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Parma – Udinese 0-2 E ti prende la nostalgia di Tomas Brolin

30 Novembre 2025/0 Commenti/in Curva Nord, Opinioni/da redazione

C’è il sole, lo stadio pieno, entusiasmo per la vittoria di Verona, domenica scorsa.

In settimana è passato da Parma Nevio Scala, il condottiero burbero e bonario che ci ha portato dalla B al trionfo di Wembley. Si è parlato tanto di quella squadra come una famiglia, di quegli anni entusiasmanti, quasi irreali, meravigliosi. Gli allenamenti in Cittadella tra bimbi e anziani che giocavano a briscola. Qualche giocatore che arrivava al campo in bici, il borsone appoggiato sulla canna, come un amatore qualsiasi. Giocatori che sono rimasti nel cuore di molti, se non tutti, i tifosi.

Tra i tanti, proprio nel giorno della partita, ricorre il compleanno di Tomas Brolin, l’elfo sorridente.

È arrivato a Parma per il debutto in serie A poco più che ragazzino, dopo i mondiali di Italia ’90 dove fece bene attirando l’attenzione di squadre di tutta Europa. Ma lui scelse Parma, all’epoca più famosa per i successi nella pallavolo o al massimo nel baseball, certo non nel calcio. Era facile incontrarlo a passeggio in centro, mangiare la pizza o il gelato, fare spesa al centro commerciale e aveva pure numero e indirizzo stampato sull’elenco telefonico come i nostri genitori.

All’apice della carriera, dopo i gloriosi mondiali americani del ’94 il mister, con una felice intuizione, lo spostò a centrocampo: tuttofare elegante ed efficiente, di rara intelligenza tattica. Il Parma marciava alla grande in quel campionato, in testa con tutte le big a inseguire. Poi il crack, in nazionale: caviglia rotta e lungo, lunghissimo stop, dal quale non si sarebbe veramente mai ripreso.

Ricordo però il suo rientro in campo. Il 23 aprile 1995. Il Parma strapazza l’Inter 3-0.

Quando l’allenatore fa alzare lo svedese tutto il Tardini si emoziona e scroscia un applauso fragoroso. Nessuno guarda più la partita, tutti guardiamo l’out sotto la tribuna e le corse del biondo svedese. I secondi che precedono l’ingresso in campo e i primi palloni toccati sono accompagnati da cori impetuosi, roboanti come in rare, rarissime altre volte mi è capitato di sentire.

Etomasbrolingoletomasbrolingoletomasbrolingoletomasbrolingol…

Ciascuno di noi voleva far sentire il proprio affetto e la vicinanza a questo giocatore speciale, tra i tanti giocatori speciali passati nella nostra città. E l’amore è vivo, forte e reciproco ancora oggi.

In campo, oggi più che mai, vale il motto “ti amo anche quando vinci”. Prestazione desolante, vuota, infarcita da mille errori tecnici, sviste tattiche, atteggiamento remissivo e passivo come di recente capita spesso dopo un paio di partite positive. Sarà un campionato lungo, di sofferenza e passione.

Ma questo è il succo dell’essere tifosi.

Parma- Udinese 0-2

Reti: 11’ Zaniolo (U); 63’ rig. Davis (U)

Sabato 29 novembre 2025, stadio “Ennio Tardini” di Parma; spettatori 17.232 (di cui 13.311 abbonati e 815 ospiti)

Giallo & Blu 🟡 🔵

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/11/Image-2025-11-29.jpeg 1536 2048 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-11-30 10:12:272025-11-30 14:16:24Parma – Udinese 0-2 E ti prende la nostalgia di Tomas Brolin

Hellas Verona – Parma 1-2, esausti e raggianti

24 Novembre 2025/0 Commenti/in Curva Nord, Opinioni/da redazione

A Verona è lunch-match per le cosiddette esigenze televisive (i soldoni di Dazn ai club).

Per impegni professionali e familiari, il Grande Giallo e il Giovane Blu si dividono: il primo a casa sul divano, il secondo sempre presente in trasferta.

Blu si sveglia prima che per andare a scuola, si prepara il pranzo al sacco, veste termica e sciarpa d’ordinanza e si avvia verso i pullman.

La carovana gialloblu viene trattenuta per un tempo che pare eterno e ingiustificato fuori dall’autostrada. Tra ritardi, controlli, si entra in curva al 10′: ci sono ancora gli striscioni da appendere e fino alla mezz’ora la partita si sente con le orecchie, ma non si vede.

Un tempo remoto c’era amicizia tra le due tifoserie gialloblu, anche per via degli stessi colori di maglia e città. Poi le cose sono cambiate.

Verona è conosciuta per essere una delle curve più razziste d’Italia.

Nel 1996 la sentenza Bosman liberalizza il numero di giocatori stranieri, ma europei comunitari, tesserabili nelle squadre. Gli scaligeri mettono sotto contratto il ventenne Maickel Ferrier, giovane speranza neerlandese assistita dal mitico, o famigerato a seconda dei punti di vista, procuratore Mino Raiola, ras di Amsterdam e dintorni.

Passa qualche giorno e sulla curva viene impiccato un fantoccio sorretto da alcuni incappucciati stile Ku Klux Klan. Non paghi dell’eroico gesto e nel dubbio che il loro spregevole punto di vista non sia sufficientemente chiaro espongono due striscioni.

Il primo, in vernacolo locale El negro i ve là regalà. Dasighe el stadio da netar!

Il secondo, in inglese, per farsi capire e ammirare da tutti Negro, go away

Nessuno interviene.

