Il fascino retrò di Villa Passeri e Villa Sanseverino
Riaperture straordinarie in occasione di I Like Parma. Riflessioni sulla memoria e il viatico per un futuro ritrovato
La riapertura degli antichi portoni di legno di villa Passeri e villa Sanseverino, chiuse da tempo immemore, è un passaggio di grande significato: è come aver riportato in società due vecchie signore dal fascino retrò che hanno ancora molto da raccontare. E, al contempo, aprono alcuni interrogativi sulla conservazione della memoria e sul destino di edifici storici belli epperò acciaccati.
La doppia riscoperta è avvenuta domenica scorsa, nell’ambito di I Like Parma, organizzato dall’assessorato alla Cultura del Comune di Parma. Villa Passeri è in via Benedetta, nel quartiere San Leonardo, mentre Villa Sanseverino-Cattani è a Pizzolese, frazione di Cortile San Martino.
Il merito delle riaperture è delle proprietarie, senza dubbio. Tuttavia c’è un antefatto che ha costituito da innesco: il libro “Guida a San Leonardo e Cortile San Martino” e questo mi induce a una riflessione preliminare.
Pur nell’epoca dei social network, e del presente continuo, un libro è ancora un … (prodotto, oggetto, elemento di cultura, definitelo come meglio vi aggrada) potente, capace di evocare immaginari e risvegliare passioni sopite. Nel lavoro di ricostruzione della memoria – a metà tra l’indagine giornalistica e il filone narrativo – di un quartiere che si stava perdendo, ossia il San Leonardo ma estenderei il perimetro a tutta Parma Nord, il mio intento è proporre una visione nuova, contemporanea, che stimoli le persone a ritrovare un’identità sotto casa, proponendo itinerari facilmente percorribili.
La trasformazione delle vite nel nostro tempo è così accelerata che non c’è quasi più trasmissione di “mestiere” e di “sapere” da genitori a figli, figuriamoci dell’epoca di nonni e bisnonni.
Questo fa sì che il secolo appena trascorso, il Novecento, ci appaia lontanissimo (e in tal senso ci stupirà la mostra dedicata al capolavoro di Bernardo Bertolucci a palazzo del Governatore, dal 27 marzo al 26 luglio) e, per chi ci è nato e lo ha vissuto, produce un effetto disorientante.
Premessa fin troppo lunga per dire che sono stato contattato prima da Elena Romanini, di villa Sanseverino e poi dalle sorelle Irene e Francesca Passeri (per il tramite dell’artista Maria Chiara Mossini) dell’omonima villa, che volevano parlarmi e mostrarmi le antiche dimore, chiuse da tempo, di cui avevo scritto nelle pagine della Guida. Entrambe le famiglie con il desiderio di riaprire e mostrare al pubblico le ville. Assieme abbiamo trovato l’occasione giusta che, grazie anche all’interesse e alla sensibilità dell’assessorato alla Cultura, è stata I like Parma. Ed è stato un successo: in ambo le ville ha fatto capolino un centinaio di persone, che sono il numero giusto, non eccessivo, per non mettere pressione a luoghi tutto sommato fragili.
I cancelli del giardino di villa Passeri sono stati aperti da Francesca e Irene Passeri, il loro ramo di famiglia è divenuto da poco unico proprietario della villa.
«La villa – ha detto Francesca Passeri come portavoce dei fratelli – non è visitabile ai piani superiori ma solamente nel passaggio dell’androne tra i due giardini che di solito erano collegati all’interno di strutture borghesi rurali di questo tipo. Vedrete nell’androne di ingresso che è presente sul pavimento la riproduzione di una testa di medusa realizzata a mosaico, simbolo ricorrente nei palazzi eclettici come richiamo per scacciare la malasorte».




