Lo sciopero in Barilla si fa notare
Uno sciopero alla Barilla è un accadimento raro, succede una volta in un decennio. Fa notizia.
È come una lite in una famiglia ritenuta modello. Stupisce e lascia interdetti. Non a caso Massimo Bonfanti, segretario della Fai Cisl di Parma e Piacenza, invita Barilla a tornare sui suoi passi «per creare una modalità familiare come l’azienda ha sempre trasmesso».
Lo sciopero, tenutosi mercoledì 21 ottobre, è stato indetto per protestare contro le cessioni dello stabilimento di Marcianise (provincia di Caserta) dove si produce la pasta a marchio Voiello, e dei molini di Castelplanio (Ancona) e Altamura (Bari), annunciate a sorpresa dal Gruppo Barilla un mese fa. Le trattative di vendita sarebbero già in fase avanzata: a Marcianise subentrerebbe il pastificio Liguori mentre i mulini verrebbero acquisiti da Molino Casillo spa.
Alta adesione allo sciopero
Nella giornata di mercoledì dunque hanno incrociato le braccia, astenendosi dal turno di lavoro di 8 ore, i circa 4.000 dipendenti del gruppo Barilla in tutta Italia, con presìdi all’esterno delle sedi aziendali. A Pedrignano lavorano 1.300 persone.
«Qui nei reparti produttivi – afferma Laura Pagliara, segretaria Uila Uil di Parma – ha scioperato il 90%. È un segnale emblematico che questa situazione viene subìta in maniera importante dalle persone; c’è una consapevolezza e una richiesta netta di recuperare le buone prassi di relazione sindacali che da sempre abbiamo avuto con Barilla e che ci hanno consentito nel tempo di sottoscrivere contratti che hanno sempre rappresentato un giusto punto di equilibrio tra le richieste avanzate dalle lavoratrici e dai lavoratori e quelle dell’azienda».
A riassumere la situazione ci pensa Matteo Lanini, segretario generale Flai Cgil Parma: «Questo sciopero globale è un attestato di solidarietà verso la vertenza che si è aperta negli stabilimenti di Marcianise e nei mulini di Castelplanio e Altamura. L’azienda Barilla il 18 settembre comunica la vendita di questi tre siti, senza nessun tipo di preavviso, direttamente ai lavoratori. Noi abbiamo passato sette mesi quest’anno a trattare con l’azienda per rinnovo dell’integrativo di gruppo, firmato a luglio, e mai una volta che in fase di coordinamento e di incontri ci fosse mai stato dato neanche un accenno di questa intenzione quindi è stato un po’ il fulmine a ciel sereno di questo nuovo piano industriale che loro l’hanno ribattezzato “Pasta Reinvention”».
Qui le interviste video ai tre sindacalisti sulle ragioni dello sciopero.
Pasta Reinvention
Cosa si prefigge questo piano? «Di fatto va a definire un nuovo perimetro industriale di cui questi tre stabilimenti non ne fanno più parte potenziando e concentrando tutto sullo stabilimento di Foggia, dove sarà trasferito anche il marchio Voiello. Ovviamente la preoccupazione oggi è quella della continuità produttiva di questi tre siti perché con gli acquirenti che verranno ci sono forti dubbi».
Secondo Lanini il sito di Marcianise, che occupa 90 addetti, ha una forte impronta definita da Barilla e presenta difficoltà logistiche e anche strutturali, qualora si volesse intervenire per modificarlo a livello impiantistico per diverse tipologie produttive. L’acquisizione da parte di Liguori inoltre induce altre perplessità: «È un’azienda che produce pasta IGP e sicuramente non la può fare a Caserta perché l’indicazione geografica è legata a Gragnano e dunque utilizzerebbe questo stabilimento solo per conto terzi e riempire uno stabilimento del genere senza neanche più il marchio Voiello ovviamente ci pone diecimila interrogativi». Barilla avrebbe garantito commesse importanti per il prossimo biennio, ma ciò è interpretato come una sorta di “scivolo” produttivo, senza prospettive a medio-lungo termine. La dismissione da parte di Barilla sarebbe dovuta anche a un sottoutilizzo degli impianti, data la fetta di mercato di Voiello. E in tal senso la perplessità dei sindacati è anche, appunto, sui volumi limitati del pastificio Liguori.
Mancata trasparenza
Lo sciopero dice Lanini «è dovuto anche alla mancata trasparenza che l’azienda ha avuto nel comunicare tutte queste decisioni che hanno preso, perché se ci fossero state anticipate ci saremmo seduti a un tavolo e avremmo discusso anche di soluzioni alternative. Già altre volte sono state affrontate difficoltà e le soluzioni si sono trovate anche condivise. In questo caso l’azienda ha agito in maniera unilaterale. Abbiamo chiesto di fermarsi per ragionare e l’azienda di tutta risposta ha aperto la procedura di vendita proprio lunedì, mandando la comunicazione alle organizzazioni nazionali e territoriali appunto di avvio della procedura. Questo è inasprito se vogliamo ancora di più quelle che sono le relazioni sindacali che negli anni hanno dato tutti i frutti che conosciamo all’interno di questo gruppo. L’azienda a livello manageriale è cambiata sicuramente avranno delle strategie diverse però noi come lavoratori vogliamo sapere quali sono queste strategie per il semplice fatto che in un percorso condiviso e nel rispetto delle relazioni sindacali questa è una mancanza di rispetto per tutte le persone che hanno reso importante lo stabilimento dove viene prodotta la pasta Voiello che pochi anni fa ha festeggiato i 50 anni di attività (ndr: era il 2018, link).