Il giorno dopo il ragazzo, disgustato, straccia il contratto.

Oggi, nella evoluzione dei costumi, e nell’inevitabile superamento delle “barriere” visive del colore della pelle nel selezionare i giocatori da ogni parte del mondo, i cori più identitari della curva veronese recitano meglio negro (o pakistano) che terón oppure Vesuvio, lavali col fuoco. Quest’ultimo, in anni passati, coro caro anche a un popolare e presenzialista ministro della repubblica, appassionato tifoso milanista.

Dopo la sosta per le nazionali, storicamente avversa ai crociati e in una traballante situazione di classifica, si torna in campo per uno scontro diretto delicatissimo: Hellas 6 punti, Parma 8.

Tra i pali, al posto dell’infortunato Suzuki, il figlio di Parma e crozé fino al midollo Edoardo Corvi.

Non sarà l’esordio mitico di Buffon col Milan, ma immagino l’emozione.

Il Verona parte forte, il pramzanissimo Edo ci mette un paio di pezze, con stile e coraggio, ma poi i locali passano in vantaggio. Scoramento. Ma è fuorigioco. Proseguono dieci minuti di assedio e spavento.

La tensione per la posta in palio si sente tutta, ma i crociati spinti dai 1.500 in Veneto, da Giallo urlante davanti alla TV, e dagli incoraggiamenti infrasettimanali a Collecchio, vanno in gol con l’ormai distintivo schema da rimessa laterale: sbracciata di Valenti, spizzata di Pellegrino, Sørensen traversa, riprende l’argentino che capoccia in rete. Oéósoloparmacalciooéósoloparmacalcio.

Il Parma va vicinissimo al raddoppio e viene punito ingiustamente.

Adesso è il Verona che spinge e preme e cerca il gol vittoria, ma uno sciagurato retropassaggio e un tocco morbido ancora di Pellegrino sanciscono la meritata vittoria dei nostri.

Il Giovane Blu torna sotto sera, esausto e senza voce, ma raggiante.

Racconta la partita davanti a una fondina di anolini fumanti con gli occhi lucidi di passione.

È domenica sera, siamo felici.

Hellas Verona – Parma 1-2

Reti: 18′ Pellegrino (P), 65′ Giovane (H), 80′ Pellegrino (P)

Domenica 23 novembre 2025, stadio Bentegodi di Verona. Spettatori totali 26.266 (di cui 1.500 ospiti).

Giallo & Blu 🟡 🔵

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/11/Image-2025-11-23.jpeg 900 1600 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-11-24 14:08:012025-11-24 14:08:03Hellas Verona – Parma 1-2, esausti e raggianti

Nottologia, indagine poco accurata

17 Novembre 2025/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

La presentazione avvenuta nei giorni scorsi dei risultati sull’indagine “nottologica” parmigiana, assistita dalla presenza di un qualificato schieramento di assessori, loro delegati e dirigenti comunali, non ha fugato le diffidenze su tale iniziativa ma le ha purtroppo confermate e amplificate.

È stato enfaticamente fatto notare che i questionari compilati sono stati circa di un terzo superiori a quelli di Bologna (forse perché il sindaco ed il rettore di quella città non hanno ritenuto opportuno esporsi come è stato fatto da noi) e che, nonostante tutto, i risultati confrontati con la varietà della popolazione sono affidabili (affermazione confutabile). Quello che non si è detto è che il questionario poteva essere compilato più volte da una stessa persona, cosa che già mette in dubbio la scientificità del risultato. Inoltre, grave che dopo l’intervento conclusivo dell’assessora competente sia stato impedito ai presenti di intervenire per fare domande e sviluppare un doveroso dibattito.

Per questi e altri motivi, l’invito a prendere sul serio tale sondaggio non può che essere rigettato al mittente. Un’analisi statistica impostata correttamente prevede una strategia di campionamento molto dettagliata e precisa, che deve selezionare gli intervistati per fasce di interesse socio/economico e pesare diversamente le risposte in base a criteri oggettivi accuratamente ponderati. Significativa la palese soddisfazione nel riferire che il rumore più fastidioso è risultato quello delle macchine operatrici della nettezza urbana, mentre quello provocato dagli assembramenti notturni dei locali era valutato molto meno impattante. Grave errore all’interno del quesito stesso, perché del rumore vanno considerati non soltanto i decibel, ma anche la loro durata insistente nel tempo!

La cosiddetta attività notturna merita un ben diverso metodo di approccio.
Prima di tutto va anteposto il diritto costituzionale alla salute (e quindi al riposo) ed il diritto alla sicurezza urbana di tutti i residenti, entrambi, è bene rammentarlo, la cui funzione di tutela è affidata al nostro primo cittadino. Inoltre già attualmente leggi nazionali e regolamenti comunali, se applicati, sarebbero puntualmente in grado di gestire egregiamente l’intera materia. Nessuno nega la possibilità di ragionare sull’argomento per contemperare al meglio le varie necessità, ma senza cestinare i punti fermi citati, che rappresentano (e non è cosa da poco) essenziali componenti della vita democratica di una comunità.
Il denaro investito in queste “nottologie” non ha purtroppo prodotto un libro di testo/ riferimento per i futuri studiosi della disciplina.

Parma in Centro


https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-11-17 10:51:392025-11-17 10:51:40Nottologia, indagine poco accurata

Parma – Milan 2-2, coi rossoneri son belle partite

9 Novembre 2025/0 Commenti/in Curva Nord, Opinioni/da redazione

Quante belle partite col Milan.

