252025-12-19 17:37:49Cosa stride della posizione del Teatro Due a confronto con la sentenza del Tribunale del lavoro

Il rincaro delle mense scolastiche è un boccone indigesto

10 Dicembre 2025/1 Commento/in News/da redazione

Le proteste dei genitori dell’Albertelli Zerbini Newton, una mozione della consigliera Ubaldi per revocare l’aumento e le risposte dell’assessora Bonetti

Il rincaro delle mense scolastiche è un boccone indigesto per diverse famiglie. A dar voce alle proteste sono stati in specifico i rappresentanti di classe della scuola primaria Albertelli – Zerbini – Newton, con capofila dei firmatari il rappresentante Francesco Petrarca. In una lettera indirizzata al sindaco Michele Guerra, all’assessora ai servizi educativi Caterina Bonetti e alla stampa, i rappresentanti di classe fanno i conti degli aumenti e chiedono esplicitamente alla giunta di tornare sui propri passi.

In questo articolo diamo conto, in sintesi, della posizione dei genitori dell’Albertelli Zerbini Newton, sostenuta anche dalla consigliera comunale Federica Ubaldi (ChiAmaParma), e della risposta dell’assessora Bonetti. Le dichiarazioni complete le trovate scaricabili in fondo. (La foto di apertura è di repertorio e tratta dal sito pexels e non riguarda Parma).

Mostriamo prima di tutto la tabella con le tariffe della ristorazione scolastica, prima e dopo gli aumenti (le cifre sono state verificate al centesimo da Parma Parallela). Va precisato che in questi anni gli aumenti di costo della materia prima e del servizio, presentati dal gestore delle mense, sono stati “coperti” con risorse dal bilancio comunale. Il Comune di Parma ha operato gli aumenti in occasione della delibera che approvava l’affidamento delle mense in project financing (ne avevamo scritto qui).

Nella loro lettera i genitori protestano fondamentalmente su due aspetti: il rincaro di per sé e le tempistiche.

“Il provvedimento – scrivono – è stato deliberato in data 09/09/2025 pertanto postumo al bando di ristorazione scolastica per il 2025/26. Tale scelta NON  ha permesso pertanto alle famiglie di poter decidere se accettare o meno il rincaro. L’incremento ISTAT è presente nelle casse del Comune come in quelle delle Famiglie. Far subire un inaspettato aumento, in modo unilaterale, non è di certo una politica a tutela delle famiglie e dei cittadini”.

“Se a una famiglia di medio reddito aumenta di 200 euro l’anno la spesa mensa e gli stipendi restano uguali, viene da sé che maggiore sarà la fatica di rispondere ai fabbisogni primari essenziali di un bambino. Chiediamo pertanto delucidazioni su come è stata scelta la data dell’applicazione di questo aumento” scrivono i rappresentanti di classe esplicitando la richiesta “che tale aumento venga fatto quantomeno slittare all’A.S. 26/27, al fine di permettere a tutte le famiglie una corretta programmazione delle spese fisse da fronteggiare e che le stesse possano liberamente decidere, come previsto, di NON usufruire più dei servizi di ristorazione scolastica qualora lo ritenessero opportuno, se le condizioni non dovessero mutare”.

La posizione dei genitori della Albertelli Zerbini Newton è sostenuta da Federica Ubaldi di Civiltà Parmigiana, nonché promotrice di ChiAmaParma, che in occasione del bilancio comunale di prossima discussione ha presentato in conferenza stampa 11 mozioni su welfare e famiglia, la prima delle quali proprio per chiedere la revoca dell’aumento delle tariffe scolastiche e una revisione complessiva del provvedimento. A introdurre questa mozione ha pensato Giusy Rubano di Civiltà Parmigiana: “L’aumento di 200 euro annui colpisce anche le famiglie con Isee medio-basso, è un incremento sproporzionato e la gran parte delle famiglie lo ha appreso solo con le comunicazioni delle scuole a novembre”. “Chiediamo che si faccia un passo indietro – ha spiegato Ubaldi – e si rinvii al prossimo anno scolastico l’aumento, che deve avvenire in modo graduale. E prima ci sia una discussione vera”. Con la possibilità, aggiunge la consigliera, di integrare l’Isee con il Fattore Famiglia, un indicatore che tiene conto del numero di componenti familiari e del loro grado di fragilità. Anche questo Fattore Famiglia è presentato tramite una mozione. Tra le altre proposte che saranno presentate al consiglio comunale da Civiltà Parmigiana vi è un bonus integrativo alle famiglie per il primo anno di vita di un neonato; l’istituzione di un Garante dei diritti per persone con disabilità; tariffe calmierate per case protette per anziani non convenzionate; un Garante per il diritto alla salute.

