I due mesi che cambiarono Varano

Intervista a Cristina Gabelli eletta sindaca in Val Ceno

Dal Vangelo di Luca, 13, 6-9. Disse anche questa parabola: “Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai”.

È domenica 22 marzo, e la lettura del vangelo propone la parabola del fico sterile. Cristina Gabelli la ascolta alla messa, nella chiesa di Vianino. Un paio di settimane prima le hanno chiesto di candidarsi sindaca, ma lei ha risposto di no, secca. Le pressioni dal gruppo civico di Varano Insieme sono continuate, il suo profilo è ritenuto il più adatto in una situazione difficile. Lei tergiversa e ribadisce il diniego. Finché ascolta quella parabola. «Mi ha toccato nel profondo – racconta Cristina Gabelli, neosindaca di Varano de’ Melegari – è una parabola con diverse interpretazioni; per me, parlando in generale, vale la considerazione che anche se hai già dato tanto nella vita, puoi dare ancora frutti, finché ne hai. Il terreno dissodato è stata la proposta nuova, quella di candidarmi, a cui mai avrei pensato nella vita. In tanti riponevano fiducia in me e allora ho capito e ho accettato».

Sono una donna, sono una madre, sono cristiana. Cosa ne pensa?

«Con questa espressione l’identità di una persona viene ridotta a poche categorie prestabilite, trascurando la complessità che si fissa in un cliché identitario, che non solo semplifica eccessivamente l’identità della persona, ma anche la relega a stereotipi culturali e sociali. Penso che sia una stigmatizzazione del femminile. Perché il femminile ha molti colori, non possiamo ridurlo a quello e, tra l’altro, prima di essere donne siamo persone. È molto rischioso parlare per slogan».

Cristina Gabelli, appena eletta sindaca (foto dalla pagina facebook di Varano Insieme)

Quando ha cominciato a circolare la notizia che sarebbe stata lei la candidata sindaco, quali sono state le reazioni? «Beh, le prime reazioni sono state le etichette messe in giro dalla controparte. Nell’ordine: se avessi vinto avrei riempito il paese di “neri” e di “marocchini”; avrei vietato la caccia nel territorio comunale; avrei fatto chiudere l’autodromo». E lei come ha risposto? «Sono andata ad incontrare i dirigenti dell’autodromo: ancor prima di parlare loro hanno sorriso, cogliendo che era una bufala. Sulla caccia come noto i Comuni non hanno alcuna competenza; sui profughi ho ricordato che è stato l’ex sindaco Restiani a metterli nella frazione di Serravalle. Poi, certo, assieme agli altri della Caritas mi sono attivata perché si istituisse per loro un corso di lingua italiana. È stato utile. Lo sa che molti di questi migranti sono stati assunti nelle ditte della zona, che hanno bisogno di lavoratori e non li trovano?».

Gabelli è stata la folata di cambiamento che ha ribaltato Varano de’ Melegari, comune di 2600 abitanti alle porte della ValCeno. La sorpresa di questa tornata di elezioni (vedi il nostro articolo di una settimana fa) con il centrosinistra che ha vinto in un feudo di centrodestra. Non si partiva da zero a zero.

Alle elezioni del 2020 Giuseppe Restiani aveva vinto con un surplus di 150 voti. Lunedì scorso le urne hanno segnato +51 per Gabelli. Al di là delle percentuali (51,68% per Varano Insieme) è il confronto nei numeri assoluti che segna il recupero e il ribaltamento, con 100 voti in più per il centrosinistra rispetto a cinque anni fa. Notando che è cresciuto il corpo elettorale e parimenti una maggior astensione che, a questo giro, ha colpito il centrodestra.

La famiglia di Gabelli è di Varano da qualche generazione. Cristina ha 55 anni, con il marito e due figli, studenti universitari, abita appena oltre il capoluogo. Laureata in Lettere moderne il suo primo impiego è però stato come educatrice nella comunità per il reinserimento degli ex pazienti psichiatrici a Pellegrino Parmense. «Prima ancora, da studentessa, avevo fatto le campagne stagionali in agricoltura. I miei genitori volevano che imparassi l’etica e il sacrificio del lavoro. Dopo l’esperienza di Pellegrino mi sono ritrovata a fare la coordinatrice della casa protetta di Varsi. Ho fatto un corso di formazione apposito. E in seguito ho assunto lo stesso ruolo per la casa protetta Bonzani di Varano, con 61 posti.

Vi ho lavorato per quasi vent’anni svolgendo un ruolo di organizzazione del servizio e gestione del personale. L’esperienza più pesante è stata con il covid. È stato pochi anni fa e oggi quasi non ci ricordiamo più. Siamo stati bravi e fortunati: nessuno degli ospiti anziani si è ammalato ne è deceduto per covid. Avevamo una scorta di mascherine chirurgiche, che all’inizio erano introvabili. Ricordo che ogni giorno facevamo l’incontro di equipe nel salone, distanziati, e io aggiornavo sulla situazione nazionale e locale, riportando quanto sentivo dal premier Conte e dalle altre figure istituzionali. E poi chiudevo sempre raccontando una barzelletta, per tenere su lo spirito in quei momenti.

