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Quale scempio, ponte tra lo spreco e l’assurdo!

18 Luglio 2025/0 Commenti/in Diario della Duchessa, Opinioni/da redazione

Caro diario

Spesso il mio spirito ha un tremito, mirando un’opera dalla guisa di insaccato che giace lungo il corso del mio amato torrente, e che non ha nemmeno un nome, vien detta “Ponte Nord”. Ah, e io che credevo che i ponti servissero a collegare luoghi, persone, idee! Ma qui, a quanto pare, il solo collegamento è quello tra spreco ben impacchettato e regno dell’assurdo.

Mi raccontano che questo bislacco tubo metallico, i cui bagliori offendono gli occhi da lontano, fu progettato in tempi recenti e nefasti farneticando di farne una “struttura abitabile”! Sventuratamente i manigoldi obliarono di dirci da chi, e per fare cosa.

E dopo una manciata di lustri, eccolo lì: simulacro di potere e ingordigia, monumento all’inutilità, boudoir di vanità malate. Negli ultimi giorni poi taluno, incurante di coprirsi di ridicolo, pare abbia osato accostare questo grottesco artefatto alla Tour Eiffel. La Tour Eiffel! Quel prodigio d’ingegno e audacia, che svetta sulla Ville Lumière come emblema di un’epoca e d’una nazione, paragonato a un salsiccione metallico abbandonato: entrambi sono oggetti originali, certo, ma l’uno è simbolo d’un sogno ardito, l’altro d’un incubo indigesto.

Mi domando con quale improntitudine si possa tentare di giustificare cotanto scempio estetico, al quale non ravviso eguali alla mia epoca. Da Duchessa, volli opere che migliorassero la vita, decorassero la città e nobilitassero lo spirito. Questo ponte, invece, è un palco senza attori sul quale ogni giorno va in scena una farsa.

E ora mi giunge novella che il Comune, in uno slancio di speranza mista a disperazione, ha indetto un bando per cercare chi, bontà sua, voglia utilizzare il ponte, come si lancia un fazzoletto dal balcone sperando che qualche cavaliere lo raccolga. Chi risponderà? artisti della rassegnazione, trapezisti dell’assurdo o illusionisti del danaro pubblico?

Quanto a me, resto in ascolto dai miei salotti celesti, dove l’inutilità non trova posto — ché qui persino le nuvole sanno dove andare. E attendendo che a codesto Ponte Nord possa un giorno trovarsi un senso, una funzione, un’anima o almeno un nome… mi farò portare un ventaglio più grande, ché quello attuale non basta più a lenire il mio sbigottimento.

Maria Luigia d’Asburgo Lorena

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/selfie-Marilu-ponte-nord-scaled.jpg 999 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-18 09:35:532025-07-18 09:35:55Quale scempio, ponte tra lo spreco e l’assurdo!

Que nul n’agisse en mon nom

11 Luglio 2025/3 Commenti/in Diario della Duchessa, Opinioni/da redazione

Caro diario,

Apprendo con un misto di sbigottimento e sommessa compassione che nella mia amata Parma ha preso forma un nuovo sodalizio, vanitosamente battezzato “Team Vannacci – Maria Luigia”. Un nome che già si copre di ridicolo con questo vezzo delle parole albioniche da parte di chi favella a vanvera di “patria”, e che vuole evocare la mia memoria e l’orgoglio di chi mi fu suddito, ma ahimè risulta cacofonico nell’inverecondo abbinamento . Le cronache narrano di una “prima riunione operativa” sparuto coacervo di trenta pretendenti a un istante di misera gloria politica.

Ma io mi chiedo: cosa mai potrà uscir di buono da costoro, se il loro primo atto è fregiarsi del mio nome di Duchessa, palesemente senza nulla conoscere del mio operato? Io ponevo il mio sigillo su opere a sollievo dei poveri, sulla costruzione di viali ombrosi, ponti eleganti, alla mia corte si celebravano la sobrietà, l’arte, la bellezza, la libertà dei costumi. Se questi figuri davvero credono che basti arraffare un nome di Duchessa per raccogliere brandelli di consenso, allora ci troviamo in un mondo al contrario.

