EOS, la fiera che rischia di impallinare la Giunta

​A Parma siamo abituati a una politica che ama i toni sfumati, ma ci sono nodi che nemmeno il più doroteo degli amministratori può sciogliere senza sporcarsi le mani. Uno di questi ha un nome breve ma il peso specifico del piombo: EOS, “fiera dell’outdoor”, per tutti ormai la fiera delle armi. Se l’edizione di quest’anno si è dimostrata – come era facile prevedere – un terreno accidentato, quella del 2027 si preannuncia come una vera e propria mina piazzata sulla strada della maggioranza in vista della campagna per le prossime elezioni amministrative.

​L’Amministrazione Comunale si è lasciata mettere davanti al fatto compiuto dai manager delle Fiere, per l’edizione del marzo scorso, dimostrando plasticamente la propria irrilevanza nella governance dell’Ente. E in effetti col 15,96% puoi far poco, però la sommatoria con Provincia di Parma e Regione Emilia-Romagna porta il totale delle quote azionarie in mano pubblica al 36%. Proprio marginale non sembrerebbe, pur a fronte del quasi 53% dei tre maggiori soci privati.

Il problema della fiera delle armi è stato forse inizialmente sottovalutato, poi gestito tardivamente, tra balbettii e flebili prese di distanze, e peggio ancora sono state le (non) risposte a posteriori. La strategia del “pesce in barile” — quel tentativo di non scontentare nessuno che finisce per irritare tutti — sta mostrando la corda.

​Dal lato destro i sostenitori della kermesse accusano il Comune di aver voltato le spalle a un indotto economico importante (40mila i visitatori, attestati dalle Fiere) e a un settore che, piaccia o meno, si muove nell’alveo della legalità; sull’altro fronte il mondo pacifista e ambientalista, con alle spalle una fetta consistente dell’elettorato di centrosinistra, grida al tradimento dei valori di cui la città si dice portatrice (2mila manifestanti, non pochi). Nel mezzo una Giunta che prende schiaffi da due lati, incapace di esprimere una postura netta, bersaglio perfetto di ogni critica.

​Al centro della tempesta l’Assessora alla Pace, Daria Jacopozzi. Le sue dichiarazioni, percepite come ondivaghe e tardive (“intempestiva se non lunare” l’ha definita un lettore che ha scritto alla Redazione), hanno aperto un fronte, al punto che qualcuno ne chiede esplicitamente le dimissioni, o quantomeno il ritiro della delega alla Pace.

Foto e video pubblicati da XR peraltro bastano per constatare come il codice etico sia stato ampiamente disatteso, in particolare riguardo la tutela dei minori.

​Il rischio per l’attuale maggioranza è che EOS nel 2027 non resti un evento fieristico, ma si trasformi nel simbolo della difficoltà di questa Amministrazione nell’assumere posizioni nette. In piena campagna elettorale, ogni tentennamento verrà cavalcato dai competitor: la destra userà l’incertezza della Giunta per accusarla di essere ostaggio di ideologismi radicali. La sinistra e l’associazionismo vedranno nel mancato stop alla fiera la prova definitiva di uno slittamento verso un pragmatismo senza anima.

A completare il quadro sarebbe interessante conoscere la posizione di Crédit Agricole, finora silente socio di maggioranza delle Fiere (26,42%), come tutte le banche impegnata da anni a costruirsi una reputazione posizionandosi nell’alveo della sostenibilità e della responsabilità sociale.

​Quello che è certo è che se i protagonisti (inclusi i vertici dell’Ente, a partire dal Presidente Mosconi, stimato docente del nostro Ateneo) continueranno a giocare in difesa, cercando di barcamenarsi tra le clausole contrattuali delle Fiere e la pratica del “buon amministratore”, rischieranno di inciampare dolorosamente. Una parte, forse non maggioritaria ma certo consistente, della comunità di Parma non chiede solo che le cose funzionino secondo le norme, vuole sapere da che parte della storia sta chi la governa.

Rolando Cervi

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