Liquidità agli sgoccioli. Presidio dei sindacati all’aeroporto


Assemblea Sogeap giovedì 14 agosto per scongiurare la crisi

Vien da definirlo un aeroporto balneare: aperto tutto agosto poi, chiusi gli ombrelloni, accatastate le sdraio, tutti a casa.

La data di chiusura è stata fissata a fine mese. Coincidenza: quest’anno l’ultimo giorno d’agosto, il 31, è una domenica. Col rientro serale degli ultimi voli dei vacanzieri, da Palermo e Cagliari, l’aeroporto “Giuseppe Verdi” di Parma chiuderà per mancanza di liquidità. Questa è la dura e amara realtà, a meno che… tra una settimana, giovedì 14 agosto, in una nuova assemblea straordinaria dei soci Sogeap, qualcuno metta mano al portafoglio.

Queste le due certezze che filtrano dal presidio dei lavoratori aeroportuali andato in scena stamattina di fronte all’ingresso delle partenze del “Verdi”, organizzato da Cgil, Cisl e Uil con i relativi sindacati di categoria.

Da un lato la proprietà ha garantito che gli stipendi di agosto saranno pagati e, dunque, ancora per questo mese si lavora a pieno ritmo. Dall’altro ha rimandato ogni discorso sul futuro all’assemblea indetta alla vigilia di ferragosto. Un nuovo round di colloqui tra Centerline e Unione Parmense Industriali al fine di verificare se si possano ristabilire le condizioni per continuare e ricapitalizzare, oppure no e avviare l’aeroporto alla procedura di liquidazione.

Si respirava sconcerto e speranza, stamattina, tra i lavoratori. Se Sogeap dovesse fallire andranno a spasso, e non basta la prospettiva di due anni di Naspi (contributo di disoccupazione) a consolare. E nemmeno la possibilità di poter essere riassorbiti da un ipotetico nuovo gestore che, prima o poi, dovesse arrivare.

Gli addetti alle dirette dipendenze di Sogeap sono 25; la gran parte sono in servizio da oltre dieci anni, c’è chi tocca i 26 anni, chi arriva a 32. Lavoratori specializzati che difficilmente troverebbero altri impieghi e con una vita e legami familiari sul territorio. Inoltre si possono conteggiare altri 20-25 lavoratori diretti dell’indotto e un altro centinaio che parzialmente gravitano sull’aeroporto.

La vita di Sogeap è sempre stata caratterizzata da cicli di alti e bassi, l’arrivo di Centerline l’anno scorso aveva infuso ottimismo che però dopo qualche mese era scemato: i referenti della società canadese si sono visti poco e ancora meno hanno interloquito col personale.

E le Istituzioni? Al momento stanno alla finestra, in attesa di conoscere le decisioni che i soci privati prenderanno il 14 agosto. Se le cose andassero male sarà aperto un tavolo di crisi.

«Le Istituzioni si sono mosse tempestivamente – afferma Fabio Piccinini, segretario regionale Uil Trasporti – la Regione sta monitorando la situazione in vista del 14 agosto, per l’assemblea dei soci. Dopo, immagino, ci sarà comunque una convocazione del tavolo di crisi e non si esclude che, dopo il primo passaggio regionale, venga riportato nell’alveo nazionale vista la presenza di Enac. Nei giorni scorsi abbiamo avuto anche un’interlocuzione con il Comune di Parma, il sindaco ci ha presentato la situazione nella quale Enac ha rappresentato ai soci i diversi scenari che sono sul tavolo, oggetto di discussione in aggiunta alla questione economica».

«Abbiamo voluto questo presidio – dice Paolo Chiacchio, segretario confederale Cgil Parma – per dare un risalto ancora un po’ più forte a questa vicenda, se ce ne fosse bisogno. E quindi una manifestazione sia come sindacati confederali sia di categoria per ribadire ancora una volta la nostra preoccupazione a partire innanzitutto dall’aspetto occupazionale. A parte i dipendenti diretti di Sogeap se guardiamo all’intero indotto si va oltre 150 unità e in prima battuta vogliamo esprimere preoccupazione per tutti loro. L’unico incontro fatto ad oggi è con l’Amministrazione comunale, che pure non ha più ruolo diretto dopo l’uscita dal capitale sociale dell’ottobre scorso: abbiamo condiviso le preoccupazioni».

