Svolta urbanistica a San Leonardo. L’area ex Boschi e il cinema Trento tornano al Comune
Il debito di Stu Stazione stralciato a 7 milioni
Punto e a capo nella annosa vicenda della Stu Stazione. Con la delibera 3218/2026 approvata ieri dal consiglio comunale si apre un nuovo capitolo per il destino dell’area ex Boschi e dell’ex cinema Trento che tornano nelle disponibilità del Comune di Parma, aprendo, finalmente, prospettive nuove per il quadrante critico del San Leonardo.
L’operazione, molto complessa e che ha richiesto una pazienza certosina nella sua definizione legale e finanziaria, con il coinvolgimento di vari consulenti oltre che del personale delle partecipate e degli uffici comunali, è stata condotta e coordinata politicamente dal vicesindaco Lorenzo Lavagetto.
C’è chi ha parlato di “delibera dell’anno” o addirittura “delibera di mandato” per l’importanza dell’atto che mette fine a una vicenda aperta nel 2003 con la nascita della Stu (acronimo di Società di trasformazione urbana) con l’obiettivo di rifare la stazione (inaugurata nel 2014) e valorizzare tutta l’area intorno, che invece è caduta nel degrado. A latere, ma non troppo, il progetto della metropolitana che doveva trovare il suo fulcro proprio nella stazione e all’opposto è stata una vicenda sanguinosa, in termini economici e politici, incidendo non poco sul destino della stessa Stu Stazione.
La delibera è stata approvata con voto favorevole di 20 consiglieri: alla maggioranza di Partito Democratico, Prospettiva, Effetto Parma e Sinistra Coraggiosa si sono uniti i gruppi di minoranza Fratelli d’Italia, Azione e Europa Verde mentre sono stati 4 gli astenuti: il gruppo Vignali Sindaco e Civiltà Parmigiana.
Il passaggio finale, necessario per validare tutta l’operazione approvata in delibera, sarà l’omologazione del Tribunale, entro qualche mese.
Lo snodo del debito
Il nodo principale era il debito di 36 milioni di euro che gravava su Stu Stazione, la società partecipata dal Comune, da tempo in liquidazione. In più occasioni, per saldare il debito, si è cercato di valorizzare il patrimonio immobiliare rimanente, ossia l’area ex Boschi (dal nome della fabbrica di conserve le cui ciminiere un tempo svettavano nel quartiere) quei terreni desolati alle spalle della stazione, ricompresi tra via Alessandria, via Brennero e via Brenta.
L’ultima perizia ne ha certificato il valore immobiliare in 13,5 milioni ma, alla prova dei fatti, dopo diversi tentativi di aste andate deserte, le offerte pervenute in trattativa privata non superavano i 3,8 milioni. Di fatto sarebbe equivalso ad una svendita, con in più lo svantaggio di rimanere con un debito considerevole in pancia alla Stu.
Il debito chirografario dei 36 milioni era nei fatti inesigibile e nel frattempo era passato in mano ad Amco, società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze specializzata nella gestione e nel recupero di crediti deteriorati (NPL) afferenti alla sfera della Pubblica Amministrazione. Dopo aver esperito vari tentativi si è addivenuti ad un accordo che prevede il pagamento di 7 milioni ad Amco da parte di STT (la holding delle partecipate comunali) a “saldo e stralcio” per chiudere la partita, dunque con un risparmio di oltre 28 milioni. Gli aspetti tecnico-economici sono stati spiegati nel dettaglio da Thomas Gardelli, liquidatore di STT (qui al minuto 01:22:17 nella seduta del consiglio comunale) che ha esordito con questo messaggio: “Con grande soddisfazione questo piano può mettere la parola fine a problemi nati nel 2011 che toccato trasversalmente varie Amministrazioni. E aprire una nuova pagina tutta bianca dell’Amministrazione che verrà per poter riprogettare un’area nevralgica di fianco alla stazione”.
.

