Vignali scalda i muscoli per il 2027 e ritorna “civico”
Intervista sul nuovo movimento “Parma siamo noi”, sull’antagonismo con la Ubaldi, aeroporto e zone rosse, le assenze dal consiglio comunale, la polizia locale e il caso Bonsu.
Non c’è dubbio che Pietro Vignali sia un volpone della politica e che sappia fiutare l’aria. Ed è così che nel principiar dell’autunno, bruciando tutti sul tempo, ha piantato i paletti nel campo del centrodestra, avvisando che lui ci sarà tra due anni, alle elezioni comunali del 2027.
Vignali, 57 anni, già sindaco di Parma dal 2007 al 2011, ora è capogruppo in consiglio comunale della lista “Vignali sindaco” e dal novembre 2024 consigliere regionale di Forza Italia.
Allora Vignali, ha già deciso di ricandidarsi sindaco?
«Approfitto della domanda per fare chiarezza. Tutto nasce da una domanda di Ferraguti (conduttore della trasmissione ParmaEuropa, su 12 TvParma, ndr) che mi ha colto di sorpresa. Non ho detto che mi candido, ma è bene circostanziare il messaggio: sarò in campo, vedremo in che modo».
Può spiegare un po’ meglio cosa intende? Perché in diversi hanno inteso che si vuole ripresentare come candidato sindaco, nell’ambito di questo nuovo movimento “Parma siamo noi”.
«Assolutamente non intendevo questo, d’altronde non ha alcun senso candidarsi a sindaco due anni prima, il candidato sindaco si sceglie sei mesi prima dell’elezione. E, ripeto, in questo momento non penso a candidature né a sindaco, né a consigliere. Abbiamo invece deciso di esserci fra due anni a seguito degli incontri molto partecipati che ho svolto nei quartieri tra la primavera e l’estate. Ho fatto tredici incontri e mi ha colpito come vi sia molto disagio tra i cittadini, soprattutto per la mancata cura della città. Ricevo di continuo sollecitazioni, la gente mi vede come un paladino e d’altronde l’anno scorso sono stato eletto in Regione con 8mila preferenze».
Cosa vuol essere il movimento “Parma siamo noi”?
«È l’evoluzione del mio gruppo consiliare, Vignali sindaco, una lista civica che alle scorse amministrative ha preso il 14%, la seconda lista più votata dopo il Pd. La facciamo evolvere in un movimento, “Parma siamo noi” appunto, che possa inglobare altre realtà civiche a partire dalle 9 associazioni di quartiere che sono nate recentemente. Ognuna di queste associazioni vede la presenza di circa 50 persone. Ecco, una gamba del movimento saranno le associazioni di quartiere, l’altra saranno dei dipartimenti tematici per sviluppare idee. Le attività si vedranno in itinere. E poi si sono uniti altri gruppi e associazioni civiche come Missione Parma che esprime Virginia Chiastra , I Nostri Borghi, l’associazione storica di Fabrizio Pallini…»
Ma loro sono già consiglieri comunali nel suo gruppo…
«Sì, ma sono realtà importanti che confermano l’impegno. E poi c’è SoS Parma, gruppo di Devis Brozzi, molto partecipato, che ha dato il là alle manifestazioni sulla sicurezza».

Prima citava la sua elezione in Regione, che è avvenuta nelle fila di Forza Italia, partito nel quale a gennaio scorso è entrato nella segreteria nazionale… adesso però si ripresenta civico?
«Intanto in Comune sono stato eletto tre anni fa con una lista civica e gli altri quattro consiglieri del gruppo sono tutti rimasti civici e poi Forza Italia è sempre stato un interlocutore privilegiato del civismo parmigiano, già col sindaco Ubaldi. E non dimentichiamo che quando Berlusconi fondò Forza Italia agli inizi la volle come una lista civica nazionale, senza politici».
Ad ogni modo con la sua uscita ha bruciato sul tempo la presentazione del nuovo gruppo di Maria Federica Ubaldi…
«Io non volevo bruciare nulla, io è da marzo che faccio incontri nei quartieri, li ho fatti tutta l’estate, sono tutti rendicontati e poi, ripeto, l’accelerata l’ha data l’intervista di Ferraguti con quella domanda imprevista».
Comunque sia anche la Ubaldi ha lanciato un nuovo movimento civico “ChiAma Parma”, un percorso analogo, ci possono essere convergenze?
«Anche la Ubaldi è già consigliera comunale, eletta in Civiltà Parmigiana, e non ci vedo nulla di nuovo».
Tuttavia in vista delle elezioni tra due anni forse dovrete trovare un’intesa, anche con altri soggetti. Come la vede in prospettiva?
«È difficile prevedere adesso cosa succederà da qui al 2027. Tre anni fa emersero delle candidature che non erano previste, come la lista “Ora” di Dario Costi che fece una performance importante».
Le sue critiche all’Amministrazione Guerra sono parecchie. C’è qualcosa di salvabile?