Abbiamo interpellato l’assessora Caterina Bonetti sulla questione del rincaro mense. La sua risposta precisa innanzitutto che “A Parma le famiglie con i redditi più bassi continueranno a beneficiare di tariffe tra le più accessibili della regione, con esenzioni e agevolazioni confermate. La quota minima (escluso chi esente) passerà da 2,30 a 2,46 euro a pasto, mentre quella medio bassa da 4,12 a 4,61: un aggiornamento necessario dato che le tariffe erano ferme da oltre 12 anni, ma contenuto, e soprattutto equo. Parma si colloca, anche con questo adeguamento tariffario, in linea con gli altri comuni capoluogo della nostra Regione”.

L’assessora illustra paragoni con Reggio Emilia (che con Isee sopra 8.300 € ha una tariffa flat di 6,76 € a pasto), Modena, Piacenza, e Rimini che vedono tariffe più alte per le fasce Isee basse ed intermedie (per il dettaglio vedere il pdf in fondo).

Bonetti si sofferma sulle differenziazioni di Isee per spiegare la ratio degli aumenti: “I cambiamenti che abbiamo previsto manterranno gli sconti per fratelli, così come le esenzioni per famiglie in difficoltà. Ricordiamo che, sempre sulla base dei dati dello scorso anno scolastico, il nostro servizio ristorazione rispecchia quello spaccato di “città a due velocità” già noto da statistiche nazionali. Abbiamo infatti un 12,72% di famiglie fra esenti e sotto i 6.300 di Isee, un 29,16% di famiglie con Isee dai 6.300 ai 15.000, mentre il 57,91% delle famiglie si colloca fra i 15.000 e chi supera i 26.000 (35,74%. sopra i 26.000)” e per questi motivi sono state create tre fasce intermedie fra i 15.000 e gli oltre 26.000 di Isee.

“Siamo consapevoli – conclude Bonetti – che ogni aumento impatta sul bilancio delle famiglie e, per questo, abbiamo cercato di differenziare al massimo gli aumenti, che purtroppo però erano necessari, come detto, per il mantenimento della qualità di servizio. Pensiamo sia più equo avere una tariffa alta che si applica a una platea di persone effettivamente a Isee alto e delle fasce medie più basse. Progressività nella contribuzione: pensiamo sia una cosa di sinistra”.

Per approfondire:

Lettera dei rappresentanti di classe delle scuole primarie Albertelli Zerbini Newton

Mozione revoca tariffe e mozione Fattore Famiglia della consigliera comunale Federica Ubaldi (Civiltà Parmigiana).

Risposta dell’assessora comunale ai servizi educativi, Caterina Bonetti

Francesco Dradi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/12/pexels-yankrukov-8617514-scaled.jpg 1707 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-12-10 23:01:332025-12-10 23:01:36Il rincaro delle mense scolastiche è un boccone indigesto

La vergogna cambia lato: il MeToo che scuote il teatro italiano a partire dal Teatro Due

7 Dicembre 2025/1 Commento/in News/da redazione

Ieri, 6 dicembre, in una Casa delle Donne gremita fino al marciapiede di Via Melloni, crediamo e speriamo di essere stati testimoni di un momento di quelli che segnano un prima e un dopo. Un momento in cui finalmente si fa rumore, perché come dice Elisabetta Salvini, presidente della Casa delle Donne, nel suo intervento di apertura dell’incontro “Rompere il silenzio”: occorre scuotere una città silente e addormentata, perché “il femminismo educato è capitolazione”.

In questi giorni si sta scatenando un “me too” i cui effetti sono destinati a superare i confini di Parma per coinvolgere e sconvolgere l’ambiente del teatro italiano. Come dice Gisèle Pelicot (la donna francese per anni narcotizzata dal marito e fatta stuprare da sconosciuti) evocata da Cinzia Spanò dell’associazione Amleta, finalmente la vergogna cambia lato.

