Due anni e mezzo di Giunta Guerra


Un bilancio alla luce del sole (senza dimenticare il ventilatore)

Se qualcuno aveva ancora dubbi su quanto la politica possa essere un tema caldo, la presentazione del bilancio di metà mandato della giunta Guerra li ha dissolti. Non tanto per il calore degli animi — sempre sotto controllo — quanto per quello, ben più letterale, che ha trasformato il Wopa in una serra tropicale, e il generatore a gasolio per garantire corrente elettrica a microfoni e proiettore è la rappresentazione plastica del perché aumentino le temperature.

Due mezze giornate in cui Sindaco e Assessori si sono alternati sul palco per raccontare la Parma di oggi e, ovviamente, quella di domani. Il tutto sotto lo sventolio continuo di ventagli (le signore più sagge) e di fogli improvvisati (i meno previdenti), con il ventilatorino portatile del vicesindaco Lorenzo Lavagetto diventato oggetto di desiderio tra i suoi colleghi.

L’atmosfera è discreta, si vuole far trasparire la soddisfazione per il lavoro svolto ma senza cercare l’”effetto WOW”: il leitmotiv ripetuto da sindaco e assessori con apprezzabile understatement è “non siamo qui per autocelebrarci, sappiamo che potremmo fare di più, ma ci impegniamo tantissimo per dare il massimo alla città”.

Il sindaco Michele Guerra viaggia con il pilota automatico del suo stile comunicativo sobrio e rassicurante, a tratti bonariamente ironico. Sempre abile nel parlare a lungo dicendo poco, si tiene alla larga dagli argomenti scomodi (ad esempio l’aeroporto Verdi, per citare uno dei grandi assenti dall’evento). Nessuna primadonna in scena: la squadra si presenta collaborativa e coesa, per lo più senza calze (tendenza trasversale che va da Gianluca Borghi, sempre il più glamour nel suo outfit total dark, a Ettore Brianti, più rustico nello stile ma ugualmente sbarazzino alla caviglia).

A onor del vero, qualche primadonna in platea c’è, ma più per farsi vedere che per ascoltare, lo si capisce dal fatto che dopo un’oretta al massimo quasi tutti i VIP o presunti tali guadagnano l’uscita alla chetichella. Per il resto, circa un centinaio di persone il primo giorno, un po’ meno il secondo, in larga parte rappresentanze di categoria, associazionismo, cooperazione, ordini professionali, politica locale (da segnalare la sola Laura Cavandoli tra i leader dell’opposizione in Consiglio). I “semplici cittadini” sono una rarità quasi esotica (anche perché alle 4 del venerdì pomeriggio la gente ancora lavora, o è già partita per il week-end mare o monti), un po’ come i giovani, evocati in ogni intervento e quasi del tutto assenti in carne ed ossa, a parte una manciata di esemplari da tutelare come panda giganti.

Sul palco sfilano gli assessori, ognuno con il proprio pacchetto di slide non sempre governato con disinvoltura con il telecomando, evidentemente non c’è stato tempo per fare le prove.

Tra le parole più usate spiccano “partecipazione”, “inclusione”, “accessibilità”. In ribasso “sostenibilità”, in ossequio allo spirito dei tempi, anzi il Sindaco ridacchia perché qualcuno accusa la sua amministrazione di estremismo green, ma la rappresentanza ambientalista in sala si sente di rassicurarlo: non c’è pericolo. Sorprendentemente non pervenuta “eccellenza”, di solito tanto cara al lessico ducale.

Gianluca Borghi, assessore ad Ambiente e Mobilità, apre il ballo puntando sul grande classico di Parma carbon neutral, svelando uno degli ingredienti forti della ricetta: l’acquisto di crediti di CO₂ dal Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, prevedibilmente l’unico modo realistico per avvicinarsi alla neutralità climatica promessa al 2030. Tra i tanti progetti ricordiamo le pensiline fotovoltaiche sui parcheggi pubblici, la Fondazione CER (prima in Italia), per chiudere con il sempre condivisibile richiamo ad Alex Langer, buono per tutte le stagioni, che “la transizione deve essere desiderabile“.

Francesco De Vanna, con le sue deleghe a Sicurezza, Lavori pubblici e Verde, sfoggia una certa concretezza: i parchi rigenerati (Ducale, Nord, Testoni, Vetrai), l’impegno per gestire al meglio i 41 mila alberi cittadini, gli sfalci ridotti per favorire la biodiversità. Sulla sicurezza adotta un approccio progressista, senza farsi ingolosire dalla retorica securitaria imperante: spazio (grazie anche a 45 nuovi Vigili) a prevenzione e prossimità, in secondo piano repressione e telecamere. Su questo tema, come è ovvio che sia, San Leonardo riceve attenzioni particolari.

Chiara Vernizzi, assessora alla Rigenerazione Urbana, vola alto, forse anche per la sua estrazione accademica: il PUG è il suo orgoglio, come visione di lungo periodo, frutto anche delle tante osservazioni recepite. Ma sulle piaghe urbane più dolorose — ex scalo ferroviario, teatro dei dialetti, ponte Nord, per dirne solo alcune — il registro resta sul vago, anzi non dice proprio nemmeno una parola.

