Parma-Genoa 0-0 “Piove, ma l’ultras non si muove”

Incò a piova, stäma a ca’, mi diceva mio nonno quando il cielo era grigio e c’era rischio pioggia, per cui niente partita al Tardini, ma solo alla radio.

Crescendo, ho maturato il sospetto che l’input e la decisione venissero dalla nonna, terrorizzata dal freddo e dall’umidità che chissà quali danni e sofferenze avrebbero causato al nipote. Mio nonno, secondo me, sarebbe andato volentieri e io pure.

Da adolescente, quando sono diventato autonomo, non mi perdevo una partita: se pioveva mi mettevo la cerata, ma neanche tutte le volte; se si gelava, mi coprivo un po’ più del solito, ma neanche tanto. Ero adolescente e come tale mi sentivo immortale e immune alle intemperie.

Anche Blu, adesso, è sempre in felpa, gelo o acqua, come nel nubifragio contro il Bologna. Sua mamma resta perplessa, ma io le dico che è giusto così.

“Piove, ma l’ultras non si muove”, farà ridere, ma è stata la mia prima presa di coscienza di diversità.

Oggi, c’era sollievo per la mancata pioggia e si ironizzava sulla copertura del nuovo stadio. Già, il nuovo stadio, che fine ha fatto? Si fa, non si fa, dove si fa, quando si fa, chi la fa e chi lo sa?

Credo che questa proprietà si distingua per la fumosità: alcune intenzioni, ma azioni perlomeno dubbie. Lo stadio, doveva essere uno dei pilastri se ne parla da tanto, ma boh.

Lato tecnico: i giovani, la forte identità, la crescita, ecc.

Coi soldi che ha speso Krause, Bologna e Atalanta sono andate in Champions. Noi, in B. Per metterci tempo poi a tornare in A e salvarci a mezz’ora dalla fine. E quest’anno, insomma, quest’anno non è in discesa e in campo non è esattamente il Carnevale di Rio. Per non parlare poi del numero, tendente all’infinito, di dirigenti arrivati, presentati e spariti.

Eppure, quando gioca il Parma, il richiamo è fortissimo. Almeno, per noi.

Anzi, posso dire una cosa a nome di tutti e due? Abbiamo visto qualche impianto europeo, bellissimo, comodissimo, coperto. Oppure pensiamo agli stadi arabi o americani climatizzati. Ecco, quello, per me, per noi, non è calcio, ma soprattutto non è amore.

Il calcio, il Parma, è amore e passione e non può passare attraverso la curva coperta, lo stadio fuori città col parcheggio e stazione del treno o la metro leggera.

Il calcio, la curva, la nord, è il Tardini, è lo stadio in città, è arrivare in bici e a piedi, è ciapär dal fredd e bere il Borghetti per scaldarsi, sono le cerate e i poncho per la pioggia, è cantare fradici tutta la partita, tornare a casa senza voce e far ‘na bella doccia bollente. Quello, è amore. Quello è “piove, ma l’ultras non si muove“.

Per cui, personalmente, confido nell’immobilismo italico e tenermi questo Tardini, ancora per un po’.

Ormai, siamo multinazionali: in ufficio e in campo, l’identità è sempre più labile e resta soprattutto nei colori, nei cori e nella passione. Magari una volta ne parliamo di più, passando attraverso Bilbao, Amsterdam e Glasgow.

E sempre magari, un’altra volta, diciamo due parole sul valore metafisico del pareggio: mezza vittoria, mezza sconfitta?

Intanto, un altro punto e tre risultati utili consecutivi. Anche se per due volte di fila, il man of the match è stato il nostro portiere e qualcosa vorrà pur dire. A Napoli, Filippo. Oggi, Edo.

E i cori dalla curva, a qualcuno scappano. Sempre più tifosi a intonare convinti “EdoEdoEdoEdo”, nonostante il divieto di cori personalizzati.

Ma lui è di Parma.

E quando viene sotto la Nord, gli brillano gli occhi. E un po’ anche a noi.

Parma-Genoa 0-0

Domenica 18 gennaio 2026 stadio “Ennio Tardini” di Parma.

Spettatori: 16.433 (di cui 13.325 abbonati e nessuno ospite; trasferta vietata ai tifosi del Genoa per gli scontri causati prima della partita casalinga contro l’Inter del 14/12/2025)

Giallo & Blu 🟡 🔵

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