Cremonese-Parma 0-0 “Ti amo anche quando vinci”
Cremonese-Parma è la nostra prima partita dell’anno, serie A, stagione 2025/26. Un esordio che ha richiamato alla mente altri inizi, indelebili.
La mia prima partita è stata Parma–Carrarese 2-0 nel campionato vittorioso del 1983-84 (serie C). Quella di mio figlio, Parma-Ascoli 4-0, in altro campionato finito con una promozione nel 2017-18 (serie B).
A distanza di anni, parlandone, abbiamo scoperto che per entrambi, le prime partite, hanno un sapore e un ricordo speciale, ma soprattutto una dinamica unica.
I primi dieci, quindici minuti passati ad ammirare la curva, rapiti dai cori, dai tamburi, dai fumogeni e dai colori. Qualcosa di magico e ancestrale, per certi aspetti inspiegabile.
Mio nonno mi portava nei distinti, e così io per le prime partite del mio piccoletto.
Poi, mi sono spostato progressivamente in curva con gli amici; mentre mio figlio, al termine di un campionato vissuto sul lato lungo del campo mi ha chiesto “Però, l’anno prossimo l’abbonamento, possiamo farlo in curva nord?”.
Chi racconta il calcio, lo fa quasi sempre dalla tribuna: giornalisti, intellettuali, appassionati.
C’è poco, da noi, in Italia, raccontato dalla curva.
Forse figlio, anche, di un pregiudizio storico, in cui si pensa che il tifo organizzato sia soprattutto violenza, scontri, assenza di regole, ricerca di impunità.
Che, talvolta, è anche quello, ma non solo.
Per me è stato, ad esempio, un luogo di emancipazione e libertà, dove essere accolto, mai giudicato e potermi esprimere senza maschere o forzature.
Per lui, anche: la scoperta di socialità, responsabilità e autonomia, tra le altre cose.
La curva è una società nella società, con riti e miti fondativi e una composizione particolarmente eterogenea che poi si riunisce attorno a valori comuni e una sorte di identità ben definita.
In un tempo in cui socialità, comunità, identità e valori stentano ad affermarsi con fermezza e chiarezza, a noi la curva continua a sembrare un posto bello, nonostante alcune ovvie storture.
E, senza dubbio, un luogo dove passione e fede si professano continuamente e settimanalmente.
Parma è una delle curve più giovani del calcio italiano: piena di ragazzini dai 12 anni in su. Alcuni entrano coi genitori e poi si staccano; altri, già intorno ai 14, arrivano insieme con i propri coetanei e sono impegnati non solo nei canti, ma anche nelle coreografie e nelle varie attività della curva. Con una quota non trascurabile di ragazze.
In un mondo adolescenziale sempre più virtuale, immateriale o eccessivamente materiale di ricerca di lusso, successo, affermazione spesso rapida e non sempre pienamente motivata guidata dai social, la curva resta una interessante eccezione.
Dove voce, grida, mani, occhi e cuore hanno ancora la meglio su uno schermo.
Anche al di là, molto al di là, dei risultati sportivi, sintetizzato splendidamente in uno degli stendardi in cui oggi tantissimi si riconoscono “Ti amo anche quando vinci”.
Non voglio, non vogliamo, avere pretese di analisi sociologiche né politiche, ma offrire un punto di osservazione altro e diverso rispetto al mondo del pallone.
Ieri ci siamo fatti 10 ore in giro, per una partita di due ore e sessanta km tra andata e ritorno; sintesi di passione e della atavica precarietà e impreparazione e vessazione del nostro Stato: nessun coordinamento tra le varie Forze dell’Ordine per la gestione del corteo in arrivo da Parma, l’infiltrazione dei tifosi granata arrivati da Reggio Emilia, gemellati coi cremonesi, che hanno causato diversi scontri; l’interminabile attesa all’ingresso e all’uscita dello stadio e del parcheggio dello stadio; il calore squagliante di una curva datata e completamente esposta al sole, il costo ormai fuori controllo dei biglietti delle partite per le trasferte, condito da ingiustificabili costi extra come quelli del parcheggio ospiti; per non parlare della disorganizzazione e dei costi dei bar dentro gli stadi, al limite dell’estorsione e del sequestro di persona.
Eppure, ogni settimana, non vediamo l’ora di metterci la sciarpa al collo e avviarci verso il Tardini o gli altri stadi lungo la via, tenendo per mano i nostri figli e nipoti.
Chiacchierando con gli amici, sorridendo alle persone che nel corso degli anni sono diventati volti familiari con cui condividere alcuni momenti significativi del nostro tempo.
Confrontandoci, o prendendoci in giro, ridendo di battute sagaci o sguaiate, gridate a pieni polmoni.
E talvolta abbracciandoci in maniera travolgente, spontanea, selvaggia e libera.
Poi, ovviamente, c’è anche la partita. Finita 0-0. Per oggi, la parola la lasciamo a chi ne capisce, di calcio.
Ci risentiamo dopo Parma-Torino. Di lunedì, alle 18.30. Così, per dire.
Giallo & Blu 🟡🔵




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