Confesso che il mio nobile cuore duole nel vedere tanti miei amati concittadini lasciarsi abbagliare da tanta volgare sfrontatezza. Questa frenesia del mostrarsi d’acciaio mi ricorda certe armature della mia epoca: pesanti, fragorose, lucidate fino al ridicolo… e spesso vuote all’interno.

Ma che volete? Il secolo nuovo sembra adorare il clamore più che la sostanza. E così, mentre il “team” marcia compatto tra un incontro e una dichiarazione roboante, mi chiedo sommessamente se tanta retorica virile non sia, dopotutto, una corazza fin troppo rigida per contenere qualcosa di più incerto. E se non vi sia, dietro tanta granitica postura, il timore d’un cedimento ben più intimo di quanto si voglia ammettere.

Ad ogni modo, ribadisco: se proprio desiderano far uso del mio nome, che lo facciano per piantare alberi dalle fronde rigogliose, per educare i giovinetti al bene e al bello, per proteggere i deboli, piuttosto che per ostentare volgarità, scherno verso tutto ciò che appare diverso, ricette di governo rudimentali e fantasiose. Che nessuno si azzardi a contrabbandare la mia memoria in uno stendardo agitato da mani troppo tese nella frenesia di farsi notare.

Duchessa Maria Luigia Asburgo Lorena

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/duchessa-pride-team-vannacci.png 1233 2789 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-11 06:49:532025-07-11 07:08:40Que nul n’agisse en mon nom

Arboricidio a Collicolo

4 Luglio 2025/2 Commenti/in Diario della Duchessa, Opinioni/da redazione

Caro diario

Mentre mi ristoro da queste giornate canicolari tra fronde verdeggianti, senza mai cessare di volgere l’occhio a ciò che accade nelle mie amate terre parmensi, mi è giunta notizia di una nuova opera che si vorrebbe intraprendere e questo, di per sé, non mi dispiacerebbe: fui io medesima a promuovere ponti, strade, canali, viali e piazze, purché l’utile andasse sempre accompagnato dal bello, e il bello, a sua volta, da ombre gentili e fruscii di foglie.

Immaginate dunque il mio trasecolare quando ho appreso che codesta “riqualificazione” – orrenda parola moderna, tanto quanto le intenzioni che cela – prevede il taglio di novantasei platani in pieno rigoglio. Novantasei! Una strategia arboricida degna di Attila, più che di amministratori pubblici che pretendono di governare le antiche lande ducali.

Ah, quanto amore posi io nella creazione dei viali alberati, che ornassero le strade ma anche le anime dei passanti! Era mia ferma convinzione che un viaggio non fosse solo spostamento, ma esperienza dell’armonia. E che dire dell’ombra? Consolazione degli affaticati, ristoro dei pensierosi, rifugio degli innamorati e dei filosofi erranti!

Ma oggi — oh, tempi nefasti! — par che la nuova nobiltà non sia più fatta di gentiluomini colti e botanici dilettanti, bensì di burocrati infatuati di escavatrici e cemento. I quali, ahimè, pensano che un albero non sia che un ostacolo sulla loro tabella di marcia. E quel che più mi duole è che la sindaca del borgo di Collicolo (una gentil donna che ama definirsi amica della natura, forse perché l’ha vista una volta in un documentario), pare aver firmato il tutto col piglio con cui un tempo si mettevano al patibolo riottosi e congiurati.

Mi si dice che ella organizzi feste dedicate all’ambiente. Mi chiedo se, per coerenza, offrirà un banchetto anche all’inaugurazione del cantiere, mentre tronchi e rami cadono sotto i colpi delle accette.

Oh, quanto è facile parlare d’amore per la Terra, finché un albero non ostacola un appalto.

Così chiudo questa mia pagina con un auspicio amaro: che il popolo si sollevi contro queste nefaste intenzioni e ottenga, con le buone o con le cattive, la salvezza degli aviti patriarchi verdi.

