Piano di rinaturazione del Po: un’occasione sprecata

Parma ospita venerdi 19 maggio, un convegno dedicato alla presentazione degli esiti del piano di rinaturazione del fiume Po, uno dei progetti ambientali più ambiziosi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), finanziato dall’Europa con oltre 350 milioni di euro. Quella che sulla carta viene annunciata come una tappa fondamentale per il più grande progetto di ripristino degli ecosistemi mai visto in Italia, rischia però di rivelarsi la celebrazione di un’occasione perduta.

Rispetto al disegno originario, la sensazione è netta: la montagna ha partorito un topolino. Eppure, gli inizi erano stati folgoranti. Il progetto era nato sulla scorta di tanti anni di ricerche del WWF Italia che era riuscito a stringere un’alleanza sorprendente ma efficace con Anepla, l’associazione delle aziende del settore estrattivo. Questo approccio aperto, dialogante e multidisciplinare, che univa biologi, naturalisti e agronomi a una forte politica di ascolto delle comunità locali, aveva convinto al punto da dare il via all’enorme finanziamento europeo.

I problemi sono iniziati proprio quando si è palesata questa appetitosa dotazione di fondi. Complice un “incidente mediatico” non gestito al meglio, il WWF e Anepla sono stati bruscamente estromessi dalla cabina di regia, spostando la gestione nella mani di Aipo e Autorità di Bacino, enti portatori di una cultura tecnica e di dinamiche organizzative decisamente meno inclini alla partecipazione pubblica. Le preziose fasi di ascolto e condivisione sono state ridotte a semplici presentazioni, senza reali momenti di confronto.

Questo errore esiziale ha favorito la dura alzata di scudi dei pioppicoltori, preoccupati di perdere le lucrose pluridecennali concessioni di coltivazione all’interno delle golene. La totale incapacità delle Istituzioni di dialogare e rassicurare i territori ha prodotto un drastico ridimensionamento del piano, sia quantitativo che qualitativo. A parità di finanziamento europeo (i famosi 350 milioni), si è passati dai 56 interventi iniziali alla quindicina o poco più di cui si ha notizia ad oggi (su questo il convegno fornirà sicuramente notizie più dettagliate). Non solo: l’approccio è scivolato dall’iniziale strategia di riduzione dell’artificialità del fiume e recupero delle funzionalità ecologiche e idrauliche, a una massiccia campagna di messa a dimora di alberi e di (tentata) eradicazione di specie aliene.

Oggi il progetto appare come una copia dell’originale sbiadita e priva di futuro. Oltre ai costi altissimi a fronte di meno della metà delle opere realizzate, resta l’incognita della continuità: ad oggi non c’è traccia di chi si occuperà di monitorare e mantenere negli anni quanto fatto, né di come proseguire i costosi quanto velleitari interventi di contenimento delle specie vegetali aliene. Quella di oggi a Parma si preannuncia come la celebrazione di un’occasione storica irripetibile che è stata purtroppo sprecata, trasformando un potenziale modello d’eccellenza in un mezzo fallimento burocratico.

Rolando Cervi

5 commenti
  1. Andrea Agapito Ludovici
    Andrea Agapito Ludovici dice:

    Essendo il curatore del documento del WWF sul progetto di rinaturazione ribadisco la necessità di un confronto aperto sul progetto Po al di fuori di discutibili autocelebrazioni come quella del Convegno di Parma. Detto ciò voglio solo precisare alla dott.ssa Filippi che la proposta presentata da WWF e ANEPLA è stata patrocinata da Autorità di bacino del Po e da AIPo di cui fa parte e che molte sue indicazioni (della dott.sa Filippi) sono state inserite proprio nella proposta poi presentata al Ministro cingolani. Tutta la proposta parte dal Programma di gestione sedimenti dell’Autorità di bacino che prevedeva quelle movimentazioni e comunque se AIPo non avesse appoggiato la proposta sicuramente non sarebbe stata inserita nel PNRR.