La villa, che sorge alle spalle dell’incrocio tra via Benedetta e via Venezia, e ingloba al suo interno la cappellina del Cristo, nota da secoli, è una dimora della borghesia rurale di stile tardo settecentesco. Acquisita dal nonno Passeri negli anni Trenta ha visto lo sviluppo tumultuoso del rione Cristo nel San Leonardo, tanto che nelle crescenti lottizzazioni degli anni Settanta rischiava di soccombere per lasciar posto a moderni condomini. E qui intervenne un comitato di quartiere, come ha raccontato Giuseppe Massari, già consigliere comunale: «Ci furono due fasi; la prima nel 1978 quando il comitato si spese per salvare questa villa e poi ottenne il vincolo della Sovrintendenza e poi un’altra fase nel 1997 dove un altro comitato, dove io vent’anni dopo c’ero ancora dentro, cercò di valorizzare questa struttura chiedendo all’Amministrazione Comunale del tempo di acquisirla a patrimonio comunale e costruire qui dentro un centro socioculturale. Purtroppo, nonostante le duemila firme raccolte, una mostra fotografica e un lavoro di approfondimento delle scuole, le nostre perorazioni non andarono a buon fine e dopo qualche anno il comitato si sciolse».
E ora, dopo quarant’anni dalla chiusura, la villa Passeri si appresta a vivere un nuovo capitolo.
Al pomeriggio le porte si sono aperte a Villa Sanseverino, raggiunta anche da un gruppo di ciclisti Fiab-Bicinsieme. Erano chiuse dal 2001, quando la famiglia Romanini che aveva acquisito il podere con gli edifici rurali negli anni Settanta, si trasferì in un edificio a fianco, ristrutturato modernamente. La struttura è quella di una casa-forte, ma si apre allo stupore con pareti affrescate in stile ottocentesco e una vista di uno scorcio sul centro storico di Parma, lontana 8 km; vista che, nonostante lo sviluppo industriale ingombrante nei volumi, è ancora incredibilmente stupefacente. Ma il pezzo forte sta nell’origine, ossia si narra di un casino di caccia appartenuto ai Sanseverino, e poi incorporato, o meglio accapparato, dai Farnese dopo la fantomatica congiura dei feudatari repressa nel sangue dal duca Ranuccio, nel 1612. Appartenuta al ducato, a metà Ottocento fu acquistata dal conte Cattani, ministro dei Borbone. Gli eredi, rimasti senza figli, donarono villa e podere agli Ospedali Civili, che la alienarono cinquant’anni fa.




L’origine seicentesca ha dato modo di ascoltare, dalle parole della guida turistica Stefania Pizzarotti, il tratteggio della figura poliedrica della contessa Barbara Sanseverino, una tra le donne più fascinose e intriganti del Rinascimento.
La vetustà delle due ville, bisognose di consistenti lavori di consolidamento e ristrutturazione, pone come dicevo all’inizio degli interrogativi. Villa Passeri ha una superficie di oltre mille metri quadrati, mentre villa Sanseverino è sui cinquecento mq. C’è l’aspetto del valore architettonico e artistico che si mescola con la memoria storica e, dunque, l’identità che trasmettono al nostro territorio.
Sono entrambe di proprietà privata e, pur con delle differenze, senza i capitali necessari. In questo contesto fino a che punto può esserci un intervento con fondi pubblici? Sono domande che è opportuno porsi, considerando le ville un patrimonio di grande valenza collettiva.
«Non la vediamo in futuro come una residenza di famiglia – ha riportato Francesca Passeri – piuttosto stiamo riflettendo sull’intenzione di poterne tenere una parte. Vorremmo riuscire a trovare dei finanziatori che sappiano coglierne la bellezza e soprattutto l’aspetto sostenibile coerente ad una città che si sta aprendo alla cultura, al turismo e alla memoria dei luoghi.
Io e i miei fratelli abbiamo sentito che questa dimora trasmette quiete e serenità sia per l’arte al suo interno sia per l’area verde protetta inserita nel tessuto urbano di questo quartiere. Questa sensazione ci ha guidati nell’aprire le sue porte alla gente».
«Cosa faremo? – ha risposto Elena Romanini – Onestamente non lo sappiamo. Vorremmo che villa Sanseverino fosse conosciuta e considerata come un valore dalla comunità, per quello che è stato e ha rappresentato».
Francesco Dradi




Ero fuori Parma nei giorni di I like Parma e non ho potuto partecipare a queste affascinanti visite.
È evidente che non si conoscano le sorti delle due vecchie signore, chiedo se ci sarà occasione di visitarle in futuro in una passeggiata narrativa.
Grazie
Speriamo ci possano essere nuove occasioni di visite.
FD