Maria Luigia Asburgo Lorena

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/07/WhatsApp-Image-2025-07-04-at-12.30.41.jpeg 602 1600 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-07-04 05:50:592025-07-04 10:46:37Arboricidio a Collicolo

Il referendum è morto, viva il referendum

13 Giugno 2025/0 Commenti/in Editoriali, Opinioni/da redazione

C’è uno strano silenzio intorno al destino del referendum in Italia. Dopo il fallimento annunciatissimo (nessun osservatore di buon senso ha pensato neppure per un attimo che si sarebbe raggiunto il quorum) della consultazione dell’8-9 giugno scorsi, ci si accapiglia su come leggere i numeri dal punto di vista degli equilibri tra governo e opposizione, ma non ci si occupa della vera vittima di quest’ultimo passo falso: l’istituto del referendum. Eppure dovrebbe preoccuparci, perché stiamo assistendo al lento spegnersi di uno degli strumenti più preziosi della democrazia. Dopo avere dato forma con pagine gloriose alla società italiana contemporanea, da molti anni il referendum abrogativo arranca, sembra ormai un’impresa quasi impossibile raggiungere la fatidica soglia del 50% più uno degli aventi diritto al voto.

Il caso più simbolico resta proprio l’ultima consultazione di successo, quella del 2011, con il voto sull’acqua pubblica e sul nucleare. Gli italiani mandarono due messaggi chiarissimi, con numeri travolgenti: l’acqua è un bene comune, fuori dal mercato e dalle logiche di profitto, e le centrali atomiche non devono trovare spazio sul nostro territorio. A distanza di quasi quindici anni, poco o nulla è cambiato.

In tema di servizio idrico molte gestioni restano privatizzate o affidate a società miste, nessuna maggioranza di governo, di nessun colore, ha mai calendarizzato seriamente una discussione sul tema, la richiesta popolare di un ritorno al controllo pubblico dell’acqua rimane lettera morta.

Lo stesso dicasi per l’altro quesito: oggi si torna apertamente a discutere del ritorno al nucleare come soluzione per la crisi energetica e la decarbonizzazione, nonostante per ben due volte (1987 e 2011) gli italiani abbiano bocciato a suffragio universale quella prospettiva.

La volontà popolare sembra considerata superata, archiviata come un capriccio di un’altra epoca. Il cittadino percepisce che, anche quando va a votare e vince, questo non produce alcun effetto concreto.

Questa delusione ha alimentato un cinismo crescente: “Tanto non serve a niente”, “tanto non lo rispettano” sono i commenti che si sentono ormai con sempre maggiore frequenza. E così l’astensione non è più solo disinteresse, ma anche sfiducia attiva. Un astensionismo che diventa parte del gioco politico, al punto che spesso chi è contrario a un quesito punta proprio sull’astensione per far fallire il quorum, piuttosto che confrontarsi apertamente sul merito delle questioni.

Ma non è solo il quorum a rendere fragile lo strumento referendario. C’è anche un problema di contenuti, di comprensibilità dei quesiti, di distanza crescente tra le formule giuridiche e la percezione dei cittadini. I quesiti sul lavoro della scorsa settimana erano tecnici, poco comprensibili, per un elettore era difficile comprendere quale reale cambiamento avrebbero prodotto nel suo quotidiano. L’esito del voto sulla cittadinanza dovrebbe invece aprire una riflessione piuttosto profonda: il quesito, appoggiato convintamente da tutto il campo del centro sinistra, ha ricevuto moli “no” anche all’interno di quello stesso elettorato, segnalando come esistano nervi scoperti e sensibilità meno scontate di quanto spesso si voglia raccontare.

Se davvero vogliamo salvare il referendum da questa agonia che sembra ormai irreversibile, dobbiamo avere il coraggio di riformarlo profondamente: ripensare il quorum, garantire l’applicazione dei risultati, migliorare la qualità dei quesiti, restituire ai cittadini il senso di partecipare a qualcosa che abbia davvero un peso. Altrimenti resterà una reliquia: uno strumento formalmente in vita, con un passato glorioso, ma sostanzialmente inutile. E questa, in una democrazia, non può mai essere una buona notizia.

Rolando Cervi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-06-13 08:41:192025-06-13 08:44:18Il referendum è morto, viva il referendum

Referendum cittadinanza: profondo rammarico

10 Giugno 2025/0 Commenti/in Opinioni/da redazione

Un paese bloccato, ma la nostra battaglia continua

Con profondo rammarico, il Comitato Referendario Cittadinanza Parma prende atto del mancato raggiungimento del quorum al referendum sulla legge di cittadinanza. *

È un risultato che, purtroppo, conferma una realtà ormai evidente: l’Italia è un Paese politicamente bloccato, incapace di avviare quel necessario processo di cambiamento e riforma che la società civile chiede con urgenza e determinazione.