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  2. Federica Filippi
    Federica Filippi dice:

    Mi chiedo se questo tipo di articoli abbiano una qualche utilità per qualcuno, oltre probabilmente per chi li scrive.
    A parte che sono riportati errori grossolani come il riferimento all’importanza delle piantumazione e la gestione delle infestanti, aspetto marginale nell’investimento, mentre grande importanza hanno avuto gli interventi di allargamento del fiume, per dargli spazio ove possibile, e altri errori sulle modalità di coinvolgimento degli attori territoriali, che sono state invece puntuali e assidue in ognuno dei sito oggetto di intervento.
    Non si chiede il giornalista, che riporta i contenuti di un comunicato stampa del wwwf facendoli suoi, se per caso l’esclusione del WWF e di anepla dell’investimento PNRR, che pure lo avevano promosso, sua avvenuto perchè il presidente di anepla (associazione dei cavatori) aveva un conflitto di interessi personale grosso come una CAVA, sia in termini generali che specifici essendo proprietario di terreni in golena di Po.
    Per inciso la proposta iniziale di WWF e anepla prevedeva l’estrazione dal Po di 57 milioni di metri cubi di sabbia in 3 anni e 1/2, mentre a consuntivo non un granello di sabbia è stato portato fuori da un fiume che già stato depredato abbastanza negli ultimi 80 anni.
    Ben si capisce che il WWF sia rimasto deluso.
    Abbiamo altresi usaro molte delle risorse disponibili per demanializzare terreni privati e per recedere Concessioni demaniali date a cazzum (in palese contrasto con la Legfe Cutrera e in assoluta assenza di controlli sugli abusi) dalle Regioni.
    E su questo non abbiamo avuto accanto nessun falso ambientalista ma contro tante tante, a volte troppe, associazioni di agricoltori e pioppicultori.
    Io che ho gestito il progetto ne vado orgogliosa, si poteva fare meglio? Forse, ma non ho trovato traccia di argomentazioni utili a capirlo; questi tipi di articoli non fanno sicuramente il bene dell’ambiente e della valorizzazione e salvaguardia dei beni pubblici.
    Federica Filippi
    Funzionario AIPo
    e inoltre membro del direttivo provinciale di Europa verde

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  3. Gino
    Gino dice:

    Non credo tu sappia del lavoro che c’è stato dietro, stai solamente dando aria alla bocca e mi fa quasi sorridere questo articolo per le inesattezze scritte.

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    • redazione
      redazione dice:

      Grazie Gino per il suo commento, siamo contenti di averle strappato un sorriso, sarebbe stato utile se avesse voluto condividere con noi quali sarebbero le inesattezze. Non è forse vero che di oltre 50 progetti iniziali meno di un terzo è stato realizzato? Non è forse vero che chi ha ideato il progetto e ottenuto il finanziamento è stato prontamente estromesso? Non è forse vero che non si sa chi e come si occuperà di mantenere e proseguire le opere nei prossimi anni? Sappiamo bene che è stato fatto tanto lavoro e che tra chi lo sta seguendo ci sono persone di grande competenza e dedizione, ma questo non toglie che, rispetto alle prospettive iniziali, l’esito che vediamo ad oggi sia decisamente deludente.

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  4. Daniro Mandelli
    Daniro Mandelli dice:

    Le criticità del piano d’azione erano evidenti fin dalla prima presentazione e si sono acutizzate in fase esecutiva. Il limite principale? La maggior parte degli interventi erano previsti nelle uniche aree già naturaliformi e non in aree degradate da riqualificare. Fortunatamente alcuni progetti sono stati subito ritirati o ridimensionati dopo le sentite proteste di associazioni ambientaliste locali. Nel cremonese, ad esempio, era previsto un intervento in aree Rete Natura 2000 Sic e Zps dove con la modica spesa di 11 ml di € venivano spostate sabbie per due milioni di metri cubi per la durata di due anni da un punto all’altro degli spiaggioni in una zona molto particolare per le anse che il fiume forma e in aree di nidificazione.

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