La foglia di fico “outdoor” della fiera delle armi

Da oggi a domenica Parma ospiterà EOS – European Outdoor Show.

Sotto un anglicismo che evoca ampi orizzonti e amore per la natura, si cela in realtà quella che l’opinione pubblica ha sempre conosciuto come la “Fiera delle Armi”. Dopo le contestazioni che l’hanno accompagnata nelle precedenti tappe di Brescia, Vicenza e Verona, l’evento approda in terra emiliana portando con sé una storia ormai lunga di ambiguità e polemiche. Se si aggiunge la concomitanza con un momento storico in cui il mondo è in fiamme, sull’orlo di un conflitto globale, ecco che l’insensatezza della situazione si manifesta in modo plastico.

(L’immagine di copertina è una crasi tra le locandine delle due manifestazioni previste nel week-end, composta esercitando il diritto di cronaca)

L’illusione del Codice Etico

​Negli anni, grazie alla costante e ammirevole pressione delle associazioni ambientaliste e pacifiste (particolarmente durante l’edizione veronese), la fiera si è dotata di un codice etico. Questo codice vieta tra l’altro l’esposizione di armi da guerra o per difesa personale, concentrandosi esclusivamente sul settore venatorio e sportivo.

​Tuttavia se osservata con attenzione, questa distinzione appare pretestuosa e tutt’altro che risolutiva: i produttori sono le stesse grandi aziende italiane, leader mondiali del settore, che producono sia il fucile da caccia che l’arma destinata a eserciti e milizie sui teatri bellici. La filiera industriale è la stessa, così come le tasche in cui finiscono i profitti.

Il regolamento presuppone che l’uso venatorio sia un impiego “buono”, o comunque tollerabile dell’arma. Ma è una distinzione accettabile, se la finalità primaria rimane la soppressione della vita, tra l’altro per puro diletto?

​È necessario scardinare un dogma spesso ripetuto dai sostenitori dell’attività venatoria, e malauguratamente diffuso anche nell’opinione pubblica e dentro enti e istituzioni: la caccia non è, né può essere considerata, un servizio pubblico. Si tratta di un’attività ludica privata, ancorché regolamentata dalla legge.

​Nonostante la retorica del “cacciatore sentinella dell’ambiente”, non esiste alcun beneficio dimostrato e concreto per la collettività. La logica secondo cui la fauna selvatica si gestisce come un rubinetto — se sono pochi si reintroducono, se sono troppi si abbattono a fucilate  — è un modello in larga parte fallimentare, che ignora la complessità dei cicli naturali e le basi della biologia e dell’ecologia.

​L’esempio più lampante del fallimento della gestione venatoria è la questione dei cinghiali. La storia è nota: negli anni ’60 e ’70, i cinghiali erano rari in Italia. Sono stati i cacciatori a reintrodurli massicciamente, spesso importando sottospecie più prolifiche dall’Est Europa, per fini puramente ricreativi. Oggi, quegli stessi soggetti che hanno causato uno squilibrio ecologico ormai irrimediabile e danni incalcolabili all’agricoltura e alla biodiversità – per non parlare della recente epidemia di peste suina africana – si propongono come gli unici in grado di risolvere il problema. Nonostante decine di migliaia di abbattimenti ogni anno, la popolazione di cinghiali continua a crescere, così come i rimborsi che le Regioni devono versare agli agricoltori. È la prova provata che il fucile non è uno strumento di riequilibrio, ma un fattore di ulteriore instabilità per gli ecosistemi.

Il silenzio dell’assessorato alla Pace

La fiera EOS non è dunque solo un evento commerciale, ma il palcoscenico di una narrazione che tenta di normalizzare il possesso delle armi e l’uccisione per sport, contrabbandandole per vita all’aria aperta e gestione ambientale. Crediamo che a partire da lunedì Parma farà bene a chiedersi se sia questa l’idea di “outdoor” e di rapporto con la natura che vuole promuovere. Lo potrà fare solo a cose fatte, in previsione del prossimo anno, visto che fino a questo momento l’Amministrazione Comunale si è fatta trovare totalmente impreparata, messa di fronte al fatto compiuto dai manager delle Fiere, di cui pure il Comune detiene una quota di proprietà (35%) e uno scranno in CDA. Sindaco e assessori alle Partecipate e alla Pace (sì, a Parma abbiamo l’assessora alla Pace) non hanno potuto fare altro che prendere atto della situazione, senza toccare realmente palla nella gestione del problema, potendosi giusto limitare a balbettare generiche stigmatizzazioni e timidi moniti dalla dubbia efficacia. I rappresentanti delle Istituzioni hanno il potere di fare di più: se non altro prendere pubblicamente una posizione contraria.