Intense, vibranti e tante, anche vincenti.

La doppietta di Melli a gennaio ’91 che ci portò in testa al campionato e lo 0-0 del ritorno che ci qualificò per l’Europa. Poi, la rovesciata di Baggio, il tacco di Adriano, l’esordio di Buffon, la rimonta a San Siro per la vittoria della supercoppa europea. E anche nelle annate sghembe, più volte sono saltati fuori risultati sorprendenti e positivi.

Ieri, le aspettative non erano granché. Forse sarebbe bastato evitare l’acquazzone e la tempesta di settimana scorsa. Noi, un po’ in disarmo: tecnico, tattico, emotivo, fisico. Loro, nelle posizioni altissime di classifica: lanciati, compatti, solidi, possenti.

E i primi venti minuti di gioco, sono andati in quella direzione. Un Parma timoroso, spaesato, passivo, molle, travolto quasi senza intenzione dai rossoneri nel silenzio protestante della curva sud occupata dai tifosi milanisti. Un gol e un rigorino: 0-2.

La rassegnazione pareva totale, completa, irreversibile. Per la squadra, per i singoli. Cinque minuti di recupero e saremmo stati contenti di non prenderne un altro. Palla avanti, un cross teso e sbagliato da sinistra che sta per finire in fallo laterale a destra. Invece, Britschgi corre, la salva, la passa al nostro 10 e Adrian sforna un tiroaggiro capolavoro.

Chissà quanto vale, pensiamo. Spesso, troppo spesso, i crociati rientrano leggeri dopo l’intervallo. Stavolta, no. Non è un assedio, ma ci crediamo. Mischia, un palo, una paratona, un fallo da mezzo rigorino non concesso, un paio di conclusioni che potevano avere più fortuna e qualità. E il terrore di prendere il KO del terzo gol in contropiede.

Invece, no.

Ancora lo svizzero lavora una bellissima palla, la crossa sul primo palo, dove il nostro capitano, Enrico Delprato, si inserisce con la rapidità bruciante di un fulmine tra tutti i difensori e il portiere e, di testa, la pareggia esplodendo di gioia e facendo detonare il Tardini in un boato fragoroso.

Ci crediamo e ci proviamo. E ci andiamo pure vicino, molto vicino. Ma è il Milan a sprecare due occasioni, che chissà Allegri negli spogliatoi.

Il calcio è così: imprevedibile, impronosticabile e bellissimo anche per questo. Ti amo anche quando pareggi (semi cit.).

PS: 40€ non è un settore popolare.

È uno degli striscioni di protesta esposti dai Boys, si riferisce al costo di un biglietto in curva nelle trasferte. L’altro era sull’assurdità di far giocare una partita del campionato in Australia (Milan-Como, in programma a febbraio).

Parma-Milan 2-2

Reti: 13’ Saelemaekers (M), 25’ rig. Leão (M), 45+1’ Bernabé (P), 58’ Delprato (P).

Sabato 8 novembre 2025, stadio Ennio Tardini. Spettatori totali 22.064 (di cui 13.081 abbonati e 3.500 ospiti) per un incasso totale di euro 563.130,22 (record assoluto).

Giallo & Blu 🟡 🔵

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/11/Image-2025-11-09-_1.jpeg 1536 2048 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-11-09 14:25:182025-11-09 14:25:20Parma – Milan 2-2, coi rossoneri son belle partite

Parma-Bologna 1-3, sotto il diluvio

3 Novembre 2025/0 Commenti/in Opinioni, Curva Nord/da redazione

Le partite col Bologna hanno una intensità rara e nel corso della nostra carriera da tifosi sono state davvero tante quelle memorabili e questa non sarà da meno.

Ricordo da bambino quando i rossoblu retrocessero a sorpresa in C. Era una prima assoluta, un “derby” emiliano inedito.
Vennero a Parma a migliaia, era novembre. Rimasi incantato per lunghi tratti, dagli spalti dei distinti, a guardare le due curve: sature di persone, colorate di striscioni e bandiere, un volume altissimo per i cori e un’altalena di emozioni in campo con un pirotecnico 3-3 e mio nonno che mi disse “sa zughema acsí, andäma in B”.
A me già sembrava tanto avere il Bologna in C, chissà com’era la B e quante altre tifoserie importanti sarebbero arrivate.
E a fine anno, arrivò davvero la promozione.

In B, qualche anno dopo, sprovveduto adolescente in giro col mio sodale nei dintorni della curva fummo intercettati da un gruppo di bolognesi: non c’erano i filtraggi, i canali per le tifoserie ospiti se non i cortei dalla stazione, tutto era più allo stato brado. “Ehi, voi due, venite qua… Tirate via le sciarpe e datecele…“
La protesta fu molto blanda: noi, due quattordicenni e loro un mezzo manipolo di giovani adulti. Mi viene ancora quasi da piangere e da stringere i pugni…

Sempre di quegli anni, trasferta felsinea in treno, al ritorno giravano voci di agguati lungo la massicciata e i passaggi a livello e così fu. In scompartimento, oltre a noi ragazzini, qualche Boys più stagionato che passava “Aprite i finestrini e tirate giù le tende: se tirano i sassi non si spaccano i vetri e i giaroni rimbalzano via…” e in effetti, così fu.

