Ancora pochi passeggeri per il “Verdi”. In inverno rimangono tre rotte
Aeroporto a che punto siamo / 2
A inizio anno il presidente di Sogeap, Giovanni Banchini, poneva il traguardo del 2026 a quota 450mila passeggeri (intervista al Sole 24 Ore, 16 gennaio 2026). Un paio di mesi fa il neo presidente dell’Upi, Matteo Ferrari, ribassava di due / terzi (!!!) l’obiettivo ponendolo a 170mila passeggeri (trasmissione Parma Europa, 15 settembre 2026).
Obiettivi ribassati
La realtà parla di 135.000 tra arrivi e partenze dal “Giuseppe Verdi” nei primi 9 mesi dell’anno (fonte: Assoaeroporti). L’obiettivo ricalibrato da Ferrari sembrava ragionevole ma il presidente Upi non poteva prevedere che con l’orario invernale 26/27 le rotte aeree si sarebbero ridotte a tre: Londra (bisettimanale il giovedì e la domenica, quasi perfetti per un week-end, se non fosse che dalla capitale inglese bisogna partire alle 6:45 del mattino), Reggio Calabria e Palermo (entrambi con tre voli settimanali). Ma attenzione: in occasione delle festività natalizie, proprio nel picco di traffico, il “Verdi” si ritroverà con solo 3 voli, domenica e lunedì. Da capodanno tornerà la normalità.
Insomma stanti le prospettive diventa un obiettivo anche superare i 142.795 passeggeri registrati nell’annus horribilis 2025 (fonte: Enac).

Come mai invece di potenziarsi il “Verdi” si affievolisce?
Dapprima Ryanair ha chiuso la rotta verso Tirana (forse riaprirà in primavera-estate ‘27) e poi a sorpresa a fine settembre FlyOne ha comunicato la sospensione dei suoi voli da e per Chisinau per la stagione invernale. A sorpresa fino a un certo punto, poiché la motivazione addotta dall’operatore low cost moldavo sta nel rincaro del carburante dovuto alla guerra di Israele e USA contro l’Iran. La sospensione di FlyOne peraltro riguarda i voli da tutti gli aeroporti italiani verso Chisinau. L’ultimo volo verso la capitale moldava sarà domani, 1° novembre.
Sempre Ferrari, nell’intervista citata, diceva che si stava lavorando per un collegamento, sempre tramite la low-cost irlandese, con Catania. Ma di quel volo non si è vista traccia.
E dunque, tornando al “Verdi”, si prospetta un anno ancora nero, o meglio in rosso, per i conti aziendali. Un operatore del settore stima la perdita per il 2026 in 2,5 – 3 milioni di euro.
In pratica, se non sopravanzeranno entrate straordinarie, l’assemblea dei soci Sogeap nel prossimo giugno sarà costretta a ricapitalizzare di nuovo. L’iniezione di 9 milioni versata dagli imprenditori parmensi in Apollo e Upi nel novembre di un anno fa per scongiurare il fallimento di Sogeap è servita per chiudere i bilanci 2024 (—6 milioni circa) e 2025 (—5 milioni circa) e iniziare speranzosi un 2026 che però non ha mantenuto le attese.
| Anno | Disavanzo di bilancio Sogeap |
| 2024 | —5.929.988 € |
| 2025 | —4.954.859 € |
Pna da brividi
A far alzare più di un sopracciglio ci ha pensato poi il Piano Nazionale degli Aeroporti (Pna) 2026-2035 elaborato dal Ministero Infrastrutture e Trasporti, divulgato lo scorso luglio. Nella tabella previsionale del traffico passeggeri è scritto nero su bianco che per il “Verdi” la potenzialità base di mercato al 2035 è di 216.000 passeggeri (pax). Quella massima è di 219.000. Praticamente il Mit stima che l’aeroporto di Parma rimarrà un “nano”, sugli stessi volumi di traffico che lo hanno sempre caratterizzato in questi anni, appunto 200mila pax.
C’è una postilla che addolcisce l’amara predizione; per gli aeroporti minori “le previsioni sono caratterizzate da una maggiore incertezza, in quanto possono dipendere significativamente da fattori locali difficilmente prevedibili, tra cui, ad esempio la scelta di un vettore di riposizionare un aeromobile, di spostare una rotta, o da politiche di incentivazione del traffico aggressive ma difficilmente sostenibili del tempo. Gli aeroporti di questa fascia dimensionale potrebbero altresì raggiungere crescite maggiori rispetto alle potenzialità di mercato riportate, nel caso in cui vengano pienamente implementate le sinergie tra aeroporti dello stesso sistema integrato auspicate dal Piano”.
