Le responsabilità della Fiera delle armi a Parma e le leve del Comune per fermarla
Riceviamo e pubblichiamo da Nicola Dall’Olio, Co-portavoce provinciale Europa Verde – Verdi di Parma:
Per capire perché a Parma, in questi tempi di guerra, sia arrivata una Fiera delle armi senza che l’Amministrazione Comunale, a parole contraria, potesse impedirla, bisogna conoscere la storia recente della società Fiere di Parma e andare al 2017.
In quell’anno, proprio a ridosso delle elezioni amministrative, il Comune di Parma, guidato da Federico Pizzarotti, e la Provincia di Parma, soci paritetici di maggioranza delle Fiere decidono di vendere parte delle loro azioni per fare cassa e di dare il controllo della società ad un privato, ovvero Credit Agricole.
In cambio di 5 milioni di euro a testa, Credit Agricole diventa socio di maggioranza relativa con il 36% mentre Provincia e Comune, che insieme detenevano la maggioranza assoluta, scendono a poco meno del 17% ciascuno. Anche sommando le quote di Regione e Camera di Commercio, la partecipazione pubblica resta sotto al 50%.
Ai tempi si disse che sebbene divenuti soci di minoranza, gli enti pubblici avrebbero mantenuto il controllo delle scelte strategiche attraverso un patto di sindacato. La realtà è che la gestione operativa e la programmazione fieristica, così come la nomina delle principali cariche direttive, è passata totalmente in mano al socio di maggioranza relativa, che è stato poi affiancato dall’ingresso in società di Fiere di Milano con una quota del 18%.
Ricordo che nell’ultima seduta in Consiglio Comunale del mio mandato denunciai questa svendita che avrebbe privato il Comune di Parma e i soci pubblici del controllo delle Fiere. Le conseguenze di quell’atto, che fu finalizzato dalla giunta Pizzarotti tra il primo e il secondo turno delle elezioni per compiacere e avere il sostegno dei poteri locali, si rendono manifeste oggi, con una Fiera delle armi che con un controllo pubblico non sarebbe mai arrivata sul nostro territorio.
Il Comune di Parma, pur ridotto a socio di minoranza, dispone però ancora di efficaci strumenti per condizionare le scelte di Fiere di Parma. Tutte le autorizzazioni ed i permessi per svolgere le attività fieristiche o semplicemente per ristrutturare od allargare i padiglioni, adeguare i parcheggi, migliorare l’accessibilità dipendono dall’amministrazione comunale. Che, se vuole, ha quindi in mano le leve per intervenire sulle scelte delle manifestazioni fieristiche. Scelte che non possono essere dettate unicamente da questioni di profitto o essere in contrasto, non solo con i valori e le deleghe del programma di mandato, ma con i principi di pace espressi nello Statuto Comunale.
La manifestazione tenutasi sabato a Parma con grande partecipazione popolare dice chiaro una cosa: la fiera delle armi non si deve più tenere. E il Comune non può semplicemente disertare l’inaugurazione. Deve fare in modo che dall’anno prossimo non abbia più luogo.
Nicola Dall’Olio

…anche perchè limitarsi a disertare l’inaugurazione equivale ad un inutile tentativo di far passare l’evento fiera delle armi, sotto un colpevole silenzio. Non è stato così e il Comune di Parma, a mio avviso, avrebbe dovuto prendere posizione, anche senza le quote di maggioranza. Non commento la decisione scellerata della giunta Pizzarotti, che, per fare cassa, pone il Comune in una condizione subordinata rispetto al privato credit agricole (una banca poi!!!)