Il futuro dell’area Ex Boschi
In questo modo l’area ex Boschi rimane nelle disponibilità della Stu Stazione e dunque del Comune che potrà determinarne il destino, rivedendo da zero le volumetrie concesse al tempo (che in sostanza ricalcavano le dimensioni a sei piani dei palazzi a ferro di cavallo edificati nel retro della stazione e oggi sede di hotel e uffici direzionali). Nelle intenzioni dell’Amministrazione Comunale c’è l’apertura di un confronto con la popolazione del San Leonardo per raccogliere idee e suggestioni, fermo restando che l’area sarà edificata a uso residenziale o direzionale.
Nel frattempo, in via temporanea, c’è chi ipotizza possa essere destinata in parte ad area di sosta, a servizio della stazione.

Il cinema Trento e l’ex DLF
La delibera rileva anche un accordo quadro tra Stu Stazione, Comune e RFI (Reti Ferroviarie Italiane) per sistemare in via definitiva gli immobili che ospitavano il DLF (Dopolavoro ferroviario) dismessi e in stato di degrado da tempo. Si tratta del complesso che si affaccia nel tratto iniziale di via Trento che aveva nel Cinema Trento il locale di richiamo e all’ammezzato, una volta chiuso lo spaccio aziendale per le famiglie di ferrovieri, un bar ristoro , la cui insegna “Pendolino” campeggia ancora laconicamente.
L’immobile, assieme allo stradello Banchini che è una viuzza privata al termine del sottopasso della stazione, e un’altra pertinenza, passa da RFI a Stu Stazione-Comune in permuta di un’area a ridosso di via Reggio, utile per le manovre di scambio treni. A saldo RFI riceve una compensazione di 450mila euro.
L’acquisizione del cinema Trento farà riaprire l’agenda dei vari progetti presentati negli anni scorsi per il recupero della grande sala (leggi qui).
L’addentellato dei 16 milioni da investire
Inoltre, riottenendo l’area ex Boschi libera da vincoli, il Comune rientra parimenti nella disponibilità di 14,8 milioni di euro, da fondi ex metro, più 1,4 milione, che erano stati accantonati come oneri di urbanizzazione in carico all’ente pubblico per rendere l’area più appetibile ai privati. Decadendo gli obblighi, la somma torna a disposizione degli investimenti dell’Amministrazione Comunale. Un altro tesoretto, dopo quello dell’anno scorso.
La soddisfazione del vicesindaco Lavagetto
“Arriviamo a una soluzione definitiva per una parte importante della città – ha dichiarato il vicesindaco Lavagetto, presentando la delibera – liberando dai vincoli sussistenti per procedere a una nuova progettualità più legata ai fabbisogni del momento del quartiere. Nel momento in cui i creditori e il tribunale dovessero omologare il piano arriveremmo alla soluzione definitiva della vicenda che ha impedito a una parte della città di svilupparsi in maniera sensata, tra l’altro con il beneficio di recuperare una libertà assoluta non essendo più necessario rispettare gli accordi e le previsioni urbanistiche dell’epoca. E quindi restituire un’are più legata ai fabbisogni del quartiere oggi. Si apre uno spiraglio mai visto e, per questo, straordinariamente importante.
Al contempo chiuderemo l’annosa e rilevante situazione espositoria sul sistema bancario, evitiamo la liquidazione della società e la dispersione aree e soddisferemo tutti i creditori. Inoltre mettiamo a posto i rapporti incrociati con RFI in maniera definitiva.
Durante questi ultimi anni c’è stato un lavoro di grandissima intensità e concentrazione su questo tema con l’obiettivo di evitare la liquidazione giudiziale della Stu Stazione. Il contesto così bloccato era di oggettiva difficoltà. Ricordo che i lavori della stazione dovevano originariamente concludersi nel 2010. Invece si sono protratti troppo a lungo ma oggi possiamo dire che si chiude una pagina oramai incancrenita e permette di lasciarla alle spalle”. Il vicesindaco ha voluto ringraziare tutta la struttura, i professionisti e il precedente assessore al bilancio, Ferretti.