Questo blocco è il frutto di molteplici responsabilità. È il risultato di un’incapacità diffusa della classe politica – e in particolare dell’attuale maggioranza di governo – di affrontare con coraggio e visione le sfide del nostro tempo. È l’esito di un’Europa ancora ostaggio del potere di veto delle singole nazioni nel Consiglio, sfruttato quotidianamente dai sovranisti per provocare una paralisi decisionale.

Ma il dato più allarmante è rappresentato da una strategia ormai nota: il sabotaggio silenzioso e sistematico dei referendum attraverso l’astensione. Una minoranza ideologicamente ostile ai referendum ha scelto di non confrontarsi nel merito, ma di far naufragare il dibattito affossando lo strumento referendario. Questo fenomeno, che per avere successo sfrutta il quadro generale di crescente disaffezione e disinteresse elettorale, rischia di svuotare ulteriormente il senso della democrazia partecipativa.

Tuttavia, vogliamo esprimere soddisfazione per il dato di affluenza registrato nella città di Parma, superiore alla media nazionale. Un segnale importante che dimostra la sensibilità della nostra città sul tema dei diritti e che, laddove si lavora sul territorio con impegno e unità, è ancora possibile mobilitare energie e coscienze attive.

La nostra battaglia non finisce qui. Il Comitato Referendario Cittadinanza  continuerà il proprio impegno, con nuovi strumenti e nuove forme, per ottenere una riforma della legge sulla cittadinanza che sia giusta, inclusiva e al passo con la realtà sociale del nostro Paese. 

Il nostro obiettivo resta quello di dare pieno riconoscimento e dignità a centinaia di migliaia di persone che vivono, studiano, lavorano e contribuiscono ogni giorno alla crescita dell’Italia.

Il cambiamento è solo rimandato. Ma è inevitabile.

Luca Amadasi

Comitato Referendario Cittadinanza

* L’affluenza ai referendum è stata del 30,6%, sotto il quorum di votanti necessario affinché fosse valido. A Parma l’affluenza è stata del 34% in tutta la provincia e del 37% considerando solo il capoluogo. Lo scrutinio del referendum cittadinanza ha visto prevalere i SI col 65,5% a livello nazionale. In provincia di Parma (compreso il capoluogo) il SI è stato sotto la media nazionale con il 62,67%, mentre in città ha raggiunto quota 67,72%. (Elaborazione dati a cura della redazione, fonte Eligendo).

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-06-10 14:12:012025-06-10 16:22:23Referendum cittadinanza: profondo rammarico

Investire in Iren? Non ci pare il caso

16 Maggio 2025/0 Commenti/in Opinioni/da redazione

Dalla community sono giunti diversi commenti sulla destinazione dell’avanzo di 33 milioni del Comune di Parma. I pareri sono unanimi nel valutare con molto scetticismo la possibilità che l’Amministrazione Comunale investa parte di questo tesoretto nel rimpinguare la quota azionaria nella multiutility Iren.

Pubblichiamo due lettere di nostri lettori e lettrici, giunte in redazione. Le firmiamo con le iniziali, come da richiesta.

Opere socialmente utili

Buonasera,

Condivido appieno il concetto da voi espresso in merito al reinvestire su azioni Iren: gli utili abnormi di quella partecipata sono stati raggiunti sulla “pelle” di noi cittadini. Capisco che la finanza non guarda in faccia nessuno, ma la Giunta comunale dovrebbe.

Detto ciò, quel tesoretto dovrebbe essere utilizzato, a mio parere, per realizzare opere socialmente utili (Case della Salute, scuole, piscine…) senza bisogno che siano  opere faraoniche: in tal senso, Parma ha già abbondantemente dato.

Una giunta si può anche ricordare per il buon lavoro fatto!

Ma soprattutto, che venga deciso presto come utilizzarlo: altrimenti rischiano di lasciarlo in eredità alla giunta successiva,  come, anche qui, se non erro, è già successo in passato.

Grazie per il lavoro che fate. 

M.T.