Le attrici vittime, Federica Ombrato e Veronica Stecchetti, escono allo scoperto con i propri corpi, le facce e le voci provate e tremanti, quanto fiere e determinate: il predatore, il “Re”, finora si è nascosto dietro un anonimato di pulcinella imposto dalla sentenza di un tribunale. (Leggi il nostro editoriale).

Un’imposizione contro la quale le associazioni femministe stanno valutando un ricorso, ritenendo che un provvedimento del genere perpetui e consolidi il potere dei responsabili. L’anonimato in teoria dovrebbe riguardare anche il teatro ma con il comunicato stampa rilasciato in contemporanea all’incontro, e letto pubblicamente suscitando incredulità e sdegno, toglie almeno questo velo: si tratta del Teatro Due. Il comunicato lo trovate a questo link.

I fatti

La vicenda, ben sintetizzata dall’avvocata Chiara Colasurdo di Differenza Donna, riguarda un’interminabile serie di abusi sessuali conditi da vessazioni, umiliazioni e minacce ad opera del famoso regista, iniziata almeno del 1998 a danno di giovani attrici che lavoravano sotto la sua direzione. Dopo decenni in cui pare che tutti nell’ambiente sapessero senza che nessuno volesse o potesse intervenire, due attrici, allieve nel 2019 di un corso di alta formazione tenuto dal teatro stesso, hanno trovato il coraggio di denunciare molestie e violenze sessuali subìte, affrontando anni di calvario personale, famigliare e legale. E adesso altre vittime si stanno facendo avanti.

Con il supporto di una rete di associazioni, tra le quali Amleta e Differenza Donna e della Consigliera di parità della Regione Emilia Romagna Sonia Alvisi, si è finalmente arrivati alla sentenza del Giudice del Lavoro. Una sentenza storica, che non solo riconosce gli abusi, ma condanna il Teatro Due a risarcire le vittime in quanto complice del predatore seriale, per non avere fatto quanto in suo potere al fine di prevenire o interrompere le violenze, delle quali la direzione non poteva non essere a conoscenza.

Il regista non collabora più da tempo con il teatro, ma il suo allontanamento è avvenuto solo dopo che la macchina giudiziaria si era messa in moto, erano arrivate denunce e diffide e non era più possibile fare finta di niente.

In aggiunta, il Tribunale ha imposto al Teatro una serie di interventi organizzativi e formativi per prevenire il ripetersi di situazioni di abuso, interventi che ad oggi risulta siano stati effettivamente attuati.

Le sentenze possono essere scaricate dal sito della Casa delle Donne a questi link

Corte d’Appello del Tribunale di Bologna, sezione Lavoro, Sentenza n. 46 del 02/02/2025

Tribunale di Parma, sezione Lavoro, Sentenza n. 474/2025 del 20/09/2025

Perché non c’è stata denuncia penale?

Questa è stata una delle prime domande giunte dal pubblico, alla quale l’avvocata Colasurdo ha risposto con chiarezza: la legge prevede che i reati di violenza sessuale debbano essere denunciati entro un anno dai fatti, mentre le vittime hanno trovato il coraggio di farsi avanti solo più tardi e la Procura, pur riconoscendo la credibilità del loro racconto, non ha potuto dare seguito alla denuncia.

E adesso?

Una parte rilevante della discussione, anche a seguito dell’intervento del presidente del Consiglio Comunale, Michele Alinovi, ha riguardato il futuro del Teatro Due e dei suoi vertici. Sicuramente la sentenza infligge un colpo durissimo, considerando esplicitamente la direzione corresponsabile degli abusi per avere omesso di vigilare e intervenire, non potendo non essere a conoscenza di quanto stava avvenendo. Appare evidente che il Comune di Parma e la Regione Emilia Romagna, che finanziano il Teatro Due con fondi pubblici, non potranno che esprimersi con decisione, ed è lecito aspettarsi cambiamenti considerevoli nella governance del teatro. Se nulla dovesse accadere qualcuno evoca anche il boicottaggio del teatro, qualcun altro presidi in occasione degli spettacoli.

Quello che è certo è che dopo la giornata di ieri nessuno potrà più fare finta di nulla, la nebbia dell’omertà e dell’indifferenza è stata spazzata via.

Rolando Cervi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/12/Image-2025-12-06_1.jpeg 1152 2048 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-12-07 12:42:502025-12-07 12:42:52La vergogna cambia lato: il MeToo che scuote il teatro italiano a partire dal Teatro Due
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Parma Parallela

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