Parma-Juventus 1-4, storia di una sciarpa e… di Dino Baggio
“Ci basterà veder la maglia per cantare ancora” sulle note di “Maledetta primavera” di Loretta Goggi è uno dei nostri cori preferiti, ma si intona raramente.
Eppure, in un certo senso, è la quintessenza del tifo parmigiano.
La scelta, di cui abbiamo accennato qualche gara fa, di non intonare più canzoni per i singoli giocatori ma solo per i colori e la maglia è una scelta radicale, forte, ampiamente condivisa.
Ciascuno, porta i colori come vuole e come crede. E ciascuna bandiera, maglietta, sciarpa, credo dica un po’ di chi la indossa e porta e sventola.
I nostalgici, i colpi di fulmine, gli artigiani, gli ironici e autoironici (o forse solo consapevoli, come i “VECCHI INUTILI”).
Abbiamo tutti qualche maglia e qualche sciarpa e non solo una, credo. Aggiunte in varie occasioni, per vari motivi. Ci sono quelle casuali e quelle delle grandi occasioni, quelle scambiate con altri tifosi in trasferte più o meno epiche, più o meno esotiche.
Io, credo di ricadere tra i nostalgici, sarà l’età.
Il primo sogno, quasi inconfessabile, è stato nel 1987.
Dopo la trionfale promozione in B, il Parma di Sacchi e Ceresini lotta per la serie A.
A maggio, prima della partita col Bologna, un cioppetto di energumeni avvicina me e il mio compagno e ci chiede le sciarpe. Non c’erano i controlli e i flussi dei tifosi ospiti come oggi, non c’era la tessera del tifoso e tutto era più rustico e ruspante.
Noi, tredicenni imberbi e impotenti, cediamo i vessilli coi pugni in tasca.
Ma vinciamo 2-0 e siamo in corsa per qualcosa di indicibile.
Ci giochiamo tutto o quasi un paio di giornate dopo, al Tardini contro il Cesena. Ricordo uno stadio strabordante di persone, coloratissimo, chiassoso, carichissimo.
Ho comprato allora una delle sciarpe che porto ancora oggi, quella dei CRUSADERS, i crociati.
Qualche volta, qualcuno me l’ha chiesta in scambio, ma no. Quella, no.
Purtroppo, un gol di testa di Bordin ci punisce e l’ulteriore sconfitta della settimana seguente a Cremona chiude i giochi promozione. Pensare che in città si vociferó che la società chiese di perdere quelle partite, perché andare in serie A sarebbe costato troppi soldi in gestione…
Come cambiano i tempi: oggi, senza coppe europee o serie A molti club falliscono.
Sogno sfumato per tre punti e mai avrei pensato che di lì a un paio d’anni saremmo davvero andati in A.

La Juve ha battezzato il nostro esordio nella massima serie.
Contro i bianconeri abbiamo vinto la prima Coppa Italia e quella sera meriterebbe una pagina a parte.
E come dimenticare il trionfo in Coppa UEFA a Milano, con un San Siro esaurito e assordante. E infine gialloblu.
Ma se chiedete a un tifoso del Parma di citare una sfida con la Vecchia Signora, beh non sorprendetevi se molti opteranno per la partita del 9 gennaio 2000.
Se ne parlava anche stamattina attorno allo stadio.
Buffon, Thuram, Cannavaro, Dino Baggio, Crespo e poi Del Piero, Davids, Zidane, Inzaghi, Zambrotta…
Qualcuno ha detto “c’era più qualità in quella partita lì, che in tutta la serie A di oggi” e istintivamente non mi sentirei di contraddirlo troppo.
È stata la prima partita nella storia della A giocata a ora di pranzo. Un sole bello, basso. Il Tardini carichissimo. E io con la mia CRUDASERS al collo.
Quasi tutti, la ricordano per il pareggio insperato, meraviglioso, travolgente, che gasa ancora oggi, di Hernan Crespo, al 92°, sotto la Nord, in 9 contro 11.
E perché, a conti fatti, oltre al tracollo all’ultima giornata di Perugia, sono i due punti che hanno contribuito a far perdere lo scudetto alla Juve. Senza quel gol, in Umbria ci sarebbero andati da campioni d’Italia.
Però, i più accorti e accorati, di quella partita, si portano dentro al cuore il ricordo dell’espulsione di Dino Baggio.
Sanzionato con il cartellino rosso, dopo qualche passo verso gli spogliatoi, il nostro n. 8 si gira verso l’arbitro Farina e, clamoroso, mima il gesto dei soldi sfregandosi indice e pollice di ciascuna mano.
Fatto da uno che nella Juve ci aveva giocato, negli anni cui le voci di collusione e corruzione, e improprie relazioni, tra classe arbitrale e Juventus erano piuttosto insistenti e diffuse. (Qualche anno dopo fu Calciopoli).
Squalifica pesantissima, divieto di convocazione in nazionale, venduto alla Lazio che lo impiega col contagocce, la sua carriera è finita lì.
Il potere dei potentati nel calcio.
E idolo totale, assoluto imperituro della Nord.
Della partita di ieri, che dire?
Ho portato un’altra sciarpa e mi fermo qui.
/-/
Parma-Juventus 1-4
Reti: 15’ Bremer (J), 37’ McKennie (J); 51’ aut. Cambiaso (P), 54’ Bremer (J), 65’ David (J)
Domenica 1 febbraio 2026, stadio “Ennio Tardini” di Parma. Spettatori: 22.017 (di cui 13.329 abbonati e 3.500 ospiti)
Giallo & Blu 🟡 🔵




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