Puntiamo sullo sport

Ho letto con piacere l’articolo sul “tesoretto” del Comune di Parma. Giusto qualche riflessione in ordine sparso…

Mi fa sorridere l’idea di comprare azioni Iren. Da un punto di vista finanziario sicuramente un buon investimento, niente da dire. La società ha chiuso gli ultimi due bilanci con EBITDA superiore al 20%, risultato eccellente, e pagato ottimi dividendi (non ho trovato il bilancio per fare un calcolo preciso). È anche vero però che i dividendi vanno a restituire (piccola?) parte di quello che noi utenti paghiamo in bolletta… Siamo sicuri che Iren (42% flottante e il resto quasi tutto a Comuni vari) utilizzi le proprie risorse per i territori su cui opera? Mi obietteranno: capitalizziamo per investire e distribuiamo dividendi. Vero. Ma un percorso quale certificazione B-Corp e trasformazione in società benefit non renderebbe il tutto più  trasparente?

Perdona la divagazione.

Come investirei il tesoretto? Nello sport. Per i giovani e i meno giovani. Lo sport educa al rispetto degli altri e alla solidarietà, abitua a darsi obiettivi e a misurarsi con se stessi. Perchè non creare spazi dove si possa camminare, correre o fare esercizi all’aperto e in sicurezza? Nuove palestre, piscine e strutture multidisciplina?  Magari avendo anche riguardo che non diventino un concentrato di auto e smog come il campus? Una città dove si fa sport sarà una città dove si utilizzerà meno l’automobile (città sostenibile), si spenderà qualcosa in meno in spese sanitarie, si ridurrà la percezione di insicurezza. E sicuramente anche altro che dimentico.

Io partirei da qui, forse i benefici sono molto a lungo termine, ma a quello dovrebbe guardare la politica.

Un saluto, G.M.

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-05-16 14:05:432025-05-16 14:05:44Investire in Iren? Non ci pare il caso

Sanità, esami impossibili da prenotare. Perché non siamo arrabbiati sul serio?

9 Maggio 2025/0 Commenti/in Editoriali, Opinioni/da redazione

Come sta succedendo a molti che cercano di prenotare una prestazione, anche a me è toccato restare pietrificata quando ieri, in farmacia, ho cercato di prenotare una ecografia. Due posti, uno in cui non potevo liberarmi, un secondo troppo avanti nel tempo. Poi, più niente fino al 2026.

Questo nonostante qualche giorno fa l’Ausl di Parma abbia vantato mirabilie sulla riduzione dei tempi di attesa (leggere il comunicato per credere).

L’ecografia in questione non richiede strumentazioni particolarmente sofisticate. O se le richiede, non c’è modo di saperlo. Saluto la farmacista, imbarazzata anche lei, e mi ripropongo di pensare un momento al da farsi. Sono già diversi gli esami e visite che di recente ho fatto privatamente. Da due anni, 4 su 5: persisto solo con gli esami di laboratorio.

Quindi questa volta mi premeva non soprassedere, usare il SSN, che sarebbe un diritto anche mio, pagando regolarmente le tasse da oltre 20 anni. Riprovo quindi da casa, sul fascicolo sanitario: volevo accedere anche alle strutture in provincia di Reggio Emilia, cosa che in farmacia non era possibile. Bene, per modo di dire. Nessuna disponibilità. Nessuna. Le due di poco prima erano sparite. Chiamo quindi la clinica privata dove ho fatto l’ultima, mi propongono martedì, per 100 euro.

Prima di accettare decido di provare la libera professione, dal fascicolo. Un avviso mi informa che la prestazione che cerco a Parma non c’è, posso andare su altre aziende: Romagna, Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Sassuolo, Piacenza… tutte tranne Parma. Va bene…per modo di dire. Ma in fondo, per me, andare a Reggio non è un grosso problema. Cerco, ed ecco la terza sorpresa: 4 opzioni ogni giorno, la prima a partire da 2 ore dopo. Subito, immediato. Costo: 55 euro. Sempre a Reggio Emilia, con il SSN non c’era nessuna possibilità.

Questo è solo uno dei tanti casi, potrei menzionare una visita dermatologica cercata a gennaio per la quale il primo posto era a febbraio 2026. Per mio padre, ultraottantenne. Risultato? Privato. Con la sua pensione, quando avrebbe diritto all’esenzione.