Le dichiarazioni dei consiglieri comunali
Sandro Campanini, capogruppo del Partito Democratico, ha dapprima ricordato gli “undici anni di disagi, con notevoli inconvenienti” ancora tangibili nelle “scale mobili e nelle pavimentazioni” “frutto di una programmazione sbagliata, non solo di una crisi economica” rimarcando “finalmente una svolta a una vicenda protratta per lungo tempo” peraltro “le soluzioni non saranno semplici, dato che è un’area ex industriale, ma abbiamo possibilità di chiudere questa ferita che ahimé il passato ci ha portato”.
Virginia Chiastra a nome del gruppo Vignali Sindaco ha ricordato come il progetto Stu Stazione fosse imperniato su tre stralci ma solo il primo, ossia la stazione, fu realizzato e “dal 2011 al 2024 non si è proceduto a dar seguito ai piani”. Detto questo è un “giudizio positivo sul saldo e stralcio con Amco che permette il mantenimento del patrimonio immobiliare” e, pur esprimendo il timore che anche questo piano farà la fine dei precedenti due piani di risanamento, annuncia “l’astensione del nostro gruppo” chiedendo peraltro quale progettualità c’è sull’area ex Boschi.
Manuel Marsico (Pd) ha affermato che “lo Stato (inteso come gli enti pubblici, ndr) possa investire in operazioni economiche ma quello che non deve fare è lo speculatore cosa che, invece, si vedeva nel modo di gestire la cosa pubblica in quegli anni”. Ora è il contrario, “il Comune ha fatto la formica mettendo da parte i 7 milioni, anche grazie ai dividendi dalle partecipate, e ora ci mette nelle condizioni di tornare in possesso di un’area senza più un vincolo urbanistico”. E al contempo di “riavere16 milioni” che è una cifra importante, ossia “circa la metà dei fondi di un piano triennale di lavori pubblici. Il checi permette veramente di prospettare per il quartiere una piccola rivoluzione”. “È la delibera con l’impatto generazionale più grande in questo mandato – ha concluso entusiasta Marsico – C’è la possibilità di ridisegnare il quadrante di quella zona di città con fondi pubblici sia una delle cose più belle che questa consigliatura ci lascia in dote”.
Marco Boschini (del Pd, ma nel gruppo Sinistra Coraggiosa), ha dato subito una stoccata “oggi su una delibera così importante vedo molti consiglieri di minoranza non essere presenti , in particolare l’assenza del consigliere Vignali che guardacaso quando si parla di delibere di tempi in cui lui era parte integrante di questa città, lui evapora” (ne giustificherà l’assenza per altri impegni, la consigliera Chiastra). “Da residente di San Leonardo sottolineo come l’opposizione ci rinfaccia l’insicurezza, su luoghi figli di quella bulimia urbanistica e ne paga ancora le conseguenze. Questo è in effetti un passaggio quasi storico: dà l’opportunità di riprendersi un pezzo di città e un modo diverso di fare politica”.
Michele Alinovi (Effetto Parma): “È un piacere intervenire e fare i complimenti a vicesindaco, amministrazione, Stu stazione, Rfi, a tutti quanti. È una giornata in cui potrò dire c’ero. È un cambio di passo. L’area stazione è stata oggetto per anni ostaggio del grande debito: la città cratere, altro che cantiere. Oggi è giornata epocale. La scelta fatta negli anni scorsi assieme a Stu Stazione, di non investire quei 16 milioni di euro, quando si diceva per generare il piano -1 dell’area avremmo fatto un errore madornale. La politica in quel caso è stata saggia e si è fermata”.
In “due parole” il problema si è generato, perché “l’area stazione per la sua riqualificazione aveva bisogno dei proventi dell’area a nord, dove la politica ha usato la valorizzazione immobiliare ipotetica per coprire il piano finanziario della ristrutturazione della stazione”. E invece “prima di mettere i soldi, bisognava vendere quelle aree”, cosa non avvenuta e a quel punto “il giochino si è interrotto perché ha determinato un buco di bilancio”.
