Parma-Hellas Verona 2-1, la curva è una famiglia
Se dovessi usare una sola parola, per descrivere la curva, la passione per il calcio, probabilmente sceglierei famiglia.
Come tutte, unica. Con dinamiche strane, imperfezioni, difetti, disfunzioni.
E pregi: l’unità, la solidarietà, il supporto, l’accettazione.
Fuori dall’ingresso della Curva Nord, oggi, c’era uno striscione grande: SIAMO TUTTI STEFANO FURLAN

È una storia poco conosciuta, una delle prime, di violenza di Stato contro gli ultras, di insabbiamenti, minacce. Era l’8 febbraio 1984, a Trieste.
La faccio breve, chi vuole invece magari può recuperare il bell’articolo di Agnese Baini nel quarantennale dell’omicidio, qui: Avete mai sentito parlare di Stefano Furlan?
Stefano ha vent’anni, va a scuola e lavora da un fioraio. Ha una testa di ricci e la passione per gli alabardati triestini. All’uscita da un incontro di Coppa Italia contro l’Udinese, mentre recupera la macchina, quattro agenti lo fermano, lo buttano al muro, lo manganellano.
Torna a casa, va a letto, sta male. Il giorno dopo il ricovero in ospedale, settimane di coma e muore.
Testimonianze concordanti sulla violenza ingiustificata delle forze dell’ordine. La madre, costituitasi parte civile, riceve offerte di danaro per chiuderla lì. Che rifiuta, senza nemmeno rispondere, sdegnata. E minacce, tante.
Postilla: il questore di Trieste nel 1984 era Antonino Allegra. Avete già sentito questo nome e non ricordate dove? … Allegra era il capo dell’ufficio politico della questura di Milano quando fu defenestrato l’anarchico Giuseppe Pinelli, il 15 dicembre 1969.
Il processo vede solo una lieve condanna (non scontata) per uno degli imputati, il più giovane, coetaneo di Stefano.
Da allora, e ancora oggi, amici, familiari, ultras anche d’altre squadre salgono a Valmaura per ricordarlo, commemorare Stefano Furlan, uno di noi.
A lui, è intitolata la curva del nuovo stadio di Trieste, il “Nereo Rocco”, in via ufficiale, così come per noi, la Nord è dedicata a Matteo Bagnaresi.

Siamo brutti, spesso beceri, talvolta maleducati e qualcuno anche violento. Ma non siamo quello, non siamo solo quello. Oggi uno striscione in curva ricordava il mitico Kamala e anche qui risaliamo agli anni Ottanta.
Da sempre, il racconto della curva, delle curve, è univoco, come il racconto del lupo cattivo. Salvo poi, glissare sulle connivenze tra malavita organizzata e alcune frange o tra alcuni partiti e alcuni gruppi di tifosi. Ma pare che da noi vada così, e che stia benissimo sostanzialmente a chiunque non abbia mai messo piede in una curva.
Abbiamo guardato la partita come si fa in una famiglia: tifando, sostenendo, incoraggiando e urlando quando, contro ogni evidenza logica, una squadra, la nostra, che dopo dieci minuti era in vantaggio di un gol e in superiorità numerica è comunque riuscita a farsi raggiungere sul pareggio e rimanere inchiodata sull’1-1 fino al minuto 93.
Lì, passione, amore, cieca fiducia sono state ripagate da un’incornata del bomber argentino Pellegrino che ha fatto esplodere di gioia la Nord e tutto lo stadio.
Un amico m’ha scritto che s’è sentito fino in via Repubblica.
Fuori dallo stadio, lamentandomi della sofferenza straziante di questa partita e questo campionato, il piccolo Blu m’ha detto «certo che a te non ti va mica mai bene niente, dai là»
29 punti in 24 giornate.
Adesso, con qualche arcano e lisergico incastro, potremmo essere addirittura a quattro punti dalla zona Conference League.
Cioè, fantascienza.
Parma-Hellas Verona 2-1
Reti: 4′ Bernabé (P), 43′ rig. Harroui (H), 93′ Pellegrino (P)
Domenica 15 febbraio 2026 stadio “Ennio Tardini” di Parma. Spettatori: spettatori 17.237 (di cui 13.329 abbonati e 1.363 ospiti).
Giallo & Blu 🟡 🔵




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