L’apoteosi, però, fu nel 2005, l’anno dopo il crack Parmalat. Stagione surreale, con la primavera che gioca la coppa Uefa e arriva fino in semifinale e in campionato si stenta, sempre in fondo alla classifica e lo spettro della retrocessione.
Tante squadre coinvolte, bagarre finale, pari punti, spareggio col Bologna.
Andata sotto l’acqua, molti squalificati, tifo infernale, si perde 0-1. Speranze poche, ma c’è un entusiasmo insolito, nonostante il rischio di batosta sportiva e morale, a Bologna è un esodo. A distanza di qualche giorno scoppia l’estate, un caldo padano asfissiante, la sud gremita di gialloblu, un tifo assordante, una partita epica, una rimonta esaltante, un trionfo insperato e meraviglioso. Salvi. Era il 19 giugno 2005,una delle date simbolo del Parma e di Parma.


Ieri, il gol di Bernabé dopo 13 secondi ci aveva portato a credere e sperare in una nuova epica serata, invece no.
La partita ha preso poi un’altra direzione, ma resterà comunque nella memoria.
In attesa di uno stadio nuovo chissà quando e dove, piuttosto che l’ennesima ristrutturazione, ieri, per mezz’ora, è sceso il diluvio universale. Per i poco avvezzi: le tribune hanno il tetto ma le curve sono a cielo scoperto.
Pioveva così forte, a tratti, che i goccioloni facevano male sulle spalle, c’erano tuoni e fulmini e lampi e il Parma perdeva e senza apparente possibilità di recupero.
È stata la mezz’ora di tifo più vivo, puro, intenso, scatenato, un trasporto totale di pura passione.
Di ritorno, il piccolo Blu mi ha girato un video.
Lui e i suoi amici cantano e saltano, i ciuffi gocciolanti, le felpe intrise d’acqua, i volti lucidi di pioggia, le sciarpe incollate ai colli e dei sorrisi bellissimi.
Quelli di chi sa d’essere per quella mezz’ora nel proprio posto giusto nel mondo: in curva, tra amici, il cuore che batte sincrono, la stessa passione, la bellezza d’essere insieme,un soffio d’eternità che rimarrà.

Parma-Bologna 1-3 (Reti: 1’ Bernabé (P), 17’ e 68’ Castro (B), 91’ Miranda (B))

Domenica 2 novembre 2025, stadio Ennio Tardini, spettatori totali 18.672 (di cui 13.081 abbonati e 3.048 ospiti)

Giallo & Blu 🟡 🔵

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/11/Image-2025-11-02.jpeg 1536 2048 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-11-03 09:05:032025-11-03 10:02:07Parma-Bologna 1-3, sotto il diluvio

Lupo, segnale di salute degli ecosistemi. Il problema della malagestione in zootecnia

31 Ottobre 2025/0 Commenti/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

La posizione di Legambiente, Lipu e WWF

Occorre dare ai cittadini gli elementi di conoscenza e concreti per ridurre il conflitto con la fauna e i grandi carnivori basati non sulla propaganda o su retaggi anacronistici, ma sulle conoscenze scientifiche.
Negli ultimi giorni sono apparse su diversi organi di stampa notizie e commenti riguardanti la presenza del lupo in Alta Valtaro e gli episodi di predazioni ai danni di animali domestici. Legambiente, Lipu e WWF ritengono necessario intervenire per riportare il dibattito su un piano di serietà e responsabilità, lontano da allarmismi e strumentalizzazioni, una caccia di consenso a buon mercato che accomuna i politici nostrani di diversi colori con spirito bipartisan degno di miglior causa.

La maggioranza delle persone, silenziosa sì, ma non per questo assente, sa perfettamente che il lupo è una specie protetta, simbolo della biodiversità delle nostre montagne e presenza stabile sull’Appennino parmense ormai da decenni. La sua espansione è un segnale di buona salute degli ecosistemi, con ricadute a beneficio di tutti, incluse le comunità locali che vivono in questi ambienti. Si pensi ad esempio alla forte riduzione della nutria in diverse aree planiziali, così come al contributo all’eliminazione di carcasse di cinghiali infette dalla Peste Suina Africana, enorme minaccia per il comparto agro-industriale padano e parmense in particolare, poiché il virus viene ucciso al passaggio nell’apparato digerente del lupo. Sono questi solo alcuni dei servizi ecosistemici di altissima rilevanza economica ed ecologica svolti dal predatore, ma quasi mai menzionati.

È inoltre ampiamente dimostrato da numerosi studi il cruciale ruolo svolto dalla gestione dei rifiuti e scarti di origine animale – quali vacche e vitelli morti in attesa di smaltimento, oltre alle placente derivanti dai parti – nel condurre lupi in prossimità delle attività umane: tale vicinanza è strettamente associata alla facilità nel reperire cibo a basso costo.
È dunque necessario che le istituzioni di riferimento supportino una transizione volta a prevenire tali dinamiche, supportando il comparto agri-zootecnico sia con opportune revisioni normative (tra cui maggiore rapidità nell’elargizione degli indennizzi per capi predati), sia con incentivi economici, volti ad attuare pratiche affinché sia mantenuta la giusta distanza tra il selvatico e le attività umane, a cui fa seguito anche la tranquillità delle persone.

È bene ricordare che la cospicua presenza di stalle su tutto il territorio provinciale rappresenta un forte elemento attrattore per il lupo, ragione per cui è decisivo attuare meccanismi di prevenzione mediante una gestione dei rifiuti e dei resti animali adeguata alla situazione e sostenibile per gli allevatori, che devono rispondere adeguandosi con correttezza a tale gestione per la sicurezza degli animali stessi e, non meno importante, anche per la tranquillità delle persone. Si tratta di azioni e strumenti già ampiamente disponibili e conosciuti, in parte previsti dalle norme, che si chiede agli allevatori di attuare per responsabilità verso la comunità di cui fanno parte.