Sul futuro dell’area “io penso non dobbiamo pensare al profitto, deve servire per l’interesse pubblico e collettivo”. Ad esempio “una strategia di housing sociale per gli studenti, in modo che l’Università possa in qualche modo entrare”.
“Mi associo ai complimenti: è evidente la difficoltà tecnica della risoluzione della vicenda, piena di addentellati politici” ha detto Antonio Nouvenne, capogruppo di Prospettiva. “Il fatto che arrivi adesso, appena approvato il Pug, è qualcosa di magico, perché entra in sintonia con gli interventi che si potranno fare in quell’area”.
A Serena Brandini (Azione) “bene che si sia arrivati a questa nuova convenzione” ma non valuta il momento come “epocale”: “Questa Amministrazione dovrebbe mettere più impegno nell’immaginarsi San Leonardo come sarà. Non lasciamo il tema alla campagna elettorale. Utilizziamo questo ultimo anno di consiliatura” è seguito l’intervento di Federica Ubaldi (Civiltà Parmigiana): “Riconosco elementi positivi” nella delibera per “evitare liquidazione Stu, chiudere esposizione economica, mantenere in mano pubblica un patrimonio importante” e “l’accelerazione e la svolta data in questi due anni”; senza entrare nel merito del passato (il padre Elvio, fu il sindaco fautore dei progetti legati alle Stu, ndr) “tuttavia, io aspetterei a festeggiare. Non è punto di arrivo soddisfacente” poiché “non ci dice cosa diventerà l’area stazione, era il momento di arrivare con un progetto su quest’area” anche perché “ci sono troppe aree “sospese” in città, come la piscina di via Zarotto”.
Per Enrico Ottolini (Europa Verde) “la situazione in cui ci troviamo è frutto di bolle immobiliari e di un’idea fuori scala della città” e guardando al futuro “Una compensazione per tutto quello che manca al San Leonardo è la prima indicazione”. Quindi Sebastiano Pizzigalli (Effetto Parma) per il quale questo accordo “pone le basi per il rilancio di un’area strategica e valorizzazione del patrimonio pubblico” “per quella parte di città”, ricordando l’ex assessore Capelli che “nel 2013 in maniera profetica disse “questa situazione si risolverà in quindici anni”.
A conclusione del dibattito il vicesindaco ha puntualizzato che “non dovevamo venire con un progetto” perché prima va chiusa la vicenda e va atteso il tribunale, per l’omologazione. E, inoltre, “è corretto ragionarne ad ampio spettro” in una visione futura. Lavagetto, con una punta di veleno ha aggiunto “Qui c’è qualcuno che il tema lo sta risolvendo e viceversa qualcuno che l’ha causato, poi ognuno se lo ricorderà chi è stato”. Sedici anni sono stati lunghi ma “fino a due settimane fa non eravamo sicuri che Amco lo approvasse. Nel momento in cui” si è avuto l’assenso “abbiamo portato la delibera”. “Il fatto di uscire da una situazione di questo genere consentirà a tutta la città di guardare a un luogo in modo diverso che se fosse stato messo in liquidazione e chissà come. Penso sia giusto uscire con uno sguardo positivo e non con la negatività sulle due amministrazioni succedute (sindaco Pizzarotti, ndr) che hanno cercato di salvare la situazione”.
“Noi qui apriamo una partita nuova” ha rilanciato Lavagetto.
(dra.fra)




Chissà se la città si ricorderà, al momento del voto, chi ha creato quel problema enorme e chi è riuscito a risolverlo.
Intanto se ne dimenticano bellamente i diretti interessati (uno in particolare…) e gli eredi dei fautori del problema.
Grazie a Matteo Boschini e alla vostra redazione per averlo ricordati.