«Salvo le politiche per la casa. Su quello c’è grande dinamismo, forse potrebbe fare uno sforzo per aumentare la dote del patrimonio pubblico. Vedremo alla fine quanti saranno gli immobili risistemati. Importante è stata la delibera sulle Fiere, che anche noi abbiamo votato. E d’altronde il patto di non belligeranza tra Cibus e Tuttofood cominciò con me. Poi vedo delle buone intenzioni sull’Alta Velocità. Su questo, per una fermata in linea, si deve lavorare a prescindere dagli schieramenti politici, per il bene della città e vedo che lo si sta facendo. Cosa che invece non successe sull’aeroporto, quando fu grazie ai nostri voti che passò la delibera per lo sviluppo aeroportuale, con la maggioranza spaccata».
Ecco, le chiedo, non fu un errore politico? Intendo dire: se aveste votato contro, la delibera non sarebbe passata, ciò avrebbe causato una pesante crisi in maggioranza e forse avrebbe portato alla caduta del sindaco.
«Non fu un errore, noi agimmo con grande senso di responsabilità, per dare una prospettiva all’aeroporto, se no come città saremmo stati tagliati fuori dal mondo. Io ho sempre creduto nell’aeroporto, tanto che, sotto il mio mandato, un anno ricapitalizzammo per 6,5 milioni di euro. Dopo sono stati fatti passi indietro come i gamberi. Ora siamo in una situazione difficile ma è dovere di tutti rilanciarlo».
Lei ha mai interloquito con i canadesi di Centerline?
«No, mai. Da consigliere regionale ho fatto interrogazioni per chiedere alla Regione di spingere su un sistema aeroportuale regionale. Oggi ci troviamo Bologna satura, Rimini che va per conto suo, peraltro con fondi regionali del turismo, e Parma e Forlì che stanno morendo. La Regione avrebbe dovuto muoversi prima, adesso vediamo cosa dirà il piano nazionale aeroporti».
Una critica che le viene mossa è di “saltare” i consigli comunali, risulta presente alla metà dei consigli.
«Io vado quando posso. Da un anno sono consigliere regionale e il mio lavoro, di revisore e consulente creditizio mi trattiene spesso fuori città. Però io faccio opposizione con iniziative nei quartieri».
Sembra un po’ snobbare il consiglio comunale.
«No, nessun snobismo, ripeto quando posso vado. Bisognerebbe però misurare l’attività politica anche in base agli atti. Il mio gruppo consiliare ha prodotto 60 mozioni, non sono poche».
Cambiando argomento. Zone rosse. Ha letto le critiche della Camera Penale di Parma (gli avvocati penalisti, ndr)?
«No, cosa dicono?»
In sostanza che è un provvedimento che limita le libertà personali e che, in altra regione, è già stato destituito dal Tar.
«Non è mio compito dare pareri di legittimità su provvedimenti ministeriali. L’altro giorno ho incontrato il ministro Piantedosi il quale mi ha detto che con le zone rosse sono stati effettuati, in tutta Italia, più di due milioni di controlli e duemila gli arrestati. Al di là di questo le zone rosse servono a dare un impulso ai controlli nelle zone critiche».
Questo provvedimento, le zone rosse, conferma che c’è un problema di ordine pubblico, di spettanza del governo e meno dei Comuni…
«Non proprio, perché la circolare ministeriale dice anche “cari sindaci potete fare ordinanze che introducano il divieto di vendita di alcolici in determinati orari e con tante casistiche. Ci sono poi linee sulla rigenerazione urbana e altro. A Parma abbiamo un forte problema nella zona nord, in via Palermo e dintorni, c’è poi il tema dei mini-market che vendono gran quantità di alcolici e andrebbero regolamentati. O meglio un regolamento valido c’era, emanato sotto il sindaco Pizzarotti dall’assessore Casa, ma poi il Pd lo ha annacquato e non lo stanno attuando. E queste sono competenze del Comune: commercio, riqualificazioni, ordinanze. Certo ci vogliono i controlli di polizia di stato e carabinieri, ma il Comune può agire, anche con la polizia locale, ad esempio ripristinando il nucleo investigativo».
Mi scusi, però il “nucleo investigativo” fa venire in mente il caso Bonsu.
«Non è che per un errore fatto da un vigile, annulli il tutto. Sarebbe come dire che per il caso Cucchi si dovrebbe azzerare l’Arma dei Carabinieri… poi che la polizia locale si debba occupare di sicurezza urbana e prevenzione l’ha detto il decreto Minniti, che era un ministro del Pd. In consiglio comunale diversi mesi fa avevo detto che era meglio se il sindaco fosse andato a Roma a chiedere le zone rosse, come aveva fatto il sindaco di Reggio Emilia, invece di scrivere le letterine a Repubblica, a seguito di quel caso del vigile investito in via D’Azeglio».
Francesco Dradi




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