Errata corrige

Il Comune di Parma ha una quota azionaria del 15,96% di Fiere di Parma spa; quota identica della Provincia di Parma (15,96%) mentre la Regione Emilia-Romagna ha una partecipazione del 4,14%, per un totale del 36,6% degli enti pubblici locali.

La contromanifestazione

Quello che stanno facendo le associazioni riunite nel “Coordinamento contro la Fiera delle Armi” che vede il consigliere comunale Enrico Ottolini (Europa Verde – AVS) tra i più attivi.

La contro-manifestazione più rilevante si terrrà domani, sabato 28, con un corteo. Ritrovo alle ore 15 in piazzale Santa Croce, termine in piazza Garibaldi dove da sabato mattina a domenica pomeriggio ci sarà un presidio permanente.

Sul sito della Casa della Pace potete trovare il dettaglio delle iniziative.

Ci sarà una coda mercoledì 1° aprile ore 18: “Vorrei che fosse pace – Da Sarajevo a oggi, 30 anni di parole contro la pace” con Antonella Iaschi nel ricordo del padre Franco, presso la Piccola Biblioteca Partigiana in via Nullo 2/b.

Nel frattempo si è tenuto l’incontro “Una fiera da cacciare” dove le associazioni Legambiente, WWF e Lipu hanno preso posizione affermando che “La caccia non è l’uso buono delle armi”.

La questione della caccia è un po’ rimasta sullo sfondo. – ha detto Rolando Cervi, presidente WWF– L’uso venatorio delle armi è considerato “buono” ma il tema non è trascurabile. È pretestuoso il taglio netto tra uso venatorio e uso personale, la preponderanza è di persone over 65 anni. Ma la lobby è molto attrezzata a livello mediatico e fa godere la caccia di un buon nome”.

Sulla Fiera – ha affermato Chiara Bertogalli, presidente Legambiente– una cosa che lascia sbigottita è l’ingresso gratuito ai minori di 12 anni. Le armi da svago diventano un gioco, L’altra ambiguità sta nel nome stesso della fiera: outdoor , è un’altra cosa che non ha niente a che fare con l’uso delle armi. Outdoor significa di più fare escursioni in bicicletta piuttosto che l’uso delle armi all’aperto”.

Infine le ADA, Associazione Donne Ambientaliste hanno scritto una lettera aperta al Comune di Parma contro la Fiera delle Armi. Mentre si celebrano gli 800 anni dalla morte di S.Francesco, evento significativo anche per i laici  e si cerca di fermare le guerre dilaganti nel mondo, la scelta di ospitare questo evento ci sembra anacronistica e diseducativa. L’unica giustificazione appare l’interesse economico che gravita intorno al mondo delle armi. … ADA odv associazione donne ambientaliste si appella al Comune di Parma  che ha un ruolo all’interno del Consiglio di Amministrazione dell’Ente Fiere di Parma ed ha istituito un Assessorato alla Pace, affinchè questo sia l’ ultimo anno in cui Parma ospita manifestazioni pubbliche di questo genere”.

Redazione

4 commenti
  1. cristina
    cristina dice:

    Ho appena votato con la Lipu contro la caccia che è una forma discutibile di divertimento privato. mi indigna fortemente che le istituzioni permettano questa fiera in tempi in cui si devono educare i giovani alla pace.Poi ci si meraviglia se i ragazzi vanno in giro con i coltelli in tasca!!

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  2. Mariacristina Testi
    Mariacristina Testi dice:

    Una fiera della violenza che addirittura pubblicizza l’ingresso gratuito per i ragazzi fino ai dodici anni! È incredibile, intollerabile, diseducativo. In un momento come quello in cui stiamo vivendo, di violenza diffusa, permettere di ospitare questa fiera è indegno.

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  3. Laura
    Laura dice:

    Condivido ogni singolo argomento espresso in questo articolo, contro l’uso, l’esposizione e la vendita delle armi. Grandi sono l’indignazione e la rabbia. Dovremmo fare più pubblicità sia dell’evento EOS, che della manifestazione di protesta. Non possiamo lasciar passare i molteplici messaggi errati, diseducativi, violenti e fuorvianti di una simile fiera di morte (altro che di vita all’aperto!) senza protestare con la giusta energia ed efficacia
    Laura

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