Tuttavia mi era venuta voglia di cambiare lavoro; riprendendo la laurea in lettere e studiando alla sera, per conseguire le certificazioni necessarie, sono diventata insegnante. Ho conseguito anche un master in mediazione dei conflitti. Dapprima ho fatto qualche supplenza come maestra alle primarie e da un paio d’anni sono insegnante di sostegno alla secondaria. Ora terminerò l’anno scolastico e da settembre mi metterò in aspettativa per fare la sindaca a tempo pieno».

Fa strano e buffo pensare che in soli due mesi è successo tutto. Cristina Gabelli non aveva mai fatto politica attiva. È così?

«Beh, non proprio. Dovremmo chiederci cosa si intende per fare politica. Io credo che l’impegno per migliorare la società sia in qualche modo un impegno politico, anche se non si fa nei partiti o nelle istituzioni. In questo senso ho fatto volontariato attivo in due organizzazioni: Legambiente e Caritas, non solo per una spinta solidaristica ma con un’idea in testa di portare benefici a livello collettivo, per il benessere delle persone».

Incontro Gabelli all’esterno del Castello di Varano. In questo momento non ha un ufficio. Il municipio è off-limits, in piena ristrutturazione con fondi Pnrr, e gli uffici comunali sono dislocati nella ex-palestra e in parte nel castello. Ma non ci sono stanze riservate per sindaco e assessori. Ed è pur vero che il Comune era commissariato da ottobre, ma anche questa è una cosa che lascia perplessi della precedente Amministrazione comunale a Varano. Ci incamminiamo verso il centro del paese e ogni persona che incontriamo ferma la neosindaca per salutarla e salire sul carro della vincitrice. Ricambia cordiale con tutte, alcune sono elettrici, altri no e ne è ben conscia. Tra i convenevoli, giungono due distinte richieste: chi un posto di lavoro; chi vorrebbe dritte su un alloggio da affittare.

Il lavoro e la casa. Alla fin fine le richieste pressanti, quelle dirette dei cittadini, si assomigliano in ogni dove, verrebbe da dire. Negli incontri elettorali le richieste sono state più variegate, e le lamentele anche.

Quali saranno ora le priorità del mandato?

«Intanto va detto che il programma della lista è stato costruito in qualche mese di confronto e ascolto dei cittadini, anche antecedente al mio impegno. Alla luce di quello vedo tre priorità: la prima è la riqualificazione della vecchia palestra, che ora ospita gli uffici comunali. Una volta liberata l’idea è di trasformarla in uno spazio polivalente ma la progettazione vogliamo farla partecipata, assieme ai cittadini. Lo abbiamo detto e lo faremo. L’area è attigua all’asilo nido e alle scuole, in centro al paese. Si tratta di ripensarla in modo uniforme. Il secondo tema è il sociale: dobbiamo riprendere un dialogo serio nel distretto e cercare fondi per le famiglie, la disabilità e le fragilità. Un capitolo a parte è il taxi sociale che va esteso. Il terzo tema sono i lavori pubblici: ci sono buche nelle strade. Vorrei aggiungere un lavoro di raccordo che come sindaca voglio fare con le 20 associazioni del territorio che talvolta fanno eventi che si sovrappongono, faremo un tavolo di coordinamento».

Ha ricevuto molti messaggi e telefonate, quale l’ha sorpresa di più?

«Ce n’è stata una che… Ho risposto al telefono a tutti, anche ai numeri che non avevo registrato. E una persona mi saluta così: “Ciao, sono Michele, volevo farti i complimenti”, sono rimasta interdetta perché non riconoscevo il timbro di voce e allora ho chiesto: “Scusa, Michele chi?”. Era De Pascale, il presidente della Regione, che figura… abbiamo discorso un po’ ed ho scoperto con piacere che è una persona semplice e motivata».

Dunque deduco che in campagna elettorale non vi eravate mai sentiti.

«No, mai. Assieme al gruppo abbiamo deciso di non chiamare nessuno che fosse espressione di un partito con incarichi provinciali o regionali. Questo per una coerenza di fondo, per rimarcare il carattere civico della lista, benché fosse noto che tre candidati sono iscritti al Pd».

Lei non è iscritta a nessun partito ma si riconosce nel centrosinistra, giusto?

«Ho idee progressiste ma in questo momento non mi identifico in un partito. Considero necessario mantenerci ben saldi ai principi costituzionali. Non so bene cosa sia la sinistra oggi, ma i valori dell’accoglienza e dell’inclusione devono essere il percorso su cui lavorare… senza ignorare i problemi, anzi affrontandoli. Ad esempio l’immigrazione deve essere governata e non trasferita in Albania, come a voler eludere il tema. E intanto il problema rimane inalterato sul territorio».

E, giustappunto, il prefetto di Parma, Garufi ha appena chiesto ai sindaci di impegnarsi di più, per i migranti.

«Vedremo quali saranno le richieste».

Francesco Dradi

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