Sono certa di non essere vittima di una sfortunata congiuntura, ma di essere solo una delle tante, tantissime persone che sperimentano la negazione di un diritto, nel silenzio generale. Le conseguenze di questa negazione le possiamo anche elencare. La povertà è il primo fattore di rischio per la morte da tumore. Lo dicono le statistiche, non io. La diagnosi precoce serve anche per alleggerire, a tendere, lo stesso SSN, ma la stiamo delegando ai privati, di fatto selezionando solo chi può permettersela. Loro, noi, i fortunati, ingrassiamo il sistema di sanità privata, già bello che pasciuto grazie alle convenzioni. Gli altri, arrivano a farsi curare solo quando ormai è tardi.

Questo è la negazione concreta dei principi costituzionali in base ai quali in Italia abbiamo libero accesso alle prestazioni sanitarie, pagando un ticket sostenibile da chiunque, e avere quel sistema sanitario nazionale di cui andavamo tutti fieri, uno dei migliori al mondo. Ma soprattutto, è la negazione della salute, con il livello diagnostico possibile oggi.

Perché non stiamo scendendo in piazza a protestare contro questa vergogna enorme? Perché non siamo arrabbiati seri? Perché andiamo privatamente. La sfanghiamo ogni volta, obbiettivo raggiunto, e chi non se lo può permettere, si arrangi. In silenzio, viene smantellata la dignità di chi non ha voce o mezzi per fare rumore, che si ammala, ed è da solo.

Chiara Bertogalli

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-05-09 11:13:452025-05-09 11:19:15Sanità, esami impossibili da prenotare. Perché non siamo arrabbiati sul serio?

Camminare nella Memoria

24 Aprile 2025/0 Commenti/in Opinioni/da redazione

La Resistenza nei luoghi dov’è nata

Il periodo che va dalla fine del ’43 all’aprile del ’45 non può essere relegato ad un semplice seppur importante capitolo della storia d’Italia, perché il coraggio delle donne e degli uomini che hanno deciso di opporsi alla dittatura può ancora rappresentare una preziosa lezione per le nuove generazioni, un invito a riflettere sui valori che definiscono la nostra società.

Anche quest’anno, per l’ottantesimo Anniversario della Liberazione, ci ritroveremo a commemorare coloro che hanno sacrificato la vita per difendere la libertà, la giustizia e la dignità umana. Ma perché è così importante ricordare la Resistenza? La risposta ha sicuramente a che fare con la necessità di mantenere viva la memoria storica, di onorare il sacrificio di chi ha lottato contro il fascismo e il nazismo, ma anche e soprattutto con l’urgenza di trasmettere ai giovani l’importanza di opporsi alle ingiustizie, di scegliere la pace, la democrazia, la vita.

La memoria della Resistenza non può tuttavia ridursi ad un esercizio nostalgico ma deve rappresentare un impegno quotidiano. Le guerre, le dittature e le forme di oppressione non sono fenomeni relegati al passato. Proprio per questo, attualizzare quel periodo storico significa imparare a riconoscere le radici del totalitarismo e dell’intolleranza, per non lasciarsi sopraffare da ideologie che minacciano i diritti e la libertà di tutti.

Oggi, a distanza di ottant’anni, abbiamo più che mai bisogno di riscoprire le storie di chi ha agito seguendo il richiamo della propria coscienza. Storie di donne e uomini, giovani e anziani, intellettuali e contadini, preti e militari, che in un momento cruciale della storia dell’umanità hanno deciso di stare dalla parte giusta.

La Resistenza come movimento popolare è andato ben oltre gli orientamenti politici, come dimostra la grande partecipazione delle comunità del nostro Appennino, in larga parte prive di qualsiasi impostazione ideologica. E proprio la nostra montagna rappresenta forse l’ultimo luogo dove è ancora possibile entrare in contatto idealmente con quei ribelli.  Tra sentieri nascosti, rifugi improvvisati, inverni rigidi e decisioni estreme, è lì che la Resistenza ha preso forma. Il nostro Appennino non è stato solo lo sfondo delle vicende partigiane, ne è stato protagonista. Chi ha camminato sui nostri crinali, chi ha sostato nei nostri boschi, sa che quei luoghi parlano ancora. Non con le parole, ma con il silenzio, con la fatica della salita, con l’eco di una storia che ha lasciato segni ancora visibili.