Quando si parla di lupo, non esistono differenze politiche, destra e sinistra sono sovrapponibili, una sequela seriale di copia/incolla. Sorprende in particolare che chi ha ricoperto nel recente passato incarichi istituzionali regionali in tema di aree protette e tutela della Biodiversità, si accodi al populistico slogan “difendiamo le comunità”. Le elezioni politiche del 2027 sono dietro l’angolo e ci si sta muovendo alla ricerca di consenso.

Riteniamo grave, in altre parole, che la politica tutta continui ad assecondare una narrazione che contrappone i benefici universali alla salute generati dalla biodiversità e da ecosistemi funzionali ed integri alla necessità di reimparare a coesistere con la fauna in un ambiente mutato, ovvero ritornato all’originaria ricchezza di specie, carnivori inclusi. A patto che si intraprenda seriamente una strada di risoluzione del conflitto, dove ai cittadini vengono forniti gli strumenti adeguati per ridurre al massimo gli effetti negativi, i grandi carnivori non rappresentano una minaccia per le comunità locali, non in misura maggiore, per esempio, delle decine di vittime causate dagli incidenti di caccia ignorati con vergognoso cinismo dalla politica locale e nazionale. Gli indennizzi economici per i capi di bestiame sono già presenti da tempo, occorre anche un intervento culturale per modificare alcuni comportamenti che si ritengono normali, come lasciare gli animali incustoditi, ma che sono frutto di intenso bracconaggio perpetrato in passato ai danni del lupo e che lo avevano portato sull’orlo dell’estinzione.

La coesistenza tra uomo e fauna selvatica richiede conoscenza, prevenzione e collaborazione fra enti, autorità scientifiche e cittadini.

Le istituzioni non devono rincorrere la propaganda che criminalizza il lupo, ma farsi promotrici di un approccio equilibrato, fondato su dati scientifici e sul sostegno concreto agli allevatori e ai cittadini che vivono nei territori montani. Lavoro della politica nel suo più alto senso è quello di saper contemperare le diverse necessità ed esigenze.

Ricordiamo che esistono strumenti e buone pratiche già attive in molte aree appenniniche: recinzioni elettrificate, cani da guardiania, indennizzi per danni accertati e attività di informazione su comportamenti rischiosi rivolte alla popolazione. È su queste misure che occorre investire, non su campagne di paura o richieste di abbattimenti che non hanno alcun fondamento tecnico, ma anzi rappresentano turbative negli equilibri delle famiglie di lupi che possono portare a comportamenti imprevedibili e caotici da parte degli individui.

La coesistenza tra comunità locali e fauna selvatica è possibile se si abbandona la logica del conflitto e si lavora concretamente insieme per una montagna viva, ricca e sostenibile, dove la presenza del lupo sia ricompresa nei comportamenti umani come parte integrante di un equilibrio naturale di cui facciamo tutti parte e che desideriamo tutelare.

Legambiente, Lipu e Wwf

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-10-31 09:31:162025-10-31 09:31:19Lupo, segnale di salute degli ecosistemi. Il problema della malagestione in zootecnia

Parma – Como 0-0, Difesa arcigna e pensieri australiani

28 Ottobre 2025/0 Commenti/in Curva Nord, Opinioni/da redazione

Anche questa settimana, niente curva per il Grosso Giallo.
Mentre il Piccolo Blu è immancabile sui gradoni subito dietro la porta.

Ci sentiamo con qualche messaggio durante la gara, mentre uno è a lavorare e uno a tifare.
E poi ancora a fine partita.

I presupposti, dato il momento brillante del Como e la condizione non esattamente scintillante del Parma, non erano quelli di una cavalcata trionfale. Anzi. Però s’è portato a casa un punto pesante, la porta è rimasta nuovamente inviolata e per due partite consecutive, cosa che in questi ultimi anni non è stata esattamente la norma.

A entrambi è piaciuta molto, in realtà, ancor più della prestazione comunque positiva, la bella conferenza stampa del nostro giovanissimo allenatore.
Pressato dai risultati non eccellenti e dal gioco non propriamente strabiliante, si è prodotto in un’analisi lucida e articolata come raramente succede negli scambi tra giornalisti e tecnici.
Spesso sono chiacchierate immutabili da decenni, condite di luoghi comuni e banalità.
Cuesta si sottrae volentieri e cerca di esporre il proprio pensiero e di distinguere la sua figura professionale, cioè il lavoro che è qui a fare e per cui è pagato e la sua idea e visione di calcio.
Ammette che la squadra non gioca un calcio entusiasmante, ma che l’obiettivo è il mantenimento della categoria e non il calcio spumeggiante e trascinante, almeno non ora. Quindi, la costruzione della squadra è al momento molto rivolta verso i fondamentali di difesa, a guadagnare sicurezze, solidità, affiatamento, coesione. Proprio per portare a casa quei punti essenziali, vitali, per non scivolare troppo verso il basso della classifica e farsi travolgere dalle ansie della serie B.
Insomma, in curva il Parma non ruba gli occhi per fantasia, estro, velocità, spettacolo; ma quando Carlos parla, ci sembra credibile, autorevole e degno di fiducia. Vedremo.
Lui, passerà: per continuare la sua carriera verso prestigiosi lidi, in caso di successo oppure verso altra gavetta, per provare a rilanciarsi in caso di insuccesso. Noi, invece, saremo sempre qua.
Con un po’ di frustrazione crescente e diffusa.
Quella della frammentazione del calendario, che porta noi adulti lavoranti a perdere un numero considerevole di partite ogni anno. Venerdì, sabato, domenica, lunedì; e poi i turni infrasettimanali. Le 12.30, le 15.00, le 16.00, le 18.00, le 18.30, le 20.00, le 20.30, le 20.45 e poi chissà cosa ancora… Praticamente, è impossibile starci dietro. E fa strano, perché il calcio era proprio il rito laico italiano per eccellenza. E i riti hanno, devono avere, le loro liturgie, le loro forme e le proprie cadenze. La Coppa Italia ad agosto, il campionato da settembre, le coppe europee il mercoledì, gli orari stagionali che variavano al passaggio tra ora solare e legale e l’immancabile domenica.