«Non capiamo l’atteggiamento di Centerline – prosegue Chiacchio – dopo l’avvio del piano rilancio, e l’impegno per il mantenimento dello scalo con determinati parametri, non si è visto nulla dell’immissione di capitale per cui si era impegnata. Le richieste di incontro dai sindacati di categoria alle parti sono cadute nel vuoto, e ora abbiamo inoltrato una richiesta più generale anche alle istituzioni e auspichiamo che venga risposto».

«Siamo in una condizione di chiedere un intervento pubblico e privato, – circostanzia Angela Calò, segretaria confederale Cisl Parma e Piacenza – l’aeroporto è un elemento strategico per la città di Parma: chiediamo sicuramente un piano di rilancio e non dei piani tampone come fino a oggi. E vorremmo che ci fosse un confronto continuo anche con le parti sociali, oltre alla volontà di mantenerlo in vita. Sono momenti molto caldi, anche per prospettive nefaste che non vogliamo tacere, noi auspichiamo che ci sia una volontà politica di intervenire».

A dare solidarietà ai lavoratori, e garantire un costante interessamento alla situazione aeroporto, erano presenti i consiglieri comunali del Partito Democratico, Alessandra Tazzi, Giulio Guatelli e Franco Torreggiani e il consigliere comunale e regionale di Fratelli d’Italia, Priamo Bocchi.

Tra i presenti anche Stefano Marinelli, della segreteria nazionale Uil Trasporti, che prova a inquadrare la situazione in un macro scenario:

«Dal punto di vista nazionale, augurandoci ci sia il rifinanziamento di capitale da parte dei privati, per scongiurare fallimento e licenziamenti, occorre fare un lavoro a 360° assecondando il piano nazionale aeroporti, seguito dall’ex sottosegretario ai trasporti, Bignami, che prevedeva un sistema a rete. Purtroppo in Italia ci sono ancora due regioni che non lo hanno attuato: Emilia-Romagna e Piemonte. Dove invece è stato fatto, il sistema funziona. Un caso di specie è la Puglia, dove c’è un soggetto “Aeroporti di Puglia” che gestisce quattro scali con piano industriale univoco». (Il piano nazionale aeroporti è un riferimento condiviso ma in realtà è ancora rimasto in bozza, non ancora approvato dal governo, ndr).

Ma in Puglia c’è un’unica società di gestione aeroportuale, qui la situazione vede quattro gestori differenti, giusto?

«Esattamente, una sinergia è quello sui cui dovrebbe puntare l’Emilia-Romagna perché a oggi vediamo Parma in questa situazione, Forlì rifinanziata e in perdita, e Rimini che va per conto suo. Ognuno con una scelta industriale differente. Occorrerebbe una legge regionale dove la Regione indica Parma per smaltire voli da Bologna; chiaramente ciò avverrebbe con l’autorizzazione della compagnia aerea. Peraltro un sistema del genere richiederebbe dei servizi di collegamento con l’alta velocità, che dista 30 km, o di trasporto pubblico locale in continuità, servizi che oggi non ci sono».

Forse anche il bacino d’utenza non è tale da generare molto traffico?

«Parma è tra Linate e Bologna ma ha un bacino d’utenza di mezzo milione di persone: con i servizi sopra richiamati l’appeal ci sarebbe. Lo vediamo dai dati di traffico di aeroporti piccoli, ad esempio Foggia, provincia di 300mila abitanti, ha visto un aumento di 150% (62.500 passeggeri nel 2024, ndr) perché la Regione Puglia ha stanziato fondi per basare una compagnia aerea fissa su Foggia, che dà prospettiva. Se queste scelte non vengono fatte purtroppo anche un eventuale aumento di capitale cadrà nel nulla».

Francesco Dradi

2 commenti
  1. Luigi
    Luigi dice:

    Io per lavoro ho volato frequentemente, ma non capisco tutta questa necessità di partire da Parma. Certo sarebbe comodo, ma occorrerebbe la stessa disponibilità di frequenze giornaliere o settimanali, oltre alla varietà di destinazioni.
    Cosa che vedo impossibile per parma.
    A riprova sono le varie compagnie che a rotazione si sono alternate a Parma, con lo stesso esito fallimentare..
    Temo che Enac si vedrà costretta a riassegnare la licenza. Chi verrà e perché….

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