L’Oltretorrente è vivo e lotta insieme a noi

La narrativa retequattrista dell’Oltretorrente sotto assedio è francamente ridicola più che fastidiosa. È sufficiente girare di giorno e di sera “di là dall’acqua” per rendersi conto che è una rappresentazione distopica che ingigantisce i problemi (che ci sono, e ci torniamo dopo) e ignora una realtà vivace e ricca di opportunità e relazioni.

Lungi dall’essere moribondo, l’Oltretorrente è vivo e lotta insieme a noi. Non si spiega altrimenti come possano esserci degli avventurosi che continuano a voler aprire negozi e botteghe: tre settimane fa ha inaugurato lo studio del tatuatore “Inkazzato nero” in piazzale Inzani, mentre in via Bixio sta allestendo i locali una nuova libreria: Dragonfly.

Tra piazza Picelli e via Imbriani fanno il pieno i bar dell’Angela, il Pulcinella e la latteria della Sonia e dal crepuscolo subentrano Gli Ostici e l’enoteca Chourmo; poco più in là si sta rilanciando, con mille iniziative, l’Oltrelab, dopo la chiusura temporanea di un anno fa. Ultimo esempio: laboratorio “Oltretorrente creativo” per ragazze e ragazzi dai 14 ai 20 anni.

Sull’angolo con borgo Parente brilla l’Ester corner che in poco tempo si è affermato come innovativo punto di aggregazione con un nuovo coro di quartiere, incontri di english conversation, yoga e mostre fotografiche.

Fanno tutto esaurito i locali ormai storici (termine che fa un po’ sorridere, dato che parliamo di 15 anni, circa, per i più longevi: citiamo i più noti Osteria da Virgilio, Bastian Contrario, Rivamancina, Gagarin, Vecchie Maniere, Oltrevino, Tapas) che hanno rinnovato la scena della convivialità che è quella che ti fa uscire di casa la sera e rende un quartiere e una città viva, tanto che l’Arci sta valutando di aprire un nuovo circolo (oltre ai cinque già presenti, frequentati dalla vecchia guardia e dai giovani studenti)… stay tuned per l’autunno.

In questo contesto si inserisce, domenica mattina alle 10, la piantumazione del fazzoletto verde in piazza delle Barricate, a fianco della chiesa dell’Annunziata. Un’iniziativa (“la cura che genera sicurezza”) che nasce dall’esperienza di Equa, l’edicola affidata a Ciac, una gestione sperimentale mista di italiani e immigrati.

Proprio la presenza di svariati esercizi commerciali gestiti da immigrati, africani e asiatici, è il segno di contaminazione che, inutile negarlo, a qualcuno non va giù. E, certo, in alcuni casi non tutto è facile. Rimane una sottile linea di demarcazione tra italiani e stranieri, ognuno si fa le sue cose, l’ibridazione fatica e verrà con le seconde generazioni, che si stanno affacciando adesso alla vita pubblica.

La zona rossa imposta all’Oltretorrente dal Prefetto, col perbenismo del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, (qui l’ordinanza) è esagerata e non sta risolvendo le cose che non vanno e che hanno principalmente a che fare con il decoro. Come sanno tutti, i problemi sono ristretti in un quadrivio di viuzze: l’incrocio tra borgo Marodolo, borgo Poi e via Galaverna in primis, con digressioni in borgo Fiore (al proposito: sentiste i prezzi al metro quadro del palazzo d’angolo in ristrutturazione… altro che zona degradata) e i famigerati trenta metri di via Imbriani che sboccano in piazzale Bertozzi. E, altro tema, passata la mezzanotte i decibel di musica e vociare si sentono di più.

Spaccini di crack (in prevalenza, ma chi vuole altri stupefacenti può ordinarli), sbevazzatori del tardo pomeriggio e orinatori notturni sono le presenze poco piacevoli in zona che, di tanto in tanto, sfociano in liti e urla.

È un problema? Togliamo il punto interrogativo. Chi abita in affaccio su queste vie vi dirà di sì ed è incredibile che non si riesca ad affrontare e risolvere. Dicono che la “legge” può fare poco, qualcuno vorrebbe lo “stato di polizia” permanente, altri si accontentano dei giri di perlustrazione delle Volanti. Ma poi c’è chi protesta contro i vigili quando appioppano multe per i divieti di sosta che abbondano nelle ore serali nell’isola pedonale di piazzale Inzani. D’altronde un altro problema sentito è la mancanza di parcheggi in quartiere. Un disagio diverso, sentito dagli abitanti, è quello “visivo” di scritte, pseudo graffiti ed epiteti che deturpano muri, intonaci e saracinesche. Oggettivamente imbruttiscono le strade. Tocca ai privati ripulire, ma appena reimbiancato la manina anonima verga nuovi “sbordacci” e così si tende a lasciare il muro insozzato. Si salvano solo i murales artistici.

Tornando al consumo di sostanze proibite, un’attenzione particolare davanti ai licei. Pare che ci sarà un giro di vite sui consumatori.

Alla fine tra insofferenza e tolleranza prevale ancora quest’ultima, che poi è una caratteristica atavica dell’Oltretorrente.

I furti accadono, ma forse sono più numerosi a Parma Mia, da quanto si legge, e sarebbe interessante che la questura nel rendiconto annuale desse i numeri della criminalità suddivisi per quartiere, per capire meglio e non basarsi solo sulle percezioni.

A parte questi aspetti, l’Oltretorrente è ancora un must: qui trovate una delle migliori pizze (Oven in via Bixio), il bar dei gatti in via D’Azeglio, Fusa e Caffè, divenuta un’attrazione per turisti e dove, per le tante richieste, si va a prenotazione; parrucchieri, barbieri, sarte, fioriste, fornai “del sasso”, macellerie, cartolerie, ottici e ferramenta, bazar cinesi e ortofrutta sikh, tortelli e anolini freschi da “Voglia di Pasta”, la storica drogheria “Viani” e un negozio unico come il “Canapaio Ducale”; mi scuserete se non cito tutti gli altri brand storici, da “Mantovani” a “Delsante”, ad altre botteghe, alimentari e non.

La trasformazione è continua, soprattutto in strada D’Azeglio. Un luogo più di altri che forse interpreta e racconta la linea di frontiera, come fosse il bar di Guerre Stellari, è l’Acquolina, dirimpetto all’Annunziata: andateci e scoprirete un mondo che comincia a essere frequentato anche dai parmigiani, in un andirivieni di studenti fuorisede, rider in pausa, badanti dell’est in libera uscita, muratori di ogni dove, fidanzatini, amiche chiacchieratrici a oltranza, tifosi di calcio davanti ai teleschermi.

Ci sarebbe anche da parlare del controverso progetto di depavimentazione in piazzale Serventi, che solleva molte contrarietà a proposito della mancanza di parcheggi; del recupero dell’ospedale vecchio; della biblioteca Civica e dei suoi eventi culturali; del ruolo imprescindibile dell’Università (ma che l’Asp Ad Personam preferisca trasformare l’ex ospedale Stuard in studentato anziché Rsa per anziani… parliamone); della parrocchia unica per tutte le chiese del quartiere, causa fedeli in costante calo.

È una società che cambia, e l’Oltretorrente è da sempre una porta sul mondo, con tutte le sue contraddizioni.

Francesco Dradi

1 commento
  1. Elena Campari
    Elena Campari dice:

    Articolo bello, interessante, completo e con sguardo positivo in avanti, grazie Francesco Dradi, e grazie delle belle Passeggiate in Oltretorrente!

    Rispondi

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