Break-even lontano
Il business plan di Centerline (a proposito: i canadesi detengono ancora il 25% delle azioni Sogeap) individuava in 8-900mila passeggeri il punto di pareggio. Stime riprese e fatte proprie dagli industriali di Parma che nella citata intervista al Sole24 Ore indicavano in 1 milione pax il target nel 2030 per raggiungere l’equilibrio. La prospettiva rimane quella, ma non ci si nascondono le difficoltà. Le turbolenze belliche non hanno certo aiutato il rilancio e invocare di nuovo l’intervento pubblico sembra una manovra vana. La Regione Emilia-Romagna è già intervenuta, facendosi carico della “council tax” ossia la tassa d’imbarco, per invogliare Ryanair a portare rotte sugli scali minori. Occasione colta dal vettore irlandese che peraltro ha scelto di privilegiare Rimini per i prossimi anni. E come dar loro torto, considerata la nomea di capitale delle vacanze della cittadina romagnola.
Un cda monco
A destare qualche interrogativo è anche la struttura di Sogeap. Perché va bene essere snelli ma al momento sono due i consiglieri d’amministrazione: il presidente Gian Luca Tagliavini (che ha rimpiazzato Banchini, il cui incarico era noto fosse temporaneo, giusto per raddrizzare la barca, pardon l’aereo) e il vicepresidente Guido Dalla Rosa Prati. Il ruolo di amministratore delegato è vacante, dopo l’addio di Michele Bufo che in agosto ha salutato per prendere la direzione di Sacal, la società di gestione degli aeroporti calabresi. Fino ad ora il ruolo è stato supplito da Tagliavini che d’altronde è un manager di lungo corso (in Barilla). Ma per quanto tempo le cose potranno andare avanti così?
La favola del bacino potenziale
Un altro argomento ricorrente in interviste e dichiarazioni è il “bacino potenziale”, fino a 2 milioni di persone, che ricomprenderebbe il nord Emilia, la bassa Lombardia e anche lo spezzino e la Lunigiana. In pratica l’immaginifica Lunezia. La realtà dimostra che stare in mezzo tra Milano Linate e Bologna non agevola, quanto invece potrebbe essere puntare su rotte non convenzionali verso il Marocco o la Tunisia, per i tanti migranti oramai stabili e finanche italiani, che mantengono radici nei paesi d’origine.
Mentre i pramzàn dal sàs sotto i post sui social dell’aeroporto “Verdi” chiedono incessantemente: Parigi?
Qualcosa, in favore del “Verdi”, potrebbe scaturire dalla Cabina di regia per lo sviluppo aeroportuale regionale, insediatasi il 1° ottobre, in attuazione dell’art. 2 della L.R. 20 aprile 2026, n. 1. Di questo organismo fanno parte Regione Emilia-Romagna, i Comuni sede di aeroporti, i gestori aeroportuali, APT Servizi e Unioncamere. Alle riunioni possono essere invitati anche rappresentanti di MIT, ENAC, ENAV, Università, eccetera…
Staremo a vedere se la Cabina di regia riuscirà a convincere l’aeroporto Marconi a “dirottare” qualche volo sul “Verdi” e, per par condicio, sugli scali di Forlì e Rimini.
E il masterplan di sviluppo?
In Sogeap sono in trepida attesa della risposta del Mase (Ministero Ambiente e Sicurezza energetica) sulla proroga della VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) scaduta a metà anno. Nella corrispondenza intercorsa, come raccontavamo nel precedente articolo, l’ufficio di Via chiedeva di spiegare in modo esaustivo e convincente le motivazioni della richiesta di proroga. I termini per la risposta di Sogeap erano fine ottobre. Ora il Mase, a sua volta, avrà altri 30 giorni per rispondere se accetta le giustificazioni oppure no.
Dando per scontato che le accolga, la progettazione esecutiva per dar corso al Masterplan di sviluppo aeroportuale dovrebbe avviarsi entro fine anno per poter fruire dei 9 milioni restanti dei 12 stanziati dai fondi di coesione europei (decisi dalla Regione, ma gestiti dal Ministero Infrastrutture). La priorità dei lavori, indicata dal presidente Upi, Ferrari, sta nel portare a 10 le piazzole di sosta dalle 4 attuali.
Il termine originario per spendere i fondi Ue era il 2025, ma questa data è stata procrastinata al 30/11/27 , da quanto si legge sul sito Coesione Italia che, in teoria, dà trasparenza sull’utilizzo dei fondi europei e nazionali a tale scopo (ossia la coesione territoriale). Nella pagina dedicata al Psa del Verdi peraltro, oltre alla data menzionata, appare una frase sibillina: “Questo progetto non è più attivo e viene pertanto escluso da conteggi e ricerche”. Non si trova pertanto traccia dell’atto con cui è stato procrastinato il termine per i 9 milioni. (In precedenti consultazioni del portale, il termine era stato addirittura posticipato al 31/12/2028).
Mentre dall’incontro “Giunta nei quartieri”, tenutosi martedì scorso al Molinetto, non è emerso nulla di nuovo, con il sindaco Michele Guerra che ha ribadito la sua posizione e, altrettanto con visione opposta, l’associazione No Cargo.
La Redazione



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