Preoccupazione estesa
«Queste modalità – prosegue Lanini – lasciano tanta preoccupazione all’interno degli altri stabilimenti del gruppo perché oggi viviamo in una situazione di contrazione di mercato sulla pasta e del segmento backery (prodotti da forno) e dalle fette biscottate ed è normale che le lavoratrici e i lavoratori si pongano tante domande e si crei un clima di malcontento generale che poi dopo si ripercuote ovviamente sulle attività che vengono svolte tutti i giorni è lì che noi chiediamo a Barilla di essere trasparente di confrontarsi».
I due stabilimenti principali del bakery Barilla sono a Rubbiano (150 addetti, mentre altri 250 sono sulle linee sughi ) e Melfi in Basilicata (circa 300 addetti).
«Con questo atteggiamento – ribadisce Pagliara – rispetto a questa vertenza Barilla ha disatteso tutti gli accordi che abbiamo sottoscritto e anche la tradizione che abbiamo da sempre avuto di relazioni proficue e questo è un elemento di preoccupazione forte che è percepito anche da parte dei lavoratori e delle lavoratrici. Chiedere alle persone in questo momento storico di rinunciare ad una giornata di retribuzione è un sacrificio enorme e non siamo soliti chiedere dei sacrifici alla leggera e e c’è stata questa importante adesione che manda un segnale forte di consapevolezza del problema».
«La cosa importante – conclude Bonfanti – per noi oggi era far capire che comunque i lavoratori vanno ascoltati. Se l’azienda fa delle scelte che mandano dei messaggi chiari a livello mediatico e invece questa dovrebbe essere una famiglia, ecco nella famiglia ci sono i lavoratori soprattutto, quindi il messaggio che noi vogliamo mandare oggi, al di là che ci auguriamo che l’azienda possa essere rivedere determinate scelte anche se hanno aperto già la procedura e c’è una tempistica, era mandare un messaggio a favore delle persone che sono preoccupate e a serio rischio perché i numeri parlano chiaro».
Il contratto integrativo
La vendita dei tre siti produttivi contrasta, come detto, con il contratto aziendale integrativo firmato in luglio.
«È un rinnovo di gran valore che abbiamo sottoscritto con la Barilla per il contratto integrativo – spiega Lanini – ha dei punti molto importanti in prospettiva di quello che potrà essere il rinnovo del contratto dell’industria alimentare; si norma il ricorso all’intelligenza artificiale; limita l’utilizzo degli staff leasing quindi tutta la parte di precariato; parla di conciliazione del tempo vita-lavoro e anche di investimenti e di riconoscimenti economici».
«Sotto l’aspetto salariale – prosegue il sindacalista Flai Cgil – prevede un premio di produzione per obiettivi che è tra i più alti del comparto dell’industria alimentare perché a regime arriverà a superare i 3.300 € quindi dà in termini economici un ritorno importante alle lavoratrici e lavoratori. A maggior ragione ci stupisce la modalità che l’azienda ha utilizzato per questa vertenza perché dopo aver sottoscritto un contratto a luglio, con un capitolo di relazioni industriali e sindacali importante, averlo disatteso due mesi dopo ovviamente lascia con l’amaro in bocca».
La nota dell’azienda
Il gruppo Barilla, precisa in una nota che “la continuità occupazionale per tutte le persone coinvolte è un prerequisito fondamentale per entrambe le operazioni”.
“Liguori e Casillo – prosegue il Gruppo Barilla – hanno espresso la disponibilità e volontà di preservare la continuità produttiva dei siti coinvolti, tutelando l’occupazione e le competenze presenti nei rispettivi territori e assicurando nuove prospettive di sviluppo nel lungo periodo. Inoltre, nei medesimi siti continueranno a essere realizzate produzioni destinate al gruppo Barilla, sulla base di contratti pluriennali di fornitura con le società acquirenti”.
La cessione dei molini rientra nel piano industriale per il Sud annunciato nelle scorse settimane da Barilla, che prevede anche la realizzazione di un nuovo polo integrato della pasta a Foggia con un investimento di cento milioni di euro. “Questo importante piano industriale, dedicato al Sud Italia, conferma il nostro impegno industriale nel Mezzogiorno attraverso la creazione a Foggia di uno dei poli strategici della pasta del Gruppo, così da soddisfare la necessità di miglioramento della nostra efficienza logistica e produttiva, un elemento indispensabile per rimanere competitivi in un mercato sfidante come quello della pasta – spiega Giovanni Palopoli, responsabile delle Operations di meal solutions del Gruppo Barilla -. Allo stesso tempo, abbiamo posto come condizioni imprescindibili la continuità produttiva dei siti coinvolti e la tutela dell’occupazione”.
dra.fra


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