Beatrice Aimi, assessora alla Comunità giovanile, racconta il faticoso percorso della candidatura UE per Parma Capitale dei Giovani, con tanto di sudori freddi per i documenti da produrre in inglese, forse ChatGPT non ha ancora varcato le porte degli uffici comunali… Grande enfasi sul “co-management”: saranno i giovani stessi a decidere per i giovani. Attenzione ai meno fortunati e lotta a eventifici e progettifici fini a sé stessi. La platea purtroppo si distrae puntualmente ogni volta che vengono snocciolati dati, ma quando Aimi spiega che a Parma i giovani aprono meno partite IVA che altrove perché “qui da noi il lavoro fisso si trova”, i pochi non intenti a guardare il telefono alzano qualche sopracciglio.

Sempre in tema giovani, Aimi illustra il “bollino di regolarità generazionale” apposto su ogni atto comunale e il primato OCSE di Parma nello Youth Check. Altri progetti innovativi la “cittadella dello sport” e gli spazi gratuiti di aggregazione destrutturata. A un certo punto elenca le “cose che lascia”, viene il dubbio che sia il suo discorso d’addio, ma il sindaco interviene subito per evitare malintesi: “però tu rimani con noi”.

Daria Jacopozzi, che presidia la partecipazione e i quartieri, infarcisce i suoi interventi di molte parole chiave (pace, fraternità, inclusione, dialogo, quartieri, diversità) e un po’ di esempi concreti: la piattaforma “Parma Partecipa”, i laboratori di quartiere, le cene di quartiere sono fra le cose che la rendono più orgogliosa.

Da Ettore Brianti, assessore alle Politiche Sociali, una esaustiva e ben argomentata esposizione sull’importante impegno del suo assessorato nel supportare le fragilità e sull’housing sociale, un lavoro oscuro, dietro le quinte, che trova poco spazio sulle prime pagine ma restituisce dignità alla vita di tanti concittadini meno fortunati.

Caterina Bonetti, disinvolta e sorridente come nel suo stile, sgranocchia agilmente il suo “pezzo di panel” (il gioco di parole, forse involontario, è proprio suo): dopo essersi a lungo soffermata sulle biblioteche, racconta il boom delle diagnosi di problemi comportamentali e nello spettro autistico tra i bambini, i piani per abbattere le liste d’attesa negli asili e, sul fronte innovazione, il fiore all’occhiello del “digital twin” della città, per mappare habitat e abitanti. Anche qui molte parole chiave come inclusione, lotta alla discriminazione e pari opportunità.

Lorenzo Lavagetto, vicesindaco e assessore alla cultura, suscita qualche sorriso divertito del pubblico con la sua autoironia sulla delega alla tutela degli animali: “croce e delizia, molta croce, poca delizia“. Rivendica un’offerta culturale diffusa, popolare, spesso gratuita, portata vicino alle persone nei quartieri fuori dal centro.

Marco Bosi, assessore a Sport e Bilancio, sottolinea l’importanza di progetti che sopravvivano ai cicli politici. È molto fiero di Giocampus, nato 25 anni fa, progetto sicuramente tra i più virtuosi per longevità e contenuti, grazie al quale Parma oggi guida l’Emilia-Romagna nella lotta all’obesità infantile, mentre a suo tempo era fanalino di coda. Annuncia poi che Parma potrebbe ospitare gli assoluti di atletica al Campo Scuola nel 2026, grazie agli importanti lavori iniziati dopo l’alluvione del 2014 dal predecessore Marani. Non dedica un secondo alla vicenda Tardini, il progetto potenzialmente più impattante sulla città di questi decenni, ma pazienza, mica c’è tempo per parlare di tutto…

La gastronomia — finora lasciata in panchina — trova qualche minuto di attenzione da Bosi, con un inatteso occhio alla sostenibilità: Parma, città creativa Unesco, dovrà ripensare i suoi modelli alimentari tradizionali per ridurne gli impatti e adeguarsi a un mondo che cambia. Certo, dal dire al fare…, ma almeno finalmente qualcuno osa parlare di cibo a Parma sottolineando le criticità e senza limitarsi alle solite frasi fatte.

Chiusura morbida e senza domande

Si chiude nella tarda mattinata di sabato, manco a dirlo, con l’ennesimo saggio di understatement di Guerra: ringraziamenti e sorrisi, mentre il momento per le domande promesso il giorno prima viene saltato a piè pari senza che nessuno protesti, ormai s’è fatta una certa e il pranzo in famiglia chiama.

L’evento sul bilancio di metà mandato si chiude come era cominciato: compostezza, messaggi rassicuranti, qualche lampo di concretezza e zero sorprese. Parma si governa così: stando alla larga dagli argomenti scomodi, con un ventilatore sempre pronto in caso faccia troppo caldo.

RC

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *