• Carrello Carrello
    0Carrello
Parma Parallela
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a Youtube
  • Notizie
  • Storie
  • Opinioni
    • Editoriali
    • Curva Nord
    • Diario della Duchessa
    • Voci Parallele
  • Newsletter
  • Sostieni
  • Chi Siamo
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu

I pareri che affossano il prosciuttificio a Torrechiara

21 Maggio 2023/0 Commenti/in Inchieste/da redazione

di Francesco Dradi

L’imbarazzato silenzio è durato oltre due mesi. Da febbraio a fine aprile.
Si può comprendere. I fautori del prosciuttificio di Torrechiara non sapevano come dare la notizia.
I pareri – vincolanti – degli enti pubblici, espressi in Conferenza dei Servizi, affossano anche il secondo progetto della ditta Fratelli Galloni spa, che voleva realizzare uno stabilimento di lavorazione prosciutti in località Arola, nella piana di Torrechiara, con vista castello.

Sono Arpae (Agenzia regionale per la prevenzione, l’ambiente e l’energia dell’Emilia-Romagna) e Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Parma e Piacenza ad emettere i pareri decisivi, entrambe con un’articolata e documentata serie di rilievi ad ampio spettro che, per brevità, possiamo incentrare su tre aspetti: il vincolo paesaggistico, l’impatto sulle falde acquifere sotterranee e la presenza di aree alternative su cui impiantare l’attività produttiva.

Nello specifico la Soprintendenza esprime parere contrario tout court: “… pertanto non possa procedere, se non in senso negativo, vista la mancanza di presupposti, con le successive valutazioni di compatibilità paesaggistica del progetto in oggetto che le sono proprie“.

Mentre Arpae rilascia un parere favorevole ma con tre prescrizioni pesanti, la prima delle quali è qualcosa di inedito, perché imbocca la strada del consumo di suolo a saldo zero.

Arpae “esprime parere favorevole preliminare alla variante urbanistica (ossia il progetto di prosciuttificio, ndr) ai sensi del DPR 160/2010 con le seguenti prescrizioni: (qui riportiamo solo la prima)
• al fine di compensare gli impatti dovuti all’impermeabilizzazione del suolo in area di ricarica di falda, Settore A, sarà necessario un intervento di desigillazione in un’area, di pari estensione rispetto a quella di progetto, avente caratteristiche idrogeologiche equivalenti”

Arpae dice in sostanza “puoi costruire ma a compensazione devi desigillare, ossia togliere il cemento e rinaturalizzare una superficie analoga di suolo”.

Qui i documenti integrali con i pareri di Arpae e della Soprintendenza .

Questa è la notizia, in sintesi: il progetto di prosciuttificio a Torrechiara è bocciato, una seconda volta.

Tuttavia la vicenda merita di essere approfondita, per i tanti risvolti che comporta.

Avvisiamo il lettore che ci si addentra in questioni tecniche, che si rifanno agli strumenti di programmazione urbanistica. Non sono sempre intelligibili ad un comune cittadino. D’altronde in questa vicenda sono enti che si parlano tra loro. Per quanto possibile abbiamo cercato di semplificare e rendere comprensibile il tutto.

Riepilogo dei fatti degli ultimi 12 mesi

Un breve riassunto di quanto successo. Chi sa già tutto può saltare al punto successivo.

Nella primavera 2022 la ditta Fratelli Galloni spa acquista terreni agricoli in località Arola, nella piana di Torrechiara, con l’intenzione di costruire uno stabilimento di lavorazione prosciutti, su 20mila mq complessivi, dotato di una grande sala degustazione con vetrata vista castello. Per edificare serve una variante urbanistica e la si chiede in deroga alla pianificazione urbanistica applicando l’art. 53 della legge regionale 24/17 urbanistica sul consumo di suolo.

Il consiglio comunale di Langhirano in luglio approva, con i soli voti della maggioranza, il progetto preliminare aprendo la conferenza dei servizi. Cittadini e associazioni si mobilitano perché, a loro parere, tale stabilimento deturperebbe in modo irrimediabile il paesaggio di Torrechiara, oltre a consumo di suolo fuori regole e impatto sulle falde acquifere. La Conferenza dei Servizi si chiude negando l’autorizzazione in forza del parere negativo espresso dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio, che richiama il vincolo di tutela paesaggistica esistente a protezione del castello di Torrechiara.

Il sindaco con il suo gruppo di maggioranza, a settembre, bocciano una mozione presentata da tutti i consiglieri di opposizione con la quale veniva richiesto uno studio sulla presenza di aree alternative, nelle quali indirizzare lo sviluppo della ditta Fratelli Galloni.

Sul primo progetto sono pendenti due ricorsi al Tar (nei quali ne sono scritte delle belle) contro il Comune, uno da parte dell’azienda che chiede annullamento della Conferenza Servizi e un altro, opposto, di un privato cittadino che chiede l’annullamento della delibera comunale voluta dal sindaco.

In dicembre la ditta ha presentato un secondo progetto, ridotto, per uno stabilimento di pre affettamento, questa volta ricorrendo al Dpr 160/2010. Si aprono i termini della Conferenza dei servizi preliminare asincrona. In gennaio si tiene una rilevante manifestazione contraria promossa da associazioni, comitati e partiti contrari al progetto. Contro questa manifestazione si scaglia con una lettera dai toni forti il direttore dell’Unione Parmense Industriali.

Successivamente i consiglieri comunali di opposizione depositano uno studio su aree alternative disponibili nel territorio comunale di Langhirano in cui si può costruire un prosciuttificio, da cui ne emergono almeno undici.

E si arriva così alla seconda Conferenza dei Servizi.

Una prescrizione micidiale

Veniamo ai punti cruciali espressi negli atti.

Cominciamo col leggere quanto dispone Arpae (riportiamo anche qui il documento Arpae integrale):

“si esprime parere favorevole preliminare alla variante urbanistica (ossia il progetto di prosciuttificio, ndr) ai sensi del DPR 160/2010 con le seguenti prescrizioni:
•  al fine di compensare gli impatti dovuti all’impermeabilizzazione del suolo in area di ricarica di falda, Settore A, sarà necessario un intervento di desigillazione in un’area, di pari estensione rispetto a quella di progetto, avente caratteristiche idrogeologiche equivalenti;
• nelle fasi successive del procedimento saranno necessari adeguati approfondimenti sugli effetti ambientali determinati dall’impermeabilizzazione dell’area in esame, disponendo così degli elementi per elaborare ulteriori o diverse soluzioni di mitigazione/compensazione degli impatti previsti;
• il documento di VAS VALSAT dovrà fornire un’analisi delle alternative che tenga conto anche delle criticità idrogeologiche sopra evidenziate.”

Arpae dà parere favorevole ma con una prescrizione micidiale: potete costruire lì a Torrechiara a patto che in un’altra area di superficie e caratteristiche analoghe andate a desigillare, ossia togliere cemento e ripristinare con suolo naturale che ridia permeabilità al suolo.

In pratica per poter costruire lo stabilimento a Torrechiara, impermeabilizzando suolo per 5mila metri quadrati (come da secondo progetto) la ditta Galloni deve eseguire un intervento inverso su una superficie di uguale estensione e con “caratteristiche idrogeologiche equivalenti”.

Come mai una prescrizione così severa? Perché nella fascia pedecollinare di Torrechiara vi è la conoide di una falda acquifera molto rilevante per il parmense, che va ad alimentare il reticolo idrico nel sottosuolo fino alla zona sud della città di Parma. Quindi si rischia di compromettere la qualità delle acque potabili. Non da meno cementificare un’area idrogeologica di tale importanza può comportare un notevole aumento del rischio alluvioni in caso di piogge intense (guardiamo a cosa è successo in Romagna, ndr).

Salvaguardia delle falde acquifere

Scrive Arpae che il Proponente (la Fratelli Galloni, ndr) nella VAS (Valutazione ambientale strategica) del progetto non ha considerato adeguatamente l’impatto sulle falde acquifere sotterranee:

“La pianificazione territoriale di riferimento, il PSC vigente, aveva infatti escluso ogni importante sviluppo nell’area in esame, estendibile da Cascinapiano fino a Pilastro, proprio per la concomitante presenza di aree di ricarica della falda e di tutela paesaggistica (le ultime esulano dalle nostre competenze).
Come sopra accennato, nella sezione relativa alle acque sotterranee, l’esclusione delle aree di ricarica di falda dai criteri di confronto tra le alternative appare artificiosa.

… l’impermeabilizzazione dell’area in esame comporta un impatto del progetto che si ritiene rilevante.”

In concreto cosa dovrebbe fare la ditta Galloni? Reperire un’area edificata di almeno 5mila mq in fascia di tutela A della falda acquifera e ripristinarla allo stato naturale. Difficile ma non impossibile. Gli stabilimenti produttivi dismessi non mancano in zona, anche se non tutti in fascia A.

Ma avrebbe senso un’operazione del genere? Piuttosto, allora, non sarebbe il caso di rigenerare fabbricati dismessi, demolendo e ricostruendo?

I richiami agli altri enti

Lasciamo la domanda aperta, e andiamo a vedere altri punti del parere Arpae.
Analizzando il parere sopra riportato si intuisce che, nelle righe del linguaggio tecnico amministrativo della Pubblica Amministrazione i tecnici Arpae vorrebbero dire molto di più, e si rivolgono implicitamente ai “colleghi” dell’ufficio tecnico del Comune di Langhirano, e soprattutto ai politici amministratori, dicendo loro che, prima di “impegnare” un privato nel presentare un progetto di variante di tale portata, avrebbero dovuto stopparlo alla luce della pianificazione vigente a partire dal PSC (il piano urbanistico del territorio che classifica le aree) del Comune stesso, dato che ne impedisce la fattibilità per la salvaguardia idrogeologica.

Non vorremmo qui esagerare nell’interpretazione del parere Arpae, tuttavia vi sono affermazioni che appaiono richiami ad altri enti. Ad esempio:

“Al di fuori del Piano, con procedure specifiche previste dalla LR 24/2017, sono stati ampliati stabilimenti esistenti, in variante al Piano ma coerenti con gli obiettivi di PSC.”

E qui si tira in ballo la Regione Emilia-Romagna, dicendo implicitamente che la variante richiesta per costruire su suolo agricolo – e anche il primo progetto di prosciuttificio a Torrechiara, presentato l’estate scorsa, che si basava esplicitamente sulla deroga concessa dall’art. 53 della LR 24/2017, ossia il permettere la costruzione di un nuovo stabilimento in aree aziendali anche se non classificate e non adiacenti ma dentro il territorio comunale – non può essere concessa se “non è coerente” con la pianificazione comunale. Un’interpretazione restrittiva dunque, in linea con il contenimento del consumo di suolo, mentre i pareri forniti di recente dalla Regione, in merito all’applicazione dell’art. 53, sono più laschi.

Si fa notare anche il richiamo di Arpae alla Provincia di Parma, ente responsabile del PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale):

“Poiché il processo di formazione del PTCP non ha individuato l’area in esame, nella successiva fase procedurale andrà valutato se risulta necessaria una variante al PTCP ai fini della presente procedura.”

L’annotazione di Arpae stride con il parere del tutto favorevole rilasciato dalla Provincia al progetto dello stabilimento Galloni. (Qui il parere della Provincia).

Una siffatta lettura di tali richiami potrebbe essere maliziosa e non vogliamo spingerci in tal senso dando adito a interpretazioni fuorvianti del parere di Arpae, ma insomma ci pare un documento ben circostanziato. Allora perché esprimere parere favorevole? Anche qui, lasciamo la domanda aperta.

La tutela del paesaggio e le aree alternative

Così come preciso e dettagliato è il parere della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Parma e Piacenza che, affermando come la “tutela del paesaggio, sia materia che assurge esplicitamente a rango costituzionale per gli effetti dell’art. 9″, esprime un parere esplicitamente negativo al progetto Galloni (qui il documento integrale della Soprintendenza):

“… pertanto non possa procedere, se non in senso negativo, vista la mancanza di presupposti, con le successive valutazioni di compatibilità paesaggistica del progetto in oggetto che le sono proprie”

Tale parere è motivato dal fatto che

“… sotto il profilo della tutela paesaggistica, non siano stati soddisfatti i requisiti di cui all’art. 19, comma 11, del PTPR e come pertanto l’intervento in progetto, allo stato attuale, non risulti conforme alle disposizioni del PTPR; parimenti ritiene che non si sia adempiuto alla dimostrazione del requisito della “assenza” (assoluta) nel piano urbanistico vigente di aree destinate all’insediamento produttivo”.

La Soprintendenza ricorda come

“In forza dell’art. 8 del DPR 160/2010 il richiedente propone di realizzare nell’area agricola di S.F. pari a 170.027 mq un nuovo insediamento produttivo.
In proposito si rammenta come il presupposto per l’applicazione dell’art. 8 del DPR 160/2010, sia l’assenza o l’insufficienza di aree destinate all’insediamento di impianti produttivi nelle previsioni degli strumenti urbanistici comunali”.

Proprio nel considerare questi aspetti il giudizio della Soprintendenza sul Proponente (la ditta Galloni e, nello specifico, i tecnici professionisti che hanno elaborato il progetto) è tranchant:

“le valutazioni condotte dal proponente, oltre che sommarie, non menzionano aree o fabbricati attualmente in disuso e disponibili nel territorio Comunale di Langhirano; vengono invece escluse alcune aree con motivazioni che paiono pretestuose o comunque non adeguatamente argomentate; congiuntamente il proponente non disamina lo strumento urbanistico dove si rilevano aree e fabbricati destinati all’insediamento di impianti produttivi che a titolo di esempio, ed in modo non esaustivo …”

e con un lavoro certosino segnala al Suap del Comune di Langhirano 11 aree con puntuale indicazione dei mappali di ubicazione, quasi a dire che chi doveva svolgere preliminarmente il lavoro di verifica non lo avesse fatto a dovere.

In foto un’area di 20mila mq destinata ad attività produttive, a Pilastro, nel territorio comunale di Langhirano.

 

Lo scontro istituzionale

Al che l’Ufficio Tecnico del Comune langhiranese, in modo decisamente inusuale scrive a sé stesso, ossia al SUAP, per lasciare agli atti il proprio parere, per replicare piccatamente alle osservazioni della Soprintendenza. (Qui il documento del Comune di Langhirano)

Baruffe chiozzotte, verrebbe da dire, se non fosse che siamo al limite dello scontro istituzionale.

Peraltro uno scontro tra tecnici su cui si scarica impropriamente un ruolo politico, in una distorsione del processo democratico. Senza trascurare i costi economici, diretti e indiretti, a carico degli enti pubblici. Nella Conferenza dei Servizi ne sono stati coinvolti 24.

La vicenda del prosciuttificio a Torrechiara diventa paradigmatica di altre situazioni in corso sul territorio: il politico vuole assecondare i desiderata dell’impresa ma, cogliendo che il progetto è impattante e forse temendo la contrarietà dei cittadini (di una parte della comunità), non apre processi partecipativi, né percorsi di informazione e adotta procedimenti che ribaltano l’onere della risposta sugli enti tecnici. Tutto con condizionamenti politici più o meno espliciti.
Se tutto è approvato il sindaco sorridente sforbicerà il nastro inaugurale, se al contrario il progetto non passasse, la “colpa” sarà addebitata ai tecnici.

Tanto più se si rimane in zona grigia, dove le informazioni non circolano. I pareri “tecnici” degli enti espressi in Conferenza dei Servizi, in riferimento al secondo progetto, tuttora non sono consultabili liberamente dai cittadini poiché il Comune di Langhirano sembrerebbe non obbligato a pubblicarli sul sito. In questo caso, data la rilevanza del progetto, sarebbe opportuno dare modo ai cittadini di informarsi direttamente.

L’iter della Conferenza dei Servizi preliminare in modalità asincrona sul secondo progetto di prosciuttificio a Torrechiara, si è concluso il 23 febbraio. Ma si è dovuto attendere il consiglio comunale del 27 aprile per conoscere ufficialmente la conclusione. Il sindaco di Langhirano, Giordano Bricoli, ha risposto alle interrogazioni sul progetto del prosciuttificio avanzate dei consiglieri di opposizione, Federica Di Martino e Paolo Piovani, divulgando i pareri degli enti pur senza darne lettura.

Di Martino e Piovani hanno così organizzato un’assemblea pubblica – l’11 maggio – a cui ha partecipato anche Diego Cauzzi, consigliere di opposizione a Lesignano de’ Bagni e rappresentante delle minoranze nel consiglio dell’Unione dei Comuni della Val Parma. In questa assemblea sono stati illustrati sommariamente i pareri degli enti e si è accennato al percorso del nuovo PUG (Piano urbanistico generale) che viene approntato in modo unitario dai sette comuni dell’Unione, anche in questo caso senza adeguata informazione ai cittadini.

Come andrà a finire?

E, quindi, la vicenda del prosciuttificio a Torrechiara, come andrà a finire?

Riportiamo le conclusioni del Suap di Langhirano:

“Si ribadisce pertanto che la conferenza dei servizi preliminare, non decisoria, prevede alla conclusione del procedimento la trasmissione delle determinazioni espresse dagli Enti coinvolti alla ditta che ha prodotto istanza, senza rilascio di alcun provvedimento autorizzatorio né, tantomeno, alcuna approvazione di variante agli strumenti urbanistici per la quale debba essere attivato il prescritto iter procedurale”.

Tradotto in soldoni significa che la ditta Fratelli Galloni spa deve valutare se, dopo due stop ricevuti, insistere ed elaborare un terzo progetto oppure rinunciare e riorientare lo sviluppo dell’azienda in aree già destinate a scopo produttivo.

Sarà interessante anche vedere cosa proporrà l’Amministrazione Comunale di Langhirano, nel PUG in fase di elaborazione, per l’area di Torrechiara: un rafforzamento della tutela paesaggistica con una estensione del vincolo indiretto sul castello, oppure se, dopo aver indebolito gli strumenti di tutela comunali con varianti di qualche anno fa, persevererà in una riclassificazione delle aree, da agricole a edificabili. Fermo restando la tutela paesistica di valenza nazionale stabilita con Decreto Ministeriale nel 1976.

 

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi riceverne altri puoi iscriverti gratuitamente alla newsletter e sostenere con una piccola donazione Libera Informazione in Parma.

Contatore visualizzazioni attivo dal 6/6/2023

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2023/05/IMG_7118-scaled-1.jpg 1920 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2023-05-21 09:26:462023-05-21 09:26:46I pareri che affossano il prosciuttificio a Torrechiara

Krause style: dal pallone al mattone

5 Maggio 2023/0 Commenti/in Inchieste/da redazione

di Francesco Dradi con il supporto della redazione

A Parma dobbiamo ancora capire se Kyle Krause, 60 anni, presidente del Parma Calcio da tre stagioni, è l’amico americano, infatuato dallo sport più popolare del mondo, oppure un imperialista yankee, affarista immobiliare.

Sicuramente l’abbinata pallone e mattone è inscindibile nelle intenzione del magnate dell’Iowa, come mostriamo nelle foto sotto. E peraltro è in buona compagnia: delle 40 società di calcio professionistiche italiane (serie A e B) 13 hanno proprietà straniere, di cui 11 americane. Tutte, o quasi, hanno nelle loro intenzioni la costruzione di nuovi stadi, facilitati da una leggina ad hoc che permette di bypassare tanti strumenti di salvaguardia dell’interesse collettivo.
Curioso paradosso: per anni si è detto che il calcio italiano non era più competitivo in Europa perché non vi sono stadi accoglienti e, come per magia, questa primavera ci ritroviamo ad avere 5 squadre nelle semifinali delle coppe europee, con gli stessi stadi “inadeguati” di prima (a parte la Juventus che lo “stadium” nuovo ce l’ha ma peraltro versa in guai ben peggiori).

Ma non divaghiamo.

Quando di tanto in tanto lo vediamo a Parma, Krause ha sempre il sorriso #opentomeraviglia di chi scopre il Bel Paese.

Però applicando la mentalità stelle e strisce, dove lo sport è un business come un altro. Negli USA questa mentalità è agevolata dai campionati chiusi, senza promozioni e retrocessioni. E questo garantisce stabilità. E se una città “non risponde” si cambia, come insegna la vicenda degli Athletics nel baseball, che trasferirà la franchigia da Oakland a Las Vegas … proprio per una questione di stadio.

In Italia, e in Europa, le cose funzionano un po’ diversamente. L’alea è molto più elevata. Come dimostrano i magri risultati sportivi conseguiti finora (peraltro, a dispetto degli opinionisti locali ipercritici, il Parma è tuttora in corsa per la serie A e con un po’ di fortuna potrebbe farcela ad ottenere la promozione).

A prescindere dai risultati l’investimento americano è stato cospicuo, tanto è vero che le perdite accumulate dal Parma Calcio nell’ultimo anno sfiorano i 100 milioni di euro, con un esborso complessivo, da parte del gruppo Krause, di 325 milioni € in due anni.

Cifre da far impallidire noi comuni mortali italiani, cifre che spedirebbero il signor Krause di diritto in quella categoria di presidenti “ricchi e scemi” come ebbe a definirli, a fine anni Cinquanta, Giulio Onesti presidente del Coni .

Va bene che il patrimonio della famiglia Krause è debordante (3 miliardi di euro, secondo la Voce di New York)  tuttavia scialarne il 10% per una passione mal si concilia con l’idea dell’imprenditore di successo.

Impensabile che non voglia perlomeno tenere i conti in equilibrio. Puntare sullo sviluppo del settore giovanile, per future plusvalenze, forse non basta.

E dunque l’affare nuovo Tardini s’ingrossa. E si allarga fino a Collecchio.
Cerchiamo di capire come, facendo il parallelo con Des Moines, città di origine delle fortune di Krause. Le analogie sono davvero tante e raccontano una storia, quella di un imprenditore e delle sue creature da Des Moines, capitale dell’Iowa (USA), nella cosiddetta “corn belt”, ossia “fascia del mais”, a Parma, Italia, autoproclamata capitale della “food valley”. Altra caratteristica in comune: entrambe hanno una popolazione che si aggira sui 200mila abitanti.

Per Krause la passione del calcio è antica: è proprietario del Des Moines Menace dal 1998. Per due decenni si è accontentato. Poi nel 2020 il salto di qualità.

Il sistema del soccer americano è diverso dal calcio italiano tuttavia, per intendersi, il Menace milita in una categoria equiparabile alla nostra serie D. Ciò non basta più a Krause che vuole una squadra almeno in USL Championship, al livello della nostra serie B. Non essendoci promozioni / retrocessioni per iscriversi e giocare nella Usl Championship occorre rispettare una serie di parametri, tra cui uno stadio con determinate caratteristiche. Qui sta la novità: Krause un anno fa (2022) ha fondato la società del Pro Iowa (il nome richiama la Pro Patria nostrana) per ottenere la concessione per costruire uno stadio nuovo, polifunzionale, con annessi ristoranti, negozi e altro. Una volta che sarà pronto lo stadio (nel 2025, da progetto, ma vi sono intoppi) formerà la squadra da iscrivere al campionato.

Andiamo alle foto. Nella colonna di sinistra l’America: il patron lancia la nuova società calcistica, in mezzo il rendering del nuovo stadio che progetta per la capitale dello Iowa; più sotto, un centro multifunzionale della Krause+, il braccio immobiliare dell’azienda di famiglia.
Nella colonna di destra, Parma: Krause acquista la squadra; sotto, a destra, il primo rendering (aprile 2021) del Nuovo Tardini; più sotto, l’ex centro direzionale Parmalat di Collecchio acquisito assieme a vasti terreni.

Altra foto interessante: questi sono gli interventi immobiliari che i Krause vorrebbero realizzare nella loro cittadina di Des Moines attorno al loro nuovo stadio, con un investimento previsto di circa 550 milioni di dollari.

Il “distretto sportivo” a Des Moines conterrebbe, tra l’altro, una piazza, luoghi per fare musica all’aperto, negozi, ristoranti, birrerie, hotel, appartamenti, uffici, supermarket. Il calcio come punto di partenza, il mattone come punto di arrivo: il nuovo stadio diventa il catalizzatore di importanti operazioni (speculazioni ?) immobiliari.

A Parma non ci potrà essere un una possibilità come questa, ma forse Kyle Krause sta progettando un District diffuso tra il quartiere Cittadella e Collecchio. Il Nuovo Tardini potrebbe diventare una specie di Krause Center aperto tutto l’anno in attesa magari di entrare in possesso di qualche altro spazio in città (Comune permettendo). Krause si è detto “felicissimo che lo stadio rimarrà sempre dov’è oggi, nel cuore della città” (“Gazzetta dello Sport” del 14 aprile 2023). Dichiarazione comprensibile dal suo punto di vista. Nella vecchia Europa la conquista del centro storico permette di pareggiare quella mancanza di spazio edificabile che in America certo non manca.

A Collecchio invece lo spazio edificabile c’è. Al Centro sportivo si sono da poco aggiunti, infatti, gli edifici in abbandono dell’ex Centro direzionale Parmalat con i relativi terreni, il tutto (340.000 mq) già unito attraverso i tre appezzamenti messi all’asta – fortunata coincidenza! – dal Comune di Collecchio. Il progetto “Parma Calcio District” sta prendendo forma ed è in continua evoluzione come ha lasciato intendere il patron.

Il grosso investimento è frutto di una visione ben precisa. Le ingenti perdite del Parma Calcio gestione Krause (ricordiamo: 100 milioni l’anno) forse non erano previste (o forse erano previste perdite di minore entità), ma per la famiglia di Des Moines l’importante era far partire il treno, che è stato messo in moto e che adesso non si può fermare.

Per comprendere la Krause-strategy si deve anche considerare la recente vendita del core business dell’azienda, la catena di minimarket-distributori di benzina-ristoranti, chiamata Kum&Go. Secondo l’agenzia Reuters, che cita fonti anonime, l’operazione potrebbe aver fruttato 2 miliardi di dollari (forse al lordo dei debiti contratti in precedenza).

Per il giornale locale Des Moines Register, questa decisione ha i caratteri di un epocale cambio di rotta della famiglia Krause che è voluta uscire da un settore (quello del “gas and convenience store”) nel quale non poteva più essere competitiva per concentrarsi su altri business, primo fra tutti quello immobiliare.
Il vecchio business avrebbe richiesto infatti investimenti massicci in nuove tecnologie e automazioni per reggere i quali (complice anche l’inflazione) i punti vendita sarebbero dovuti aumentare, per una conveniente economia di scala, fino a superare il migliaio e coprire più Stati possibile. I Krause ne avevano circa 430 in 12 Stati, pochi, e infatti sono stati comprati da una catena concorrente che ne aveva oltre 800. Anche il post-covid ha avuto un peso nella decisione della vendita: ha ridotto la mobilità delle persone e portato a un aumento – diventato poi strutturale – del lavoro online con conseguente riduzione dei viaggiatori e dei ricavi nel settore. Altre aziende americane di simili dimensioni e dello stesso settore hanno venduto prima dei Krause.

Il sito del Krause Group spiega la filosofia dei nuovi investimenti: fornire servizi che soddisfino le necessità di singoli cittadini ma soprattutto di intere comunità sempre alla ricerca di un più “eccitante” stile di vita. Quindi un settore di affari dove tutti sono potenziali consumatori dotati di un potere d’acquisto adeguato e disposti a spenderlo per assicurarsi il meglio.
Ecco la mission: “Utilizzare una visione globale per far crescere le comunità locali”; “Krause Group è la società madre di una serie diversificata di attività che includono vendita al dettaglio, logistica, cantine italiane e ospitalità, proprietà immobiliari, agricoltura e squadre di calcio. Mettiamo le persone al primo posto, accelerando le nostre attività in modo che possano realizzare il loro scopo e trovare un successo multigenerazionale a lungo termine”.

Lo Stadium District contiene in effetti tutto ciò che può rendere la vita più “divertente”: stadio per il calcio ma disponibile per diverse altre attività (es: concerti), piazze alberate, luoghi per fare musica all’aperto, birrerie, negozi, ristoranti, hotel, supermarket e uffici nuovi dove è più bello lavorare.
Il tutto necessita di nuovi spazi e nuovi edifici o la riqualificazione ad hoc di quelli esistenti, ed ecco che si arriva al nuovo core business della famiglia, il settore immobiliare, rappresentato dalla Krause+.

La Krause+ comunica così la sua nuova strategia, che sta avanzando nello Iowa come in Italia, in particolare a Parma.

Lo proponiamo, con un pizzico di satira, in versione Parla come Mangi (un omaggio all’indimenticabile Cuore).

1) We MAKE places better. COSTRUIAMO edifici, quartieri, città moderne, in cui si vive meglio.
2) We are a purposed-based company that puts people and planet first. NON siamo degli speculatori. Dovete avere fiducia in noi perché prima di tutto abbiamo a cuore le sorti delle persone e del pianeta, indispensabile in tempi di preoccupazioni ecologiche.
3) We turn UNDERUTILIZED real estate into vibrant COMMUNITIES. Noi non arriviamo con le ruspe e le colate di cemento. Anzi, vogliamo se possibile RIQUALIFICARE immobili VECCHI O SOTTOUTILIZZATI in luoghi al servizio di vivaci comunità.

Krause a Parma sta dando corpo alla nuova linea di affari della famiglia attraverso la “riqualificazione” del Tardini da trasformare in uno “stadio commerciale” e la creazione di un quartiere tipo Stadium District a Collecchio, utilizzando la narrazione dell’ “essere al servizio delle comunità”.

L’imprenditore vuole fare affari, tutti gli imprenditori lo vogliono ed è legittimo. Decidere se questi siano compatibili con il “pubblico interesse” o non si possano ritorcere in parte contro Parma e i suoi cittadini, questo è il compito del decisore politico ma anche di tutti i parmigiani. Il luccichio dei dollari è invitante, ma come sappiamo per avere una buona qualità della vita ci sono ingredienti senza prezzo, come dice la pubblicità.

Per esempio, un Tardini-Krause Center con parcheggio sotterraneo, negozi, ristoranti e altre attività funzionante tutto l’anno avrebbe pesanti ripercussioni in termini di traffico e di inquinamento nella piazza antistante lo stadio e il Petitot, che già non scherza. E qui accenniamo solo incidentalmente al divieto di transito e sosta per motivi di ordine pubblico in occasione delle partite, che manda regolarmente in tilt un quadrante di città.

Tornando al rifacimento dello stadio vi è anche l’interrogativo sul mantenimento o scomparsa dell’ingresso monumentale con i suoi filari di tigli, pensata dal punto di vista architettonico-urbanistico come parte integrante della raggera di strade alberate che formano Piazzale Risorgimento e che ruotano appunto attorno al Petitot, come da foto storica del 1967.

Quanti dollari valgono questo genere di beni immateriali? È possibile riqualificare il Tardini con i fondi di Krause senza stravolgere il fondamentale concetto di “pubblico interesse” concedendo un po’ troppo favore al privato?
Il primo progetto del Nuovo Stadio prevedeva la completa demolizione del Tardini per ricostruire uno stadio-astronave. Le critiche dei cittadini, dei tifosi, di alcuni politici e dei vari enti di controllo, anche relative al piano finanziario, hanno portato a cambiamenti.
Il primo progetto “costava” 84 milioni € e prevedeva una concessione di 90 anni. Uno dei paletti fissati dalla mozione consiliare approvata il 3 aprile scorso, e ratificata dalla giunta, chiede una significativa riduzione della durata della concessione. In attesa del nuovo progetto, nei pour parler politici si vocifera di una forchetta che oscilla tra 30 e 60 anni. Tutto sta a capire quale sarà il break even dell’investimento nel nuovo Tardini per sostenere la squadra del Parma Calcio. O viceversa. Oppure se Krause, non potendo fare affari di mattone, magari si porterà via il pallone.

Credits foto:
– 1 e 2) da Des Moines Register
– 3) Krause Group
– 4) Copyright Italpress
– 5) da video Parma Calcio 1913
– 6) da Comune Collecchio
– 7) da Hola America News, “Downtown Des Moines soccer stadium at least a year”, di T.Jett (Des Moines Register)
– 8) Fotomedici.it/parma-di-una-volta/

Se ti è piaciuto questo articolo e vuoi riceverne altri puoi iscriverti gratuitamente alla newsletter e sostenere con una piccola donazione Libera Informazione in Parma.

Contatore visualizzazioni attivo dal 6/6/2023

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2023/05/IMG_8339-scaled-1.jpeg 1249 2560 redazione https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png redazione2023-05-05 11:25:542023-05-05 11:25:54Krause style: dal pallone al mattone

In bocca al lupo

26 Marzo 2023/0 Commenti/in Inchieste/da admin

Inchiesta di Francesco Dradi e Chiara Bertogalli

(Servizi correlati: Storie di Lupi e uomini – Video inchiesta In bocca al lupo)

Prologo

“Crepi il lupo”, “Evviva il lupo” o anche “Lunga vita al lupo”.

Quale risposta pronunci quando ti augurano “In bocca al lupo” per una nuova avventura?

La risposta più comune e immediata è “Crepi!”, perché si tratta di un motto atavico, introiettato fin dall’infanzia in funzione apotropaica, come spiega l’Accademia della Crusca.

Benché il lupo fosse scomparso nel nord Italia e ridotto a un centinaio di esemplari nell’appennino centro meridionale – censimento degli Anni Settanta – la temibile fama che questo predatore suscitava era tramandata intatta nelle favole e nei racconti. Continua a leggere

https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2023/03/Lupi-4.png 1347 2592 admin https://parmaparallela.it/wp-content/uploads/2025/04/LOGO-PARMA-PARALLELA_2-300x156.png admin2023-03-26 13:59:322023-03-26 13:59:32In bocca al lupo
Pagina 2 di 212

Pagine

  • Bacheca del donatore
  • Carrello
  • Chi Siamo
  • Conferma Donazione
  • Contact
  • Cookie Policy (UE)
  • Curva Nord
  • Diario della Duchessa
  • Dichiarazione sulla Privacy (UE)
  • Donazione Fallita
  • Editoriali
  • Home nuova
  • Il mio account
  • Nador Cup
  • Newsletter
  • Notizie
  • Opinioni
  • Pagamento
  • Sample Page
  • Sample Page
  • Shop
  • Sostieni
  • Sostieni (TEST)
  • Storie
  • Video & Podcast
  • Voci Parallele

Categorie

  • Curva Nord
  • Diario della Duchessa
  • Editoriali
  • Inchieste
  • Interviste
  • News
  • Opinioni
  • Storie
  • Uncategorized
  • Voci Parallele

Archivio

  • Agosto 2026
  • Luglio 2026
  • Giugno 2026
  • Maggio 2026
  • Aprile 2026
  • Marzo 2026
  • Febbraio 2026
  • Gennaio 2026
  • Dicembre 2025
  • Novembre 2025
  • Ottobre 2025
  • Settembre 2025
  • Agosto 2025
  • Luglio 2025
  • Giugno 2025
  • Maggio 2025
  • Aprile 2025
  • Febbraio 2025
  • Ottobre 2023
  • Settembre 2023
  • Agosto 2023
  • Luglio 2023
  • Giugno 2023
  • Maggio 2023
  • Aprile 2023
  • Marzo 2023

Parma Parallela

Parma Parallela è un sito di Libera Informazione in Parma – Lip Aps
LIP Aps è iscritta al Runts n. 122363 – c.f. 92211550345
sede legale: piazzale Rondani 3/B , 43125 Parma

Contatti

Contatti con la redazione: @ pr.parallela@gmail.com
Contatti con l’associazione: @ liberainformazioneparma@gmail.com
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto
Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}