Ormai non è e non sarà mai più così.
Ma il limite dov’è? Sette giorni su sette? 24 ore su 24? Mercato tutto l’anno, coppe e campionati e nuove leghe e ancora altri tornei in una saturazione che ormai sfianca.

Già, qual è il limite?
Per ora, l’Australia, in cui si giocherà una partita del prossimo campionato per evitare la concomitanza della cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici a Milano.
In un crescendo, ridicolo, di retorica in cui i dirigenti vedono il male del calcio nelle persone che rubano le dirette televisive, nelle proteste dei tifosi, nello scarso sostegno delle istituzioni nazionali (che permettono indebitamenti per i quali qualsiasi altra società sarebbe stata dichiarata fallita)  e non nelle loro scelte atte sempre ad ampliare una torta ormai indigesta e ad allontanare i tifosi a favore dei consumatori o dei turisti del pallone.
Oggi, il limite pare essere l’Australia; domani, magari, la luna, Marte o Giove?
Il calcio, rimane quello dei sentimenti, delle relazioni, dei cori, dell’euforia per un gol, del cuore in gola, del batticuore per un’azione avversaria in area, delle chiacchiere a partita finita mentre lo stadio si svuota, degli abbracci quando ci si rivede dentro il Tardini.
A dispetto di tutto e di tutti.

Giallo & Blu 🟡 🔵

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/10/Immagine-WhatsApp-2025-10-26-ore-19.23.05_5b607c5e.jpg 455 697 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-10-28 11:17:022025-10-28 11:17:04Parma – Como 0-0, Difesa arcigna e pensieri australiani

Genoa-Parma 0-0, trasferta vietata

20 Ottobre 2025/0 Commenti/in Curva Nord, Opinioni/da redazione

Trasferta vietata: era nell’aria.
Gli scontri di Cremona, il gemellaggio tra Boys e Ultras Tito Cucchiaroni della Sampdoria hanno fatto prendere questa decisione alle autorità. È sempre una notizia dolorosa, specie per certe partite.

Genova non è lontana, offre lo spunto per qualche gita e sosta enogastronomica gradita e in più la visuale dallo stadio è tra le migliori d’Italia e c’è il già citato gemellaggio ma con l’altra squadra genovese.

Le trasferte, il tifo organizzato hanno subito una evoluzione considerevole negli ultimi decenni.

Negli anni ‘60 e ‘70 erano qualcosa di quasi esotico: non ci si spostava per andare a vedere la propria squadra, ma per una domenica fuori città, l’occasione per provare qualche ristorante di grido o al limite era un’appendice a una visita parenti.
Già dagli anni’80, invece, la presenza dei tifosi in trasferta aumenta e diventa qualcosa di fortemente identitario: portare i proprio colori e cori a sostegno dei crociati, anche lontano dal Tardini, e dimostrare lo spessore e qualità del proprio tifo.

In quegli anni e nel decennio successivo, è diventato un’occasione di scontro fisico: cercato, desiderato e talvolta addirittura necessario, con quella volontà un po’ tribale e primordiale di vendicare torti o assalti precedenti.
In una domenica in cui a Rieti dei delinquenti travestiti da tifosi si sono macchiati di un assassinio assurdo e ingiustificabile, a latere di una partita di basket di serie A2, è oltremodo complicato parlare di questi argomenti.
Ma oltremodo necessario, perché quasi nessuno lo fa; se non per dire, appunto, basta violenza negli stadi.

Però, e c’è sempre un però in questo mondo complesso, bisogna poi avere a che fare con la realtà.
Lo stadio, è un luogo dove la violenza è una eventualità; non come scelta preordinata, ma come evento che possa accadere. E a cui si deve essere preparati.

Ultimamente non lo sono le forze dell’ordine, incapaci di gestire masse, folle, provocazioni; e talvolta con responsabilità non indifferenti.
Anche qui, ricordo da ragazzo, sia durante le trasferte che in casa, le FFOO che accompagnavano, si relazionavano alla pari con i tifosi, in una sorta di collaborazione; perfino la Digos sceglieva sempre il dialogo, rispetto alle altre possibili opzioni.
Si viaggiava in treno su convogli dedicati, che erano sì dei terreni franchi con diverse norme civili sospese; ma in cui raramente succedevano disastri.
Oggi, nella stragrande maggioranza delle occasioni (ci sono per fortuna salvifiche eccezioni), il tifoso è trattato come bestiame: incanalato, controllato, marchiato, direzionato e, soprattutto, obbligato a tutto. Codici, numeri, biglietti nominali, tessere del tifoso e quant’altro, salvo poi, in caso reale di problemi o scontri, fare sempre fatica a identificare i colpevoli, per non parlare delle dinamiche.
A Cremona, qualche settimana fa, ci siamo trovati in macchina nel bel mezzo degli scontri: avere avuto esperienze pregresse, sapere come muoversi, cosa fare oltre ad avere ben chiaro cosa non fare è essenziale per evitare sia di prendere due sberle (o ben peggio), sia di essere arrestato e incriminato come facinoroso senza alcuna responsabilità. Nel caso, ad esempio, siamo stati imbucati, da indicazioni errate delle forze dell’ordine, in una zona praticamente non presidiata.