Resti di un rifugio partigiano nei boschi sopra Osacca

Se oggi i principi di “libertà” e “giustizia sociale”, di “democrazia e “solidarietà” sono sotto attacco, tornare in quei luoghi può aiutare, soprattutto le nuove generazioni, a capire che quello che diamo per scontato è stato invece il frutto di scelte concrete, spesso dolorose, di chi si è inerpicato prima di noi, per farci strada.

Marco Cacchioli

Nota della redazione: Marco Cacchioli è guida ambientale escursionista e conduce gruppi alla scoperta delle battaglie e di rifugi e sentieri partigiani in val Taro e val Ceno. Ha dato vita al podcast “La Resistenza in Valtaro e Valceno” in cui narra storie della guerra di Liberazione, andando a fondo anche di vicende controverse. Lo trovate su Spotify

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/podcast_cacchioli.jpg 362 1236 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-04-24 14:55:272025-04-24 14:58:25Camminare nella Memoria

Il degrado, la sicurezza, e la fascinazione del manganello

9 Aprile 2025/0 Commenti/in Opinioni/da redazione

Dall’immortale “Bar Sport” di Stefano Benni: “democristiano, con paurosi sbandamenti fascisti quando le cose vanno male”.

Non trovo frase migliore per descrivere la deriva della comunicazione politica in questa interminabile, infinita campagna elettorale: un profluvio di “degrado” e “sicurezza”, parole e concetti tagliati con l’accetta, usati ad arte per randellare gli avversari, stuzzicare la pancia e la sempiterna fascinazione del manganello, a coprire un siderale vuoto di cultura, idee, progetti.

Anche se non ci sono appuntamenti elettorali imminenti, i toni dei media e della politica sono costantemente da comizio, e il degrado e la sicurezza sono le parole d’ordine più in voga. Quale degrado? Quello degli angoli di strada occupati da facce che non ci piacciono? Quello dei sacchi di spazzatura lasciati in giro da cittadini incivili oltre che da inefficienze del servizio di raccolta? Quello dei giovani che manifestano il loro disagio con comportamenti aggressivi? Sia chiaro, si tratta di problemi concreti, che le istituzioni devono affrontare e risolvere, mentre si rivelano troppo spesso inette e parolaie. Così come non si devono sottovalutare le preoccupazioni suscitate dagli episodi di spaccio, furti, risse e microcriminalità varia.
Ma davvero è tutto qui? Solo questo è degrado? Solo questa è la sicurezza di cui abbiamo bisogno?

Mi sembrano un gravissimo degrado i troppi gusci vuoti di cemento senza senso e senza futuro, orchi grigi che si mangiano pezzi della presunta food valley per soddisfare una bulimia palazzinara che non conosce requie.
Mi fanno sentire insicuro i protagonisti del saccheggio economico, urbanistico, morale e sociale della città, che pontificano senza pudore dall’alto di poltrone sempre nuove.
Vedo il degrado nell’ecatombe dei luoghi storici dove generazioni di parmigiani hanno conosciuto lo sport, abbandonati al loro destino da amministratori imperdonabilmente inadeguati.

Considero degrado della massima gravità il deserto dell’informazione, ormai ridotta a pochissime testate sempre più parziali, dedite a strepiti acchiappaclick, incapaci di uno sguardo laico e moderno, che abbandoni le categorie del XX secolo per aiutare i Cittadini a comprendere una realtà locale e globale in impetuoso cambiamento.
Mi sento insicuro di fronte a una classe dirigente che sembra incapace di futuro, ripiegata su rendite di posizione ereditate dal novecento, priva di una visione che vada oltre il perimetro del prossimo mandato amministrativo o del prossimo ricco appalto da spartire tra i soliti noti.

Forse il vero degrado è aver smesso di sognare una città giusta, verde, inclusiva. Forse la vera insicurezza è sapere che nessuno sta più progettando un domani condiviso, non con slogan, ma con visione, memoria e coraggio. Smettiamo di farci dettare l’agenda da chi sparge paura per spegnere il pensiero e governare con il manganello. È tempo di alzare la testa e riprenderci parole, strade, futuro.

Rolando Cervi

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png 0 0 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2025-04-09 16:50:092025-04-10 10:53:09Il degrado, la sicurezza, e la fascinazione del manganello
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