La vertenza Kamila si inasprisce. Facchini in picchetto
Sale a 55 l’offerta di posti di ricollocamento, ma con condizioni sfavorevoli
Intanto Adl Cobas incassa il sostegno di Conte (M5S)
La vertenza Kamila si inasprisce. I facchini in sciopero questa mattina hanno bloccato temporaneamente l’accesso all’Ipercoop Centro Torri, volantinando per sensibilizzare sui licenziamenti in tronco dal magazzino di Parma, gestito da Kamila-Md Service allo Spip.
In seguito si sono spostati a picchettare il magazzino Aster coop a Reggio Emilia, per impedire o perlomeno rallentare il rifornimento dei supermercati Coop Alleanza 3.0. Questo sciopero è la risposta all’ultima proposta al tavolo di trattativa con Md che offre un ricollocamento per 55 lavoratori (su 87 esuberi) ma a condizioni sfavorevoli.

La loro causa è stata accolta anche in Parlamento, in un incontro promosso dalla deputata Stefania Ascari del Movimento 5 Stelle, che ha visto anche la presenza e il supporto del leader Giuseppe Conte.
Ricapitoliamo
Lo scorso 18 maggio gli 87 facchini in forza alla cooperativa MD Service (appartenente al Consorzio Cisa) che gestisce in appalto il magazzino Kamila (gruppo Italtrans) allo Spip, ricevono una PEC di licenziamento collettivo a far data dall’8 agosto per dismissione dell’attività.
Detto per inciso: gli 87 sono tutti stranieri extracomunitari, di provenienza africana o asiatica.
Il monocommittente del magazzino Kamila è Coop Alleanza 3.0 che da inizio anno ha riaperto l’hub di smistamento merci (sempre appaltato e gestito da Kamila) ad Anzola Emilia nei pressi di Bologna che nel 2020 fu chiuso per una ristrutturazione con automazione che doveva essere realizzata in due anni ma è durata sei anni. Nel frattempo, per gestire il rifornimento dei supermercati Coop della regione, era stato aperto il magazzino Kamila a Parma. Altri due centri di smistamento merci monocommittenti Coop sono a Reggio Emilia e Forlì, gestiti da Aster coop.
Coop Alleanza 3.0 si affida per il servizio di logistica a una società terza (Kamila o Aster) e si ritiene solo cliente del servizio, legittimamente in base alla normativa. A sua volta Kamila subappalta la gestione del magazzino ad un’altra società, Md Service, che assume e gestisce la forza-lavoro. Tutto regolare ma quando il committente chiude il contratto, per ragioni anche legittime di mercato, nella catena dei subappalti chi rimane a terra, senza tanti complimenti, sono i lavoratori che rimangono in una società vuota equiparabile a un’agenzia di fornitura personale, senza dunque responsabilità commerciali. Come la si voglia leggere, è una stortura.
La vertenza
Tutti i lavoratori del magazzino Kamila sono iscritti a un unico sindacato, l’ADL Cobas, che fu pronto a intervenire, e risolvere i problemi, in occasione di vertenze precedenti tre anni fa per pesanti irregolarità contrattuali, conquistandosi così la fiducia dei facchini.

La vertenza attuale è stata impostata cercando di ottenere una ricollocazione per tutti gli 87 lavoratori, puntando al coinvolgimento “morale” di Coop Alleanza 3.0.
Il tavolo di crisi istituzionale in Regione Emilia-Romagna ha portato poco frutto, rimandando alle parti la composizione della vertenza, pur impegnandosi nella ricerca e sostegno per la cassa integrazione.
Le proposte sul tavolo
L’altro ieri, nell’ultimo incontro, Md Service ha prospettato questa soluzione: 55 posti per il ricollocamento e una buonuscita per i rimanenti. Inoltre, se verrà firmato l’accordo sindacale, scatterà la cassa integrazione per un anno, alla quale potrà poi seguire la Naspi.
Ma le proposte di ricollocamento non sono allettanti, per usare un eufemismo. 10 posti sono disponibili, in continuità di contratto, al Consorzio Cisa a Bascapè (Milano sud); altri 20 posti sono disponibili al magazzino Kamila di Anzola; ulteriori 25 posti sono offerti da Catone, operatore di logistica che sta subentrando nello stabilimento di via dell’Industria e probabilmente lo acquisirà tutto da Kamila. Catone è fuori dal perimetro aziendale e, dunque, mette sul piatto le sue condizioni che sono 2 mesi in prova e poi un contratto a tempo determinato di durata inferiore all’anno. Il tutto a condizione che il lavoratore abbia chiuso la posizione lavorativa in MD.
Infine per la buonuscita MD metterebbe a disposizione un plafond di 220mila euro netti che sarebbero circa 6mila euro pro-capite se rimanessero 32 esuberi, che si riducono a 2-3mila euro se il ricollocamento fosse rigettato dai più.
Le valutazioni
I sindacalisti di Adl Cobas hanno tenuto un’assemblea all’aperto, sotto le fronde degli alberi, davanti al magazzino Kamila per prospettare la situazione. Dalle risposte, e dai pour parler dei lavoratori, emerge che la soluzione dei 10 posti a Bascapè potrebbe essere saturata, dato che nella zona di Milano la rete dei connazionali può offrire soluzioni di appoggio; mentre le condizioni sono più difficili per Anzola, che potrebbe essere accettata da 3 o 4 lavoratori, non di più. La grande maggioranza vuol rimanere a Parma e dintorni, dove ha acceso un mutuo per la prima casa e sistemazione per la famiglia. L’offerta di Catone, per come è configurata, al momento non pare gradita da alcuno.

Le controproposte
Adl Cobas ha avanzato a Md la richiesta di una liquidazione di 35mila euro cadauno, per sottoscrivere l’accordo. La somma è stata accolta con estremo gradimento dai lavoratori (per dire, eh … nota del cronista), lasciando intendere che può essere una base di partenza per trattare una buonuscita congrua.
Ma soprattutto il sindacato chiede un coinvolgimento di Coop Alleanza. E per la prima volta sembra esserci una novità. Nel tavolo di crisi Md ha comunicato che Coop ha risposto alla sollecitazione, peraltro asserendo che non ha posizioni aperte.
Lo sciopero
La situazione è difficile. Dal 15 giugno non arriva più merce al magazzino Kamila di via dell’Industria e solo di tanto in tanto ci sono spedizioni da impacchettare, fino allo smaltimento completo della merce in deposito. Per cui i lavoratori timbrano il cartellino ma di fatto rimangono inoperosi.
Eventuali scioperi in loco dunque sarebbero del tutto inefficaci. A meno che vengano predisposte azioni di disturbo esterne, più o meno eclatanti, come il blocco degli altri magazzini in regione che riforniscono Coop. Questa azione sindacale affinché sia incisiva richiede peraltro una solidarietà attiva dei lavoratori degli altri stabilimenti che dovrebbero incrociare le braccia e, potenzialmente, anche degli addetti ai supermercati.
In tal senso lo scorso sabato Adl Cobas, con una delegazione di facchini, ha organizzato una manifestazione di protesta all’Ipercoop Centro Lame di Bologna, creando disagi alla spesa dei consumatori, nell’intento di sensibilizzare sulle ragioni della protesta.
Il sostegno di Giuseppe Conte (M5S)
Promosso dalla deputata Stefania Ascari del Movimento 5 Stelle si è svolto, nella sala stampa della Camera dei deputati, un incontro sul caso del magazzino Kamila a Parma. “Continueremo a sostenere questa vertenza in ogni sede istituzionale, – scrive Ascari – chiedendo il ritiro dei licenziamenti, la partecipazione ai tavoli di salvaguardia occupazionale del committente, in questo caso Coop Alleanza 3.0, e la cancellazione delle norme del decreto sicurezza che criminalizzano scioperi, picchetti e mobilitazioni sociali. Perché difendere il lavoro significa anche difendere il diritto di organizzarsi e di lottare collettivamente per salari e condizioni di vita dignitose”.

A margine c’è stato anche un momento di confronto con Giuseppe Conte, leader del M5S, che ha incontrato le delegazioni sindacali di Adl Cobas e USB per approfondire i contenuti della vertenza e le preoccupazioni legate all’attacco ai diritti del lavoro e alla criminalizzazione delle proteste sociali. Conte ha promesso di venire a Parma, se le condizioni lo consentiranno, per sostenere direttamente la lotta dei facchini.
Una città abbastanza muta
Una delegazione di operai e sindacalisti era stata accolta in Comune il 28 maggio, ascoltati dagli assessori Brianti e De Vanna, poi presenti anche al tavolo di crisi in Regione. Al momento non risultano altri passi compiuti, ma ci sarebbe un lavoro sottotraccia per reperire altre soluzioni lavorative.
Certo è che la politica cittadina è rimasta finora abbastanza silente. Non vi è stata alcuna comunicazione in consiglio comunale.
A muoversi sono stati gli attivisti di Potere al Popolo che hanno volantinato lo scorso week-end di fronte a supermercati Coop.
Nelle immediatezze della lettera di licenziamento era intervenuta la consigliera regionale di Alleanza Verdi Sinistra, Simona Larghetti, con un’interrogazione in Regione.



Questo è il mondo della logistica, manodopera a bassissimo costo, contratti precari, instabilità occupazionale,.
Tutte questioni che risultano ahimè accettabili in larga maggioranza solo dalle forze lavoro extracomunitarie, le quali una volta interrotti i contratti, si ritrovano a dover mettere insieme la sera con la mattina, in giro per la città.
Lo si ricordi, ora che a Parma si sta implementando la logistica ad un ritmo impressionante, grazie anche alle Zone Logistiche Semplificate, che ci portano ad essere zone di transito per le merci dei porti di La Spezia e Ravenna.
Anche il Verdi a vocazione CARGO entra a pieno titolo in questo piano.
Ma chiedo, dove sta il ritorno economico per il territorio?
La logistica richiamerà solo più forza lavoro povera e quindi straniera, avremo un forte consumo di suolo e un incremento di traffico pesante a terra ed in aria…
Perché non ci si ingegna per chiamare industrie produttive legate all alimentare con agevolazioni e sconti?
Queste si che portano ricchezza diffusa sulla popolazione e non concentrata nelle mani di pochi speculatori.