In passato, è successo spesso di dover fare fronte ad assalti e agguati, in treno ad esempio o in zone limitrofe allo stadio. Ricordo sempre gli anziani, più esperti, in primis, a proteggere noi ragazzini, a insegnarci come abbassare i finestrini e tenere tirate le tende; insomma, a limitare i danni.

Una sorta di legge della strada. Però ho sempre sentito questa sorta di responsabilità dei grandi nei confronti dei piccoli, dei vulnerabili, dei deboli e poi, di insegnare le regole, di come non prenderle, di come non farsi male, di come non farsi fare male.

Anche questo, è essere famiglia; una famiglia magari strana e disfunzionale in diversi aspetti; ma che da fuori, in pochi conoscono o vogliono conoscere.

Così come i legami d’affetto, di fratellanza che si sviluppano nel corso degli anni, più di trenta per esempio, tra i gialloblù e i doriani. E ogni volta che ci si trova è una grande festa, fatta anche di sacrifici, di impegno, di sostegno, volontariato e volontà.

Ieri, nessuno dei due ha visto la partita: uno, perché impegnato sul campo da gioco con gli amici nel campionato allievi; io, a Teatro Due, a condividere la sofferenza di non sapere nemmeno il risultato con il già citato Paolo Nori.

Che nel suo spettacolo ha detto, tra le altre, una cosa che mi è piaciuta moltissimo: la scrittura, quella bella, non dovrebbe servire a rendere visibile, l’invisibile; ma a rendere visibile il visibile, ossia ad aprirci gli occhi su quello che ogni giorno abbiamo già davanti al nostro sguardo. Ecco, secondo me, la curva è un po’ così: solo una parte, certi aspetti sono visibili e fanno notizia; gli altri, sembra interessare o esistere solo per chi c’è e vede e guarda ogni giorno.

Sul match, a maggior ragione, peccato non esserci stati a questo Genoa-Parma: evitare la sconfitta parando un rigore a tempo scaduto, dà una certa scarica di adrenalina e una certa soddisfazione.

Genoa-Parma 0-0

Domenica 19 ottobre 2025, stadio Luigi Ferraris in Marassi di Genova, spettatori 30.636 (di cui abbonati 28.101 e paganti 2.535; no ospiti). 

Giallo & Blu 🟡 🔵

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-10-20 13:45:082025-10-20 13:45:09Genoa-Parma 0-0, trasferta vietata

E se le piazze fossero il confine più netto tra destra e sinistra?

9 Ottobre 2025/1 Commento/in Editoriali, Opinioni/da redazione

Forse è proprio in piazza che si manifesta — in senso letterale e simbolico — quella differenza tra destra e sinistra che molti giudicano ormai superata, impolverato souvenir per nostalgici del secolo scorso. Negli ultimi giorni, le manifestazioni di solidarietà alla Flotilla e contro il genocidio israeliano a Gaza che hanno attraversato l’Italia, hanno riportato in superficie una frattura che non riguarda soltanto la visione politica e geopolitica, ma una diversa idea di cittadinanza e partecipazione.

Quelle piazze, indubbiamente collocabili a sinistra, sono state duramente criticate da destra. In molti dei commenti non tanto dei leader politici, ma dell’opinione pubblica, almeno di quella parte che abita i social network, emergeva una convinzione semplice e netta: “perchè manifestate per qualcuno che sta a migliaia di chilometri da noi, e non fate nulla quando in Italia ci sono pensioni da fame, stipendi bloccati, liste d’attesa infinite nella sanità pubblica?”. Un’altra argomentazione largamente diffusa non era meno utilitaristica: “per chi sta a Gaza il giorno dopo non è cambiato nulla, mentre io ho trovato la tangenziale bloccata”.

Sono obiezioni che, a modo loro, contengono una logica. Ma che ci mostrano anche un tratto profondo che dal ‘900 sembra essere giunto intatto nella cultura politica contemporanea: essere di sinistra significa anche mobilitarsi per cause che non ti toccano direttamente, mentre chi è di destra scende in piazza per difendere o rivendicare qualcosa di più vicino nel tempo e nello spazio.

Basta ricordare cosa è accaduto solo poche settimane fa, quando una parte consistente dell’opinione pubblica italiana — soprattutto quella di destra — guardava con simpatia e ammirazione alle manifestazioni francesi contro la riforma delle pensioni. “loro sì che si fanno sentire, mica come noi che stiamo qui inerti a subire gli abusi del potere”. Quelle piazze (assai più violente e incendiarie di quelle di casa nostra) piacevano proprio perché i francesi manifestavano per sé: per la propria pensione, per il proprio reddito, per la propria quotidianità. Una forma di protesta “egoistica”, se vogliamo dirla così, ma perfettamente coerente con un certo modo – oggi largamente vincente in tutto il mondo – di intendere la politica come difesa dei propri interessi e confini, materiali e simbolici.

Al contrario, le piazze pro-Gaza — con tutte le loro contraddizioni, con le tensioni e i limiti che si possono criticare — nascono da un impulso diverso: quello di mettersi nei panni di qualcun altro, di allargare lo sguardo oltre la propria quotidianità, di sentire come intollerabile un’ingiustizia anche quando non la subiamo noi o qualcuno che appartiene alla nostra stessa tribù.

Ecco allora che nella piazza si rivelano due antropologie politiche, umane, culturali opposte. Da una parte, quella che misura il valore dell’impegno sociale sulla base del “qui e ora”: “Perché devo preoccuparmi di chi è lontano, se qui le cose non vanno?” Dall’altra, quella che ritiene che proprio la distanza sia la prova della solidarietà più cristallina: “Se mi muovo solo per ciò che mi tocca, non è più impegno, è interesse.”

Forse è un segno dei tempi che questa differenza sia evidente ormai quasi solo lì, nella ritualità di un corteo e degli striscioni scritti a mano. La sinistra, ancora, tende la mano oltre il proprio recinto. La destra, ancora, sta chiusa dentro e difende ciò che è suo. In un’epoca in cui le ideologie si sono sfilacciate e le appartenenze si confondono, è la piazza — disagevole, imperfetta, scomposta — a ricordarci che non tutti intendiamo la parola “noi” nello stesso modo.

Rolando Cervi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-10-09 08:30:162025-10-09 08:53:14E se le piazze fossero il confine più netto tra destra e sinistra?

Insicurezza in Oltretorrente. Esposto alle Autorità

9 Ottobre 2025/1 Commento/in Opinioni, Voci Parallele/da redazione

Riceviamo e pubblichiamo l’esposto inviato a Prefetto, Questore e Sindaco da parte di un gruppo di residenti (120 firmatari) dell’Oltretorrente. Nel documento sono evidenziati i punti critici nella quotidianità del quartiere. Una protesta ferma e dai toni garbati.
Abbiamo raccontato la situazione nel nostro reportage di 24 ore “La sottilissima linea di piazzale Inzani“. Torneremo in futuro a documentare quanto accade “di là dall’acqua”.

I sottoscrittori del presente esposto (per conto anche di altri cittadini domiciliati in questa area del quartiere) intendono porre alla vostra attenzione la gravissima situazione di degrado sociale e civile quotidianamente vissuta in Oltretorrente (segnatamente p.le Picelli, via Imbriani, b.go Parente, p.le Bertozzi, largo Giandebiaggi, via Galaverna, b.go Poi, b.go Fiore, p.le Inzani, via D’Azeglio e zona Ospedale Vecchio, p.zza Corridoni, via Bixio).

Episodi di risse, violenza, ubriachi molesti, spaccio e consumo di droghe, furti ripetuti, bivacchi permanenti con consumo di bevande alcoliche (e non solo), eccesso di rumore e schiamazzi causati dai frequentatori dei numerosi locali (concentrazione eccessiva rispetto ad un contenitore urbano dalle dimensioni ristrette e pertanto fragile) rappresentano il vissuto giornaliero con il quale sono obbligati a convivere, loro malgrado, i residenti.

La concreta certezza dei cittadini abitanti in queste vie e piazze è che non ci sia una adeguata presa d’atto di quanto sta accadendo, nonostante i giornali e i tg locali pubblichino ricorrenti articoli di cronaca, assieme a lettere di persone esasperate e comunicati dei tanti comitati sorti nel frattempo in città (si aggiungano diversi esposti sistematicamente lasciati senza riscontro).

Quando le persone intervistate esprimono l’insicurezza o la reale paura a muoversi in certi orari non raccontano percezioni ma realtà. Il rischio di restare coinvolti in un pestaggio tra ubriachi/drogati od essere presi di mira da un gruppetto di ragazzotti in vena di violenza gratuita o bullismo è concreto e neanche tanto raro, viste le cronache recenti.

C’è la razionale convinzione che non sia più il tempo di ascoltare dichiarazioni di intenti, giustificazioni in quanto fenomeno nazionale o, peggio ancora, di continuare ad insistere nella narrazione di una città che non c’è. Si è, da tempo, maturata la certezza che sia l’ora di agire.

Si chiede pertanto l’adozione delle seguenti misure:
⁃ divieto di consumare bevande alcoliche per strada;
⁃ chiusura dei locali etnici max alle ore 20.00 e divieto di vendere bevande alcoliche refrigerate;
⁃ divieto di assembramenti molesti;
⁃ attività investigativa mirata sullo spaccio nei negozi etnici di p.le Bertozzi/via Imbriani;
⁃ controllo della regolarità dei contratti di affitto e incrocio con le utenze, sia nei negozi, sia nelle abitazioni;
⁃ presenza permanente delle Forze dell’ordine, coadiuvate anche da altre organizzazioni autorizzate;
⁃ controllo rigoroso da parte della PL degli esercizi pubblici che non rispettano i regolamenti
⁃ comunali (dehors inclusi);
⁃ ⁃ anticipazione della chiusura alle ore 24.00 per i bar (specie per chi non rispetta il cosiddetto
”comportamento virtuoso”);
⁃ controlli severi per il rispetto dei livelli sonori (decibel) previsti dalla zonizzazione acustica.
⁃ Nella convinzione che tali obiettivi siano tutti realizzabili, attraverso il coordinamento sinergico di tutti gli attori citati, nello spirito della più ampia volontà collaborativa, si resta in attesa di riscontro e si porgono distinti saluti

120 firmatari, residenti in piazzale Inzani, via Imbriani, piazzale Bertozzi e borghi adiacenti

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-10-09 07:01:462025-10-09 09:01:55Insicurezza in Oltretorrente. Esposto alle Autorità
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